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Full text of "Trattato della pittura"

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THE  ELMER  BELT  LIBRARY  OF  VINCIANA 


A  gift  to  the  Library  of  the  University  of  California, 
Los  Angeles,  from  Elmer  Beh,  M.D.,  1961 


1786 


li3iìa::y  ■  ? 
vikciaiì\ 


TBaXTAXO  /  JXLU  FITTOHA  /  DI   /  LLOVASUì  £a  VIBOI  / 
■oummmU  dato  in  luoe  /  ooa  la  Vita  d«II'l0t««ao 
autore  /  aorltta  /  da  Bmtmtllm  ]>tt  Fraaa».  /  SI  sono 
aMluati  1  tm  libri  dalla  pittura,  ad  il  Trattato  / 
della  Statua  di  UOK  WmatA  ALBERTI  /  eoa  la  TlU 
dei  BMdeaiao  /  la  Bolo#ia  /  lell*  Inatltuto  delle 
8«l«asa.       1786.  Con  approvaci one. 

37ai.jpp.xxiii-202;  ili.  Yer«a  #11 

Lieb    #7 

apoo  that  of  Parla  16^1. 


Tma  edltlon  la 

The  flgurea  an»  dlffenently  groupedt 

ricnraa  aa  oaa  piate. 

Thla  00 MT  ooataioa  19  platea. 


8 


TRATTATO 

DELLA  PITTURA 

D  I 

LIONARDO   DA  VINCI 

Nuovamente  dato  in  luce 

CON  LA  VITA  DELL'  ISTESSO  AUTORE 

SCRITTA 

DA    RAFAELLE    DU    ERESNE. 

Si  fono  aggiunti  i  tre  Libri  della  Pittura,  ed  il  Trattato 

delia  Statua  di  Leon  Battista  Alberti 

con  la  Vita  del  medefinK)* 


r..  1-a.flf  ■piAU-".- 


ÌN    BOLOGNA 


Neir  Inftituto  delle  Scienze.     )(  178^. )(     ^^^  a^^ro^aMone > 


v^ 


Ili 


r     EDITORE 

A'  CORTESI  LEGGITORI 


I, 


.L  Trattato  della  Pittura  dell'  infigne  Lionardo  da  Vinci  fatto 
imprimere  in  Parigi  l'anno  1651.  da  Rafaello  Trichet  du  Freg- 
ne con  le  Figure  dilegnate  dalle  mani  valenti  di  Pouflln ,  e  d'  £r- 
rard ,  non  oitante  k  molte  edizioni  dopo  quella  fatte ,  e  le  tra- 
duzioni pur  anche  ih  varie  lingue ,  eilèndo  diventato  rariillmo , 
e  da  molti  perciò  richiedo ,  mi  fono  determinato  di  riprodurlo  ^ 
e  nella   ileilà  torma   della  Architettura,   Pittura,  e  Statua  di 
Leon  Battifta  Alberti ,  pochi  anni  (bno ,  da  me  rimandata  alla 
luce ,  prolèguendo  così  la  incominciata  riftampa  de'  Libri  più 
rari,    e  più  vantaggìoii  che  trattano   delle  tre  nobiliflime  Arti 
Architettura ,  Pittura ,  e  Scultura .  Della  utilità  di  queft'  Ope- 
ra non  occorre  far  qui  parola ,  efiendo  conofciuta  abbaftanza . 
Che  che  ne  dica  il  Boflè   nel  fuo  Trattato  di  Profpettiva  ,    il 
Libro  e  tutto  Iparfb    di  moniti ,  e   d'  infegnamenti   non  pur 
giovevoli ,    ma  necelTarj  agli  Studiofi   dell'  Arte   della  Pittura  , 
e  del  Dilegno .  Si  conofce ,  è  vero ,  il  dotto  Autore  non  aver- 
lo in  tutto  perfezionato,   eflèndovi   alcune   cofè   ripetute,   ed 
altre    non  dichiarate  abbaftanza ,    come   ne    avverte    anche   il 
du  Frefne  medefimo   nella  fua  Lettera  al   Bourdelot    Medico 
della  Regina  Criftina  di  Svezia ,   alla  quale  dedicò   il  Libro , 
che  qui  vedrete  ftampata  ;  ma  non  pertanto   anche   tal  quale 
è  il  Libro  utili  (lìmo ,   e    degno  parto   di  sì  grande  Maeltro . 
In  quefta  riftampa  ho  (eguita  in  tutto  la  mentovata  edizion  di 
Parigi  del   kSj  i.    come  la  più  perfetta,    e   più  accreditata,    e 
fpero  non  abbia  a  riufcir  meno  accetta  della  fuddetta  di  Leon 
Battifta  Alberti .    Gradite  il  buon  animo   che  ho  di  giovarvi , 
ed  afpettatevi  pure  appreflb  di  veder  profeguita  la  cominciata 
mia  imprefa ,    poiché  altr'  Opera  ho  pronta  di  grave  Autore , 
che  non  vi  farà  meno  cara  di  quefte   che  ho  già  fatte  pub- 
bliche . 


a  %  ALLA 


V 

ALLA    SERENISSIMA    E    POTENTISSIMA 

FRINCIFESSA    CRISTINA 

TER    GRATIA    DI   DIO 
REGINA  DE'  SVEDESI,  GOTI,  E  VANDALI 

Gran  Duchejpi  di  Finlandia  ,  Duchejfa  d"*  Eflonia,  e  Care  Ha  ^ 

Signora  d"*  Ingria  éìc. 


SERENISSIMA    REGINA. 


FEdeft 


Edejl  per  lunga  memoria    delle  più   chiare  hiflorie    ejfere  Jlata 
fempre  tenuta  in  pregio  V  arte  della  pittura  ,  t't  ognun  sa   cH'  A' 
kjfandro  ,    che  per  grandeT^   d'  anitno    e    di  fotti  fu  il  Gujìavo 
del  foo  Jecolo  y    hebbe  in  honore  il  grande  Ape  Ile  ,    Nulla   dirò    di 
Fabio ,    eh"*  in  quella  città  dove  i  Re  Ji  tennero  honorati  del  titolo 
di  cittadino,    per    >'  ejercitio  di  si  nobile  arte  fo  chiamato  il  Pit- 
tore ,    e  ne  lafVtò  il  nome  alla  Jua  Famiglia  .    Ne  per  indurre    la 
Maejìà  Vqjìra  a  foar  Jìima  di  quejìa  virtù  credo  che  Jta  necejfario 
di  foirla  ricordare  cK  Antonino  Imperatore  con  quelle  fnani  che  da- 
vano le  leggi  al  mondo  ,    con   quelle  ijlejfè  Jt  dilettava    di  maneg- 
giare alle  volte   i  pennelli,    A  tutti  è  noto  P  amore  e h"*  ella  porta 
alle  Lettere ,  ed  a  tutte  le  belle  Arti,   e  P  ammira  il  mondo  come 
protettrice  e  pojpditrice  ancora  delle  più  recondite  Jcienz^  ,    e  Jlu- 
pifce  vedendo    a   tanti  habiti  virtuoji  imito    sì  folicemente  V  Impe- 
rio .   Sperando  dunque  che  quejìa  Opera ,   la  quale  da  me  vien  con- 
Jecrata  c^Juoi  meriti,  e  porta  in  Jr onte  V  augujìo  nome  di  V.  M, 


VI 


flit  per  effere  da  lei  gradita ,    ho  Jupplicato    il   Signor  Bourdelot  , 
dclitie  de*  letterati  della  nojira  natione  ,  e  che  ha  un  particolar  gu- 
Jfo  delle  cojl:  d^lla  Pittura ,    di  volerla  prejentare  alla  Aiaejìà   Fo- 
Jlra  ,    acciocché  per  la  gentile:;;^  del  donatore  il  dono  acquìjìi  più 
gratia  apprejp)  di  lei ,    L*  autore ,    che  JcriJJe  nel  principio  del  J^e- 
colo  patito ,  J'it  favorito  da  Prencipi  grandi ,    ft    //  Re  Francefco 
primo  ,   che  cotrH  ella  Jli  il  Kume  tutelare  de"*  Virtuojì ,    lo  volje  , 
benché  carico  d^  anni ,   havere  nella  Jua  Corte  ^  e  Ji  sa  ch^  egli  gli 
morì  in  braccio .    Avventurofò  Vecchio ,  ejpndo  hoggidì  Jìia  fortu- 
na di  rivivere  nelle  mani  d*  una  Ti  ama  ^  che  per  /'  imperio  di  tan- 
te fiere    e  bellico  fé  nationi  fi  può  chiamar    la  più  potente ,    come 
per  quello  della  virtù  la  più  compita    e   gloriqfa  FrencipeJJa   dell'* 
Univetfò ,  e  che  da  quelli  che  parlano  la  lingua  degli  Dei  Ji  deve 
ad  una  voce  chiamar  Regina  di  Varnafo  .   Ma  per  non  penetrare 
più  oltre   nelP  ampio    campo  delle  fue  lodi  y    non    ejfendo    materia 
■proportionata  alla  tenuità  del  mio  file ,  vengo  a  fipplicar  humil" 
m.ente  la  Aia  fa  Vqjlra    di  gradire    le  mie  fatiche ,    havendo   pep 
la  riputatione  di  Lionardo  da  Vinci ^  e  per  P  utilità  pubblica,  re- 
fituito    ur^  Opera    molto    importante  ^    la  quale  accompagnata   dal 
fio  chiaro  nome ,    vincendo  le  tenebre  delP  obblto  ,    ha  da  pafarc 
fno  alla  più  lontana  poflerità ,    &  io  a  refar  felice ,  /  ella  f  de- 
gna di  riceverla  con  benigna  fonte ,  f  come  io  la  dono  e  dedico 
con  vivo  affetto  di  cuore ,    efèndo    non   m^no .  riverente    delle  fue 
grande:^  ,  che  ammiratore  delle  fue  glorie  , 


DI  VOSTRA  MAESTÀ 


Humìlif/itfto   e  de<V9tifj[ìmo  Ser'vttote 

Rafaelle  Trichet  du  Fresne. 


'  VII 

Al  Molte  Illujlye  ed  Eccellevt't^mo  Signore 

IL    SIGNOR    PIETRO    BOURDELOT, 

•  Primo  Medico  della  SerenifTima  Regina  di  Svetia . 
Molto    tlltijìre    Ùf     tccellenttjftmo  Jtgnore  ^     e    padrone    mio    ojf."^. 

HO  creduto  che  la  nobiltà   dell'  arte  della  quale    /ì    /piegano  i 
precetti  in  quefta  opera ,  &  il  merito  di  Lionardo  da  Vinci , 
che  n'è  l'autore,  come  ancora  la  bellezza  e  curiòfìtà  con  la  quale 
{ì  è  ftampato  il  libro,  non  fi  potevano  fregiare  d'un  nome  più  glo- 
riofo  di  quello  della  Tua  gran  Regina.    Ho   creduto   ancora  che  fé 
V.  S.  ecc.""  mi  preftafTe  in  quefta  occafione  le  mani,  più  gradita  fa- 
rebbe la  mia  oblatione.  E  mi  fono  facilmente  perfUafb  che  pregando- 
la, come  io  faccio,  ella  non  mi  negherebbe  quefto  ufficio,  tanto  per 
la  lunga  noftra  amicitia ,  quanto  per  l'amore  eh*  ella  porta  alla  pit- 
tura: il  qual  gufto  nato  in  lei  &  in  me  in  un  medefìmo  tempo,  cioè 
quando  andavamo  con  tanta  accuratezza  efaminando  le  bellezze  dell* 
una  e  dell'altra  Róma,  crefcendo  con  la  continua  applicatione,  è  di- 
ventato, principalmente  in  lei,  femprc  più  fino  &  efquifito.  Mi  fo- 
no valuto  nel  far  flampar  quefto  trattato  di  vari)   manofcritti .  Più 
nobile  per  un  buon  numero  di  figure,    che  vi  fono  fchizzate  dalla 
dotta  mano  del  fignor  Poufti'n,    e  ftato  quello  del  figncr  di  Cian- 
telou,    il     quale    i'  hebbe    dal   virtuofìnimo    cavaliere    del    Pozzo, 
nel   tempo  eh'  egli  andato    in  Italia    alla    conquifta    delle  be'lc    cò- 
fe ,    fé  per    la    gloria  del   regno   non    moriva    il    noftro    gran  Car- 
dinale, haverebbe  portato  Roma  a  Parigi.    L'altro,  eh' e  alTai  più 
corretto,  mi  è  ftato  communicato    dalla   cortefia    del  fignor  Tevc- 
not,  gentilhuomo  d' ogni  forte  xli  belle  lettere  e  cognitioni  adorno. 
Ma  per  1'  ignoranza  o  negligènza  di  ehi  copia  libri,    o  per  qualfi- 
voglia    altra    occafionc ,    pochi   fi    fono  trovati  i  capitoli ,    ne'  quali 
non  vi  fia  ftato  qualche  intoppo,   e    principalmente  in  quelli  dove 
entrava  un  poco  di  geometria,   che  per  1'  aiTurdità  delle  figure  re- 
ftavano  quafi  intelligibili.  Spero  di  harer  reftituito  il  tutto  alla  fua 
prima  purità.  Vi  rcftano  però  molte  cofe  che  paiono  defiderare  la 
lima:    vi  fono  molte  repliche  inutili,    molti  ragionamenti    troncati, 
la  dicitura  è  in  più  luoghi  frcgolata,    e    benché  vi  fia  qualche  or- 
dine  ne'  capitoli ,  non    è    però    tale    quale    (ì  richiede   in    un'  ope- 
ra  perfetta  :    donde   fi    conchiude  facilmente  che  Lionardo  da  Vin- 
ci non  gli  diede  mai  1'  ultima  mano .  Nientedimeno  ella  è  confide- 
rabile,  e  di  maravigliofa  utilità,  e  vale  fempre  più,  come  sa  V.  S. 
ecc.""  un  abbozzo  di  Michelagnolo  che  quattro  ftatue  finite  di  qual- 
fivogha  altro  fcultorc  mediocre.  Havcndola  dunque  purgata  quanto 

fi 


vili 


fi  poteva,  per  maggiormente  illuftrarla  fi  fono  fatte  intagliare  le  fi- 
gure con  quella  diligentia  eh'  ella  vede .  Il  fignor  Errard  valentifTi- 
mo  pittore,  che  per  la  profonda  fcienza  del  difegno  non  fi  può 
paragonare  /è  non  con  i  più  eccellenti  huomini  de  gli  ultimi  fecoli, 
e  del  quale  potrebbe  dire  qualche  filofofo  che  per  quel  vero  gufto 
eh'  egli  ha  delle  cofe  antiche,  fulTe  pafTatà  in  lui  1'  anima  di  qual- 
eh'  uno  di  quei  primi  maeftri,  è  quello  al  quale  fi  devono  il  com- 
pimento e  gli  ornamenti  dell'  opera,  havendovi  aggiunto  parecchi 
figure,  e  fra  le  altre  quelle  che.  fi  vedono  verfo  il  fine  del  libro, 
dove  fi  ragiona  del  modo  di  panneggiare  e  di  veftir  le  figure  :  nel 
refto  fi  è  fervito  di  quelle  idee  e  fchizzi  del  fignor  PoufTin ,  che 
fi  fono  trovati  nel  manofcritto  del  fignor  di  Ciantelou.  Tale  è  Y 
hiftoria  di  quefto  trattato.  Ho  creduto  che  V.  S.  ecc."*'  haverebbe  a 
caro  di  efferne  informata.  Per  la  conformità^  della  materia  fi  fono 
aggiunti  i  tre  libri  della  pittura  di  Leon  Battifta  Alberti,  &  il 
trattato  della* ftatua  dell' iftelfo,  il  quale  non  fi  trovava  più,  non 
clTendo  mai  flato  ftampato  fenon  una  volta  fola.  Il  Vafari  fcri(Te 
già  le  vite  dell'  uno  e  dell'  altro  autore ,  ma  perche  egli  ha  trala- 
fciato  molte  cofe  degne  di  elTere  oHervate,  mi  fono  meflfo  a  farle 
di  nuovo ,  aggiungendovi  quello  che  la  lettura  de'  libri ,  e  qualche 
cognitione  ch'io  mi ^no  *cqiiWlato  delle  cofe  d'Italia  m'hanno  (ug- 
gerito.  Ho  fcritto  in  lingua  Italiana,  perche  iapendonc  quanto  ba- 
Itava  per  edere  intefo ,  mi  pareva  che  cofi  lo  richiedeflfc  l' accom- 
pagnamento dell'opera.  Se  un'altra  volta  haverò  occafione  di  par- 
lar Latino  o  Francefe,  forfè  mi  riufcirà  meglio,  e  potrò  più  feli- 
cemente fpiegarc  i  mici  concetti.  Intanto  fupplico  V.  S.  ecc.*"*  di 
volermi  elTere  protettore,  e  di  porgere  a  miei  firritti  quell'aiuto  che 
non  potrebbono  peraventura  dall'  autore  loro  fperare ,  manifcftando 
la  fovrabondanza  del  fiio  amore  nella  moltitudine  de  miei  dififetti. 
E  le  bacio  mille  volte  le  mani. 


Vi  V.  S.  eccellerit'ijjìma. 


Sewltou    denjotij^mo    e    cordtalijjìmo 
Rafaellc  Trichet  du  Frefne. 


)X 


VITA 

DI  LIONARDO  DA  VINCI 

Ti  E  S  C  \ITT  A 

DA     RAFAELLE     DU    FRESNE- 


SE  la  nobiltà  del  fangue ,    eh'  è  una  cofa  immaginaria ,   fa  una 
tal  diitintione  fra  gli  huomini,    che   gli   uni  innalza  fopra   gli 
altri,  chi  è  colui  che  non  ftimi  che  quella   dell'  animo,    che 
confifte  in  virtù  effettiva,  e  rifiede  nella  parte  che  tragge  Tua  origi- 
ne dal  cielo ,    non    fia  per  portar  gli  huomini  dal  più  infimo  {tato 
fin' a  i  confini  della  divinità.  Di  quefta  vera  e  più  rifplendente  no- 
biltà ornato  Lionardo  da  Vinci,  potè  in  gloria  &  onori  pareggiare 
i   più  grand'  huomini  del  (no  fecolo ,   &  innalzandofi  fopra  la  baf- 
fezza  della    fua    nafcita ,    vivere ,    praticare ,   è    morire    con    i    re    e 
prencipi  grandi  s  e  quel  eh'  a  pochi  è  conceOTo ,    lafciar  1'  immorta- 
lità al  fuo  nome.  Nacque  egli  nel  cartello  di  Vinci,  porto  nel  Val 
d'Arno  di  fotto,  non  rroppo  lontano  da  Fiorenza ,  e  fu  Tuo  padre 
Piero  da  Vinci.    Cortui    accorgendofi  del    genio    del  figliuolo,    che 
fra  gli  altri  iuoi  rtudii  Tempre  attendeva    a    difegnare,    iì    rifolfe  di 
aiutar  quella  fua  naturale  inclinatione ,  e  menatolo  a  Fiorenza  deli- 
berò di    porlo    con    Andrea  Verrocchio    pittore    in    quel    tempo    di 
qualche  riputatione.  Quello  ammirando  1*  ingegno  del  giovane,    ne 
le'  quel   giuditio  che  poi  il  tempo  dimortrò  verilhmo  ,  &  accettato- 
lo per  fuo  difccpolo,  tanto  più  promife  a  fer  Piero  di  ammaertrarlo, 

|j  quan- 


X  VITA 

quanto  che  pafTava  una  eretta  amicltia  fra  di  loro ,  e  che  Lionar- 
do  per  le  Tue  belle  maniere ,  e  coftumi ,  gli  parfe  degno  delle  Tue 
cure.  Egli  nella  fcuola  d'Andrea,  che  non  folo  s'applicava  alla 
pittura,  ma  ancora  fu  fcultore ,  architetto,  intagliatore,  &i  orefice, 
imparò  non  folo  1'  arte  del  dipingere ,  ma  di  più  tutte  quelle  altre 
dove  il  difegno  interveniva.  E  fu  tale  il  progrefTo  eh'  egli  vi  fece , 
eh'  in  poco  tempo  fi  lafciò  addietro  il  proprio  maellro .  Del  qua- 
le fi  legge  che  dipingendo  in  una  tavola,  per  i  frati  di  Valumbro- 
{a. ,  che  fono  in  S.  Salvi  fuor  di  Fiorenza ,  1'  hiftoria  di  S.  Giovan- 
ni quando  battezza  Chrillo ,  volfe  che  Lionardo  T  aiutaffe,  e  gli 
diede  a  colorire  un  angelo,  che  nelle  mani  teneva  alcune  vefti. 
Efeguì  egli  con  tanta  maeftria  quanto  da  Andrea  gli  fu  commeflo, 
che  di  gran  lunga  trapafsò  il  reftantc  dell'opera,  e  giudicò  chiara- 
mente ogn'  uno  che  le  altre  parti  del  quadro  erano  molto  in  bel- 
lezza all'  angelo  inferiori.  Arrofsì  il  Verrocchio ,  e  vedendofi  fupe- 
rato  da  un  giovanetto  Tuo  allievo,  fdegnato  contra  i  fuoi  pennel- 
li ,  mai  più  volfe  adoprar  colori ,  e  difle  per  femore  addio  alla 
pittura . 

Ufcito  dalla  fcuola  Lionardo,  &  cOfendo  già  in  età  da  poter 
governare  fé  fteffo,  fece  in  Fiorenza  quelle  opere  che  dal  Vafari 
vengono  accennate ,  cioè  per  il  rè  di  Portogallo  il  cartone  di  Ada- 
mo e  d*  Eva  quando  peccarono  nel  paradifo  terreftre ,  nel  quale , 
oltre  le  due  figure ,  vi  dipinfe  di  chiaro  ofcuro  con  incredibile  pa- 
tienza  e  diligenza  gli  alberi  e  le  herbettc  de*  prati .  Fece  ancora  ad 
iftanza  di  Piero  fuo  padre  ,  per  un  fuo  contadino  da  Vinci ,  fopra 
una  rotella  di  fico,  una  tal  c-mpofitionc  di  diverfi  e  ftrani  anima- 
lucci,  come  ferpi ,  lacertole,  ramarri,  grilli  e  locufte ,  che  di  tut- 
ti infiepie  fene  formava  uno,  tartto  fpaventevole  &  bombile,  eh' a 
guiia,  della  tefta  di  Medufa  rerideva  immobile  da  flupore  chiunque 
lo  riguardava .  Ma  giudicando  il  padre  che  quefta  non  era  opera 
da  mettere  in  mani  di  villano ,  vendutala  a  certi  mercadanti  fu 
poi  comprata  per  300.  ducati  dal  duca  di  Milano.  Fece  in  un  qua- 
dro una  Madonna  rarilTima,  e  fra  le  altre  cofe  vi  contrafece  una 
caraffa  piena  d'  acqua  con  alcuni  fiori  dentro ,  fopra  la  quale  con 
admirabile  artificio  haveva  imitato  la  rugiada  dell'  acqua  :  il  qua! 
quadro  hebbe  poi  Papa  Clemente  fettimo.  Fa  ancora  rnentione  il 
Vafàri  d'  un  difegno  fatto  fopra  un  foglio  per  Antonio  Segni  fuo  a- 
miciffimo ,  nel  quale  con  rara  inventione,  e  con  la  fua  ordinaria 
accuratezza  figurò  un  Netunno  in  mezzo  al  mare  turbato ,  col  fuo 
carro  tirato  da  eavalli  marini ,  accompagnato  di  orche ,  tritoni ,  & 
altre  cofe  fantaftiche  che  gli  parfero  a  propofito  per  un  tal  {oggetto. 

In  quefto  luogo  offervaremo  che  benché  il  Vinci   fapelle  a  tal 
fcgno  in  che  cofa  confiftelTe  quella  divina  proportione  eh*  è  madre 

della 


DI  LIONARDO  DA  VINCI.  xi 

della  bellezza,  che  le  Tue  figure  piene  di  gratie  infpiravano  amo- 
re a  rifguardanti,  pigliò  nondimeno  tanto  gufto  nel  dipingere 
cofe  bizzarre  &  alterate,  che  s'egli  s*  imbatteva  in  qualche  villano 
che  con  vifo  Itrano  &  alquanto  fuor  dell'  ordinario  dalTe  un  po- 
co nel  ridicolo  invaghito  dalla  bizzarìa  dell'  obbietto  1'  haverebbe 
feguitato  un  giorno  intiero,  fin'  a  tanto  eh'  havendone  una  perfet- 
ta idea  ritornato  a  cafa  lo  difegnava  come  fé  lo  avefle  avuto  pre- 
fentc.  Et  oflerva  Paolo  Lomazzo  nel  fefto  della  pittura  cap.  32. 
che  nel  Tuo  tempo  Aurelio  Lovino  ne  haveva  cinquanta  in  un  li- 
bro difegnati  di  fua  mano.  In  qucfto  genere  è  dipinto  quel  qua- 
dro che  fi  vede  qui  a  Parigi  fra  molti  altri  che  fi  confervano  in 
una  ftanza  del  palazzo  reale  delle  Tuelleric  fotto  la  guardia  del  fi- 
gnorc  le  Maire  pittore,  come  ogn'  un  sa,  di  non  ordinario  valore, 
nel  quale  fono  dipinti  due  cavalieri  in  atto  di  togliere  per  forza  a 
due  altri  una  bandiera:  il  qual  groppo  faceva  parte  d*  una  opera 
maggiore,  cioè  del  cartone  ch'egli  fece  per  la  fiala  del  palazzo  di 
Fiorenza ,  come  di  fiotto  fi  dirà ,  ma  per  la  fiua  bellezza  fu  da  lui 
dipinto  in  picciolo  volume  con  gufto  &  amore  incredibile .  Qui 
oltre  la  furia  de  cavalli,  e  la  bizzarria  de  vcftimenti ,  fi  vedono  le 
tefte  de  combattenti  grinzute ,  infocate  &  infuriate ,  con  aria  tan- 
to ftraordinaria  e  ftravagante,  e  per  dir  cofi  caricata,  e  da  mafica- 
rone,  eh'  in  un  medefimo  tempy  deftano  e  paura  e  rifio  nell'  ani- 
mo   de'  rifguardanti .. 

Tornando  alle  prime  opere  di  Lionardo    da  Vinci,  dice  Gior- 
gio  Vafari    eh'  egli    cominciò   in  un  quadro  a   oglio   una    tefta   di 
Medufà     di    ftravagante    inventione  ,    la    quale    rimafe    imperfetta. 
Diede    ancora    principio    a  una    tavola   dell' adoratione    de'  magi, 
nella    quale  erano   alcune  bellilTime   tefte s    ma  non   fò  mai  finita, 
come  foleva  per  lo  più  intervenire  a  tutte  le  cofe  fiue.    Perche  ha- 
vendo  egli  un*  infinità  di  belle  cognitioni,  &  efiendo  di  natura   vi- 
vace ,  e  di  fertiliflimo  ingegno ,   non  fi  tofto  haveva   cominciato   u- 
na    opera,    che    gli   veniva  in    penfiero    di    metterne   in    efecutionc 
un'  altra.    Et  oltre  la  profeflfione  della  pittura,  che  per  quella  tan- 
to   diligente  maniera  da   lui  abbracciata,   poteva    occuparlo   tutto, 
attendeva   alla  fcultura,    e    modellava    divinamente   bene.    Era   in- 
telligcntilTimo   della  geometria,    e  nella  mecanica    non    cefiàva    mai 
di  penfare    a  nuovi   ordegni ,    e   fu    inventore   di    diverfe   machine . 
Era   buoniifimo  architetto,  e  fapeva  al  pari  di  nififun  altro  la  fcien- 
za   de'  fpecchi ,  e  la   profpettiva  .   Studiò  ancora   le    proprietà    delle 
herbe ,   e  penetrando   con    1'  ingegno,  fino   nel    cielo    s'  applicò    alli 
ftudij    dell'  aftronomia ,    e    fece    molte   oflervazioni    circa    il    moto 
delle  ftellc.  Nella   mufica  riufcì   admirabile ,    e    fiì    tanto    leggiadro 
nel   cj^ntarc,  e  nel  fonare,  che   fuperò  tutti   i  mufici  del  Tuo   tem- 

b   2  pò: 


Xll 


VITA 


pò:  &  acciocché  non  gli  mancafte  virtù  alcuna,  quell'  iftefib  furo- 
re infpiratogli  da  Apolline  che  lo  fece  pittore  e  mufìco ,  lo  fe- 
ce ancora  poeta.  Ma  eflendofì  perfe  tutte  le  Tue  compofitioni , 
è   folo    pervenuto    fin  a    noi    quello    Tonetto    morale . 

Chi    non    può    quel    che    'vuoi ,    quel    che   può    'Doglia , 

Che    quel    che    non   fi  può  folle    è    colere. 

Adunque  faggio    è    /'  huomo    da    tenere. 

Che    da    quel    che    non    può  fuo    <voler    toglta» 
Terò    eh'  ogni    diletto    nofìro    e    doglia 

Sta    in  fi   e    no ,  faper    'voler    potere , 

Adunque    quel  fol   può    che    (O    7    do'vere 

Ne    trae    la    ragion   fuor    di  fua  fogUa . 
Ne  fempre    è    da    'voler    quel   che    V  huom    puote , 

Speffo    par    dolce   quel    che    torna    amaro. 

T tanfi   già    quel    eh'  io    'volfi   poi   eh'  id    V  hehhi . 
Adunque    tu,    lettor,    di   quefie    note. 

Sa    te    'vuoi    effer  buono ,    e  agi    altri    caro , 

Voglt   fempre    poter    quel    che    tu    debbi . 

Era  etiandio  diftratto  in  più  diletti,  perche  gli  piacevano  ol- 
tre modo  i  cavalli ,  e  con  dcftrczza  gli  maneggiava ,  &  effendo 
non  meno  agile  e  robufto  di  membri ,  che  di  bella  prefenza , 
&  avvenente  in  ogni  fua  attione ,  fu  fchermidore  &  armeggia- 
tore  infìgne .  Ma  Ibpra  tutto  fi  dilettava  di  converfarc  fpeffo  con 
gli  amici,  &  era  tanto  manierofo  nel  trattare,  e  fpiegava  i  fuoi 
penfieri  con  tanta  gratia  &  urbanità ,  che  tirava  a  fé  gli  ani- 
mi   di   chiunque    1'  afcoltava . 

Tante  rare  qualità,  &  un  acquifto  fi  grande  di  fcienze, 
fparfero  il  nome  di  Lionardo  per  tutta  V  Italia,  &  induiTero 
Lodovico  Sforza,  detto  il  Moro,  che  favoriva  i  virtuofi ,  e  fu 
quafi  con  tutti  liberale,  a  chiamarlo  a  Milano,  aifegnandogli  o- 
gni  anno  cinquencento  feudi  di  fiipendio .  La  prima  cofa  che  fa- 
cefie  quel  prencipe  fu  di  formare  un'  accademia  per  1'  architet- 
tura, nella  quale  egli  introdufle  Lionardo,  il  quale  (cacciando  le 
maniere  Gotiche  della  prima  fcuola ,  già  labilità  nell'  illelTa  cit- 
tà cento  anni  avanti  fotto  Michelino,  aprì  la  via  di  ridurre  quell' 
arte  alla  fua  prima  &  antica  purità .  Fu  poi  impiegato  dal  me- 
defirao  prencipe  per  condurre  1'  acque  dell'  Adda  fino  a  Milano, 
e  formar  quel  canale  navigabile,  volgarmente  detto  il  navilio  di 
Mortefana ,  con  1'  aggiunta  di  più  di  ducento  miglia  di  fiume 
navigabile  fin'  alle  valli  di  Chiavenna  e  Valtelina.  JL'  imprefa  era 
diffìcile    &    importante,     e    degna    del    bell'ingegno     di     Lionardo 

per 


DI   LIONARDO   DA  VINCI.  xiii 

per  la  nobile  concorrenza  col  navilio  grande  che  ducento  anni  pri- 
ma fiì  fatto  ne'  tempi  della  repuhlica  Milanefe  dall'  altra  parte  del- 
la città ,  col  quale  fi  derivano  le  acque  del  fiume  Tefino  per 
la  navigatione  e  per  1'  irrigatione  della  campagna  fino  a  Mila- 
no. Ma  iuperò  egli  tutte  le  difficoltà  che  s'  incontrarono,  e 
con  moltiplicate  cataratte  ,  o  vogliam  dire  folkgni,  fece  con  mol- 
ta   facilità    e    fìcurezza  caminar  le  navi  per  monti  e  valli. 

Non  contento  il  prencipe  che  Lionardo  come  architetto  & 
ingegnerò  illuifralTe  il  Tuo  flato,  volfe  ancora  eh'  egli  T  ornarfe 
con  qualche  opera  fcgnalata  di  pittura  .  Gli  ordinò  dunque  che 
nel  refettorio  de'  padri  Dominicani  di  S.  Maria  delle  gratie  dipin- 
gere la  Cena  di  Chrifto  con  gli  Apoftoli:  il  che  da  Lionardo 
fu  con  tanta  maeflria  cfeguito,  che  quella  opera  fu  poi  da  tutti 
Ifimata  per  il  miracolo  della  pittura .  E  veramente  vi  furono 
con  tanta  pompa  fpiegate  tutte  le  finezze  dell'  arte,  che  tutti 
fcrivono,  &  è  comune  voce,  che  ne  in  difegno ,  ne  in  efpref- 
(ione,  ne  in  diligenza,  ne  in  colorito,  fiì  mai  vifto  cofa  fupe- 
riore  a  quefla.  Non  fu  ordinaria  la  gratia  e  la  maeftà  eh'  egli 
diede  alle  tefte  de  gli  apofloli,  e  fpecialmente  a  quelle  de  due 
Giacomi ,  fi  che  quando  venne  a  finire  quella  di  Chrifto ,  non 
potendo  arrivare  a  un  grado  più  eminente  di  bellezza,  difperato 
la    lafciò    imperfetta  ^ 

E  perche  nel  lavorar  il  quadro  pareva  al  priore  del  con- 
vento che  troppo  duraffe  Y  opera ,  Tpcffo  con  importunità  Tene 
lamentò  con  Lionardo ,  anzi  portò  le  fue  querimonie  lino  alle 
orecchie  del  duca  :  il  quale  ragionandone  una  volta  con  Lionar- 
do,  feppe  da  lui  che  non  refkva  altro  da  fare  che  le  due 
tefte  di  Chrifto  e  di  Giuda.  E  che  non  potendo  immaginar  Y  in- 
finita bellezza  del  figliuolo  di  Dio,  manco  fapeva  come  la  po- 
.tefTc  efprimere  con  i  pennelli .  Ma  che  quanto  alla  bruttezza 
di  Giuda  figliuolo  dell*  inferno,  che  lo  teneva  in  penflero,  non 
gli  mancherebbe  il  ceffo  dell*  ingrato  frate,  che  con  una  into- 
lerabile  &C  infoiente  feccaggine  s'  era  refo  oltre  modo  ad  am- 
biduc    importuno. 

Riufciglr  a  maraviglia ,  come  fcrive  il  Vafari ,  di  efprime- 
re quel  foìpetto  eh'  era  entrato  ne  gli  apoftoli ,  di  voler  fapere 
chi  tradiva  il  loro  maeftro .  E  racconta  il  Lomazzo ,  (il  quale 
per  haverne  fatto  una  copia  grande  in  S.  Barnaba  di  Milano , 
haveva  quell'opera  fortemente  impreffa  nell'animo)  ch'in  cial- 
cheduno  fi  vedeva  1' ammiratione ,  lo  fpavento,  la  doglia,  il  fof- 
petto ,  1'  amore ,  e  fimili  pafTioni  &  affetti  in  che  tutti  all'  bo- 
ra fi  trovavano ,  e  finalmente  in  Giuda  il  tradimento  concetto 
acir  animo ,    con    un   fembiante    appunto    limile    ad    un    fcelerato  ^. 

Si 


xiv  VITA 

Si  che  ben  dimoftrò  Liònardo  quanto  perfettamente  intendeffe  i 
moti  che  1'  animo  Tuoi  cagionare  ne  corpi ,  eh'  è  la  parte  la  più 
delicata,  e  per  la  fua  difficoltà  meno  praticata  dell'arte.  Era 
una  tal'  opera  degna  dell'  immortalità  ,  ma  effendo  dipinta  a 
oglio  fopra  un  muro  humido ,  è  ftata  dì  poca  durata ,  &  hog- 
gidì  è  del  tutto  guafta .  Volfe  Francefco  primo  quando  fu  a  Mi- 
lano che  fi  tentaffe  ogni  maniera  per  portarla  in  Francia,  &C 
arrichirne  il  Tuo  regno ,  ma  eHendo  dipinta  fopra  una  parete 
grofia ,  alta  e  larga  da  trenta  piedi ,  riufcì  vano  il  penfiero  . 
E'  però  verifimile  eh'  egli  ne  facelTe  far  qualche  copie ,  e  quel- 
la ne  farà  forfè  una  e'  hoggi  fi  vede  nella  parrochia  reale  dì 
S.  Germano,  inchiodata  al  muro,  a  man  manca  quando  fi  en- 
tra in  detta  chiefa  per  la  porta  che  rifguarda  il  mezzodì.  Nel 
medefimo  refettorio  ove  Liònardo  dipinfe  quel  cenacolo ,  ritraf 
fé  ancora  di  naturale  il  duca  Lodovico ,  e  la  ducheffa  Beatrice 
fua  moglie ,  tutti  due  in  ginocchioni ,  con  ì  figli  avanti ,  & 
un  Chrifto  in  croce  dall'  altra  mano.  Dipinfe  ancora  per  il  me- 
defimo duca  in  una  tavola  d'  altare  la  natività  di  Chrifto,  la 
quale    fu   mandata   all'  imperatore. 

Fra  le  altre  occupationj  di  Liònardo,  nel  'fuo  foggiorno  a 
Milano ,  fu  importanti|Timo  il  fìudio  eh'  egli  fece  intorno  all'  a- 
natomia  de  gli  liuomini ,  nel  quale,  efiendo  aiutato  da  Marco 
Antonio  della  Torre,  eh'  in  quel  tempo  leggeva  e  fcriveva  di 
■quefta  materia  in  Pavia,  egli  divenne  perfettifTimo ,  e  ne  fece 
un  libro  difegnato  di  mattita  roffa,  e  tratteggiato  di  penna, 
che  poi  rcfìò  in  mano  "di  Francefco  Melzi  fuo  difcepolo.  Dife- 
gnò  ancora  per  Gentile  Borri ,  che  profetava  1'  arte  dell'  armi ,  del- 
la quale  egli  fteflo  fi  dilettava  molto,  un  libro  intiero  di  huo- 
mini  combattenti  a  piedi  &  ^  cavallo,  nel  quale  fi  vedevano 
efpreffe  le  regole  di  quella  fcienza.  E  per  la  gloria  &  accre- 
fcimento  dell'accademia  fua  Milanefe,  e  per  1' inftruttione  de 
gli  accademici ,  fcriffe  molte  cofe ,  e  compofe  più  opere  in  di- 
verfe  materie ,  che  reftarono  un  gran  tempo  neglette ,  e  quafi 
jncogrjite  apprelTo  de'  Signori  Melzi  nella  loro  villa  del  Vavero, 
e  poi  fi  funo  diffipate  e  difperfe  in  qua  6c  in  là ,  com*  è  la 
foriuna  ordinaria  de'  libri  :  Perche  vi  fu  un  tal  Lelio  Gavardi 
d'  A  fola  prepoflo  di  S.  Zeno  di  Pavia,  ftretto  Parente  di  Al- 
do Manucci,  eh'  effendo  {tato  macftro  d'  humanità  de'  Signori 
Melzi ,  &  andando  fpeffo  in  detta  villa ,  ne  cavò  tredici  volu- 
mi, e  gli  portò  poi  a  Fiorenza,  fperandone  gran  prezzo  dal  gran 
duca .  Ma  morì  intanto  quel  principe ,  e  venne  il  Gavardi  a 
Piia ,  e  trovandovi  Gio.  Ambrofio  Mazzenta  gentiluomo  Milanefe 
eh'  era   in    quel    tempo   allo   fìudio,   e    gli    fece   fcrupolo   del  mal 

acqui- 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  xv 

acquiflato ,  fi  compunfe,  e  pregollo  che  tornando  a  Milano  refti- 
tuill'e  i  libri  a' Signori  Melzi  .  Il  che  egli  fece:  ma  nel  rendergli  fi 
maravigliò  il  fìgnor  Orario  Melzi  capo  di  quella  famiglia  della 
puntualità  dell'  uno  e  dell'  altro ,  e  fece  dono  di  detti  libri  al  fig. 
Gio:  Ambrofìo  ,  che  poi  recarono  in  cafa  de  Mazzenti .  I  quali  fa- 
cendone troppo  pompofa  moftra,  Pompeo  Leoni,  flatuaro  del  rè 
di  Spagna,  fece  conofcere  al  Melzi  di  quanto  prezzo  follerò  quei 
libri,  e  gli  promife  honori ,  &  officii ,  fé  ricuperandogli  ftne  face- 
va un  prcfente  al  rè  Filippo.  Moffo  da  tal  fperanza  il  Melzi  vo'ò 
al  S-  Guido  Mazzenta  fratello  di  Gio:  Ambrofìo  Si.  inginocchiato 
pregollo  di  ridonarli  quelle  opere  del  Vinci .  Moffo  dalle  preghiere 
del  collega,  glie  ne  reftituì  fette,  e  fei  ne  reflarono  in  cafa  Maz- 
zenta, uno  uè'  quali  fu  donato  al  Cardinale  Borromeo  per  la 
fua  biblioteca  Ambrofìana ,  OC  un  altro  ad  Ambrofìo  Figgini , 
che  morencìo  lo  lafciò  al  fuo  erede  Ercole  Bianchi  .  Un  terzo 
ne  hebbe  Carlo  Emanuele  duca  di  Savoia ,  e  morendo  il  Signor 
Guido ,  i  reftanti  pervennero  nelle  mani  del  fopranominato  Pom- 
peo Leoni ,  che  gli  lafciò  a  Cleodoro  Calchi  fuo  erede ,  il  quale 
gli  vendette  per  300.  feudi  al  Signor  Galeazzo  Lonato .  Soleva  Lio- 
nardo  quando  voleva  fìlofofare ,  &  applicare  con  forte  attentione 
allo  Ifudio,  rtirarfi  in  detta  villa  del  Vavero ,  e  fi  sa  ch'egli  vi 
dimorò  molti  anni  con  Francefco  Melzi  fuo  difcepolo.  Di  fotto  fi 
metterà   1'  indice  de'  fuoi   ferirti. 

Dopo  la  caduta  del  Moro,  che  fu  l'anno  1500.  condotto 
prigione  in  Francia ,  e  morì  nella  torre  di  Loces ,  per  le  guerre 
che  fucccdettero,  s'intepidì  affai  in  Milano  lo  fludio  delle  belle 
arti ,  e  fi  diffipò  poco  a  poco  1'  accademia  già  cominciata ,  nella 
quale  erano  riufciti  eccellenti  nella  pittura  Frar-cefco  Melzi , 
Cefare  Sefto,  Bernardo  Lovino ,  Andrea  Salaino,  Marco  Uggioni, 
Antonio  Boltraffio,  Paolo  Lomazzo ,  &  altri  Milanefì,  tutti  imita- 
tori del  Vinci,  a  tal  fegno  che  fpc(To  le  opere  loro  vennero  e  ven- 
gono h  ggidì  credute,  ftimate,  e  vendute  per  fattura  di  Lionardo, 
e  principalmente  quelle  del  Serto  e  del  Lovino,  che  più  fi  acco- 
ftarono  alla  maniera  del  maeffro  .  Ma  fopra  tutti  fi  farebbe  innal- 
zato il  Lomazzo,  fé  non  rimaneva  privo  de  gli  occhi  ne*  più  verdi 
anni  dell'  età  fua  ,  come  gli  era  flato  predetto  da  Girolamo  Car- 
dano: e  non  potendo  con  la  mano,  fi  diede  a  trattar  la  pittura 
con  r  ingegno ,  e  cieco  ne  compofe  quei  libri  che  da  i  più  oc- 
chiuti fono  ftimati  eccellenti,  ne'  quali  egli  propone  continuamente 
il  Vinci  per  idea  del  vero  e   perfetto  pittore. 

Nel  tempo  che  Lodovico  XII.  rè  di  Francia  venne  a  Milano, 
che  fu  un  anno  avanti  la  prefa  del  Moro,  effendo  pregato  il  Vinci 
da'  principali  della  città    d'  inventare  qualche  machina  capricciofa  e 


ma- 


XVI 


VITA 


magnifica  con  la  quale  fi  potefle  regalare  e  dilettare  quel  gran 
prencipe ,  fece  un  lione  di  tale  artificio ,  che  dopo  haver  carni- 
nato  buon  pezzo  in  ,  una  fala ,  fi  fermò  innanzi  al  rè ,  e  poi 
aprendofi  il  petto,  fu  vifto  efiere  tutto  pieno  di  gigli.  Per  er- 
ror  di  chi  fcrilTe  fotto  Lomazzo  lib.  2.  cap.  i.  fi  legge  che  tal 
cofa  fiì  fatta  per  Francefco  I.  il  che  non  può  ciTere  vero,  perche 
egli  entrò  l'anno  15 15.  in  Milano,  nel  qual  tempo  Lionardo 
era   in    Roma,   come    di    fotto  fi  vedrà. 

Le  torbolenze  di  Lombardia ,  e  gV  infortuni)  de  gli  Sforzi , 
padroni  di  Lionardo ,  1'  obbligarono  ad  abbandonar  Milano ,  e 
tornare  a  Fiorenza  fua  patria .  La  prima  cofa  eh'  egli  vi  fece , 
fu  quel  famofo  cartone  della  Vergine  col  Chrifto  e  fanta  An- 
na ,  con  S.  Giovanni ,  e  haveva  a  fervire  per  1'  aitar  maggióre 
dell' Aonuntiata,  il  quale  fu  vifitato  in  frotta  da  tutto  il  popo- 
lo di  Fiorenza.  Quefto  cartone  fu  poi  da  Lionardo  iftelTo  por- 
tato  in    Francia ,   dove   il   rè    defiderava  eh'  egli   lo    colorifie . 

Fece  poi  per  Francefco  del  Giocondo  il  ritratto  tanto  no- 
minato di  Lifa  fua  moglie,  volgarmente  chiamato  la  Gioconda, 
il  qual  fi  vede  a  Fontanableò  in  compagnia  di  molti  altri  qua- 
dri pretiofi  del  rè  Chriftianiffimo  ,  e  fu  già  comprato  per  quattro 
milla  feudi  da  Francefco  l.  Si  dice  eh'  egli  flette  quattro  anni  a  la- 
vorar quel  ritratto,  e  che  nondimeno  lo  lafciò  imperfetto,  ha- 
vendo  il  guflo  tanto  delicato,  e  1'  ingegno  sì  acuto  e  fottile,  che 
per  arrivar  alla  verità  della  natura,  cercava  Tempre  eccellenza  fopra 
eccellenza ,  e  perfettione  fopra  perfettionc ,  e  non  appagandofi  del 
fatto  ben  che  bello ,  andava  con  anfietà  dietro  a  quel  più  che 
fi  poteva  fare .  Mentre  egli  dipinfe  foleva  havere  attorno  della 
fignora  Lifa  gente  che  cantaiTe,  fonalTe  e  rideffe,  per  tenerla  al- 
legra, èc  non  cafcar  nell'ordinario  inconveniente  de' ritratti,  che 
per  lo  più  danno  nel  malinconico .  E  veramente  in  quefto  fi 
vede  un  gigno  tanto  piacevole ,  che ,  come  dice  il  Vafari ,  e  co- 
fa  più  divina  che  humana  a  vedere .  E  ancora  bello  un  altro 
ritratto  del  medefimo  Lionardo  eh'  è  a  Fontanableò ,  e  fi  dice 
eifer  d'  una  Marchefe  di  Mantova .  BelliiTimo  fu  quello  della  Gi- 
nevra di  Amerigo  Benci ,  fanciulla  di  famofa  bellezza  in  quei 
tempi.  Ne  fi  deve  tralafciar  la  Flora  dipinta  con  mirabile  va- 
ghezza, e  con  aria  veramente  divina:  la  quale  fi  conferva  in 
l^angi,    &:  è  in  mano  di  perfona  privata. 

Havendofi  circa  f  anno  1503.  a  ornare  nel  palazzo  di  Fio- 
renza la  fala  del  configìio,  fu  per  decreto  pubblico  eletto  Lio- 
nardo  per  dipingerla.  Fece  egli  per  tal  effetto  un  cartone  pien 
d'  arte  e  di  belle  confiderationi ,  nel  quale  era  efprelTa  una  hi- 
jftoria   del  Piccinino  :    e    già    n'  haveva    colorito    la    più    gran   parte 


a 


DI   LIONARDO   DA  VINCI.  xvii 

a  ogilo,  quando  accortofì  che  per  1'  imprimitura  troppo  groHa 
diftaccàvafi  ogni  cofa  dal  muro ,  &  che  le  Tue  fatiche  erano  va- 
ne,   abbandonò    l'opera. 

In    quel    tempo,    che    fu    nel     pontificato     di    Pio    il    terzo, 
non    del    fecondo ,   come    fi    legge    nel    Vafari ,    Rafaelle    da    Urbi- 
no,   eh'  era    a   pena   giunto   all'  età    di    venti    anni,    e   che  di  fref- 
co    ufciva    dalla    fcuola    di    Pietro    Perugino ,    defidcrofo    di    veder 
quel    famofo    cartone ,    &    invaghito    dalla    fama    di    Lionardo    da 
Vinci ,    il    qual    paflava    il    fc{Tantc{ìmo    anno    della    fua    età ,    ven- 
ne   la    prima   volta    a    Fiorenza.    Stupì    alla   vilìa   delle   fue    opere, 
e   non    hebbe    mai    più    potente    stimolo    che    lo    facclfe   correre     e 
con    prellezza    arrivare  a   quella   alta    perfettionc    dell'  arte,    che  da 
tutti  lo   fece  riverire    per    dio    della    pittura,    dipartendoli    da   quel 
tempo    in    poi    dalla    maniera    fecca    e    dura    del    Perugino ,     per 
padare    alle    morbidezze    e    tenerezze   del    Vinci .     Fu    ancora    fpcc- 
tatore    il    giovane  Rafaelle,   non    fenza    profitto,   delle    contefe  che 
poi    caufarono    tanta    inimicitia   fra    Lionardo    e    Michelagnolo  Buo- 
naroti ,  che    non    pafìava    29.  anni,    e  con'  ordine  pubblico   haveva 
fatto    per   un'  altra    facciata   dell*  iliefTa   fala    del    configlio    quel  tan- 
to   nominato    cartone    della   guerra    di    Pifa,    ripieno    di    varii  nu- 
di   fatti    in    concorrenza    co   '1    Vinci.     Sino    all'anno    1513.    Lio- 
nardo    flette    fempre    a    Fiorenza ,    e   vi    dipinfe   molte  cofe .    Fran- 
cefco     Bocchi     nel     libro     da    lui     fcritto     delle     bellezze    di    Fio- 
renza   fa    mentione    d*  un    quadretto   che   nel    Tuo   tempo   fi    vede- 
va   in    cafa    di    Matteo    e    Giovan    Battifla    Botti  ,    nel    quale    era 
dipinta   una  madonna  con  fommo  artificio    e  diligenza ,   co  '1  Chri- 
fto  bambino    bello    a    maraviglia,    che    con    gratia    fingolare  alzava 
la    faccia .    Dal    Borghini    per   cola   rara   vicn   mentovata    una    tefla 
di    San    Giovanni    Battifta    eh*  era    in    mano    di    Camillo    de    gli 
Albizi . 

Ma  edendo  afTunto  al  pontificato  Leone  X.  nel  quale  V  a- 
mor  della  pittura  e  di  tutte  le  belle  arti  fiì  cofa  ereditaria, 
corfe  Lionardo  a  Roma  per  riverire  quel  prencipe  e  Mecenate 
de'  virtuofi ,  il  quale  havendogli  ordinata  una  tavola ,  racconta 
il  Vafari  che  fubito  cominciafle  con  apparato  grande  a  flillare 
oglii ,  e  preparar  la  vernice ,  e  che  Leone  informato  di  ciò  di* 
celTe,  che  non  fi  doveva  fperar  nulla  da  chi  penfava  al  fine, 
innanzi  di  bavere  esaminato  il  principio  dell'  opera.  Narra  an- 
cora certe  altre  cofctte  indegne  della  grandezza  del  genio  del 
Vinci ,  le  quali  fi  debbono  tenere  per  fofpette ,  effendo  fcritte 
da  perfona  partialifTima  di  Michelagnolo,  il  quale,  come  dicem- 
mo, profeflava  aperta  inimicitia  con  Lionardo,  &  con  finte  e 
favolofe    burle   fi    dilettava    di    fcemarne  la  riputatione.    Quell'  odio 

Q  im- 


XVlll 


VITA 


implacabile  difpiacquc  fommamcnte  a  Lionardo,  e  vcdcndofi  chia- 
mato dal  rè  Franccfco,  che  nel  fuo  foggiorno  a  Milano  s  era 
innamorato  delle  Tue  opere,  fi  rifolfe,  benché  vecchio  di  più 
fettanta  anni ,  d'  abbracciare  un  partito  così  honorato  e  gloriofo , 
e    di    far    il    viaggio    di    Francia . 

Non  Ri  ordinario  il  gufto  eh*  ebbe  il  rè  vedendoci  pofTcflrore 
d'  un  virtuofo  tanto  da  lui  {limato  e  bramato.  E  benché  per  la 
Tua  vecchiezza  a  pena  potefTe  più  lavorare,  fu  nondimeno  Tempre 
ben  veduto  &  accarezzato  dal  rè .  Ed  ogn'  un  sa ,  eh'  elTendo 
egli  flato  molti  mefì  ammalato  in  Fontanableò,  il  rè  lo  venne 
a  vifitare ,  e  che  volcndofi  egli  per  riverenza  drizzare  fu  '1  let- 
to ,  e  raccontare  il  fìio  male ,  gli  venne  un'  accidente  :  per  la 
qual  cofa  il  rè  prefagli  la  tefta  per  aiutarlo ,  e  foftenerlo ,  egli 
conofciuto  il  favore  gli  fpirò  in  braccio  nell'  età  di  fettantacin- 
que  anni ,  affai  più  gloriofo  di  neffun'  altro  pittore ,  fc  véro  e 
eh'  un    bel    morir    tutta    la    vita    honora. 

Fu  belliffimo  di  corpo ,  come  fi  è  detto  di  fopra .  Paflà- 
ta  la  gioventù  con  una  negligenza  filofofica  lafciò  crefcere  i  ca- 
pelli e  la  barba ,  fi  che  pareva  un  Hermetc  o  un  Druido  an- 
tico. Non  volfc  mai  pigliar  moglie,  o  s"  egli  n  ebbe  alcuna, 
come  diceva  un  altro  pittore ,  non  fu  altra  che  1'  arte ,  &  * 
fìgiivioli  le  opere  fue.  Ne  fi  deve  credere  che  fi  fieno  accenna- 
te tutte,  perche  molte  altre  ne  ha  il  gran  Duca  di  Fiorenza, 
e  mi  ricordo  di  haverne  vedute  parecchie  in  Inghilterra .  Neil' 
idea  del  tempio  della  pittura  di  Paolo  Lomazzo  cap.  33.  fi  fa 
mentione  d'  una  coneettione  della  Vergine  dipinta  per  la  chiefà 
di  S.  Francefco  di  Milano .  Nella  libreria  Ambrofiana  dell'  iftcf- 
fa  città    fi   confervano   molti  difegni  e  pitture  di   quefto    autore . 

Qui  a  Parigi  nel  Palazzo  Cardinale  fi  vede  una  Madon- 
na di  fua  mano ,  la  quale  fiede  in  grembo  a  S.  Anna ,  e  tie- 
ne con  le  fue  mani  un  Chrifto  bambino  che  fcherza  con  una 
pecorella .  Vi  è  un  paefe  bellilTimo  :  ma  la  tefta  della  vergine 
è  rcftata  imperfetta .  Il  Cardinale  di  Richelieu  havcva  una  He- 
rodiade  di  efquifita  bellezza.  Il  S.  Giovanni  nel  deferto,  figura 
intiera ,  eh'  è  a  Fontanableò ,  &  un  altro  quadro  di  una  Ma- 
donna, col  Chrifto ,  S.  Giovanni  &  un  angelo  di  mirabil  bel- 
lezza, pofti  in  un  paeie,  fono  cofe  da  eflTcre  offervate.  Nel  ftu- 
dio  del  Signor  Marchefe  di  Sourdis  a  Parigi  vi  è  un'  altra  Ma- 
donna   di    riputationc . 

Il  Signor  di  Ciarmois  fcgretario  del  Marefcial  di  Schomberg, 
gentilhuomo  di  rare  qualità ,  il  quale  accoppiando  infieme  la 
curiofita  e  1'  intelligenza  fa  una  confiderabile  raccolta  di  bei 
quadri,    ne    ha    uno    del  Vinci,   nel    quale  con   due    mezze   figure 

fi 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  xix 

fi  rapprcfenta  il  giovine  e  bel  Giufeppc  che  fuggendo  volta  le 
fpalle  alla  bella  ma  dishonefta  moglie  dì  Putifar .  Il  tutto  è  di- 
pinto con  amore  e  diligenza  grande  :  1*  efprefTione  è  mirabile , 
&  il  pudor  dell'  uno  e  la  lafcivia  dell'  altra  paiono  ne'  due  vi- 
fi ,  più  prefto  cofe  vere  che  finte.  Appreffo  il  medefìmo  fìgno- 
re  una  madonna  con  Tanta  Anna ,  &  un  Chrifto  bambino  al 
quale  fan  Michele  porge  una  bilancia,  e  fan  Giovanni  che  fcher- 
za  con  una  pecorella ,  è  un  quadro  di  eftrema  bellezza .  Ma 
troppo  farebbe  il  voler  regiftrare  tutte  le  pitture  del  Vinci  :  re- 
fìa  che  dopo  le  opere  del  pennello,  fi  ragioni  di  quelle  della 
penna . 

Soleva  il  Vinci  fcriverc  alla  mancina,  fecondo  1'  ufo  de  gli 
Ebrei,  nella  qual  maniera  erano  fcritti  quei  tredici  volumi  de* 
quali  habbiamo  già  fatto  mcntione ,  &  eflendo  il  carattere  buo- 
no ,  fi  leggeva  aflai  facilmente  mediante  uno  fpecchio  grande . 
E'  probabile  eh*  egli  facefie  quefto,  accioche  tutti  non  Icggefle- 
To   cofi    facilmente    i    fuoi    fcritti . 

L*  imprefa  del  navilio  di  Mortefana  gli  diede  occafione  di 
fcrivcre  un  libro  della  natura ,  pefo  e  moto  delle  acque ,  -  pie- 
no di  gran  numero  di  diiegni  di  varie  rote  e  machine  per  mo- 
lini,    e    regolar    il    corfo    dell'  acque,    e    levarle    in    alto. 

Scrifle  dell'  anatomia  del  corpo  humano ,  come  fi  è  già 
detto,  la  quale  opera  era  ornata  di  varii  difegni  fatti  con  itu- 
dio  e  diligenza  grande,  e  ne  fa  egli  ftcflb  mentione  nel  capi- 
tolo 22.  di    quefto    trattato   della   pittura. 

Il  libro  dell'  anatomia  de'  cavalli  e  mentovato  dal  Vafiiri, 
dal  Borghini,  e  dal  Lomazzo.  Efl*endo  flato  egli  eccellente  nel 
plafticargli ,  e  nel  dipingergli ,  come  ne  fa  fede  il  quadro  de' 
quattro  cavalieri  combattenti  fopra  accennato ,  non  vi  e  dubbio 
che   r  opera   non    fufle    di   ftraordinaria   bellezza    &   utilità . 

Nel  capitolo  8i.  &  ilo.  di  quefto  trattato  vien  citato  da 
lui  una  fua  opera  della  profpettiva,  divifa  in  più  libri.  Forfè 
che  in  quella  era  infegnato  il  modo  di  tirare  le  figure  maggio- 
ri  del   naturale,    lodato    dal    Lomazzo   nell'  idea,    cap.    4- 

Nel  capitolo  112.  &  123.  promette  di  fare  un  libro  de* 
movimenti  del  corpo ,  e  delle  fuc  parti  :  foggetto  anatomico ,  e 
che    non   è    mai   ftato    toccato    da    alcuno . 

Promette  ancora  nel  capitolo  26%.  un  trattato  della  pon- 
deratione    overo   libratione    del    corpo . 

11  libro  dell'  ombre  e  de'  lumi  fi  ritrova  oggi  nella  libreria 
Ambrofiana  di  Milano,  in  folio,  coperto  di  velluto  rodo,  6c 
è  quello  che,  come  fi  è  detto  di  fopra,  fu  dato  dal  fignor 
Guido    Mazzenta    al   Cardinale    Borromeo .   Tratta  egli  quella  ma- 

e   2  ceria 


XX 


VITA  DI  LIONARDO   DA  VINCI. 


tcrla  da  filofofo ,  da  matematico  e  da  pittore  ,  e  ne  fa  men- 
tionc  in  quefto  trattato  cap.  278.  Fiì  miracolofo  in  quella  par- 
te della  pittura ,  imitando  con  tanta  fagacità  gli  effetti  che  fa 
la  luce  col  colore ,  che  le  Tue  opere  havevan  più  del  natu- 
rale  che   del    fìnto . 

Refta  il  trattato  della  pittura ,  che  contiene  varii  precetti 
di  quella  arte,  &C  infìeme  i  modi  del  difegno  e  del  colorire. 
Racconta  il  Vafari  d'  un  certo  pittore  Milanefe  paflTando  a  Fio- 
renza ,  gli  fece  vedere  quella  opera ,  e  gli  dille  che  quando 
faria  arrivato  a  Roma  fubito  la  farebbe  ftampare:  ma  ciò  non 
fu  da  colui  efeguito ,  e  quello  eh'  a  Roma  non  fi  è  fatto ,  hora 
dopo  un  fecolo  intiero  fi  mette  in  efccutionc  a  Parigi ,  dove 
col  confronto  di  varij  manofcritti ,  tutti  corrotti  e  guaiti ,  fi  è 
reltituita  da  •  me  un'  opera  che  per  V  eccellenza  de'  precetti ,  e 
per  il  merito  dell'  autore  è  degna  dell'  immortalità.  E  per  ren- 
derla ancora  più  familiare  alla  noftra  natione,  il  fignor  di  Ciam- 
bre  gentilhuomo  intelligentiffimo  di  tutte  le  parti  del  difegno , 
e  che  (  come  dicemmo  del  gran  Leone  X.  )  per  inftinto  com- 
munJcato  alla  Tua  famiglia  fi  diletta  di  ogni  forte  di  virtù  e  di 
fludio ,  n'  ha  fatto  una  verfìone  in  lingua  Francefc ,  che  vale 
un  ccmmcntario  intiero ,  efTendovi  con  una  efquifita  e  felice  di- 
1  genza   cfpreiTo   il    fenfo  dell'  autore* 


PER 


XXI 


PER    NON    LASCIAR    QUESTE    CARTE   VOTE   ED 

inutili  ,  fi  è  fatto  il  fcguente  indice  de  gli  altri  libri  che  trattano 
della  pittura  e  del  difegno ,  come  ancora  di  quelli  dove  fono 
delcritte    le  vite  de'  pittori   e  le  opere  loro. 

T~ì  /  Alberto  "Durerò  pittore  e  geometra  chtartjjìmo ,  della  Jìmmetria  de  i 
-^^  corpi  biwjani,  Ithrt  quattro^  )ìuo<vamente  tradotti  dalla  Iwgua  Latina 
nella  Italiana  da  M.  Gio.  Taolo  Gallucct  Salodiano ,  \^  accrefcmti  del  quin- 
to libro  ,  nel  quale  fi  tratta  con  quat  modi  pojfano  t  pittori  e  Jcultort  mo- 
jlrare  la  dfverjttk  della  natura  de  gli  huomini  e  donne,  e  con  quali  le  paf- 
Jìoni  che  fentono  per  It  din)erji  accidenti  che  li  occorrono ,  bora  di  no<vo  Jlani' 
piati.  In  Venetia  1 5$>4.  fol.  I  quattro  libri  di  Alberto  Durerò  fono  ita- 
ti più  volte  flampati  in  lingua  Latina,   Tedefca  ,  Francefe  &  Italiana. 

lufli  Ammani  Tigurini  enchtndion  artn  ptngendt ,  jingendt ,  t^  fcul' 
pendi.  Franco/urti    1578.   4. 

Trattato  dell'  arte  della  pittura  di  Già.  Taolo  Lomaz.x.o  Mtlanefe  pit- 
tore ,  dinjifo  in  fette  libri ,  ne  quali  fi  contiene  tutta  la  theortca  e  la  prat- 
fica  di  ejfa  pittura .  In  Milano    1 5  8  4.   4. 

Idea  del  tempio  della  pittura  di  Gio.  Taolo  Lomaz.-z,o  pittore,  nella 
quale  egli  dtfcorre  dell'  origine  e  fondamento  delle  cofe  contenute  nel  fuo 
trattato   dell'  arte  della  pittura.   In  Milano    1590.    4. 

Della  forma  delle  Mufe  cacata  da  gli  antichi  autori  Greci  e  Latini, 
opera  utiltffìma  a  pittori  e  fcultori ,  dt  Gio.  Taolo  Loma'ZjZ.i  Mtlanefe  pit- 
tore .  In  Milano    1 5  9  i  •   4- 

//  ripofo  dt  Raffaello  'Borghini ,    in  cui  della  pittura  e  della   fcultura 
fi  favella  ,    de  più  illufìn  pittori  e  fcultori ,    e    delle  più  famofe  opere   loro 
fi  fa  mentione ,    e  le  cofe  principali  appartenenti  a  dette  arti  s    mfegnano  . 
In  Ftorenz.a    1 584.   8. 

Difcorfo  di  Aleffandro  Lamo  intorno  alla  fcoltura  e  pittura  do<ve  ra- 
giona della  <vita  dt  M.   'Bernardino  Campo  pittore  Cremonefe.    In    Cremona 

i5«4-  4-      .  . 

De'  njeri  precetti  della  pittura  di  M.  Gio.  Battigia  Armenim  da  Faen- 
za ,  libri  tre ,  ne'  quali  fi  dimofìrano  i  modi  del  difegnare ,  e  del  dipinge- 
re {S'è.  In    %a'venna    1587.   4. 

Due  dialogi  di  M.  Gio<vanni  Andrea  Gilio  da  Fabriano ,  nel  primo 
de  quali  fi  ragiona  de  le  partt  morali  e  ct^nli  appartenenti  a  letterati  cor- 
tigiani y  e  r  utile  che  i  prencipt  canjano  da  letterati  :  nel  fecondo  fi  ragio- 
na de  gli  errori  de'  pittori  circa  V  htflorie ,  con  molte  annotationi  fatte  fo- 
pra  il  giuditio  di  Michelangelo  ,  (^  altre  figure ,  tanto  della  (vecchia  quan- 
to della  nonja  capella  ,  tS  in  che  modo  'vogliono  ejfer  dipinte  le  facre  tma- 
gtni .   In  Camerino    I5<^4-   4- 

//  Pigino,  o'vero  delfine  della  pittura,    dialogo    del  rever.  Tadre  D' 

Gre- 


xxu 


Gregorio  ConiMmHt  cMHontco  regolare  Luteruyienfe y  ove  qu'tJì'tdiiAndnJt  ^  s  el  Jì- 
ne  della  pittura  Jia  l  '  utile ,  o<vero  il  diletto  ,  Jt  tratta  dell  *  ufo  di  quella 
nel  Chrijìianejìmo ,  e  Jt  mojlra  qual  jia  imitator  più  perfetto  ,  e  che  più 
diletti^  il  pittore  o<vero  il  poeta.  In  Mantorva    159^-  4* 

Trattato  della  nobiltà  della  pittura ,  compojìo  ad  uìjlantia  della  we- 
nerabil  compagnia  di  S.  Luca  ^  e  nohtV  accademia  delli  pittori  di  ']\oma , 
da  %omano  Alberti  della  citta  del  "Borgo  S.   Sepolcro .    In  T^oma    1 5  8  5 .   4. 

L'  idea  de  pittori ,  fcultori ,  tS"  architetti ,  del  canjalier  Federico  Zuc- 
caro  ,   dfvifa  in  due  libri.    In  Torino    1607.  fol. 

Origine  e  progreffo  dell  '  academia  del  difegno ,  de'  pittori ,  fcultori  CJ' 
architettori  di  l^ma ,  donje  fi  contengono  molti  utiltj^mt  difcorji  e  Jìlofojict 
raggtonnmenti  appartenenti  alle  fuddette  profefpont,  ^  tn  particolare  ad 
alcune  no've  definitiom  del  difegno  ^  della  pittura ,  fcultura  tS"  architettura , 
(S'  al  modo  d' incaminar  i  gionjaniy  e  perfettionar  1  prouetti ,  recitati  fot- 
te il  reggimento  dell' eccellente  Jtg.  Ca^valiere  Federigo  Zuccari,  e  raccolti 
da  'Romano   Alberti  fecretario  dell'  academia.    In  Ta^via    160^.   4. 

"Due  lei.ioni  di  M.  "Benedetto  Varchi ,  nella  prima  delle  quali  fi  di- 
chiara un  fonetto  di  M.  Mtchelagnolo  "Buonaroti  ;  nella  feconda  fi  difputa 
quale  Jia  più  nobile  arte  la  fcultura  0  la  pittura ,  con  una  lettera  d  '  ejfo 
Mtchelagnolo  ,  e  più  altri  eccellentifs,  fittori  e  fcultori ,  fopra  la  qutjlione 
fopr adetta.    In   Ftoren^ct    1549.  4. 

Tomponii  Gnurtci  NeapoUtani  de  fculptura  liber.  Ite»*  Ludo<vici  Ve- 
montiojli  de  ^veterum  fculptura  ,  colatura ,  gemmarum  fculptura  tS'  pi&ura 
libri  duo .  Item  Abrakami  Gorlai  Antuerpiani  daHyliotheca .  Amjlerodami 
160^.   4 

F ranci fci    lunii   F,    F.    de   piSìura    'veterum    libri    tres ,    AmJleUdami 

1^37-  4- 

Antonii  Toffe'vini  Societatis  lefu  liber  de  poe/t  tS'  pi^ura,  qui  eji 
decimus  feptimus    bibliotheca  felefì^.    Venetiis    1603.  f'^^- 

Trattati  della  pittura  fondato  nell  '  autorità  di  molti  eccellenti  tn  que- 
jia  profefJìonCy  fatto  a  comune  beneficio  de'  mirtuofi  da  fra  D.  Francefc» 
%fagwo  cavaliere  di  Malta.  In  Venetia    1(^42.   8: 

'Difegno  del  Doni  partito  in  più  ragionamenti ,  ne  quali  fi  tratta  del- 
la fc  altura  e  pittura  y  de'  colori  ^  de'  getti  ^  de'  modegli,  con  molte  cofe  ap- 
partenenti a  quejì'  arti,   KS'c    In  Venetia    1549.    8. 

Della  nobilìffma  pittura ,  e  della  fua  arte ,  del  modo ,  e  della  dottri- 
na  di  confegutrla  age<volmente  e  prejìo ,  opera  di  Michel  Angelo  Biondo , 
tfc.   In  Vwegia    1549.    8. 

Difcorfo  intorno  al  difegno  Hampato  con  lo  inganno  de  gì  occhi  y  pi'of- 
petti'va  pratica  di  Tietro  Accolti^    In  Firenze    \6iy  fol. 

Scntimcns  Tur  la  diftin<fl:ion  des  manieres  de  peinturc ,  defTcin 
&  graveure ,  &  des  originaux  &  copies ,  par  A.  Bolle  Graveur  cn 
tailie  douce.   A  Paris   16^^.   12. 

Le 


XXIU 


Le  nj'ite  de  più  eccellenti  pittori ,  fcultori ,  ^  architetti  di  Giorgi» 
Vafart  pittore  ^3"  architetto  Aretino ,  con  una  tntroduttione  nel  principio  al- 
le tre  arti  del  di/egno ,  cioè  architettura ,  pittura  ,  e  /coltura .  In  Ftorenz.a 
15<58.   4.    3.   njol.   ^  in  "Bologna    ló^"].   4.    3.  W. 

Le  <vite  de"  pittori  ^  architetti ,  dal  pontijjcato  di  Gregorio  XIII. 
del  1572.  in^no  attempi  di  papa  Urbano  ottano  nel  1^4 2.  fcrttte  da 
Gio.   'taglione  Romano.    In  %oma    16 ^2.   4. 

Le  maraviglie  deW  arte  ^  ouero  le  <vite  de  gV  illujlri  pittori  Veneti  y 
e  dello  flato ,  00»^  fono  raccolte  le  opere  tnjtgni  ,■  i  cojiumt ,  Z5'  t  ritratti 
loro  ^  con  la  narratione  delle  hijìorie  ^  delle  favole,  e  delle  moralità  da 
quelli  dipinte^  defcritte  dal  cavalier  Carlo  l^dolf.  In  Venetia  1^48.  par- 
te prima  ,  parte  feconda  . 

Vita  di  Michelagnolo  Buonarroti  raccolta  per  Afcanio  Condivi  de  la 
T^lpa   Tranfone  .    In  %oma    I  5  5  3  •   4. 

"Breve  compendio  della  vita  del  famofo  Titiano  Vecellio  di  Cadore  ca^ 
fvalliere  e  pittore ,  ton  V  arbore  della  fua  «vera  confanguinità .  In  Venetia 
1622.  4. 

Il  Junerale  d'  Agojìin  Caraccio  fatto  in  Bologna  fua  patria  da  gì  In- 
caminatt  accademici  del  difegno  .  In  "Bologna    itfoj.   4. 

Le  bellei.'z.e  di  Fiorenoca ,  dove  a  pieno  di  pittura ,  di  fcultura ,  dt 
facri  tempii ^  di  palaz,%i,  i  più  aobili  artifi'z^it  e  più  prex,iofi  fi  contengono, 
fritte  da  M.  Francefco  Bocchi .    In  Fiorenz,a    1 5  9  1 .   8 . 

Eccellem,a  della  fiatua  del  fan  Giorgio  di  "Donatello  fcultore  Fioren- 
tino^ pojìa  atlla  faccia  di  fuori  d'  Or  fan  Michele,  fritta  da  M.  Francef- 
co "Bocchi,  dove  fi  tratta  del  e 0 fiume ,  della  vivacttk ,  e  della  hellez.%.a  di 
detta  fatua ,    In  Fioreni^a    1584.   8. 

'Xagionament't  del  fig.  Giorgio  Vafari  pittore  ^  architetto  Aretino  fo- 
pra  le  tnventtont  da  lut  dipinte  tn  Ftrent,e  nel  palax.ijo  dt  loro  alte'Zj'z.e  fe- 
reniffime ,  con  lo  illufìrijf  tS^  eccellentijf.  Jtgnor  don  Francefco  Medici  allo- 
ra prencipe  di  Firen'z.e,  tnfieme  con  la  inventione  della  pittura  da  lui  co- 
minciata nella  cupola .    I4  Firenz.e    1588.   4. 

Libro  della  pittura,  nel  quale  fi  fpiegano  i  fondamenti  e  la  pratica  di 
quell  '  arte ,  infeme  €on  le  vite  de  pittori  Italiani  e  Fiamenghi ,  fritto  e  Ram- 
pato in  lingua  Fiamenga  da  Carlo  Vanmander  pittore .  In  Amflerdam  1 6"  1 8 . 
Henrico  Teacham  nella  fua  opera  fritta  in  lingua  Inglefe,  (^  intito- 
lata :  Il  perfetto  gentilhuomo ,  impiega  la  metà  del  libro  a  ragionare  della 
pittura  .    In  Londra    I  (!^  3  4.   4. 

La  maniera  di  preparar  ogni  forte  di  colori ,  libro  frìtto  m  lingua 
Todefca  da  Valentino  Bolgen  da  'Kufach .   In  Francofort    1)62.    8. 

Tietro  Maria  Canepario  da  Crema  nel  fuo  libro  Latino  intitolato  : 
"De  atramentis ,  dichiara  le  maniere  di  far  ogni  forte  di  colori .  In  Venetia 
161^.  4. 


TRATTATO 

DELLA    PITTURA 

V  I 

LIONARDO    DA    VINCI. 

!^ello  che  de^e  prima  imparare  il  gionjaììe .    C  A  P.   I. 

IL  giovane  deve  prima  imparare  profpettiva ,  per  le  mifurc  d'  o- 
gni  cofa  :  poi  di  mano  in  mano  imparare  da  buon  maeftro , 
per  aHuefarfì  a  buone  membra:  poi  dal  naturale,  per  confer- 
marfi  la  ragione  delle  cofe  imparate  :  poi  vedere  un  tempo  1'  opere 
di  mano  di  diverfi  maeftri ,  per  far  habito  di  mettere  in  pratica , 
òi  operare  le  cofe  imparate . 

^ale  Budio  deue  ejfere  ne  giovani .     GAP.    IL 

Lo  ftudio  de'  giovani ,  li  quali  defìderano  di  far  profìtto  nelle 
fcienze  imitatrici  di  tutte  le  figure  dell'  opere  di  natura ,  deve  cfferc 
circa  il  difegno  accompagnato  dall'  ombre  e  lumi  convenienti  al  fino 
dove  tali  figure  fono  collocate  . 

final  regola  fi  deve  dare  a  putti  pittori.    GAP.   IIL 

Noi  conofciamo  chiaramente  che  la  vifta  è  delle  veloci  opera-  . 
tioni  che  fiano ,  &  in  un  punto  vede  infinite  forme  i  nientedimeno 
non  comprende  fé  non  una  cofìi  per  volta.  Poniamo  caio:  Tu  let- 
tore guardi  in  occhiata  tutta  quelfa  carta  fcritta  ,  fubito  giudicherai 
quella  efier  piena  di  vane  lettere  :  ma  non  conofcerai  in  quel  tempo 
che  lettere  fiano  ,  ne  che  vogliano  dire  :  onde  ti  bifbgna  fare  à  pa- 
rola à  parola ,  verfo  per  verfo ,  à  voler  haver  notitia  d'  effe  lettere . 
Ancora  fé  vorrai  montare  all'  altezza  d'  un  edificio ,  converratti  falirc 
a  grado  à  grado,  altrimenti  fia  impolìibile  pervenire  alla  fiia  altezza. 
E  coli  dico  à  te  che  la  natura  ti  volge  a  quelt'  arte  .  Se  vuoi  haver 
vera  notitia  delle  forme  delle  cofe ,  comincierai  dalle  particole  di 
quelle ,  e  non  andare  alla  feconda ,  fé  prima  non  hai  bene  nella 
memoria ,  e  nella  pratica  la  prima .  E  fé  farai  altrimenti ,  getterai 
via  il  tempo ,  o  veramente  allungherai  affai  lo  ffudio  .  E  ti  ricordo 
che  impari  prima  la  diligenza  che  la  preflezza . 

A  Nott- 


1  TRATTATO  DELLA   PITTUP.A 

Noti'z.ia  del  giocane  difpo^o  alla  pittura ,    C  A  P.   I V. 

Molti  fono  gli  huomini  eh'  hanno  defìderio  &C  amore  al  dife- 
gno  ,  ma  non  difpofitione ,  e  quello  fia  conofciuto  ne'  putti ,  li  quali 
Tono  fenza  diligenza ,  ne  mai  finifcono  con  ombre  le  lor  cofe  = 

Trecetto  al,  pittore .    C  A  P-    V- 

Non  è  laudabile  il  pittore  che  non  fa  bene  Te  non  una  cola 
fola  ,  come  un'  ignudo ,  tefta ,  panni  ,  o  animali ,  o  paefì  ,  o  (ìmili 
particolari ,  imperoche  non  è  fi  grolTo  ingegno  ,  che  voltatofi  ad  una 
cofa ,  e  quella  Tempre  melTa   in  opera ,  non  la  faccia  bene . 

I>t  che  modo  denje  il  gioqja^e  procedere  nel  fuo  Jludto .    GAP.    V  L 

La  mente  del  pittore  C\  deve  del  continuo  trafmutarc  in  tanti 
difcorfi  quante  fono  le  figure  de  gì'  obbietti  notabili  che  dinanzi  gì* 
apparifcono,  &  à  quelle  fermare  il  pafib,  e  notarle,  e  far  fopra  elTc 
regole ,  confiderando   il   luogo ,  le  circollanze ,  i  lumi  <3>C  ombre . 

J)el  modo  di  Jìudiare ,    GAP.    VIL 

Studia  prima  la  fcienza  ,  e  poi  feguita  la  pratica  naca  da  cffa 
{cienza.  Il  pittore  deve  ftudiare  con  regola  ,  e  non  lafciar  cofa  che 
non  fi  metta  alla  memoria ,  e  vedere  che  differenza  è  fra  le  mem- 
bra de  gì'  animali ,  e  le  loro  giunture . 

^'vnjertimento  al  pittore.    GAP.  VI  IL 

Il  pittore  deve  efTere  univerfiile  e  fblitario ,  e  confiderare  ciò 
che  elfo  vede  ,  e  parlar  con  feco ,  eleggendo  le  parti  più  eccellenti 
delle  fpecie  di  qualunque  cofa  che  egli  vede ,  facendo  à  fimilitudine 
dello  fpecchio ,  il  quale  (\  trafmuta  in  tanti  colori ,  quanti  fon  quelli 
delle  cofe  che  fé  gli  pongono  dinanzi ,  e  facendo  cofi  lui ,  parrà 
^flere  feconda  natura, 

Trecetto  del  pittore  uni^erfale  .     C  A  P.  I X. 

Quello  non  fia  univerfalé  che  non  ama  egualmente  tutte  \t 
cofe  che  fi  contengono  nella  pittura  :  come  fé  ad  uno  piacciono  li 
paefi ,  cffo  ftima  di  effere  di  femplice  inveftigazione ,  come  diiTe  il 
noftro  Botticello ,  che  tale  ftudio  era  vano ,  perche  col  (blo  gettare 
una  fpunga  piena  di  diverfi  colori  à  un  muro ,  elTa  lafciava  in  detto 

muro 


DI   LIONARDO    DA  VINCI.  5 

muro  una  macchia ,  dove  fi  vedeva  un  pacfc .  Egli  è  ben  vero  che 
il  vedono  varie  inventioni  di  ciò  che  1'  huomo  vuol  cercare  in  quel- 
la ,  cioè  telle  d'  huomini ,  diverfi  animali ,  battaglie  ,  fcogli ,  mari , 
nuvoli,  boichi,  e  fìmil  colè,  e  tà  come  il  fuono  delle  campane,  il 
quale  fi  pub  intendere  che  dica  quello ,  che  à  te  pare .  Coli ,  anco- 
ra che  elTe  macchie  ti  diano  inventionc ,  elTc  non  t'  infegnano  finir 
alcun  particolare  ,  e  quefto  tal  pittore  fece  triftifiimi  paefi . 

Come  il  pittore  dc'v  ejfere  unì'verfale  .    C  A  P.    X. 

Tu,  pittore,  il  quale  vuoi  efTcre  univerfalc ,  e  piacere  a  divcrfi 
giudizi) ,  farai  in  un  medefimo  componimento  che  vi  fiano  cofe  di 
grand'  ofcurità  ,  e  di  gran  dolcezza  d' ombre ,  facendo  però  note  le 
caufc  di  tal  ombre  e  dolcezza . 

Precetto  al  pittore.    CAP.    XL 

Quel  pittore  che  non  dubita ,  poco  acquifia ,  quando  l' opera 
fupcra  il  giuditio  dell'operatore,  cfio  operante  poco  acquifta,  e  quan^ 
do  il  giuditio  fiipera  l'opera,  c(Ta  opera  mai  non  finifcc  di  miglio- 
rare ,  fé  r  avaritia  non  l' impedifce . 

Trecettq  com^  fopra .    CAP.    XII- 

Il  pittore  deve  prima  affuefar  la  mano  col  ritrar  difegnl  dì 
buoni  maeftri ,  e  fatta  detta  alTuefattione ,  col  giuditio  del  fuo  pre- 
cettore ,  deve  poi  alìuefarfi  col  ritrar  cofè  di  rilievo  buone ,  con 
quelle  regole   che  del  ritrar  rihevo  fi  dirà . 

Precetto  dello  fcbii.'z.ar  hifìorie  e  figure .    CAP.    XIII. 

L' abbozzar  dell'  hifloric  fia  pronto ,  &  il  membrificar  non  fia 
troppo  finito .  Sta  con  attentione  folamente  à  fiti  d' elfe  membra ,  le 
quali  poi  a  beli'  agio ,  piacendoti ,  potrai  finire  . 

Del  corregger  gt  errori,  che  tu  fcuopri .    CAP.    XIV. 

Ricordo  à  te ,  pittore ,  che  quando  per  tuo  giuditio ,  o  per  al- 
trui avvifo  ,  fcuopri  alcun  errore  nell'opere  tue,  che  tu  le  ricorreg- 
ga, accioche  nel  publicar  tal' opere ,  tu  non  publichi  inficmc  con 
quelle  la  materia  tua.  Et  non  ti  fcufare  da  te  medefimo,  perfua- 
dentoti  di  reftaurare  la  tua  infamia  nella  fucccdente  tua  opera,  per- 
che la  pittura  non    muore    mediante    la    fua  cieatione;,   come  fa    )a, 

A  2  Hiufi- 


4  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

mufìca  ,  ma  lungo  tempo  dura  ,  &  il  tempo  darà  tc(Hmonianza  dell' 
ignoranza  tua.  E  fé  tu  ti  fcuferai  d'havere  a  combattere  con  la  ne- 
cefFità  ,  e  di  non  haver  tempo  a  fìudiare ,  è  farti  vero  pittore ,  non 
incolpare  fé  non  te  medefìmo ,  perche  fblo  lo  fludio  della  virtù  è 
pafto  dell'  anima  e  del  corpo  ,  Quanti  fono  li  fìlofbfì  che  fono  nati 
ricchi ,  e  perche  non  l' impediflero  le  ricchezze ,  le  hanno  lafciate . 

Pel  giudtùo.    GAP.    XV, 

Nìuna  cofa  è  che  più  e'  inganni  eh  il  noftro  giuditio  in  dar 
lentenza  alle  noftre  operationi ,  e  più  ti  varranno  i  biafìmi  de'  ni  mi- 
ci ,  che  de  gì'  amici  le  fentenze  ,  perche  gì'  amici  fono  una  medefl- 
ma  cofa  con  teco ,  e  coli  ti  polTono  col  tuo  giuditio  ingannare .. 

Modo  dt  dejìar  Y  uigegno  a  <varie  ttì'ventwnt  .    GAP.    XVL 

Non  refterò  di  mettere  in  quefte  precetti  una  nuova  invcntionc 
«li  fpeculatione ,  la  quale ,  benché  paia  piccola ,  e  quafì  degna  di  rilb , 
nondimeno  è  di  grand'  utilità  à  deftar  l' ingegno  à  varie  inventioni , 
e  quefto  è  :  Se  riguarderai  in  alcuni  muri  imbrattati ,  o  pietre  di  va- 
rij  mifchi ,  potrai  qviivi  vedere  l' inventione  e  fìmilitudine  di  diverlì 
paefì ,  diverfe  battaglie  ,  atti  pronti  di  figure ,  forane  arie  di  volti , 
&  habiti ,  e  infinite  altre  cofe  j  perche  nelle  cofe  confufe  1'  ingegno 
iì  defta  a  nuove   inventioni . 

'Dello  Jìndiare    iy}Jìm  quando  tu  ti  dejì't ,    o  prma  che  tu 
t  addomi em'i  allo  fcuro  .    GAP.    XVH. 

Ancora  ho  provato  efTere  di  non  poca  utilità  ,  quando  ti  trovi 
allo  fcuro  nel  letto ,  andar  con  l' imaginativa  ripetendo  li  lineamenti 
fuperfìciali  delle  forme  per  l' addietro  Ifudiate ,  o  altre  cofe  notabili 
di  fottile  fpeculatione  :  &c  a  queflo  modo  fi  confermano  le  cofe 
comprefè  nella  m.emoria. 

Che  Jt  denje  prima  imparar  la  ddigeni^a  che  la  prefìa  pratica . 

GAP.    XVIIL 

Quando  vorrai  far  buono  &  utile  ftudio ,  ufa  nel  tuo  difegna- 
re  di  fare  adagio ,  e  giudicare  infra  i  lumi ,  quali  e  quanti  tengono 
il  primo  grado  di  chiarezza  i  e  coli  infra  1'  ombre ,  quali  fiano  quel- 
le che  fono  più  fcure  che  l' altre ,  &  in  che  modo  fi  mefcolano  in- 
*  {ieme ,  e  la  qualità  ,  e  paragonare  1'  una  con  1'  altra ,  &:  i  lineamenti 
a    che    parte    s'  indrizzano ,    e    nelle    linee    quanta    parte    deve    ef- 

fere 


DI   LIONARDO   DA  VINCI.  5 

ibe  per  1'  uno  e  per  1'  altro  verfo ,  e  dove  o  più  o  meno  evi- 
dente ,  e  cofi  larga  o  iettile ,  Ck  in  ultimo ,  che  le  tue  ombre  e 
lumi  lìano  uniti  fenza  tratti  o  fegni ,  a  ulb  di  fumo  :  e  quando  ba- 
rai fatto  r  ufo  e  la  mano  a  quella  diligenza ,  ti  verrà  fatta  la  pra- 
tica preilo  ,   che  tu   non  tea'  avvederai . 

Come  il  pittore  (ie^i/  ejjer  <vngo  d'  udtr  il  giudttto   d'  og;i  uno  . 

GAP.    XIX, 

Certamente  non  deve  ricufare  il  pittore ,  mentre  eh'  ei  difegna 
o  dipinge ,  il  giuditio  di  ciaituno ,  perche  noi  conofciamo  che 
r  huomo ,  benché  non  fìa  pittore  ,  haurà  notitia  delle  forme  dell'  huo- 
r^9  )  5.'  egli  e  gobbo ,  Te  ha  gamba  grolTa ,  o  gran  mano ,  s'  egli  è 
zoppo ,  o  ha  altri  mancamenti .  E  le  noi  conofciamo  gì'  huomini  po- 
ter giudicare  1'  opere  della  natura ,  quanto  maggiormente  potranno 
giudicare  i  noflri  errori . 

Che  t  huomo  non  Jt  derue  fida?  tanto  di  fé ,  che  non  'vegga  dal 

naturale .    GAP.    XX. 

Quello  che  fi  dà  ad  intendere  di  poter  rifcrbare  in  fé  tutti  gì* 
effetti  della  natura,  s'inganna,  perche  la  memoria  noftra  non  è  di 
tanta  capacità  :  però  ogni  cofa  vedrai  dal  naturale . 

Velie  'varietà  delle  figure  ,     CAP,   XXI. 

Il  pittore  deve  cercare  d'  effere  univerfale ,  perche  gli  manca 
aflai  dignità,  fé  fa  una  cofa  bene,  e  l'altra  male:  come  molti  che 
Iblo  fludiano  nell'  ignudo  mifurato ,  e  proportionato  ,  e  non  ricerca- 
no la  fua  varietà ,  perche  può  elTere  un  huomo  proportionato  ,  Ck 
effer  grolTo ,  e  corto ,  e  longo ,  e  fottile  ,  e  mediocre  ,  e  chi  di  que- 
lla varietà  non  tien  conto ,  fa  fcmpre  le  flie  figure  in  {lampa ,  il 
che  merita  gran  riprenfione . 

DeUeJfere  uninjerfale .    CAP.   XXIL 

Faci!  coHi  e  all'  huomo  che  sa  ,  farfl  univerfale  ,  impe roche  tut- 
ti gl'animali  terreihi  hanno  fìmilitudine  di  membra,  cioè  mufcoli, 
Jiervi ,  &  olTìi ,  e  nulla  fi  variano ,  fé  non  m  lunghezza ,  overo  in 
groflczza ,  come  farà  dimoftrato  nell'  anatomia .  De  gli  animali  d'  ac- 
qua ,  che  fono  di  molta  varietà ,  non  perfuadcrò  il  pittore  che  vi 
faccia  regola. 


6  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

T)t  Quelli  che  tifarlo  la  pratica  fenica  la  diligen'z.a ,  onjero  Jctenz.a . 

GAP.    XXIIL 

Quelli  che  s  innamorano  della  pratica  fenza  la  diligenza  ,  overo 
fcienza ,  per  dir  meglio  ,  fono  corne  i  nocchieri  eh'  entrano  in  mare 
fopra  nave  fenza  timone  o  buffola ,  che  mai  non  ha,nno  certezza  do- 
ve fi  vadino  .  Sempre  la  pratica  deve  eflere  edificata  fopra  la  buona 
teorica ,  della  quale  la  profpettiva  è  guida  ,  e  porta  :  e  fenza  quella 
niente  fi  fa  bene  ,  cofi  di  pittura ,  come  in  ogn  altra  profefTionc , 

7)el  non  imitare  f  un   f  altrQ  pittore .    C  A  P.    XXIV, 

Un  pittore  non  deve  rnai  imitare  la  maniera  d'  un  altro ,  per- 
che farà  detto  nipote  e  non  figlio  della  natura  5,  perche  eflendo  le 
cofe  naturali  m  tanto  larga  abbondanza ,  più  torto  fi  deve  ricorrere 
ad  efla  natura ,  che  alh  maeftri ,  che  da  quella  hanno  imparato . 

!Pel  r tirar  dal  naturalt -    GAP.    XXV, 

Quando  hai  à  ritrarre  dal  naturale ,  fìà  lontano  tre  volte  la 
grandezza  della  cofa  che  tu  ritrai,  e  farai,  che  quando  tu  ritrai,  o 
che  tu  muovi  alcun  principio  di  linea ,  che  tu  guardi  per  tutto  il 
corpo  che  tu  ritrai ,  qualunque  co/a  fi  fcontra  per  la  dnttura  della 
principale    linea , 

A'wert'tmento  al  pittore ,     GAP.    XXVI. 

Nota  bene  nel  tuo  ritrarre ,  come  infra  1'  ombre  fono  ombre 
infenfibili  d'  ofcurità  e  di  figura ,  e  quefto  i]  prova  per  la  terza ,  che 
dice ,  che  le  fuperfitie  globulente  fono  di  tante  varie  ofcurità  e  chia^ 
rezza ,  quante  fono  le  varietà  dell'  ofcurità  e  chiarezze  che  gli  ftannQ 
per  obbietto  . 

Cor/ie    de^ce    ejfere    alto    il   lume    da    rttrar    dal    naturale . 

GAP.  XXVII. 

Il  lume  da  ritrarre  di  naturale  vuol*  enfere  à  tramontana ,  accio 
non  faccia  mutatione  :  e  fé  lo  fai  à  mez,zo  dì ,  tieni  finellre  impan- 
nate ,  accioche  il  fole  illuminando  tutto  il  giorno  non  faccia  muta- 
tione .  L' altezza  del  lume  deve  effere  in  modo  fituato ,  che  ogni 
corpo  faccia  tanto  lunga  f  ombra,  fua  per  terra ,  quanto  è  la  fua 
altezza . 

$ua^ 


DI   LIONARDO    DA    VINCI.  7 

Slualt   lumi  Jt  denjono   ele^^eve  fer  ritrar  le  figure  de  corpi , 

GAP.   XXVIII. 

Le  figure  di  qualunque  corpo  fi  conftnngono  à  pigliar  quel  lu- 
me nel  quale  tu  fingi  eflere  efie  figure  :  cioè  fé  tu  fingi  tali  figure 
in  campagna ,  elle  fon  cinte  di  ^ran  fbmmltà  di  lume ,  non  vi  eC- 
fendo  il  fole  fcoperto  >  &  Ce  il  fole  vede  dette  figure,  le  fuc  ombre 
fiiranno  molto  ofcure  ,  rifpetto  alle  parti  alluminate  ,  e  faranno  ombre 
di  termini  efpediti ,  cofi  le  primitive ,  come  le  derivative ,  e  tali 
ombre  faranno  poco  compagne  de'  lumi ,  perche  da  tal  Iato  allumina 
r  azzurro  dell'  aria ,  e  tinge  di  fé  quella  parte  eh'  ella  vede  s  e  quefto 
affai  fi  manifefìa  nelle  cofe  bianche:  e  quella  parte  eh' è  alluminata 
dal  fole ,  fi  dimoflra  partecipare  del  colore  del  fole  ,  e  quello  ve- 
drai molto  fpeditamente  ,  quando  il  fole  cala  all'  occidente  ,  infra  i 
roffori  de'  nuvoli ,  fi  che  efl^i  nuvoli  fi  tingono  del  colore  che  allu- 
mina :  il  qual  roffore  de'  nuvoli ,  infieme  col  roffore  del  fole ,  fa  rof- 
feggìare  ciò  che  piglia  lume  da  loro  :  e  la  parte  de'  corpi ,  che  non 
vede  elfo  roffore ,  refta  del  color  dell*  aria  >  e  chi  vede  tai  corpi , 
giudica  che  fieno  di  due  colori  :  e  da  queflo  tu  non  puoi  fuggire , 
che  moflrato  la  caufa  di  tali  ombre  e  lumi,  tu  non  le  facci  partici- 
panti  delle  predette  caufe  ,  fé  non  1'  operation  tua  è  vana  e  falfa . 
E  fé  la  tua  figura  è  in  cafa  ofcura  ,  e  tu  la  vegga  di  fuora  ,  quefì:a 
tal  figura  havrà  1'  ombre  sfumate  ,  flando  tu  per  la  linea  del  lume  , 
e  quella  tal  figura  havrà  gratia ,  e  farà  honore  al  fuo  imitatore ,  per 
efler  lei  di  gran  rilievo ,  e  1'  ombre  dolci  e  sfumofe ,  e  maflTime  in 
quella  parte  dove  manco  vedi  f  ofcurità  deU'  habitatione ,  imperoche 
quivi  fono  1'  ombre  quafi  infenfibili ,  e  la  cagione  farà  detta  al  fuo 
luogo . 

J)elle  qualità  del  lume  per  ritrar  rilienji  naturali ,  0  finti . 

GAP.   XXIX. 

Il  lume  tagliato  dall'  ombre  con  troppa  evidenza  è  fbmmamen- 
te  biafimato ,  onde  per  fuggir  tale  incoveniente ,  fé  farai  li  corpi  in 
campagna  aperta ,  farai  le  figure  non  alluminate  dal  fole ,  ma  fingi 
alcuna  quantità  di  nebbia ,  o  nuvoli  tranfparenti ,  efiTere  interpofiti 
infra  1' obbietto  &  il  fole,  onde  non  effendo  la  figura  dal  fole  efpedita, 
non  faranno  efpediti  i   termini    dell'ombre   con  quelle  de  lumi. 

Del  ntrar  gt  ignudi .    GAP.    XXX. 

Quando  ritrarrai  gì'  ignudi ,  fa  che  fempre  li  ritragghi  interi  , 
e  poi  finifci  quel  membro  che  ti  par  migliore ,  e  quello  con  1'  altre 
membra  metti  in  pratica,   altrimenti  fareftì  ufo  di  appiccar  mai  bene 

le 


8  TRATATTO    DELLA   PITTURA 

le  membra  infieme  :  e  non  ufar  mai  far  la  tefta  volta  dove  è  il  pet- 
to ,  ne  il  braccio  andare  come  la  gamba  ;  e  fé  la  tefta  lì  volta  alla 
fpalla  deflra ,  fa  le  Tue  parti  più  balte  del  lato  fìniftro  che  dell'  al- 
tro :  &  fé  fai  il  petto  infuori ,  fa  che  voltandofi  la  tefta  fu  '1  lato 
lìniftro ,  le  parti  del  lato  deftro  fieno  più  alte  che  le  finiftre . 

Del  ritrarre  di  rilievo  fìnto  ,  o  del  naturale .    GAP.    X X X L 

Colui  che  ritrac  di  rilievo  ,  fi  deve  acconciare  in  modo  tale  , 
che  r  occhio  della  figura  ritratta  fia  al  pari  di  colui  che  ritrae . 

Modo  di  ritrarre  un  /ito  corretto.    GAP.    XXXIL 

Habbl  un  vetro  grande  come  un  mezzo  foglio  di  carta  reale , 
e  quello  ferma  bene  dinanzi  à  gì'  occhi  tuoi ,  cioè  tra  gV  occhi  e 
quella  cola  che  tu  vuoi  ritrarre  ,  e  poi  ti  poni  lontano  con  l' occhio 
al  detto  vetro  due  terzi  di  braccio ,  e  ferma  la  tefta  con  un  inftru- 
mento ,  in  modo  che  non  la  polTi  muovere  punto .  Di  poi  ferra  e 
cuopriti  un  occhio,  e  col  pennello,  o  con  il  lapis,  fegna  su'l  vetro 
quello  che  di  là  appare,  e  poi  lucida  con  la  carta  tal  vetro,  e  fpol- 
verizzandola  fopra  una  carta  buona ,  dipingela ,  fé  ti  piace ,  ufando 
bene  di  poi  la  profpettiva  aerea , 

Come  Jt  denjono  ritrar  li  paejì.    GAP.    XXXIIL 

Li  pacfi  fi  debbon  ritrarre  in  modo  che  gì'  alberi  fiano  mezzi 
alluminati ,  e  mezzi  ombrati  :  ma  meglio  è  farli  quando  il  fole  è 
mezzo  occupato  da  nuvoli ,  che  all'  hora  gì'  alberi  s' alluminano  dal 
lume  univerfàle  del  cielo ,  e  dall'  ombra  univerlàle  della  terra ,  e 
quefti  fon  tanto  più  ofcuri  nelle  lor  parti ,  quanto  elle  parti  fono 
più  vicine  alla  terra. 

Del  ritrarre  al  lume  dt  candela .     GAP.    XXXIV. 

A  qucfto  lume  di  notte  fia  interpofto  il  telaro ,  o  carta  lucida, 
o  fenza  lucidarla,  ma  folo  un  interfoglio  di  carta  fottile  cancellarefca , 
e  vedrai  le  tue  ombre  non  terminate . 

In    che    modo  jt    dehha    ritrarr  un    'volto  ,    <•  dargli  gratta , 
ombra ,  e  lumi .    GAP.     XXXV. 

GrandilTima  gràtia  d' ombre  e  di  lumi  s' ag^iugne  alli  vifi  di 
quelli  che  feggono  nella  parte  di  quelle  habitazioni  che  fono  ofcure, 

che 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  ^ 

che  gì*  occhi  del  riguardante  vedono  la  parte  ombrofa  di  tal  vifo  cC- 
fere  ofcurata  dall'  ombre  della  predetta  habitatione ,  e  vedono  alla 
parte  illuminata  del  medelìmo  vifo  aggiunto  la  chiarezza  che  vi  dà 
lo  fplendorc  dell'aria:  per  la  quale  aumentatione  d'  ombre  e  di  lu- 
mi il  vifo  ha  gran  rilievo ,  e  nella  parte  alluminata  1'  ombre  quafi 
infenfibili;  e  di  quefta  rapprefentatione  e  aumentatione  d'  ombre  e 
di  lumi  il  vifo  acquifta  aliai  di  bellezza. 

J)d  lume  (ioi'f  fi  ritrae  V  mcarnaùone  dell'i  'volù ^  e  Ignudi. 

GAP.     XXXVI. 

Qucfta  habitationc  vuol'  efTerc  fcopcrta  all'  aria ,  con  le  pareti 
di  colore  mcarnato ,  e  li  ritratti  fi  faccino  di  ftate ,  quando  li  nu- 
voli cuoprono  il  fole:  o  veramente  farai  le  pareti  meridionali  tant* 
alte ,  che  li  raggi  del  fole  non  percuotine  le  pareti  fettcntrionali , 
acciocché  li  fiioi  raggi  riflefTì  non  guaftino  X  ombre . 

Del  rttrar  figure  per  V  hifiorle  .     GAP.    XXXVI L 

Sempre  il  pittore  deve  confiderarc  nella  parete ,  la  quale  ha 
da  hirtoriare ,  1*  altezza  del  fito  dove  vuole  collocare  le  Tue  figure , 
e  ciò  che  lui  ritrae  di  naturale  a  detto  propofito ,  e  flar  tanto  con 
r  occhio  più  baffo  che  la  cofa  che  egli  ritrae ,  quanto  detta  cofa  fia 
mciTa  in  opera  più  alta  che  l' occhio  del  riguardante ,  altnmentc 
r  opera  fiaa  farà  reprobabile . 

Ter  rhrar  un  ignudo  dal  naturale ,  o  altro .     GAP.    XXXVIII. 

Ufa  di  tenere  in  mano  un  filo  con  un  piombo  pendente,  per 
vedere  li  fcontri  delle  cofe , 

Mtfiire  e  comparttmentt  della  fiatua .     GAP.    XXXIX. 

Dividi  la  tcfta  in  dodici  gradi,  e  ciafcun  grado  dividi  in  I2. 
punti  ,  e  ciafcun  punto  in  I2.  minuti,  ài.  i  minuti  in  minimi,  òi 
1  minimi  in  femiminimi. 

Co»3e    il    pittore   fi  de<ve    acconciar    al    lume    col  fiio    riltenja . 

GAP.     XL 

A.  B.  {Fig.  I.)  fia  la  fineftra ,  M.  fia  il  punto  del  lume,  dico 
che  in  qualunque  parte  il  pittore  fi  flia,  che  egli  ftarà  bene,  pur 
che  r  occhio   Itia   infra  la  parte    ombrofii    e   la   luminofa    del    corpq 

B  che 


IP  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

che  fi  ritrac:  il  qual  luogo  troverai  ponendoti   intra    il    punto  M.  e 
la  divisone  che  fa  l'ombra  dal  lume  fopra  il  corpo  ritratto. 

T)ella  qualità  del  lume.     GAP.     XLL 

Il  lume  grande  e  alto,  e  non  troppo  potente,  farà  quello  che 
renderà  le  particole  de'  corpi  molto  grate . 

T>ell*  inganno   che  fi    rìcenje   nel  gtuditto    delle   memhrt^, 

GAP.     XLIL 

Quel  pittore  che  havrà  goffe  mani ,  le  farà  {ìmili  nelle  Tue  opq- 
rc,  e  cofì  gì'  interverrà  in  qualunque  membro,  Te  il  lungo  ftudio 
non  glielo  vieta .  Però  ogni  pittore  deve  guardare  quella  parte  che 
ha  più  brutta  nella  flia  perfona ,  e  a  quella  con  ogni  ftudio  far  buoq 
riparo , 

Che  fi  de<ve  fi^per  V  intrinfeca  forma  dell'  huomo. 
GAR     XLIIL 

Quel  pittore  che  havrà  cognitione  della  natura  de'  nervi,  muf- 
coli,  e  lacerti,  faprà  bene,  nel  muover  un  membro,  quanti  e  quali 
nervi  ne  lìano  cagione ,  e  qual  mufcolo  fgonfìando  è  cagione  di  far 
fcortare  elfo  nervo ,  e  quali  corde  convertite  in  fottililTime  cartilagini 
ravolgono,  e  circondano  detto  mufcolo:  e  non  farà  come  molti,  che 
in  diverfi  atti  Tempre  fanno  dimoftrare  quelle  medefìme  cofe  in  brac-^ 
eia,  fchiene,  petti,  &  altri  mufcoh . 

l)el  difetto  del  pittore.     GAP.    XLIV, 

GrandifTimo  dififetto  è  del  pittore  ritrarre  overo  replicare  li  me- 
defimi  moti,  e  medefìme  pieghe  di  panni  in  una  medefìma  hilì;oria, 
e  far  fomigliar  tutte  le  teff  e  1'  una  con  1'  altra . 

'Precetto  y  perche  il  pittore  non   s  inganni  nelV  elettione  della  figura 
in  che  fk  hahito.     GAP.    XLV. 

Deve  il  pittore  far  la  fua  figura  fopra  la  regola  d' un  corpo 
naturale ,  il  quale  comunemente  fìa  di  proportione  laudabile  i  oltre 
di  queflo  far  miflu"are  fé  medefìmo  &  vedere  in  che  parte  la  fua 
perfona  varia  affai ,  o  poco ,  da  quella  antedetta  laudabile  :  e  fatta 
quella  notitia  deve  riparare  con  tutto  il  fuo  ftudio ,  di  non  incorre- 
re ,  ne  medefìmi  mancamenti  nelle  figure  da  lui  operate ,  che  nella 
perfona  fua  ritrova:    e  con  queffo  vitio  ti  bifogna  fommamente   pui 

gna. 


DI    LIONARDO   DA   VINCI.  n 

gnarc ,  conciofiach'  egli  è  mancamento,  eh' è  nato  infìeme  col  giu- 
ditio  :  perche  1'  anima  è  maeftra  del  tuo  corpo  e  quello  del  tuo  pro- 
prio giuditio,  e  che  volentieri  ella  fi  diletta  nell'  opere  fimili  à  quel- 
le ,  che  elTa  operò  nel  comporre  il  tuo  corpo  :  e  di  qui  nafce  ,  che 
non  è  fi  brutta  figura  di  femmina,  che  non  trovi  qualche  amante,  fé 
già  non  fulTe  monilruofà ,  e  in  tutto  quello  habbi  avvertimento 
gran  di  (Timo. 

Dtjfetto  de  pittori  che  ritraggono  una  cofa  di  rilienjo  in   cafa  a  un   lume ,    e 
poi  la  mettono  in  campagna  a  un  altro  lume.     GAP.    XLVI. 

Grand'  errore  è  di  quei  pittori ,  li  quali  ritraggono  una  cofa  di 
rilievo  a  un  lume  particolare  nelle  loro  cafe ,  e  poi  mettono  in  o- 
pera  tal  ritratto  à  un  lume  univerfàle  dell'aria  in  campagna,  dove 
tal'  aria  abbraccia  &  allumina  tutte  le  parti  delle  vedute  a  un  me- 
defimo  modoi  e  cofi  coftui  fa  ombre  ofcurc,  dove  non  può  eflere 
ombra  i  &  fé  pure  ella  vi  è ,  è  di  tanta  chiarezza ,  eh'  ella  è  imper- 
cettibile: e  eofi  fanno  li  riflefli,  dove  è    impoiTibilc  quelli  elTer  veduti. 

Velia  pittura^  e  [uà  di'vijìone.      GAP.    XLVII. 

Dividefi  la  pittura  in  due  partì  principali ,  delle  quali  la  prima 
è  figura ,  cioè  la  linea  che  diftinguc  la  figura  de"  corpi ,  e  loro  par- 
ticole i  la  feconda ,  è   il    colore    contenuto    da  efli    termini  • 

Figura ,  e  fua  diijijlone  .     C  AP,    X  LV III. 

La  figura  de*  corpi  fi  divide  in  due  altre  parti ,  cioè  proportio- 
nalità  delle  parti  infra  di  loro ,  le  quah  fiano  corrifpondenti  al  tutto , 
&  il  movimento  appropriato  all'  accidente  mentale  della  cofa  viva  che 
fi  move. 

Trop9rttone   di  membra  .     GAP.    X  L I X. 

La  proportione  delle  membra  fi  divide  in  due  altre  parti ,  cioè 
cqualità,  e  moto.  Equalità  s'intende,  oltre  alle  mifiire  corrifpondenti 
al  tutto ,  che  non  mefcoli  le  membra  de  giovani  con  quelle  de'  vec- 
chi,  ne  quelle  de'  graffi  con  quelle  de  magri,  ne  le  membra  leggia- 
dre con  le  inette  e  pigre:  &  oltre  di  quefto  che  non  facci  alli  maf- 
chi  membra  femminili  in  modo  che  1'  attitudini  overo  movimenti  de' 
vecchi  non  fiano  fatti  con  quella  mcdcfima  vivacità  che  quelli  de' 
giovani,  ne  quelli  d'una  femmina  come  quelli  d'un  mafchio:  facen- 
do che  li  movimenti ,  e  membri  d'  un  gagliardo  fiano  tali ,  che  in 
effe  membra  dimoftrino  effa  valetudine. 

B   2  Vell't 


12  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

T^elli  monjimenù  j  e  delle  operaùom  <varie .     CAP.    L. 

Le  figure  de  gì*  huomini  habbino  atto  proprio  alla  loro  opcra- 
tione  in  modo  che  vedendoli  tu  intenda  quello  che  per  loro  fi  pen- 
fa  ò  dice ,  li  quali  faran  bene  imparati  da  chi  imiterà  li  moti  de 
mutoli,  li  quali  parlano  con  i  movimenti  delle  mani,  de  gl'occhi, 
delle  ciglia,  e  di  tutta  la  perfona,  nel  volere  efprimere  il  concetto 
dell'  animo  loro .  Ne  ti  ridere  di  me ,  perche  io  ti  ponga  un  pre- 
cettore lenza  lingua ,  il  quale  ti  habbia  ad  infe^nar  quell'  arte  che 
coli  non  sa  fare  j  perche  meglio  t'  infegnerà  con  tatti ,  che  tutti  gì' 
altri  con  parole.  Dunque  tu,  pittore,  dell'una  e  dell'altra  fetta,  at- 
tendi, fecondo  che  accade,  alla  quahtà  di  quelh  che  parlano,  &  al- 
la natura  della  cofa  che  fi  parla. 

Che  fi  de'von  ftiggtre  i  term'wt  fpeditl .     CAP.     L  L 

Non  fare  li  termuii  delle  tue  figure  d'  altro  colore  che  del  pro- 
prio campo,  con  che  effe  figure  terminano,  cioè  che  non  facci  pro- 
fili ofcuri  mfra  il  campo  e  la  tua  figura. 

Che  nelle  co  fé  psciole  non  fi  <vedo»  gV  errori ,  come  nelle  grandi, 

CAP.   LIL 

Nelle  cofe  di  picciola  forma  non  fi  può  comprendere  la  qualità 
del  tuo  errore  come  dalle  grandi  i  e  la  ragione  è  ,  che  fé  quefta  co- 
fa  picciola  fia  fatta  a  fimilitudine  d'  un  huomo ,  o  d' altro  animale ,  le 
fue  parti  per  l' immenfa  diminutione  non  ponno  eflcr  ricercate  con 
quel  debito  fine  del  fì.io  operatore  che  fi  converrebbe  :  onde  non  ef- 
fendo  finita,  non  puoi  comprendere  li  fuoi  errori.  Riguarderai  per 
cfempio  da  lontano  un  huomo  per  fpatio  di  300.  braccia,  e  con 
diligenza  giudicherai  fé  quello  è  bello,  o  brutto,  s'  egli  è  monftruo- 
fo,  o  di  commune  qualità  i  Tedrai  che  con  fommo  tuo  sforzo  non 
ti  potrai  perfuadere  a  dar  tal  giuditio  i  e  la  ragione  è ,  che  per  la 
fopra  detta  diflanza  queft'  huomo  diminuifce  tanto ,  che  non  fi  può 
comprendere  la  qualità  delle  parti .  E  fé  vuoi  veder  ben  detta  dimi- 
nutione dell'  huomo  fopra  detto ,  ponti  un  dito  preffo  all'  occhio  un 
palmo,  e  tanto  alza  &  abbafia  detto  dito,  che  la  fua  fiiperiore  eftrc- 
mità  termini  fotto  la  figura  che  tu  riguardi ,  e  vedrai  apparire  un* 
incredibile  diminutione  :  e  per  quelfo ,  fpelTe  volte  fi  dubita  la  for- 
ma dell'  amico  da  lontano . 


Cerche 


DI  LIONARDO   DA  VINCI.  13 

Tercbe  Li  pittura  }ìon  può  })jai  parere  fpicccita  ,  come  le  cofe  }iatnrali  . 

GAP.     LUI. 

Li    pittori  ipcfle  volte  cadono  in   difperatione  del   loro   imitare  il 
naturale,  vedendo  le  lor  pitture  non  liaver  quel  rilievo,  e  quella  viva- 
cità, che  hanno  le  cofe  vedute  nello  fpecchio  ,  (■^/frf.iif'»?. 3 si.)  allegando  lo- 
ro haver  colon  che  di  gran  lunpa  per  chiarezza  e  per  ofcuntà  avanza^ 
no  la  qualità  de'  lumi  &;  ombre  della  cofa  veduta  nello  fpecchio  i   accu- 
lando in   quello  cafo   la  loro   ignoranza,    e    non   la    ragione,    perche 
non  la  conoicono  .    Impoflibile  è  che  la  cofa  dipinta  appanlca  di   tal 
rilievo,  che  il  adornigli  alle  cofe  dello  fpecchio,    benché    1' una    e  Y 
altra  iia  in  fua  fuperHcie,  (alvo  fé  fia  veduta  {blo  con  un  occhio  i   e 
la  ragione  è   queRa  :   I  due  occhi  che  vedono  una  cola,  dopo  l'altra, 
come  A.  B.   {Fig.  2.)  che  vedono  M    N.   la  M.  non  può   occupare   in- 
teramente N.  perche  la  bafe  delle  linee  vifuali  è  sì  larga ,   che    vede 
il  corpo  fecondo  dopo  il  primo.    Ma  fé  chiudi  un  occhio,  come  S.  il 
corpo  F.  occuperà  R.  perche  la  linea  vifuale  nafce  da  un  fol  punto, 
e  fa  bafe  nel  primo  corpo,    onde  il  fecondo  di  pari  grandezza    non 
fia  mai  veduto. 

Ter  che  t    capitoli  delle   figure  V  una  fapra  V  altra    è   cofa   da  fuggire. 

GAP.     LIV. 

Qucfto  univerfal'  ufo  il  quale  fi  fa  per  li  pittori  nelle  faccic  del- 
le capelle ,  è  molto  da  effere  ragionevolmente  biafimato ,  imperochc 
fanno  lì  un'  iftoria  in  un  piano  col  fuo  paefe  &  cdiHtij ,  poi  alzano 
un  altro  grado,  e  fanno  un  hiftoria ,  e  variano  il  punto  dal  primo, 
e  poi  la  terza  &  la  quarta ,  in  modo  che  una  facciata  fi  vede  fiuta 
con  quattro  punti ,  la  quale  è  fomma  ftoltitia  di  fimili  maeftri .  Noi 
(appiamo  che  il  punto  è  porto  all'  occhio  del  riguardatore  dell'  hifto- 
ria  :  e  fé  tu  volelTi  dire  :  come  ho  da  fare  la  vita  d'  un  fanto  com- 
partita in  molte  hil^orie  in  una  medefima  faccia.?  A  quefto  ti  rifpon- 
do,  che  tu  debba  porre  il  primo  piano  col  punto  all'  altezza  dell* 
occhio  de' riguardanti  d' effa  hil^oria,  e  nel  detto  piano  figura  la  pri- 
ma hiiloria  grande ,  e  poi  di  mano  in  mano  diminuendo  le  figure 
e  cafàmcnti  in  su  diverfi  colli  e  pianure ,  farai  tutto  il  fornimento 
d'  effa  hiftoria .  Il  refto  della  faccia ,  nella  fua  altezza ,  farai  alberi 
grandi  a  comparatione  delle  figure,  o  angeli,  fé  fullero  a  propofito 
dcir  hifforia ,  ovcro  uccelli,  o  nuvoli,  o  limili  cofe:  altrimenti  non 
ten' impacciare ,  che  ogni  tua  opera  farà  fiilfa. 


^aì 


14  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

^lual  pittura  jt  de^e  libare  in  far  parer   le  co  fé  più  fpiccate . 

GAP.     LV. 

Le  figure  alluminate  dal  lume  particolare  fono  quelle  che  moftra- 
no  più  rilievo ,  che  quelle  che  fono  alluminate  dal  lume  univerfale , 
perche  il  lume  particolare,  fa  i  lumi  riflenfi,  li  quali  fpiccano  le  fi- 
gure dalli  loro  campi ,  le  quali  rifleffioni  nafcono  dalli  lumi  di  una 
figura  che  rifalta  ncU'  ombra  di  quella  che  gli  ftà  d' avanti ,  e  l' allu- 
mina in  parte.  Ma  la  figura  polìia  dinanzi  al  lume  particolare  in 
luogo  grande  e  ofcuro  non  riceve  rifleffo,  e  di  quefta  non  fi  vede 
fé  non  la  parte  alluminata  :  e  quefta  è  fblo  da  effere  uHita  nell'  imi- 
tationi  della  notte ,   con  picciol  lume  particolare . 

fimi  '  è  più  di  dtfcorfo  C5*  uttUtci ,    o  il  lume  C5*  ombre  de  corpi , 
«  /;   loro  Uyieamenti .       GAP.    LV  L 

Lì  termini  delli  corpi  (òno  di  maggior  difcorfo  &  ingegno  che 
r  ombre  &  i  lumi ,  per  caufa  che  li  lineamenti  de  i  membri ,  che 
non  fono  piegabili ,  fono  immutabili ,  e  Tempre  fono  quei  medcfimi , 
ma  li  fiti  j  qualità ,  e  quantità  dell'  ombre  fono  infiniti . 

Memoria  che  Jt  fa  dalV  autore.      GAP.    LVIL 

Deferivi  quali  fiano  li  mufcoli ,  e  quali  le  corde ,  che  median- 
te diverfi  movimenti  di  ciafcun  membro  fi  fcuoprono  ,  o  fi  nafcon- 
dono ,  o  non  fanno  ne  l' uno  ne  \  altro  :  e  ricordati  che  quefta  tale 
attionc  è  importantiftima  apprefto  de'  pittori  e  fcultori ,  che  fanno  pro- 
feifione  de"  mufcoli.  Il  fimile  farai  d'un  fanciullo,  dalla  fua  natività 
infino  al  tempo  della  fiia  decrepità,  per  tutti  li  gradi  dell'  età  fija, 
&  in  tutti  defcriverai  le  mutationi  delle  membra  e  giunture ,  e  quali 
ingraftano  o  dimagrano. 

Trecetti  di  pittura.     GAP.     LVIII. 

Sempre  il  pittore  deve  cercar  la  prontitudine  ne  gì'  atti  naturali 
fatti  da  gì'  huomini  all'  improvifo ,  e  nati  da  potente  effe^tione  de* 
loro  affetti ,  e  di  quelli  far  brevi  ricordi  ne'  fuoi  libretti ,  e  poi  a 
fiioi  propofiti  adoperarli,  col  fare  ftare  un  huomo  in  quel  medefimo 
atto,  per  veder  la  qualità  &  afpetti  delle  membra  che  in  tal  atto 
fi  adoprano. 


Come 


DI   LIONARDO   DA  VINCI.  ij 

Come  la  pittura  de-je  ejfer  n)!jìa  da  una  fola  fiueflra .      GAP.    L I  X. 

La  pittura  deve  efler  vifta  da  una  (bla  fineftra ,  come  appare 
per  cagione  de'  corpi  coli  fatti .  E  fé  tu  vuoi  fare  in  un'  altezza  una 
palla  rotonda,  ti  biiogna  farla  lunga  à  iìmilitudine  d'un  uovo,  e  ftar 
tanto  in  dietro  eh'  ella  fcorciando  apparifca  tonda . 

Veir  ombre.      GAP.    LX. 

L'  ombre  le  quali  tu  difcerni  con  difìfìcultà ,  &  i  loro  termini 
non  puoi  conofcere,  anzi  con  confufb  giuditio  le  pigli  >  e  trasferirci 
nella  tua  opera,  non  le  farai  finite,  o  veramente  terminate,  fi  che 
la  tua  opera  fia  d' ingegnofa  rifblutionc , 

Coftje  fi  dehhono  figurare  i  putti .      GAP.    L  X I. 

Li  putti  piccioli  {{  debhon  figurare  con  atti  pronti  e  ftorti 
quando  feggono ,    e  nello  dar  ritti ,  con  atti  timidi  e  paurofi . 

Come  f  dehhono  fgurar  i  secchi ,     GAP.    L X 1 1. 

Li  vecchi  devono  elTer  fatti  con  pigri  e  lenti  movimenti,  e  le 
gambe  piegate  con  le  ginocchia,  quando  ftanno  fermi,  i  piedi  pari, 
e  diftanti  1'  un  dall'  altro ,  fiano  declinati  in  baffo ,  la  tefta  inanzi 
chinata,  e  le  braccia  non  troppo  diftefe . 

Come  fi  dehhono  fgurar  le  secchie  .     GAP.    L  X I II. 

Le  vecchie  fi  devon  figurar  ardite ,  e  pronte ,  con  rabbiofi  mo- 
vimenti, a  guifa  di  furie  infernali,  &  i  movimenti  devono  parer  più 
pronti  nelle  braccia  e  tefta ,  che  nelle  gambe . 

Come  fi   dehhono  fgurar  le   donne  .     GAP.    L  X I V. 

Le  donne  fi  devono  figurar  con  atti  vergognofi,  le  gambe  in- 
fieme  rifirette,  le  braccia  raccolte  infieme,  tefte  bafle ,  e  piegate  in 
traverfo . 

Come  fi  de've  fgurar  una  notte  .      GAP.    L  X  V, 

Quella  cofa  che  è  priva  interamente  di  luce,  e  tutta  tenebre: 
euendo  la  notte  in  fimile  conditione ,  fé  tu  vi  vogli  figurar'  un'  hi- 
Iforia,  farai,  che  effendovi  un  gran  fuoco,  quella  cofa  che  è  propin- 
qua a   detto  fuoco  pili   {]    tinga  nel  filo   colore,   perche   quella   co(a 

che 


i(S  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

che  è  più  vicina  all'obbietto,  più  partecipa  della  Tua  natura:  e  fa- 
cendo il  fuoco  pendere  in  color  roifo  ,  farai  tutte  le  co(e  illuminate 
da  quello  ancora  rofìeggiare ,  e  quelle  che  fon  più  lontane  a 
detto  fuoco ,  più  fìano  tinte  del  color  nero  della  notte  .  Le  figure 
che  fon  fatte  innanzi  al  fuoco  appanfcono  fcure  nella  chiarezza  d'  ef^ 
fo  fuoco,  perche  quella  parte  d' e(Ta  co(a  che  vedi  è  tinta  dall' ofcu-^ 
rità  della  notte ,  e  non  dalla  chiarezza  del  fuoco  :  e  quelle  che  i] 
trovano  da  i  lati ,  fìano  mezze  ofcure  ,  e  mezze  rofleggianti  :  e  quelle 
che  fi  poiTono  vedere  dopo  i  termini  della  fiamma,  faranno  tutte 
allumate  di  roffeggiante  lume  in  campo  nero.  In  quanto  agl'atti, 
farai  quelli ,  che  fono  apprelTo ,  farfì  feudo  con  le  mani ,  e  con  i 
mantelli  riparo  dal  foverchio  calore,  e  voltati  col  vifo  in  contraria 
parte ,  mollando  fuggire  :  quelli  più  lontani  ,  farai  ^ran  parte  di  lo- 
ro farfi  con  le  mani  riparo  a  gì'  occhi  olTefi  dal  foverchio  fplendorc  i 

Come  fi  àeue  figurar    una  fortuna  .     GAP.    L  X  V I , 

.  Se  tu  vuoi  figurar  bene  una  fortuna,  confiderà  e  pondera  be- 
ne i  Tuoi  effetti,  quando  il  vento  foffiando  fopra  la  fiiperficie  del 
mare,  o  della  terra,  rimove,  e  porta  feco  quelle  cofe  che  non  fo- 
no ferme  con  la  mafia  univerfàle  .  E  per  figurar  quella  fortuna ,  fa- 
rai prima  le  nuvole  fpezzate  e  rotte,  drizzate  per  lo  corfo  del  ven- 
to ,  accompagnate  dall'  arenofe  polveri ,  levate  da  i  lidi  marini  :  e 
rami  e  foghe ,  levate  per  la  potenza  del  vento ,  fparfe  per  1'  aria  in 
compagnia  di  molte  altre  cofe  leggiere  :  pF  alberi  &  herbe  piegate  a 
terra ,  quafi  moftrar  di  voler  feguir  il  corfo  de'  venti ,  con  i  rami 
fìorti  fuor  del  naturale  corfo ,  con  le  fcompigliate  e  rovefciatc  fo- 
glie :  e  gì'  huomini ,  che  vi  fi  trovano ,  parte  caduti  e  rivolti  per  li 
panni ,  e  per  la  polvere  quafi  fiano  fconofciuti ,  e  quelli  che  reflano 
ritti,  fieno  dopo  qualche  albero  abbracciati  a  quello,  perche  il  ven^ 
to  non  li  flrafcini  :  altri  con  le  mani  a  gì'  occhi  per  la  polvere  chi- 
nati a  terra ,  &  i  panni  &  i  capelli  dritti  al  corfo  del  vento .  Il 
mare  turbato  e  tempeftofo  fia  pieno  di  ritrofa  fpuma  infra  1'  elevate 
onde  ,  &  il  vento  faccia  levare  infra  la  combattuta  aria  della  fpu- 
ma più  fiottile,  a  guifa  di  fpefia  &  avviluppata  nebbia.  Li  navilij 
che  dentro  vi  fono  alcuni  fenc  faccia  con  vela  rotta ,  &  i  brani 
d'  elTa  ventilando  fra  1'  aria  in  compagnia  d'alcuna  corda  rotta:  al- 
cun con  alberi  rotti  caduti  col  navilio  attraverfato  e  rotto  infra  le 
tempeftofe  onde ,  &  huomini  gridando  abbracciare  il  rimanente  del 
navilio .  Farai  le  nuvole  cacciate  da  impetuofi  venti ,  battute  nell' 
alte  cime  delle  montagne ,  far  a  quelli  avviluppati  ritorti ,  a  fimili- 
tudinc  dell'  onde  percoffe  nelli  fc ogl i  :  l'aria  fpaventofa  per  1*  ofcure 
tenebre,    fatte  dalla  polvere ^  nebbia  e  nuvoli  folti, 

Qoyne 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  17 

Coìiie  fi  deue  Jìgttrare  ima  hatt.^gUa  .      GAP.   L  X  V 1 1. 

Farai  prima   il  fumo  dell'artiglieria  mifchiato    infra    l'aria    infie- 
yne  con  la  polvere  molla  dal  movimento  de'  cavalli   de'  combattitori  , 
la  qual  miftione  ufcrai  co(ì .    Là  polvere  ,    perche  è  cofa    terreRre    e 
ponderofa,   e  benché  per  la  Tua  fòttilità  facilmente    fi    levi   e  mcfcoli 
infra  l'aria,  nientedimeno  volentieri  ritorna  a  baffo,    &  il    Tuo  fom- 
mo  montare  è   fatto  dalla  parte    più    fottile .    Adunque    il    meno    fìa 
veduta ,    e   parrà  quali  del  color    dell'  aria .    Il    fumo   che    fi    mifchia 
infra  l'aria  polveratn  .  quando   poi  s'alza  a  certa  altezza,    parerà    of- 
cure  nuvole ,    e  vedranTi    nella    fommità    più    efpeditamente    il    fumo 
che  la  polvere  ,    &:    il    fumo  penderà  in  colore  alquanto  azzurro ,    e 
la  polvere  terrà  il  fuo  colore .    Dalla  parte  che  viene    il    lume   parrà 
qucfla    miif  ione    d'  aria ,  fumo  e  polvere  molto  più  lucida  che    dalla 
oppolita  parte .    Li  combattenti  quanto  più    fiano    infra    detta    turbo- 
lenza, tanto  m^no  (\  vederanno,    e    meno    diiTerenza    farà    da  i   loro 
lumi   alle  loro  ombre.    Farai  rofleggiarc  i  vifi,    t  le  perfone  ,  e  l'a- 
ria,  e  gli  archibugieri  infieme  con  quelli  che  vi  fono  vicini.   Et  det- 
to roffore  quanto  più  fi   parte  della  Tua  cagione,    più  fi  perda,    e  le 
figure  che  fono  infra  te  &  il  lume  ,  effendo  lontane  ,  parranno  ofcu- 
re    in  campo  chiaro ,  e  le  lor  gambe  quanto  più  s'  apprefferanno    al- 
la  terra ,    meno  fiano  vedute  ■■,    perche    la    polvere    vi    è  più  groOa  e 
Ipeffa.    E  (è  farai    cavalli  correnti   fuori  della  turba,  fa    gli  nuvolcttì 
di    polvere    diflanti    1'  uno    dall'  altro ,   quanto  può   elTer    1'  intervallo 
de'  falti  fatti  dal  cavallo ,  e  quel  nuvolo  che  è  più  lontano  dal  detto 
cavallo,  meno  {\  veda,  anzi  fia  alto,  fparfo,  e  raro,  &:  il  più  preffo  fia 
il  più  evidente,    e  minore,  e  più  denfo.    L'  aria  fia  piena  di  fàettu- 
me    in    diverfe   ragioni  :    chi    monti ,    chi    fcenda ,    qual  fia  per    linea 
piana  :    e    le    pallottole  de  gli  fcoppetieri    fiano    accompagnate    d'  al- 
quanto  fumo  dietro  di  lor  corfi ,    e    le  prime  figure    farai    polverofc 
ne'  capelli ,   e  ciglia  ,  e  altri  luoghi  atti  a  foftener  la  polvere  .  Farai  i 
vincitori  correnti   con  i  capelli    e    altre  cofe  leggiere  fiDarfe  al  vento, 
con  le  ciglia   bafTe,  e  caccino  contrari)  membri  inanzi ,  cioè  fé  man- 
deranno manzi    il   pie   deftro,    che  il  bracchio    ftanco  ancor  eOo  ven- 
ga inanzi  ,   e  fé  farai  alcun  caduto  ,  farai  il   fegno  fdrucciolare  su  per 
la  polvere  condotto  in  fanguinofo  fango  :  &   intorno  alla  mediocre  li- 
quidezza della  terra  farai  vedere  {lampare    le    pedate  de    gf  huomini 
e   de'  cavalli   che  fono  paffati .    Farai    alcuni    cavalli    ftrafcinar    morto 
il   fuo  fignore ,   e  di   dietro  a  quello  lafcla  per  la  polvere   e   fango    il 
fegno  dello  ftraicinato  corpo.   Farai  li  vinti  e  battuti  pallidi,    con  le 
ciglia  alte,  e  la  loro  conjuntione,    e    carne    che  refla  fopra  di   loro, 
fia  abbondante  di   dolenti   crefpe .    Le    fauci    del    nafo    fiano    con  al- 
quante grinze  partite  in  arco  dalle  narici,    e    terminate  nel  principio 

C  dell' 


i8  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

dell'occhio.    Le  narici  aire,  cagione  di   dette  pieghe,  e  1'  arcate  lab- 
bra fcuoprino  i   denti   di  fopra .    1  denti  fpartiti  in  modo  di    gridare 
con  lamento.    Una    delle    mani  faccia  feudo    alli  paurofì  occhi,    vol- 
tando il  di  dentro  verfo  il  nimico,  1'  altra  ftia  a  terra  a  follenere  il 
ferito  bufto  .    Altri  farai  gridanti  con  la  bocca  sbarrata ,    e    fuggenti  i 
farai   molte  forte   d' armi    infra  i   piedi  de'  combattitori ,    come    feudi 
rotti ,  lance ,    fpade ,    &  altre  limili  cofc .    Farai    huomini  morti ,    al- 
cuni ricoperti  mezzi  dalla  polvere ,  <;^  altri  tutti .    La    polvere  che  lì 
mefcola  con  1'  ufcito  {angue  convertirli    in    rofìo  fango ,    e    vedere  il 
fangue  del  fao  colore  correre  con  torto  corlb  dal  corpo    alla    polve-^ 
re  .   Altri  morendo  llrignere  i  denti ,  travolgere  gì'  occhi ,  flrigner  le 
pugna  alla  perfona ,   e  le  gambe  ftorte.   Potrebbelì  vedere  alcuno    di- 
larmato  &  abbattuto  dal  nemico ,  volgerfì  a  détto  nemico  con  mor- 
fì  e  graffi ,  e  far  crudele  &  afpra  vendetta .  Potrialì  vedere  alcun  ca- 
vallo voto  e  leggiero  correre  con  i  crini  fparfi  al  vento   fra    i    nemi- 
ci ,  con  i   piedi  far  molto  danno  ,  e  vederli  alcuno    ftroppiato    cade- 
re in  terra  ,  e  farli  coperchio  col  fuo  feudo ,  &  il  nemico  piegato  a 
balTo  far    forza  di   dargli    morte .    Potrebbonli    vedere    molt'  huommi 
caduti  in  un  gruppo  fotto  un  cavallo  morto.    Vedranli  alcuni  vincito- 
ri lafciar  il  combattere ,    &    ufcire  dalla  moltitudine ,    nettandoli    con 
le  mani  gì'  occhi ,    &  le  guancie  coperte    di    fango ,    fatto  dal    lacri- 
mar de  gì'  occhi  per    caufa    della    polvere .    Vedranli    le    fquadrc    del 
foccorfo  Bar  piene  di  Iperanza  e  di  fofpetto ,    con    le    ciglia    aguzze, 
facendo  a  quelle   ombra    con  le  mani ,    e  riguardare  infra  la  folta  & 
olcura  caligine,  e  Ilare   attente  al  commandamento  del  Capitano.  Si 
può  far  ancora  il  capitano    col   baftone  levato,    corrente,    &  in  ver- 
fo il  fuo  corlb  moftrare  a  quelli  la  parte   dov'  è  di  loro   bifogno .  Et 
alcun  fiume,  dentrovi  cavalli  correnti,   riempiendo  la    circolfante  ac- 
qua  di   turbolenza    d'  onde,    di    Ipuma,   e    d'  acqua    confufa   (aitante 
inverfo    l'aria,  e  tra   le   gambe   e  corpi  de'  cavalli-  E  non  far  niffun 
luogo  piano  dove   non  liano   le    pedate  ripiene    di    fangue . 

T>el  modo  di  condurre  vi  pittura  le  cofe  lontane .      GAP.   LXVIII. 

Chiaro  li  vede  efTere  un'  aria  grolla  piiì  che  1'  altra ,  la  quale 
confina  con  la  terra  piana,  e  quanto  più  li  leva  in  alto,  più  è  fot- 
tile  e  trasparente .  Le  cofe  elevate  e  grandi ,  che  fiano  da  te  lonta- 
ne ,  la  lor  baffezza  poco  fia  veduta ,  perche  la  vedi  per  una  linea 
che  paffa  fra  1'  aria  più  grofla  continuata  .  La  fommità  di  detta  al- 
tezza li  prova  eflere  veduta  per  una  linea ,  la  quale ,  benché  dal 
canto  dell'  occhio  tuo  li  cauli  nell'  aria  groiTa,  nondimeno  termi- 
nando nella  fomma  altezza  della  cola  viRa,  viene  a  terminare  in  aria 
molto  più  fottile  che  non  fa  la  fua  baffezza  ;   per  quella  ragione  quefta 

li- 


DI   LIONARDO  DA  VINCI.  i^ 

linea  quanto  pia  s'  allontana  da  te  di  punto  in  punto  ,  lempre  muta 
qualità  di  lottile  in  più  ibttile  aria.  Adunque  tu,  pittore,  quando 
fai  le  montagne,  tà  che  di  colle  in  colle  Tempre  T  altezze  lìeno 
pili  chiare  che  le  ballezze  :  e  quanto  le  farai  più  lontane  l' una 
dall'altra,  fa  le  altezze  più  chiare,  e  quanto  più  iì  leverà  in  alto, 
più  moltrcrà  la  varietà  della  forma  e  colore, 

Cowf  l'aria  ^  denje  fare  più  chiara  (jitanto  più  la  fai  Jììitr  bajja, 

GAP.    LXIX. 

Perche  queft'  aria  è  grofTa  prefTo  alla  terra,  e  quanto  più  fi  le- 
va ,  più  s'  allbttiglia ,  quando  il  fole  e  per  levante ,  riguarderai  ver- 
fo  ponente ,  partecipante  di  mezzodì  e  tramontana  ,  e  vedrai  quel!' 
aria  grolla  ricevere  più  lume  dal  fole  che  la  fottile ,  perche  i  raggi 
trovano  più  refìf-lcnza  .  E  fé  il  cielo  alla  viila  tua  terminerà  con  la 
bafTa  pianura,  quella  parte  ultima  del  cielo  fìa  veduta  per  quell'aria 
più  grolfa  e  più  bianca ,  la  quale  corromperà  la  verità  del  colore 
che  iì  vedrà  per  Tuo  mezzo ,  e  parrà  il  cielo  più  bianco  che  fopra 
te  ,  perche  la  linea  vifualc  pafTa  per  meno  quantità  d'  aria  corrotta 
da  grofTì  humori  .  Et  fc  riguarderai  invcrfo  levante ,  1'  aria  ti  parrà 
più  ofcura,  quanto  più  s'  abballa,  perche  in  dett' aria  balta  i  raggi 
luminofì  meno  palTano . 

A  far  che  le  fgtire  fpirchlìi»  dal  lor  Campo  .     GAP.    L  X  X. 

Le  figure  di  qualunque  corpo  più  parranno  rilevar  e  fpiccare  dalli 
loro  campi,  delle  quali  elTi  campi  fieno  di  color  chiari  olcuri,  con 
più  varietà  che  fìa  polTibile  nelli  confini  delle  predette  figure,  come 
fia  dimofkato  al  Tuo  luogo,  e  che  in  detti  colori  fia  offervato  la  di- 
minutione  di  chiarezza  ne' bianchi,  e  di    ofcurità    nelli  colori  olguri . 

"Del  figurar  le  gra>ìclez.-z,e  delle  cofe  dipinte.      GAP.   LXXI, 

Nella  figuratione  delle  grandezze  che  hanno  naturalmente  le  co- 
fe antcpoffe  all'  occhio  ,  fi  dcbbcmo  figurare  tanto  finite  le  prime  fi- 
gure,  eflendo  picciole  come  1'  opere  de*  miniatori,  come  le  grandi 
de' pittori  :  ma  le  picciole  de' miniatori  debbono,  elfer  vedute  d' ap- 
prclTo  e  quelle  del  pittore  da  lontano  h  coli  facendo  elTe  figure  deb- 
bono ,  cornfpondcrc  all'occhio  con  egual  grolfqzzai  e  quello  na- 
fce  perche  elle  vengono  con  egual  grandezza  d'  angolo ,  il  che 
fi  prova  cofi  :  fia  1'  obbietto  B.C.  { Fig.  3.)  e  l'occhio  fia  A.  e 
D.  E.  fia  una  tavola  di  vetro  per  la  quale  penetrino  le  fpecie  del 
B.  G.  Dico  che  ftando   fermo  1'  occhio   A.  la  grandezza  della  pittura 

G   2  ^  tatta 


20  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

fatta  per  l' imitatione  di  effo  B.  C.  deve  eflere  di  tanto  minor  figu- 
ra ,  quanto  il  vetro  D,  E.  ,  farà  più  vicino  all'  occhio  A.  e  deve  ef- 
fere  egualmente  finita .  E  fé  tu  finirai  efTa  figura  B.  C.  nel  vetro 
D.  E.  la  tua  figura  deve  efìere  meno  finita  che  la  figura  B.  C.  e 
più  finita  che  la  figura  M.  N.  fatta  fu  '1  vetro  F,  G.  perche  fc  P.  O. 
figura  fulTe  finita  come  la  naturale  B.  C.  la  profpettiva  d'  effo  O.  P. 
farebbe  falfa ,  perche  quanto  alla  diminutione  della  figura  effa  dareb- 
be bene ,  effendo  B.  C.  diminuito  in  P.  O.  ma  il  finito  non  li  ac- 
corderebbe con  la  dif^anza ,  perche  nel  ricercare  la  perfetione  del  fi- 
nito del  naturale  B.  C.  allora  B.  C.  parrebbe  nella  vicinità  O.  P.  ma 
fé  tu  vorrai  ricercare  la  diminutione  del  O.  P.  eflo  O.  P.  par  effe- 
re  nella  diftanza  B.  C,  e  nel  diminuire  del  finito  al  vetro  F.  G. 

Velie  cofe  finite ,  e  delle  confufe  .      GAP.     L  X  X I L 

Le  cofe  finite  e  fpedite  fi  debbono  far  d'  appre(To  ,  e  le  confu- 
fe,   cioè  di  termini  confuii,  fi  fingono  in  parti  remote, 

"Delle  figure    che    fon   feparate ,    acc'ioche    non   paiano    congiunte . 

GAP.    LXXIIL 

Li  colori  di  che  tu  vefti  le  figure  fieno  tali  che  diano  gratia 
l'uno  air  altro:  e,  quando  un  colore  fi  fa  campo  dell'altro,  fìa 
tale  che  non  paiano  congiunti  &:  appiccati  infìeme ,  ancor  che  fuf- 
fero  di  medefima  natura  di  colore ,  ma  fieno  varij  di  chiarezza  ta- 
le, quale  richiede  1'  interpofitione  della  diftanza,  e  della  groffezza 
dell'  aria ,  che  fra  loro  s' inframette  ,  e  con  la  medefima  regola  vadi 
la  notitia  de' loro  termini,  cioè  più  o  meno  efpediti  o  confuii,  fe- 
condo che  richiede  la  loro  propinquità  o  remotione . 

Se  il  lume  dei/  ejjer  tolto  tn  faccia ,  o  da  parte ,  e  quale  da  più  gratta  . 

GAP.    LXXIV, 

11  lume  tolto  in  faccia  alli  volti  pofti  a  pareti  laterali,  le  quali 
fìano  ofcure ,  fia  caufa  che  tali  volti  haranno  gran  rilievo  ,  e  maHi- 
me  havendo  il  lume  da  alto  :  e  quefto  rilievo  accade ,  perche  le 
parti  dinanzi  di  tal  volto  fono  alluminate  dal  lume  univerfale  dell' 
aria,  a  quello  antcpofta,  onde  tal  parte  alluminata  ha  ombre  quafì 
infènfibili,  e  dopo  effe  parti  dinanzi  del  volto  fe^uitano  le  parti  la- 
terali, ofcurate  dalle  predette  pareti  laterali  delle  flanzc,  le  quali 
tanto  più  ofcurano  il  volto,  quanto  effo  volto  entra  fra  loro  con  le 
fue  parti  :  &.  oltre  di  quefto  feguita  che  il  lume  che  fcende  da  alto 
priva  di  fé  tutte  quelle  parti  alle  quali  è   fatto  feudo   dalli  rilievi    del 

volto, 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  21 

volto ,  come  le  ciglia  che  fottrag^ono  il  lume  all'  incaCfatura  de  gì' 
occhi,  &i  il  nafo  che  lo  toglie  a  gran  parte  della  bocca,  &  il  men- 
to alla  gola  ,  e  fimi  li  altri  rilievi . 

Velia  rherheratiofie ,     GAP.    LXXV. 

Le  riveiI)erationi  fon  caulate  da  i  corpi  di  chiara  qualità,  di 
piana  e  femidenfà  fuperficie ,  li  quali  percofFi  dal  lume ,  quello  a  fi- 
militudine  del  balzo  della  palla  ripercuote  nel  primo  obbietto. 

Vo've  non  può  ejfcr  rt-verberatione  lumimfa.      GAP.    LXXVL 

Tutti  i  corpi  dcnfi  fi  vertono  le  loro  fuperficie  dì  varie  qualità 
di  lumi  &  ombre.  I  lumi  fono  di  due  nature,  1'  uno  lì  domanda 
originale ,  e  1'  altro  derivativo .  L'  originale  dico  eflcre  quello  che 
deriva  da  vampa  di  fuoco ,  o  dal  lume  del  fole ,  o  aria .  Lume 
derivativo  fìa  il  lume  reflelTo ,  Ma  per  tornare  alla  promelfa  defìni- 
tione,  dico  che  riverberatione  luminofa  non  fìa  da  quella  parte  del 
corpo  che  fìa  volta  a  corpi  ombrofì ,  come  luoghi  ofcuri  di  tetti  di 
vane  altezze,  d' herbe ,  bofchi  verdi  o  fecchi ,  li  quali,  benché  la 
parte  di  ciafcun  ramo  volta  al  lume  originale  fi  verta  della  qualità 
d'elio  lume,  nientedimeno  fono  tante  l'ombre  fatte  da  ciafcun  ra- 
mo r  un  fìi  l'altro,  che  in  fomma  ne  relulta  tale  ofcurità ,  che  il 
lume  vi  è  per  niente  :  onde  non  poiTono  fimili  obbietti  dare  a  i 
corpi  oppofìti  alcun  lume  riHerto . 

Vi  rifiejj;.     GAP.    L XXVII. 

Li  riflelFi  fiano  partecipanti  tanto  più  o  meno  della  cofa  dove 
fi  generano  ,  che  della  cofa  che  li  genera ,  quanto  la  cofa  dove  fi 
generano  è  di   più  pulita  fuperficie  di  quella  che  li  genera. 

Ve    r'ijìejjì  de  lumi  che  circondano  V  ombre .      GAP-   LXXVIII. 

Li  riflerti  delle  parti  illuminate  che  rifaltano  nelle  contrapofte 
ombre  alluminando  o  alleviando  più  o  meno  la  loro  ofcurità ,  fe- 
condo che  elle  fono  più  o  meno  vicine ,  con  più  o  meno  di  chia- 
rezza ,  quefta  tal  confideratione  è  mclTa  in  opera  da  molti ,  e  molti 
altri  fono  che  la  fuggono,  e  quefti  tali  fi  ridono  1*  un  dell'  altro. 
Ma  tu  per  fuggir  le  calunnie  dell'uno  e  dell'altro,  metti  in  opera 
r  uno  e  r  altro  dove  fon  necclTarij ,  ma  fa  che  le  loro  caufe  fieno 
.note ,  cioè  che  C\  veda  maniferta  caufa  de  i  riflerti  e  lor  colon  ,  e 
cofi  manifefta  la  caufa  delle  cofc   che  non  riflettono;    e  facendo  cofì 

non 


22  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

non  f^rai  interamente  biafimato ,  ne  lodato  dalli  varij  giuditij,  li 
quali,  fé  non  faranno  d'intera  ignoranza,  iìq,  neceffario  che  in  tutto 
ti  laudino  fi  l' una  come  l'altra  ietta. 

!DoT/f    ì    rij!f/jì    de  lumi   fo>!0    di    Maggior    o    nimor    chtarc'z,'z.a  . 

GAP.    LXXIX. 

Li  riflefTì  de'  lumi  fono  di  tanto  minore  o  maggiore  chiarezza 
^  evidenza,  quanto  efTì  fieno  veduti  in  campi  di  maggiore  o  mi- 
nore ofcurità  :  e  quefto  accade ,  perche  fé  il  campo  è  piiì  ofcuro 
che  il  riflelTo,  allora  eOo  riflclìo  làrà  forte  &  evidente  per  la  diffe- 
renza grande  che  hanno  effi  colori  infra  loro  :  ma  fé  il  riflenfo  farà 
veduto  in  campo  più  chiaro  di  lui ,  allora  tal  rif^eflo  Ci  demo- 
rtrerà  e(fere  ofcuro  rifpetto  alla  bianchezza  con  la  quale  confina ,  e 
cofi  tal  rifielfo  farà  infenfibik . 

^al  part(  del  rifieffo  farà  più  chiara  .      GAP.    L  X  X  X. 

Quella  parte  farà  più  chiara  o  alluminata  dal  rifleffo,  che  ricc- 
ve  il  lume  intra  angoli  più  eguali .  Sia  il  lurninofc)  N.  {Tig.  4.)  e  lo  A.  B. 
fia  la  parte  del  corpo  illuminata ,  la  quale  rifatta  per  tutta  la  con- 
cavità oppofita,  la  quale  è  ombrofa.  E  fia  che  tal  lume,  che  riflet- 
te in  F,  fia  percofTo  infra  angoli  eguali .  E.  non  farà  nflcllo  da 
bafe  d'  angoli  eguali,  come  fi  molerà  T  angolo  E.  A.  B,  che  è  più 
ottufo  che  r  angolo  E.  B.  A.  ma  f  anaolo  A.  F.  B.  ancor  che  fia  in- 
fra  gf  angoli  di  minor  qualità  che  1'  angolo  E.  egli  ha  bafe  B.  A. 
che  è  tra  gf  angoli  più  eguali  che  cfìo  angolo  E.  e  però  fia  più 
chiaro  m  F.  che  in  E.  &  ancora  farà  più  chiaro,  perche  farà  più 
vicino  alla  cofa  che  1'  allumina ,  per  la  fella  che  dice  :  Quella  par- 
te del  corpo  ombrofo  farà  più  alluminata  che  farà  più  vicina  al 
fuo    luminofo . 

Ve'  colori  rijìejfi    della  cardie.     GAP.    LXXXL 

Li  riflelTi  della  carne  che  hanno  lume  da  altra  carne  fono  più 
roffi ,  e  di  più  eccellente  incarnatione  che  nilfun'  altra  parte  di  car- 
ne che  fia  neir  huomo:  e  quefto  accade  per  la  3.'  del  2°  libro,  che 
dice:  La  fuperficie  d'  ogni  corpo  opaco  partecipa  del  colore  del  fuo 
obbietto  i  E  tanco  più  quanto  tale  obbietto  gli  è  più  vicino  ,  e  tanto 
meno  quanto  gli  è  più  remoto,  e  quanto  il  corpo  opaco  e  mag- 
giore ,  perche  effendo  grande  elfo  impedifce  le  fpetie  de  gì'  obbietti 
circofUnti,  le  quali  fpelfe  volte  fono  di  color  vari; ,  li  quali  corrom- 
pono le  prime  fpecie  più  vicine,  quando  li  corpi  fono  piccioli:    ma 

non 


DI   LIONARDO    DA   VINCI.  23 

non  manca  che  non  tinga  più  un  riflelTo  un  picciolo  colore  vicino, 
che  un  color  grande  remoto ,  per  la  6.*  di  profpcttiva ,  che  dice  : 
Le  cole  grandi  potranno  eflere  in  tanta  diilanza,  eh'  elle  parranno 
minori   ailai   che   le   picciole   d'  apprello  , 

Vo^f  li  y'tfleffì  fono  pà  faifibilt.      CA?.    LXXXII. 

Quel  rifleflo  farà  di  più  fpedita  evidenza,  il  quale  è  veduto 
in  campo  di  maggior  ofcurità,  e  quel  fìa  meno  fenfibile,  che  fi  ve- 
drà in  campo  pai  chiaro  :  e  quefto  nafce  che  le  cofe  di  varie  of- 
curità porte  in  contrailo ,  la  meno  ofcura  fa  parere  tenebrofa  quel- 
la che  è  più  ofcura  ,  e  le  cofe  di  varie  bianchezze  porte  in  contra- 
rto,  la  più  bianca  fa  parere  1'  altra  meno  bianca  che  non  è. 

Ve  rtflefi  duplicati  e  triplicati.     GAP.    LXXXIIL 

Li  riflefl'i  duplicati  fono  di  maggior  potenza  che  li  riflefTì  fem- 
plici ,  e  r  ombre  che  s*  interpongono  inha  '1  lume  incidente  &  erti  rit 
jlelli  fono  di  poca  ofcurità.  Per  efempio  fia  A.  (Fig.y)  il  luminofo  AN. 
AS.  i  diretti,  S.  N.  lìan  le  parti  d'  efTì  corpi  alluminate,  O.  E.  fian 
le  parti  d'erti  corpi  alluminati  da  i  reflerti  :  &  il  reflerto  A-  N.  E.  è 
il  ririerto  femplice,  A.  N.  O.  AS.  O.  è  il  riflert"©  duphcato .  Il  riflef- 
fo  femplice  è  detto  quello ,  che  folo  da  uno  alluminato  è  veduto , 
&  il  duplicato  è  vifto  da  due  corpi  alluminati,  &  il  femplice.  E.  è 
fatto  dall'  alluminato  B.  D.  il  duplicato  O.  fi  compone  dall'  allumi- 
nato  B.  D.  &:  dall'  alluminato  D.  R.  e  1'  ombra  fua  è  di  poca  of- 
curità ,  la  quale  s'  interpone  infra  '1  lume  incidente  N.  &  il  lume 
nflerto  NO.  SO. 

Come   >ìijfioì  colore  riflejjo  è  femplice ,    wa    è    mijlo    con    le  fpetie 
de  gV  altri   colon.     GAP.    LXXXIV. 

Nlrtun  colore  che  rifletta  nella  fuperficie  d'  un  altro  corpo , 
tinge  erta  i'uperficie  del  fuo  proprio  colore-,  ma  farà  mirto  con  li 
concorfi  de  gl'altri  colori  riflerti ,  che  nfaltano  nel  medefimo  luogo: 
come  farà  il  color  giallo  A.  {Fig.6.)  .che  rifletta  nella  parte  dello  sfe- 
rico G.  O.  E.  e  nel  medefimo  luogo  reflette  il  colore  azzurro  B.  Di- 
co per  qucrta  liflcrtione  mirtc'^  di  giallo  e  di  azzurro ,  che  la  percuf 
lione  del  fuo  concorfb  tingerà  lo  sferico  i  e  che  s*  era  in  fé  bianco , 
lo  farà  di  color  verde  ,  perche  provato  è  eh'  il  giallo  e  1'  azzurro 
mirti  infieme  fanno  un  bellirtimo  verde . 


Qotne 


24 


TRATTATO   DELLA   PITTURA 


Come  rar'tjTime  njolte  li  r'tfleff  f(j)i\  del  colore  del  co/pó  d^nje  Jt  co>ìgtu}]gono  . 

GAP.    LXXXV, 

Rariffime  volte  avviene  che  li  riflefri  fiano  del  medefìmo  colo- 
re del  corpo,  o  del  proprio  dove  fi  congiungono:  per  cfennpio  fìa  lo 
sferico  D.  F.  G.  E.  {F'^.'j.)  giallo,  e  1'  obbietto  che  gli  riHette  addo(To 
il  Tuo  colore  fia  B.  C.  il  quale  è  azzurro ,  dico  che  la  parte  dello  sfe- 
rico ,  eh*  e  percofla  da  tal  rifleffione,  fi  tingerà,  in  color  verde,  ef- 
fendo  B.  C.  alluminato    dall'  aria    o    dal   fole . 

Vo'-ve  più   fi  njedra  il  rtflejfo .      GAP-    LXXXVL 

Infra '1  rifleflb  di  medefima  figura,  grandezza,  e  potenza,  quel> 
la  parte  lì  dimoftra  più  o  meno  potente ,  la  quale  terminerà  in  cam- 
po più  o  meno  ofcuro . 

Le  fuperficie  de'  corpi  partecipano  più  del  colore  di  quelli  ob- 
bietti li  quali  riflettono  in  lui  la  Tua  fìmilitudine  infra  angoli  più 
eguali . 

De'  colori  de  gì'  obbietti  che  riflettono  le  fue  fìmilitudini  nelle 
fuperficie  de  gì'  antcpofli  corpi  infra  angoli  eguali ,  quel  farà  più  po- 
tente ,   il  quale  avrà  il  ilio  raggio  rifleflb  di  più  breve  lunghezza . 

Infra  li  colori  de  gì'  obbietti ,  che  fi  riflettono  infra  angoli  c- 
guali  ,  e  con  qualche  dilbnza  nella  fi.iperficie  di  contrapoili  corpi, 
quel    farà   più  potente,   che  farà  di   più  chiaro  colore. 

Queir  obbietto  riflette  più  indenfamente  il  fuo  colore  ncU'  antc- 
pofto  corpo  il  quale  non  ha  intorno  a  fé  altri  colon  che  della  fua 
fpecie .  Ma  quel  rifleffo  farà  di  più  confufo  colore  ,  che  da  varij 
colori   d'  obbietti   è   generato  . 

Quel  colore  che  farà  più  vicino  al  rifleflb,  più  tingerà  di  f? 
eflb  rifleflb ,  e   cofi  è  conyerfo . 

Adunque  tu  ,  pittore ,  fa  adoprare  ne'  riflefll  dell'  effìgie  delle 
figure ,  il  colore  delle  parti  de'  veilimenti  che  fono  preflo  alle  parti 
delle  carni  che  le  fono  più  vicine:  ma  non  feparare  con  troppa  lo- 
ro pronuntiatione  fé  non'  bifogna . 

Ve  colori  deriflefi.:     GAP,    LXXXVIL 

Tutti  ì  colori  rifleflì  fbno  di  manco  luminofità  che  il  lume 
retto ,  e  tale  proportione  ha  il  lume  incidente  col  lume  rifleffo , 
quale   è   quella  che  hanno  infra  loro  le  luminofità   delle  loro  caufe, 


Ve 


DI    LIONARDO   DA    VINCI.  2$ 

Ve  termini  de   y'tflefi  nel  fuo  campo .      GAP.    LXXXVIII. 

Il  termine  del  riflelTo  in  campo  più  chiaro  d'  elTo  rifledo  Hirà 
caufa  che  tale  riHelTo  farà  inlenfìbile  :  ma  fé  tale  ririello  terminerà 
in  campo  più  ofcuro  di  lui,  allora  efib  riflelTo  farà  fenfìbile,  e  tan- 
to più  fi  farà  evidente,  quanto  tal  campo  fìa  più  ofcuro,  e  cofi  è 
convcrfo . 

T>d  collocar  le  figure .     GAP.    LXXXIX.  , 

Tanto  quanto  la  parte  dell'ignudo  D.  A.  {Vig.t.)  diminuifce 
per  pofare ,  tanto  1*  oppoiìta  parte  crefce  :  cioè  tanto  quanto  la  par- 
te  D.  A.  diminuifce  di  fua  mifura,  1' oppofìta  parte  fopra  crefce  al- 
la fua  mifura ,  &  il  bellico  mai  efce  di  fua  altezza ,  overo  il  mem- 
bro virile  i  e  qucfto  abbaffamento  nafce ,  perche  la  figura  che  pofà 
fopra  un  piede ,  quel  piede  fi  fa  centro  del  foprapoilo  pefo  :  eflen- 
do  cofi,  il  mezzo  delle  fpalle  vi  fi  drizza  di  fopra,  ufcendo  fuori 
della  fua  linea  perpendicolare,  la  qual  linea  paiTa  per  i  mezzi  fuper- 
ficiali  del  corpo  :  e  quefta  linea  più  fi  viene  a  torcere  nella  fua  fupe- 
riore  eftremità,  fopra  il  piede  che  pofai  i  lineamenti  traverfi  coftret- 
ti  a  eguali  angoli  C\  fanno  co'  loro  eftremi  più  baffi  in  quella  par- 
te che  pofa,  come  appare  in  A.  B.  C. 

Del  modo  d' imparar  bene  à  comporre  injìeme  le  figure  nelle  hijlorte . 

GAP.   XG. 

Quando  tu  barai  imparato  bene  profpettiva,  &  barai  à  mente 
tutte  le  membra  &  i  corpi  delle  cofe ,  fij  vago  fpelTe  volte  nel  tuo 
andar  a  fpallo  ,  vedere  e  confiderarc  i  fiti  de  gì'  huomini  nel  parla- 
re,  o  nel  contendere,  o  nel  ridere,  o  azzuffarfi  infieme,  che  atti  fia- 
no  in  loro ,  e  che  atti  faccino  i  circoftanti ,  fpartitori ,  e  veditori 
d'  elle  cofe  ,  e  quelle  notare  con  brevi  fegni  in  un  tuo  picciol  libretto, 
il  quale  tu  debbi  fempre  portar  teco:  e  fia  di  carte  tinte,  acciò  non 
r  abbi  à  fcancellare ,  ma  mutare  di  vecchio  in  nuovo  i  che  quefte 
non  fon  cofe  da  cflere  fcancellate ,  anzi  con  grandilfima  diligenza 
ferbate,  perche  fono  tante  l'infinite  forme  &  atti  delle  cofe,  che  la 
memoria  non  è  capace  a  ritenerle;  onde  quelk  riferberai  come  tuoi 
aiutori  e    maeftri . 

"Del  por  prima  una  figura  nell  '  hifiorta  .      GAP.    X  G I. 

La  prima  figura  nell'  hiftoria  farai  tanto  minore  che  il  natura- 
le,  quante  braccia  tu  la  figuri  lontana  dalla  prima  linea,  e  poi  più, 
r  altre  a  comparatione  di  quella,    con  la  regola  di  fopra. 

D  Modo 


2(5  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Modo  del  comporre  le  hijiorìe.      GAP,    XCII, 

Delle  figure  che  compongono  1'  hiftorie,  quella  (ì  dimoftrerà  di 
rnaggior  rilievo  la  quale  farà  finta  efler  più  vicina  all'  occhio:  que- 
fìo  accade  per  la  2.*  del  3."  che  dice:  Quel  colore  fi  dimoftra  di 
maggior  perfettione,  il  quale  ha  meno  quantità  d'  aria  interpofta  fra 
fé  e  r  occhio  che  lo  giudica  :  e  per  quefto  Y  ombre ,  le  quah  mo- 
ftrano  li  corpi  efiere  rilevati ,  fi  dimoftrano  ancora  più  ofcure  d*  ap- 
preflo  che  da  lontano,  dove  fono  corrotte  dall'  aria  interpofla  fira 
r  occhio  &  c(\'c  ombre  :  la  qual  cofà  non  accade  nell'  ombre  vicine 
air  occhio ,  dove  ede  moilrano  li  corpi  di  tanto  maggior  rilievo 
quanto  effe  fono  di  maggiore  ofcurità . 

Del  comporre   V  hifiorie .     GAP.    XGIIL 

Ricordati ,  pittore  ,  quando  fai  una  fola  figura ,  di  fuggire  gli 
fcorci  di  quella,  fi  delle  parti,  come  del  tutto,  perche  tu  havere- 
fti  à  combattere  con  1'  ignoranza  de  gì'  indotti  in  tal  arte  ■■,  ma  nell' 
hiftorie  fanne  in  tutti  i  modi  che  ti  accade ,  e  maffime  nelle  batta- 
glie ,  dove  per  necefìTità  accadono  infiniti  fcorciamenti  e  piegamenti 
delli  componitori  di  tal  difcordia,  o  vuoi  dire  pazzia   bcftialilfima  ^r 

Varietà  à'  huom'int  neW  hijlor'ie .      GAP.    XCIV- 

Neil'  hifiorie  vi  devono  effer  huomini  di  varie  complefTioni , 
dature,  carnagioni,  attitudini,  grafTezze ,  magrezze,  grofTì,  fottili  j 
grandi,  piccioh ,  graffi,  magri,  fieri,  civili,  vecchi,  giovani,  forti  e 
mufcolofi ,  deboli  e  con  pochi  mufcoli ,  allegri ,  malinconici ,  e  con 
capelli  ricci  e  diftefi,  corti  e  lunghi,  movimenti  pronti  e  languidi,  e 
cofi  varij  abiti,  e  colori,  e  qualunque  cofa  in  effa  hifloria  fi  richiede. 

T^eir  imparar  II  mo'vhncnn  dell'  huomo .     GAP.    XGV. 

Li  movimenti  dell'  huomo  vogliono  effere  imparati  dopo  la  co- 
gnitione  delle  membra,  &  del  tutto,  in  tutti  li  moti  delle  membra 
e  giunture ,  e  poi  con  breve  notatione  di  pochi  fegni  vedere  1'  attitu- 
dine de  gì'  huomini  nelli  loro  accidenti ,  fenza  eh*  efTì  s*  avvegghino 
che  tu  li  confideri  :  perche  avvedendofene  haveranno  la  mente  oc- 
cupata a  te ,  la  quale  bavera  abbandonato  la  ferocità  del  fuo  atto , 
al  quale  prima  era  tutta  intenta,  come  quando  due  irati  contendono 
infieme  ,  eh*  a  ciafcuno  pare  haver  ragione ,  li  quali  con  gran  fero- 
cità muovono  le  ciglia,  e  le  braccia,  e  gì'  altri  membri,  con  atti 
appropriati    alla    loro    intentione ,    &    alle    loro    parole  i    il  che   far 

non 


DI  LIONARDO   DA  VINCI.  27 

non  potrcfti,  Ce  tu  gli  volcHi  far  lìngcrc  tal  ira,  o  altro  accidente, 
come  rifo,  pianto,  dolore,  ammiratione,  paura,  e  fìmili:  iìcche  per 
quello  fìi  vago  di  portar  teco  un  libretto  di  carte  ingenate ,  e  ccn 
lo  ftile  d' arc^ento  nota  con  brevità  tali  movimenti,  e  iimilmcnte  no- 
ta gì'  atti  de'  circoilanti ,  e  loro  compartigione  ,  e  quello  t'  infe^neru 
a  comporre  1*  hiflorie  :  e  quando  barai  pieno  il  tuo  libretto,  mettilo 
da  parte ,  e  ferbalo  al  tuo  proposito  ;  &z  il  buon  pittore  ha  da  of- 
fervare  due  cofe  principali ,  cioè  1'  huomo ,  &  il  concetto  fuo  della 
mente,  che  Terbi  in  te,  il  che  è  importantifl'imo . 

Del  comporre  V  h'iflorìe .      GAP.    XCVI. 

Lo  ftudio  de'  componimenti  dell'  hiflorie  deve  efferc  di  porre 
le  figure  difgronatamentc ,  cioè  abbozzate,  e  prima  faperle  ben  fare 
per  tutti  li  verfi ,  e  piegamenti,  e  diftendimcnti  delle  loro  membra  3 
di  poi  fìa  prefb  la  defcrittione  di  due  che  arditamente  combattlno 
infieme ,  e  quefta  tale  inventione  fia  efaminata  in  varij  atti ,  &  in 
varij  afpetti:  di  poi  fia  feguito  il  combattere  dell'  ardito  col  vile  e 
paurofo  i  e  quefte  tali  attioni ,  e  molti  altri  accidenti  dell'  animo , 
fiano  con  grande  efiiminationc  ,  e  ftudio  fpeculate . 

Della  rvar'teth  mìV  btfìovie.      GAP.     XGVII. 

Dilcttifi  il  pittore  ne'  componimenti  dell'  hiftoriè  della  copia  e 
varietà ,  e  fugga  il  replicare  alcuna  parte  che  in  elTa  fatta  fia ,  ac- 
cioche  la  novità  &  abbondanza  attragga  a  fi:  &  diletti  1'  occhio  del 
riguardante .  Dico  dunque  che  nell'  hiftoria  fi  richiede ,  fecondo  ì 
luoghi,  mifii  gì'  huomini  di  diverfe  effigie,  con  diverfc  età  oc  habi- 
ti ,  infieme  mcfcolati  con  donne,  fanciulli,  cani,  cavalli,  6c  edifici], 
campagne ,  e  colli  :  e  fia  ofTervata  la  dignità  &:  decoro  al  principe 
&  al  favio ,  con  la  feparàtione  dal  volgo  :  ne  meno  meicolerai  li 
malenconici  e  piangenti  con  pT  allegri ,  e  ridenti:  che  la  natura  dà 
che  gl'allegri  ftiano  con  gì'  allegri,  e  li  ridenti  con  i  ridenti,  e  coiì 
per  il  contrario. 

Del  d'i^erjìjìcctre    l  '  urte  de   njohì   neli  '  hìjìor'ie  .      GAP.    XGVII  I, 

Gomun  difetto  è  ne'  pittori  Italiani  il  riconofccrfi  1'  aria  e  figu- 
ra dell'Imperatore,  mediante  le  moke  figure  dipinte:  onde  per  fug- 
gire tale  errore ,  non  fiano  fatte ,  ne  replicate  mai ,  ne  in  tutto  ,  ne 
m  parte  le  medefime  figure ,  ne  eh'  un  volto  fi  veda  nelf  altra  hi- 
ftoria .  E  quanto  oiTerverai  più  in  una  hifioria,  eh'  il  brutto  fia  vi- 
cino al  bello,  &  il  vecchio  al  giovane,  &  il  debole  al  forte,    tanto 

D   2  pili 


2%  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

più  vaga  farà  la  tua  hiftoria,  e  l' una  per  V  altra  figura  accrefcerà 
in  bellezza.  E  perche  rpeffo  avviene  che  i  pittori,  diiegnando  quallì- 
voglia  cofa ,  voghono  ,  eh'  ogni  minimo  fegno  di  carbone  fìa  valido , 
in  quefto  s  ingannano  ,  perche  molte  fono  le  volte ,  che  1'  animale 
figurato  non  ha  li  moti  delle  membra  appropriati  al  moto  mentale  : 
&  avendo  egli  fatta  bella  e  grata  membrificatione ,  e  ben  finita ,  gli 
parerà  cofa  ingiuriofa  a  mutare  effe  membra . 

T)ell    accompag)mre  li  colori  V  tm  con  V  altro  y  e  che  V  um  disi  gratta 

all'altro.      GAP.    XCIX. 

Se  vuoi  fare  che  la  vicinità  d'  un  colore  dia  grafia  all'  altro  che 
con  lui  confina  ,  ufa  quella  regola  che  fi  vede  fare  alli  raggi  del  fo- 
le nella  compofitione  dell'  arco  celefte,  li  quali  colon  fi  generano 
nel  moto  della  pioggia,  perche  ciafcuna  gocciola  fi  trafinuta  nel  fuo 
difcenfo  in  ciafcuno  dei  colori  di  tal  arco,  come  s'è  dimoflrato  al 
fuo  luogo . 

Hora  attendi,  che  fé  tu  vuoi  fare  un  eccellente  ofcurità,  dagli 
per  paragone  un  eccellente  bianchezza,  e  cofi  l'eccellente  bianchezza 
farai  con  la  maffima  ofcurità  i  &  il  pallido  farà  parere  il  roflo  di  più 
focofa  roffezza  che  non  parrebbe  per  fé  in  paragone  del  pavonazzo . 
Ecci  un  altra  regola  la  quale  non  attende  a  fare  li  colori  in  fé  di  più 
fuprema  bellezza  eh' ell'i  naturalmente  fiano,  ma  che  la  compagnia  lo- 
ro dia  gratia  1'  un  all'  altro ,  come  fa  il  verde  al  roffo ,  e  cofi  1'  op- 
pofito ,  come  il  verde  con  1'  azzurro .  Et  ecci  una  feconda  regola  ge- 
nerativa di  difgrata  compagnia ,  come  1'  azzurro  col  giallo ,  che  bian- 
cheggia,  o  col  bianco,  e  limili,  fi  quali  fi  diranno  al  fuo  luogo. 

T>cl  far  <vi^i  e  belli  colori  nelle  fue  fu-perjicie .      C  A  P.  C 

Sempre  a  quelli  colori,  che  vuoi  che  habbino  bellezza,  prepa- 
rarai  prima  il  campo  candidiffimo,  e  queflo  dico  de'  colori  che  fo- 
no trafparenti ,  perche  a  quelli  che  non  fono  trafparenti ,  non  giova 
campo  chiaro ,  e  1'  efcmpio  di  queflo  e'  infegnano  li  colori  de'  vetri , 
li  quali  quando  fono  interpofli  infra  1'  occhio  e  1'  aria  luminofa,  fi 
mollrano  d'  eccellente  bellezza,  il  che  far  non  pofTono,  havendo 
dietro  a   fé  1'  aria    tenebrofa  o  altra   ofcurità. 

2)<f'  colori    dell*  ombre  di  qualunque  colore.     GAP.   GL 

Il  colore  dell'  ombra  di  qualunque  colore  ferapre  partecipa  del 
colore  del  fuo  obbietto ,  e  tanto  più  o  meno  quanto  egli  è  più  vici- 
no o  remoto  da  effa  ombra,  e  quanto  elfo  è  più  o  meno  luminofo. 

Velia 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  j^ 

T)ella  'vartetà  che  fanno  li    colori  delle   cofe  remote    e  p*pt)]qus . 

GAP.    CIL 

Delle  cofe  più  ofcure  che  X  aria,  quella  fi  dimoftrerìi  di  minor 
ofcurità  ,  la  quale  fia  più  remota:  e  delle  cofe  più  chiare  che  Tana, 
quella  fi  dimoftrerà  di  minor  bianchezza ,  che  farà  più  remota  dall' 
occhio  :  perche  delle  cole  più  chiare  e  più  olcure  che  Y  aria ,  in 
lunga  dilLmza  fcambiando  colore,  la  chiara  acquifta  ofcurità,  e  1' 
ofcura  acquifta   chiarezza . 

/;;    (juanta  c{tBaiiz,a  Jt  perdono   lì    coUri   delle  cofe   tate  grame  ut  e . 

GAP.    GUI. 

Li  colori  delle  cofe  fi  perdono  interamente  in  maggior  o  mi- 
nor diftanza ,  fecondo  che  gì'  occhi ,  e  la  cofa  veduta  faranno  in  mag- 
gior o  minor  altezza.  Provafi  per  la  7.* di  quefto  ,  che  «dice;  L'  aria  è 
tanto  più  o  meno  grofTa ,  quanto  più  ella  farà  più  vicina  o  remota, 
dalla  terra  .  Adunque  fé  X  occhio  e  la  cofa.  da  lui  veduta  faranno 
vicini  alla  terra ,  allora  la  grolTezza  dell"  aria  interpola  fra  l' oc- 
chio e  la  cofa ,  impedirà  affai  il  colore  della  cofa  veduta  da  eflo 
occhio .  Ma  fc  tal'  occhio  infieme  con  la  cofa  da  lui  veduta  faranno 
remoti  dalla  terra ,  allora  tal  aria  occuperà  poco  il  colore  del  pre- 
detto obbietto  :  e  tante  fono  le  varietà  delle  diftanzc ,  nelle  quali  fi 
perdono  i  colorì  degl'  obbietti ,  quante  fono  le  varietà  del  giorno , 
e  quante  fono  le  varietà  delle  groffezze  o  fottilità  dell*  aria,  per  le 
quali  p-netrano  all'occhio  le  fpecic  de' colori  delli  predetti  obbietti, 

Colore  dell '  ombra  del  bianco  .      GAP.    G  |  V. 

L'  ombra  del  bianco  veduta  dal  fole  e  dall'  aria  ha  le  fue  om» 
bre  traenti  all'  azzurro ,  e  quello  nafce  perche  il  bianco  per  fé  non 
è  colore,  ma  è  ricetto  di  qualunque  colore,  e  per  la  4.'  di  quello, 
che  dice  :  La  fuperficie  d'  ogni  corpo  partecipa  del  colore  del  fuo 
obbietto  i  egli  è  necelTario  che  quella  parte  della  fuperfìcie  bianca  par- 
tecipi del  colore  dell'  aria  fuo  obbietto . 

flual  colore  farà  omb^^ft  più  nera .     GAP.    G  V. 

Queir  ombra  parteciperà  più  del  nero ,  che  fi  genererà  in  più 
bianca  fuperfìcie ,  e  quefta  bavera  maggior  propenflone  alla  varietà 
che  nilTun' altra  fupcrficici  e  quefto  nafce,  perche  il  bianco  non  è 
connumerato  infra  li  colori ,  &  e  ricettivo  d'  ogni  colore ,  e  la  fu- 
perfìcie  fua  partecipa  più  intenfamentc    de'  colon    delli   fuoi  obbietti 


so  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

che  niffun'  altra  fuperficie  di  qualunque  colore  e  malTime  del  fuo 
retto  contrario,  che  è  il  nero,  (o  altri  colon  ofcuri  )  dal  quale  il 
bianco  è'  più  remoto  per  natura,  e  per  quefto  pare,  &C  e  gran  de- 
ferenza dalle  Tue  ombre  principali  alli  lumi  principali . 

'Del  colore  che  non  mojlva  ^jarietà  tn  njarie  groJfez.'Le    d  ana. 

GAP.   CVL 

Pofìibile  è  che  un  mededmo  colore  non  faccia  mutatione  in  va- 
rie dirtanze  ,  e  quefto  accadere  q,uando  la  proportione  delle  groflez- 
ie  dell'  arie,  e  le  proportioni  delle  diftanze  che  haveranno  i  colori 
dall'occhio,  lìa  una  mcdelima,  ma  converla .  Provafì  cofi:  A.  {Ft^- 9-) 
iia  l'occhio,  H.  iìa  un  colore  qual  tu  vuoi,  pollo  in  un  grado  di  di- 
fìanza  remoto  dall'  occhio,  m  ana  di  quattro  gradi  di  groiìezza,  ma 
perche  il  2°  grado  di  fopra  A.  M.  N.  L.  ha  la  metà  più  fottile,  l'a- 
ria portando  in  efia  il  medehmo  colore  ,  è  neceflario  che  tal  colore 
iìa  il  doppio  più  remoto  dall'occhio  che  non  era  di  prima:  adun- 
que gli  porremo  li  due  gradi  A.  F.  &  F.  G.  difcolio  dall'  occhio  ,  e 
ftrà  il  colore  G. ,  il  quale  poi  alzando  nel  grado  di  doppia  fottilita 
alla  2.*  in  A.  M.  N.  L.  che  farà  il  grado  O.  M.  P.  N.,  egli  è  ne- 
ceflario che  fia  pollo  nell'altezza  E. ,  e  farà  diftante  daU' occhio  tutta 
la  linea  A.  E.,  la  quale  fi  prova  valere  in  groflezza  d'aria  quanto  la 
diftanza  A.  G. ,  e  provafì  cofì .  Se  A.  G.  difì:anza  interpola  da  una  me- 
defìma  aria  infra  1'  occhio  e  '1  colore  occupa  due  gradi ,  &;  A.  E.  due 
gradi  &  mezzo,  quefta  diftanza  è  fufficiente  a  fare  che  il  colore  G.  al- 
zato in  E.  non  lì  varij  di  fua  potenza,  perche  il  grado  A.C.  &',  il  gra- 
do A.  F.  elfendo  una  medefìma  groflezza  d'aria  fon  limili  &  eguali,  & 
il  grado  C.  D.  benché  lìa  eguale  in  lunghezza  al  grado  F.  G.  non 
è  fìini'e  in  groflezza  d'  aria,  perche  egh  è  mezzo  nell'  aria  di  dop- 
pia grolfezza  all'  aria  di  fopra,  della  quale  un  mezzo  grado  di  diftan- 
za occupa  tanto  il  colore  ,  quanto  lì  faccia  un  grado  intiero  dell'  a- 
ria  di  fopra  ,  che  è  il  doppio  più  fottile  che  V  ana  che  gh  confina 
di  fotto .  Adunque  calcolando  prima  la  grolfezza  dell'  aria,  e  poi 
le  diftanze  ,  tu  vedrai  i  colori  variati  di  fìto ,  che  non  havranno  mu- 
tato di  bellezza  j  E  diremo  cofì  per  la  calcolatione  della  groflezza 
dell'aria:  il  colore  H-  è  pofto  in  quattro  gradi  di  grolfezza  d'aria: 
G.  colore,  è  pofto  in  aria  di  due  gradi  di  groflezza:  E.  colore  fi 
trova  in  aria  d'  un  grado  di  grolfezza  :  ora  vediamo  fé  le  diftanze  fo- 
no in  proportione  eguale  ,  ma  converfi .  Il  colore  E.  fi  trova  diftan- 
te  dall'  occhio  a  due  gradi  e  mezzo  di  diftanza  .  Il  G.  due  gradi , 
r  H.  un  grado  :  quefta  diftanza  non  fcontra  con  la  proportione  del- 
la groffezza,  ma  è  neceffario  fare  una  terza  calcolatione,  e  queft'  e 
che    ti   bifogna  dire.    11  grado  A.  C.  come  fu  detto  di  fopra,    è  fi- 

mik 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  31 

mile  &:  eguale  al  grado  A.  F.  &  il  mezzo  grado  C.  B.  è  fìmile  ma 
non  eguale  al  grado  A.  F. ,  perche  è  folo  un  mezzo  grado  di  lun- 
ghezza ,  il  quale  vale  un  grado  intiero  dell'  aria  di  fopra .  Adunque 
la  calcolationc  trovata  fatisf  à  al  propofìto ,  perche  A.  C.  vai  due 
gradi  di  grolfezza  dell'  aria  di  fopra,  &  il  mezzo  grado  C.  B.  ne  va- 
le un  intiero  d'  eOa  aria  di  fopra,  fi  che  habbiamo  tre  gradi  in  va- 
luta d' effa  groficzza  di  fopra,  &  uno  ven*  è  dentro,  cioè  B.  E.  ef 
fo  quarto.  Seguita  A.  H.  ha  quattro  gradi  di  groffezza  d'aria:  A.  G. 
ne  ha  ancora  quattro,  cioè  A.  F.  ne  ha  due,  &:  F.  G.  due  altri, 
che  fa  quattro.  A.  E.  ne  ha  ancora  quattro,  perche  A.  C.  ne  tie- 
ne due  ,  &  uno  C.  D.  che  è  la  metà  dell'  A.  C.  e  di  quella  mede- 
hma  aria,  &  uno  intero  ne  è  di  fopra  nell'aria  fottile  che  fa  quat- 
tro. Adunque  fé  la  dilìanza  A.  E.  non  è  doppia  della  diftanza  A.  G. 
ne  quadrupla  dalla  diftanza  A.  H.  ella  è  relUurata  dal  C.  D.  mezzo 
grado  d'  aria  grofla  che  vale  un  grado  intero  dell'  aria  più  fottile  che 
li  fl:à  di  fopra  :  E  cofi  e  conclufo  il  noftro  propofito ,  cioè  che  il 
colore  H.  G.  E.  non  fi  varia  per  varie  diftanze . 

Velia  profpettha  de  colori.      GAP.    CVII. 

D*  un  medefimo  colore  porto  in  varie  diflanze  &  eguale  altezza , 
tal  fia  la  proportione  del  fuo  rifchiaramento ,  qual  farà  quella  delle  di' 
ftanze  che  ciafcuno  d'elfi  colori  ha  dall'occhio  che  li  vede.  Provafi, 
fia  che  E.  B.  C.  D.  (Fig.  io.)  fia  un  medefimo  colore:  il  i.*  E.  fia  porto 
due  gradi  di  diftanza  dall'  occhio  A  :  il  2."  eh'  è  B.  fia  difcorto  quat- 
tro gradi:  il  terzo  eh' è  C.  fia  fei  gradi:  il  4**.  eh' è  D.  fia  otto  gra- 
di: come  moftrano  le  dcfìnitioni  de'  circoli  che  fi  tagliano  fu  la  li- 
nea, come  fi  vede  fopra  la  linea  A-  R.  di  poi  A.  R.  S.  P.  fia  un  gra- 
do d'aria  fottile  S.  P.  E.  T.  fia  un  grado  d*  aria  più  grolla:  feguirà 
eh*  il  primo  colore  E.  paHerà  all'  occhio  per  un  grado  d'  aria  grolTa 
E.  S. ,  e  per  un  grado  d'  aria  men  groffa  S.  A. ,  6c  il  colore  B.  man- 
derà la  fua  fimilitudine  all'  occhio  A.  per  due  gradi  d'  aria  groffa, 
e  per  due  della  men  groffa ,  &  il  C.  la  manderà  per  tre  gradi  del- 
la groffa ,  e  per  tre  della  men  grofìa  »  &  il  colore  D.  per  quattro 
della  grofla ,  e  per  quattro  della  men  grofia ,  e  cofi  habbiamo  pro- 
vato qui  tal  effere  la  proportione  della  diminutione  de'  colori ,  o  vuoi 
dire  perdimenti ,  quale  è  quello  delle  loro  diftanze  dalf  occhio  che 
li  vede:  e  qucrto  folo  accade  ne*  colori  che  fono  di  eguale  altezza, 
perche  in  quelli  che  fono  d'  altezza  ineguale ,  non  fi  offerva  la  me- 
defima  regola ,  per  efìer  loro  in  arie  di  varie  groiì'ezze  >  che  fanno 
varie  occupationi  a  effi  colon . 


Xfel 


32  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

X)el  colore  che  >ion  fi  muta  tn  'vane  gyojfeijie  d'  aria.    GAP.   CVIII. 

Non  fi  muterà  il  colore  porto  in  diverfe  groffezze  d'aria,  quan- 
do farà  tanto  più  remoto  dall'  occhio  1'  uno  che  1'  altro  ;  quanto  lì 
troverà  in  più  fottil' aria  l'uno  che  1' altro j  Provafi  cofi.  Se  la  prima 
aria  balta  ha  quattro  gradi  di  grolTezza ,  &  il  colore  fìa  dillante  un 
grado  dall'  occhio ,  &  la  feconda  aria  più  alta  habbia  tre  gradi  di 
grolTezza,  che  ha  perfo  un  grado,  fa  che  il  colore  acquifli  un  gra- 
do di  diltanza  j  e  quando  1'  aria  più  alta  ha  perfb  due  gradi  di  grof- 
fezza,  &  il  colore  ha  acquiflato  due  gradi  di  diflanza,  allora  tale  è 
il  primo  colore  quale  è  il  terzo  ;  e  per  abbreviare ,  fé  il  colore  s' in- 
nalza tanto  eh'  entri  nell'  aria  che  habbia  perfo  tre  gradi  di  grolTez- 
za,  &  il  colore  acquiftato  tre  gradi  di  diftanza ,  allora  tu  ti  puoi 
render  certo,  che  tal  perdita  di  colore  ha  fatto  il  colore  alto  e  re- 
moto ,  quanto  il  colore  baflb  e  vicino  ,  perche  fé  Y  aria  alta  ha  per- 
duto tré  quarti  della  grolTezza  dell'  aria  bafTa ,  il  color  nell'  alzarli  ha 
acquiftato  li  tre  quarti  di  tutta  la  diftanza  per  la  quale  egli  fi  tro- 
va remoto  ciall'  occhio  ;   e  cofi  fi  prova  l' intento  noftro . 

Se  li  colori  n}artj  ^ojfono   ejfere   o  parere  ci'  una  uniforme  ofcurita ,    mediante 

una  medejìma  ombra  .      GAP.    C I X, 

PolTibile  è  che  tutte  le  varietà  de'  colori  da  una  medefìma  omr 
bra  paiano  tramutate  nel  color  d'  efTe  ombre .  Quefto  fi  manifefta 
nelle  tenebre  d'una  notte  nubilola,  nella  quale  nilTuna  figura  p  color 
di  corpo  lì  comprende  ;  e  perche  tenebre  altro  non  è  che  privatio- 
ne  di  luce  incidente  e  riflelTo,  mediante  la  quale  tutte  le  figure  e 
colon  de'  corpi  fi  comprendono,  egli  è  neceffario  che  tolto  integra- 
mente la  caufa  della  luce,  che  manchi  T  effetto  e  cognitione  de' co- 
lori  e  figure   de'  predetti   corpi . 

Della  caufa  de   perdimenti  de'  colori  e  figure  de  corpi ,  mediante  le  tenebra 
che  paiono   e   non  fono  .      GAP.    G  X. 

Molti  fono  i  fiti  in  fé  alluminati,  e  chiari  che  fi  dimoftrano 
tenebrofi ,  &  al  tutto  privi  di  qualunque  varietà  di  colon  e  figure 
delle  cofe  che  in  efle  fi  ritrovano:  quefto  avviene  per  caufa  della  lu- 
ce dell'  aria  alluminata  che  infra  le  cofe  vedute  e  1'  occhio  s'  inter- 
pone, come  fi  vede  dentro  alle  fineftre  che  fono  remote  dall'occhio, 
nelle  quali  folo  ii  comprende  una  uniforme  ofcurità  affai  tenebrofa: 
fé  tu  entrerai  poi  dentro  a  elTa  cafa ,  tu  vedrai  quelle  in  fé  effer 
forte  alluminate ,  e  potrai  fpeditamente  comprendere  ogni  minima 
parte  di  qualunque  cofa  dentro  a  tal  fineftra,  che  trovar  fi  potelTe  . 
-  E 


DI    LIONARDO   DA  VINCI,  33 

E  quella  tal  dimortratione  nafce  per  difetto  dell'occhio,  il  quale 
vinto  dalla  foverchia  luce  dell'aria,  rellringe  aliai  la  grandezza  della 
Tua  pupilla,  e  per  quello  manca  alTai  della-  flia  potenza:  e  nelli  luo- 
2;hi  pili  ofcuri  la  pupilla  fi  allarga,  e  tanto  crefce  di  potenza,  quant' 
ella   acquilla  di  grandezza  ,    Provato  nel   2."  della  mia  prò  (petti  va  - 

Coiue  mlftiìU'.   co  fa  mojìra  il  jho  color    njeyo  s  ella    ìwìi    ha   lum?  da  un  ahr^ 

fìnnl  colore .      GAP.    CXI, 

NclTuna  cofa  dimoflrcrà  mai  il  Tuo  proprio  colore,  fé  il  lume 
che  r  illumina  non  è  in  tutto  d'  elTo  colore ,  e  quello  fi  manitella 
nelli  colori  de' panni ,  de' quali  le  pieghe  illuminate,  che  riflettono  o 
danno  lume  alle  contrapofle  pieghe  ,  li  fanno  dimoftrare  il  lor  vero 
colore.  Il  medefimo  là  la  foglia  dell'  oro  nel  dar  lume  1'  una  all'al- 
tra ,  &  il  contrario  fa   da   pigliar  lume  da  un'  altro  colore . 

J)e  colorì  che  jl  àtmojlrano  cariare  dal  loro  ejjere ,   mediante  U  paragoni 

de  lor  campi .      C  A  P.    C  X 1 1. 

NelTun  termine  di  colore  uniforme  fi  dimoflrerà  elTere  eguale, 
Te  non  termina  in  campo  di  colore  limile  a  lui.  Quello  fi  vede  mani- 
feflo  quando  il  nero  termina  col  bianco  ,  che  ciaicun  colore  pare  più 
nobile  nelli  confini  del  fi.10  contrario  che  non  parerà  nel  fi.10  mezzo . 

T)ella  miuatione  de  colori  trafparenti  dati  0  meijì  [opra  dfverjt  colon , 
con  la  lor  dt<verfa  relattone  .      C  A  P.    C  X 1 1 1. 

Quando  un  colore  trafparente  è  fopra  un'  altro  colore  variato 
da  lui ,  (\  compone  un  color  mirto  diverfo  da  cialcun  de'  femplici 
che  lo  compongono  .  Quello  fi  vede  nel  lumo  che  cfce  dal  cammi- 
no,  il  quale  quando  è  rincontro  al  nero  d'  eflo  cammino  fi  là  az- 
zurro, e  quando  s'  innalza  al  rifcontro  dell'  azzurro  dell'aria,  pare 
berettino  ,  o  rolTeggiante .  E  cofi  il  pavonazzo  dato  fopra  1'  azzurro 
fi  fa  di  color  di  viola:  e  quando  l'azzurro  fiirà  dato  lopra  il  gial- 
lo ,  egli  fi  fa  verde  :  &  il  croco  fopra  il  bianco  fi  fa  giallo  :  &  il 
chiaro  fopra  l' ofcurità  fi  fa  azzurro,  tanto  piti  bello,  quanto  il  chia- 
ro  e  r  ofcuro  faranno  più  eccellenti . 

Qlucil  parte  d'  un  mede  fimo  colore  Jì  mojlrera  più  hella  tn  pittura. 

GAP.   CXIV. 

Qui  è  da  notare  qual  parte  d'  un  medefimo  colore  {\  moflra  più 
bello  in  pittura,  o  quella  che  ha  il  luftro,  o  quella  che  ha  il  lume;, 

E  o 


34  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

o  quella  dell' ombre  mezzane,  o  quella  dell' ofcure,  overo  in  trafpa- 
rentia  .  Qui  bifogna  intendere  che  colore  è  quello  che  lì  dimanda  : 
perche  diverfi  colori  hanno  le  loro  bellezze  in  diveria  parte  di  fé  me- 
defimi:  e  quello  ci  dimollra  il  nero,  che  ha  la  fua  bellezza  nell'om- 
bre ,  il  bianco  nel  lume ,  1'  azzurro ,  verde ,  e  tanè  ,  nell'  ombre  mez- 
zane, il  giallo  e  rollo  ne' lumi,  l'oro  ne' rirtelfi ,  e  la  lacca  nell'om- 
bre mezzane . 

Come  ogni  colore  che  }ion  ha  lujlro    è    più    bello   bielle  fue  parti  luminofe  che 

nelV  ombro  fé.      GAP.    C  XV. 

Ogni  colore  e  più  bello  nella  Tua  parte  alluminata  che  nell'  om- 
bro(a ,  e  quefto  nafce ,  che  il  lume  vivifica  e  dà  vera  notitia  della 
qualità  de'  colori ,  e  1'  ombra  ammorza  &  ofcura  la  medefima  bellez- 
za,  &  impedifce  la  notitia  d'elfo  colore.  E  Te  per  il  contrario  il 
nero  è  più  bello  nell'  ombre ,  che  ne'  lumi ,  fi  rilponde  che  il  nero 
non  è  colore . 

Veli  '  e'videtma  de   colori .      GAP.    G  X  V  L 

Quella  cofa  che  è  più  chiara  più  apparifce  da  lontano,  e  la 
più  ofcura  fa  il  contrario. 

^Iml  parte  del  colore  ragioueijolmente  deve  ejfer  più  bella. 

GAP.   Gxvn. 

Se  A.  {Ttg.  II.)  fia  il  lume,  e  B.  fia  f  alluminato  per  linea  da 
elfo  lume:  E.  che  non  può  vedere  effo  lume,  vede  folo  la  parete 
alluminata:  la  qual  parete  diciamo  che  fia  roffa .  Effendo  coli,  il 
lume  che  fi  genera  alla  parete  fomiglierà  alla  fua  cagione,  e  tingerà 
in  roffo  la  faccia  E.,  e  fé  E.  fia  ancora  egli  rollo,  vedrai  eilere  mol- 
to più  bello  che  B. ,  &  fé  E.  fulfe  giallo,  vedrai  crearfi  un  color  can- 
giante fra  giallo  e  roifo. 

Come  il  bello   del  colore  debb'  eJfer  ni  lumi ,      G  A  Pr    G  X  V 1 1 1. 

Se  noi  vediamo  la  qualità  de'  colori  effer  conofciuta  mediante 
il  lume,  è  da  giudicare  che  dove  è  più  lume  quivi  {\  vegga  più 
la  vera  qualità  del  colore  alluminato,  e  dove  è  più  tenebre  il  co- 
lore tingerfi  nel  colore  d'  effe  tenebre.  Adunque,  tu  pittore,  ricor- 
dati di  moftrare  la  verità  de'  colori  in  tal  parte  alluminate  . 


Del 


DI   LIONAPvDO    DA   VINCI.  5^ 

T)el    color    <vnc{e  fatto    dalla    rugginf    di    rame.       GAP.   CXIX. 

Il  verde  fatto  dal  rame,  ancor  che  tal  color  fìa  inelTo  a  oglio, 
Tene  va  in  fumo  la  Tua  bellezza ,  s'  egli  non  è  fubito  invernicato  :  e 
non  folamente  Tene  vh  in  lumo ,  ma  s'  egli  farà  lavato  con  una  fpo- 
gna  bagnata  di  femplice  acqua  comune,  fi  leverà  dalla  Tua  tavola, 
dove  e  dipinto ,  e  malTimamente  s'  il  tempo  farà  umido  :  e  quello 
nafce  perche  tal  verderame  è  facto  per  forza  di  fìile ,  il  qual  Tale  con 
facilità  lì  rilolve  ne'  tempi  piovofi ,  e  malTimamente  clfendo  bagnato 
e  lavato  con  la  predetta  fpogna, 

Aumentat'ioue  di  hellcz.z.a  nel  (verderame.     GAP.    CXX. 

Se  farà  miflo  col  verde-rame  l'aloe  cavallino,  effo  verde-rame 
acquifera  gran  bellezza,  e  più  acquiftarebbe  il  zaffaranno,  fé  non 
fen' andade  in  fumo.  E  di  quefto  aloe  cavallino  fi  conofce  la  bontà 
quando  elfo  fi  rifolve  nell'acquavite,  eflendo  calda;  che  meglio  lo 
rifolve ,  che  quando  clTa  è  fredda .  E  fé  tu  avefii  finito  un'  opera 
con  eflo  verde  femplice ,  e  poi  fottilmente  la  veladi  con  effo  aloe 
rifoluto  in  acqua ,  allora  eOfa  opera  il  farebbe  di  bellifiimo  colore  ; 
&  ancora  elfo  aloe  fi  può  macinare  a  oglio  per  fé ,  &  ancora  iri- 
fieme  col  verde-rame,  e  con  ogn   altro  colore   che  ti  piacefle  . 

Velia  m'ijìmie    de  colori  l  '  un   con  l  '  altro  .      GAP.    C  X  X I. 

Ancora  che  la  miftionc  de  colori  l' un  con  1'  altro  fi  ftenda 
verfo  r  infinito  ,  non  refterò  per  quello  che  io  non  ne  facci  un  po- 
co di  difcorfo .  Ponendo  prima  alquanti  colori  femplici ,  con  ciafcun 
di  quelli  mefcolerò  ciafcuno  degl'  altri  a  uno  a  uno ,  e  poi  a  due  a 
due ,  &  a  tre  a  tre ,  e  cofi  feguitando  ,  per  fino  all'  intero  numero 
di  tutti  li  colori  :  poi  ricomincierò  a  mefcolare  li  colon  a  due  con 
due,  &  a  tre  con  tre,  e  poi  a  quattro,  cofi  feguitando  fino  al  fi- 
ne, fopra  elfi  due  colon  femplici  fenc  metterà  tre,  e  con  elfi  tre 
accompagnerò  altri  tre,  e  poi  fei ,  e  poi  icguiterò  tal  miifione  in 
tutte  le  proportioni .  Golori  femplici  domando  quelli  che  non  fono 
comporti,  ne  fi  poiTono  comporre  per  via  di  milbone  d'  altri  colo- 
ri, nero,  bianco:  benché  quelli  non  fono  mefli  ha  colori,  perche 
r  uno  è  tenebre  ,  X  altro  e  luce  ,  cioè  1"  uno  è  privatione  e  1'  altro 
è  generativo:  ma  io  non  li  voglio  per  quefto  lafciare  in  dietro,  per- 
che in  pittura  fono  li  principali  ,  concioiìache  la  pittura  fia  compolla 
d'  ombre  ,  e  di  lumi ,  cioè  di  chiaro  e  ofcuro  .  Dopo  il  nero  e  il 
bianco  feguita  1'  azzurro ,  e  giallo ,  poi  il  verde  e  lionato ,  cioè  ta- 
nè,   o    vuoi    dire    ocriai    di  poi  il  morello,   cioè    pavonazzo,    &    il 

E   2  rof- 


^6  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

roffo  :  e  quefli  fono  otto  colori ,  e  più  non  è  in  natura  ,  de*  .quali 
io  comincio  la  miftione.  E  fìa  primo  nero  e  bianco,  di  poi  nero 
giallo,  e  nero  e  rolTo,  di  poi  giallo  e  nero,  e  giallo  e  ro(To:  e  per- 
che qui  mi  manca  carta,  dice  l' autore  ^  lafcierò  a  far  tal  diftintio- 
ne  nella  mia  opera  con  lungo  procedo,  il  quale  farà  di  grand'  utili- 
tà ,  anzi  neceflarufTimo  :  e  quefta  tal  defcrittione  s' intrametterà  infra 
la  teorica  e  la  pratica . 

Della  fuperjic'te  d*  ogni  corpo  omhrofo .      CAP.    CXXIL 

La  Tuperficie  d*  ogni  corpo  ombroCj  partecipa  del  col  ^rc  del 
fuo  obbietto.  Quello  lo  dimoftrano  li  corpi  ombrofì  con  certezza, 
conciofìache  nifluno  de'  predetti  corpi  moftra  la  Tua  figura  ,  o  colo- 
re, s"  il  mezzo  interpolo  fra  il  corpo  &  il  luminofb  non  è  allumi- 
nato .  Diremo  dunque  che  le  il  corpo  opaco  fìa  giallo  ,  &  il  lumi- 
nofo  fìa  azzurro ,  che  la  parte  alluminata  fìa  verde ,  il  qual  verde  fi 
Compone  di. giallo  e  azzurro. 

^ale   è   la  fuperjicie   ricettinja    di   più    colori,      CAP.    CXXIII, 

Il  bianco  è  più  ricettivo  di  qualunque  colore  che  niflun  altra 
fuperfìcie  di  qualunque  corpo  che  non  è  fpecchiato .  Provafì , 
dicendo  che  ogni  corpo  vacuo  è  capace  di  ricevere  quello  che  non 
pofTono  ricevere  li  corpi  che  non  fono  vacui,  diremo  per  queflo  che 
il  bianco  è  vacuo ,  o  vuoi  dir  privo  di  qualunque  colore  ,  &  efTen- 
do  egli  alluminato  del  colore  di  qualunque  luminofa,  partecipa  più 
d*  eflo  luminofo  che  non  farebbe ,  il  nero ,  il  quale  è  fìmile  ad  un 
vafo  rotto ,    che  è  privo  d'  ogni  capacità  a  qualunque  cofa . 

2lual  corpo  Jì  tingerà,  più  del  color  del  fuo  obbietto  .      CAP.    C  X  X I V. 

La  fuperfìcie  d' ogni  corpo  parteciperà  più  interamente  del  co- 
lor di  queir  obbietto  il  quale  gli  farà  più  vicino .  Quefto  avviene , 
perche  1'  obbietto  vicino  occupa  più  moltitudine  di  varietà  di  fpetie, 
le  quali  venendo  a  effa  fupeificie  de'  corpi  corromperebbero  più  la 
fupeificie  di  tal  obbietto,  che  non  farebbe  efTo  colore,  fé  fuffe  ri- 
moto: &  occupando  tali  fpetie,  efTo  colore  dimoflra  più  integramen- 
te la   Tua  natura  in  eOo  corpo  opaco . 

^al  corpo  fi' dimojlrerà  di  più  bel  colore.      CAP.  CXXV. 

La  fuperfìcie  di  quell'  opaco  fi  moftrerà  di  più  perfetto  colo- 
re ,  la  quale  haverà  per  vicino  obbietto  un  colore  fìmile  al  fuo . 

VclV 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  37 

Dell  '  v2carmtio>;e  de  ^olti .      GAP-    C  X  X  V  L 

Quel  de'  corpi  più  fi  conferva  in  lunga  diftanza  che  fàr^  di 
maggior  quantità  .  Quefta  propofitione  ci  moftra  eh'  il  vifo  fi  faccia 
ofcuro  nelle  diftanze ,  perche  1'  ombra  è  la  maggior  parte  eh'  habbia 
il  volto,  &  i  lumi  fon  minimi:  e  però  mancano  in  breve  diftanza  ; 
&  1  minimiflimi  fono  i  loro  luftri ,  e  quefta  è  la  caufa  che  reflan- 
do  la  parte  più  ofcura ,  il  vilo  fi  faccia  e  fi  moftri  ofcuro .  Et  tan- 
to più  parrà  trarre  in  nero,  quanto  tal  vifo  havcrà  in  doifo  o  in 
tefta  cofa  più  bianca. 

Modo  di  ritrarre  il  rilievo^  e  di  preparar  le  carte  per  quejlo.. 

GAP.    GXXVIL 

I  pittori  per  ritrarre  le  cofe  di  rilievo  debbono  tingere  la  fu* 
pcrficie  delle  carte  di  mezzana  ofcurità ,  e  poi  dare  1'  ombre  più 
ofcure  j  &  in  ultimo  i  lumi  principali  in  picciol  luogo ,  li  quali  fon 
quelli  che  in  picciola  diilanza  fon  li  primi  che  (\  perdono  all'  occhio. 

Tìella  ryarietà    d'  un  medefimo  colore  in  «varie  dijìani^e  dalV  occhio, 

GAP.    GXXVIIl 

Infra  li  colori  della  medefima  natura,  quello  manco  fi  varia 
che  meno  fi  rimove  dall'  occhio .  Provafi ,  perche  1'  aria  che  s' inter- 
pone infra  1'  occhio  t  la  cofa  veduta  occupa  alquanto  la  detta  co- 
fa :  e  fé  r  aria  interpofta  farà  di  gran  fomma ,  allora  la  cofa  veduta 
fi  tinge  forte  del  colore  di  tal  aria ,  e  fé  l  aria  farà  di  fottile  quan- 
tità, allora   1'  obbietto  farà   poco  impedito. 

'Della  «verdura  «veduta  in  campagna  .     GAP-  C  X  X I X. 

Della  verdura  veduta  in  campagna  di  pari  qualità ,  quella  par- 
rà effere  più  ofcura  che  farà  nelle  piante  degl'  alberi ,  e  più  chiara 
fi   dimoflrerà   quella   de'  prati . 

^al  «verdura  parrà  piìi  d*  azzurro .     GAP.    CXXX. 

Quelle  verdure  fi  dimoftreranno  partecipare  più  d'  azzurro ,  le 
quali  faranno  di  più  ofcura  ombrofità ,  e  qucfto  fi  prova  per  la  7.' 
che  dice ,  che  V  azzurro  fi  compone  di  chiaro  e  d'  ofcuro  in  lunga 
difianza . 


fiii^i'^ 


i%  TRATTATO    DELLA  PITTURA 

^lual'  è  quella  fif^erjicte  che  nieno  che  V  altre  dtmojlra  il  fuo  <vero  colore. 

CAR    CXXXI. 

Quella  fuperficic  moftrcrà  meno  il  fuo  vero  colore ,  la  quale 
farà  più  terfa  e  pulita  :  Quefto  vediamo  nell'  erbe  de'  prati ,  e  nelle 
foglie  degl'  alberi  ,  le  quali  efìendo  di  pulita  e  luftra  fupcrficie  ,  pi- 
gliano il  luftro  nel  qual  fi  fpecchia  il  fole,  o  1'  aria  che  l'allumina, 
e  cofi  in  quella  parte  del  luftro  fono  private  del  naturai  colore . 

ilual  corpo   mofirera  piì  ti  fuo   wero  colore .      GAP.    CXXXI  L 

.Quel  corpo  più  dimoftrera  il  fuo  vero  colore,  del  quale  la  fupcrfi- 
cie farà  mcn  pulita  e  piana  .  Quefto  fi  vede  ne'  panni  lini ,  e  nelle 
foglie  deir  herbe  &  alberi  che  fono  pelofi  ,  nelle  quali  alcun  luftro 
non  fi  può  generare  ,  onde  per  necefl'ità  non  potendo  fpccchiarc  gì' 
obbietti ,  folo  rendono  alf  occhio  il  fuo  vero  colore  e  naturale  >  non 
eflendo  quello  corrotto  da  alcun  corpo  che  1'  allumini  con  un  colo- 
re oppofito,  come  quello  del  roffor  del  fole,  quando  tramonta,  e 
tinge  li  nuvoli  del  fuo  proprio  colore . 

T>ella    chìarez,'La    de   paejt .      GAP.    CXXXIII. 

Mai  li  colori ,  vivacità  e  chiarezza  de'  paefi  dipinti  haranno 
conformità  con  paefi  naturali  alluminati  dal  fole,  fé  efii  paefi  dipin- 
ti non  faranno  alluminati  da  elfo  fole. 

Trofpett'fva  comune  della  dìminutìone  de    colori  in  lunga  dijìanx>a, . 

GAP.     GXXXIV. 

L'  aria  farà  tanto  meno  partecipante  del  colore  azzurro,  quanto 
effa  è  più  vicina  all'  orizzonte ,  è  tanto  più  ofcura ,  quanto  ella  a 
eflb  orizzonte  è  più  remota.  Quefto  {\  prova  per  la  3.'  del  9.'  che 
moftra  che  quel  corpo  farà  manco  alluminato  dal  fi^le ,  il  quale  fia 
di  qualità  più  rare .  Adunque  il  fuoco  ,  elemento  che  vefte  1'  aria , 
per  elìer  lui  più  raro  e  più  fottile  che  l' aria ,  manco  ci  occupa  le 
tenebre  che  fon  fopra  di  lui  che  non  fa  effa  aria,  e  per  confeguen- 
za  ,  r  aria  corpo  men  raro  che  il  fuoco  più  s'  allumina  dalli  raggi  fò- 
lari  che  la  penetrano,  &  alluminando  l'infinità  degl'  atomi,  che  per 
effa  s'  infondono  ,  fi  rende  chiara  alli  noftri  occhi  :  onde  penetrando 
per  effa  aria  la  fpetie  delle  fopraddctte  tenebre,  necelTariamente  fa 
che  effa  bianchezza  d'  aria  ci  pare  azzurra,  come  è  provato  nella  3.* 
del  IO.*  e  tanto  ci  parrà  di  azzurro  più  chiaro,  quanto  fra  efle  te- 
nebre e  gl'occhi  noftri   s'  interporrà  maggior  groffezza  d'aria.  Come 

fé 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  ^c, 

fé  r  occhio  di  chi  lo  confiderà  fLiffe  P.  [Fig.  12.)  e  guardaffe  fopra 
di  fé  la  grolTezza  dell'  aria  P.  R.  poi  declinando  alquanto ,  T  occhio 
vedeiTc  l' aria  per  la  linea  P.  S.  la  quale  gli  parrà  più  chiara ,  per 
c(Ter  maggior  grofTezza  d'  aria  per  la  linea  P.  S.  che  per  la  linea 
P.  R.  e  iè  tal  occhio  s'  inchina  all'  orizzonte ,  vedrà  1'  ana  quali  in 
tutto  privata  d' azzurro  s  la  qual  cofa  feguita ,  perche  la  linea  del 
vedere  penetra  molto  maggior  fomma  d'  aria  per  la  rettitudine 
P.  D.  che  per  1'  obliquo  P.  S. ,  e  coli  fi  è  perluafo  il  noftro  intento. 

t)dle  cofe  fpecchiate  nelV  acqua  de    pae/t ,    e  prima    dell"  ana . 

GAP.     CXXXV. 

Queir  aria  fola  farà  quella  che  darà  di  fé  fimulacro  nella  fii- 
perficie  dell'  acqua ,  la  quale  rifletta  dalla  fupcrficie  dell'  acqua  all' 
occhio  infra  angoli  eguali,  cioè  che  l'angolo  dell'incidenza  fia  e- 
guale  all'  angolo  della  rifleffione. 

T>imiymt'ione  de  colorì  per  mex.'z.o  uiterpojlo  tnfra  loro  e  l '  occhio  . 

GAP.     GXXXVL 

Tanto  meno  dimoflrerà  la  cofa  vlfibile  del  Tuo  naturai  colore , 
quanto  il  mezzo  interpofìio  fra  lui  e  1'  occhio  farà  di  maggior  grof- 
fezza . 

De"  campi  che  Jì  con'vengono    ali  '  ombra   tS'    a   lumi . 

GAP.     GXXXVII. 

Li  campi  che  convengono  a  1'  ombre  &  a'  lumi ,  &C  alli  termi- 
ni alluminati  &  adombrati  di  qualunque  colore ,  faranno  più  fepa- 
ratione  1'  un  dall'  altro  ,  fé  faranno  più  varij ,  cioè  eh'  un  colore  of- 
curo  non  deve  terminare  in  altro  colore  ofcuro ,  ma  molto  vano , 
cioè  bianco i  e  partecipante  di  bianco ,  in  quanto  puoi  ofcuro,  o 
traente  all'  ofcuro . 

Come  Jì  dc'Ve  riparare  ^   quando  ti  hiaucn  Jì  terrnhia  in  bianco ,   e  V  ofcuro 

in  ofcuro.      GAP.    GXXXVIII. 

Quando  il  colore  d'  un  corpo  bianco  s'  abbatte  a  terminare  in 
campo  bianco,  allora  i  bianchi  o  faranno  eguah ,  o  nò:  e  fé  fa- 
ranno eguali ,  allora  quello  che  ti  è  più  vicino  fi  farà  alquanto  of- 
curo nel  termine  che  egli  fa  con  elTo  bianco:  e  fé  tal  campo  farà 
men  bianco  che  il  colore  che  in  lui  campeggia,  allora  il  campeggiante 
fpiccherà  per  fé  medefimo  dal  fuo  differente  fenz'  altro  aiuto  di  ter- 
mine ofcuro. 

Vclht 


49  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

'Della  /icitiiYci  de  colon  de  camp  [opra  li  quali  campeggia  ti  bianco . 

GAP.  CXXXIX. 

La  cofa  bianca  fi  dimoftierà  più  bianca  che  farà  in  campo  pili 
ofcuro ,  e  fi  diniortrerà  più  olcura  che  fia  in  campo  più  bianco  :  e 
qucfto  ci  ha  infegnato  il  fioccar  della  neve ,  la  quale ,  quando  noi 
la  veggiamo  nel  campo  dell'  aria  ,  ci  pare  ofcura ,  e  quando  noi  la 
veggiamo  in  campo  di  alcuna  fineftra  aperta ,  per  la  quale  ^\  vede 
1'  ofcurita  dell'  ombra  d'  efla  calii ,  allora  elTa  neve  fi  moftrerà  bian^ 
chilTima  i  e  la  neve  d' apprefìo  ci  pare  veloce,  e  da  lontano  tarda, 
e  la  vicina  ci  pare  di  continua  quantità ,  a  guifa  di  bianche  cor^ 
de,  Q   la  remota   ci    pare  difcontinua  , 

"De    campi   delle  figure .      C  A  P.   C  X  L, 

Delle  cofe  d'  egual  chiarezza ,  quella  fi  dimoftrerà  di  minor 
chiarezza ,  la  quale  farà  veduta  in  campo  di  maggior  bianchezza  i  e 
quella  parrà  più  bianca  ,  che  campeggerà  in  fpatio  più  ofcuro  :  e  1' 
incarnata  parrà  pallida  in  campo  rollo,  e  la  pallida  parrà  rolTeggian- 
te,  efiendo  veduta  in  campo  giallo:  e  fimilmente  li  colori  faranno 
giudicati  quello  che  non  fono  mediante  li  campi  che  li  circondano  . 

"De   campi  delle  coje  dipìnte  .      GAP.    G  X  L I, 

Di  grandiffima  dignità  è  il  difcorfo  de'  campi  ne'  quali  cam- 
peggiano li  corpi  opachi  veftiti  d'  ombre  e  di  lumi ,  perche  a  quel- 
li fi  conviene  aver  le  parti  alluminate  ne*  campi  ofcuri ,  e  le  parti 
ofcure    ne'    campi    chiari ,    fi    come    per    la    figura    vicn    dimoliraco 

Di  quelli    che  Jìngono   in   campagna    la    cofa  più  remota  far/i  più  ofcura. 

GAP.    GXLIL 

Molti  fono  che  in  campagna  aperta  fanno  le  figure  tanto  più 
ofcure  quanto  effe  fono  più  remote  dall'  occhio ,  la  qual  cofa  è  in 
contrario ,  fé  già  la  cofa  imitata  non  folle  bianca ,  perche  allora  aca- 
derebbe  quello  che  di  fotte  fi  propone. 

De    colori  delle  cofe  remote  dall '  occhio .      GAP,    CXLIII. 

L'  aria  tinge  più  gì' obbietti,  eh'  ella  fepara  dall'  occhio,  del  fuo  co- 
lore, quanto  ella  farà  di  maggior  grolTezza.  Adunque  havendo  l'aria  di- 
vifo  un'  obbietto  ofcuro  con  grolTezza    di    due  miglia ,    <;lla  Io  tinge 

più , 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  41 

più ,  che  quella  che  ha  groffczza  d'  un  miglio .  Rifpondc  qui  l' av- 
vcrfario ,  e  dice  che  li  paefi  hanno  gY  alberi  d'  una  medefìma  Ipc- 
tic  più  ofcuri  da  lontano  che  d'  apprelFo ,  la  qual  cofà  non  è  vera , 
Ce  le  piante  faranno  eguali ,  e  divife  da  eguali  fpatij  :  ma  farà  ben 
vera  fé  li  primi  alberi  faranno  rari ,  e  vedrafTì  la  chiarezza  delli  pra- 
ti che  li  dividono,  e  gì'  ultimi  faranno  fped'ii  come  accade  nelle  ri- 
ve e  vicinità  de'  fiumi ,  che  allora  non  fi  vede  fpatio  di  chiare  pra- 
terie,  ma  tutti  inficme  congiunti,  facendo  ombra  T  un  fopra  l'altro, 
Ancora  accade  che  molto  maggiore  è  la  parte  ombrofà  delle  pian- 
te ,  che  la  luminofa ,  e  per  le  fpetie  che  manda  di  fé  effa  pianta 
air  occhio,  fi  moftrano  in  lunga  diftanza  ,  &:  il  colore  ofcuro  che  fi 
trova  in  maggior  quantità  più  mantiene  le  fue  fpetie  che  la  parte 
men'  ofcura  :  e  cofi  ciTo  mifto  porta  con  feco  la  parte  più  potente 
in  più  lunga  diflanza, 

Gmdi  di  pitture.     GAP.    CXLIV. 

Non  è  femprc  buono  quel  che  è  bello,  e  qucfto  dico  per  quei 
pittori  che  amano  tanto  la  bellezza  de'  colori ,  che  non  fenza  gran 
confcienza  danno  lor  dcbolilTime,  e  quafi  infenfibil' ombre ,  non  Ri- 
mando il  lor  rilievo.  Et  in  qucfto  errore  fono  i  ben  parlatori  Ten- 
ia alcuna    fentenza . 

7)ello  fpccchtamento  e  colore  dell'  acqua  del  mare  ^veduto  da  di^verfì  afpeiti. 

GAP.  GXLV. 

Il  rnarc  ondeggiante  non  ha  colore  univerfale ,  ma  chi  lo  vede 
da  terra  ferma  il  vede  di  colore  ofcuro ,  e  tanto  più  ofcuro  quan- 
to e  più  vicino  l'orizzonte,  e  vedcfi  alcun  chiarore,  over  luitri , 
che  fi  muovono  con  tardità  ad  ufo  di  pecore  bianche  negl'  armenti , 
e  chi  vede  il  mare  ftando  in  alto  mare  lo  vede  azzurro;  &c  quefto 
nafce  perche  da  terra  il  mare  pare  ofcuro,  perche  vi  vedi  in  lui 
r  onde    che  fpecchiano    1'  ofcurità    della  terra,  e   da  alto  mare   paio-  f' 

no  azzurre ,    perche    tu    vedi    nell'  onde  1'  ari^    azzura    di    tal'  onde 
fpecchiata  , 

Della    uatura    de   paragom  .       GAP.    G X LV I. 

Li  veftimenti  neri  fanno  parer  le  carni  de'  fimulacri  humani 
più  bianche  che  non  fono ,  e  li  veflimcnti  bianchi  fanno  parere  le 
carni  ofcurc ,  &  i  veflimcnti  gialli  le  fanno  parere  colorite ,  e  U 
veili   rofTe  le  dimofìrano    pallide. 

F  Vel 


42  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

T>el  color  delV  ombra  di  quahtnque  corpo.      CAP.    CXLVIL 

Mai  il  color  dell'  ombra  di  qualunque  corpo  farà  vera,  ne  pro- 
pria ombra ,  fé  T  obbietto  che  1'  adombra  non  è  del  colore  del  cor- 
po da  lui  adombrato .  Diremo  per  efempio  eh'  io  habbia  una  habi- 
tationc  nella  quale  le  pareti  fiano  verdi,  dico  che  fé  in  tal  luogo 
farà  veduto  1'  azzurro,  il  quale  fia  luminato  dalla  chiarezza  dell'az- 
zurro, che  allora  tal  parte  luminata  farà  di  bellilTimo  azzurro,  e 
l'ombra  farà  brutta,  e  non  vera  ombra  di  tal  bellezza  d'azzurro, 
perche  fi  corrompe  per  il  verde  che  in  lui  riverbera  :  e  peggio  fa- 
rebbe fé  tal  parete  fuffe  tanè, 

T>ella  p'ofpeiti'va  de   colori  ne  luoghi  ofcur'i .      C  A  P.   C  X  LV 1 1 L 

Ne'  luoghi  luminofi  uniformemente  deformi  infino  alle  tenebre 
quel  colore  farà  più  ofcuro ,  che  da  elfo  occhio  fìa  più  remoto  . 

Trofpettinja  de   colori.      CAP.   CXLIX, 

I  primi  colori  debbono  elTer  femplici,  &  i  gradi  della  loro  di- 
mlnutione  infieme  con  li  gradi  delle  diftanze  fi  debbono  convenire, 
cioè  che  le  grandezze  delle  cofe  parteciperanno  più  della  natura  del 
punto  quanto  elfi  gli  faran  più  vicini,  &  i  colori  han  tanto  più  a 
partecipare  del  colore  del  fuo  orizzonte ,  quanto  elfi  a  quello  fon 
più  propinqui . 

De  colori,      CAP.  CL. 

II  colore  che  fi  trova  infra  la  parte  om.brofi  e  f  alluminata  de' 
corpi  cmbrofi,  fia  di  minor  bellezza  che  quello,  che  fia  interamente 
alluminato:   dunque  la  prima  bellezza  de' colori  fìa  ne'  principali  lumi, 

X>a  che  tmfce  l  '  a'Zj-z.urro  nell  '  aria  .     CAP.  C  L I, 

L'  azzurro  dell'  aria  nafcc  dalla  grolTezza  del  corpo  dell'  aria  al- 
luminata ,  interpola  fra  le  tenebre  fuperiori  e  la  terra  :  L'  aria  per 
fé  non  ha  qualità  d'  odori,  o  di  fapori ,  o  di  colori,  ma  in  fé  pi- 
glia le  fimilitudini  delle  cofe  che  dopo  lei  fono  collocate,  e  tanto  là.- 
rà  di  più  beli'  azzurro  quanto  dietro  ad  elTa  faran  maggior  tenebre , 
non  cHTendo  lei  di  troppo  fpatio,  ne  di  troppa  groHezza  d'humiditài 
e  vedefi  ne' monti,  che  hanno  più  ombre,  effer  più  bell'azzurro  nel- 
le lunghe  diftanze ,  e  cofi  dove  è  più  alluminato,  moftrar  più  il  co- 
lor del  rnonte  che  dell'  azzurrq  appiccatoli  dell'  aria  che  infra  lui  Q 
1'  occhio  s' interpone  . 

Ve 


DI  LIONAPvDO   DA   VINCI,  43 

Tfe   colori.      GAP.  CLIL 

Infra  i  colori  che  non  fono  azzurri,  quello  in  lunga  diltanza 
parteciperà  più  d'  azzurro ,  il  quale  farà  più  vicino  al  nero ,  e  cofi 
cii  converfo  ii  manterrà  per  lunga  diilanza  nel  Tuo  proprio  colore , 
il  quale  farà  più  difTimile  al  detto  nero.  Adunque  il  verde  delle 
campagne  fi  tralmuterà  più  nell'  azzurro  ,  che  non  fa  il  giallo  o  il 
bianco ,  e  cofì  per  il  contrario  il  giallo  e  bianco  manco  fi  trafmutara 
che  il  verde  &  il  roffo, 

'Bicolori.     GAP.  GLIII. 

I  colori  porti  neir  ombre  parteciperanno  tanto  più  o  meno  del- 
la loro  naturai  bellezza ,  quanto  efii  faranno  in  maggiore  o  minore 
ofcurità.  Ma  fé  i  colori  faranno  fìtuati  in  fpatio  luminofo,  allora  effi 
il  moflreranno  di  tanta  maggior  bellezza  quanto  il  luminofo  fìa  di 
maggior  fplendore.  L'  avverfario  dirà:  Tante  fono  le  varietà  de*  co- 
lori dell'  ombre  ,  quante  fono  le  varietà  de'  colori  che  hanno  le  co- 
fe  adombrate.  E  io  dico  che  li  colori  pofti  nell'ombre  moflreranno 
infra  loro  tanta  minor  varietà ,  quanto  l' ombre  che  vi  fono  fìtuate 
fìano  più  ofcure,  e  di  queflo  ne  fon  testimoni  quelli  che  dalle  piaz- 
ze guardano  dentro  le  porte  de'  tempij  ombrofi ,  dove  le  pitture  ve- 
nite di  varij  colori  apparifcono  tutte  vel^ite  di   tenebre . 

De  camp    delle  figure    de   corpi   dipnti .      GAP.    G  L I V, 

Il  campo  che  circonda  le  figure  di  qualunque  cofa  dipinta  de- 
ve cffcre  più  ofcuro  che  la  parte  alluminata  d'  effe  figure,  e  più 
chiaro  che  la  parte  ombrofa . 

Terche  il  bict)Jco   non  è  colore .      G  A  P.   G  L  V. 

Il  bianco  non  è  colore  ,  ma  è  in  una  potenza  ricettiva  d'  ogni 
colore  .  Quando  effo  è  in  campagna  alta  ,  tutte  le  fue  ombre  fono 
azzurre  i  e  queflo  nafce  per  la  4.*  che  dice  :  La  fuperHcie  d'  ogni 
corpo  opaco  partecipa  del  color  del  fuo  obbictto  .  Adunque  tal 
bianco  cITendo  privato  del  lume  del  fole  per  interpofitione  di  qual- 
che obbietto  trafmelTo  fra  il  fole  &  elio  bianco,  refta  tutto  il  bian- 
co ,  che  vede  il  fole  e  1'  aria  partecipante  del  color  del  fole  e  dell' 
aria,  e  quella  parte  che  non  è  villa  dal  fole  refta  ombrofa,  e  par- 
tecipante del  color  dell'  aria  :  e  fé  tal  bianco  non  vedeffe  la  verdu- 
ra della    campagna   infine    all'  orizzonte ,   ne   ancora  vedeife   la  bian- 

F   2  chezza 


44  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

chezza  di  tale  orizzonte ,    fenza    dubbio    eflo    bianco    parrebbe  eficre 
di  femplice   colore ,  del  quale   fi  moiìra   elTere  Y  aria , 

Ve  colon.     GAP.    CLVL 

11  lume  del  fuoco  tinge  ogni  cofa  in  giallo  y  ma  quello  non 
apparerà  elTcr  vero  ,  fé  non  al  paragone  delle  cofe  alluminate  dall'  a- 
ria  j  e  quello  paragone  fi  potrà  vedere  vicino  al  fine  della  giornata , 
e  ficuramente  dopo  1'  aurora,  &  ancora  dove  in  una  ftanza  ofcura  dia 
fopra  1' obbietto  un  fpiracolo  d'aria,  &  ancora  un  fpiracolo  di  lurne 
di  candela,  &  in  tal  luogo  certamente  faran  vedute  chiare  e  fpedite 
le  loro  differenze.  Ma  fenza  tal  paragone  mai  farà  conofciuta  la  lor 
differenza,  fiilvo  ne'  colon  che  han  piiì  fimilitudine,  ma  fian  cono- 
fciuti ,  come  bianco  dal  giallo,  chiaro  verde  dall'azzurro,  perche 
gialleggiando  il  lume  che  allumina  1'  azzurro  ,  è  come  mefcolare  in- 
lieme  azzurro  e  gial'o,  i  quali  compongono  un  bel  verde  j  e  fé 
niefcoli  poi    giallo  co.i  verde,    fi   tà  aliai   piiì  bello. 

J)e   colori    de   lumi    incidemi  ^    nflejfi .      GAP.   GLVII. 

Quando  due  lumi  mettono  in  mezzo  a  sé  il  corpo  ombrofo , 
non  poffono  variarfi  fé  non  ir  due  modi ,  cioè  o  faranno  d'  egual 
potenza,  o  effi  faranno  ineguali,  cioè  parlando  de'  lumi  infra  loro: 
fé  fiiranno  eguali ,  fi  potranno  variare  in  due  altri  modi ,  cioè  fecon- 
do il  loro  fptendore  fopra  1' obbietto,  che  fìirà  o  eguale,  o  difugua- 
le  :  eguale  farà  quando  faranno  in  eguale  dillanza^  difuguali,  nelle 
difusuali  diftanze .  In  epuali  dillanze  fi  varieranno  in  due  altri  mo- 
di ,  cioè  r  obbietto  fituato  con  egual  difianza  infra  due  lumi  eguali 
in  colore  &  in  fplendore,  può  effer  alluminato  da  eili  lumi  eguali 
in  colore  &  in  fplendore  può  effere  alluminato  da  e(ìi  lumi  in  due 
modi,  cioè  o  egualmente  da  ogni  parte,  o  difugualmente:  egual- 
mente farà  da  elfi  lumi  alluminato,  quando  lo  fpatio  che  reffa  in- 
torno a'  due  lumi  farà  d'  egual  colore  e  ofcurità  e  chiarezza  :  di- 
fi.iguali  faranno,  quando  effi  l'patij  intorno  a  due  lumi  faranno  varij 
in    ole  uri  tà . 

Di  colori  dell'ombra.      GAP.    GLVIIL 

Speffe  volte  accade  1'  ombra  de'  corpi  ombrofi  non  effcr  corq-i 
pagna  de'  colon  de'  lumi  ,  e  faran  verdeggianti  1'  ombre ,  &  i  lumi 
rolleggianti,  ancora  che  il  corpo  fia  di  colore  eguale.  Quello  acca- 
de che  il  lume  verrà  d'oriente  fopra  1' obbietto  ,  &  alluminerà  1' ob- 
bietto 3  del  colore  del  fuo  fplendore ,  &  dall'  occidente  farà  un'  altro 

ob- 


DI    LIONAPvDO    DA  VINCI.  45 

obbietto  dal  mcdefìmo  lume  alluminato  ,  il  quale  farà  d'  altro  colore 
eli  il  primo  obbietto ,  onde  con  1  llioi  lumi  ririedi  rilalta  verfo  le- 
vante, e  percuote  con  i  Tuoi  raggi  nelle  parti  del  primo  obbietto 
lai  volto,  &  2I1  fi  tagliano  1  Tuoi  raggi-)  e  rimangono  fermi  infìeme 
con  i  loro  colori,  e  fplcndori.  Io  ho  f  pelle  volte  veduto  un' obiet- 
to bianco,  i  lumi  rofli ,  e  l'ombre  azzurreggianti ,  e  quefto  accade 
nelle  montagne  di  neve  quando  il  fole  tramonta  all'  orizzonte,  e  fi 
moflra  infocato  (f/^.    14.) 

Delle  co  fé  pojìe  m  campo   chiaro ,   e  perche  tal  ufo  è   utile  tn  pittura . 

GAP.  CLIX. 

Quando  il  corpo  ombrofo  terminerà  in  campo  di  color  chiaro 
p  alluminato ,  allora  per  neceH'ità  parrà  fpiccato  e  remoto  da  elio 
campo;  e  quefto  accade  perche  i  corpi  di  curva  fuperfìcie  per  ne- 
celfità  fi  fanno  ombrofì  nella  parte  oppoflta  d'  onde  non  fono  per- 
cofTì  da'  raggi  luminofì,  per  elTer  tal  luogo  privato  di  ta'i  raggi: 
per  la  qual  cofa  molto  fi  varia  dal  campo ,  e  la  parte  d'  e(To  corpo 
alluminato  non  terminerà  mai  in  efto  campo  alluminato  con  la  fua 
prima  chiarezza,  anzi  fra  il  campo  &  il  primo  lume  del  corpo  s'in- 
terpone un  termine  del  corpo ,  che  è  più  ofcuro  del  campo  ,  o  del 
lume  del  corpo  rifpettive  [Fig.    15.) 

Ve   Cam  fi .      C  A  P.   C  L  X. 

De  i  campi  delle  figure  ,  cioè  la  chiara  nell'  ofcuro ,  e  1'  ofcura 
nel  campo  chiaro,  del  bianco  col  nero,  o  nero  col  bianco,  pare 
più  potente  1'  uno  per  1'  altro ,  e  coli  li  contrarij  1'  urlo  per  1'  altro 
lì  moftrano  femprc  più  potenti . 

De  colorì  che  ri  Cult  ano  dalla   mijliouc  cV  altri  colon  j   li   quali  Jì  dimandonQ 

fpecie  feconde  .      GAP.    G  L  X I. 

De'  fcmplici  colori  il  primo  e  il  bianco ,  benché  i  filofofi  non 
accettano  ne  il  bianco  ne  il  nero  nel  numero  de'  colori ,  perche  1'  u- 
no  è  caufa  de' colori  ,  l'altro  è  privatione.  Ma  perche  il  pittore  non 
può  far  fenza  quelli ,  noi  li  metteremo  nel  numero  degl'  altri ,  e  di- 
remo il  bianco  in  quefto  ordine  elTere  il  primo,  ne  1  femplici,  il 
giallo  il  fecondo;  il  verde  il  terzo,  X  azzurro  il  quarto,  il  rollo  il 
quinto,  il  nero  il  fefto:  &  il  bianco  metteremo  per  la  luce  fenza  la 
quale  nilTun  colore  veder  fi  può ,  &  il  giallo  per  la  terra ,  il  verde 
per  l'acqua,  l'azzurro  per  l'aria,  &  il  roffo  per  il  fuoco,  &  il  ne- 
ro per  le  tenebre  che  Itan  fopra   1'  elemento  del  fuoco ,    perche    non 


>  \ 
V  e 


46  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

v'  è  materia  o  grofTezza  dove  i  raggi  del  fole  habbiano  à  penetrare 
e  percuotere,  e  per  confeguenza  alluminare.  Se  vuoi  con  brevità  ve- 
dere la  varietà  di  tutti  li  colori  compoftì,  togli  vetri  coloriti,  e  per 
quelli  guarda  tutti  i  colori  della  campagna  che  dopo  quello  fi  veg- 
gono, e  cofi  vedrai  tutti  li  colori  delle  cofe  che  dopo  tal  vetro  {{ 
veggono  eflere  tutte  miiì:e  col  colore  del  predetto  vetro ,  e  vedrai 
qua!  fia  il  colore  ,  che  con  tal  milione  s*  acconci ,  o  gualii  :  fé  farà 
il  predetto  vetro  di  color  giallo,  dico  che  la  fpecie  degl'  obbietti  che 
per  elio  paiìano  all'occhio,  poHono  cofi  peggiorare  come  megliora- 
re  :  e  quei1:o  peggioramento  in  tal  colore  di  vetro  accaderà  all'  az- 
zurro, e  nero,  e  bianco  fopra  tutti  gl'altri,  &  il  meglioramento  ac^ 
caderà  nel  giallo  ,  e  verde  fopra  tutti  gì'  altri ,  e  coli  anderai  fcor^ 
rendo  con  l'occhio  le  miftioni  de' colon ,  le  quali  fono  infinite:  & 
a  quello  modo  farai  elettione  di  nove  inventioni  di  colon  miftì  & 
comporti,  &  il  medefimo  fi  farà  con  due  vetri  di  varij  calori  ante- 
poili  all'occhio,  e  cofi  per  te  potrai  feguitare. 

Decolori.     GAP,    CLXIL 

L'  azzurro  6i  il  verde  non  è  per  fé  femplice,  perche  1'  azzurro 
è  comporto  di  luce  e  di  tenebre,  come  è  quello  dell'  aria,  cioè  ne- 
ro pertettilfimo  ,  e  bianco  candidifTimo.  Il  verde  è  comporto  d'  un 
femplice  e  d'un  comporto,  cioè  fi  compone  d'azzurro  e  di  giallo. 

Sempre  la  cofa  fpecchiata  partecipa  del  color  del  corpo  che  la 
fpecchia,  &  il  fpecchio  fi  tinge  in  parte  del  color  da  lui  fpecchia- 
to ,  e  partecipa  tanto  più  1'  uno  dell'altro,  quanto  la  cofi  che  fi 
fpecchia  è  più  o  m^no  potente  che  il  colore  dello  ipecchio,  g  quel- 
la cofa  parerà  di  potente  colore  nello  fpecchio,  che  più  partecipa 
del  color  d'  elfo  fpecchio. 

Delli  colori  de'  corpi  quello  farà  veduto  in  mac^gior  dirtanza, 
che  fia  di  più  fplendida  bianchezza.  Adunque  fi  vedrà  in  minor 
longinquità,  quel  che  farà   di  maggior  ofcurità . 

Intra  li  corpi  di  egual  bianchezza  e  dirtanza  dall'  occhio,  quel- 
lo fi  dimortrerà  più  candido  eh'  è  circondato  da  maggior  ofcurità  :  e 
per  contrario  quell'  ofcurità  fi  dimortrerà  più  tenebrofa ,  che  fia  ve- 
duta in  più  candida  bianchezza. 

Delli  colon  di  egual  perfettione ,  quello  fi  dimortrerà  di  mag- 
gior eccellenza  che  fia  veduto  in  compagnia  del  color  retto  contra- 
rio ,  &C  il  pallido  col  rorto,  il  nero  col  bianco,  benché  ne  l'uno  ne 
l'altro  fia  colore:  azzurro  e  giallo,  verde  e  roffo,  perche  ogni  co- 
lore  fi  conofce  meglio  nel  fuo  contrario ,  che  nel  fuo  limile ,  co- 
pie r  ofcuro  nel  chiaro,  il  chiaro  nell'ofcuro. 

Quella   cola    che    fia    veduta  in  aria    ofcura  e  torbida,    effendo 

bian- 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  47 

bianca  parrà  di  maggior  forma  che  non  è.  Quello  accade,  perche, 
come  è  detto  'di  {òpra,  la  coia  chiara  crefce  nel  campo  ofcuro ,  per 
le  ragioni  dianzi  aflegnate. 

11  mezzo  che  è  tra  1'  occhio  e  la  cofa  vifta  tramuta  effa  cofa  in 
fuo  colore,  come  l'aria  azzurra  farà  che  le  montagne  lontane  faran- 
no azzurre ,  il  vetro  roffo  fa  che  ciò  che  vede  l' occhio  dopo  lui 
pare  rodo  i  &  il  lume  che  finno  le  llelle  intorno  a  elle,  è  occupa- 
to per  la  tenebrofìtà  della  notte  che  fi  trova  infra  1'  occhio  e  la  lu- 
minatione  d'  effe  ftclle . 

Il  vero  colore  di  qualunque  corpo  fi  dimoftrerà  in  quella  par- 
te che  non  fìa  occupata  da  alcuna  qualità  d'ombra,  ne  da  luflro, 
fé  farà  corpo  pulito  . 

Dico  che  il  bianco  che  termina  con  1'  ofcuro ,  fa  che  in  cfTì 
termini,  1'  ofcuro   pare  più  nero,  &  il  bianco  pare  più  candido. 

Del  colore  delle  montagne.      GAP.    CLXIII. 

Quella  montagna  all'  occhio  fi  dimoflrerà  di  più  beli'  azzurro 
che  farà  da  fé  più  ofcura ,  e  quella  farà  più  cfcura  ,  che  farà  più 
alta  e  più  bofcareccia ,  perche  tali  bofchi  coprono  affai  arbufti  dalla 
parte  di  fotto  ,  fi  che  non  gli  vede  il  cielo;  ancora  le  piante  falva- 
tiche  de*  bofchi  fono  in  fé  più  ofcure  delle  domeniche  .  Molto  più 
ofcure  fono  le  quercie ,  faggi ,  abeti ,  ciprèlTi ,  &  pini ,  che  non  fo- 
no gli  alberi  domeftici ,  e  ulivi .  Quella  lucidità  che  s' interpone  in- 
fra l'occhio  e  '1  nero,  che  farà  più  fottile  nella  gran  fua  cima  ,  fa- 
rà nero  di  più  beli'  azzurro,  e  cofì  di  converfo  :  e.  quella  pianta 
manco  pare  di  dividerli  dal  fuo  campo,  che  termina  con  campo  di 
colore  più  fìmile  al  fuo,  e  cofì  di  converfo:  e  quella  parte  del  bian- 
co parrà  più  candida ,  che  farà  più  preflo  al  confino  del  nero ,  e 
cofì  parranno  meno  bianche  quelle  che  più  faranno  remote  da  effo 
fcuro  :  e  quella  parte  del  nero  parrà  più  ofcura,  che  farà  più  vicina 
al  bianco,  e  coli  parrà  manco  ofcura  quella  che  farà  più  remota  da 
elfo  bianco. 

Come  ti  pittore  denje  mettere  in  pratica  la   profpettt<va    de  colori , 

GAP.   CLXIV. 

A  voler  mettere  quefla  profpettiva  del  variare,  o  perdere,  o 
vero  diminuire  la  propria  edenza  de'  colori  ,  piglierai  di  cento  in 
cento  braccia  cofe  poftc  infra  la  campagna  ,  come  fono  alberi ,  ca- 
fe ,  huomini ,  e  fìti ,  &  inquanto  al  primo  albero ,  haverai  un  vetro 
fermo  bene  e  coli  fìa  fermo  1'  occhio  tuo  :  &  in  detto  vetro  difc- 
gna  un  albero  fopra  la  forma  di  quello,  dipoi  fcoftalo  tanto  per  tra- 

verfo , 


4«  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

vcrfo ,  cht  r  albero  naturale  confini  qiiafi  col  tuo  difegno ,  poi  co 
lorifci  il  tuo  difègno,  in  modo  che  per  colore  e  forma  fìia  a  para- 
gone r  un  dell'altro,  o  che  tutti  due,  chiudendo  un  occhio,  paiano 
dipinti,  e  fìa  detto  vetro  d'una  medefima  diftanza  :  e  quefta  regola 
medefima  fa  degl'alberi  fecondi,  e  de  terzi  di  cento  m  cento  brac- 
cia, di  vano  in  vano,  &  quefti  ti  fervino  come  tuoi  adiutori,  e 
naeftri ,  Tempre  operandoli  nelle  tue  opere,  dove  fi  appartengono, 
e  faranno  bene  sfuggir  1'  opera .  Ma  io  trovo  per  la  regola  che  il 
fecondo  diminuilcc  j  del  primo,  quando  fuiTe  lontano  venti  bracci* 
dal  primo, 

J)clla  profpettha  aerea .      C  A  P.    C  L  X  V, 

Evvi  un*  altra  prospettiva,  la  quale  fi  dice  aerea,  imperochc 
per  la  varietà  dell'  aria  fi  poffono  conofcerc  le  diverfe  diftanze  di  ( 
varij  edificij  terminati  ne'  loro  nafcimenti  da  una  fola  linea ,  come  V 
farebbe  il  veder  molti  cdificij  di  là  da  un  muro ,  fi  che  tutti  appa* 
rifcano  fopra  1'  eftr?mità  di  detto  muro  d'  una  medefima  grandezza ,  e 
che  tu  volefTì  in  pittura  far  parer  più  lontano  1'  uno  che  1'  altro .  E* 
da  figurarfi  un'  aria  un  poco  grolla .  Tu  (ai  che  in  fimil  aria  1'  ultime 
cofe  vedute  in  quella,  come  fon  le  montagne,  per  la  gran  quantità 
dell'  aria  che  fi  trova  infra  l' occhio  tuo  e  dette  montagne ,  paiono 
azzurre ,  quafi  del  color  dell'  aria ,  quando  il  fole  è  per  levante .  A' 
dunque  farai  fopra  il  detto  muro  il  primo  edificio  del  fuo  colore» 
il  più  lontano  fallo  meno  profilato,  e  più  azzurro,  e  quello  che  tu 
vuoi  che  fia  più  in  là  altrettanto,  fallo  altrettanto  più  azzurro,  e 
quello  che  vuoi  che  fia  cinque  volte  più  lontano,  fallo  cinque  volte 
più  azzurro,  e  quefta  regola  farà  che  gli  edifici;  che  fono  fopra 
una  linea ,  parranno  d' una  medefima  grandezza ,  e  chiaramente  fìi 
conofcerà  quale  e  più  dinante,  e  qual  maggior  dell'altro  {Fig.iy) 

Ve  <vaytj  accidenti  e  mo'vimem  dell'  huomo  j  e  froporttone  de  memori , 

GAP.   CLXVL 

Varianfi  le  mifure  del]'  huomo  in  ciafcun  membro,  pli^gando 
quello  più  o  meno,  &  a  diverfi  afpetti,  diminuendo  o  creicendo 
tanto  più  o  meno  da  una  parte,  quant*  elle  crefcono,  o  diminuii^ 
cono    dal  lato  oppufito. 

Velie  mutationi  delle  mifure    dell'  huomo  dal  fuo  nafcimeyito  al  fuo    ultimi 

crefcmento .      GAP.    GLXVIL 

L'  huomo  nella  fua  prima  infantia  ha  la  larghezza  delle  fpallc 
eguale  alla  lunghezza  del  vifo,    &    allo  fpatio  che   è    dalla  giuntura 

d'  elle 


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El 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  49 

à'  cOe  fpalle  alle  gomita,  clTcndo  piegato  il  braccio,  ^  è  fimile 
allo  fpatio  che  è  dal  dito  grolìo  della  mano  al  detto  gomito,  & 
è  fimile  allo  fpatio  che  è  dal  nafcimento  della  verga  al  mezzo  del 
ginocchio,  &  e  fìmils  allo  fpatio  che  e  da  effa  giuntura  del  ginoc- 
chio alla  giuntura  del  piede.  Ma  quando  1'  huomo  è  pervenuto  all' 
ultirna  fua  altezza,  ogni  predetto  fpatio  raddoppia  la  lunghezza  fua, 
leccetto  la  lunghezza  del  vifo ,  la  quale  infìeme  con  la  grandezza  di 
tutto  il  capo  Fa  poca  variecà:  e  per  quefto  1' huomo  ,  che  ha  finito 
la  fua  grandezza,  il  quale  ila  bene  prpportionato ,  è  dicci  de' fuoi 
volti ,  e  la  larghezza  delle  fpalle  è  due  d'  effi  volti ,  e  cofi  tutte  Y 
altre  lunghezze  fopraddette  fon  due  d'  elfi  volti:  &  il  refto  fi  dirà 
neir  uniyerfal  mifura   dell'  huomo . 

Come   tt   tutttnt    hanno   le  giuntuve   coutrcirte    agV  huomim    nelle  loro   gi'of- 

fe'z.x.e.     GAP.    CLXVIII. 

Li  putti  piccioli  hanno  tutti  le  giunture  fottili,  e  gli  fpatlj  po- 
fìi  fra  r  una  e  l'altra  fono  grolTi  :  e  quefto  accade  perche  la  pelle 
fopra  le  giunture  e  fola  fenz' altra  polpa,  eh' è  di  natura  di  nervo, 
che  cinge  e  lega  infìeme  l'offa,  e  la  carnofità  humorofa  fi  trova  fra 
r  una  e  X  altra  giuntura  inclufa  fra  la  pelle  e  1'  oflo  :  ma  perche  1 
offa  fono  più  grolTe  nelle  giunture  che  fra  le  giunture,  la  carne  nel 
crcfcere  dell'  huomo  viene  a  lafciare  qiiella  fuperfluità  che  ftava  fra 
la  pelle  e  1'  offo  ,  onde  la  pelle  s'  accorta  più  a  1'  olTo ,  e  viene  ad 
affottigliar  le  membra  :  ma  fopra  le  giunture ,  non  vi  eifendo  altro 
che  la  cartilaginofi  e  nervofa  pelle ,  non  può  difeccare ,  e  non  di- 
feccando  non  diminuifce  :  onde  per  quefte  ragioni  li  puttini  fono 
fottili  nelle  giunture,  e  groffi  fra  elTe,  come  fi  vede  le  giunture 
delle  dita,  braccia,  fpalle  fottili,  e  concave  i  e  1'  huomo  per  il  con- 
trario effer  grolTo  in  tutte  le  giunture  delle  braccia,  e  gambe:  e  do- 
ve li  puttini  hanno  in  fuori ,  loro  haver  di  rilievo . 

Velia  d'tjfereni.a   della  mifura.  che  è  fra  li  putti  t^  gli  huomini . 

GAP.    GLXIX. 

Fra  gV  huomini,  &  i  puttinl  trovo  gran  dilTerenza  di  lunghez- 
za dall'  una  all'  altra  giuntura ,  imperoche  ]'  huomo  ha  dalla  giuntura 
delle  fpalle  al  gomito ,  e  dal  g  mito  alla  punta  del  dito  groilo , 
e  dall'  un  homero  della  fpalla  all'  altro  due  teftc  per  mezzo ,  &  il 
putto  ne  ha  una ,  perche  la  natura  compone  prima  la  grandezza  del- 
)a  cafi  dell'  intelletto,  che  quella  degli  fpiriti  vitali. 


T>elU 


-i^ 


jo  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

Delle  giunture  delle  dtta .      C  A  P»   C  L  X  X. 

Le  dita  della  mano  ingrolTano  le  loro  giunture  per  tutti  li  lo- 
ro afpetti  quando  fi  piegano ,  e  tanto  più  s'  ingrolTano  quanto  più 
fi  piegano,  e  cofi  diminuifcono  quanto  più  fi  drizzano,  il  firnile  ac- 
cade delle  dita  de'  piedi,  e  tanto  più  fi  varieranno  quanto  elle  fa- 
ranno più  carnofe , 

Delle   giunture   delle  fpalle ,    e    fuot    crefctmentt  ■ 

GAP.   CLXXL 

Le  giunture  delle  fpalle,  e  dell'  altre  membra  piegabili,  fi  di- 
ranno al  filo  luogo  nel  trattato  delia  notomia,  dove  li  moftrano  le 
caufe  de' moti  di  tutte  le  parti  di  che  fi  compone  l'huomo. 

Delle  fpalle.      GAP.    GLXXIL 

Sono  li  moti  {empiici  principali  del  piegamento  fatto  dalla 
giuntura  delle  fpalle,  cioè  quando  il  braccio  a  quella  appiccato  fì 
move  in  alto,  o  in  bailo,  o  in  dietro,  benché  fi  potrebbe  dire  tali 
moti  efTere  infiniti,  perche  fé  fi  volterà  la  fipalla  a  una  parete  di 
muro  ,  e  fi  fegnerà  col  fuo  braccio  una  figura  circolare ,  fi  farà  fat- 
to tutti  i  moti  che  fi^no  in  effa  fpalla,  perche  ogni  quantità  conti- 
nua è  divifibile  in  infinito ,  e  tal  cerchio  è  quantità  continua  fatta 
dal  moto  del  braccio ,  il  qual  moto  non  produce  quantità  conti- 
nua ,  Te  eiTa  continuazione  non  la  conduce  .  Adunque  il  moto  d' ef- 
fo  braccio  è  flato  per  tutte  le  parti  del  cerchio  ,  6c  edendo  il  cer- 
chio divifibile  in  infinito,  infinite  fono  le  varietà  delle  fpalle. 

Delle  mifure  um^erfali  de   corpi .      GAP.    GLXXIH. 

Dico  che  le  mifure  univerfali  de'  corpi  fi  debbono  olTervare 
nelle  lunghezze  delle  figure,  e  non  nelle  grollezze,  perche  delle  lau- 
dabili e  maravigliofe  cofe  che  apparifcono  nell'  opere  della  natura , 
una  è  che  mai  in  qualunque  fpetie  un  particolare  con  precifione  C\ 
fomiglia  all'  altro.  Adunque  tu  imitatore  di  tal  natura,  guarda  & 
attendi  alla  varietà  de'  lineamenti .  Piacemi  bene  che  tu  fugga  le 
cofe  mofiruofe ,  come  di  gambe  lunghe  ,  bufti  corti  ,  petti  foret- 
ti, e  braccia  lunghe  s  piglia  dunque  le  mifiire  delle  giunture,  e 
le  grolTezze  nelle  quali  forte  varia  effa  natura ,  e  vanerai  ancor 
tu. 


Delh 


DI    LIONARDO   DA   VINCI.  51 

T)elle   rnifure   dA  corpo    bitmaìio ,    e   piegamenti  di   membra , 

GAP.   CLXXIV. 

La  nccelTità  coftnnge  il  pittore  ad  haver  notitia  dell'  offa  fofte- 
nitori ,  e  armatura  della  carne  che  fopra  efTe  fi  polà  ,  e  delle  giun- 
ture che  accrefcono  e  diminuifcono  nelli  loro  piegamenti  ,  per  la 
qual  cofa  la  mifura  del  braccio  diftefb  non  confà  con  la  mifura  del 
piegato .  Crefce  il  braccio  e  diminuifce  mfra  la  varietà  dell'  ultima 
fua  eftenfione  e  piegamento  l'ottava  parte  della  Tua  lunghezza.  L'ac- 
crefcimento  e  X  accortamento  del  braccio  viene  dall'  ofTo  che  avan- 
za fuori  della  giuntura  del  braccio,  il  quale,  come  vedi  nella  figura 
A.  B.  [Ftg.  17.)  fa  lungo  dalle  fpalle  al  gomito,  efiendo  l'ango- 
lo d' cfTo  gomito  minor  che  retto,  e  tanto  più  crefce,  quanto  tal 
angolo  diminuifce,  e  tanto  più  diminuifce  quanto  il  predetto  angolo 
fi  fa  maggiore  :  &  tanto  più  crefce  lo  fpatio  dalla  fpalla  al  gomi- 
to, quanto  l'angolo  della  piegatura  d' effo  gomito  fi  fa  minore  che 
retco ,  e  tanto  più  diminuifce  quanto  eflo  è  maggior  che  retto . 

Della  proporùonalitk  delle  membra  .     GAP.    G  L  X  X  V- 

Tutte  le  parti  di  qualunque  animale  fiano  corrifpondenti  al  fuo 
tutto ,  cioè  che  quel  che  e  corto  e  groflo  deve  havere  ogni  mem- 
bro in  fé  corto  e  groffo ,  e  quello  che  è  lungo  e  fottile  habbia  le 
inembra  lunghe  e  fottili ,  &  il  mediocre  habbia  le  membra  della 
medefima  mediocrità,  &  il  medefimo  intendo  haver  detto  delle  pian- 
te, le  quali  non  fiano  ftroppjate  dall'  huomo  o  da  venti,  perchè 
quefte  rimettono  gioventù  fopra  vecchiezza,  e  cefi  è  dellrutta  la  fua 
naturale  proportionalità , 

Velia  giimtura  delle  mani   col  braccio.     GAP.   GLXXVI. 

La  giuntura  del  braccio  con  la  fija  mano  diminuifce  nello  firi- 
gner ,  &C  ingroffa  quando  la  mano  fi  viene  ad  aprire ,  &  il  contra- 
rio fa  il  braccio  infra  il  gemito  e  la  mano  per  tutti  li  fuoi  verfi: 
e  quefto  nafce  che  nell*  aprir  la  mano  li  mufcoli  domeftici  fi  di- 
fendono,  &  affottigliano  il  braccio  infra  il  gomito  e  la  mano,  e 
quando  la  mano  fi  (tringe ,  li  mufcoli  domeftici  e  filveflri  fi  ritira- 
no &  ingroHano ,  ma  li  filveflri  folo  fi  difcoftano  dall'  olio ,  per  ef- 
fer  tirati  dal  piegar  della  mano  , 


G   2  Velie 


52  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

Delle  giunture  de*  piedi ,  e  loro  hi ^rojf amenti ,  ^  diminutioue . 

GAP.    CLXXVII. 

Solo  la  dimlnutlone  &  accrefcimento  della  giuntura  del  piede 
è  fatta  neir  afpetto  della  Tua  parte  fì.veftre  D.  E,  F.  {Fig.  i8.),  la 
quale  crefce  quando  l'angolo  di  tal  giuntura  fi  fa  più  acuto,  e  tan- 
to diminuifce  quanto  egli  falli  più  ottufo,  cioè  dalle  giunture  di- 
nanzi A.  C.  B.  fi  parla. 

!Delle  membra  che  dtminuifcono  quando  fì  piegano  ,    e  crefcom  quand»  jt 
difendono.      GAP.    GLXXVIH. 

Infra  le  membra  che  hanno  giunture  piegabili  fblo  il  ginocchio 
è  quello  che  nel  piegarfi  diminuifce  di  fua  grolTezza,  e  nel  diitsa^ 
derfi  ingrofla. 

^elle  membra  che  tngrojjano  nella  loro  giuntura  quando  Jì  piegano  , 

GAP.   GLXXIX. 

Tutte  le  membra  dell'  huomo  ingroffano  nelli  piegamenti  del- 
le loro  giunture,  eccetto  la  giuntura  della  gamba. 

X>elle   membra   degV  huomini   ignudi.      GAP.    GLXXX. 

Le  membra  degV  huomini  ignudi ,  li  quali  s*  affaticano  in  di- 
verfe  attioni,  fole  fiano  quelle  che  fcoprano  i  lor  mufcoli  da  quel 
lato  dove  i  lor  mufcoli  muovono  il  membro  delle  operationi ,  e  li 
altri  membri  fiano  più  o  meno  pronuntiati  ne'  loro  mufcoli,  fecon- 
do che   più  o  meno   s'  affaticano. 

'Delli  moti  potenti  delle  membra   dell'  huomo  .     GAP.    GLXXX  L 

Quel  braccio  farà  di  più  potente  e  lungo  moto ,  il  quale  fen- 
dofi  moffo  dal  fuo  naturale  fito,  bavera  più  potente  aderenza  degl* 
altri  membri  a  ritirarlo  nel  fito  dove  lui  defidera  muoverfi .  Gomc 
r  huomo  A.  {Ftg.  19.)  che  muove  il  braccio  col  tratto  E.  e  portalo 
in  contrario  fito  col  moverfi  con  tutta  la  perfona  in  B. 

Del  mònjimento   delV  huomo.      GAP.    GLXXXII. 

La  fomma  e  principal  parte  dell'  arte  e  l' inveftigatione  de'  com- 
ponimenti di  qualunque  cofa,  &  la  feconda  parte  de' movimenti ,  è 
che  habbino  attentione  alle  loro  operationi  i  le  quali  fiano  fatte  con 

pron- 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  55 

prontltudine ,  fecondo  li  gradi  delli  loro  operatori,  cofi  in  pigricia, 
come  in  follecitudine  :  e  che  la  prontitudine  di  ferocità  lìa  de  la 
fomma  qualità  che  fi  richiede  all'operatore  di  quella.  Come  quan- 
do uno  debba  gittar  dardi,  o  falTi ,  o  altre  (ìrnili  c/e,  che  la  fi- 
gura dimoftri  Tua  f.rnma  difpolìtione  in  ta'e  attione ,  della  quale 
qui  ne  fono  due  figure  in  modi  varij  in  attione,  6c  in  potè  za: 
&c  il  primo  in  valetudine  è  la  figura  A.  {Fig.  20.)  la  feconda  è  il 
movimento  B.,  ma  1' A.  rimoverà  più  da  fé  la  cofa  gettata,  che  non 
farà  la  B.  perche  ancora  che  1'  uno  e  1*  altro  moftri  di  voler  tuare  il 
fuo  pefo  ad  un  medefimo  afpetto,  T  A.  havendo  volto  li  piedi  ad 
eflb  afpetto  quando  fi  torce  o  piega,  e  fi  rimove  da  quello  in  con- 
trario fito,  dove  elfo  apparecchia  la  difpcfiticne  del  a  potenza, 
eflo  ritorna  con  velocità  e  comodità  al  fito  dove  eiTo  lafcia  ufcir 
il  pefo  delle  fue  mani.  Ma  in  quello  medefimo  cafo  la  figura  B. 
havendo  le  punte  de'  piedi  volte  in  contrario  fito  al  luog  >  d  ve  ef 
Co  vuol  tirare  il  fuo  pefo,  fi  ftorce  ad  elfo  luogo  c^n  grand'  inco- 
modità, e  per  confeguenza  1' effetto  è  deb^-le  ,  &  il  m .  to  partecipa 
della  fua  caufa,  perche  1'  apparecchio  della  forza  in  ciafcun  movi- 
mento vuol  elTerc  con  iftorcimenti  e  piegamenti  di  gran  violenza,  &C 
il  ritorno  fia  con  agio  e  comodità ,  e  coli  1'  operatione  ha  buon  ef- 
fetto :  perche  il  baleftro  che  non  ha  dilpofiti -ne  violente,  il  moto 
del  mobile  da  lui  rimolfo  farà  breve,  o  nulla:  perche  dove  non  è 
disfattione  di  violenza  non  è  moto,  e  dove  n  .n  è  violenza,  ella 
non  può  efier  diftrutta ,  e  per  queito  1'  arco  che  non  ha  violenza 
non  può  far  moto  fé  non  acquiita  efia  violenza  ,  e  nell'  acquilhr- 
la  varierà  da  fé.  Cofi  1'  huomo  che  non  fi  ftorca  ,  o  pieghi  non  ha 
acquilkto  potenza.  Adunque  quando  A.  harà  tratto  il  fuo  dardo, 
elio  fi  troverà  elTere  ilorto  e  debole  per  quel  verfo  dove  elfo  ha 
tratto  il  mobile,  &:  acquiftato  una  potenza,  la  quale  fol  vale  a  tor- 
nare in  contrario  moto . 

Delle  attttud'im ,    mo^meiìtt ,    e    lor    membri ,     GAP.   CLXXXIII. 

Non  fìano  replicati  i  medefimi  movimenti  in  una  medefima  fi- 
gura nelle  fue  membra,  o  mani,  o  dita:  ne  anco la  fi  replichi  le 
medefime  attitudini  in  una  hilloria .  E  fé  1'  hiiloria  fufie  grandiflì- 
ma,  come  una  battaglia,  o  una  occifionc  di  foldati ,  do\c  no'i  e 
nel  dare  fé  non  tre  modi,  cioè  una  punta,  un  rovefcio,  &  un  fen- 
dente :  in  quello  cafo  tu  ti  hai  ad  ingegnare  che  tutti  li  fendenti  lia- 
ne fatti  in  varie  vedute,  c(  me  dire  a  cuno  fia  v^  Ito  indietro,  al- 
cuno per  lato,  &  alcuno  dinanzi,  e  c-.fi  tutti  gl'altri  afi  etti  delle 
medefime  tre  attitudini  \  e  per  queflo  dimanderem  >  tutti  gì'  altri , 
partecipanti  d'  uno  di  quelli.   Ma  li  muiii  c^mpoili  (ono  nelle  bat- 


54  TRATTATO    DELLA    PITTURA 

taglie  di  grand'  artificio,    e    di  gran  vivacità,  e    movimento i    e    ion 

detti  comporti    quelli ,    che  una  fola  figura    ti  dimofira ,    come  s'  ella 

fi  vedrà  con  le  gambe  dinanzi ,    e    parte    per  il  profilo   della    (palla . 
E  di  quefti   fi   dirà  in  altro  luo^o. 

T>elle  giunture  delle  membra .      CAR    CLXXXIV, 

Nelle  giunture  delle  membra,  e  varietà  delle  loro  piegature,  è 
da  confiderare  come  nel  crefcere  carne  da  un  lato ,  viene  a  man- 
car nell'altro,  e  quefto  s'  ha  da  ricercare  nel  collo,  degl'  ani- 
mali ,  perche  li  loro  moti  Tono  di  tre  nature ,  delle  quali  due  ne 
fono  femplici ,  &  un  comporto ,  che  partecipa  dell'  uno ,  e  dell'  altro 
femplice,  delli  quali  moti  femplici,  l'uno  è  quando  fi  piega  all'una 
e  r  altra  fpalla ,  o  quando  elTo  alza  o  abafia  la  tefta  che  lopra  gli 
pofà .  Il  fecondo  è  quando  effo  collo  fi  torce  a  dertra  o  finiftra 
fenza  incurvamento ,  anzi  rerta  dritto ,  &  haverà  il  volto  voltato 
verfo  una  delle  fpalle,  Il  terzo  moto,  che  è  detto  comporto,  è  quan- 
do nel  piegamento  fuo  fi  aggiunge  il  fuo  torcimento ,  come  quando 
l'orecchia  s'  inchina  inverfb  una  delle  fpalle,  &  il  volto  fi  volta  in- 
verfo  la  medefima  parte,  o  la  fpalla  oppofita ,  col  vifo  volto  al 
cielo , 

Velia  memhr'tfìcaùone  dell  '  huomo  .    GAP-    CLXXXV. 

Mi  fura  in  tela  la  proportlone  della  tua  membrificatione ,  e  fc 
la  trovi  in  alcuna  parte  difcordante,  notala,  e  forte  ti  guarderai  di 
non  r  ufare  nelle  figure  che  per  te  fi  compongono ,  perche  quefto  è 
comune  vitio  de'  pittori  di  dilettarfi  di  far  cofe  fimili  a  fé. 

Ve  moti  de'  membri  dell '  buomo ,      GAP.  CLXXXVJ. 

Tutti  li  membri  efercitino  quell'  ohicio,  al  quale  furono  defti- 
nati ,  cioè  che  ne'  morti  e  dormienti  niifun  membro  apparifca  vivo 
o  defto  ,  cofi  il  piede ,  che  riceve  il  pefo  dell'  huomo ,  fia  fchiaccia- 
to,  e  non  con  dita  fcherzanti,  fé  già  non  pofarte  fopra  il  calcagno. 

Ve   moti  delle  parti  del  <njolto ,     GAP.    GLXXXVIL 

Li  moti  delle  parti  del  volto,  mediante  gì*  accidenti  mentali, 
fono  molti j  de' quali  i  principali  fono  ridere,  piangere,  gridare,  can- 
tare in  diverfe  voci  acute  e  gravi,  ammiratione,  ira,  lentia,  malin- 
conia, paura,  doglia,  e  fimili,  delle  quali  (\  farà  mentione,  e  pri- 
ma del  rifo,  e  del  pianto,  che  fono  molto  fimili  nella  bocca,  e 
nelle  guancie,  e  ferramento  d'  occhi,  ma  folo   fi  variano  nelle  cigfia, 

e 


S    ," 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  55 

.e  loro  intervallo  :  e  quefto  tutto  diremo  al  Tuo  luogo ,  cioè  delle 
varietà  che  piglia  il  volto ,  le  mani ,  e  tutta  la  perfona  per  ciafcun 
de^r  accidenti,  de'  quali  a  te,  pittore,  è  necelTaria  la  cognitione ,  fé 
non  la  tua  arte  dimoftrerà  veramente  i  corpi  due  volte  morti .  Et 
ancora  ti  ricordo  che  li  movimenti  non  fiano  tanto  sbaleftrati  ,  e 
tanto  mofl'i,  che  la  pace  paia  battaglia  o  morefca  d'imbriachi:  e  fo- 
pra  il  tutto  che  li  circolanti  al  cafo  per  il  quale  è  fatta  1'  hiiloria 
fìano  intenti  con  atti  che  moftrino  ammiratione ,  riverenza,  dolore, 
fofpetto ,  paura,  o  gaudio,  fecondo  che  richiede  il  cafo  per  il  qua- 
le è  fatto  il  congiunto  ,  o  vero  concorfo  delle  tue  figure  :  e  fa  che 
le  tue  hiflorie  non  fieno  1'  una  fopra  1'  altra  in  una  medefìma  parte 
con  diverfì  orizzonti ,  fi  che  ella  paia  una  bottega  di  mereiaio  con 
le  fue  cafTette  fatte  a  quadretti. 

Ve  membri    e   defcr'tt'ione   ci'  effigie .      GAP.    CLXXXVIII. 

Le  parti  che  mettono  in  mezzo  il  globo  del  nafo  fi  variano  in 
otto  modi  ,  cioè  o  elle  fono  egualmente  dritte  ,  o  egualmente  conca- 
ve ,  o  egualmente  convelTe  :  i.*  Overo  fon  difegualmente  rette,  con- 
cave ,  t  convefle ,  2."*  Overo  fono  nelle  parti  fuperiori  rette ,  e  di 
fotto  concave,  3.*  Overo  di  fopra  rette,  e  di  fotto  convelle,  4."  Ove- 
ro di  fopra  concave  e  di  fotto  rette  ,  5."  O  di  fopra  concave  ,  e  di 
fotto  conveffe,  6."  O  di  fopra  convefTe ,  e  di  fotto  rette,  7.*  O  di 
fopra  convefle ,   e  di  fòtto  concave . 

L'  applicatura  del  nafo  col  ciglio  è  di  due  ragioni ,  cioè ,  o 
eh'  ella  è  concava ,  o  eh'  ella  è  dritta  . 

La  fronte  ha  tre  varietà ,  o  eh'  ella  è  piana ,  o  eh'  ella  è  con- 
cava ,  o  eh'  ella  è  colma .  La  piana  fi  divide  in  due  parti ,  cioè  o 
ch'ella  è  convelTa  nella  parte  di  fopra,  o  nella  parte  di  fotto,  ove- 
ro di    fopra  e  di   fotto,  overo  piana  di  fopra  e  di  fotto. 

Modo  di  tener  a    mente ,    e    del  fare    uri  effgie   humanci   in   profilo ,  folo  col 
guardo    d'  una  fol    <volta .      GAP.    CLXXXIX. 

In  quefto  cafo  ti  bifogna  mandare  alla  memoria  la  varietà 
de'  quattro  membri  diverfì  in  profilo,  come  farebbe  nafo,  bocca, 
mento,  e  fronte.  E  prima  diremo  de'  nafi,  li  quali  fono  di  tre  for- 
ti ,  dritto ,  concavo ,  e  coveflo  .  De'  dritti  non  ven'  è  altro  che  quat- 
tro varietà,  cioè  lungo,  curto ,  alto  con  la  punta,  e  baffo.  I  nafì 
concavi  fono  di  tre  forti,  delle  quali  alcuni  hanno  la  concavità  nel- 
la parte  fuperiore  ,  alcuni  nel  mezzo  ,  &  alcuni  nella  parte  inferio- 
re. Li  nafi  conveffi,  ancora  fi  variano  in  tre  modi,  alcuni  hanno 
in  gobbo   nella  parte   di   fopra,   alcuni   nel   mezzo,   alcuni  di    fotto: 

li 


5<5  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

li  fporti  che  mettono  in  mezzo  il  gobbo    del    naio  fi  variano  in  tre 
modi  ^   cioè  o  fono  dritti,  o  fono  concavi,  o  fono  convefli . 

Modo  di  tener    a  mente  la  forma  d*  un   molto.      CAP.    CXC. 

Se  tu  vuol  con  facilità  tener  a  mente  un'  aria  d' un  volto ,  im^ 
para  prima  di  molte  tcfte,  bocche,  pcchi ,  nafi,  menti,  go^c ,  col!i, 
e  fpalle:  e  poniamo  cafo  ,  Li  nafi  fono  di  dieci  ragioni  ;  dritto,  gob- 
bo ,  cavo ,  col  rilievo  più  sii ,  o  più  giù  che  il  mezzo  ,  acquilino ,  fi- 
mo ,  tofido ,  &  acuto  :  quefti  fono  buoni  in  quanto  al  profilo .  In 
faccia  fono  di  undici  ragioni:  eguali,  groffi  in  mezzo,  {bttili  in  mez- 
zo ,  la  punta  grolla  e  fottile  nell'  appiccatura ,  fottile  nella  punta  e 
grolTo  nell'appiccatura,  di  larghe  narici,  di  ilrette ,  di  alte,  di  baf- 
fe  ,  di  buchi  fcoperti ,  e  di  buchi  occupati  dalla  punta  :  e  cofi  tro- 
verai divcrfità  neir  altre  particole  :  le  quali  cofe  tu  devi  ritrarre  dal 
naturale,  e  metterle  a  mente.  Overo  quando  tu  devi  fare  un  volto 
a  mente  ,  porta  teco  un  picciol  libretto ,  dove  fiano  notate  fimili  fat- 
*  tioni  ,  e  quando  hai  dato  un'  occhiata  al  volto  della  pcrfona  che  vuoi 
ritrarre ,  guarderai  poi  in  difparte  qual  nafo  o  bocca  fé  gì'  aflomi- 
glia,  e  fagli  un  picciolo  fegno  per  riconofccrlo  poi  a  cafa,  e  met- 
terlo infieme, 

T)elle   bellezze    di  evolti.     CAR    CXCL 

Non  fi  faccia  mufcoli  con  afpre  diffinitionl,  ma  H  dolci  lumi 
fìnifchino  infenfibilmente  nelle  piacevoli  &  dilettevoli  ombre ,  e  di 
quello  nafce  gratia  e  formofità . 

DelV  attitudine  .     CAP.    CXCIL 

La  fontanella  della  gola  cade  fopra  il  piede ,  e  gittando  un  brac^ 
ciò  innanzi ,  la  fontanella  efce  di  elfi  piedi ,  e  fé  la  gamba  getta  in 
<liecro,  la  fontanella  va  inanzi,  ^  cofi  fi  rimuta  in  ogni  attitudine. 

2)/  movimenti  delle    membra  quando  fi  figura  V  huomo   che  Jìano   atti 

frofrij.      CAR   CXCIIL 

Quella  figura ,  della  quale  il  movimento  non  è  compagno  dell' 
accidente  che  è  finto  elTer  nella  mente  della  figura,  moftra  le  mem- 
bra non  efier  obbedienti  al  giuditio  d' effa  figura,  &  il  giuditio  dell' 
operatore  valer  poco  j  però  deve  moftrare  tal  figura  grand'  affettionc 
e  fervore ,  e  moftrar  che  tali  moti ,  altra  cofa  di  quello  per  cui  fia- 
no fatti  non  poflino  fignificare. 

Velie 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  57 

Velie   me-mhrtjìcatiom  degV  ignudi.      GAP.  CXCIV. 

Le  membra  degl'  ignudi  debbono  effere  più  o  meno  evidenti 
nel  difcoprimento  de'  mufcoli  fecondo  la  maggior  o  minor  fatica  di 
detti  membri,  e  mollrar  Iblo  quelli  membri  che  più  s' adoprano  nel 
moto  o  attione ,  &  più  fi  manifclli  quello  eh' è  più  adoperato,  e 
quello  che  nulla  s  adopera  reftì  lento  e  molle. 

"Del    moto   e   cor  Co   dell  '  hnomo   ^    altri   animali .      GAP.    G  X  G  V. 

Quando  V  huomo  fi  muove  con  velocità  o  tardità ,  femprè 
quella  parte  che  fopra  la  gamba  foftiene  il  corpo ,  farà  più  bafla 
che  r  altra . 

binando  è  maggior    dijfereni^a   d^  altet.i.a  di  fpalle  mlV  attioni  dell'  huomo . 

GAP.  GXGVI. 

Quelle  fpalle  o  lati  dell'  huomo,  o  d'  altri  animali,  haranno 
infra  loro  maggior  differenza  nell'  altezza ,  delle  quali  il  fuo  tutto 
farà  di  più  tardo  moto  5  feguita  il  contrario ,  cioè  che  queUe  parti 
dell'  animale  haranno  minor  differenza  nelle  loro  altezze,  delle  quali 
il  Cuo  tutto  farà  di  più  veloce  moto .  E  quello  fi  prova  per  la  9.^ 
del  moto  locale,  dove  dice:  Ogni  grave  pefa  per  la  linea  del  fuo 
moto:  adunque  movendofi  il  tutto  verfo  alcun  luogo,  la  parte  a 
quella  unita,  feguita  la  linea  breviffima  del  moto  del  fuo  tutto, 
fenza  dar  di  fé  pefo  nelle  parti  laterali  d'  elfo  tutto , 

tifpojla  contra.     GAP.    GXGVII. 

Dice  r  avverfàrio ,  in  quanto  alla  prima  parte  di  fopra ,  non 
efTer  neceffario  che  1'  huomo  che  flà  fermo ,  o  che  camma  con  tar- 
do moto ,  ufi  di  continuo  la  predetta  ponderatione  delle  membra 
fopra  il  centro  della  gravità  che  foftiene  il  pefo  del  tutto ,  perche 
molte  volte  1'  huomo  non  ufa  ne  oiferva  tal  regola,  anzi  fa  tutto 
il  contrario,  conciofiache  alcune  volte  effo  {\  piega  lateralmente, 
lìando  fopra  un  fol  piede ,  alcuna  volta  fcarica  parte  del  ilio  pefo 
fopra  la  gamba  che  non  è  retta ,  cioè  quella  che  fi  piega  nel  gi- 
nocchio, come  fi  molerà  nelle  due  figure  B.  G.  {Fig.  21.)  Riipon- 
òc{\  che  quel  che  non  è  fatto  dalle  fpalle  nella  figura  G.  è  fatto 
nel  fianco ,  come  fi  è   dimoflrato   a  fuo    luo^o . 


H  Coma 


58  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

Come   ti   braccio   raccolto    muta    tutto   V  huomo    dalla  jlia  ^nma  fonder atwne 
(Quando  ejfo   braccio   s   ejìende .      GAP.    CXCVIII. 

L'  eftenfione  del  braccio  raccolto  muove  tutta  la  pondeiatione 
dell'  huomo  fopra  il  fuo  piede  fblìentacolo  del  tutto,  come  il  mo- 
fìra  in  quello  che  con  le  braccia  aperte  va  lopra  la  corda  fcnza 
altro  baftone , 

3)ell'  huomo  e  altn  avimalt  che  nel  muo-oerfi  con  tardità  non  hanno  il  centro 
(iella  gratuità  troppo  remoto  dal  centro  delli  fojlentacoli  ■ 

GAP.   GXGIX. 

Queir  animale  harà  il  centro  delle  gambe  fuo  fofìentacolo  tan- 
to pili  vicino  al  perpendicolo  del  centro  della  gravità  ,  il  quale  farà 
di  pili  tardi  movimenti,  e  cofi  di  convergo,  quello  harà  il  centro 
de'  foftentacoli  più  remoto  dal  perpendicolo  del  centro  della  gravi- 
tà   Tua ,    il  quale  fia   di   più   veloce  moto . 

T)eir  huomo   che   porta  un  pefo  fopra   le  fue  fpalle . 

GAP.  ce. 

Sempre  la  fpalla  dell'  huomo  che  foftiene  il  pefo  è  più  alta 
che  la  fpalla  fenza  pefo,  e  quefto  lì  moftra  nella  figura,  {tig.  22.) 
per  la  quale  paffa  la  linea  centrale  di  tutto  il  pefo  dell' huomo, 
e  del  pefo  da  lui  portato  :  il  qual  pefo  comporto  fé  non  fufle  divi- 
fo  con  egual  foma  fopra  il  centro  della  gamba  che  pofa ,  farebbe 
neceffità  che  tutto  il  comporto  rovinaile  ;  ma  la  necertità  provede 
che  tanta  parte  del  pelo  naturale  dell'  huomo  (ì  getta  da  un  de'  la- 
ti, quanto  è  la  quantità  del  pefo  accidentale  che  lì  aggiunge  dall' op- 
posto lato  :  e  querto  far  non  li  può  le  l' huomo  non  lì  piega  e  non 
s'  abballa  dal  lato  luo  più  lieve  con  tanto  piegamento  che  partecipi 
del  pefo  accidentale  da  lui  portato  :  e  quello  far  non  lì  può  fé  la 
fpalla  del  pefo  non  lì  alza,  e  la  fpalla  lieve  non  s' abbafla .  E  que- 
llo è  il  mezzo  che    1'  artilìtiola  nccelfità    ha    trovato  m  tale  attiene . 

"Della    ponderatione  dell  '  huomo  fopra  li  fuoi    piedi , 
GAP.    GGL 

Sempre  il  pefo  dell'  huomo  che  pola  fopra  una  lòl  gamba  farà 
divifò  con  egual  parte  oppolìta  fopra  il  centro  della  gravità  che 
forti ene  (f/^-  23.) 

•DelV 


Poe/,  /«f. 


DI  LIONARDO   DA  VINCI.  59 

"Dell '  huomo    che   fi    morje .      C  A P.    C C  II. 

L*  huomo  che  fi  move  harà  il  centro  della  Tua  gravità  fopra 
il  centro  della  gamba   che  pofa  in  terra    {Ftg.  24.) 

Velia  biltcat'toìie  del  pefo  di  quahmcjiie  ammale  immobile  fopra  le  fue  gambe. 

GAP.  ceni. 

La  privatione  del  moto  di  qualunque  animale,  il  quale  pofa  li 
Tuoi  piedi ,  nafce  dalla  privatione  dell'  inegualità  che  hanno  infra  lo- 
ro oppofitj  pefi  che  fi  foftengono  fopra  i  lor  pefi  (F/^.  25.) 

\D e  piegamenti    e    'voltamenti  dell'  huomo.     CAP.    CCIV. 

Tanto  diminuifce  1'  huomo  nel  piegamento  dell'  uno  de'  Cuoi 
lati  quanto  egli  crefcc  nell'  altro  Tuo  lato  oppofito ,  e  tal  piegatura 
farà  all'  ultimo  fubdupla  alla  parte  che  fi  eftende .  Et  di  quefto  (i 
farà  particolar  trattato. 

Ve'  piegamenti.     CAP.    CCV. 

Tanto  quanto  uno  de'  lati  de'  membri  piegabili  fi  farà  più  lun- 
go, tanto  la  fua  parte  oppofita  farà  diminuita.  La  linea  centrale  e- 
itrinfeca  de'  lati  che  non  fi  piegano ,  ne  membri  piegabih ,  mai  di* 
minuifce  o  crefce  di  fua  lunghezza. 

Velia  equiponderantia .      CAP.    C C V I. 

Sempre  la  figura  che  foftiene  pefo  fuor  di  fé  e  della  linea  cen- 
trale della  fua  quantità ,  debbe  gettar  tanto  pefo  naturale  o  acci- 
dentale dall'  oppofita  parte  ,  che  faccia  equiponderanza  de'  pefi  in- 
torno alla  linea  centrale  che  fi  parte  dal  centro  dalla  parte  del  pie 
che  fi  pofa ,  e  paffa  per  tutta  la  foma  del  pefo  fopra  cffa  parte  de* 
piedi  in  terra  pofata .  Vedefi  naturalmente  uno  che  piglia  un  pc(b 
dall'  uno  de'  bracci ,  gittar  fuori  di  fé  il  braccio  oppofito  ;  e  fé  que- 
llo non  baila  a  far  1'  equiponderanza ,  vi  porge  tanto  più  pefo  di  (e 
medefimo  piegandofi ,  che  fi  fa  fufficiente  a  refiftere  all'  applicato 
pefo .  Si  vede  ancora  in  uno  che  fia  per  cadere  rovefcio  l' uno  de* 
fuoi  lati  laterali ,  che  femprc  getta  in  fuori  il  braccio  dell'  oppofita 
parte . 


H  2  Piì 


6o  TRATTATO    DELLA  PITTURA 

Del   ìnoto   humano  .     C  A  P.   C  C  V IL 

Quando  tu  vuoi  fare  1'  huomo  motore  d*  alcun  pefo  confiderà 
che  li  moti  debbono  eOfer  fatti  per  diverfc  linee,  cioè  o  di  baffo 
in  alto  con  femplice  moto,  come  fa  quello  che  chinando  fi  piglia 
il  pefo  che  rizzandofi  vuole  alzare,  o  quando  vuole  ftrafcinarfi  al- 
cuna cofa  dietro,  overo  fpingere  innanzi,  o  vuoi  tirar  in  balio  con 
corda  che  palTa  per  carruccola .  Qui  fi  ricorda  che  il  pefo  delf  huo- 
mo tira  tanto  quanto  il  centro  della  gravità  fua  è  fuori  del  centro 
del  fuo  foitentacolo .  A  quello  s'  aggiunge  la  forza  che  fanno  le 
gambe  o  fchiena  piegate  nel  fuo  rizzarfi , 

Mai  fi  fcende  o  fale,  né  mai  fi  cammina  per  niffuna  linea,  che 
il  pie  di  dietro  non  alzi  il  calcagno. 

Del  moto  creato    dalla   dejìrutttone   del   bilico.      GAP.  CCVIIL 

Il  moto  è  creato  dalla  dcftruttione  del  bilico,  cioè  dall'  inegua- 
lità: imperoche  niffuna  cofa  per  fé  fi  move  che  non  efchi  dal  fuo 
bihco,  e  quella  fi  fa  più  veloce,  che  più  fi  rimovc  dal  detto  fuo 
bilico . 

Vel  bilico    delle  figure .     C  A  P.  C  C  I X. 

Se  la  figura  pofà  fbpra  uno  de*  fuoi  piedi ,  la  fpalla  di  quel 
Iato  che  pcfa  fia  fempre  più  balTa  che  1'  altra,  e  la  fontanella  della 
gola  farà  fopra  il  mezzo  della  gamba  che  pofà.  Il  medefimo  acca- 
derà  per  qualunque  linea  noi  vedremo  effa  figura  elTendo  fcnza  brac- 
cia f^ortanti  non  molto  fuori  della  figura ,  o  fqnza  pefo  adolTo ,  o 
in  mano,  o  in  fpalla,  o  fportamento  della  gamba  che  non  pofa 
innanzi  o  indietro.  {Fig.   26.) 

Della  grafia    delle  membra.     GAP.    CCX. 

Le  membra  nel  corpo  debbono  effcre  accommodatc  con  gratia 
al  propofìto  dell'  effetto  che  tu  vuoi  che  faccia  la  figura:  e  fé  tu 
vuoi  fare  la  figura  che  mofiri  in  fé  leggiadria ,  debbi  far  membri 
gentili,  e  difìefi,  fenza  dimoftratione  di  troppi  mufcoli ,  e  quei  po- 
chi che  al  proposto  farai  dimoflrare,  farli  dolci,  cioè  di  poca  evi- 
denza, con  ombre  non  tinte,  e  le  membra,  e  maffiniamente  le  brac» 
eia  difnodate ,  cioè  che  niffun  membro  non  ftia  in  linea  dritta  col 
membro  che  s'aggiunge  feco.  E  fé  il  fianco  polo  dell' huomo  fi  tro- 
va, per  lo  pofare  fatto,  che  il  dcfiro  fia  più  alto  che  il  finifiro, 
farai  la  giuntura  della  fpalla  fuperioré  piovere  per  linea  peroendico- 
lare  fopra  il  più  eminente  oggetto   del  fianco,  e  fia  ella  fpalla  deftra 

più 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  6\ 

più  baflfa  della  finiflra,  e  la  fontenella  fia  Tempre  fuperiorc  al  mezzo 
della  giuntura  del  pie  di  fopra  che  pofa  la  gamba  :  e  la  gamba  che 
non  pofa  habbia  il  Tuo  ginocchio  più  balio  che  l'altro,  e  prefTo  ali' 
altra  gamba. 

Le  hutitudini  della  tefta  e  braccia  fono  infinite,  però  non  m'  eften- 
derò  in  darne  alcuna  regola .  Dirò  pure  che  elle  fiano  facili  e  grate 
con  varij  torcimenti,  acciò  non  paiano  pezzi  di  legno. 

Delle  comodità  delle  membra.      GAP.   CCXI, 

In  quanto  alla  comodità  d*  efTì  membri ,  harai  a  confìdcrare 
che  quando  tu  vuoi  figurare  uno  che  per  qualche  accidente  fi  hab- 
bia a  voltare  in  dietro,  o  per  canto,  che  tu  non  facci  muovere  lì 
piedi  e  tutte  le  membra  in  quella  parte  dove  volta  la  tefta,  anzi 
farai  operare  col  partire  efio  fvolglmento  in  quattro  giunture,  cioè 
quella  del  piede,  del  ginocchio,  del  fianco,  e  del  collo:  e  fé  pofe- 
rai  fu  la  gamba  deftra ,  farai  il  ginocchio  della  finiftra  piegare  in 
dentro,  &  il  Tuo  piede  fia  elevato  alquanto  di  fuori,  e  la  fpalla  fi- 
nilka  fia  alquanto  più  bafia  che  la  deftra ,  e  la  nucca  fi  fcontri  nel 
medefimo  luogo  dove  è  volta  la  noce  di  Riori  del  pie  finiflro ,  e 
la  fpalla  finiflra  farà  fopra  la  punta  del  pie  dcflro  per  perpendicolar 
linea:  e  fcmprc  ufa,  che  dove  le  figure  voltano  la  tefta ,  non  vi  fi 
volga  il  petto,  che  U  natura  per  noRra  comodità  ci  ha  fatto  il  col- 
lo ,  che  con  facilità  può  fervire  a  divcrfc  bande ,  volendo  1*  occhio 
voltarfi  in  varij  fiti  :  &  a  quefto  medefimo  fono  in  parte  obbedienti 
r  altre  giunture:  e  fé  fai  1'  huomo  a  federe,  e  che  le  fue  braccia  s'  a- 
veflcro  in  qualche  modo  ad  adoprare  in  qualche  cofa  traverfa,  fa 
fhe  il  petto  fi  volga  fopra  la  giuntura  del  fianco. 

2)'  una  figura  fola  fuor  dell '  hifìoria .     GAP.    C C A II. 

Ancora  non  replicar  le  membra  ad  un  medefimo  moto  nella 
figura  la  quale  tu  fìngi  efTer  fola,  cioè  che  fé  la  figura  moftra  di 
correr  fola,  che  tu  non  gli  facci  tutte  due  le  mani  innanzi,  ma  una 
innanzi,  e  l'altra  indietro,  perche  altrimentc  non  può  correrci  e  fc 
il  pie  deftro  è  innanzi ,  eh'  il  braccio  deflro  fia  indietro ,  &  il  fini- 
ftro  innanzi,  perche  fcnza  tal  difpofitione  non  fi  può  correr  bene.  E 
fé  gli  farà  fatto  uno  che  lo  feguiti,  che  habbia  una  gamba  che  fi 
getti  alquanto  innanzi ,  fa  che  f  altra  ritorni  fotto  la  tefta ,  &  il 
braccio  fuperiore  fcambij  il  moto,  e  vada  innanzi:  e  cefi  di  que» 
{lo  fi  dirà    a    pieno    nel   libro   de'  tpovimcnti. 


6t  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Sluah  fono  le  principali  import ant'ie  che  appartengono  alla  figura. 

GAP.    CCXIII. 

Fra  le  principali  cofe  importanti  che  fi  richiedono  nelle  figura- 
tioni  degl'  animali ,  è  fituar  bene  la  fella  fopra  le  (palle ,  il  bullo 
fopra  i  fianchi,  e  i  fianchi  e  fpalle  fopra  i  piedi. 

Del  bilicar  ti  pefo  intorno  al  centro  della  gravita  de  corpi . 

GAP.  ccxiy. 

La  figura  che  fenza  moto  fopra  li  fiioi  piedi  fi  rofiicnc,  darà 
(di  fé  eguali  pefi  oppofiti  intorno  al  centro  del  fiio  fi-ilcntacolo .  Di- 
co che  fé  la  figura  fenza  moto  farà  pofata  fopra  li  fuoi  piedi ,  che 
s'ella  getta  un  braccio  inanzi  al  fuo  petto,  eh*  ella  debba  gettar 
tanto  pefo  naturale  indietro  quanto  ne  getta  del  naturale  &  acci- 
dentale inanzi  j  e  quel  medefimo  dico  di  ciafcuna  parte  che  fporta 
fuori  del  fuo  tutto  oltre  al  folito. 

Delle  fgure  cioè  hanno  a  maneggiare  e  portar  pefi,      GAP.    CCXV. 

Mai  fi  leverà  o  porterà  pefo  dall'  huomo ,  che  non  jnandi  di 
fé  più  di  altrettanto  pefo  che  quello  che  vuole  levare,  e  lo  fporti 
in  oppofita  parte   a   quella   dove   eiTo  leva   il  detto  pefo. 

Delle  attitudini  degV  huomini.     GAP.    GGXVI. 

Siano  le  attitudini  degl'  huomini  con  le  loro  membra  in  tal  mo- 
do difpofti,  che  con  quelle  fi   dimoflri   1'  intentione  del  loro  animo. 

Varietà  d' attitudini.     GAP.    GCXVIL 

Pronuntlanfi  gì*  atti  negl*  huomini  fecondo  le  loro  età  e  digni- 
tà, e  fi  variano  fecondo  le  fpetie ,  cioè  de'  mafchi  &  delle  femmine. 

Delle  attitudini  delle  figure  .      GAP.     G  G  X  V 1 1 L 

Dico  che  il  pittore  deve  notar  le  attitudini  e  li  moti  degl'  huo- 
mini nati  di  qualunque  accidente  immediate ,  e  fiano  notati  o  meffi 
nella  mente ,  e  non  afpettar  che  1'  atto  del  piangere  fia  fatto  fare  a 
uno  in  prova  fenza  gran  caufa  di  pianto,  e  poi  ritrarlo ,  perche  tal 
atto  non  nafcendo  dal  vero  cafo,  non  farà  ne  pronto  ne  naturale:  ma 
e  ben  buono  haverlo  prima  notato  dal  cafo  naturale,  e  poi  fare  ftar 
uno  in  quell'atto  per  yederc  alcuna  parte  al  propofito,  e  poi  ritrarlo. 

Delle 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  6^ 

Delle  atttoìi  de  c'irco^Iaìiti  a   un  cefo  notnv.do  .      GAP.    C  C  X I X, 

Tutti  li  circolìanti  eh  qualunque  caio  degno  d'  eflere  notato 
ftanno  con  divedi  atti  ammirativi  a  confìdcrare  eflo  atto ,  come 
quando  la  ^iuftitia  punifcc  li  malfattori  :  e  fé  il  cafb  e  di  cofa.  de- 
vota, tutti  li  circoftanti  drizzano  gì'  occhi  con  divcrfì  atti  di  devo- 
tionc  a  elio  cafo,  cerne  il  mollrare  1' oilia  nel  (acriHcio ,  e  fìmili  : 
e  s'  egli  e  cafo  degno  di  rifo ,  o  di  pianto ,  in  quello  non  è  ne- 
cedario  che  tutti  li  circolanti  voltino  gì'  occhi  a  elio  calo ,  ma  con 
diverfi  movimenti ,  e  che  gran  parte  di  quelli  fi  rallegrino ,  o  lì 
dolghino  infieme:  &  Te  il  calo  è  paurofb  ,  li  vifi  fpaventati  di  quel- 
li che  fuggono  faccino  gran  dimoftratione  di  timore,  &.  di  fuga, 
con  varij  movimenti ,    come  fi  dirà  nel  libro  de'  moti . 

%uahtci   degV  ignudi ,      GAP.   G  G  X  X. 

Non  far  mai  una  figura  che  babbi  del  fottilc  con  mulcoli  ò\ 
troppo  rilievo  i  imperoche  gì'  huomini  fottili  non  hanno  mai  troppa 
carne  fopra  1'  ofTa ,  ma  fono  fottili  per  la  fcarfità  di  carne ,  e  dove 
è   poca  carne ,  non  può  effer  grolTezza  di  mufcoli , 

Come  li  mufcolt  fon  corti  e  grojf,       GAP.   G  C  X  X I, 

I  mufcolofi  hanno  grolTe  I*  offa,  e  fono  huomini  groflì  e  cor- 
ti, &  hanno  careltia  di  graffo,  imperoche  le  carnofità  de*  mufcoli 
per  loro  accrefcimento  fi  riilringono  infieme ,  &  il  graflo  che  inha 
loro  (i  fuole  interporre  non  ha  luogo ,  &  i  mufcoh  in  tai  magri 
efiendo  in  tutto  colhetti  infra  loro  ,  e  non  potendofi  dilatare ,  cref- 
cono  in  groifezza ,  e  più  crefcono  in  quella  parte  che  è  più  remota 
da  loro  cltremi,  cioè  inverfo  il  mezzo  della  loro  larghezza  e  lon- 
ghezza . 

Come  li  gycfjfì  mn  hanno  grofjì  mufcoli .  GAP,  GGXXII, 

Ancora  che  li  graffi  fiano  in  fé  corti  e  groffi,  come  gì' antidec- 
ti  mufcolofi,  elfi  hanno  fiottili  mufcoli,  ma  la  loro  pelle  velie  mol- 
ta groflezza  fpognoia  e  vana,  cioè  piena  d'  aria  i  però  efii  gralh  {\ 
foftengono  più  lopra  1'  acqua  che  non  fanno  li  mufcolofi ,  che  han- 
no nella    pelle   rinchiufa  meno  quantità   d'aria. 

^Imlt  fono  li   mufcolt  che  fparifcono  ne'  mo'vtmenù  di'verft  dell  '  kuomo . 

GAP.   GGXXllI. 

Neir  alzare    &   abballare   delle   braccia  le  poppe    fparifcono,    o 

elle 


64  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

elle  fi  fanno  di  piìà  rilievo  :  il  ornile  fanno  li  rilievi  de'  fianchi  nel 
piegarfi  in  fuori  o  in  dentro  nelli  loro  tìanchii  e  le  fpalle  fanno  più 
varietà  ,  &  li  fianchi ,  &  il  collo ,  che  nilìun'  altra  giuntura ,  perche 
hanno  li  moti  più  variabili:   e  di  quello  iì  iarà  un  libro  particolare. 

Vemufcoli.      GAP.    ce  XXIV. 

Li  membri  non  debbono  haver  nella  gioventù  pronuntiationc 
de'  mufcoli ,  perche  .è  fegno  di  fortezza  attempata  ,  e  ne'  giovanetti 
non  è  tempo,  ne  matura  fortezza:  ma  fiano  i  fentimenti  delle  mem- 
bra pronuntiate  più  o  meno  evidenti,  fecondo  che  più  o  meno  fa- 
ranno affaticati:  e  Tempre  li  rnufcoli  che  fono  affaticati  fono  più  alti 
e  groffi  che  quelli  che  ftanno  in  ripofo ,  e  mai  le  linee  centrali  in- 
trinfeche  de'  merpbri  che  fi  piegano  ftanno  nella  loro  naturai  lunghez- 
za. 

Che  r  ignudo  Jìgurato  con  grand*  enjide;rx>a  de  mufcolt  Jìa 
fenica  moto .      GAP.    G  G  X  X  V. 

L*  ignudo  figurato  con  grand'  evidenza  di  tutti  i  fi.ioi  mufcoli 
fìa  fenza  moto  ,  perche  non  fi  può  muovere  fé  una  parte  de'  muf- 
coli non  fi  allenta,  quando  gli  oppofiti  mufcoli  tirano:  e  quelli  che 
fi  allentano  mancano  della  loro  dimoflratione ,  e  quelli  che  tirano 
fi   fcuoprono  forte ,    e  fannofi   evidenti . 

Che  le  figure  ignude  non  debbono  ha^ver  t  loro  mujcolì  ricercati  ci^^tto  . 

GAR   GGXXVI. 

Le  figure  ignude  non  debbono  haver  i  loro  mufcoli  ricercati 
interamente ,  perche  riefcono  difficili  e  difgratiati  .  Per  quell'  afpetto 
che  il  membro  fi  volta  alla  fua  operatione,  per  quel  medefimo  fia- 
no  li  fuoi  mufcoli  più  fpeffo  pronuntiati .  Il  mufcolo  in  fé  pronun- 
tia  fpeffo  Te  fue  particole  mediante  1'  operatione,  in  modo  che  fen- 
za tale  operatione  in    effo  prima   non    fi  dimoffravano. 

^elV  allargamento    e  racortamento    de    mufcolt . 
GAR   GGXXVIL 

Il  mufcolo  della  cofcia  di  dietro  fa  maggior  varietà  nella  fua 
eftenfione  &  attratione  che  niffun  altro  mufcolo  che  fia  nell'huomo. 
11  fecondo  è  quello  che  compone  la  natica  .  Il  terzo  è  quello  delle 
fchiene  .  Il  quarto  è  quello  della  gola.  Il  quinto  è  quello  delle  fpal- 
le .  Il  fef'lo  e  quello  dello  ftomaco ,  che  nafce  fotto  il  pomo  grana- 
to,    e  termina  fotto  il  pettignone ,  come  fi  dirà  di  tutti. 

Do've 


DI   LIONARDO    DA  VINCI.  6^ 

Tio've    ft    trama    corda    ne    fl^  hmm'un   fenica    mufcolt  , 
GAP.  CCXXVIII. 

Dove  il  braccio  termina  con  la  palma  della  mano  prelTo  a  quat- 
tro dita,  lì  trova  una  corda  la  maggior  che  Ila  neU' huomo  la  qua- 
le è  fenza  mufcolo,  e  nafce  nel  mezzo  dell  uno  de  fucili  del  brac- 
cio e  termina  nel  mezzo  dell'altro  fucile,  &  ha  figura  quadrata, 
^  è  larga  crea  tre  dita,  e  grolla  mezzo  dito,  e  quefta  ferve  folo 
a  tenere  infieme  {fretti  li  due  detti  fucili  del  braccio,  accio  non  li 
dilatino , 

Df?/'  otto    pex.z,i  che  mfcono  nel  wez.i.o  delle  corde  in  marie  giunture    dell' 
^  buomo.     GAP.  GGXXIX. 

Nafcono  nelle  giunture  dell' huomo  alcuni  pezzi  d'ofTo,  li  qua- 
li fono  ifabili  nel  mezzo  delle  corde  che  legano  alcune  giunture, 
come  le  rotelle  delle  ginocchia,  e  quelle  delle  fpalle ,  &  de  piedi, 
le  quali  fono  in  tutto  otto,  che  né  una  per  rpalla,&  una  pei  gi- 
nocchio, e  due  per  ciafcun  piede  fotto  la  prima  giuntura  delh  deti 
roffi  verfo   il  calcagno,  e  queffi  fi  fanno  duriflimi  verfo  la  vecchicz- 


za    dell'  huomo 


Vel   mufcolo  che   è   infra    'l  pomo  granato,    ^    il    fcttignone. 

GAP.    CGXXX. 

Nafce   un    mufcolo   infra    il    pomo   granato,    &    il    pettignonc, 
(dico  termina  nel  pettignone  )    il  quale    è    di  tre  potenze,    perche    e 
divifo  nella  fua  lunghezza  di  tre  corde,  cioè  prima  il  mufcolo  fupe- 
riore,    e    poi    feguita   una  corda   larga  come    elio  mufcolo,   poi    le- 
ouita  il   fecondo  mufcolo  puì  ballo  di  quefto  ,  al  quale  fi  congiungc 
fa  (econda  corda  ,    al  fine  feguita  il  terzo  mufcolo   con  la  terza  cor- 
da    la  qual  corda  è  congiunta  all'  olTo  del  pettignone  :     e  queite  tre 
riprefe  di  tre  mufco'i  con  tre  corde    fono    fatte    dalla    natura    per  il 
gran  moto  che  ha  1'  huomo  nel  fuo  piegarfi ,  e   diftenderd  con  limi- 
le  mufcolo:     il    quale     fé    fufie    d'  un    pezzo    ^^^|^  ^^ /^P.^  .[['^f;^  f 
nel   fuo   dilatarfi    e   reftringerfi ,   nel    piegarfi    e    d.ifenderfi   dell    huo- 
mo,    e  fa  maggior   bellezza  nell'  huomo    haver^  poca    varietà    di   tal 
mufcolo  nelle  lue  attioni ,    imperoche  fé  il   mufcolo  fi  ha  da    difen- 
dere  nove   dita,    &   altrettante   poi    r.tirarfi,    non   tocca  tre  dita  per 
ciafcun    mufcolo,   le  quali   fanno  poca    varietà    nejla  loro    figura, 
poco  diformano  la  bellezza  del  corpo. 

f  Veli' 


66  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

J)f//*  ultimo  pvoUamento  che  ^uò  far  V  huomo  nel  <vedeyjt  fl  dietro, 

GAP.  CCXXXL 

L*  ultimo  fvoltapiento  che  può  far  1'  huomo  farà  pel  dimollrarfì 
le  calcagna  indietro,  &  il  vifo  in  faccia:  e  quefto  non  fi  farà  (en- 
za  diffìcultà ,  &  Te  non  fi  piega  la  gamba  &  abbalTafi  la  fpalla  che 
guarda  la  nucca:  e  la  caufa  di  tale  fvoltamsnto  fia  dimoftrata  nell' 
anatomia,   &  quali  mufcoli  primi  &  ultimi  fi  muovmo  {Fig.  ij.) 

^^«fo  Jt  può  a'wictuar  l'  un  braccio    con  V  altro  dt  dietro, 

GAP,   CGXXXIL 

Delle  braccia  che  fi  mandano  di  dietro,  le  gomita  non  Ci  fa- 
ranno mai  più  vicine  che  le  più  lunghe  dita  pafTino  le  gomita  dell' 
pppofitc  mani ,  cioè  che  1'  ultima  vicinità  che  haver  poffino  le  go- 
jpita  dietro  alle  reni ,  farà  quanto  è  lo  fpatio  eh'  è  dal  lup  gomi- 
to air  eftremo  del  maggior  dito  della  mano,  le  quali  braccia  fan- 
no un  quadrato  perfetto.  E  quanto  fi  poflino  traverfar  le  braccia 
fupra  il  petto ,  e  che  le  gomita  venghino  nel  mezzo  del  petto , 
e  quefte  gomita  con  le  fpalle  e  braccia  fanno  un  triangolo  equila- 
tero (%.  28.) 

^elV  apparecchio  della  forz.a  dell    huomo  ehf  wuol  generare  gran  ^ercujjìone  > 

GAP.  CCXXXIH. 

Quando  1*  huomo  fi  difponc  alla  creationc  del  moto  con  la 
f  jrza ,  effo  fi  piega  e  fi  tòrce  quanto  può  nel  moto  contrario  a 
quello  dove  vuol  generare  la  percufTione ,  e  quivi  i  apparecchia  nel- 
la forza  che  a  lui  è  pofTibilc,  la  quale  conduce  e  lafcia  fopra  del- 
la   cofa  da  lui   percoffa   col    moto    del  compofto  (F/^.  2^.) 

'Della  forila  compojìa   dall    huomo ,    e   -prima  Jì  dirà    delle   braccia . 

GAP.    GGXXXIV. 

Lì  mufcoli  che  muovono  il  maggior  fucile  del  braccio  nell'  e- 
flenfione  e  retrattione  del  braccio ,  nafcono  circa  il  mezzo  dell*  oC- 
fo  detto  adiutorio ,  1*  uno  dietro  all'  altro  \  di  dietro  e  nato  quello 
che   eftende   il   braccio,   e   dinanzi   quello  che  lo  piega. 

Se  r  huomo  è  più  potente  nel  tirare  che  nello  fpingere ,  pro- 
vafi  per  la  9."  de  ponderibus ,  dove  dice:  Infra  li  pefi  di  egual  poten- 
za, quello  fi  dimoftrerà  più  potente  che  farà  più  remoto  dal  polo 
della  loro  bilancia.  Seguita  che  eflendo  N.  B.  {Fig.  30.)  mufcolo, 
^  N.  G.  mufcolo  di    potenza    in  tra  loro   eguali,  il  mufcolo  dinan- 


zi 


Pa.y.  6S. 


t'--^mmm'^^.. 


Pa^.  66. 


DI    LIONARDO   DA    VINCI.  ój 

ZI  N.  C.  è  più  potente  che  il  mufcolo  di  detto  N.  B.,  perche  elTo 
è  fermo  nel  braccio  in  C.  fìto  più  remoto  dal  polo  del  gomito  A. 
che  non  è  B.  il  quale  è  dilà  da  elTo  polo ,  e  cofi  è  conclufo  l' in- 
tento.  Ma  quefta  e  forza  femplice,  e  non  comporta,  come  fi  pro- 
pone di  voler  trattare ,  e  dovemo  metter  più  innanzi  ;  &  la  forza  com- 
porta è  quella  quando  faccndofi  un  operatione  con  le  braccia,  vi  s'ag- 
giunge una  feconda  potenza  del  pelo  della  periona ,  e  delle  gambe, 
come  nel  tirare,  e  nello  fpingere,  che  oltre  alla  potenza  delle  brac- 
cia vi  s' aggiugne  il  pefo  della  perfbna ,  e  la  forza  della  fchiena,  e 
delle  gambe,  la  quale  è  nel  voler  dirtenderfi,  come  farebbe  di  due 
ad  una  colonna,  che  uno  la  fpingelTe,  e  l'altro  la  tiralTe. 

^lual  è  maggior  poteti'z.a   dell  '  huomo ,   quella   del  tirare ,   o  quella   del- 
lo  ffwgere.     GAP.    CC  XXXV. 

Molto  maggior  potenza  ha  1'  huomo  nel  tirare  che  nello  fpin- 
gere ,  perche  nel  tirare  vi  s'  aggiunge  la  potenza  de'  mulcoli  delle  brac- 
cia che  fono  creati  folo  al  tirare,  e  non  allo  fpingere,  perche  quan- 
do il  braccio  è  dritto,  li  mufcoli  che  muovono  il  gomito  non  pof- 
fono  bavere  alcuna  attione  nello  fpingere  più  che  fi  aveffe  1'  huomo 
appoggiando  la  fpalla  alla  cofa  che  lui  vuole  rimuovere  dal  Tuo  ii- 
to ,  nella  quale  folo  s'adoprano  li  nervi  che  drizzano  la  fchiena  in- 
curvata, e  quelli  che  drizzano  la  gamba  piegata,  e  rtanno  fotto  la 
cofcia,  e  nella  polpa  dietro  alla  gamba,  e  cofi  è  conclufo  al  tirare 
aggiungerfi  la  potenza  delle  braccia ,  e  la  potente  ert:enfione  delle 
gambe,  e  deUa  fchiena,  infieme  col  petto  dell' huomo,  nella  qualità 
che  richiede  la  fua  obliquità  j  &  allo  fpingere  concorre  il  medeiimo, 
mancandogli  la  potenza  delle  braccia ,  perche  tanto  è  a  fpingere 
con  un  braccio  dritto  fenza  moto  ,  ccme  è  bavere  interpolto  un 
pezzo  di  legno  fra  la  fpalla   e    la  cofa  che  fi  fpinge   {Ftg.    31.) 

Delle  membra  che  pegano  ,   e  che  officio  fa  la  carne  che  la  njejle  in  effo 
piegamento.     CaP.    CCXXXVI. 

La  carne  che  verte  le  giunture  dell'  offa,  e  l'altre  parti  all' orto 
vicine  ,  crefcono  e  diminuifcono  nelle  loro  groflezze  fecondo  il  pie- 
gamento o  eftenfione  delle  predette  membra ,  cioè  crefcono  dalla 
parte  di  dentro  dell'  angolo  che  fi  genera  nelli  piegamenti  de'  mem- 
bri ,  &  s'  alTottigliano  ,  &C  fi  ertendono  dalla  parte  di  fuori  dell*  an- 
golo erteriore:  &  il  mezzo  che  s'interpone  fra  l'angolo  convelTo  & 
il  concavo  partecipa  di  tale  accrcfcimcnto  o  diminutione ,  ma  tanto 
più  o  meno  quanto  le  parti  fono  più  vicine  o  remote  dagl'  angoli 
delle   dette  giunture  piegate. 

I   2  Veì 


6S  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

X>el  ^voltar  la  gamba  fenz.a  la  cofc'ia .      C  A  P.   C C  X X X V I L 

ImpofTibilc  è  voltar  la  gamba  dal  ginocchio  in  giù  fenza  voltar 
la  cofcia  con  altrettanto  moto  :  e  quefto  nafce  che  la  giuntura  dell' 
oflo  del  ginocchio  ha  il  contatto  deli'  olTo  della  cofcia  internato  e 
commeiTo  con  X  odo  della  gamba ,  e  fblo  fi  può  muovere  tal  giun- 
tura innanzi  o  indietro,  nel  modo  che  richiede  il  caminare  ,  &  1' in- 
ginocchiarfi  i  ma  non  fi  può  mai  muovere  lateralmente ,  perche  li 
contatti  che  compongono  la  giuntura  del  ginocchio  non  lo  compor- 
tano :  imperoche  fé  tal  giuntura  fufle  piegabile  e  voltabile ,  come 
r  offo  dell'  adiutorio  che  (\  commette  nella  fpalla,  e  come  quello 
della  cofcia  che  fi  commette  nelf  anche,  1'  huomo  harebbc  fempre 
piegabili  cofi  le  gambe  per  gli  loro  lati ,  come  dalla  parte  dinanzi 
alla  parte  di  dietro,  e  fempre  tali  gambe  farebbono  torte:  &:  anco- 
ra tal  giuntura  non  può  preterire  la  rettitudine  della  gamba ,  &  è 
folo  piegabile  innanzi,  e  non  indietro,  perche  fé  {\  piegaiTe  indie- 
tro ,  r  huomo  non  fi  potrebbe  levare  in  piedi  quando  fuile  inginoc- 
chiato,  perche  nel  levarfi  di  ginocchioni,  delle  due  ginocchia,  pri- 
ma {\  dà  il  carico  del  bufto  fopra  Y  uno  de'  ginocchi,  e  fcaricafi  il 
peib  dell'altro,  &  in  quel  tempo  l'altra  gamba  non  fente  altro  pe- 
{o  che  di  fé  medefima,  onde  con  facilità  leva  il  ginocchio  da  terra, 
e  mette  la  pianta  del  piede  tutta  pofata  alla  terra,  di  poi  rende 
tutto  il  pefo  fopra  elfo  piede  po/ato,  appoggiando  la  mano  fopra  il 
{ìio  ginocchio ,  &  in  un  tempo  diftendc  il  braccio  il  quale  porta  il 
petto  e  la  tefta  in  alto ,  e  cofi  diftende  e  drizza  la  cofcia  col  pet- 
to ,  e  faflTi  dritto  fopra  effo  piede  pofato  infino  che  ha  levato  1'  al- 
tra gamba. 

Velia  piegatura  della   cardie .     GAP.    CCXXXVIII. 

Sempre  la  carne  piegata  è  grinza  dall'  oppofita  parte  da  che 
r  è  tirata. 

Del  moto  fewplice  dell'  huomo.     GAP.    GGXXXIX. 

Il  moto  femplice  è  detto  quello  che  fa  nel  piegarfi  fempli- 
ccmente,   o  innanzi,   o    indietro. 

Moto  compojlo,     GAP.    GCXL. 

Il  moto  comporto  è  detto  quello  quando  per  alcuna  operatio- 
ne  fi  richiede  piegarfi  in  giù  è  in  traverfo  in  un  medefimo  tempo  : 
cofi  deve  avvertire  il  pitture   a  fare  i   movimenti  comporti,  i  quali 

fia- 


ùsJj^ 


DI   LIONARDO   DA   VINCI.  6^ 

fiano  integralmente  alle  loro  compofitioni  :  cioè  fé  uno  fa  un  atto 
compollo ,  mediante  le  necefTità  di  tale  attione ,  che  tu  non  X  imiti 
in  contrario  col  fargli  fare  un  atto  femplice ,  il  quale  farà  più  re- 
moto da  cHa  attione. 

Dellt  moti   appropriati  agV  effetti  degV  buomini .     GAP.   CCXLI. 

Li  moti  delle  tue  figure  debbono  elTere  dimoftrativi  della  quan- 
tità della  forza  quale  conviene  a  quelle  ufare  a  diverle  attieni ,  cioè 
che  tu  non  facci  dimoftrare  le  medefime  forze  a  quel  che  leverà  u- 
na  bacchetta ,  la  quale  fia  conveniente  all'  alzare  d'  una  trave .  Adun- 
que fa  diverfe  le  dimoftrationi  delle  forze  fecondo  la  qualità  de'  pc- 
(ì   da  loro  maneggiati . 

De   moti  delle  figure .     C  A P.    C C X L II. 

Non  farai  mai  le  tefte  dritte  fopra  le  fpalle ,  ma  voltate  in 
traverfo,  a  deftra  o  a  fìniftra ,  ancorché  elle  guardino  in  sii  o  in 
giù ,  o  dritto ,  perche  gli  è  necelTario  fare  i  lor  moti  che  moftrino 
vivacità  defta,  e  non  addormentata.  E  non  fare  li  mezzi  di  tutta 
la  pcrfona  dinanzi  o  di  dietro ,  che  moflrino  le  loro  rettitudini  fo- 
pra o  (òtto  agi'  altri  mezzi  fuperiori  o  inferiori  :  e  fé  pure  tu  lo 
vuoi  ufare,  fallo  ne' vecchi:  e  non  replicare  li  movimenti  delle  brac- 
cia, o  delle  gambe,  non  che  in  una  medefima  figura,  ma  ne  anche 
nelle  circolanti  e  vicine,  fé  già  la  neccifità  del  cafo,  che  li  fìnge 
non  ti  coftringeffe. 

Vegl '  atti  dimoflrati^t .      GAP.  GGXLIII. 

Negl*  atti  affettionati  dimoftrativi ,  le  cofe  propinque  per  tem- 
po o  per  fìto  s' hanno  a  moftrare  con  la  mano  non  troppo  remo- 
ta da  effi  dimoftratori  :  e  fé  le  predette  cofe  faranno  remote,  re- 
mota debba  elTere  ancor  la  mano  del  dimoftratore,  e  la  faccia  del 
vifo  volta  a  che  fi  dimoftra. 

Della  varietà    de  'vifi .     GAP.    GGXLIV. 

Sia  variata  \  aria  de'  vifì  fecondo  gì'  accidenti  dell'  huomo  in 
fatica,  in  ripofo,  in  pianto,  in  rifo,  in  gridare,  in  timore,  e  cofè 
fimili ,  &  ancora  le  membra  della  perfona  infieme  con  tutta  1'  atti-» 
tudine   deve  rifpondere  all'  efìfìgie    alterata. 


X>è 


70  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

X>e  moti  appropriati  alla  mente  del  mobile .      C  A  P.    C  C  X  LV. 

Sono  alcuni  moti  mentali  fenza  il  moto  del  corpo,  &  alcuni 
col  moto  del  corpo .  Li  moti  mentali  fenza  il  moto  del  corpo  la- 
fciano  cadere  braccia,  mani,  oc  ogn'  altra  parte  che  moftra  vita: 
ma  li  moti  mentali  con  il  moto  del  corpo  tengono  il  corpo  con  le 
fìie  membra  col  moto  appropriato  al  moto  della  mente  :  e  di  que- 
flo  tal  difcorfo  fi  dirà  molte  cofe  :  cvvi  un  terzo  moto  eh'  è  par- 
tecipante dell'uno  e  dell'  altro:  &  un  quarto  che  non  è  né  1'  uno, 
né  r  altro  i  e  quefti  ultimi  fono  infenfati ,  ovvero  difenfato  :  e  fi 
mette  nel  capitolo  della  pazzia  o  de  buffoni  nelle  loro  morefche . 

Come   gV  attt    mentali    muoijano    la    perfona    ni   primo   grado    di   facilità 

e  commoditk .      GAP.    C C X L V l. 

Il  moto  mentale  muove  il  corpo  con  atti  femplici  ,  e  facili , 
non  in  qua ,  &  in  là ,  perche  il  fuo  obbietto  é  nella  mente ,  la  qua- 
le non  muove  i  fenfi ,  quando  in  fé  medefima  é  occupata . 

Del  moto  nato  dalla  mente  mediante  l  '  obbietta  .      GAP.    G  G  X  LV  I L 

Quando  il  moto  dell'  huomo  é  caufato  mediante  1'  obbietto,  o 
tale  obbietto  nafce  immediate,  o  nò:  fé  nafce  immediate,  quel  che 
fi  muove  torce  prima  all' obbietto  il  fenfo  più  neceflario,  eh' é  l'oc- 
chio, lafciando  ftar  li  piedi  al  primo  luogo,  e  fbio  muove  le  co- 
fcie  infieme  con  i  fianchi  e  ginocchi  verfo  quella  parte  dove  fi  vol- 
ta l'occhio,  e  cofi  in  tali  accidenti  fi  farà  gran  difcorfo. 

De  moti  comuni .       G  A P.    G G  X L V I IL 

Tanto  fon  varij  li  moti  degl'  huomini  quante  fono  le  varietà 
degl'  accidenti  che  difcorrono  per  le  loro  menti  :  e  ciafcuno  acci- 
dente in  fé  muove  più  o  meno  effl  huomini ,  fecondo  che  faranno 
di  maggior  potenza,  e  fecondo  1'  etài  perche  altro  moto  farà  fopra 
un  medefimo  cafo  un  giovane ,  che  un  vecchio . 

Del  moto  degl'  animali.      GAP.    GGXLIX. 

Ogn'  animale  di  due  piedi  abbaffa  nel  fuo  moto  più  quella  par- 
te che  Ila  fopra  il  piede  che  alza ,  che  quella  che  ^à  fopra  il  piede 
che  pofa  in  terra:  e  la  fua  parte  fuprema  fa  il  contrario:  e  quello 
fi  vede  nelli  fianchi  e  fpalle  dell'  huomo  quando  camina,  e  negl'uc- 
celli il  medefimo  con  la  tella  fua,  e  con  la  groppa. 

eh'  ogn: 


DI   LIONARDO    DA  VINCI.  71 

CÌj  ogm  membro  Jìa  proportfQ>jato  a  tutto  il  fuo  corpo .     C  A  P.  C  C  L. 

Fa  eh'  una  parte  d'un  tutto  fìa  proportionata  al  flio  tutto:  co- 
me fc  un  huomo  è  di  figura  grolla  e  corta,  fa  che  il  mcdefìmo  fia 
in  fé  ogni  fuo  membro ,  cioè  braccia  corte  e  groffc  ,  le  mani  larghe 
e  grode ,  e  le  dita  corte,  con  le  fue  giunture  nel  modo  fopra  deci- 
to. E  cofi  il  rimanente, 

T>elV  offer^awLa  del  decoro.     GAP.   CCLI, 

OlTerva  il  decoro,  cioè  la  convenienza  dell'atto,  vefll,  (Ito,  e 
circoftanti  della  dignità  o  viltà  delle  cofe  che  tu  vuoi  figurare  :  cioè 
che  il  Re  (ìa  di  barba,  aria,  òi  hahito  grave,  &  il  fito  ornato,  & 
i  circoftanti  ftiano  con  riverenza,  ammu'atione,  &  habiti  degni  e 
convenienti  alla  gravità  d*  una  corte  reale  ,  e  li  vili  difbrnati  &  ab- 
bietti ,  &  li  loro  circoftanti  habbino  fimilitudine  con  atti  vili  e  prc- 
funtuofi,  e  tutte  le  membra  corrifpondino  a  tal  componimento.  Che 
gli  atti  d' un  vecchio  non  fiano  fimili  a  quelli  d'  un  giovane ,  e 
quelli  d'una  femmina  a  quelli  d'un  mafchio,  ne  quelli  d'  un  hug^ 
mo  a  quelli  d'  un  fanciullo . 

l^elV  etk   delle  f gare.     GAP.    GG LII. 

Non  mefcolare  una  quantità  di  fanciulli  con  altrettanti  vecchi, 
né  giovani  con  infanti ,  né  donne  con  huomini ,  fé  già  il  caio  ^he 
VUOI  figurare   non  li  legaffe  infieme . 

^Imlttà    d'  hiiom'mi  m  componìmentt  dell'  hijlorie.     GAP.  GGLIII. 

Per  r  ordinano  ne'  componimenti  comuni  dell'  hiftorie  u(a  di 
fare  rari  vecchi ,  e  feparati  da'  giovani ,  perche  li  vecchi  fono  rari , 
e  li  lor  coflumi  non  fi  confanno  con  i  coftumi  de*  giovani  j  e  dove 
non  p  conformità  di  cofttimi  non  fi  fa  amicitia,  e  dove  non  è  ami- 
citia  fi  fa  feparatione  .  E  dove  fi  fa  componimenti  d'  hiftorie  appa- . 
renti  di  gravità  e  configli,  facci  pochi  giovani,  perche  li  giovani 
volentieri   fuggono  li  configli:    &  altre  cofe  fimili. 

T>el  figurare  uno  che  parli  con  piiì  perfom .     GAP.    GCLIV, 

Uferai  di  far  quello  che  tu  vuoi  che  parli  fra  molte  perfon? 
in  atto  di  confiderar  la  materia  eh'  egli  ha  da  trattare,  e  di  accom- 
modare  in  lui  gì'  atti  appartenenti  a  efia  materia,  cioè  fé  la  materia 
p  pcrfuafiva,  che  gì'  atti  fiano  al  propofito  fimili,  e  fé  la  materia  è 

di 


72  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

di  dichiaratione  di  diverfe  ragioni  i  fa  che  quello  che  parla  pigli 
con  i  due  diti  della  man  deltra  un  dito  della  finilìra  ,  havendone 
ferrato  li  due  minori  ;  e  col  vifb  pronto  verfb  il  popolo ,  con  la 
bocca  alquanto  aperta,  che  paia  che  parli.  E  fé  egli  fìede,  che 
paia  che  fi  follevi  alquanto  ritto ,  e  con  la  tella  innanzi .  E  Te  lo 
fai  in.  piedi ,  fallo  alquanto  chinarfì  col  petto  e  la  tefta  inverfo  il 
popolo,  il  quale  figurerai  tacito,  &  tutto  attento  a  riguardare  l'ora- 
tore in  yifo  con  atti  ammirativi  :  e  fa  la  bocca  d'  alcun  vecchio 
per  maraviglia  dell'  udite  fentenze  chiufa,  e  nelli  eftremi  bafli  tirarfi 
indietro  molte  pieghe  delle  guancie ,  e  con  le  ciglia  alte  nella  giun- 
tura ,  le  quali  creino  molte  pieghe  per  la  fronte  :  alcuni  a  federe 
con  le  dita  delle  mani  inteffute,  tenendovi  dentro  il  ginocchio  fian- 
co: altri  con  un  ginocchio  fopra  1'  altro,  fu  '1  quale  tenga  la  ma- 
no, che  dentro  a  le  riceva  il  gomito,  la  mano  del  quale  vr^da  a 
foflenere  il  mento  barbuto  d'alcun  vecchio. 

Come  de<ve  farjt  una  figv.rct  irata ,      C  A  P.  C  C  LV, 

Alla  figura  irata  farai  tenere  uno  per  li  capelli  col  capo  florto 
a  terra ,  e  con  uno  de'  ginocchi  fu  '1  coftato ,  e  col  braccio  deftio 
levare  il  pugno  in  alto  :  quefto  habbia  li  capelli  elevati ,  le  ciglia 
balfe  e  ftrette,  &  i  denti  fìretti  da  canto  della  bocca  arcata,  il 
pollo   grò  Ilo ,   e   dinanzi   per    il  chinarfi    all'inimico   pieno  di   grinze- 

Come  fi  Jìgura  un   dlfpeyato  ,      GAP.    C  C  LV I, 

Al  difperato  farai  darfi  d'  un  coltello ,  e  con  le  mani  haverfi 
{tracciato  i  veftimenti ,  e  fia  una  d'  elle  mani  in  opera  a  flracciar 
la  ferita ,  e  farailo  con  i  piedi  ffanti ,  e  le  gambe  alquanto  piega- 
te,  e  la  perfona  fimilmente  verfo  terra,  con  capelli  tracciati, 

Del  rìdere  e  del  piangere  ,   e  differeri'z.a  loro  ,      C  A  P.    C  C  LV  I L 

Da  quel  che  ride  a  quel  che  piange  non  fi  varia  ne  occhi,  ne 
bocca,  né  guancie,  ma  fblo  la  rigidità  delle  ciglia  che  s'aggiungono 
a  chi  piange ,  e  levanfi  a  chi  ride .  A  quello  che  piange  s'  aggiu- 
gne  ancora  le  mani  tracciar  le  vefti  :  e  variafi  nelle  vane  caufe  del 
pianto,  perche  alcun  piange  con  ira,  alcuno  con  paura,  alcuno  per 
tenerezza  &  allegrezza ,  alcuno  per  fbfpetto  ,  &  alcuno  per  doglia  e 
tormento,  alcuno  per  pietà  e  dolore  de'  parenti  o  amici  perfi  :  delli 
quali  piangenti  alcuno  {{  moftra  difperato ,  alcuno  mediocre  ,  alcuno 
lagrima,  alcuno  grida,  alcuno  fià  con  il  vilb  al  cielo,  e  con  le 
mani    in    bafìo ,    havcndo    le   dita    di  quelle    inficme    teffute ,    altri 

ti- 


DI   LIONARDO    DA   VINCI.  7^ 

timorofi  con   le   fpalle   innalzate  all'orecchie,  e  cofi  feguono  fecondo 
le  predette   caufe .   Quel  che   verfa   il   pianto   alza   le   ciglia    nelle  lo- 
ro  giunture,  e   le   ftringe   infìeme ,   e    compone    grinze    di    fopra,    5c 
rivolta  li   canti    della   bocca  in    bailo,   e  colui   che   ride   gli    ha   alti,. 
e  le  ciglia  aperte    e  fpatiofe  . 

X>el  pofare   di  putti.      GAP.    CCLVIII. 

Ne'  putti  e  ne*  vecchi  non  debbon*  effer'  atti  pronti  fatti  me- 
diante  le   loro  gambe. 

Del  pojar  delle  femmuie ,  e  de'  gto'vam  .      GAP.    G  C  L I X. 

Nelle  femmine  e  giovanetti  non  debbon'  elTer'  atti  di  gambe 
sbandate,  o  troppo  aperte,  perche  dimollrano  audacia,  o  al  tutto 
privatione   di  vergogna,  e  le  ftrettc  dimoltrano  vergogna. 

Dì  quelli    che  Jaltano  .      GAP.     C  G  L  X. 

La  natura  opera  &  infegna  fenza  alcun  difcorfo  del  faltatorc; 
che  quando  vuol  faltare ,  egli  alza  con  impeto  le  braccia  e  le  fpal- 
le, le  quali  feguitando  l'impeto,  fi  muovono  infieme  con  gran  par- 
te del  corpo ,  &  levanfi  in  alto ,  fin  a  tanto^  che  il  lor  impeto  in 
fé  fi  conlumi  :  il  qual'  impeto  è  accompagnato  dalla  fubita  cften- 
iìone  del  corpo  incurvato  nella  fchiena,  e  nella  giuntura  delle  co- 
fcie ,  delle  ginocchia ,  e  de'  piedi ,  la  qual'  eftendone  è  fatta  per 
obliquo,  cioc  innanzi,  &  all'  insù,  e  cofi  il  moto  dedicato  all'anda- 
re innanzi  porta  innanzi  il  corpo  che  falta,  &  il  moto  d'  andare 
air  insù  alza  il  corpo ,  e  falli  fare  grand'  arco ,  &  aumenta  il  falto . 

Deir  huomo  che  <vuol  tirar  una  cofa  fuor  di  fé  con  grand'  tmpeto. 

GAP.    GGLXI. 

L'  huomo  il  quale  vuol  tirar  un  dardo,  o  pietra,  o  altra  co- 
fa ,  con  impctuofo  moto ,  può  eflere  figurato  in  due  modi  princi- 
pali ,  cioè  o  potrà  effer  figurato  quando  1'  huomo  fi  prepara  alla 
creatione  del  moto ,  o  veramente  quando  il  moto  d*  elio  è  finito . 
Ma  fé  tu  lo  fingerai  per  la  creatione  del  moto  ,  allora  il  lato  di 
dentro  del  piede  farà  con  la  medefima  linea  del  petto ,  ma  harà 
la  fpalla  contraria  fopra  il  piede,  cioè  fé  il  piede  defiro  farà 
fotto  il  pefo  dell'  huomo ,  la  fpalla  finiitra  farà  fopra  la  punta  d'  cf- 
fo  piede  deliro,  (f/a.   32.) 

K  Terche 


74  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

Terche  quello  che  njuol  tirar ,    o  ficcar  tirando  II  ferro  in  terra ,    al'z.a  la 
gamba  oppojìta  incur<vata .      GAP,       C  C  L  X I L 

Quel  che  col  tirare  vuol  ficcare  o  trarre  il  cannone  in  terra, 
alza  la  gamba  oppofìta  al  braccio  che  trae ,  e  quella  piega  nel  gi- 
nocchio ,  e  quefto  fa  belicariì  fopra  il  piede  che  pofa  in  terra ,  fen- 
za  il  qual  piegamento  o  torcimento  di  gambe  far  non  fi  potrebbe , 
né  potrebbe  trarre,  fé  tal  gamba ,  non  fi   dillendelTe . 

Tonderattone  de   corpi  che  non  fi   muoiono.      GAP.   GGLXILL 

Le  ponderatloni  overo  bilichi  degl'  huomini  fi  dividono  in  due 
parti,  cioè  femplice ,  e  compofto.  Semplice  è  quello  che  è  fatto 
dall'  huomo  fopra  li  fuoi  piedi  immobili,  fopra  li  quali  eflfo  huomo 
aprendo  le  braccia  con  diverfe  dillanze  del  fi.io  mezzo,  e  chinandofi 
ftando  fopra  uno  de'  fuoi  piedi ,  feiTjpre  il  centro  della  fua  gravità 
ftà  per  linea  perpendicolare  fopra  il  centro  d'  elfo  piede  che  pofa: 
e  fé  pofa  fopra  li  due  piedi  egualmente,  allora  il  petto  dell' huomo 
harà  il  fuo  centro  perpendicolare  nel  mezzo  della  linea  che  mifiara 
lo  (patio    interpolto  infra  li    centri  d'  elfi    piedi. 

Il  bilico  comporto  s'  intende  cffer  quello  che  fa  un  huomo 
che  fofìien  fopra  di  fé  un  pefa  per  diverfi  moti:  come  nella  figu- 
ra d'  Hercole  che  fcoppia  Anteo ,  il  quale  fofpendendolo  da  terra 
infra  il  petto  e  le  braccia ,  che  tu  li  facci  tanto  la  fua  figura  di 
dietro  alla  linea  centrale  de  fuoi  piedi ,  quanto  Anteo  ha  il  centro 
<iclla  fua  gravità  dinanzi   alli  medefimi   piedi.  {Fig.   33.) 

Dell    huomo  che  pofa  fopra  li  due  piedi ,    e    che    da    di  fé  pia  psfo  ali  '  uno 

che  alV  altro.      GAP.    GGLXIV. 

Quando  per  lungo  ftare  in  piedi  l'  huomo  ha  fiancata  la  gam- 
ba dove  pofa ,  eflo  manda  parte  del  pefo  fopra  1'  altra  gamba  :  ma 
quefto  tal  pofare  ha  da  effere  ufàto  nelf  età  decrepita ,  o  nell'  iii- 
fantia,  ©veramente  in  uno  ftanco ,  perche  moftra  franchezza,  o  po- 
ca valetudine  di  membri  :  e  però  fempre  {\  vede  un  giovane,  che 
fia  fano  e  gagliardo  pofàrfi  fopra  1'  una  delle  gambe ,  e  fé  dà  al- 
C[uanto  di  pefo  fopra  1'  altra  gamba ,  effo  l' ufi  quando  vuol  dar 
principio  necelfario  al  fuo  movimento ,  fenza  il  quale  fi  nega  ogni 
moto ,   perche  il  moto   fi  genera   dall'  inequalità . 

Del  pofar  delle  fgure.      GAR   GGLXV. 

Sempre  le  figure  che  pofano  debbono  variare  le  membra,    cioè 

che 


DI   LIONARDO   DA  VINCI.  75 

che  fé  un  braccio  va  innanzi ,  che  l' altro  lìia  fermo ,  o  vada  in- 
dietro :  e  fé  la  figura  pofa  fopra  una  gamba,  che  la  fpalla  eh'  è  fo- 
pra  effa  gamba  fia  piti  balta  che  1'  altra ,  e  quello  fi  oiFerva  dagU 
huom.ini  di  buon  fenfi  ,  li  quali  attendono  Tempre  per  natura  à  bili- 
care r  huomo  fopra  li  fuoi  piedi,  acciocché  non  rovini  dalli  fuoi 
piedi  :  perche  pofando  fopra  un  piede ,  Y  oppolita  gamba  non  fo- 
Àiene  elio  huomo,  flando  piegata,  la  quale  in  fé  è  come  fé  fuflc 
morta  ,  onde  necelTità  fa  che  il  pefo  che  è  dalle  gambe  insù  mandi 
il  centro  della  fua  gravità  fopra  la  giuntura  della  gamba  che  lo 
foftiene . 

"Delle   jiouderat'iom    dell '  huomo    nel  fermar/i  fopra    de'  fuoi    piedi . 

GAP.  CCLXVI. 

L'  huomo  che  fi  ferma  fopra  li  fuoi  piedi ,  o  fi  caricherà  u- 
gualmente  fopra  elfi  piedi,  o  li  caricherà  con  pefi  ineguali.  Se  fi 
caricherà  ugualmente  fopra  effi  piedi ,  egli  fi  caricherà  con  pefo  na- 
turale mirto  con  pefo  accidentale,  o  fi  caricherà  con  femplice  pefo 
naturale  .  Se  fi  caricherà  con  pelo  naturale  mirto  con  pefo  acciden- 
tale ,  allora  gf  eftremi  oppofiti  de'  membri  non  fono  egualmente  di- 
fìanti  dalli  poli  delle  giunture  de*  piedi:  ma  fé  fi  caricherà  con  pe- 
fo naturale  femplice ,  allora  tali  eftremi  di  membri  oppofiti  faranno 
egualmente  diftanti  dalle  giunture  de'  piedi  :  e  cofi  di  quefta  ponde- 
ratione  fi  farà  un  libro  particolare. 

"Del  moto  locale  più  0  meno  njeloce  .•     GAP.   G  C  L  X  V II. 

Il  moto  locale  fatto  dall'  huomo ,  o  da  alcun  altro  animale , 
farà  di  tanto  maggior  o  minor  velocità  ,  quanto  il  centro  della  loro 
gravità  farà  più  remoto  o  propinquo  al  cèntro  del  piede  dove  fi  fo- 
rtengono . 

Degl  '  ammali    di    (juattro   piedi ,     tS"    come  Jì    muonjono . 
GAP.   GGLXVIII. 

La  fomma  altezza  degl'  animali  di  quattro  piedi  f\  varia  più 
negl'  animali  che  caminano ,  che  in  quelli  che  rtanno  faldi  :  e  tan- 
to più  o  meno ,  quanto  elfi  animali  fon  di  maggiore  o  minor 
grandezza  :  e  querto  è  caufato  dall'  obliquità  delle  gambe  che  toc- 
cano terra ,  eh'  innalzano  la  figura  d'  erto  animale  quando  tali 
gambe  disfanno  la  loro  obliquità,  e  quando  fi  pongono  perpendico- 
lari  fopra  la  terra.    (  f/^.    34.) 

K   2  VelU 


16  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Della  comfpo}ìdeu'z.a  che  ha  la  metà  della  grojJe'z.i>a    dell    huomo 
con  l  '  altra   meta .       GAP.    CCLXIX. 

Mai  r  una  metà  della  groffezza  e  larghezza  dell'  huomo  farà  e- 
guale  air  altra ,  fé  le  membra  a  quella  congiunte  non  faranno  egua- 
li   e    fìmili  moti. 

Come  }7el  faltar  dell'  huomo  in   alt»  <vf  Jì  tronjano   tre  moti, 

GAP.    CCLXX. 

Quando  1'  huomo  -i^lta  in  alto  ,  la  tefta  è  tre  volte  più  veloce 
eh*  il  calcagno  del  piede ,  innanzi  che  la  punta  del  piede  fi  fpicchi 
da  terra ,  e  due  volte  più  veloce  che  li  fianchi  :  e  quefto  accade , 
perche  ii  disfanno  in  un  medeCmo  tempo  tre  angoli ,  delli  quali  il 
lliperiore  è  quello  dove  il  bufto  (\  congiunge  con  le  cofcie  dinan- 
zi, il  fecondo  è  quello  dove  le  cofcie  di  dietro  fi  congiungono  con 
le  gambe  di  dietro,  il  terzo  è  dove  la  gamba  dinanzi  iì  congiungc 
con  r  olio  del  piede. 

Che  è  impo^ùtle  che  una  memoria  J'erhl  tutti  gV  affetti  e    mutationi 
delle  membra  .     GAP.    G  C  L  X  X I. 

ImpofTibile  è  che  alcuna  memoria  pofla  riferbare  tutti  gli  afpetti 
o  mutationi  d*  alcun  membro  di  qualunque  animale  fi  fia .  Quefto 
cafo  efemolificheremo  con  la  dimoftratione  d'  una  mano.  E  perche 
ogni  quantità  continua  è  divifibile  in  infinito,  il  moto  dell'  occhio 
che  rilguarda  la  mano,  e  fi  move  dall' A.  al  B.  {Fig-  35.)  fi  muo- 
ve per  uno  fpatio  A.  B.  il  quale  ancor  lui  è  quantità  continua,  e 
per  confequente  divifibile  in  infinito,  &  in  ogni  parte  di  moto  va- 
ria r  afpetto  e  figura  della  mano  nel  fuo  vedere,  e  cofi  farà  mo- 
vendofi  in  tutto  il  cerchio:  &  il  fimile  farà  la  mano  che  s  innalza 
nel  fuo  moto ,    cioè  pallerà  per  fpatio  che  è  quantità . 

Della  pratica    cercata    con    gran   follecittidine    dal    pittore. 

Gap.  gclxxil 

E  tu  pittore  che  defideri  grandiffima  pratica ,  hai  da  intende- 
re che  fc  tu  non  la  fai  fopra  buon  fondamento  delle  cofe  natura- 
li ,  farai  opere  con  affai  poco  honore,  e  men  guadagno:  e  fé  la 
farai  buona,  l'opere  tue  faranno  molte  e  buone,  con  tuo  grande 
honore  &.  utilità. 


Del 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  77 

Del  g'uid'tcare    il    pittore    le   fue    opere    e    quelle    d'  altrui . 
GAP.    CCLXXIII. 

Quando  1'  opera  ftà  pari  col  giuditio,  quello  è  trifto  fegno  in  ^gJI-f^'F^ 
tal  giuditio:  e  quando  l'opera  fupera  tal  giuditio,  quello  è  pellimo, 
come  accade  a  chi  fi  maraviglia  d' haver  fi  bene  operato:  e  quando 
il  giuditio  fiapera  1*  opera  ,  quefto  è  perfetto  fegno  .  E  fé  il  giovane  . 
è  in  tal  difpofitione ,  fenza  dubbio  quefto  fia  eccellente  operatore  , 
ma  fia  componitore  di  poche  opere ,  ma  faranno  di  qualità  che 
fermeranno    gì'  huomini  con  ammiratiune  a  contemplarli . 

Del  giudicare  ti  pittore  la  fua  pittura .   GAP.    GGLXXIV. 

Noi  fappiamo  che  gli  errori  fi  conofcono  più  nell'  altrui  opere , 
che  nelle  fue ,  però  fa  che  fij  primo  buon  pr  fpettivo  ,  di  poi  bab- 
bi intera  notitia  delle  mifure  dell'  huomo ,  e  fij  buono  architettore  , 
cioè  in  quanto  appartiene  alla  forma  degl'  edifitij ,  e  dell'  altre  cofe  , 
e  dove  tu  non  hai  pratica,  non  ricufare  ritrarle  di  naturale i  ma 
debbi  tenere  uno  fpecchio  piano  quando  dipingi,  e  fpelfo  riguarde- 
rai dentro  1'  opere  tue ,  la  quale  vi  fia  veduta  per  lo  contrario  ,  e 
parrà  di  mano  d'altro  maeftro ,  e  giudicherai  meglio  gl'errori  tuoi. 
Et  ancora  farà  buono  levarfi  fpefio,  e  pigliarfi  qualche  folazzo,  per- 
che col  ritornare  tu  migliori  il  giuditio  i  che  lo  fìar  faldo  nell'  ope- 
ra ti  fa   forte  ingannare . 

Come  lo  fpecchio  è  maejlro  de   pittori .     GAP,  CGLXXV. 

Quando  tu  vuoi  vedere  fé  la  tua  pittura  tutta  infieme  ha  con- 
formità con  le  cofe  ritratte   del  naturale,   babbi   uno  fpecchio,  e  fav- 
VI  dentro  fpecchiare  la  cofa  viva ,  e  paragona  la  cofa  fpecchiata  con 
la  tua  pittura  ,  e  confiderà  bene  il   tuo  obbietto    nell'  uno    e    nell'  al- 
tro .    Tu  vedi  uno  fpecchio   piano  dimoilrar  cofe    che   paiono  rileva- 
te ,  e  la  pittura  fa  il   medcfimo  .    La   pittura  ha  una  fola    fuperficie, 
&:  il   fpecchio  è  il  mcdefimo.  Lo  fpecchio  e  la  pittura  mofira  la  fimi- 
litudine  delle  cofe  circondata  da  ombra  e  lume,   e  1' una  e  l'altra  pare 
aliai   di  là  dalla  fua  fuperficie.   E  fé  tu  conofci  che  lo  fpecchio    per 
mezzo  de'  lineamenti   &  ombre   ti   fa  parere   le  cofe  fpiccate  ,    OC   ha- 
vendo  tu  fra  li  tuoi   colori   1'  ombre  &   i   lumi  più  potenti   che  quel- 
li  dello  fpecchio,  certo  fé   tu  li   faprai   ben  comporre  infieme,  la  tua 
pittura    parrà  ancor  lei  una  cofa   naturale  vifta  in  un   gran   fpecchio. 
Il  veltro  maelfro  vi  mofira  il   chiaro    e    1'  ofcuro    di    qualunque   ob- 
bietto ,  e  li  voftri  colori   ne  hanno  uno  eh'  è   più  chiaro  che   le  parti 
alluminate  del  firaulacfo  di  tale  obbietto,  e  fimilmcnte  in  efl^i  colon 

.    '  fé 


1^  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

fé  ne  trova  alcuno  che  e  più  fcuro  che  alcuna  ofcurità  di  elfo  ob- 
bietto:  onde  nafce  che  tu,  pittore,  forai  le  pitture  tue  flmili  a  quel- 
le di  tale  fpecchio  ,  quando  è  veduto  da  un  folo  occhio ,  perche  li 
due  occhi  circondano  1'  obbietto  minore  dell'  occhio . 

^al  pttura  è  più   laudabile.      GAP.     CCLXXVL 

Quella  pittura  è  più  laudabile  la  quale  ha  più  conformità  con 
la  cofa  imitata.  Quefto  paragone  è  a  confusone  di  quelli  pittori  li 
quali  vog  lono  racconciare  le  cofe  di  natura ,  come  fon  quelli  che 
imitano  un  -figliolino  d'  un  anno,  la  tella  del  quale  entra  cinque 
Vellfoyra^'^^^^  "^^'^  ^^^  altezza,  t  loro  la  fanno  entrare  otto:  e  la  larghezza 
Cd^.  157.  delle  fpalle  è  fìmile  alla  tcfta ,  e  quefti  la  fanno  dupla,  riducendo 
con  un  picciol  fanciullo  d'  un  anno  nella  proportione  d*  un  huomo 
di  trent'  anni  :  e  tante  volte  hanno  ufato  è  vifto  ufare  taf  errore , 
che  r  hanno  converfo  in  vifanza  ,  la  quale  ufanza  è  tanto  penetrata 
e  ftabilita  nel  lor  corrotto  giuditio ,  che  fan  credere  lor  medeiìmi 
che  la  natura,  o  chi  imita  la  natura,  facci  grandiffimi  errori  a  non 
fare  come  efl'i  fanno. 

^ale  è  il  primo  obbietto  e  i}itentione  del  pittore.      GAP.   CGLXXVIL 

La  prima  intentionc  del  pittore  è  fare  che  una  femplice  fuper- 
fìcle  piana  fi  dimoftri  un  corpo  rilevato  e  fpiccato  da  elfo  piano: 
e  quello  che  in  tale  arte  eccede  più  gì'  altri ,  quello  merita  mag- 
gior lode,  e  quefta  tale  inveftigationc,  anzi  corona  di  tale  fcienza , 
nafce  dall'  ombre ,  e  lumi ,  o  vuoi  dire  chiaro  e  ofcuro  .  Adunque 
fé  tu  fuggi  r  ombre ,  tu  fuggi  la  gloria  dell'  arte  apprefTo  li  nobili 
ingegni,  e  1'  acquifti  apprefio  1'  ignorante  volgo,  il  quale  nulla  più 
dcfidera  che  bellezza   di    colori ,   non  conofccndo   il  rilievo . 

binale  è  pia  tnìpor tante  nella  pittura ,    / '  ombra ,    0  fuoi  lineamenti . 

GAP.    GGLXXVIH. 

Di  molta  maggiore  inveftigatione  e  fpeculatione  fono  1'  ombre 
nella  pittura  che  li  fuoi  lineamenti:  e  la  prova  di  quefto  s'infegna, 
che  li  lineamenti  fi  poffano  lucidare  con  veli ,  o  vetri  piani  inter- 
pofli  infra  1'  occhio  e  la  cofa  che  fi  deve  lucidare,  ma  1'  ombre 
non  fono  comprefe  da  tal  regola ,  per  1'  infenfìbilità  de'  loro  ter- 
mini ,  li  quali  il  più  delle  volte  fono  confufì  >  come  fi  dimoffra 
nel    libro   dell'  ombre  e  lumi . 


Come 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  75, 

Cofije  fi  denje  dare  il  lume  alle  figure .      GAP.    CCLXXIX. 

Il  lume   deve  efTere   ufàto   fecondo  che  darebbe  il  naturale   fìto 
dove   fingi  eflfer  la  tua  figura  ;    cioè   fé  la  fingi  al    fole ,    fa  1'  ombre 
ofcure ,    e   gran   piazze   de' lumi,   e  ftampinfi    \  ombre  di  tutti  li  cir- 
coftanti    corpi   in    terra.   E   fé    la   figura   è    in   trillo   tempo,    fa  poca 
differenza  da' lumi  all'  ombre,  e   fenza    farli   alcun'  ombra    alli    piedi. 
E  fé  la  figura  farà  in   ca(a ,    fa    gran  differenza    da'  lumi  all'ombre, 
&  ombra  per  terra.   E  fé    tu  vi  figuri  fineftra  impannata,  &  habita- 
tione  bianca,  fa  poca   diff^erenza  fra  lumi  &c  ombre:    e    s  ella    è  al- 
luminata dal  fuoco,  tà  i   lumi  roffeggianti   e  potenti,  e  l'ombre  of- 
cure ,  e  lo  sbattimento  dell'  ombre  per  li  muri  o  per  terra  fiano  ter- 
minati:  e  quanto   più  s'  allontana  dal   corpo,    tanto   più  fi  faccia  am- 
pia.   E   fé  detta   figura  fofle   alluminata    parte  dail' aria,   e  parte  dal 
fuoco,  fa  che  il   lume  caufato  dall'  aria,    fia  più   potente,    e    quello 
del    fuoco  fia  quafi  rolTo,    a    fimilitudine    del    fuoco.    E    fopra    tutto 
fa  che  le  tue  figure  dipinte  habbino   il   lume  grande,  e  da  alto,  cioè 
quel    vivo    che  tu   ritrarrai,    imperoche    le    perfone  che  tu  vedi  nelle 
ftrade ,  tutte  hanno    il   lume   di    (opra  :    e    fàppi    che   non    è    cofi   tuo 
gran  conofcente,    che  dandogli  il  lume  di  fotto ,    tu  non  duraffi  fa-^ 
tica  a  riconofcerlo. 

Vo^e  cienje  Jlar  quello   che  rifguarda  la  pittura .      GAP.    CGLXXX. 

Poniamo  che  A.  B.  {Ftg.  36.)  fia  la  pittura  veduta,  e  che  D. 
fia  il  lume:  Dico  che  fé  tu  ti  porrai  infra  G.  &  E.  comprenderai 
male  la  pittura,  e  maff'ime  fé  fia  fatta  a  olio,  o  veramente  vernica- 
ta ,  perche  harà  luifro,  e  fia  quafi  di  natura  di  fpecchio ,  e  per 
quefte  cagioni,  quanto  più  t'  accofterai  al  punto  G.  meno  vedrai, 
perche  quivi  rifaltano  i  raggi  del  lum^  mandato  dalla  fineftra  alla, 
pittura .  E  fé  ti  porrai  inha  E.  e  D.  quivi  fia  bene  operata  la  tua 
vifta ,  e  maffime  quanto  più  t'  apprefierai  al  punto  D.  perche  quel 
luogo  è  meno  partecipante  di  detta  percuiTione  de'  raggi  riHeffi. 

Come  ji  deve  porre  alto  il  punto ,     GAP.  GGLXXXI. 

Il  punto  deve  edere  all'  altezza  dell'  occhio  d*  un  huomo  co- 
mune,  e  r  ultimo  della  pianura  che  confina  col  cielo  deve  effer 
fatto  all'altezza  d'  cflo  termine  della  terra  piana  col  cielo,  falvo 
che  le  montagne  fono  libere . 

»  Che 


8o  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

Che    le    figure    tìcc'iole    mn    debbono    per    ragione    ejfer  ftmte . 

GAP.    CCLXXXIL 

Dico  che  le  cofe  che  pareranno  di  minuta  forma  nafccrà  dall' 
effere  dette  cofe  lontane  dall' occhio:  eiTendo  cofi,  conviene  che  in- 
fra r  occhio  e  la  cofa  fìa  molt'  aria,  e  la  molt'  aria  impedifce  l'e- 
videnza delle  forme  d'elfo  obbietto,  onde  le  minute  particole  d'  ef- 
fi  corpi  fiano  indifcernibili  e  non  conofciute .  Adunque  tu  ,  pittore  , 
farai  le  picciolc  figure  folamente  accennate,  e  non  finite,  &  fc  al- 
trimenti farai ,  farà  contra  gì'  effetti  della  natura  tua  maeftra .  La 
cofa  riman  picciola  per  la  diftanza  grande  che  è  fra  1'  occhio  e 
la  cofa ,  la  diftanza  grande  rinchiude  dentro  a  fé  molt'  aria  ,  la 
molt'  aria  fa  in  fé  grolTo  corpo ,  il  quale  impedifce  e  toglie  all'  oc- 
chio  le   minute   particole    dcgl'  obbietti. 

Qhe    campo    de<ve    ufare    il    pittore    nelle  fue  figure . 

CAR    CCLXXXllL 

^Ca^^Vi  ^^'  ^^  ^  efperienza  fi  vede  che  tutti    i    corpi   fono    circondati 

da  ombre  e  lumi,  voglio  che  tu,  pittore,  accomodi  quella  parte 
che  è  alluminata,  fi  che  termini  in  cofa  ofcura,  e  cofi  la  parte  del 
corpo  ombrata  termini  in  cofe  chiare .  E  quefta  regola  darà  grand' 
ajuto  a   rilevare  le   tue   figure  . 

'Precetto  ài  pittura.      CAR    CCLXXXIV. 

Dove  r  ombra  confina  col  lume ,  habbi  rifpetto  dove  ella  è 
più  chiara  che  ofcura ,  e  dove  ella  è  più  o  meno  sfumofà  inverfo 
il  lume .  E  fopra  tutto  ti  ricordo  che  ne'  giovani  tu  non  facci  1'  om- 
bre terminate  come  fa  la  pietra,  perche  la  carne  tiene  un  poco  del 
trafparente ,  come  fi  vede  a  guardare  in  una  mano  che  fia  pofta 
infra  1'  occhio  &  il  fole ,  perche  ella  fi  vede  roffeggiare ,  &  traf- 
parere  luminofà:  e  fé  tu  vuoi  vedere  qual'  ombra  fi  richiede  alla 
tua  carne,  farai  ivi  tu  un'  ombra  col  tuo  dito,  e  fecondo  che  tu 
ia  vuoi  più  chiara  o  fcura,  tieni  il  dito  più  preffo  o  più  lontano 
dalla  tua  pittura ,  e  quella  contraf  à  . 

Tfel  fingere  un  fito  fehaggio .      CAR   CCLXXXV. 

Gli  alberi  e  1'  erbe  che  fono  più  ramificati  di  fottili  rami  de- 
vono haver  minor  fottilità  d'ombre,  e  quegl' alberi  e  quell'erbe  che 
haranno  maggior  foglie  fiano  cagione  di  maggior'  ombre . 

Come 


DI  LIONARDO   DA  VINCI.  ?i 

Come  denje  far  parere    maturale  un  ayìimal  finto . 
CAP.     CCLXXXVI. 

Tu  fili  non  potcrfi  fare  alcun'  animale  il  quale  non  habbi  le 
lue  membra,  e  che  ciafcuno  per  fé  a  lìmilitudine  non  lìa  con  qual- 
ch'  uno  de  gì'  altri  animali .  Adunque  fé  vuoi  far  parer  naturale  un 
animai  finto,  dato,  diciamo,  che  lìa  un  fèrpente  ,  piglia  per  la  te- 
{la  una  di  un  mainino,  o  bracco,  e  ponegli  gl'occhi  di  gatto,  e 
l'orecchie  d'  iRrice  e  '1  nafo  di  veltro,  e  le  ciglia  di  leone,  e  le 
tempie  di  gallo  vecchio,  &  il  collo  di  tellugg  ne  d'acqua. 

"De  nj'tf  che  fi  debbono  fare ,   che  habbino  rilie^jo  con  gratta . 
CAP.     CCLXXXVIL 

Nelle  ftrade  volte  a  ponente,  flante  il  fole  a  mezzodì,  le  pa- 
reti {ìano  in  modo  alte ,  che  quella  che  e  volta  al  fole  non  abbia  a 
riverberare  ne'  corpi  ombroli  :  e  buona  farebbe  1'  aria  fenza  fplendo- 
re ,  all'  bora  che  fian  veduti  li  lati  de'  volti  partecipare  dell'  ofcuirità 
delle  pareti  a  quelle  oppofìte  :  e  così  li  lati  del  nafo,  e  tutta  la  fac- 
cia volta  alla  bocca  della  fi: rada ,  f^ya.  alluminata,  per  la  qual  cofà. 
r  occhio  che  farà  nel  mezzo  della  bocca  di  tale  ftrada  vedrà  tal  vi- 
fo  con  tutte  le  faccie  à  lui  volte  effere  alluminate,  e  quelli  lati  che 
fono  volti  alle  pareti  de'  muri  eflerc  ombrofì . 

A  quello  s'  aggiungerà  la  gratia  d'  ombre  con  grato  perdimen- 
to ,  private  integralmente  da  og^ni  termine  fpedito  :  e  quefto  nafcerà 
per  caufa  della  lunghezza  del  lume  che  paffa  infra  i  tetti  delle  ca- 
fe ,  e  penetra  infra  le  pareti ,  e  termina  fopra  il  pavimento  della 
fìrada ,  e  rifalta  per  moto  reflefìo  ne'  luoghi  ombrofi  de'  volti ,  e 
quejli  alquanto  rifchiara .  E  la  lunghezza  dei  già  detto  lume  del 
cielo  Rampato  da  i  termini  de  tetti  con  la  fua  fronte ,  che  ftà  fo- 
pra la  bocca  della  ftrada ,  allumina  quafi  infine  vicino  al  nafcimen- 
to  dell'  ombre  che  fìanno  fotto  I'  oggetto  del  volto  :  e  cofi  di  mano 
in  mano  fi  va  mutando  in  chiarezza,  inhno  che  termina  fopra  del 
mento  con  ofcurità  infenfìbile  per  qualunque  verfb .  Come  fé  tal  lu- 
me fufTe  A.  E.  [Fi^.  37.)  vedi  la  linea  F.  E.  del  lume  che  allumi- 
na fino  f(  tto  il  nafo  ,  e  la  linea  C.  F.  lolo  allumina  infin  fotto  il 
labro,  e  la  linea  A.  H.  fi  eilende  fino  fotto  il  mento,  e  qui  il  na- 
fo rimane  forte  luminofo,  perche  è  veduto  da  tutto  il  lume  A.  B. 
C  D.  E. 

Del  dividere  e  fpiccare  le  figure  da   loro  campi. 
CAP.    CCLXXXVIII. 

Tu  hai  à  mettere  la  tua  figura  in  campo  chiaro,  fé  farà  ofcu-  Vcàlfoy^ 

•^r  car.  141. 


%2  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

ra  i  e  fé  farà  chiara,  mettila  in  campo  ofcuroi  e  fé  è  chiara  e  few- 
ra ,  metti  la  parte  ofcura  nel  campo  chiaro,  e  la  parte  chiara  in 
campo  ofcuro. 

Della  dijferen'z.ct    de   lumi  -pojìì    hi  dtnjerjì  Jìù , 

CAP.     CCLXXXIX. 

Il  lume  picciolo  fa  grandi  e  terminate  ombre  fopra  i  corpi  om- 
brofi .  I  lumi  grandi  fanno  fopra  i  corpi  ombroli  picciol'  ombre ,  e 
di  confufi  termini.  Quando  farà  inclufo  il  picciolo  e  potente  lume 
nel  grande  e  meno  potente  ,  come  è  il  fole  nell'  aria ,  all'  hora  il 
meno  potente  refterà  in  luogo  d'  ombra  fopra  de'  corpi  da  elfo  illu- 
minati . 

T>el  fuggire  V  ìmproportìonahtà  delle  àrcojlan'z^e  >     CAP.  CCXC. 

Grandiffimo  vitio  fi  dimoflra  prefio  di  molti  pittori ,  cioè  dì 
fare  1'  habitatione  de  gì'  huomini  6c  altre  circoftanze  in  tal  modo  che 
le  porte  non  diano  alle  ginocchia  de'  loro  habitatori ,  ancor  che  el- 
le fìano  più  vicine  all'  occhio  del  riguardante  che  non  è  1'  huomo 
che  in  quella  moftra  volere  entrare.  Habbiamo  veduto  li  portici  ca- 
richi d'  huomini ,  &  una  delle  colonne  di  quelli  foftenitri'ci  elTer  nel 
pugno  a  un  huomo  che  a  quella  fi  appoggia  ad  ufo  di  fottil  baio- 
ne j   e  fìmil  cofe  che  fono  da  eflerc  con  ogni  {ludio  fchifate . 

2)e  termini  de'  corpi  detti  lineamenti 3  o^njero  contorni .    CAP.  C C X C I. 

Sono  i  termini  de' corpi  di  tanta  minima  evidenza,  ch'in  ogni 
picciolo  intervallo  fhe  s'  interpone  infra  la  cofa  e  1'  occhio  ,  eiTo  oc- 
chio non  comprende  1'  effigie  dell'  amico ,  o  parente ,  e  non  lo  co- 
nofce ,  fé  non  per  1'  habito ,  e  per  il  tutto  riceve  notitia  del  tutto 
infieme  con  la  parte , 

7)e  gt  accidenti  fuferjiciali  che  prima  fi  per  don  t  nel  difcoflayft  de 
corpi    omhrofl .      CAP.    C C X C I L 

Le  prime  cofe  che  fi  perdono  nel  difcoftarfi  de'  corpi  ombrofi 
fono  i  termini  loro  .  Secondariamente  in  più  diftanza  fi  perdono  le 
ombre  che  dividono  le  parti  de'  corpi  che  {\  toccano .  Terzo  la  grof- 
fezza  delle  gambe ,  e  de  piedi ,  e  cofi  fuecefilvamente  fi  perdono  le 
parti  più  minute,  di  modo  che  a  lunga  diftanza  folo  rimane  una 
mafia  di  confufa  figura. 

V9 


A     B       e        B 


^^^^1 


Cxtrm/rr/?//)    (f<nt.>  A.  t^/t/ifO 


(^.yù"i''J'tfU'  'n>^ -n 


2ag.  85 


Slrolamo  Qntcli  2'  Smola  dir. 


IO 


DI   LIONARDO   DA   VINCI.  Sj 

'De  gì  '  accidenti   fìi^erficìaì't  che  prtma  jl  ^evdono  j'er  le  chjìan%,e . 

GAP.     CCXCIII. 

La  prima  cofa  che  de'  colori  fi  perde  nelle  diftanzc  è  il  luftro , 
loro  parte  minima,  e  lume  de.' lumi .  Secondaria  è  il  lume,  perche 
è  minore  dell'  ombra .  Terz.a  fono  1'  ombre  principali ,  e  rimane  nell* 
ultimo  una  mediocre   ofcuriu  contufa. 

'Dilla  natura  de  termini   de"  cor  fi  fopra  gì'  altri  corpi . 
GAP.     GCXGIV. 

Quando  li  corpi  di  convena  fuperficic  terminano  fopra  altri 
corpi  di  egual  colore  ,  il  termine  del  conveflo  parrà  più  ofcuro  che 
quello  che  col  convelTo  termine  terminerà  .  Il  termine  dell'  haftc  c- 
quigiacenti  parrà  in  campo  bianco  di  grand'  ofcurità,  &  m  campo 
ofcuro  parrà  più  che  altra  fua  parte  chiaro  ,  ancorché  il  lume  che 
fopra  r  halle  fcende  fia  fopra  elle  haftc  di  egual  chiarezza,  {tig.  ^%.) 

Della  figura  che  nja  cantra  7  njento .    GAP.    C  C  X  G  V, 

Sempre  la  figura  che  fi  muove  centra  '1  vento  ,  per  qualunque 
linea  ,  non  olTerva  il  centro  della  fua  gravità  con  debit^,  difpofitione 
fopra  il  centro  del   fuo  foftentacolo.  {Fig.   3^.) 

Della  finejìra  do<ve  Jl  ritrae  la  figura  .     GAP.    GGXCVI. 

Sia  la  fineftra  delle  flanze  de'  pittori  fatta  d' impannate  fcnza 
tramezzi,  &  occupata  di  grado  in  grado  inverfo  li  fuoi  termini  di 
gradi  coloriti  di  nero,  in  modo  che  il  termine  de' lumi  non  fia  con- 
giunto col  termine  della  finellra. 

Terche  misurando  un  njijo  ,   e  poi  dipingendolo  in  ta/l  grander.^a  ,    egli  jl  df~ 
mofìrerà  maggior  del  naturale .      GAP.     GGXGVII. 

A  B.  è  la  larghezza  del  fito,  &  è  porta  nella  diftanza  della 
carta  G.  F.  (  Ftg.  40.  )  dove  fon  le  guancie ,  &  elfa  harebbe  a  ftare 
in  dietro  tutto  A.  G.  &:  all'  hora  le  tempie  farebbono  portate  nella 
diftanza  O.  R.  delle  linee  A.  F.  B.  F.  fi  che  ci  è  la  differenza  G. 
O.  &  R,  D.  e  fi  conclude  che  la  linea  G.  F,  e  la  linea  D.  F.  per 
c(Tere  più  corta  ha  andare  a  trovare  -la  carta  dove  è.  difegnata  X  al- 
tezza tutta,  cioè  le  linee  F.  A.  &  F.  B.  dove  è  la  verità,  e  fi  fa 
la  differenza,  come  ho  detto,  di  G.  O.  e  di  R.  D. 

Li  Se 


U  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Se  la  fuferjìcle  d  ogni  corpo  opaco  partecipa  del  color  del  fuo  ohhietto . 

GAP.    CCXCVIIL 

Tu  hai  da  intendere ,  fc  farà  meiTo  un  obbletto  bianco  infra 
due  pareti ,  delle  quali  una  (ìa  bianca ,  e  1'  altra  nera ,  che  tu  tro- 
verai tal  proportione  infra  la  parte  ombrofa  e  la  luminofa  del  detto 
obbietto ,  qual  fu  quella  delle  predette  pareti:  e  fé  T  obbietto  farà 
di  colore  azzurro,  farà  il  fìmile  :  onde  havendo  da  dipingere  farai 
come  fcguita .  Togli  il  nero  per  ombrare  1'  obbietto  azzuro  che  lìa 
/ìmile  al  nero  ovvero  ombra  della  parete  che  tu  fìngi  che  habbia  a 
riverberare  nel  tuo  obbietto,  e  volendo  fare  con  certa  e  vera  fcicn- 
za,  uferai  fare  in  quefto  modo.  Quando  tu  fai  le  tue  pareti  di  qual 
colore  fi  voglia. ,  piglia  un  picciolo  cucchiaro ,  poco  maggior  che 
quello  che  s' adopra  per  nettar  l'orecchie,  > maggiore  o  minore  fe- 
condo le  grandi  o  picciol  opere  in  che  tale  operatione  s' ha  da 
cffercitare,  e  quefto  cucchiaro  habbia  li  Tuoi  eftrcmi  di  egual  altez- 
za, e  con  quefto  mifurerai  i  gradi  delle  quantità  de'  colon  che  tu 
adopri  nelle  tue  milioni:  come  farebbe  quando  nelle  dette  pareti 
che  tu  haveffi  fatto  le  prime  ombre  di  tre  gradi  d'  ofcurità ,  e  d' 
un  grado  di  chiarezza ,  cioè  tre  cucchiari  rafi ,  come  fi  fa  le  mifurc 
del  grano ,  e  quef^i  tre  cucchiari  fuffero  di  femplice  nero ,  &  un 
cucchiaro  di  biacca ,  tu  harefti  fatto  una  compofìtione  di  qualità 
certa  fenza  alcun  dubbio  ;  hora  tu  hai  fatto  una  parete  bianca  ,  &: 
una  ofcura,  ÒL  hai  a  mettere  un  obbietto  azzurro  infra  loro,  il  qual 
obbietto  fé  vuoi  che  habbia  la  vera  ombra  e  lume  che  a  tal  azzur- 
ro fi  conviene,  poni  da  una  parte  quelT  azzurro,  che  tu  vuoi  che 
reftì  fenz' ombra,  e  poni  da  canto  il  nero,  poi  togli  tre  cucchiari 
di  nero ,  e  componeli ,  con  un  cucchiaro  d'  azzurro  luminofo ,  e  met- 
ti con  effo  la  più  ofcura  ombra .  Fatto  quefto  vedi  fé  1'  obbietto  è 
sferico,  colonnare,  o  quadrato,  o  come  fi  fìa,  e  s'egli  è  sferico, 
tira  le  linee  da  gì'  eftremi  delle  pareti  ofcure  al  centro  d'  effo  ob- 
bietto sferico,  e  dove  elTe  linee  fi  tagliano  nella  fuperficie  di  tal 
obbietto,  quivi  infra  tanto  terminano  le  maggior  ombre,  infra  c- 
guali  angoli ,  poi  comincia  a  rifchiarare  come  farebbe  in  N.  O.  (  Ftg. 
41.)  che  lafcia  tanto  dell' ofcuro  quanto  elTo  partecipa  della  parete 
fìiperiorc  A.  D.  il  qual  colore  mifchicrai  con  la  prima  ombra  di 
A.  B.  con  le  mcdefime  diftintioni. 

Tkl  moto  de  gC  ammali .    GAP.    GCXCIX. 

Quella    figura  fi  dimol^rcrà  di  maggior  corfb  la  quale    flia   più 
per  rovinare  innanzi . 

B 


DI    LIONARDO    DA  VINCI.  S5 

Il  corpo  che  per  fé  fi  muove  farà  tanto  più  veloce,  quanto  il  ^'^''/or* 
centro  della  fua  gravità  è  più  diftante  dal  centro  del  Tuo  follentaco- 
lo  .  Quello  è  detto  per  il  moto  de  gì'  uccelli ,  li  quali  fenza  batti- 
mento d'  ale  o  favor  di  vento  da  fé  li  muovono  :  e  quefto  accade  , 
quando  il  centro  della  fua  gravità  è  fuori  del  centro  del  fuo  follen- 
tacolo ,  cioè  fuori  del  mezzo  della  fua  rclidcnza  fra  le  due  ales  per- 
che fé  il  mezzo  dell'  ale  fìa  più  indietro  che  il  mezzo  ovvero  centro 
della  detta  gravità  di  tutto  1'  uccello  ,  all'  hora  elio  uccello  fi  move- 
rà innanzi  &:  m  ballo i  ma  tanto  più  o  meno  innanzi,  che  in  baf. 
fo,  quanto  il  centro  della  detta  gravità  fìa  più  remoto  o  propinquo 
al  mezzo  delle  fuc  ale,  cioè  che  il  centro  della  gravità  remoto  dal 
mezzo  dell'ale  fa  il  difcenfo  dell'uccello  molto  obliquo,  e  fc  effo 
centro  farà  vicino  al  mezzo  dell'  ale,  il  difcenfo  di  tale  uccello  farà 
di  poca  obliquità. 

A  fan  una  Jigura   che  f  d'imojìn  ejfer  alta  braccia  40.   in  fratto  dt  braccia 
20.  e  babbia  membra  corrifpondenti ,    e  [ha  dritta  m  piedi . 

GAP.     ecc. 

In  quefto  &  in  ogn'  altro  cafo  non  dee  dar  noia  al  pittore  co- 
me fi  i^ia  il  muro  dove  e(To  dipinge,  e  malTime  havendo  l'occhio 
che  riguarda  tal  pittura  a  vaderla  da  una  fìneflra,  o  da  altro  fpira- 
colo  :  perche  1'  occhio  non  ha  da  attendere  alla  planitie ,  ovvero  cur- 
vità d'  elfc  parti,  ma  folo  alle  cofe  che  di  là  datai  parete  s  hanno 
à  dimoftrare  per  diverfi  luoghi  della  fìnta  campagna  .  Ma  meglio  ii 
farebbe  tal  figura  nella  curvità  F.  R.  G,  {Fig.  42.)  perche  m  cfTa 
non  fono  angoli. 

A  fare  una  figura  nel  muro  dt    I  2.  braccia  che  apparifca  /  altex^'z.a  dt    24. 

GAP.     G  G  G  I. 

Se  vuoi  far  figura  o  altra  cofa  cho  apparifca  d'  altezza  di  24- 
braccia,  farai  cofi  .  figura  prima  la  parete  M.  N.  {Fig.  43.)  con  la 
metà  dell' huomo  che  vuoi  fare,  di  poi  l'altra  metà  farai  nella  vol- 
ta M.  R.  Ma  fa  prima  fi-i  '1  piano  d'  una  fala  la  parete  della  forma 
che  ftà  il  muro  con  la  volta  dove  tu  hai  a  fare  la  tua  figura  ,  di 
poi  farai  dietro  a  effa  parete  la  figura  difegnata  in  profilo  di  che 
grandezza  ti  piace  ,  e  tira  tutte  le  tue  linee  al  punto  F.  e  nel  mo- 
do eh*  elle  fi  tagliano  fu  la  parete  N.  R.  cofi  la  figurerai  fii  '1  mu- 
ro che  ha  fimili^tudine  con  la  parete  ,  &  barai  tutte  1'  altezze  e  fpor- 
ti  della  figura  ,  e  le  larghezze  ,  ovvero  grolTezze  che  fi  ritrovano  nsl 
muro  dritto  M.  N.  farai  la  fua  propria  forma ,  perche  nel  fuggir 
del    muro  la  figura  diminuifcc    per  fé  medefima .    La  figura  che  va 

nella 


8^  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

nella  volta  ti  bilogna  diminuirla ,  come  fé  ella  fuffe  dritta ,  la  qua- 
le diminutione  ti  bifogna  fare  in  fu  una  fala  ben  piana ,  e  li  farà 
la  figura,  che  leverai  dalla  parete  N.  R.  con  le  Tue  vere  groflezze.. 
e  ridiminuivle  in  una  parete  di  rilievo,  e  fìa  buon  modo, 

A'werùmef'ito  àrea  V  omìpr^  <?  lumi.      GAP.    CCCII.- 

Avvertirci  che  Tempre  ne"  confini  dell'  ombre  fi  mifchia  lume  dc 
ombra:  e  tanto  più  l'ombra  derivativa  fi  mifchia  col  lume,  quanto 
ella  è  più  dinante  dal  corpo  ombrofo ,  Ma  il  colore  non  fi  vedrà 
mai  femplice;  quefto  fi  prova  per  la  nona,  che  dice:  La  fuperiicie 
d'  ogni  corpo  partecipa  del  colore  del  Tuo  obbietto  ,  ancora  che  ella 
fia  lupcrticie  di  corpo  trarparente ,  come  aria  ,  acqua  e  limili  i  per- 
che l'aria  piglia  la  luce  dal  fole,  e  le  tenebre  dalla  privatione  d' ef- 
To  Iole.  Adunque  fi  tinge  in  tanti  varij  colon  quanti  fon  quelli  fra 
il  quali  ella  s' miramette  infra  l'occhio  e  loro,  perche  l'aria  in  fé 
non  ha  colore  più  che  s' habbia  l'acqua,  ma  1' humido  che  fi  mi- 
fchia  con  efla  dalla  mezza  regione  in  giù  è  quello  che  1' ingrofTa,  6c 
ingroffando  ,  i  raggi  folan  che  vi  percuotono,  l'alluminano,  e  l'a- 
ria eh' è  dalla  mezza  regione  in  su  refla  tenebrosa:  e  perche  luce  e 
tenebre  compone  colore  azzurro,  quello  è  1'  azzurro  in  che  fi  tinge 
r  aria ,  con  tanta  maggior  o  minor  ofcurità  quanto  l' aria  e  mifia 
con  massior  o  minor  humidità , 

Ttttitra ,   e  lume  umnjerfale .      GAP.    GGCIII. 

Ufa  di  far  fempre  nella  moltitudine  d'  huomini  e  d'  animali  le 
parti  delle  loro  figure ,  ovvero  corpi ,  tanto  più  ofcure  quanto  elTe 
fono  più  bade,  e  quanto  elle  fono  più  vicine  al  mezzo  della  loro 
moltitudine,  ancorché  efìi  fiano  in  fé  d'uniforme  colore:  e  queflo  e 
neceffario,  perche  meno  quantità  di  cielo,  alluminatorc  de' corpi , 
vede  ne'  baffi  fpatij  interpoli  infra  li  detti  animali  che  nelle  par- 
ti fupreme  delli  medefimi  fpatij.  Provali  per  la  figura  qui  polta 
dove  A.  B.  G.  D.  {^ig-  44-)  ^*  poflo  per  l'arco  del  ciclo  uni- 
verfale  alluminatore  de'  corpi  a  lui  inferiori  ,  N.  M.  fono  li  corpi 
che  terminano  lo  fpatio  S.  T.  R.  H.  infra  loro  mterpoflo ,  nel  qual 
fpatio  fi  vede  manifeftamente  eh'  il  fito  F.  (  effcndo  folo  alluminato 
dalla  parte  del  cielo  G.  D.  )  è  alluminato  da  minor  parte  del  cie- 
lo, di  quello  che  fia  illuminato  il  fito  E.  il  '  qual  è  veduto  dalla 
parte  del  cielo  A.  B.  eh'  è  maggiore  che  il  ciclo  D.  G.  adunque 
iìa  più  alluminato  in  E.  che  in  F. 


U 


11 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  %i 

"De    camp  froportloìiat't    a    corpi  che  in  efjì   campeggiano ,    e  frimci  delle  fu- 
verjìcie  piane  d'  un  tf orme  colore  .      GAP.   C  C  C  I V . 

Li  campi  di  qualunque  fuperficie  plana  di  colore  e  lume  uni- 
formi,  non  parranno  fcparan  da  ella  fuperficie,  effendo  del  medefì- 
mo  colore  e  lume.  Adunque  per  la  converfa  parranno  feparati.  Te 
faranno  di   colore  e  lume  diveriì. 

T'tttura  d'i  figura  e  corpo .    GAP.    G G G V. 

Li  corpi  regolari  fono  di  due  forti  ,  T  una  de'  quali  è  vcllito 
di  fuperfìcie  curva,  ovale,  o  sierica,  Y  altro  è  circondato  di  fuperfi- 
cie  laterate ,  regolare  o  irregolare.  Li  corpi  sierici,  ovvero  ovali, 
pajono  femprc  ieparatv  dalli  loro  campi,  ancorché  eflo  corpo  (ìa  del 
color  del  fuo  campo,  &  il  (ìmile  accaderà  de' corpi  laterati:  e  que- 
fto  accade  per  eflere  difpo  Ili  alla  gencratione  dell'  ombre  da  qualch* 
uno  de'  loro  lati,   il  che   non   può   accadere    nella  fuperfìcie    piana. 

Nella  pittura    mancherà    prima  di    notitia   la    parte    dt   quel    corpo  che  farà 
di  minor  quantità  .      GAP.    G  G  G  V I. 

Delle  parti  di  quei  corpi  che  fi  rimuovono  dall'  occhio ,  quella. 
mancherà  prima  di  notitia ,  che  farà  di  minor  figura.  Dal  che  ne 
ieguc  che  la  parte  di  maggior  quantità  fia  V  ultima  a  mancar  di  (uà 
notitia.  Adunque  tu,  pittore,  non  finire  li  piccioli  membri  di  quel- 
le cofe  che  fono  molto  remote ,  ma  feguita  la  regola  data  nel   fello . 

Quanti  fono  quelli  che  nel  figurar  le  città ,  6c  altre  cofe  remo* 
te  dall'  occhio,  fanno  li  termini  notiffimi  de  gl'edifici),  non  altri- 
menti che  le  fufiero  in  vicinilTime  propinquità:  e  quefto  è  impofTi- 
bilc  in  natura ,  perche  nifluna  potentifTima  vifta  è  quella  eh'  in  (ì 
lontaniffima  difianza  poffa  vedere  li  predetti  termini  con  vera  noti- 
tia ,  perche  li  termini  d'  eOTi  corpi  fono  termini  delle  loro  fupcrfi- 
cie  ,  e  li  termini  delle  fuperficic  fono  linee ,  le  quali  linee  non  fo- 
no parte  alcuna  della  quantità  d'  efia  fuperficie,  ne  etiam  dell'  aria, 
che  di  fé  velie  tale  fuperficie.  Adunque  quello  che  non  è  parte  d' al- 
cuna coia  è  invifibile ,  com'  è  provato  in  geometria .  Adunque  tu  , 
pittore,  fé  farai  eflfi  termini  fpediti  e  noti,  com'è  in  ufanza,  non  farà 
da  te  figurata  fi  rimota  difianza,  che  per  tal  diffetto  non  fi  dimo- 
flri  vicinilhma.  Ancora  gli  angoli  de  gì*  edifici)  fono  quelli  che  nel- 
le difianti  città  non  fi  debbono  figurare,  perche  da  lontano  e  im- 
poflibile  vederli,  conciofiache  elfi  angoli  fcno  il  concorfo  di  due  li' 
ncc  m  un  punto ,  6i  il  punto  non  ha  parte ,  adunque  è  invifibile . 

Ter- 


S§  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

Terehe   um   medejìma    campagna  Jì  dtmojlra   alcuna    l'olta    maggiore  o  mi- 
nore che  non  è  .     C  A  P.    C  C  C  V 1 L 

Moftranfi  le  campagne  alcuna  volta  maggiori,  o  minori  che 
elle  non  fono,  per  l' interpofitione  dell'  aria  più  grolla  o  fotnle  del 
lìio  ordinario,  la  quale  s'inframmette  infra  l'orizzonte  e  l'occhio  che 
lo   vede . 

Infra  1'  orizzonti   di  egual  diftanza    dall'  occhio,    quello   fi  dimo- 
fìrerà     effcr   più   remoto ,    il   quale    fìa   veduto  infra   1'  aria  pai   grof- 
fa ,    e  quello    lì  dimoflrerà  più   propinquo,   che  fi  vedrà   in  aria  più 
fottile . 
Vadifopra  £g  ^ofe  vcdutc  ineguali ,    in  dlflanze  eguali   fi    dimoftreranno  c- 

*  guali ,  fé  la  groffezza  dell'  aria  interpofta  inh-a  1'  occhio  &C  elle  cofe 
farà  ineguale ,  cioè  1'  aria  grolla  interpola  infra  la  cofa  minore  :  e 
queflo  fi  prova  mediante  la  profpettiva  de'  colori ,  che  fa  che  una 
gran  montagna  parendo  picciola  alla  miflira,  pare  maggiore  che  u- 
na  picciola  vicino  all'  occhio ,  come  fi  vede  che  un  dito  vicino  ali* 
occhio  copre  una  gran  montagna  difcofla  dall'  occhio . 

OJfer'vatìonl   dherfe.     GAP.    CCCVIIL 

Fra  le  cofe  di  egual  ofcurità ,  magnitudine,  figura,  e  diflanza 
dall'occhio,  quella  fi  dimoflrerà  minore,  che  fìa  veduta  in  campo 
di  maggior  fplendore  o  bianchezza  .  Quefto  infegna  il  fole  veduto 
dietro  alle  piante  fenza  foglie,  che  tutte  le  loro  ramificationi  che  fi 
trovano  all'  incontro  del  corpo  fblare  fono  tanto  diminuite,  eh*  elle 
reftano  invifibili .  Il  fimile  farà  un  hafta  interpofta  tra  1'  occhio  e  '1 
corpo  folare . 

Li  corpi  paralleli  pofti  per  lo  dritto ,  effendo  veduti  infra  la 
nebbia,  s'  hanno  a  dimoflrar  più  graffi  da  capo  che  da  piedi.  Pro- 
vali per  la  nona,  che  dice:  La  nebbia,  o  l'aria  grolfa,  penetrata 
da'  raggi  folari,  fi  moftrera  tanto  più  bianca,  quanto  ella  è  più 
bada . 

Le  cofè  vedute  da  lontano  fono  fproportionate  :  e  quefto  na- 
fce,  che  la  parte  più  chiara  manda  all'  occhio  il  fuo  fimulacro  con 
più  vigorofo  raggio  che  non  fa  la  parte  più  ofcura.  Et  io  viddi 
una  donna  vellita  di  nero  con  panno  bianco  in  tefta,  che  fi  moftra- 
va  due  tanti  maggiore  che  la  groiìezza  delle  fue  fpalle ,  le  quali  era- 
no veftite  dt  nero . 

T^elle  città  ^  altre  cofe  <vedute  all'  aria  grojfa .    GAP.   G G G I X. 

Cr  cdifìcij    delle    città    veduti   fotto    all'  occhio   ne  tempi    delle 

neh- 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  gp 

nebbie ,  e  dell*  arie  ingroffate  da  i  fumi  de'  loro  fuochi ,  o  al- 
tri vapori  ,  Tempre  faranno  tanto  meno  noti  ,  quanto  fono  in  minor 
altezza,  e  per  la  converfa  fiano  tanto  più  fpediti  e  noti,  quanto  fi 
vedranno  in  maggior  altezza.  Provafì  per  la  quarta  di  queito  ,  che 
dice:  L'aria  eiìer  tanto  più  grolla,  quanto  è  più  balfa,  e  tanto 
più  fottile ,  quanto  è  più  alta.  E  quello  fi  dimollra  per  effa  quar- 
ta pofta  à  baffo:  e  diremo  la  torre  A.  F.  (  f /^.  45.)  elTer  veduta 
dall'  occhio  N.  nell'  aria  groffa ,  la  quale  fi  divide  in  quattro  gradi, 
tanto  più  groffi ,    quanto  fon  più   baffi . 

Quanto  minor  quantità  d'  aria  s'  interpone  fra  1'  occhio  e  la 
cofa  veduta,  tanto  meno  il  color  d'  efTa  cofa  parteciperà  del  color 
d'  efTa  aria.  Seguita  che  quanto  maggi';r  quantità  fìa  d'  aria  inter- 
poffa  infra  1'  occhio  e  la  cofa  veduta,  tanto  più  effa  cofà  partecipa 
del  colore  delf  aria  interpola.  Dimoflrafì.  Effendo  1'  occhio  N.  al 
quale  concorrono  le  cinque  fpetie  delle  cinque  parti  della  torre  A.  F. 
cioè  A.  B.  C.  D.  E.  Dico  che  fé  l'aria  fulTe  d'  uniforme  groffezza, 
che  tal  proportione  harebbe  la  partecipatione  del  color  dell'  aria  che 
acquiffa  il  pie  della  torre  F.  con  la  partecipatione  del  color  dell* 
aria  ,  che  acquifla  la  parte  della  torre  B.  quaf  è  la  proportione  che 
ha  la  longhezza  della  linea  M.  F.  con  la  linea  B.  S.  Ma  per  la  paf^ 
fata  ,  che  prova  1'  aria  non  efTere  uniforme  nella  flia  groffezza ,  ma 
tanto  più  grolla  quanto  ella  è  più  balTa ,  egli  è  neceffario  che  la 
proportione  delli  colon  in  che  1'  aria  tinge  di  fé  le  parti  della  torre 
B.  &  F.  fìano  di  maggior  proportione  che  la  proportione  fopra  det- 
ta, conciofìache  la  linea  M.  F.  oltre  l*  efTer  più  longa  che  la  linea 
S.  B.  palTa  per  1'  aria,    che  ha  grolTezza  uniformemente  d i forme . 

Di  i'^ggi   folar't    che    penetrano    li  fpiracoli    de'  nwvoll 

CAR    CCCX. 

I  raggi  folari  penetratori  delli  fpiracoli  interpoftl  infra  le  varie 
denfìtà  e  globofità  de*  nuvoli ,  alluminano  tutti  li  fìti  dove  fi  ta- 
gliano ,  &  alluminano  ctiam  le  tenebre  ,  e  tingono  di  fé  tutti  li  luo- 
ghi ofcuri,  che  fono  dopo  loro,  le  quali  ofcurità  fi  dimoftrano  in- 
fra gf  intervalli  d' efli  raggi  folari. 

"Delle  co  fé  che  l  '  occhi»  <vede  [otto  fé    m'tjìe  infra,  nehhta  £5*  aria  groffa . 

cAp.   CCCXl. 

Quanto  1*  aria  fia  più  vicina  alf  acqua  o  alla  terra  ,  tanto  {\  fa 
più  groffa.  Provafì  per  la  19.*  del  fecondo,  che  dice:  Quella  cofa 
meno  {\  leva  che  harà  in  fé  maggior  gravezza,  feguita  che  la  più 
lieve  più  s' innalza  che  la  grave . 

M  De 


90  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Ve  gì  '  ed'tjìtij  ^veduti  neìl  *  aria  gyojfa .      GAP.   CCCXII. 

Quella,  parte  dell'  edifitio  farà  manco  evidente ,  che  fi  vedrà  in 
aria  di  maggior  grolTezza  :  e  cofi  e  converfo  farà  più  nota  quella 
che  fi  vedrà  in  aria  più  fottile ,  Adunque  1'  occhio  N.  vedendo  la 
torre  A.  D.  (  Fig.  ^6  )  elTo  ne  vedrà  in  ogni  grado  di  baiTezza  parte 
manco  nota  e  più  chiara,  &  in  ogni  grado  d'  altezza  parte  più  no- 
ta è  meno  chiara . 

Della    cofa    che  fi  moBra    da    lontayio .      GAP.    GCGXIIL 

Quella  cofa  ofcura  fi  dimoftrerà  più  chiara,  la  quale  farà  più 
remota  dall'  occhio .  Seguita  per  la  converfa  che  la  cofa  ofcura  fi 
dimoftrerà  di  maggior  ofcurità,  la  quale  fi  ritroverà  più  vicino  ali* 
occhio .  Adunque  le  parti  inferiori  di  qualunque  cofa  pofta  nell'  aria 
grolla  parranno  più  remote  da'  piedi  che  le  loro  fommità ,  e  per 
quefto  la  radice  baffa  del  monte  parrà  più  lontana  che  la  cima 
del  medefimo  monte ,    la   quale    in  fé  è    più  remota . 

Della  'veduta   d*  una  città  in  aria  grojfa .       GAP.    GGGXIV. 

L'  occhio  che  fotto  di  fé  vede  la  città  in  aria  groflfa ,  vede 
le  fommità  de  gì'  edifitij  più  ofcuri  e  più  noti  che  il  loro  nafci- 
mento,  e  vede  le  dette  fommità  in  campo  chiaro,  perche  le  vede 
neir  aria  baffa   e   grolfa  :    e  quello  avviene  per  la  palfata . 

De   termini    inferiori   delle   cofe   remote.      GAP.    GGGXV. 

Li  termini  inferiori  delle  cofe  remote  faranno  meno  fcnfibili 
che  li  loro  termini  fuperiori  :  e  quefto  accade  affai  alle  montagne 
e  colli ,  delle  quali  le  loro  cime  fi  faccino  campi  delli  lati  dell'  al- 
tre montagne  che  fono  dopo  loro ,  &  a  quefte  fi  vede  li  termini 
di  fopra  più  fpediti  che  le  loro  bafi ,  perche  il  termine  di  fopra  è 
più  fcuro ,  per  effer  meno  occupato  dall'  aria  groffa ,  la  quale  ftà 
ne*  luoghi  baffi  :  e  quefto  e  quello  che  confonde  li  detti  termini 
delle  bafi  de'  colli:  &  il  medelìmo  accade  ne  gì'  alberi  &  edifitij, 
&  altre  cofe  che  s'  innalzano  infra  1'  aria  i  e  di  qui  nafce  che  fpef- 
fo  1'  alte  torri  vedute  in  lunga  difLinza  paian  grolle  da  capo,  e  fot- 
tili  da'  piedi ,  perche  la  parte  di  fopra  moftra  1'  angolo  de  i  lati 
che  terminano  con  la  fronte,  perche  1'  aria  fottile  non  teli  cela, 
come  la  groifa:  e  quefto  accade  per  la  7.*  del  primo,  che  dice 
che  r  aria  groffa,  che  s'  interpone  infra  1'  occhio  e  '1  fole,  è  più 
lucente  in  balfo  ch'in  altoi  e  dove  l'aria  e  più  bianca,  effa  occupa 

all' 


DI  LIONARDQ   DA  VINCI.  ^i 

air  occhio  più  le  cofe  ofcure ,  che  fé  tal  aria  fuiTe  azzurra,  come 
(ì  vede  in  lunga  dillanza  :  Li  merli  delle  fortezze  hanno  li  fpatij 
loro  eguali  alla  larghezza  de'  merli,  e  tuttavia  pare  affai  maggiore 
lo  fpatio  che  il  merlo  :  &  in  dilfanza  più  remota  lo  fpatio  occupa 
e  copre  tutto  il  merlo,  e  tal  fortezza  fuol  moRrare  il  muro  dritto, 
e  fenza  merlo. 

Velie    cofe    <vedute    da    lontano .       GAP.    CCCXVI. 

Li  termini  di  quell*  obbietto  faranno  manco  noti ,  che  fiano 
veduti    in   maggior    dilfanza . 

Veli  '  (tZ'Z.urro    che   fi    mofìra    e  (fere    ne  paeft    lontani . 

GAP.    CGCXVII. 

Delle  cofe  remote  dall'  occhio ,  le  quali  fìano  di  che  color  f\ 
voglia ,  quella  li  dimollrerà  di  color  più  azzurro ,  la  quale  fia  di 
Fnaggior  ofcurità,  naturale,  o  accidentale.  Naturale  è  quella  eh'  è 
ofcura  da  fes  accidentale  è  quella  eh'  è  ofcura  mediante  1'  ombra 
che    gli  è   fatta    da    altri    obbietti . 


^^ali  fon   alleile  parti  de  corpi  delle  anali  per  difan-Zia  manca 

GAP.    GCCXVIII. 


la  notttia. 


Quelle  parti  de'  corpi  che  faranno  di  minor  quantità  fìano  le  Vedifojra 
prime  delle  quali  per  longa  diflanza  fi  perde  la  notitia.  Queflo  (j>  jÓd"* 
accade,  perche  le  fpetie  delle  cofe  minori  in  pari  diilanza  vengo- 
no all'  occhio  con  minor  angolo  che  le  maggiori  ,  e  le  cogni- 
tioni  delle  cofe  remote  fono  di  tanta  minor  notitia  quanto  elle  fo- 
no di  minor  quantità.  Seguita  dunque,  che  quando  la  quantità 
maggiore  in  lunga  dilìanza  viene  all'  occhiò  per  angolo  minimo ,  e 
quali  lì  perde  di  notitia,  la  quantità  minore  al  tutto  manca  della 
fua  cognitionc  . 

Terche  le  cofe  quanto  più  fi  rimuonjono  dalV  occhio  manco  fi  conofcono. 

GAP.    CCGXIX. 

Quella  cofa  farà  manco  nota,  la  quale  farà  più  remota  dall' 
occhio.  Quello  accade,  perche  quelle  parti  prima  lì  perdono  che 
fono  più  minute ,  e  le  feconde  meno  minute  fono  ancora  perfe  nel- 
la maggior  diilanza,  e  coli  fuccellivamente  feguitando  a  poco  a  po- 
co conili mandolì  le  parti  ,  fi  confuma  la  notitia  della  cofa  remota,' 
in  modo  che  alla  fine  lì  perdono  tutte  le  parti  inlìcme  col  tutto:    e, 

M   2  man- 


92  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

manca  ancora    il   colore    per    la   caufa  della    groflezza    dell'  aria  che 
s  interpone    infra    T  occhio    e    la   cofa    veduta. 

Ter  che  t  <vohi  di  lonta>ìO  paiono  ofcuri .       GAP.    C  C  C  X  X. 

Noi  vediamo  chiaro  che  tutte  le  (ìmllitudini  delle  cofe  eviden- 
ti che  ci  fono  per  obbietto ,  cofi  grandi  come  picciole,  entrano  al 
fenfo  per  la  picciola  luce  dell'  occhio .  Se  per  sì  picciola  entrata  paP 
fa  la  fìmilitudine  della  grandezza  del  cielo  e  della  terra  ,  efTendo  il 
volto  dell'  huomo  fra  sì  grandi  fìmilitudini  di  cofe  quafi  niente,  per 
la  lontananza  che  la  diminuifce ,  occupa  sì  poca  d'  eila  luce  ,  che 
rimane  incomprenfibile:  &  havendo  da  palTare  dalla  fuperHcie  alT 
impreffiva  per  un  mezzo  ofcuro,  cioè  il  nervo  voto,  che  pare  of- 
curo ,  quella  fpecie  non  efTendo  di  color  potente ,  fi  tinge  in  quel- 
la ofcuntà  della  via,  e  giunta  all' imprelfiva  pare  ofcura .  Altra  ca- 
gione non  fi  può  in  nillun  modo  infegnare  fu  quel  punto,  e  ner- 
vo che  \{\  nella  luce  :  e  perche  egli  e  pieno  d'  un  humore  trafpa- 
rcnte  a  guifa  d'  aria,  fa  1'  oftìtio  che  farebbe  un  bucco  fatto  in  uà 
affé  ,  che  a  riguardarlo  par  nero ,  e  le  cofe  vedute  per  1'  aria  chia- 
ra  e    fcura    fi  confondono   neU'  ofcuricà  . 

binali  Jon  le  parti  che  prima  Jì  perdono  di  mùtia  ne  corpi  che  Jì  rimuovono 
dall'  occhio^   e  quali  più  /ì  conferivano.      GAP.    CCGXXL 

Quella  parte  del  corpo  che  fi  rimuove  dall'  occhio  è  quella 
che  meno  conferva  la  fua  evidenza  ,  e  la  quale  è  di  minor  figura . 
Quefto  accade  ne'  luftri  de'  corpi  sferici  o.  colonnari,  e  nelle  mem- 
bra più  fottili  de'  corpi}  come  il  cervo,  che  prima  fi  rimane  di 
mandar  all'  occhio  le  Ipetie  ovvero  fìmilitudine  delle  fue  gambe  e 
corna  che  del  fuo  buffo  ,  il  quale  per  elTer  più  grolTo  ,  più  ii  con- 
ferva nelle  fue  fpetie.  Ma  la  prima  cofa  che  li  perde  in  diflanza 
fono  li  lineamenti  che  terminano  la  fuperfìcie  e  figura . 

Della  profpetti^ja  lineale.      GAP.    GGCXXIL 

La  profpettiva  lineale  s'  eflende  nell'  ofifitio  delle  linee  vifuali 
a  provare  per  mifura  quanto  la  cofa  feconda  è  minore  che  la 
prima,  e  la  terza  che  la  feconda,  e  cofi  di  grado  in  grado  infìno 
al  fine  delle  cofe  vedute.  Trovo  per  efperienza,  che  fé  la  cofa  fe- 
conda farà  tanto  diflante  dalla  prima  quanto  la  prima  è  diftante 
dalf  occhio  tuo,  che  benché  infra  loro  fiano  di  pari  grandezza, 
la  feconda  fìa  la  metà  minore  che  la  prima:  e  fé  la  terza  cofa 
farà    di    pan    diflanza    dalla    feconda     innanzi    a    elTa ,    fìa     minore 

due 


DI   LIONARDO    DA   VINCI.  ^^ 

due  terzi ,  e  cofi  di  grado  in  grado  per  pari  diftanza  faranno  Tem- 
pre diminutione  proportionata ,  purché  1'  intervallo  non  paffi  il 
numero  di  20.  braccia  ,  &  mfra  dette  20.  braccia  la  figura  fimile  a 
te  perderà  -  di  fua  grandezza,  ài.  infra  40.  perderà  i  e  poi  |  in 
60.  braccia,  e  cofì  di  mano  in  mano  farà  fua  diminutione,  facen- 
do la  parete  lontan  da  te  due  volte  la  tua  grandezza,  che  il  farla 
una  fola  fa  gran  differenza  dalle  prime  braccia  alle  feconde . 

Ve'  corpi  ceduti  nella  nebbia .      GAP.    CCCXXIIl. 

Quelle  cofe  le  quali  fian  vedute  nella  nebbia  fi  dimoftreranna 
maggiori  alfai  che  la  loro  vera  grandezza  :  e  queflo  nafce ,  perche 
la  profpettiva  del  mezzo  interpofto  infra  Y  occhio  e  tal'  obbietto 
non  accorda  il  color  fuo  con  la  magnitudine  di  effo  obbietto ,  per- 
che tal  nebbia  è  fimile  alla  confuta  aria  interpofta  infra  l'occhio,  e 
r  orizzonte  in  tempo  fercno,  &  il  corpo  vicino  all'  occhio  veduto 
dopo  la  vicinità  della  nebbia  iì  moflra  efTere  alla  diftanza  dell'  oriz- 
zonte ,  nel  quale  una  grandilTima  torre  fi  dimollrcrebbe  minore  che 
il   predetto  huomo  ftando  vicino . 

Dell  '  altei.'La  de  gì  '  edijìtij  ceduti  nella  nebbia .    GAP.  GGGXXIV* 

Quella  parte  del  vicino  edifitio  {{  moflra  più  confufii ,  la  qua- 
le è  più  remota  da  terra;  e  queièo  nafce,  perche  più  nebbia  è  in- 
fra r  occhio  e  la  cima  dell'  edifitio ,  che  non  è  dall'  occhio  alla  fua 
bafe.  E  la  torre  parallela  veduta  in  lunga  diftanza  infra  la  nebbia 
fi  dimoftrerà  .tanto  più  fottilc ,  quanto  ella  fia  più  vicina  alla  fua 
bafe.  Quello  nafce  per  la  pallata,  che  dice:  La  nebbia  fi  dimolbe- jr^j^yj^^^ 
rà  tanto  più  bianca,  e  più  fpeflTa ,  quanto  ella  è  più  vicina  alla  ter-  gp-3i3- 
ra ,  e  per  la  feconda  di  quello ,  che  dice  :  La  cofa  ofcura  parrà 
di  tanto  minor  figura  quanto  ella  fia  veduta  in  campo  di  più  po- 
tente bianchezza.  Adunque  eflendo  più  bianca  la  nebbia  da  piedi 
che  da  capo,  è  necelìario  che  1'  ofcurità  di  tal  torre  fi  dimoftri  più 
llretta  da  piedi  che  da  capo  . 

Velie  citta  (5*  altri  edijìtij  nfeduti  la  fera  0  la  mattina  nella  nebbia . 

GAP.    CCGXXV. 

Ne  gì'  cdifitij  veduti  in  longa  diftanza  da  (era  o  da  mattina 
nella  nebbia,  o  aria  groffa  ,  folo  fi  dimoftra  la  chiarezza  delle  loro 
parti  alluminate  dal  fole ,  che  fi  trovano  inverfo  1'  orizzonte ,  e  le 
parti  delli  detti  edifitij,  che  non  fono  vedute  dal  fole,  reftano  qua- 
fi  del  colore  di  mediocre  ofcurità  di  nebbia. 

Terchc 


94  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

Ter  che  le  co  fé  più  alte  pofle  nella  dijlayi-z^a  fono  pia  ofcwe  che  le   hctjfe  , 
ancorché    la    nebbia   fa    uruforme    tn    grojfez-'z.a . 

GAP.    CCCXXVL 

Delle  cole  porte  nella  nebbia ,  o  altra  aria  groHa ,  o  in  vapo- 
re, o  fumo,  o  in  diftanza,  quella  fia  tanto  più  nota,  che  farà  piiì 
alta:  e  delle  cofe  di  eguale  altezza  quella  pare  più  ofcura  che  cam- 
peggia in  più  ofcura  nebbia,  come  accade  all'  occhio  H.  (f/^.  47, ) 
che  vedendo  A.  B.  C.  torri  di  eguale  altezza  intra  loro ,  vede  C. 
fommità  della  prima  torre  in  R.  balTezza  di  due  gradi  di  profondi- 
tV  nella  nebbia,  e  vede  la  fommità  delia  torre  di  mezzo  B.  in  un 
fol  grado  di  nebbia ,  adunque  C.  Ibmmità  fi  dimoika  più  ofcura 
che  la  fommità  della  torre  B. 

Delle  macchie  dell  '  ombre  che  appari  fono  ne  corpi  da  lontano  . 

GAP.    GGGXXVIL 

•  V     - 

Sempre  la  gola  o  altra  perpendicolare  drittura  che  fbpra  di  fé 
habbia  alcun  fporto  farà  più  ofcura  che  la  faccia  perpendicolare  di 
effo  fporto.  Seguita,  che  quel  corpo  fi  dimoftrerà  più  alluminato 
che  di  maggior  fomma  di  un  medeiimo  lume  farà  veduto .  Vedi  in 
A.  che  non  vi  allumina  parte  alcuna  del  cielo  F.  K.  (f/^.  48.)  & 
in  B.  vi  allumina  il  cielo  H.  K.  &  in  C.  il  cielo  G.  K.  &  in  D. 
il  cielo  F.  K.  integralmente.  Adunque  il  petto  farà  di  pari  chiarez- 
za  della  fronte,  nafo,  e  mento.  Ma  quello  eh'  io  t'  ho  a  ricordare 
de'  volti,  è  che  tu  confideri  in  quelli  come  in  diverfe  diitanze  fi 
perde  diverfe  qualità  d'  ombre  ,  e  folo  reRa  quelle  prime  macchie  , 
cioè  delle  incaifature  dell'  occhio,  &i  altre  fimili ,  e  nel  fine  il  vifb 
rimane  ofcuro ,  perche  in  quello  fi  confumano  i  lumi ,  li  quali  fo- 
no picciola  cofa  a  comparatione  dell'  ombre  mezzane:  per  la  qua! 
cofa  a  lungo  andare  fi  confuma  la  qualità  e  quantità  de'  lumt  dc 
ombre  principali ,  e  fi  confonde  ogni  qualità  iti  ombra  mezzana .  E 
quella  è  la  caufa  che  gì'  alberi,  &  ogni  corpo,  a  certa  diftanza  fi 
dim^ftrano  farfi  in  fé  più  ofcuri  che  elTendo  quelli  medefimi  vicino 
all'  occhio  .  Ma  poi  1'  aria  che  s'  interpone  infra  1'  occhio  e  la  cofa , 
fa  che  efla  cofa  f\  riichiara,  e  pende  in  azzurro:  ma  più  tofto  az- 
zurreggia neir  ombre,  che  nelle  parti  luminofe,  dove  fi  moftra  più 
la  verità  de'  colori . 

Terche  fu  7  far  della  fera    V  ombre  de  corpi  generate  in  bianco  parete  fono 

ax.'z.urre.     GAP.    GGGXXVIIL 

L'  ombre    de'  corpi  generate  dal  roffor  del  fole  vicino  all'  oriz- 
zonte 


DI   LIONARDO    DA  VINCI.  ^5 

zonte  fempie  fian  azzurre  :  e  quello  nafce  per  1*  undecima ,  dove  fi 
dice:  La  fupertìcie  d*  ogni  corpo  opaco  partecipa  del  colore  del  Tuo 
obbiecto.  Adunque  cflendo  la  bianchezza  della  parete  privata  al  tut- 
to d'  ogni  colore ,  fi  tinge  del  colore  de'  fuoi  obbietti ,  li  quali  fo- 
no in  quefto  cafo  il  fole,  e  'I  cielo.  E  perche  il  fole  roffeggia  ver- 
fola  fera,  ed  il  cielo  fi  moflra  azzurro,  dove  l'ombra  non  vede  il 
iole,  per  1'  ottava  dell'  ombra,  che  dice:  Nifluno  luminofb  non 
vidde  mai  1'  ombre  del  corpo  da  lui  illuminato  ,  quivi  farà  veduto 
dal  cielo  :  adunque  per  la  detta  undecima  1'  ombra  derivativa  harà 
la  percuflione  nella  bianca  parete  di  color  azzurro ,  &  il  campo  d' 
cfla  ombra    veduta   dal  rofloic    del    fole    parteciperà  del  color  roffo. 

(%49-) 

Vo^e  è  più  chiaro  il  fumo  .    GAP.   CCCXXIX. 

Il  fumo  veduto  infra  '1  fole  e  1'  occhio  farà  chiaro  e  lucido 
più  che  in  alcuna  parte  del  paefe  dove  nafce .  Il  medefimo  fa  la 
polvere,  e  la  nebbia,  le  quali,  ie  tu  farai  ancora  infra  il  fole  e  lo- 
ro, ti  parranno  ofcure. 

T>ella  piovere .      GAP.     G  G  C  X  X  X. 

La  polvere  che  {i  leva  per  il  corfb  d'  alcun  animale,  quanto 
più  fi  leva,  più  è  chiara,  e  cofi  più  ofcura,  quanto  meno  s'innal- 
za ,  ftante  effa  infra  '1  fole  e  1'  occhio . 

Del  fumo.     GAP.    CGGXXXL 

Il  fumo  è  più  trafparente  &  ofcuro  inverfo  gì'  eftremi  delle  fuc 
globulcnze  che  inverfo  li  fiioi  mezzi. 

Il  fumo  fi  muove  con  tanto  maggior  obbliquità ,  quanto  il 
vento  fuo  motore  è  più  potente. 

Sono  li  fumi  di  tanti  varij  colori ,  quante  fono  le  varietà  delle 
cofe  che  lo  generano . 

Li  fumi  non  faranno  ombre  terminate  :  e  li  fuoi  confini  fono 
tanto  meno  noti,  quanto  elfi  fono  più  diftanti  dalle  loro  caufc:  e 
le  cofe  polle  dopo  loro  fon  tanto  meno  evidenti ,  quanto  li  grop- 
pi del  fumo  fono  più  denfi ,  e  tanto  fon  più  bianchi ,  quanto  fo- 
no  più   vicini   al  principio,   e    più   azzurri    verfo   il   fine. 

11  fuoco  ci  parrà  tanto  più  ofcuro  quanto  maggior  fbmma  di 
fumo    s'  interpone    infra  1'  occhio  &   elio  fuoco. 

Dove  il  fumo  è  più  remoto,  le  cofe  fono  da  lui  meno  oc- 
cupate. 

Fa  il   paefe  confufo  a  guifa  di  fpcffa  nebbia ,  nella  quale  fi  ve- 
da 


9^  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

da  fumi  in  diverfì  luoghi  con  le  lor  fiamme  ne'  principi)  allumi- 
natrici  delle  più  denfe  globulcnze  d'  éX\  fumi ,  e  li  monti  più  alti 
più  lìano  evidenti  che  le  loro  radici,  come  fi  vede  fare  nelle  nebbie. 

Vari]  precetti  di  pittura .       GAP.  CCCXXXIL 

La  fuperficie  d*  ogni  corpo  opaco  partecipa  del  colore  del  mez- 
^o  trafparente  interpolo  infra  X  occhio  &  elfa  fuperficie  i  e  tanto 
più ,  quanto  efl'o  mezzo  è  più  denfo ,  e  con  maggior  ipatio  s  in- 
terpone   infra    1'  occhio   e    la  detta    fuperficie . 

Li  termini  de'  corpi  e  pachi  fiano  meno  noti  quanto  faranno 
più  diftanti  dall'  occhio   che   li   vede. 

Quella  patte  del  corpo  onaco  farà  più  ombrata  o  alluminata 
che  fia  più  vicina  all' ombrofo  che  1'  ofcura ,  o  al  luminofo  che 
r  allumina. 

La  fuperficie  d'  ogni  corpo  opaco  partecipa  del  colore  del  fuo 
obbietto,  ma  con  tanta  o  maggior,  o  minor  impreifione  quanto  ef^ 
fo  obbietto  fia  più  vicino  o  remoto,  o  di  maggior  o  di  minor  po- 
tenza , 

Le  cofe  vedute  infra  il  lume  e  1'  ombre  fi  dimoflreranno  di 
maggior    rilievo   che  quelle   che  fon   nel   lume  o   nell'  ombre . 

Quando  tu  farai  nelle  lunghe  dillanze  le  cofe  cognite ,  e  fpedi- 
te ,  effe  cofe  non  diftanti  ma  propinque  Xi  dimoftreranno  .  Adunque 
nelle  tue  imitationi  fa  che  le  cofe  habbino  quella  parte  della  cogni- 
tione  che  moftrano  le  diflanze .  E  fé  la  cofa  che  ti  ftà  per  ob- 
bietto farà  di  termini  confufi  e  dubbiofi ,  ancora  tu  farai  il  fimile 
nel   tuo   fimulacro . 

La  cofa  diftante  per  due  diverfe  caufe  fi  moflra  di  confufi  e 
dubbiofi  termini ,  1'  una  delle  quali  è  eh'  ella  viene  per  tanto  pic- 
ciolo angolo  all'  occhio,  e  fi  diminuifce  tanto,  eh'  ella  fa  1'  officio 
delle  cofe  minime,  che,  ancorché  elle  fiano  vicine  all'occhio,  effo  oc- 
chio non  può  comprendere  di  che  figura  fi  fia  tal  corpo,  come  fb^o 
r  unghie  delle  dita,  le  formiche,  o  fimih  cofe.  La  feconda  è,  che 
infra  1'  occhio  e  le  cofe  dillanti  s'  interpone  tanto  d'  aria  eh*  ella 
fi  fa  fpelìa  e  groffa ,  e  per  la  fua  bianchezza  tinge  1'  ombre ,  e  le 
vela  della  fua  bianchezza,  e  le  fa  d'  ofcure  in  un  colore  il  quale 
è  tra   nero   e  bianco ,    quale  è   azzurro . 

Benché  per  le  lunghe  diftanze  fi  perda  la  cognitione  dell'  ef^ 
fer  di  molte  cofe ,  nondimeno  quelle  che  faranno  alluminate  dal  fo- 
le fi  renderanno  di  più  certa  dimolfratione,  e  1'  altre  nelle  confufe 
ombre  parranno  involte.  E  perche  in  ogni  grado  di  baiìezza  l'aria 
acquilla  parte  di  groffezza ,  le  cofe  che  faranno  più  baffe  Xi  dimo- 
ftreranno  più  confufe,  e    cofi   per  il    contrario. 

Quan- 


;;SiMiiri»'imiiii;'iiiiiiiriiiiiiiHniiiiiiiiiiniiniinìi«iiiiw<un>niininniinimiiiiHiiiinniiiimiwmi^^ 


DI    LIONARDO    DA   VINCI.  97 

Quando  il  fole   fa  rolTe^e'ar  li  nuvoli  dell'orizzonte,  le  cofe  che 

r»  'l'I  n* 

per  la  dillanza  fi  vertivano  d'  azzurro  fiano  partecipanti  di  tal  rollo- 
re  :  onde  C\  farà  una  miilionc  fra  1'  azzurro  e  '1  roHb  ,  la  quale  ren- 
derà la  campagna  molto  allegra  e  gioconda  :  e  tutte  le  cole  che  fia- 
no alluminate  da  tal  rollo  re ,  che  fiano  denfc,  faranno  molto  evi- 
denti, e  rolVecrgeranno:  e  l'aria  per  elìer  trafparentc  harà  in  fé  per 
tutto  infufo  tal  rolTeggiameuto ,  onde  fi  dimolfrerà  del  color  del  fior 
de'  gigli . 

Sempre  quell'aria  che  fìà  infra  '1  fole  e  la  terra,  quando  fi 
leva  o  pone  ,  fia  più  occupatrice  delle  cofe  che  fono  dopo  lei  che 
nifTun  altra  parte  d'aria:  quello  nafce  per  elfere  ella  più  biancheg- 
giante . 

Non  fian  fatti  termini  ne  profili  d'  un  corpo  che  campeggi  u- 
no  fopra  un'  altro  ,  ma  folo  effo  corpo  per  fé  fi  fpiccherà  .  , 

Se  il  termine  della  cofa  bianca  fi  fcontrerà  fopra  altre  cofe 
bianche,  fé  eflo  farà  curvo,  creerà  termine  ofcuro  per  fua  natura, 
e  farà  la  più  ofcura  parte  che  habbi  la  parte  luminofa:  e  fé  cam- 
peggierà  in  luogo  ofcuro^  eflo  termine  parrà  la  più  chiara  parte  che 
babbi  la  parte  luminofa . 

Quella  cofa  parrà  più  remota  e  fpiccata  dall'  altra  che  campeg- 
gierà  in  campo  più  vario  da  fé. 

Nelle  difianze  fi  perdono  prima  i  termini  de'  corpi  che  hanno 
colori  fimili ,  e  che  il  termine  dell'uno  fia  fopra  dell'altro,  come 
il  termine  d'una  quercia  fopra  un'altra  quercia  fimile.  Secondo  in 
maggior  diflanza  fi  perderanno  i  termini  de'  corpi  di  colori  mezzani 
terminati  1'  un  fopra  1'  altro  ,  come  alberi ,  terreno  lavorato ,  mura- 
glie ,  o  altre  rovine  di  monti  o  di  falfi .  Ultimo  fi  perderanno  i  ter- 
mini de' corpi  terminati  il  chiaro  nell' ofcuro ,  e  1' ofcuro  nel  chiaro. 

Infra  le  cofe  di  egual  altezza  che  fopra  1'  occhio  fiano  fituate , 
quella  che  fia  più  remota  dall'  occhio  farà  più  baffa:  e  fé  farà  firua- 
ta  fotta  l'occhio,  la  più  vicina  à  elfo  occhio  parrà  più  baffa,  e  le 
laterali  parallele  concorreranno  in  un  punto  . 

Manco  fono  evidenti  ne'  fiti  lontani  k  cofe  che  fono  d' intorno 
a  i  fiumi  che  quelle  che   da   tali   fiumi   e   paludi   fono  remote  . 

Infra  le  cofe  di  egual  fpefiitudine  quelle  che  faranno  più  vici- 
ne air  occhio  parrann  o  più  rare ,  e  le  più  remote  più  fpeffe . 

L'  occhio  che  farà  di  maggior  pupilla  vedrà  1'  obbietto  di  mag- 
gior figura .  Quefto  fi  dimoftra  nel  guardare  un  corpo  celelle  per 
un  picciolo  fpiracolo  fatto  con  1'  ago  nella  carta ,  che  per  non  poter 
operare  di  elta  luce  fé  non  una  picciola  parte  ,  elfo  corpo  pare  di- 
minuire tanto  della  fua  grandezza,  quanto  la  parte  della  luce  che 
lo  vede  è  mancata   dal   fuo  tutto  . 

1/  aria  eh'  e  ingrollata ,    e  s'  interpone  infra  1'  occhio  e  la  cofa , 

N  ci  ren- 


9»  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

ci  rende  e(Ta  cofa  d'  incerti  e  confufi  termini ,  e  fa  e(To  obbietto  pa- 
rere di  maggior  figura  che  non  è .  Quefto  nafce  perche  la  profpetti- 
va  lineale  non  diminuifce  V  angolo  che  porta  le  Tue  fpetie  all'  oc- 
chio, e  la  profpettiva  de' colori  la  fpinge  e  rimuove  in  maggior  di- 
ftanza  eh'  ella  non  è ,  fi  che  1'  una  rimovc  dall'  occhio ,  e  l'altra  con- 
ferva la  fua  magnitudine. 

Quando  il  fole  è  in  occidente  le  nebbie  che  ricafcano  ingroffa- 
no  l'aria,  e  le  cofe  che  non  fono  vedute  dal  fole  reftano  ofcure  e 
confufe ,  e  quelle  che  dal  fole  fiano  alluminate  rolTeggiano  e  gialleg- 
giano, fecondo  ch'il  fole  fi  dimoftra  all'orizzonte.  Ancora  le  coic 
che  da  quello  fono  alluminate  fono  forte  evidenti,  e  malfime  gì'  e- 
difitij  e  cafe  della  città  e  ville ,  perche  le  loro  ombre  fono  ofcure , 
e  pare  che  tale  loro  certa  dimoAratione  nafca  di  confufi  &  incerti 
fondamenti ,  perche  ogni  cofa  è  d' un  colore ,  fé  non  è  veduta  da 
elfo  fole. 

La  cofa  alluminata  dal  fole  è  ancora  alluminata  dall'  aria ,  in 
modo  che  fi  crean  due  ombre ,  delle  quali  quella  farà  più  ofcura 
che  harà  la  fua  linea  centrale  dritta  al  centro  del  fole.  Sempre  la 
linea  centrale  del  lume  primitivo  e  derivativo  fia  con  la  linea  cen- 
trale dell'  ombre  primitive  o  derivative . 

Bello  fpettacolo  fa  il  fole  quando  è  in  ponente ,  il  quale  allu- 
mina tutti  gì'  alti  edifitij  delle  città,  e  casella,  e  l'alti  alberi  delle 
campagne,  e  li  tinge  del  fuo  colore,  e  tutto  il  leRo  da  quivà  in 
giiì  rimane  di  poco  rilievo,  perche  elTendo  folamente  alluminato 
dall'  aria  hanno  poca  differenza  le  ombre  dalli  lumi,  e  per  quello 
non  fpiccano  troppo  ,  e  le  cofe  che  fra  quefte  più  s  innalzano  fono 
tocche  da  i  raggi  folari,  e  come  fi  è  detto,  iì  tingono  nel  lor  co- 
lore :  onde  tu  hai  a  torre  del  colore  di  che  tu  fai  il  fole  ,  e  quivi 
ne  hai  a  mettere  in  qualunque  color  chiaro  con  il  quale  tu  allumi- 
ri  elfi  corpi.  {Ftg.    50.) 

Ancora  fpelle  volte  accade  che  un  nuvolo  parrà  ofcuro  fenza 
haver'  ombra  da  altro  nuvolo  da  lui  feparato ,  e  quefto  accade  fe- 
condo il  fito  dell'occhio,  perche  dell'uno  vicino  fi  vede  folo  la 
parte  ombrofa,    e  degl'altri  fi  vede  1' cmbrofa  e  la  luminofà . 

Infra  le  cofe  di  egual  altezza  quella  che  farà  più  diftante  dall' 
occhio  parrà  più  baffa .  Vedi  che  il  nuvolo  primo  ancor  che  fia  più 
baffo  che  il  fecondo,  pare  più  alto  di  lui,  come  ci  dimoilra  nella 
parete  il  tagliamento  della  piramide  del  primo  nuvolo  ballo  in  M. 
A.  (  Fig.  51.)  del  fecondo  più  alto  in  N.  M.  Quefi:o  nafce  quando 
ti  par  vedere  un  nuvolo  ofcuro  più  alto  che  un  nuvolo  chiaro  per 
li  raggi  del  fole  in  oriente  o  in  occidente . 


Tenhe 


DI   LIONARDO    DA   VINCI.  ^^ 

Ter  che  la  co  fa  dipinta ,    ancorché    ella    ijen^ht  alt  occhio  per  quella  mede/ima 

grojJez,%a  d'angolo  che  quella  eh  è  più  remota  da  lei y  non  pare 

tanto   remota   quanto    quella  della  remotione   naturale . 

CAR     CCCXXXIII. 

Diciamo:  Io  dipingo  (u,  la  parte  B.  C.  (  f /^,  52.)  una  cadi  che 
habbi  a  parere  diltante  un  miglio,  e  di  poi  io  gliene  metto  alla- 
to una  che  ha  la  vera  diftanza  d'un  miglio,  le  quali  cole  fono  in 
modo  ordinate  che  la  parete  A.  C.  taglia  la  piramide  con  egual 
grandezza;  nientedimeno  mai  con  due  occhi  parranno  di  egual  gran- 
dezza, ne  di  egual  dilianza. 

Ve  Campi.     GAP.    CCCXXXIV. 

Principaliffima  parte  della  pittura  fono  li  campi  delle  cofe  di- 
pinte, nelli  quali  campi  li  termini  delle  cofe  naturali  e'  hanno  in 
loro  curvità  convefTa  Tempre  fi  conofcono,  e  le  figure  di  tali  corpi 
in  efli  campi,  ancorché  li  colori  de' corpi  fieno  del  medefimo  colore 
del  predetto  campo.  E  quello  nafce  che  li  terrriini  convelli  de'  cor- 
pi non  fono  alluminati  nel  medefimo  modo  che  dal  medefimo  lu- 
me è  alluminato  il  campo  ,  perche  tal  termine  molte  volte  farà  più 
chiaro  o  più  Icuro  che  elTo  campo.  Ma  fé  tal  termine  e  del  color 
di  tal  campo ,  (enza  dubbio  tal  parte  di  pittura  prohibirà  la  no- 
titia  delle  figure  di  tal  termine,  e  quella  tale  elettione  di  pit- 
tura è  da  elTerc  fchitata  dagl'  ingegni  de'  buon  pittori ,  conciofia- 
chc  r  intentione  del  pittore  è  di  far  parere  li  fijoi  corpi  di  qua  ia 
campi:  e  nel  fopradetto  cafo  accade  il  contrario,  non  folo  m  pit- 
tura, ma  nelle  cofe  di  rilievo. 

Del  gtudicio  che  s  ha  da  fare   fopra  /'  cpera  d  un  pittore . 
GAP.    GGGXXXV. 

Prima  è  che  tu  confidcri  le  figure,  s' hanno  il  rilievo  che  (\ 
richiede  al  iito:  e  '1  lume  che  1' allurnina ,  che  l'ombre  non  I13.no 
quelle  medefime  negl'  eftremi  dell'  hiiloria  che  nel  mezzo ,  perche  al- 
tra cofa  è  r  efier  circondato  dall'  oriìbra ,  &  altra  bavere  1'  ombra 
da  un  folo  lato.  Quelle  fono  circondate  dall'  ombra,  che  fi3no  vcr- 
fo  il  mezzo  dell'  hilloria  ,  perche  fi^no  adombrate  dalle  figure  inter- 
pone fra  loro  &  il  lume:  e  quelle  fono  adornbrate  da  un  (o\  lato, 
le  quali  fono  interpolfe  infra '1  lume  e  1' hiftoria,  perche  dove  nori 
vede  il  lume,  vede  1'  hiltoria,  e  vi  fi  rapprefènta  l' ofi:urità  d' elfq, 
hiftoria,  e  dove  non  vede  l' hiftoria,  vede  lo  fplendor  del  lume,  e 
VI  fi  rapprefenta  la  fiia  chiarezza. 

N  1  SecoH' 


loo  TRATTATO    DELLA   PITTURA 

Secondo  è  che  il  feminamento,  ovvero  compartitione  delle  fi- 
gure ,  fia  fecondo  il  cafo  del  quale  tu  vuoi  che  (ìa  eflTa  hilloria . 

Terzo  che  le  figure  iìano  con  prontezza  intente  al  loro  parti- 
colare. 

Del  rilievo  delle  figure  remote  dall' occhio.    CAP.    CCCXXXVL 

Quel  corpo  opaco  fi  dimoftrerà  effere  di  minor  rilievo  il  qua- 
le farà  più  diftante  dall'occhio,  e  quefto  accade  perche  l'aria  intcr- 
pofìa.  fra  1'  occhio  6c  elfo  corpo  opaco,  per  e(Ter  ella  cofi  chiara 
più  che  l'ombra  di  tal  corpo,  corrompe  elTa  ombra,  e  la  rifchiara, 
e  gli  toglie  la  potenza  della  fua  ofcurità,  la  qual  cofa  è  caufa  di 
fargli  perdere  il  fuo  rilievo . 

T)e'  termim  de'  membri  alluminati .    CAP.    CCCXXXVII. 

n  termine  di  quel  membro  alluminato  parrà  più  ofcuro  che 
farà  veduto  in  campo  più  chiaro ,  e  coG  para  più  chiaro  che  fia 
veduto  in  campo  più  ofcuro.  E  fé  tal  termine  fia  piano,  e  veduto 
in   campo  chiaro  fimile  alla  fua  chiarezza,  il  termine  fia  infenfibile. 

determini,    CAP.    CCCXXXVIIL 

Li  termini  delle  cofe  feconde  non  faranno  mai  cogniti  come  i 
primi.  Adunque  tu,  pittore,  non  terminare  immediate  le  cofe  quar- 
te con  le  quinte ,  come  le  prime  con  le  feconde ,  perche  il  termine 
d'  una  co(a  in  un'  altra  è  di  natura  di  Imea  matematica ,  ma  non 
lineai  perche  il  termine  d'un  colore  e  prmcipio  d'un  altro  colore, 
e  non  ha  da  eflere  però  detta  linea,  perche  niiìuna  cofà.  s' intramet- 
te  infi-a  '1  termine  d*  un  colore  che  fia  antepofto  ad  un  altro  colo- 
re, fé  non  è  il  termine,  il  quale  è  cofa  infenfibile  d'  apprelìo,  a- 
dunque  tu,  pittore,  non  la  pronuntiare  nelle  cofe  diftanti . 

Della  wcarnat'ione  ,    e  cofe  remote  dall'  occhio .    CAP,    C  C  C  X  X  X I  X. 

Debbonfi  dal  Pittore  porre  nelle  figure ,  e  cofe  remote  dall'  oc- 
chio ,  (olamente  le  macchie  non  terminate,  ma  di  confufi  termini, 
e  fia  fatta  1'  elettione  di  tali  figure  quando  e  nuvolo,  o  in  su  la 
fera,  e  fopra  tutto  guardifi ,  come  ho  detto,  da  i  lumi  &i  ombre 
terminate,  perche  pajono  poi  tinte  quando  fi  vedono  da  lontano,  e 
riefcono  poi  opere  difficili  e  fenza  gratia.  E  ti  hai  a  ricordare,  che 
r  ombre  mai  fiano  di  qualità ,  che  per  la  loro  ofcurità  tu  habbi  a 
perdere  il  colore  ove  fi  caufano ,  fc  già  il  luogo  dove  li  corpi  fono 

fìtuati 


Paa. loo 


DI  LIONARDO   DA  VINCI.  loi 

{ìtuatl  non  fuflc  tenebrofo  :  e  non  far  profili,  non  disfilar  capelli, 
non  dar  lumi  bianchi,  fé  non  nelle  cofc  bianche,  e  che  cHTi  lumi 
habbino  a  dimoRrare  la  prima  bellezza   del  colore  dove  fi  pofano . 

Fartj  precetti    di  pittura .    GAP.    C  C  C  X  L. 

Li  termini  e  figura  di  qualunque  parte  de' corpi  ombrofi  male 
{\  conofcono  nell'ombre  e  ne' lumi  loro,  ma  nelle  parti  interpone 
infra  i  lumi  e  1*  ombre  di  effi  corpi  fono  in  primo  grado  di  noti- 
tia  . 

La  profpcttiva  la  quale  (x  eftende  nella  pittura  C\  divide  in  tre 
parti  principali ,  delle  quali  la  prima  è  della  diminutione  che  fanno 
le  quantità  de'  corpi  in  diverfe  dillanze  .  La  ieconda  parte  è  quella 
che  tratta  della  diminutione  de'  colori  di  tali  corpi .  La  terza  è  quel- 
la che  diminuifce  la  notitia  delle  figure,  e  de' termini  che  hanno 
eiri  corpi  in  varie   diftanze . 

L'azzurro  dell'aria  è  di  color  compofto  di  luce  e  di  tenebre, 
la  luce  dico  per  (;:aura  dell*  aria  illuminata  nelle  particole  dell'  hu- 
midità  infra  efia  aria  infufa.  Per  tenebre  dico  l'aria  pura,  la  quale 
non  è  divifa  in  atomi  ,  cioè  particole  d'  humidità ,  nella  quale  hab- 
bino a  percuotere  i  ra^gi  folari .  E  di  quefto  fi  vede  1'  efempio  nell' 
aria  che  s'  interpone  infra  1'  occhio  e  le  montagne  ombrofe  per  1'  om- 
bre della  gran  copia  de  gì'  alberi  che  fopra  elfa  ^\  trovano ,  ovvero 
ombrofa  in  quella  parte  che  non  è  percofia  dalli  raggi  folari,  la 
qual  aria  fi  fa  azzurra,  e  non  {{  fa  azzurra  nella  parte  fua  lumino- 
la,  e  molto  meno  nella  parte  coperta  di   neve. 

Fra  le  cofe  egualmente  ofcure,  e  di  egual  diffanza ,  quella  fi 
dimoltrerà  eOer  più  ofcura  che  terminerà  in  più  bianco  campo,  e 
coli   per  il  contrario  . 

Quella  cofa  che  6a  più  dipinta  di  bianco  e  nero  apparirà  dì 
miglior  rilievo  che  alcun' altra .  Però  ricordati,  pittore,  che  velfi  le 
tue  figure  di  color  più  chiaro  che  tu  puoi;  che  fé  le  fiirai  di  color 
ofcuro,  fiano  di  poco  rilievo  e  di  poca  evidenza  da  lontano,  e 
queito  perche  l'ombre  di  tutte  le  cofe  fono  ofcure,  e  fé  farai  una 
vefie  ofcura,  poco  divario  fia  dal  lume  all'ombrai  e  ne' colori  chia- 
ri VI  fia  differenza. 

Terche  le  cofe    ritratte    perfettamente    dal    naturale    mn  pa'pm  del  mede/imo 
rtlte<vo  qual  pare   effo   naturale,    GAP.    GGGXLI. 

ImpofTibile  è  che  la  pittura  imitata  con  fomma  perfetione  di  Ve'òifoyn 
lineamenti,  ombre,  lume,  e  colore,  poffa  parere  del  medefimo  ri-  '^''^*  '^ 
licvo  qual    pare  elfo  naturale ,    fé  già  tal    naturale  in  lunga  diltanza 

non 


I02  TRATTATO  DELLA  PITTURA 

non  è  veduto  da  un  fol  occhio.  Provafi:  Siano  gl'occhi  A.  B.  (Fig^ 
53.)  li  quali  vegghino  1' obbietto  C.  col  concorfo  delle  linee  centra- 
li degli  occhi  A.  C.  e  B.  C.  dico  che  le  linee  laterali  di  effa  cen- 
trale vedono  dietro  a  tal  obbietto  lo  fpatio  G.  D.  e  1'  occhio  A. 
vede  tutto  lo  fpatio  F.  D.  e  1'  occhio  B.  vede  tutto  lo  fpatio  G.  E. 
Adunque  li  due  occhi  vedono  di  dietro  all'  obbietto  C.  tutto  lo 
fpatio  F.  E.  per  la  qual  cofa  tal  obbietto  C.  rel1:a  crafparente,  fe- 
condo la  definitione  della  trafparenza ,  dietro  la  quale  niente  iì  na- 
fconde:  il  che  intervenir  non  può  a  quello  che  vede  con  un  fol  oc- 
chio un  obbietto  maggior  di  eflb  occhio .  E  per  quello  che  fi  è 
detto  potiamo  concludere  il  noftro  quefito ,  perche  una  cofa  dipinta 
occupa  tutto  lo  fpatio  che  ha  dietro  a  fé ,  e  per  niffuna  via  è  pof- 
fibile  veder  parte  alcuna  del  campo  che  la  linea  fua  circonferentiale 
ha  dietro  a  fé. 

Di  far  che  U  eofe  pawo  fp'tccate  da  lo;'  ceimj>i ,   cioè  dalla  parete  doi;e 
fono  dipmte.    GAP.    CCGXLII. 

Molto  più  rilievo  moflrcranno  le  cofe  nel  campo  chiaro  e  al- 
luminato che  neir  ofcuro  .  La  ragione  è,  che  fé  tu  vuoi  dar  rilievo 
alla  tua  figura,  tu  fai  che  quella  parte  del  corpo  che  è  più  remota 
dal  lume  manco  partecipi  di  elTo  lume ,  onde  viene  a  rimanere 
più  olcura ,  e  terminando  poi  in  campo  fcuro,  viene  a  cadere  in 
confufi  termini:  per  la  qua!  cofa,  fé  non  vi  accade  refleflfo,  l'opera 
refta  fenza  gratia,  e  da  lontano  non  apparifcono  fé  non  le  parti  lu- 
minofe ,  onde  conviene  che  1'  ofcure  paino  eiTer  del  campo  medefi- 
mo,  e  così  le  cofe  paiono  tagliate,  e  rilevate  tanto  meno  del  do- 
vere ,  quanto  il  campo  è  ofcuro . 

Precetto.    GAP.    GGCXLIU. 

Le  figure  hanno  più  gratia  porte  ne'  lumi  univerfali  che  ne*  parti- 
colari e  piccioli  perche  li  gran  lumi  e  potenti  abbracciano  li  rilievi  de' 
corpi ,  e  r  opere  fatte  in  tali  lumi  apparifcono  da  lontano  con  gra- 
tia ,  e  quelle  che  fono  ritratte  a  lumi  piccioli ,  pigliano  gran  fomma 
d'  ombra ,  e  fimili  opere  fatte  con  tali  ombre  mai  apparifcono  da' 
luoghi  lontani  altro  che  tinte . 

Vel  figurar  le  farti  del  mondo  .    GAP.    GGGXLIV. 

Sarai  avvertito,  che  ne' luoghi  maritimi,  o  vicini  a  quelli,  vol- 
ti alle  parti  meridionali,    non  facci  il  verno    figurato  ne  gì*  alberi  o 

prati, 


DI   LIONARDO    DA   VINCI.  103 

prati,  come  nelle  parti  remote  da  cfl'i  mari  e  fettentiionali  farcfli, 
eccetto  negl'  alberi ,  li  quali  ogn'  anno  gettano  foglie  . 

Del  Jigurar  le  quattro  parti  de  tempi  cielf  arvìo ,    0  pertecipantt  dt  quelli . 

GAP.     CCCXLV. 

Nell'autunno  farai  le  cofe  fecondo  l'età  di  tal  tempo,  cioè  nel 
principio  cominciano  ad  impallidir  le  foglie  de  gì'  alberi  ne'  più  vec- 
chi rami  ,  piiì  o  meno  fecondo  che  la  pianta  è  in  luogo  Iterile  o 
fertile:  e  non  far  come  molti,  che  fanno  tutte  le  forti  de  gl'alberi, 
ancorché  da  fé  fiano  egualmente  dittanti ,  di  una  medefìma  qualità 
di  verde.  Così  il  colore  de'  prati,  faflfi,  e  pedali  delle  predette  pian- 
te varia  Tempre,  perche  la  natura  e  variabile  in  infinito. 

Del  njento  dipmo.    GAP.    CCCXLV I. 

Nella  figuratione  del  vento ,  oltre  il  piegar  de'  rami ,  &  arrovefclar 
delle  foglie  inverfo  1*  avvenimento  del  vento ,  fi  deve  figurar  il  ran- 
nugolamento  della   fottìi  polvere  milfa  con  l' intorbidata  aria . 

"Del    principio  d' una  pioggia .    CAP.    CCCXLVII. 

La  pioggia  cade  infra  l'aria,  quella  ofcurando  con  lucida  tin- 
tura, pigliando  dall'uno  de' lati  il  lume  del  fole,  e  l'ombra  dalla 
parte  oppofita,  come  fi  vede  fare  alle  nebbie,  6c  ofcurafi  la  terra, 
che  da  tal  pioggia  l'è  tolto  lo  fplendor  del  fole:  e  le  cofe  vedute 
di  là  da  eOa  fono  di  confufi  e  non  intelligibili  termini ,  e  le  cofe 
che  faranno  piiì  vicine  all'  occhio  fiano  più  note  :  e  più  note  faran- 
no le  cofe  vedute  nella  pioggia  ombrofa  ,  che  quelle  della  pioggia 
alluminata .  E  quefto  accade  perche  le  cofe  vedute  nell'  ombrofe  piog- 
gie  ,  folo  perdono  lì  lumi  principali ,  ma  le  cofe  che  fi  veggono  nel- 
le luminofe  perdono  il  lume  e  1'  ombra ,  perche  le  parti  luminofe  fi 
mifchiano  con  la  luminofità  dell'  alluminata  aria ,  e  le  parti  ombro- 
fe fono  rìfchiarate  dalla  jncdefima  chiarezza  della  detta  aria  allu- 
minata. 

J^dl"  ombre  fatte  da  ponti  fopra  le  loro  acque .    CAP.    CCCXLVII  I. 

L' ombre  de'  ponti  non  faranno  mai  vedute  fopra  le  loro  ac- 
que fé  prima  1'  acqua  non  perde  1'  offìtio  dello  fpecchiare  per  conto 
di  torbidezza.  E  quello  fi  prova,  perche  l'acqua  chiara  è  di  fuper- 
ficic  luftra  e  pulita,  e  fpecchia  il  ponte  in  tutti  li  luoghi  interpoli 
infra  eguali  angoli  mfra  1'  occhio  &L  il  ponte ,  e  fpecchia  1'  aria  lòttg 

il 


T04  TRATTATO   DELLA  PITTURA 

il  ponte ,  dove  deve  efTere  Y  ombra  di  tal  ponte ,  il  che  non  può 
far  r  acqua  torbida ,  perche  non  fpecchia ,  ma  ben  riceve  X  ombra , 
come  farebbe  una  ftrada  polvero(a. 

Trecetù  di  pittura.    GAP.    CCCXLIX. 

La  profpettiya  è  briglia  e  timone  della  pittura. 

La  grandezza  della  figura  dipinta  dovrebbe  mofìrarc  a  che  di- 
ftanza  eli'  è  veduta  . 

Se  tu  vedi  una  figura  grande  al  naturale.  Tappi  che  fi  dimo- 
ftrerà  efler  prefio  all'  occhio . 

Tmettf,     GAP.     CGGL. 

Sempre  il  bilico  è  nella  linea  centrale  del  petto  eh'  è  dà  elTo 
belico  in  sii ,  e  così  tien  conto  del  pefo  accidentale  dell'  huomo  ,  co- 
me del  filo  pefiD  naturale .  Quefto  fi  dimoftra  nel  ftcnder  il  brac- 
cio, che  il  pugno  porto  nel  Tuo  eftremo  fa  1' offitio  che  far  fi  vede 
al  contrapefo  pofto  nell'  eftremo  della  ftadera  >  onde  per  neceffità  fi 
getta  tanto  pefo  di  là  dall'  ombellico ,  quanto  è  il  peib  accidentale 
del  pugno ,  oc  il  calcagno  conviene  che  s' innalzi . 

Della  Jiatua,     GAP.     GCGLI. 

Se  vuoi  fare  una  figura  di  marmo ,  fanne  prima  una  di  terra , 
la  quale  poi  che  farà  finita  e  fecca,  mectila  in  una  cafia  che  fia 
ancora  capace,  dopo  la  figura  tratta  d' elTo  luogo,  à  ricever  il  mar- 
mo che  vuoi  fcolpirvi  d' entro  a  iimilitudme  di  quella  terra .  Poi 
meffa  la  figura  di  terra  dentro  ad  ella  caiTa,  habbi  bacchette,  che 
entrino  appunto  per  gli  fuoi  buchi,  e  fpingile  dentro  tanto  per  cia- 
fcun  buco,  che  ciafcuna  bacchetta  bianca  tocchi  la  figura  in  diverfi 
luoghi ,  e  la  parte  d'  elfe  bacchette  che  refta  fuori  della  calfa  tingi 
di  nero ,  e  fa  il  contra  fegno  alla  bacchetta ,  &  al  fuo  buco ,  in  mo- 
do che  à  tua  pofta  fi  fcontri  :  e  trarrai  della  cafia  la  figura  di  ter- 
ra, e  mettivi  il  tuo  pezzo  di  marmo,  e  tanto  leva  dal  marmo  che 
tutte  le  tue  bacchette  fi  nafcondmo  fino  al  loro  fegno  in  detti  bu- 
chi :  e  per  poter  far  meglio  quefto ,  fa  che  tutta  la  caffa  fi  polfa 
levare  in  alto ,  &  il  fondo  d' efla  cafla  relH  fempre  fotco  al  mar- 
mo ,  &  a  quefto  modo  ne  potrai  levar  con  i  ferri  con  gran  facilità . 

Del  far   una    -pittura  cC  eterna  <vernice .     GAP,    C  C  C  L 1 1. 

Dipingi  la  tua  pittura  fopra  della  carta  tirata  in  telaro  ben  de- 
licata 


DI    LIONARDO    DA    VINCI.  105 

licata  e  piana,  e  poi  da  una  buona  e  groffa  imprimitura  di  pece  e 
mattone  ben  peilo  :  dapoi  da  l' imprimitura  di  biacca  e  giallolino  , 
poi  colorifci ,  e  vernica  d'olio  vecchio  chiaro  e  fodo ,  &C  appiccalo 
al  vetro  ben  piano  .  Ma  è  meglio  far  un  quadro  di  terra  ben  ve- 
tnato,  e  l'imprimitura  di  biacca  e  giallolino,  e  poi  colorifci,  e  vcr- 
nica  ,  poi  appicca  il  vetro  criftallino  con  la  vernice  ben  chiara  a  ef- 
io  vetro:  ma  fa  prima  ben  feccare  in  flufa  ofcura  elTo  colorito,  e 
poi  vcrnicalo  con  l'  olio  di  noce  &  ambra  ,  ovvero  olio  di  noce  raf- 
Ibdato  al  fòle. 

Modo   di  colorir  in  tela  .     GAP.     CCCLIII. 

Metti  la  tua  tela  in  telaro,  e  dagli  colla  debole,  e  lafcia  ^cc-  * 
care,  e  difegna,  e  da  l' incarnatione  con  pennelli  di  fetole,  e  così 
frefca  farai  1'  ombra  sfumata  a  tuo  modo .  L' incarnatione  farà  biac- 
ca ,  lacca  ,  e  giallolino  :  l'  ombra  farà  nero  ,  e  majorica  ,  e  un  poco 
di  lacca,  o  vuoi  lapis  duro.  Sfumato  che  tu  hai,  lafcia  feccare,  poi 
ritocca  a  fecco  con  lacca  e  gomma ,  fiata  aliai  tempo  con  l'  acqua 
gommata  infcme  liquida ,  che  è  migliore ,  perche  fa  l' offìtio  luo 
fenza  luflrare. 

Ancora  per  fare  \  ombre  più  ofcure ,  togli  lacca  gommata  Co- 
pradetta ,  &  inchioftro  ,  e  con  quella  ombra  puoi  ombrare  molti 
colori,  perche  è  trafparente  :  e  poi  ombrare  l'azzurro,  lacca,  e  di- 
verte ombre,  dico  perche  diverfi  lumi  ombrerai  di  lacca  femplice 
gommata  fopra  la  lacca  fenza  tempera,  ovvero  fopra  il  cinabro  tem- 
perato e  fecco , 

Trecetto  della  profpetti^a  i»  pittura  .      GAP.    CCCLIV. 

Quando  tu  non  conofcerai  varietà  di  chiarezza  o  di  ofcurità 
infra  1'  aria  ,  all'  hora  la  profpettiva  dell"  ombre  fia  fcacciata  dalla  tua 
imitacionc ,  e  folo  ti  hai  a  valere  della  profpettiva  della  diminutionc 
de'  corpi  ,  e  della  diminutionc  de'  colori  ,  e  del  diminuire  della  co- 
gnitione  delle  cofe  all'occhio  contrapofte:  e  quefta  la  parere  una 
medefìma  cofa  più  remota,  cioè  la  perdita  della  cognitione  della  fi- 
gura di  qualunque  obbietto  . 

L'  occhio  non  avrà  mai  per  la  profpettiva  lineale  ,  fenza  fuo 
moto,  cognitione  della  diiìanza  eh' è  fra  1' obbietto  6c  un'altra  cofa, 
fé  non   mediante  la  profpettiva  de' colon. 

Ve  gì'  obbietti.     GAP.    CGGLV. 

Quella  parte  dell'  obbietto  farà  più  alluminata  che  fia  più  pro- 
pinqua al  luminofo  che  l'allumina. 

O  La 


w6  TRATTATO    DELLA  PITTURA 

J.a  iìmllitudine  delle  cofe  in  ogni  grado  di  diftanza  perde  i  gradi 
di  potenza ,  cioè  quanto  la  cofa  farà  più  remora  dall'  occhio ,  far? 
tantQ  ipeno  penetrabile  infra  l'aria  con  la  fua  fìmilitudine. 

Velia  d'tmtnut'ione  de  colori  e  corpi .     GAP.    CCCLVL 

Sia  ofTervata  la  dinr^inutìonc  delle  qualità  de'  colori  infieme  con 
la  dimjnutione  de'  corpi  ove  fi  applicano , 

J)ell'  interfoJìtiQne    de  corpi  trafparentt  infra  /'  occht»  e  f  obbietta . 

GAP.    GCGLVn. 

Quanto  maggior  fia  T  interpofìtione  trafparente  infra  1'  occhio  § 
1'  obbietto  tanto  più  fi  trafinuta  il  colore  dell'  obbietto  nel  colore  del 
trafparente  interptfto. 

Quando  1'  obbietto  s  interpone  fra  1'  occhio  e  *1  lume ,  per  h 
lìnea  centrale  che  fi  eftende  infra  '1  centro  del  lume  e  l' occhio , 
air  hora  tal  pbbietto  fia  totalmente  privato  di  lume . 

T> e  panni  che  'vejlo^o  \e  figure ,  e  ter  pieghe,     GAP,    GCCLVIIL 

Li  panni  che  veftono  le  figure  debbono  havere  le  lor  pieghe  ac- 
comodate a  cingere  le  membra  da  loro  veftite,  in  modo  che  nelle 
parti  alluminate  non  {\  ponga  pieghe  d' ombra  ofcura ,  e  nelle  partì 
ombrofe  non  fi  faccia  pieghe  di  troppa  chiarezza  ,  e  che  i  lineamen- 
ti d'  effe  pieghe  vadino  in  qualche  parte  circondando  le  membra  da 
loro  coperte,  e  non  con  lineamenti  che  taglino  le  membra,  ne  con 
ombre  che  sfondino  più  dentro  che  non  è  la  fùperficie  del  corpo 
veftito,  &  in  effetto  il  panno  fia  in  modo  adattato  che  non  paia 
difabitato ,  cioè  che  non  paia  un  aggruppamento  di  panno  fpogliato 
dall' huomo ,  come  fi  vede  fare  a  molti,  li  quali  s'innamorano  tan- 
to de*  vari j  aggruppamenti  di  varie  pieghe ,  che  n'  empiono  tutta  una 
figura ,  dimenticandofi  l' effetto  perche  tal  panno  e  fatto ,  cioè  per 
veftire  e  circondare  le  membra  con  gratia,  dove  effi  {\  pofano ,  q 
non  l'empire  tutte  di  venti,  o  vefiche  gonfiate  fopra  li  rilevi  allu- 
minati de'  membri .  Non  nego  già  che  non  fi  debba  fare  alcuna  bel- 
la falda ,  ma  fia  fatta  in  parte  della  figura  dove  le  membra  mfra 
effe  &  il  corpo  raccoglino  e  ragunino  tal  panno .  E  fbpra  tutto  va- 
ria li  panni  nell*  hiftorie,  come  nel  fare  ad  alcuni  le  pieghe  cori 
rotture  a  facciate,  e  quefto  è  ne' panni  denfi,  &  alcuni  panni  hab^ 
bino  li  piegamenti  molli ,  e  le  lor  volte  non  laterate ,  &  altri  torti , 


Della 


DI   LIONARDO   DA   VINCI.  107 

Velia  ìintura  delle  pieghe  de'  fcinm  .      GAP.    CCCLIX. 

Molti  amano  le  piegature  delle  falde  de'  panni  con  li  angoli  a- 
cuti,  crudi,  e  fpediti ,  altri  con  angoli  quafi  mfenfibili,  altri  fenza 
alcuni  angoli,    ma  in  luogo  di  quelli  certe  curvità  ^ 

Come  fi  de^'Ofi  fare  le  pieghe  de'  panni .    GAP.    G  G  G  L  X. 

Quella  parte  delle  pieghe  che  fi  ritrova  più  lontana  da'  fuoi  co- 
foretti  ellremi  fi  ridurrà  più  in  Tua  prima  natura .  Naturalmente  o- 
gni  cofa  delìdera  mantenere  in  Tuo  elfere.  Il  panno,  perche  e  di 
eguale  denfìtà  e  TpelTitudine  ,  si  nel  Tuo  rovefcio  come  nel  Tuo  drit- 
to ,  delidcra  di  itar  piano  :  onde  quando  egli  è  da  qualche  piega  o 
falda  colhetto  a  lafciare  ella  planitie  ,  oflerva  la  natura  della  forza 
in  quella  parte  di  fé  dove  egli  è  più  coftrecto ,  e  quella  parte  eh'  è 
più  lontana  a  effi  confiringimenti  troverai  ridurfì  più  alla  prima  fua 
natura,  cioè  dello  ftar  diffefo  e  ampio.  Efempio  fìa  A.  B.  C.  (f/^. 
54.)  la  piega  del  panno  detto  di  fopra .  A.  B.  fìa  il  luogo  dove  efìo 
panno  e  piegato  e  corretto  .  Io  ti  propoli  che  quella  parte  del  pan- 
no eh'  era  più  lontano  alli  coftretti  eftreml  fi  ridurebbe  più  nella 
fua  prima  natura:  adunque  G.  trovandofi  più  lontano,  la  piega 
C.  fìa  più  larga  ch'in  nifiun  altro  Tuo  luogo. 

Come  fi  detono  far  le  pieghe  a'  panni .    GAP.    CCGLX.I. 

A  un  panno  non  fi  deve  dare  confufìone  di  molte  pieghe, ,  an- 
zi farne  folamcnte  dove  con  le  mani  o  braccia  fono  ritenute,  &  il 
reflo  lafciar  cadere  femplicemente,  e  fi  debbono  ritrarre  di  naturale, 
cioè,  fé  vorrai  fare  panno  lana,  ufa  le  pieghe  fecondo  quelli,  e  fc 
farà  fera,  o  panno  fino,  o  da  villano,  va  diverfìficando  a  ciafcuno 
le  iiie  pieghe ,  e  non  fare  habito ,  come  molti  fanno ,  fopra  i  mo- 
delli coperti  di  carta,  o  corame  fottile,  che   t' ingannereftì  forte. 

Delle  pieghe  de' panni  in  fcorcio  .     GAP.    GGGLXII. 

Dove  la  figura  fcorcia  fagli  vedere  maggior  numero  di  pieghe 
che  dove  la  non  fcorcia  ,  e  le  fue  membra  fieno  circondate  da  pie- 
ghe fpeffe  e  giranti  intorno  ad  elTe  membra.  E  fia  dove  ftà  l'oc- 
chio. M.  N.  {Fig.  55.)  manda  il  mezzo  di  ciafcuni  circoli  più  lon- 
tani dall'  occhio  de  loro  fini .  N.  O.  li  moftra  dritti ,  perche  fi  tro- 
va a  rincontro.    P.  Q.   li  manda  per  contrario. 


O   2  Dell' 


io8  TRATTATO   DELLA   PITTURA 

TfeW  occhio    che  'vede  le  pieghe  àè  panni  che    circondam  /'  huomo . 

CAR     CCCLXIII. 

L' ombre  interpone  infra  le  pieghe  de'  panni  circondatnci  de' 
corpi  humani ,  faranno  tanto  più  ofcure ,  quanto  elle  fono  più  rin- 
contro all'occhio  con  le  concavità  dove  tal  ombre  fon  generate:  e 
quefto  intendo  haver  detto ,  quando  1'  occhio  è  fituato  inha  la  parte 
ombrofa  e  la  luminofa  della  predetta  figura . 

Velie  pieghe  de  panni .    CAR    CCCLXIV. 

Sempre  le  pieghe  de'  panni  fìtuati  in  qualunque  atto  delle  figu- 
re debbono  con  i  luoi  lineamenti  inoftrare  1'  atto  di  tal  figura  ,  in 
modo  che  non  diano  ambiguità  o  confufione  della  vera  attitudine  à 
chi  la  confiderà  :  e  che  nilìuna  piega  con  1'  ombra  tolga  alcun  mem- 
bro ,  cioè  che  paia  più  a  dentro  la  profondità  della  piega  che  la 
fuperficie  del  membro  veftito.  E  che  fé  tu  figuri  figure  veftite  di 
più  veftimenti ,  che  non  paia  che  1'  ultima  velie  rinchiuda  dentro  a 
fé  le  femplici  offa  di  tal  figure,  ma  la  carne  infieme  con  quelle,  e 
li  panni  veftimento  della  carne  ,  con  tanta  grofiezza  qual  fi  richiede 
alla  moltiplicatione  de'  fuoi  gradi. 

Le  pieghe  de*  panni  che  circondano  le  membra  debbono  dimi- 
nuire della  loro  groffezza  inverfo  gì'  ellremi  della  cofa  circondata . 

La  longhezza  delle  pieghe  che  fono  più  flrette  alle  membra 
debbono  aggrinzarfi  da  quel  lato  che  il  membro  per  le  Tue  piegatu- 
re diminuifce,  e  tirarfi  dall'  oppofita  parte  della  fua  piegatura  .  [Ftg.  56.) 

Velt  ort'Zj-z.onte  fpecchtato  nelt  onde .    CAR    CCCLXV. 

SpccchieralTi  1'  orizzonte  per  la  fefta  di  quefto  nel  lato  veduto 
dall'orizzonte  e  dall' occhio  ,  come  fi  dimoftra  1' orizzonte  R  {Fig.  57.) 
veduto  dal  lato  B.  C.  il  qual  lato  è  ancor  veduto  dall'occhio.  A- 
dunque  tu,  pittore,  che  hai  a  figurare  l' innondationi  dell'acque, 
ricordati  che  da  te  non  farà  veduto  il  colore  dell'  acqua  eiTer  altra- 
mente chiaro  o  ofcuro  che  fi  ila  la  chiarezza  o  ofcurità  del  fito  do- 
ve tu  fei ,    infieme    mifio  col  colore    dell'  altre    cofe    che  fono  dopo 


te. 


IL     FINE 


IN- 


Pacf.zo8 


(/.■    /~oiri<'ii  t/: 


y.  ,^._, 


J5 


Tag.  io8 


1091 


INDICE 

DE*   CAPITOLI    DI    QUESTO    TRATTATO 


L/APITOLO    L 

Cap. 

II. 

Cap. 

in. 

Cap. 

IV. 

Cap. 

V. 

Cap. 

VI. 

Cap. 

VII. 

Cap. 

VIII. 

Cap. 

IX. 

Cap.  X. 

Cap.   xr. 
Cap.  XII. 
Cap.  xiii. 


Ca 


P.    XIV. 


Cap.  XV. 
Cap.  XVI. 


Cap. 


XVII. 


Cap.  XVIII. 
Cap.  XIX. 
Cap.  XX. 


Cap.  XXI. 
Cap.  XXII. 
Cap.  xxm. 


Cap. 


XXIV. 


QUello    che     deiie   fri- 
ma  imparare  il  gi»' 
•—  -vane . 

Qua/e  Jìiidio    de've    ejjere 

ne' gfomam  . 
Q^a/    regola  Jì  de've  dare 

a'  putti  pittori  . 
Notitia  del  gio'vine  difpo- 

Jìo  alla  pittura . 
Trecetto  al  pittore  . 
/«  che  modo  deue  il gio'vane 

procedere  nel  fuo   (Indio . 
Del  modo  di  /indiare  . 
Ali'verttmento  al  pittore  , 
Precetto  del  pittore  uni'ver' 

fale  . 
Come  il  pittore  de^ve  eJJere 

uni'verj'ale  . 
Trecetto  al  pittore  . 
Trecetto  come  fopra  . 
Trecetto  dello  fchizzar  hi' 

Jlorie   e  figure  . 
Del    corregger     gì'   errori 

che  tu  jcHGpri  . 
Del  giuditio  . 
Modo   di    dejlar  l  '  ingegno 

a  'varie  inuentioni . 
Dello  ftndi are  injtno  quan- 

do  tu  ti  dejli  ,  0  prima  che 

tu  t'addormenti  allo  [curo. 
Che  Jt  denje  prima  imparar 

la  diligenza  che  la  prefta 

pratica  . 
Come   il  pittore    den;'  effer 

•vago    d  '  udir  il  giudttio 

d '  ozn  uno  . 
Che  l  '  htiomo  non  Jì  de've  fi- 
dar tanto  di  fé ,  che  non 

legga  dal  naturale  . 
Delle-  'varietà  delle  figure . 
Dell  '  ejffere  uni'verfale  . 
Di  quelli  che  ufano  la  prati- 
ca fenza  la  diligenza  y  0- 

•vero  faenza  . 
Del  non  imitare  l  '  un  l  '  al' 

tra  pittore  . 


Cap. 

XXV. 

Gap. 

XXVI. 

Cap. 

XXVII. 

>AP.  xxvin. 


>AP.    XXIX. 


Cap. 

XXX. 

Cap. 

XXXI. 

Cap. 

XXXII. 

Cap. 

xxxm. 

Cap. 

xxxiv. 

Cap. 

XXXV. 

MP.    XXXVI. 


Cap. 

XXXVH. 

Cap. 

XXXVIII. 

Gap. 

XXXIX. 

Gap. 

XI-. 

Gap. 

XLI. 

Gap. 

XLII. 

Gap. 

Cap. 
Gap. 


XLIII. 

xi.iv. 

XLV. 


/AP.    XLVI, 


Del  ritrar  dal   naturale  . 
A'wertimento    al  pittori . 

Come  de've  effere  alto  il  Ut' 
me  da  ritrar  dal  naturale. 

Quali  lumi  fi  de'vono  eleg' 

gere  per  ritrar  le  figure 
de'  corpi  . 

Delle  qualità  del  lume  per 

ritrar  rilievi   naturali ,  • 

finti . 

Del  ritrar  gì  '  ignudi . 
Del  ritrarre  di  riUe'vo  fin» 

to  ,  0  dal  naturale  . 
Modo  di  ritrarre    un   fifa 

corretto  . 
Come  fi  de'vono    ritrar    li 

paefi . 
Del    ritrarre    al    lume  di 

candela  . 
In  che  modo  fi  debba  ritrar* 

un  'volto  ,  e  dargli  gratia^ 

ombra  ,  e  lumi . 
Del   lume    donje  fi  ritrae 

l  '  incarnattone  delli  •vol- 
ti ,  &  ignudi  . 
Del  ritrar  figure  per  T  hi- 

Jlorie  . 
Ter  ritrar  un    ignudo  dal 

naturale  ,  0  altro . 
Mtfure     e     comparttmentt 

della  flatua  . 
Come  il  pittore  fi  deve  ac- 

conciar  al  lume  col  fuo  ri- 

lie'vo . 
Della  qualità  del  lume  . 
Dell'  inganno  che  fi  riceve 

nel giuditin  delle  membra  . 
Che  fi  de've  faper  l'  intrinfe- 

ca  forma  dell'  huomo . 
Del  diffetto  del  pittore . 
Trecetto  perche  il  pittore  non 

s'mgannt  nell eletione  del. 

la  figura  in  che  fa  h abito . 
Diffetto   de' pittori  che  ri. 

traggono  una  cofa  di  ri. 

lie'V9  in  cafa  a  un  lume  , 
e  poi 


no 

e  poi  la  mettono  in  cam- 
pagna a  un  altro  lume  . 

Qhv,  xLvii.  Ve  Ila  pittura  y  e  fua  di- 
'vijìone . 

Cat.  xlviii.     figura  ,  e  fua  dinìijtone  . 

Gap.  xlix.       Troportione  di  membra . 

CAr.  t.  Dell'  moiiimenti ,   e  dell* 

operattoni  "varie  . 

Cai*,  li.  Che  fi    dehhon    fuggire    i 

termini  fpediti . 

Gap.  lii,  Che  nelle  cofe  picciole  non 

fi  nìedon  gì'  errori  ^  co- 
me  nelle  grandi . 

Gap.  lui,  Terche  la  pittura  non  pud 
mai  parere  fpncata  ,  co» 
me  le  cofe  naturali . 

Cai*  liv.  Perche  i  Capitoli   delle  fi- 

gure l  '  una  fopra  l  '  aU 
tra  è  cofa  da  fuggire  . 

Gap,  lv.  Q^(il  pittura  fi   de^ve  u- 

fare  in  far  parer  le  co- 
fe più  fpiccate . 

Cap-  tvi.  Qu^iil'  è  più  di  difcorfo  cb* 

utilità ,  0  il  lume  e  om- 
bre de'  corpi  y  o  li  loro 
lineamenti . 

Gap.  tvii.  Memoria  che  fi  fa  dall' 
autore  . 

Gap.  tviii.       Precetti  di  pittura . 

Gap.  Lix.  Come  la  pittura  df've  ef- 
fer  <vifta  da  una  fola  fi' 
neflra  . 

Gap.  i.x.  Dell'  ombre  . 

Gap.  Lxi.  Come   fi    debbono  figurare 

i  putti  . 

Gap.  lxii.  Come  fi  debbono  figurar'  i 
•vecchi . 

Gap.  Lxiii,  Come  fi  debbono  figurar 
le  'vecchie . 

Gap.  i.xiv.  Come  fi  debbono  figurar 
le  donne  . 

Gap.  txv.  Come  fi  deve  figurar  una 
notte  . 

Gap.  lxvi.  Come  fi  de-ve  figurar*  una 
fortuna  . 

Gap.  LXvii.  Come  fi  denje  figurar  una 
battaglia  . 

Gap.  Lxviir.  Del  modo  di  condurre  in 
pittura   le  cofe  lontane . 

Gap.  txix.  Come  l'  aria  fi  de^ve  fare 
più  chiara  quanto  più  la 
fai  finir  baffa  . 

Gap.   lxx.        À  far  che    le  figure  [pic- 


chino dal  lor  carripo  . 

Gap.  lxxi.  Del  figurar  le  grandezze 
delle  cofe  dipinte. 

Gap.  lxxii.  Delle  cofe  finite  ^  e  delle 
confufe . 

Gap.  lxxui.  Delle  figure  che  fon  fcpa- 
rate  ,  accioche  non  paia- 
no congiunte  . 

Gat.  lxxiv.  Se  il  lume  de-v'  effer  tol- 
to in  faccia  y  o  da  par- 
te ,  e  quale  dà  più  gra- 
ti a  . 

Gap.  I.XXV'.       Della  riqjerberatione  , 

Gap.  lxxvi.  Do've  non  può  effer  ri'ver- 
ber  at  ione  lumino  fa  . 

Gap.  lxxvii.    De' refleffì . 

Gap.  Lxxviii.  Di.'  refleffì  de'  lumi  che  cir- 
condano l'ombre, 

Cap^^lxxix.  Do-ve  i  refleffì  de*  lumi 
fono  di  maggior  a  minor 
chiarezza . 

Gap.  lxxx.  Qual  parte  del  refleffo  fa- 
rà più  chiara . 

Gap.  lxxxi.  De' colori  refleffì  della  car- 
ne . 

Gap.  Lxxxii.  Do've  li  refleffì  fono  più 
fenfihili . 

Gap.  lxx;xiii.  De  refleffì  duplicati  e  tri- 
plicati ■ 

Gap.  ixxxiv.  Come  niffun  colore  refleffo 
è  femplice  ,  ma  è  miflo 
con  le  fpetie  degl  '  altri 
colori  . 

Gap.  ixxxv.  Co^ne  rariffìme  fvolte  li 
refleffi  fono  del  colore  del 
corpo  do've  fi  congiungo- 
no . 

Gap.  lxxxvi.  Do've  più  fi  -vedrà  il  re- 
flfo. 

Gap.   l\\x\i\.  De' colori  de' refleffì . 

Gap.  Lxxxvui.  De'  termini  de'  refleffì  nel 
fuo   campo  . 

Gap.   I.XXX1X.   Del  collocar  le  figure  . 

Gai',   xc.  Del  modo    d'  imparar   be- 

ne a  comporre  tnfieme  le 
figure  nelle  hiflorie  . 

Gap.  xci.  Del  por  prima  una  figura 

neh  '  hifloria  . 

Gap.  xcir.  Ì^Iodo  del  comporre  le  hi- 
florie . 

Gap.  xciii.       Del  comporre  /'  hiflorie  . 

Gap.  xciv.  Varietà  d'  huomini  nell* 
hifiorie  . 

Gap.  xcv. 


Gap.  xcv. 

Gap.  xcvi. 
Gap.   xcvii. 

Gap.  xcviii. 

Gap.  xcix. 


Gap.  c» 

Gap.  ci. 
Gap.  cu, 

Gap.  chi. 

Gap.  civ. 
Gap.  cv. 

G.AP    evi. 

Gap.   cvii. 
Gap.  cviii. 

Gap.  cix. 
Gap.  ex, 
Gap.  CXI. 


Gap. 


Gap. 


CXII. 


CXIII. 


J3eir  imparar  li  Movi- 
menti dell  '  huo>770 . 

Del  comporre  l'hljiorie. 

Della  "varie fa  nell  '  hijlo- 
ne  . 

Del  dinierjìficare  V  arie 
de'  evolti  nell  '  hijlorie  . 

Dell  '  accompagnare  li  co- 
lori l  '  un  con  l  '  al  fra , 
e  che  r  uno  dia  grafia 
ali  '  altro  . 

Del  far  nìinji  e  belli  colo- 
ri nelle  fue  Superficie . 

De'  colori  dell  '  ombre  di 
qualunque  colore. 

Della  'varietà  che  fanno 
li  colori  delle  cofe  remO" 
te  e  pr  optnque  . 

In  quanta  dijlanza  fi  per- 
dono li  colori  delle  cofe. 
integramente  . 

Colore  dell'  ombra  del 
bianco  . 

Qunl  colore  farà  ombra 
più  nera  . 

Del  colore  che  non  mofira 
varietà  in  'vane  groj- 
fezze  d' aria  . 

Della  profpetfi'va  de'  co» 
lori . 

Del  colore  che  non  fi  mu' 
ta  in  'varie  grojfezze 
d  '  aria  . 

Se  li  colori  'varj  poffono  effe- 
re  o  parere  d'una  uniforme 
ofcurità  »  mediante  una 
medefima  ombra . 

Della  caufa  de'  perdimenti 
de'  colori  e  figure  de'  cor- 
pi mediante  le  tenebre 
che  paion»  e  non  fono . 

Come  nijfitna  cofa  mofira 
il  fuo  color  'Vero  s'  ella 
non  ha  lume  da  un  al- 
tro fimil  colore . 

De'  colori  che  fi  dimoflra- 
no  'variare  dal  loro  effe- 
re  ,  mediante  li  paragoni 
de'  lor  campi  . 

Della  mutatione  de'  colori 
trafparenti  dati  o  meffi 
fopra  dfverfi  colon  ,  con 
la  lor  diuerfa  relatione . 


Gap.  cxiv.  Q^(tl  parte  d'  un  me  defi- 
mo colore  fi  moftrerà  più 
bella  in  pittura  . 

Gap.  cxv.  Come  07nt  colore  che  non 
ha  luflro  è  piìt  bello  nel- 
le fue  parti  luminofe  ch/t 
nell  '  ombro  fé  . 

Gap.  cxvi.       Dell'  evidenza  de' colori  , 

Gap.  cxvii.  Qu^al  parte  del  colore  ra- 
gione'volmente  de've  effer 
più  bella . 

Gap.  cxviii.  Come  il  bello  del  colore 
debb'  effer  ne'  lumi  . 

Gap.  cxix.  Del  color  'verde  fatto  dal* 
la  ruggine  di  rame  . 

Gap.  cxx.  Atimentatione  di  bellezza 
nel  'verderame  . 

Gai",  cxxi.  Della  miftione  de'  colori 
l  '  un  con  l  '  altro . 

Gap.  cxxh.  Della  fuperficie  d'  ogm 
corpo  ombrofo  . 

Gap.  cxxiit.  Qu^ale  è  la  fuperficie  ri- 
cettila di  più  colori. 

Gap.  cxxiv.  Qi^al  corpo  fi  tingerà  più 
del  color  del  fuo  obbiet- 
ta . 

Gap.  cxxv.  Q^al  corpo  fi  dimofireri 
di  più  bel  colore  . 

Gap.  cxxvi.     Dell' ificarnattone  de' 'voi'» 

ti    o 

Gap.  cxxvir.  Modo  di  ritrarre  il  rilie- 
fvo  ,  e  di  preparar  le  car- 
te per  quefio  . 

Gap.  cxxviii.  Della  'varietà  d'un  me- 
defimo  colore  tu  'varie 
difianze  dall  '  occhio  . 

Gap.  cxxix.  Della  'verdura  'veduta  in 
campagna  . 

Gap.  cxxx.  Qu^al  'verdura  parrà  più 
d  '  azzurro  . 

Gap.  cxxxi.  Q^al'  è  quella  fuperficie 
che  meno  che  l'  altre  di- 
}nofira  il  fuo  'vero  colo- 
re . 

Gap.  cxxxii.  Q^al  corpo  moftrerà  più 
il  fuo  'vero  colore  . 

Gap.  cxxxiii.  Della  chiarezza  de' paefi . 

Gap.  cxxxiv.  Profpetfi'va  comune  della 
diminutione  de'  colori  tn 
lunga  difianza . 

Gap.  cxxxv.  Delle  cofe  fpecchiate  nell' 
acqua  de  paefi y  e  prima 
dell'  aria  . 

Gap. 


112 


Cap.  cxxxvi. 

Cap.  cxxxvii. 
Gap.  cxxxviii. 


Gap. 

CXXXIX. 

Gap. 

CXL. 

Gap 

CXLI. 

Gap. 

cxur. 

Gap. 

Gap. 

Gap. 


CXLIIt. 

CXLIV. 
CXLV. 


Gap. 

CXLVI. 

Gap. 

CXLVII. 

Gap. 

cxtvni, 

Gap. 

CXLIX. 

Gap. 

CL. 

Gap. 

CLI. 

Gap. 

CLir. 

Gap. 

CLI  li. 

Gap. 

CLIV. 

Gap. 


CLV. 


Gap. 

CLVI. 

Gap. 

CLVII. 

Gap. 

CLvin 

Gap. 

CLIX. 

Gap. 

CLX. 

Gap. 

CLXI. 

Gap, 


CI.XII. 


Dminutìone  de  colori  fer 
ìaezzo  interpojlo  infra 
loro  e  l  '  occhio  . 

De  campi  che  fi  connjen* 
gono  all'  ombra ,  is"  a  lu' 
mi . 

Come  fi  de've  riparare , 
quando  il  bianco  fi  ter- 
mina in  bianco  y  e  l' of- 
curo  in  ofcuro  . 

Della  natura  de'  colori  de' 
campi  [opra  li  quali  cam- 
peggia il  bianco  . 

De'  campi  delle  figure. 

De' campi  delle  cofc  dipinte . 

Di  quelli  che  fingono  in 
campagna  la  cofa  più 
remota  farfi  piìi  ojcu- 
ra . 

De'  colori  delle  cole  remo- 
te dall  '  occhia . 

Gradi  di  pitture . 

Dello  fpecchiamento  e  co- 
lore dell'  acqua  del  ma- 
re 'veduto  da  dinjerfi  af- 
petti  . 

Velia  natura  de' paragoni . 

Del  color    dell'  ombra    di 

■  qualunque  corpo . 

Della  projpettiua  de'  colo- 
ri ne'  luoghi  ofcuri . 

Trofpettiija  de'  colori . 

De  colori  . 

Da  che  nafce  l  '  azzurro 
neir  aria  . 

De'  colori . 

De'  colori . 

De'  campi  delle  figure  de* 
corpi  dipinti . 

Perche  il  bianco  non  è  co- 
lore . 

De'  colori  . 

De'  colori  de'  lumi  inciden- 
ti &   reflcjfi. 

De'  colori  dell'  ombra  . 

Delle  cofe  pojle  in  campo 
chiaro  ,  e  perche  tal  ufo 
è  utile  in  pittura  . 

De'  campi  . 

De'  colori  che  rifultano  dal- 
la mifìione  d'  altri  colo- 
ri ,  //  quali  fi  dtmandono 
fpecie  feconde . 

De'  colori . 


Gap. 

CLxm. 

Gap. 

CLXIV. 

Gap. 

CLXV. 

Gap. 

CLXVl. 

Cap. 


Gap. 


CXVII. 


CLXVUI. 


Gap. 

CLXIX. 

Gap. 

CLXX. 

Gap. 

CLXXI. 

Gap. 

CLXXII. 

Gap. 

CLXXIU. 

Gap. 

CLXXIV. 

Gap. 

CLXXV. 

Gap. 

CLXXVI. 

Gap. 

CLXXVII. 

Gap. 

CLXXVHI. 

Gap. 

CLXXIX. 

Gap. 

CLXXX. 

Gap. 

CLXXXI. 

Gap. 

cxxxn. 

Cap. 

CLXXXIII 

Cap. 

CLXXXIV. 

Gap. 

CLXXXV. 

Del  color  delle  montagne. 

Come  il  pittore  de've  met- 
tere in  pratica  la  profpet- 
ti'va  de'  colori . 

Della  profpetti-va  aerea  . 

De'  njarii  accidenti  e  ma- 
njimenti    del    huomo ,     e 

proporzione  de'  membri . 

Delle  mittationi  delle  mi- 
fure  dell'  huomo  dal  fuo 
nafcimento  al  fuo  ultimo 
crefcimento  ■ 

Come    i  puttini  hanno    le 
giunture  contrarie  a  gì' 
huomtni  nelle    loro   grof- 
fezze . 

Della  dijftrenza  della  mifu- 
ra  che  è  fra  li  putti  (s' 
gì  '  huomini  . 

Delle  giunture  delle  dita  , 

Delle  giunture  delle  (pal- 
le ,  e  fuoi  crefcimentt . 

Delle  fprtlle  . 

Delle  mifurc  tininjerfali  de' 
corpi  . 

Delle  mi  fare  del  corpo  hu' 
mano ,  e  piegamenti  di 
membra  . 

Della  proportionalità  de^h 
membra  . 

Della  giuntura  delle  ma-- 
ni  col  braccio  . 

Delle  giunture  de'  piedi  , 
e  loro  ingroffamenti  ,  e 
dtminuttone  . 
.  Delle  membra  che  dimì- 
nuifcono  quando  fi  p'^ga- 
ganOf  e  crefcono  quando 
fi  diflendono . 

Delle  membra  che  ingrof- 
fano  nella  loro  giuntura 
quando  fi  piegano . 

Delle  membra  degl' huomi» 
ni  ignudi  . 

Delli  moti  potenti  delle 
membra  dell  '  huomo  . 

Del  mo'viv^ento  dell'  huo- 
mo. 
.  Delle    attitudini  ,     movi- 
menti ,  e  lor  membri . 
Delle  giunture  delle  membra. 

Della  memhrficatione  dell  '. 
huomo  . 

Gap. 


Cap.  cxc. 

Cap.  cxcr. 

Cap.  cxcii. 

Cai*,  cxciu. 


Cap.   cxciv. 
Cap.   cxcv. 
Cap.   cxcvi. 


Cap.   CLXxxvi.  De'  moti  de' membri   dell* 

huomo  . 
Cap.  clxxxvii.  De'  mori    i/elle  parti    del 

•volto  . 
Cap.clxxxvim.  De'  membri    e    defcritione 

d  '  effigie . 
Cap.  CLxxxix.  Modo    di    tener   a  mente  y 
e  del  fare  un  effigie    hit- 
mana  tn  profilo  ,  yó/o  col 
guardo  d  '  una  fol  nìolta . 
Modo  di  tener  a  mente  la 
forma  d  '  un  -volto  . 
Delle  bellezze  de' 'volti  . 
Dell  '  attitudine . 
De'  mo'vimenti  delle  mem- 
bra quando  fi  figura  l  ' 
huowo  che  fiano  atti  pro- 
pri t  . 

Delle  memhrificationi  degV 
t^nndi . 
Del  moto  e  co>'fo  dell'  huo- 

mo  &  altri  animali  . 
Odiando    è    maggior  diffie- 
renza  d' altezza  di  (pal- 
le nell  '  ationi    dell  '  huo' 
mo . 

Rifpofia  cantra . 
cxcviii.  Come  il  braccio  raccolto 
muta  tutto  r  huomo  dal- 
la fua  prima  ponderatio- 
ne  quando  ejfo  braccio 
s'  ejlende . 

Dell  '  huomo  (b*  altri  ani- 
mali che  nel  muo'verfi 
con  tardità  non  hanno  il 
centro  della  gravità  trop- 
po remoto  dal  centro  del- 
li  fnftent acoli . 
Dell'  huomo  che  porta  un 
pefo  f(pra  le  fue  fpalle  . 
Della  ponderatione  dell  ' 
huomo  /opra  li  fuoi  pie- 
di. 

Dell  '  huomo  che  fi  moue  . 
Della  bilicatione    del   pefo 
di  qualunque  animale  im- 
mobile fopra  le  fue  gam- 
be . 
De  i  piegamenti   e  'volta- 
menti dell  '  huomo  . 
De'  piegamenti  . 
Della  equiponderantia . 
Del  moto  humano  . 


Cap 
Cap 


cxcvir. 


.AP.   cxcix. 


Cap. 

ce. 

Cap. 

CCI. 

Cap. 

CCII. 

Cap. 

ceni. 

/AP.    CCIV. 


Cap.  ccv. 
Cap.  ccvi. 
Cap.  ccvii. 


Cap.   covili. 

Cap.  ccix. 
Cap.   ccx. 

Cap.  ccxr. 

Cap.  ccxii. 

Cap.  ccxui. 

Cap.  ccxiv. 

Cap.  ccxv. 

Cap.  ccxvi. 

Cap.   ccxvir. 
Cap.   ccxviii, 

Cap.  ccxix. 

Cap.   ccxx. 
Cap.  ccxxi. 

Cap.  ccxxii. 

c/vp.  ccxxiii. 


Cap.   ccxxiv. 
Cap.   ccxxv. 


Cap.   ccxxvi. 

Cap.  ccxxvii, 
Cap.  ccxxviii 
Cap.  ccxxix. 

Cap.  ccxxx. 
Cap.  ccxxxi. 


1^3 

Del  moto  creato  dalla  de- 
firutione  del  bilico  . 

Del  bilico  delle  figure . 

Della  gratia  delle  mem- 
bra . 

Delle  comodità  delle  mem- 
bra . 

D'  fina  figura  fola  fuor 
dell  '  iftoria . 

Quali  fono  le  principali 
importantie  che  apparten- 
gono alla  figura  . 

Del  bilicar  il  pefo  intorno 
al  centro  della  gra'vità 
de'  corpi . 

Delle  figure  che  hanno  a 
maneggiare  e  portar  pe- 

Dell  '  attitudini  degl  '  huo- 
mini . 

Varietà  d  '  attitudini  . 

Dell'  attitudini  delle  figa* 
re  , 

Dell  '  ationi  de'  circofianti 
a  un  cafo  notando . 

Qualità  degl  '  ignudi . 

Come  li  mufcoli  fon  corti 
e  grofft  . 

Come  li  graffi  non  hanno 
groffì  mufcoli  . 

Quali  fono  li  mtifcoli  che 
fparifcono  ne'  mo'vimenti 
di-verfi  dell'  huomo  . 

De'  mufcoli  . 

Che  l  '  ignudo  figurato  con 
grand  '  e-videnza  de'  muf- 
coli fia  fenza   moto. 

Che  le  fi'^ure  ignude  non 
debbono  ha'ver  i  loro  muf- 
coli ricercati  affatto  . 

Dell'  allanramento  e  rac- 
cortamento  de'  mufcoli . 

Dove  fi  tro'va  corda  negl* 
huomini  fenza  mufcoli  . 

Degl  '  otto  pezzi  che  naf- 
couo  nel  mezzo  delle  cor- 
de in  'varie  giunture 
dell  '  huomo  . 

Del  mufcolo  che  è  infra 
'l  pomo  granato  ,  Ù"  il 
pettignone . 

Dell'ultimo  fn}olt amento  che 

può  far  r  huomo  nel  'veder- 

fi  a  dietro  .  Cap. 


114 

Cap.  ccxxxir. 
Gap.  ccxxxiii. 

Cai',  ccxxxiv. 
Gap.  ccxxxv. 

Gap. 'ccxxxvi. 


Gap. 

CCXXXVII 

Gap. 

CCXXXVIII 

Gap. 

ccxxxix. 

Gap. 

CCXL. 

Gap. 

CCXLI. 

Gap. 

ccxLir. 

Gap. 

ccxmi. 

Gap. 

CCXLIV. 

Gap. 

CCXLV. 

Gap. 


CCXLVI. 


Gap.  ccxlvii. 

Gap.  ccxlvhi. 
Gap.   ccxlix. 
Gap.  ccl. 


Gap.  ccli. 

Gap.  ceni. 
Gap.  ccnii. 


Gap.  ccliv. 
Gap.  cclv. 


Quanto  Jt  può  a'wicifiar 
l  '  un  braccio  con  l  '  al- 
tro di  dietro  . 

VìelV  apparecchio  della 
forza  dell'  hnon2o  che 
•vuol  generare  gran  per- 
cujfione  . 

Della  forza  compofla  dall' 
hnomo  ,  e  prima  Jt  dirà 
delle  braccia  . 

QjiaV  è  maggior  potenza 
dell  '  huomo ,  quella  del 
tirare^  o  quella  dello 
fpingere  . 

Delle  membra  che  piega- 
no ,  e  che  officio  fa  la 
carne  che  la  '^ocjle  in 
effo  piegamento  . 

Del  -voltar  la  gamba 
fenza  la  cofcia . 

■  Della  piegatura  della  car- 
ne . 

Del  moto  femplice  dell' 
huomo  . 

Moto  compojìo  . 

Delli  moti  appropriati  agi* 
effetti  degl  '  hunmini  . 

De'  moti  delle  figure . 

Degl  '  atti  dimojlrati-vi . 

Della  'varietà  de'  'vifi . 

De'  moti  appropriati  alla 
mente  del  mobile  . 

Come  gì'  atti  mentali 
muonjano  la  perfona  in 
primo  grado  di  facilità 
e  comodità  . 

Del  moto  nato  dalla  men- 
te  mediante  l  '  obbietto  . 

De'  moti  comuni  . 

Del  moto  det^i'  animali  . 

eh'  ogni  membro  fi  a  prò- 
fortionato  a  tutto  il 
fuo  corpo . 

Dell'  offr^vanza  del  de- 
coro . 

Dell  '  età   delle  figure  . 

Quanta  d'  huomini  ne' 
componimenti    dell  '   hi- 

fiorie  . 

Del  figurare  uno  che  par- 
li con  piti  persone  . 

Come  de've  farfi  una  fi- 
gura irata  . 


Gap.  ccLvr. 

Gap.  cclvii. 

Gap.  cclviii. 
Gap.  cclix. 

Gap.  cclx. 

Gap.   cclxi. 

Gap.  ccLxir. 


Gap.  ccLXiir. 
Gap.  cclxiv. 


Gap.  cclxv. 
Gap.  cclxvi. 


Gap.  cclxvii. 
Gap.  cclxviii. 

Gap.  cclxix. 

Gap.  cclxx. 

Gap.  cclxxi. 

Gap.   cclxxii. 

Gap.   cclxxui. 

Gap.  cclxxiv. 
Gap.  cclxxv. 
Gap.  cclxxvi. 


Come  fi  figura  un  difpe- 
rato  . 

Del  ridere  e  del  piangere  , 
e  dfferenza  loro  . 

Del  pofire  de'  putti  . 

Del  pofare  delle  f emine  ^ 
e  de'  gionjani . 

Di  quelli  che  faltano . 

Dell  '  huomo  che  -vuol  ti- 
rar una  cofa  fuor  di 
fé  con  grand'  impeto  . 

Terche  quello  che  'vuol 
tirar  ,  o  ficcar  tirando 
il  ferro  in  terra  ,  alza 
la  gamba  oppofita  in- 
cur'vata  . 

Tonderatione  de'  corpi  che 
non  fi  muonjono  . 

Dell'  huomo  che  pofa  fo- 
pra  li  due  piedt ,  e  che 
dà  di  Ce  pui  pefo  all' 
uno  che  ali  '  altro  . 

Del  pofar  delle  figure . 

Delle  ponderationt  dell' 
huomo  nel  fermarfi  fo- 
pra  de'  fuoi  piedi . 

Del  moto  locale  più  o 
meno  'veloce  . 

Degl'  animali  di  quattro 
piedi  ^  e  come  fi  muo- 
mono  . 

Della  corri fpondenza  che 
ha  la  metà  dell'  huomo 
con  l  '  altra  metà  . 

Come  nel  faìtar  dell'  huo- 
mo i'n  alto  'vi  fi  trotta' 
no  tre  moti . 

Che  è  impoffibile  che  una 
memoria  ferbi  tutti  gì' 
afpetti  e  mutationi  del- 
le membra  . 

Della  pratica  cercata  cou 
gran  follecitudine  dal 
pittore  . 

Del  giudicare  il  pittore 
le  fue  opere  e  quelle  d' 
altrui . 

Del  giudicare  il  pittore 
la  fua  pittura  . 

Come  lo  [pecchia    è    mae- 

jlro  de'  pittori  . 

Qu^al  pi  tt  tir  a  è  fiit  lau- 
dabile . 


.hV. 


CaT.    CCLXXVIf. 

Cat.  ccLxxviir. 

Cat.  ccLxxrx. 
Cap.  cclxxx. 

Cat.  cclxxxi. 
Cat.   cclxxxh. 

Cap.  cclxxxiii. 

Cap.   cclxxxiv. 
Cap.  cclxxxv. 

Cap.  cclxxxvi. 

Cap.  ccLxxxvn. 

Cap.cclxxxviii. 

Cap.  cclxxxix. 
Cap.  ccxc. 

Cap.  ccxcr. 

Cap.   ccxcii. 

Cap.  ccxciii. 

Cap.  ccxciv. 

Cap.   ccxcv. 
Cap.  ccxcvi. 

Cap.   ccxcvii. 


CUf^nle  è  il  primo  obbiet- 
ta cb*  intenttone  del  pit- 
tore . 

Quale  è  piti  importante 
nella  pittura^  l'  om- 
bra ,  0  fuoi  lineamenti . 

Come  Jt  den^e  dare  lume 
alle  figure . 

Do've  denje  Jlar  quello 
che  rifguarda  la  pittu- 
ra . 

Come  fi  dete  porre  alto 
il  punto  . 

Che  le  figure  picciole  non 
debbono  por  ragione  ef- 
fer  finite  . 

Che  campo  de-ve  nfare  il 

pittore  alle  fne  figure  . 

Vrecetto   di  pittura  . 

Del  fingere    un  fito  fel- 

'Vacrgio  . 

Come  deije  far  parere 
naturale  un  animai  fin- 
to . 

De' njifi  che  fi  debbono  fa- 
re ,  che  habbino  rilievo 
con  grati  a  . 

Del  dividere  e  fpiccare 
le  figure  da'  loro  cam- 
pi. 

Della  differenza  de'  lumi 
J)ofii  in   dinjerfi  fiti  . 

Del  fuga^ir  l  '  impropor- 
tionalità  delle  circojlan- 
ze  . 

De'  termini  de'  corpi  det- 
ti lineamenti  ,  OD-vero 
contorni  . 

Degl  '  accidenti  fuperficia- 
li  che  prima  fi  perdono 
nel  dijcojtiirfi  de'  corpi 
otnbrofi . 

Degl'  accidenti  f'perfi- 
ciali  che  prima  fi  per- 
dono per  le  difìanze  . 

Della  natura  de'  termini 
de'  corpi  fopra  gì  '  altri 
corpi  . 

Della  /ìirura  che  -va  con- 
tra  7  'vento  . 

Della  fine/Ira  donje  fi  ri- 
trae la  figura  . 

Terche  mifurando  un  'vifoy 


Cap.  ccxcviu, 


Cap.  ccxcix. 
Cap.  ecc. 


Cap.  cgci. 

Cap.  cccii. 
Cap.  cecili. 
Cap.  ccciv. 


Cap.  cccv. 
Cap,  cccvi. 

Cap.  cccvii. 


Cap.  cccvi/r. 
Cap.  cccix. 


Cap.  cccx. 
Cap.  cccxi. 

Cap.  cccxii. 
Cap.  cccxiii. 


P    2 


*i5 

e  poi  dipingendolo  in 
tal  grandezza  ,  egli  fi 
dtmoflrerà  maggior  del 
naturale  . 

Se  la  fuperficie  d' ogni 
corpo  opaco  partecipa 
del  color  del  fno  abbiet- 
to . 

Del  moto  degl'  animali  . 

A  fare  una  figura  che 
fi  dimofiri  ejfer  alta 
braccia  40.  in  (patio 
di  braccia  io.  e  abbia 
membra  corri fpon  denti  , 
e  fila  dritta  m  piedi  . 

A  fare  tina  figura  nel 
muro  di  12.  braccia 
che  appari fca  d  '  altez^za 
di   24. 

A'Wertimento  circa  l  * 
ombre  e  lumi  . 

Tittura ,  e  lume  uni'ver- 
fate . 

De  '  campi  proportionati 
a  corpi  che  in  ejfi  cam- 
peggiano ,  e  prima  del- 
le fuperficie  piane  d'  u- 
7iifor>ne  colore . 

Ti  t  tur  a  di  figura  e  cor- 
po . 

Nella  pittura  mancherà 
prima  di  notitia  la  par- 
te di  quel  corpo  che  fa- 
rà di  minor  quantità  . 

Terche  una  medefima  cam- 
pagna fi  dimoftra  alcu- 
na 'volta  maginore  0  mi- 
nore che  non  è  . 

Offer'vationi  di'verfe  . 

Delle  città  Ò"  altre  cofe 
'vedute  all'  aria  graf- 
fa- 

De'  rag{[i  folari  che  pe- 
netrano li  fpiracoli  de' 
nwvali  . 

Delle  cofe  che  l  '  occhio 
'vede  fotta  fé  mifie  in- 
fra nebbia  cb*  aria  graf- 

^.         .     . 
Deal'  edifit)  'veduti  nell* 

aria  grnffa  . 
Della  e  afa  che  fi  mojlra 
da  lontano. 

Cap. 


11^ 


Cap. 
Cap. 
Cap. 
Cap. 

Cap. 


Cap.  cccxix. 

Cap.  cccxx. 
Cap.  cccxxi. 


Cap. 
Cap. 

Cap. 

Cap. 
Cap. 


cccxir.     Della 'Veduta  d'una  cit' 

ta  ili  aria  graffa  . 
cccxv.      De'  termini  inferiori  del" 

le  cofe  remote  . 
cccxvi.     Delle  cofe  "vedute  da  lon- 

tana . 
cccxvii.    Dell ' azzurro  che  Jì  mo- 
fira  effere  ne'  jaeji  lon- 
tani . 
cccxviii.  Quali  fon    quelle    farti 
de'  corpi  delle  quali  per 
difìanza   manca  la  no- 
titi a  . 
Perche  le  cofe  quanto  piit 
Jì   rimuovono    dull  '  oc- 
chio manco  Jì    conofco- 
no . 
Perche  i  "volti  di  lontano 

paiono  ofcuri  . 
Qu^ali   fon    le    parti  che 
prima  Jì  perdono  di  nO' 
titia  ne'  corpi  che  Jì  ri' 
muo'vono    dall  '  occhio  , 
e  quali   piit   Jì    confer- 
njano  . 
cccxxn.    Della  profpettin^a   linea- 
le. 
cccxxiii.   De'   corpi     "veduti     nella 

nebbia  . 
cccxxiv.    D- II'  altezza    degl'  edi- 
Jit]   "veduti   nella    neb- 
bia . 
cccxxv.    Delle  città  &  altri  edi- 
Jitj  ^veduti  la  fera  o  la 
mattina  nella  nebbia  .  • 
cccxx  VI.   Perche    le    cofe    piit  alte 
pojle  nella  dijlanza   fo- 
no  piti  ofcure  che  le  baf- 
fé  ,    ancorché  la  nebbia 
Jìa  uniforme  in  gruffez- 
za . 
cccxxvii.  Delle    macchie    dell  '  om- 
bre   che  apparifcono  ne' 
corpi  da  lontano  . 
cccxxvrii.  Perche   fu    ' l  far    della 
fera    l  '  ombre    de'  corpi 
generate    in    bianco  pa- 
rete fono  azzurre  . 
Do've  è  piti  chiaro  il  fu- 
mo . 
cccxxx.     Della  pohere . 
cccxxxr.     Del  fumo  . 
cccxxxu.  Varj  precetti  di  pittura  . 


Cap.  cccxxxin. 


Cap. 
Cap. 

Cap.  cccxxix. 

Cap. 

Cap. 
Cap. 


Perche  la  cofa  dipìnta  ^ 
ancorché  ella  ^venchi 
all'  occhio  per  quella  me- 
dejìma  graffe  zza  d'  an- 
golo che  quella  eh'  è  piti 


remota  ai  le  i  ^  non  va- 


di   le  i 
re  tanto  remota 
to    quella    de  Ila 


Cap.  cccxxxrv. 
Cap.  cccxxxv. 


Cap.  cccxxxvi, 

Cap.  cccxxxvii, 

Cap.cccxxxviii, 
Cap.  cccxxxix 

Cap.  cccxl. 

Cap.  cccxli. 


Cap.  cccxLir. 


Cap.  cccxLiir. 
Cap.  cccxliv. 

Cap.  cccxlv. 


Cap.  cccxLvr. 

Cap.  CCCxlvii, 

Cap.  cccxi.vir 


Cap.  cccxiix 

Cap.  cccl. 

Gap.  cccii. 

Cap.  ccclii. 

Cap.  ccCLin. 

Cap.  cccljv. 


quan- 
remo- 
tione  naturale  . 

De'  campi  . 

Del  giudicio  che  s'  ha  da 

fare   fapra    l  '  opera  d  ' 
un  pittore  . 

Del  rilie'vo  delle  figure 
remote  dall  '  occhio  . 

De'  termini  de'  membri 
alluminati  . 

De'  termini . 

,  Della  incarnatione ,  e  co- 
fe remote  dall  '  occhio  . 

Varj  precetti  di  pittu- 
ra. 

Perche    le    cofe     ritratte 
perfettamente  dal  natu- 
rale non  paiono  del  me- 
dejìmo  rilieuo  qual  pa- 
re effo  nattirale  . 

Di  far  che  le  cofe  paio- 
no fpiccate  da'  lor  cam- 
pi ,  cioè  dalla  parete 
do've  fono  dipinte. 

Precetto  . 

Del  figurar  le  parti  del 
mondo  . 

Del  Jìgtirar  le  quattro 
parti  de'  tempi  dell  '  an- 
no ,  0  partecipanti  di 
quelli  . 

Del  "vento  dipinto  . 

Del  principio  d' una  piog- 


gia 


I.  Dell  '  ombre    fatte     da' 
ponti   fnpra    le  loro  ac- 
que . 
,   Precetti  di  pittura. 
Precetti  . 
Della  flatua  . 
Del  far  una  pittura    d* 

eterna  "vernice  . 
Modo    di    colorir   in    te- 
la. 

Precetto   della   pmfpetti- 
^va  tn  pittura . 

Cap. 


Cap.  cCClv.       De^r  obbietti  . 

Cap.  CCClvi.      De//a  diminutiotie  (le  co* 

lori  e  corpi  . 
Cap.  ccCLvn.     Dell'    interpojìtiorte      de' 

corpi    trafparenti    ivfra 

l  '  occhio  e  l  '  obbietta  . 
Cap.  CCClviii.  De' panni  che  'vejlono    le 

figure  ,  e  lor  pieghe . 
Cap.  ccclix.      Della  natura  delle  pieghe 

de  panni  . 
Cap.  CCClx.         Cor^e  Jì  de^vono  far    le 

pieghe  de  panni . 


117 

Cap.  ccclxi.  Co»2e  Jì  devono  fare  le 
pieghe  a' panni . 

Cap.  CCC1.XI1.  De/le  pieghe  de' panni  in 
fcorcio  . 

Cap.  ccCLxni.  Dell  '  occhio  che  'vede  le 
pieghe  de'  panni  che  cir- 
condano l  '  huomo  . 

Cap.  ccclxiv.  Delle  pieghe  de'  pan- 
ni . 

Cap.  cccixv.  Dell' orizzonte  fpccchia- 
to  fieli  '  onde  , 


FINE 


b-A»  a4i=^  f.^ 


LEON 


LEON    BATTISTA    ALBERTI 

DELLA 

PITTURA 

E 

DELLA  STATUA. 


121 

AL  MOLTO  ILLUSTRE  SIGNORE  MIO  OSSERVANTISSIMO 

IL      SIGNORE 

CARLO    ERRARD 

PITTORE   DEL  RE  CRISTIANISSIMO. 


MOLTO    ILLUSTRE   SIGNORE. 


L 


E  dedicattoni Jone  Jìmprc  bene  impiegate^ 
e  convengono  principalmente    a  quelli  che  prqfef^ 
Jano  le  mede/ime  arti  e  Jcienz^  che  ne''  libri  j'  tn- 
Jegnano  y  perchè  Je  Jìimano  la  propria  virtù  e  ri- 
putatione  ^  Jvr^a    è    e'  abbino  anche    in  pregio  il 
pr e/ente  che  Ji  fa  a  loro  :   Ù  ejjìndo  di  fir^  ba- 
Jìanti  per  rejijìere  alle  calunnie  de gV  invidio) i ,  €t 
alle  cavi llat ioni  degl'ignoranti^    con    i Joli  carat- 
teri del  loro  nome  prejervano  le  opere  dedicate  dct 
ogni  jyì inante  e  venenata  lingua .  Spinto  da  que» 

Q  Ji^ 


t22 

Jìe  corifideratìonì ^  ma  molto  più  dal  dejìderio  che 
hojìmpre  havuto  di  pale/are  con  qualche  atto  puh- 
blico  il  grand^  affitto  della  mia  Jìrvitù  verjo  di 
V,  S,  le  off  eri/co  quejìi  due  trattati  da  me  rive- 
duti y  e  quajì  rijiijcitati ^  col  aggiungervi  la  vita 
del  loro  autore  Leon  Batifta  Alberti ,  da  lei  te- 
nuto degno  J'  accompagnare  Lionardo  da  Vinci Jiio 
paefano  Jìno  al  trono  reale  della  virtuqjifflma  Re- 
gina diSvetia,  Deve  affai  V  uno  eV  altro Jcritto- 
re  alle  cure  e  Jatiche  di  V,  S,  che  per  jfargli  cotn- 
parire  più  pompqjt  innan^  a  sì  gran  Principeffa  ^ 
ha  voluto  con  quel  numero  di  rari  ornamenti  che 

Ji  vedono  ricamargli  da  capo  a  piedi ,  Ajpettiamo 
da  lei  in  altre  occafìoni  coffe  più  ff)de  e  di  mag' 
gior  momento^  perche  e  per  la  profonda  St  uni- 
ver/ale  e  ogni t  io  ne  di  tutte  le  parti  del  difègno  ^  e 
per  V  abbondanza  e  ricche^^  delle  inventioni ^  e 
per  quella  ffia  muta  eloquenza  con  la  quale  ella 
e/prime  si  perfettamente  i  moti  interni  dell'*  ani- 
mo,  Jappiamo  eh'  alla  ffia  mano  non  vi  è  ceffi 
impojffìbile .   Intanto  le  bacio  mille  volte  le  mani. 


Di  V.  S.  molto  ilhifìre . 


AffetìonattJfty»9  fefvitore 
Rafaelle  Trtchet  Du  Frefne. 


133 


VITA 

DI  LEON  BATTISTA  ALBERTI 

DESCRITTA 

DA      RAFAELLE      DU      FRESNE. 


IJanto  fulTe  antica,  nobile  è  potente  la  famiglia  de  gli  Al- 
berti in  Fiorenza,  ne  fanno  fede  le  hiftorie:  e  Scipione  Am- 
mirato ,  che  per  certi  rifpetti  volfe  rilevar  il  nome  de*  Con- 
cini, non  trovò  più  bella  e  fpedita  inventione,  che  di 
metterli  in  compagnia  con  gli  Alberti ,  affegnando  una  ifteiTa  ori- 
gine all'una,  &:  a  l'altra  famiglia.  A  noi  baltcrà  dire  che  nel  1304. 
erano  già  di  grande  autorità  in  Fiorenza,  e  che  favorivano  la  fat- 
tionc  de*  Bianchi ,  e  1'  anno  1384.  nelle  fefte  che  fi  fecero  in  Fio- 
renza per  r  acquifto  d  Arezzo,  gli  apparati,  e  le  pompe  de  gli 
Alberti  furono  di  tal  magnificenza,  che  parvero  più  convenienti  a 
qualunque  gran  prencipe  eh'  a  perfòne  private.  Ne'  falli  della  republi- 
ca  fi  trova  che  gli  Alberti  hanno  havuto  nove  volte  il  gontalonera- 
to ,  eh*  era  il  fupremo  grado  in  honore  &  in  potenza  al  quale  po- 
teffero  afpirare  i  Fiorentini.  Ma  nelle  frequenti  borafche,  e  moti  del- 
le cofe  publiche  non  ebbero  fempre  la  fortuna  favorevole .  L'  anno 
1387.  Cipriano  e  Benedetto  de  gli  Alberti  furono  fcacciati  dalla 
patria,  e  poi  Tanno  141 1.  banditi  infino  a*  fanciulli  di  quella  caia. 
Ma  nel  1428.  fu  levato  il  bando,  e  dato  ordine  eh' ogn*  uno  potef^ 
fé  venire ,  e  {fare  liberamente  a  Fiorenza .  11  fopra  nominato  Ci- 
priano   fu  padre   di   Alberto,   di  Lorenzo,    e    di   Giovanni.    Alberto 

Q   2  Al- 


124  VITA 

Alberti  fu  prima  canonico,  e  poi  l'anno  1437.  vcfcovo  di  Cameri- 
no: &L  Eugenio  papa,  che  con  tanta  pompa  e  dimoftratione  d'af- 
fetto fu  da'  Fiorentini  nella  loro  città  accolto ,  havendo  nel  tempo 
eh'  egli  vi  celebrò  il  concilio  ,  fatto  prova  delle  virtù  di  quel  pre- 
lato,  per  fegno  di  gratitudine  verfo  la  Tua  natione ,  e  per  premio 
dovuto  a'  fuoi  meriti ,  1'  honorò  del  cardinalato .  Lorenzo  fratello 
d'Alberto  lafciò  più  figlioli,  Bernardo,  Carlo,  &  Leon  Battirta,  le  cui 
rare  qua'ità  porgeranno  ampia  materia  di  lodi  a  quello  breve  dil- 
corfo.  Con  quanta  cura,  e  con  che  difciplina  quelli  fratelli  fuflero 
nella  gioventù  dal  padre  allevati ,  fi  legge  nel  trattato  che  1'  ilfelTo 
Leon  Battilfa  fcriffe  delle  commodità  ,  ik.  incommodità  delle  lettere: 
dove  egli  racconta  che  tutte  le  bore  del  dì  erano  in  tal  maniera  a 
varii  loro  ftudii  diftribuite,  che  mai  rellavano  otiofi  ElTendo  giunti 
ad  età  più  matura,  oltre  lo  ftudio  delle  lettere,  Carlo  abbracciò  la 
cura  de' negotii  domeftici,  ma  Leon  Battiff a  non  tenendo  conto  di  al- 
tro che  di  libri,  tutto  fi  diede  alla  coltura  dell'ingegno,  e  fece  tan- 
to profitto  nelle  fcienze ,  che  fi  lafciò  addietro  quanti  con  fama  va- 
lent'  huomlni   vivevano  al  Tuo   tempo . 

11  primo  fiiggio  eh'  egli  diede  della  vivacità ,  OC  acutezza  del 
filo  genio  fu  neir  ingannare  con  una  dotta ,  &  ingegnofa  burla , 
e  con  più  fucceflo  che  non  fece  poi  il  Sigonio ,  il  giudicio  de* 
letterati  del  Tuo  tempo:  perche  trovandofi  in  età  di  venti  anni 
allo  ftudio  di  Bologna,  compofe  di  nafcolfo  una  favola  chiamata 
Thilodoxm ,  fotto  nome  di  Lepido  comico ,  la  quale  poi ,  quafi  ca- 
pitatagli di  nuovo,  e  cavata  da  vecchio  manofcritto,  ci  publicò  per 
antica.  E  veramente  Alberti  imitò  in  quella  con  tanta  fe'icità  la  prif^ 
ca  dicitura  de'  comici  Latini,  eh'  effendo  pervenuta  nelle  mani  di 
Aldo  Manucci,  il  quale  fu  da  tutti  tenuto  per  paragone  della  vera 
e  più  pura  Latinità,  egli  la  fece  llampare  in  Lucca  l'anno  1588. 
dedicandola  ad  Afcanio  Perfio,  personaggio  ancora  egli  di  profonda 
cruditione  ,  come  fé  folte  Itata  opera  di  fcrittore  antico  .  Lepidam  Le- 
pidt ,  a>2ticjui  comici ,  quifquis  die  Jìt  ^fabidam  ad  te  mitto ,  eruditi fjìme  Terfiy 
qu(£  Clini  ad  manus  meas  pernjoierit  ^  perire  mlui:  tS'  antiquitatii  rattoyiem 
habendam  ejje  duxt .  Multa  funt  in  ca  obfer^atione  digna ,  qu£  tibi ,  totius 
evetujìatis  follerttfjìoìo  lìidagatori ,  noìi  dtfplicebunt ,  mihi  certe  cum  placuernit , 
l5'c.  Ma  che  \  Alberti  habbia  comporto  quella  favola  nel  vigefimo 
anno  della  fua  età,  egli  fleffo  l'ha  voluto  fìgnificare  nel  prologo: 
Non  qutdem  cupio  ,  non  peto  in  laudem  trabt ,  quod  hac  <vi^e/ìfna  anmrum 
weorum  ditate ,  hanc  ineptius  fcripferim  fabulam  .  Verum  exfpe^o  inde  haberi 
apud  <vos  hoc  perfuajìonis  ,  non  njacuum  me  fcdicet ,  non  exundique  tncurc 
meos  obi--viJfe  annos .  Havendo  dunque  Alberti  in  quella  età  fperimen- 
tato  le  fue  forze,  non  vi  fu  fcienza  eh*  egli  con  lo  fludio  non  Ci 
acquiftaUe,  non  lafciando  palTare  alcun  giorno  fenza  leggere  o  com- 
porre 


DI  LEON  BATTISTA  ALBERTI.  125 

porre  qualche  cofa,  come  egli  ftelTo  afferma:  &  hebbe  l'Ingegno  così 
facile ,  che  parve  ugualmente  nato  ad  ogni  forte  di  difcipline  :  ne  (ì 
fa  fé  fuiìe  meglio  oratore  o  poeta,  fé  più  eccellente  fcrittorc  Latino 
o  Tofcano ,  fc  più  valeffe  nelle  fcienze  pratiche  o  fpeculativc ,  e 
ie  con  più  gravità  ragionaffe  delle  cofe  rilevate,  o  con  più  leggia- 
dria &  urbanità  delle  ordinane ,  e  baffc . 

Si  legge  eh'  una  volta  Lorenzo  de'  Medici ,    vero   Mecenate   del 
fuo  fecolo,  per  paflar  con  manco  faftidio  i  più  gran  caldi  dell'  efta- 
te ,    fece    nella    felva    di  Camaldoli    una   ragunata  di  pcrfonaggi   illu- 
fori  in   ogni    forte  di   letteratura ,   fra  quali    Marlìlio    Ficino ,   Donato 
Acciaioli ,  Leon  Battilk  Alberti ,  Alamanno  Rinuccino ,   e   Criftoforo 
Landino   erano  i  principali .   Qual    fuHe  la  converfatione    di   sì    dotte 
pcrfone  ogn'  uno  fé  lo  può  immaginare.   Ma  più  di  niiTun'  altro  fi  fece 
ammirare  l'Alberti,   il  quale  con   difcorfi  rilevati,  e  pieni  di  fublime 
dottrina  fece  vedere  a  pieno  che  nell'Eneide    fotto    la   fcorza   di   va- 
rie ,  e  vaghe  fintioni ,    fi    nafcondevano    i    più    alti    fegreti  della  filo- 
fofia,  e  che  Virgilio  era  un  vero,    e    reale  filofofo ,    ma  veftito  fan- 
tafticamente  e  da  poeta .   Così  fodi  ragionamenti  fecero  tal  impreffio- 
ne  nell'animo  de  gli  afcoltanti ,  che  Criftoforo   Landino  (ch'in  quel- 
la occafione  volfe  eflere  il  fegretario  dell' afìemblea)  g'i  regiftrò  tutti 
in  un  libro ,    e    ne    formò  poi  quell'  opera    che    fi  vede    ftampata   m 
lingua  Latina  fotto  nome  di  Queftioni  Camaldolenfi:   nelle   quali   ver- 
fo  il  fine  così   fcrive  il   Landino:  H^c  ftwt  qu^  de  plunmis  longeque  ex- 
celloìtiortbus ,   qu£  Leo   'Baptijla   Alhertwc  memortter ,   diluctde ,    ac  copto/e ,   ÌM 
tantoriim  njirorum  C6}2feffu  difputaniit ,  mem'tnijfe  <voluf . 

Lafciò  l'Alberti   molte  belle  compofitioni  in  Latino  &  in  Tofca- 
no,   delle  quali  fi   vedrà  qui  di  fotto  un  copiofo  indice.  Fra  le  ope- 
re   Latine    è    digna  d'  eterna    lode ,    e    (\    può    paragonare  con   tutta 
r  antichità ,  quella   eh'  è  intitolata  il  Momo ,   la  quale  per  la  fua  ec- 
cellenza ,  nel  medefimo  anno    1520.  fu  ftampata  due  volte  in  Roma. 
E  veramente  in  quella  con  ftraordinaria  vaghezza,  e  non  penlato  ar- 
tifitio ,  fcherzando,    ridendo,    burlando,    d    fpiegano  in  quattro  libri 
quelle  cofe  ,  che  gli  altri  con  maniere  gravi ,    e  fevere  fcriOero  della 
filofofia  morale,  elfendofi  però    egli    principalmente  propofto  di   toc- 
care quelle  che  a  formare  un  perfetto,  &  ottimo  principe  s*  afpetta- 
no ,  e  cognofcere  i  coftumi   di   quelli    che    gli   vanno    attorno.    Bella 
è  ancora  1'  operetta  chiamata  Trivia  ,  ovvero    delle    caufe  attenenti  a* 
fenatori ,  e  quella  eh'  egli   intitolò  De  iure,    cioè  dell'  amminiftrar  la 
giultitia,    delle    qua'i    non   so  per   qual  cagione  Cohmo  Bartoli ,  che 
traslatò  in  lingua  Italiana ,  e  fece  ftampare  in  un  volume   molti   opu- 
{coli  di  Leon  Battila  Alberti,    n'  abbia  fatto    il    quinto  e  ferto    libro 
del   Momo,    ovvero  del  Principe.  Scrillc  un  libretto  di   favole,  nelle 
quali  fi  dice  che   nella   bizzarria  de' concetti   habbia   fuperato  Efopo. 

Com- 


126  VITA 

Compofe  ancora  un  trattato  della  vita  e  coftumi  del  fùo  cane,  & 
un  altro  fopra  la  mofca,  potendo  con  artifitiofa  maniera  fcherzar  del- 
le cofe  rilevate ,  e  gravi ,  e  filofofar  delle  bade ,  &  abbiette  .  Nella 
lingua  Italiana  ha  lafciato  tre  libri  dell'Economia,  &  alcune  cofe 
amorofc  in  profà  &  in  verfì ,  e  fu  il  primo  (  come  fcrive  Giorgio 
Vafàri  nella  Tua  vita)  che  tentalTe  di  ridurre  i  verfi  volgari  alla  mi- 
fura  de'  Latini ,  come  fi  vede  in  quella  Tua  epiftola . 

^lite^a   -pur  ejlremct  mijerabde  ptflola  mando 

A  te  che  fpregi  miferamerne  fjot ,  ^c 
Ma  nel  ragionar  del  fingolare  genio  dell'  Alberti  in  ogni  genere 
di  polite  lettere ,  e  del  luogo  eh'  egli  tiene  fra  gli  huomini  letterati , 
mi  Tento  tirato  da  gente  d'altra  profefTione ,  cioè  da  pittori,  &  ar- 
chitetti, che  come  Tuo  lo  pretendono,  e  moftrandomi  quanto  egli  ha 
operato  in  pittura  &  architettura,  mi  chiamano  indietro,  e  quafi  che 
io  habbia  a  fcrivere  le  virtù  d' un  altro  Alberti ,  mi  sforzano  di  far 
paffaggio  daHe  fcienze  fpeculative  alle  arti  pratiche,  e  mecanichc. 
E  veramente  fu  tanta  la  capacità  e  vaftità  dell*  ingegno  del  nortro 
Alberti  ,  che  potè  non  /blamente  con  generali  notitie  tutte  le  difci- 
pline  abbracciare,  ma  difcendere  ancora  al  particolare  di  ciascuna, 
òi.  applicandofi  a  qualfivoglia  cola,  far  credere  a  gli  huomini,  che 
mai  ad  altro  non  haveffe  il  Tuo  nobilifTimo  intelletto  impiegato,  pa- 
reggiando anzi  avanzando  quelli  eh'  in  tale  profelTione  fi  Itimavano 
i  migliori.  Erano  nel  Tuo  tempo  affatto  fpcnti  gli  itudii  dell'archi- 
tettura ,  o  fé  pur  qualche  cognitioni  Te  ne  havevano ,  furono  tanto 
corrotte,  e  lontane  dalla  politezza  e  nobiltà  dell'  antico  fecolo  Ro- 
mano ,  che  neir  operare  producevano  effetti  rozzi .  Leon  Battiila  Al- 
berti fu  il  primo  che  tentalTe  di  ridurre  quell'arte  alla  Tua  prima  pu- 
rità ,  e  fcacciando  la  barbarie  de'  fecoli  Gótichi  introduceffe  in  quel- 
la l'ordine,  e  la  proportione ,  fi  che  da  tutti  fu  univerfalmente  chia* 
mato  il  Vitruvio  Fiorentino.  La  fama  del  Tuo  nome  induffe  Nicolò  V. 
Pontefice  a  valerfi  di  lui  nell'  ordinare  molte  fabriche  in  Roma  ,  &C 
a  confidarfi  tanto  più  ne'  fuoi  configli ,  quanto  che  da  Biondo  For- 
livefe  perfonaggio  di  alto  merito,  e  fuj  familiare  fu  particolarmente 
informato  delle  fue  rare  qualità . 

Fece  per  Sigifinondo  Pandolfo  Malatefta  fignore  di  Rimino  il 
difegno  della  Chiefii  di  S.  Francclco ,  la  quale  fi  principiò  1'  anno 
1447  ,  e  riufcì  una  delle  più  fuperbe,  e  fontu  jfe  d'Italia.  Fu  con- 
dotta al  termine  ch'oggi  fi  vede,  l'anno  1550  E  perche  il  Vaiari, 
in  occafioni  di  minor  momento  affai  proliffo,  nella  defcrittione  di 
quefto  tempio  s  è  moitrato  molto  fcarlo  di  parole  ,  benché  per  il 
foggiorno  ch'egli  fece  in  Rimino,  dove  dipinfe  il  S.  Francefco  che  fi 
vede  neir  aitar  maggiore  di  detta  fabrica  ,  habbia  potuto  offervarne 
minutamente  tutte  le  parti,  noi  per  fupplire  in  parte  alla  lua  negli- 
genza , 


DI   LEON  BATTISTA  ALBERTI.  127 

genza ,    e    per  onorare  tanto  più  la  memoria  dell*  architetto ,     fcrivc- 
remo  quello  che   nel  ceniiderarla  più  volte  ci  è   parlo  degno  di  elTe- 
re  olTervato .     E  cominciando  dalla   facciata ,  diremo  che   li  vede  un 
belliirimo  baflamento,  tutto  di  marmo  d'  Iftria  ,    il    qual  corre  d'in- 
torno a  tutta  la  fabrica  ,  &C  ha  per  corniciamento  un  bel  ornamento 
di    fogliami  &c  arme  Pandolfefchi ,    intralciate    infieme    cori    vaga  in- 
ventione.  Sopra  di  effo  falgono  quattro  colonne   cannellate  d'  ordine 
compolìto  ,  e  di  mezzo  rilievo.  I  tre  interftitii   fono  occupati   da  tre 
nicchie,  delle  quali  quella  di  mezzo  fa  la  porta  maggiore,    the    va 
dentro  alquanto  con  un  bellilfim  )  fogliamo:  fegue    poi    l'architrave, 
il  freggio,  ck  il  cornicione,  fopra  del  quale,  di  rimpetto  alla   portavi 
andavano  con  1'  iflelTo  ordine  due   pilallri   con  una  nicchia  in  mezzo, 
la  quale  fé  fulTe  ftata  fatta,  havrebbe   fervito  per  dar  lume    alla  na- 
vata di    mezzo,  &  per    collocarvi  la  fìatua    del  Signore.   Nel  fianco 
del  tempio   di   fuori ,  con  fuperba   e  nobile   inventione  fi  vedono  fet- 
te archi  grandi,   e   fotto  di  elfi    altretanti    fepolcri ,  fatti  a   polla  per 
fervire  di  depofiti  d'  uomini  illuftri  Riminefi .    La  parte  intcriore  del- 
la fabrica  non  cede  punto  all'   efteriore  ne  in   grandezza  di  difegno, 
ne  in  delicatezza  d'   ornamenti  ,  i   quali ,  benché  habbino  un   non  fo 
che  di  Gotico,  fé  fi  confiderà  la  rozzezza  di  quel   fecolo ,  non  fono 
tuttavia  fenza  l^de  .   I    marmi    di   diverfe  forti ,  cofi  dentro  come   di 
fuori ,  fono  flati  con  profufione  adoprati ,  e  fi  legge  nella  vita  di  Si- 
gifmondo  ,  eh'  egli  palTando  con  le  fue  genti  vicino    a  Ravenna ,    ne 
Ipogliò  con   quella  occafione  le  chiefe  antichiffime  di  S.  Severo  ,  e  di 
Cldlli,  levandone  le  incrortature ,  e  conduccndo  a  Rimino  tutto  quel- 
lo che   più   gli  pareva  a  propofito  per  compire  la  fua  opera  ,    a    tal 
punto   che  da  Pio  fecondo   fu  meritamente  biafimato  ,  e  chiamato  fa- 
crilego.  In   una  delle  capelle ,    che    fono   fei ,    fi    vedono    le  fepolturc 
affai  belle    e   ricche   di  Sigifmondo ,    e   di  Ifotta  fua  moglie ,   e  fopra 
una  (  come   fcrive  il  Vafari  )  e  il   ritratto  di   cfTo  fignore  ,  &C  in  altra 
parte  dell' ifiefla  opera  quello  di  Leon  Battifta. 

L'anno  155 1.  Lodovico  Gonzaga  marchefe  di  Mantova,  il  qua- 
le era  divotamente  affettionato  all'Annunciata  di  Fiorenza,  per  un 
voto  fattole  dalla  fua  conforte  ,  per  cagione  d'  un  parto  felice  ,  fece 
fabricare  ,  col  difegno  di  Leon  Battila,  il  coro,  o  vero  tribuna,  che 
di  prefente  fi  vede  in  quella  chiefa ,  con  1'  armi  intorno  della  fami- 
glia Gonzaga:  la  quale  fi.  come  fa  fede  della  magnificenza  di  quel 
fi'gnore,  cofi  moflra  il  valore  dell'architetto,  che  con  maniera  ca- 
pricciofa,  e  molto  diffìcile  ordinò  quell'edificio  a  guifa  d'un  tempio 
tondo  con  nove  capelle  d'  intorno  .  E  perche  vi  fono  certe  cofe  che 
non  rifpondono  all'  occhio  con  tutta  quella  gratia  che  fi  richiede, 
parendo  per  il  giro  della  fabrica  che  gli  archi  delle  capelle,  quan- 
do fi  guardano  per  profilo,  cafchino  in  dietro,  rimandiamo  il  lettore  a, 
quanto  ne  fcrive  il  Vafari.  L' illef- 


128  VITA 

L'  iftenb  marchefe  volendo  nella  propria  città  riedificare  dalle 
fondamenta  la  chiefa  di  S.  Andrea,  venerabile  per  il  fanguc  di  Cri- 
rto ,  che  vi  fi  conferva,  1'  anno  1472.  chiamò  a  fé  1'  A  berti,  e  fi- 
gnificatogU  il  penfìero  eh'  egli  haveva  d'  illuRrarc  Mantova  con  un 
nobililTmo,  e  ruperbiffimo  tempio,  gli  fece  fare  il  modello  del  no- 
vo tempio  ch'oggi  (ì  vede:  il  quale  è  tutto  di  terra  cotta  in  forma 
di  Croce,  con  una  volta  fola  che  forma  la  parte  inferiore  di  quella, 
fovrapofla  al  corpo  maggiore  della  chiefa,  lungo  braccia  104.,  e 
largo  braccia  40.  fenza  catena  alcuna  di  ferro,  o  legno  che  lo  foften- 
ti,  &  è  tutto  d'opera  comporta,  con  tre  capelle  grandi  per  ogni  par- 
te, &  altrettante  picciole .  Nelle  braccia  della  croce  vi  fono  due  ca- 
pelle per  ciafcuno  oppofte  1'  una  all'  altra .  Il  mezzo  poi  del  quadra- 
to, dove  fi  deve  fabricar  la  cupola,  è  largo  braccia  [Melfo  a  quaran- 
ta. Oltre  il  quadrato  della  cupola  vi  è  il  coro  di  forma  ovale,  lun- 
go braccia  52.,  e  largo  quanto  è  il  corpo  della  chiefa,  il  quale  con 
il  predetto  quadro  fu  l'anno  del  Salvatore  1600.  fornito  fino  àlli  ul- 
timi corniciamenti,  conforme  al  modello  antico  dell'Alberti.  La  fac- 
ciata è  compartita  in  tre  porte  ,  la  maggior  delle  quali  eh'  è  nel  mez- 
zo, è  ornata  di  marmi  bianchi,  con  fogliami  bellilhmi  diligentemente 
intagliati ,  e  le  portelle  da  i  Iati  fono  di  marmi  bigi ,  lavorati  anch' 
cffi .  Chi  volefTe  vedere  ogni  cofa  più  particolarmente  defcritta  legga 
Donefmondi  nel  libro  fefl:o  dell'  iftoria  ecclefìaftica  di  Mantova  ,  dal 
quale  habbiamo  cavato  quanto  fi  è  accennato  di  fopra  .  Mario  Equi- 
cola  nella  ifforia  Mantovana  e'  infegna  eh'  il  medefimo  Alberti  nell* 
iftefla  città  diede  principio  alla  chiefa  di  S.  Sebaltiano.  Hebbe  per  aiu- 
tante, e  fedele  efecutore  de'  fuoi  difegni  a  Mantova  un  Luca  Fioren-- 
tino,  il  quale  haveva  già  lavorato  per  lui  a  Fiorenza  nella  fabrica  del 
coro  dell'  Annunciata  . 

Ma  fé  Roma,  Rimino,  e  Mantova  debbono  molto  all' induftria 
di  Leon  Battiffa,  non  meno  fi  fente  obligata  la  fua  patria  alla  fua  virtù, 
havendo  egli  affai  contribuito  a'ia  fua  bellezza.  Fu  ordinata  in  Fioren- 
za col  fuo  difegno  la  facciata  della  chiefa  di  S.  Maria  novella,  e  con 
vago  mcfcolamento  di  marmi  neri ,  e  bianchi  artificionimente  orna- 
ta, e  corrifpondentc  alla  grandezza  di  tutto  il  corpo  dell'  edificio. 
A  Colimo  Rucellai  diede  il  difegno  del  palazzo  eh'  egli  fece  tare 
nella  ftrada  che  fi  chiama  La  vigna ,  e  nella  chiefa  di  S.  Brancacio 
fi  vede  una  capella  di  fua  inventionc.  Fece  egli  molte  altre  cofe , 
che  per  brevità  Ci  tra'afciano.  Lafciò  pochiffime  opere  di  pittura  . 
Paolo  Giovio  ,  che  compofe  fuo  elogio ,  e  gli  diede  loco  fra  gli  il- 
lulìri  letterati ,  loda  il  ritratto  eh'  egli  fece  di  fé  medefimo  :  il  qua- 
le nel  tempo  che  Vafari  fcrilTe,  fi  ritrovava  in  cafa  di  Palla  Rucellai, 
con  altre  Pitture  del  medefimo  A' berti . 

Si  vede  dunque   da  quanto  habbiama  fcritto   di  fopra  ,   che  per 

lo 


DI   LEONBATISTA   ALBERTI.  129 

10  rtudio  de  le  lettere,  e  per  la  cognitione  del  difegno,  Leonba* 
tilla  Alberti  iì  può  con  ottima  ragione  regiftrar  fra  gli  huomini  fa- 
mofì  dell'  una,  e  dell'  altra  profelìione.  Anzi  per  maritarle  più  eret- 
tamente infìeme ,  volfe  eh'  i  difcorlì  dell*  una  fervillero  ad  illuftrar 
le  operationi  dell'  altra,  facendo  parlar  quelle  arti  che  per  lo  paflato 
erano  rellate  quafì  mutole,  lafciandone  1  precetti  con  belliffimo  lille 
fcritti  in  lingua  Latina.  La  fcultura  fiì  la  prima  della  quale  egli  in- 
traprendeffe  di  trattare,  fcrivendone  in  lingua  Latina  un  libretto  in- 
titolato della  Statua .  ScrifTe  pofcia  nella  medelìma  lingua  tre  libri 
de  la  Pittura,  da  tutti  gl'intendenti  ft-mmamente  lodati,  f\  per  la  di- 
citura nobile,  e  fchietta ,  come  anche  per  l'importanza  de' precetti. 
Nel  primo   fi   fpiegano    i  pnncipii   dell'  arte ,    tratti   da   la  geometria . 

11  fecondo  contiene  le  vere  regole,  da  le  quali  non  deve  mai  dipar- 
tirli il  pittore,  tanto  nella  compcfìtione  ,  quanto  nel  difegno,  e  co- 
lorito, che  fono  le  tre  cofe  alle  quali  fi  riducono  tutte  le  conlide- 
rationi ,  che  far  fi  poflono  nella  Pittura .  Nel  terzo  libro  fi  ragiona 
deir  officio  del  pittore,  e  del  fine  ch'egli  deve  proponerfi  nel  di- 
pingere . 

L'  ultima  opera  di  Leonbatilla  Alberti ,  e  la  più  degna  di  tut- 
te,  eflendo  Hata  con  più  Ikidio,  e  diligentia  lavorata,  è  il  libro 
ch'egli  fcrilTe  dell'architettura,  nel  quale  con  efquifìto  ordine,  e  fa- 
cilità grande,  li  fcuoprono  tutti  1  fècreti  di  quell'arte,  che  prima 
negli  ofcuri  fcritti  di  Vitruvio  erano  rinchiufì  :  ne  Ci  publicò  fé  non 
dopo  la  iua  morte  da  Bernardo  fuo  fratello ,  che  la  dedicò  a  Loren- 
zo de'  Medici,  come  haveva  desinato  di  fare  1' ifìeflo  autore.  Fu 
voltata  in  lingua  Italiana,  &  illullrata  di  difegni  da  Colìmo  Bartoli 
gentilhuomo  Fiorentino,  che  la  prefentò  a  Cofimo  de' Medici  fanno 
1550.  Il  medelimo  Bartoli  tradulTe  ancora  i  libri  de  la  Pittura,  e 
Scoltura',  e  gli  fece  ftampare  fanno  151^8.  con  gli  altri  opufcoli 
delf  Alberti .  Si  trovava  già  un'  altra  verfione  del  trattato  de  la  Pit- 
tura ,   fatta   dal  Domenichi,  e   flampata  fanno    1547. 

Dopo  aver  per  1'  accompagnamento  di  quello  volume  con  lin- 
gua a  noi  foreftiera  ragionato  de  le  virtù  di  leonbatifta,  &c  am- 
mirato i  frutti  del  fuo  fertililfuno  ingegno,  altro  non  ci  rcfla  a 
dire ,  fé  non  che  defideriamo  per  il  merito  di  fi  grand'  hu(  mo , 
&  ancora  più  per  f  utile  publico,  e  per  la  gloria  de  le  lettere, 
che  li  raccolghino  un  di  tutte  le  fue  opere  inhcme  :  e  per  qucflo 
ne  porremo  qui  di  fotte  la  lifta.  Morì  Alberti  in  Fiorenza  fua  pa- 
tria ,  e  fu  fcpQlto  nella  chiefa  di  fanta  Croce . 


R  IN- 


ijo  VITA 

INDICE 


L 


PELLE  OPERE  DI   LEON   BATTISTA    ALBERTI. 
0  T  E  R  E      RIAMIATE. 


Eon'ts  'Bctpt'iJÌ£  Alberti  Tlorentìm  Momus .  %om£  ex  adthu!  Jacob't  Afax^o- 
chii  1520.  4. ,  &  in  folio  l'irteffo  anno  con  quefto  titolo:  Leo  Xapt' 
Jìa  de  Alberti f  Florenti^ms  de  Trtnctpe .  %om£  cipud  Stephanum   Guderetum . 

Leonis  'Baptìfldi  Alberti  Floroìttrit  Trinaia ,  Jt^e  de  caufis  feriatorits ,  tm 
Ciceronìs  locum  Itb.  2.  de  ojjìcits  y  brenjts  tS'  accurata  interpretaìw ,  ad  Law 
remium  Medicem .  'Bajìle£  1538.  4.  cum  Petri  Ioannis  Olivarii  fcholiis 
in  fcmnium  Ciceronis . 

De  pi&ura  prejlantiffima  tS'  mwquam  fatts  laudata  arte  libri  tres  ab- 
folut'tffìmi  Leonis  'BabtiJÌ£  de  Albertis .  'Bafilcdi  1540.  8.  ^  &  ultimamente 
r  anno    1649.  in  Leida  col   Vitruvio . 

Leonis  "Baptijìdi  Alberti  n}iri  doBtJJìnii  de  equo  animante  ad  Leonellum 
Terrarienfem  prtncipem  libellus  ^  Michaelis  Martini  Stelle  cura  ac  Jìudto  tft' 
ntentus  ^   ^  mine  demum  tn  lucem  editus .   'Bajtle£    i)^6    8. 

Leonis  'Baptijl^  Alberti  Fiorentini  ^virt  elariffmi  libri  de  re  edificato-' 
ria  .  Tartjìts    i  5  i  2. ,  K^  in  altri  luoghi . 

Lepidi  comici  <veteris  Tbilodoxios  fabula ,  ex  antiquitate  eruta  ab  Aldft 
Manucio  .  Luc£    1588.  8, 

'Baptifl.i  de  Albertis  poeta  laureati  de  amore  liber  optimus .  Incipit . 
Parmi   utìhcio  di  pietà,  e  di  humanità.    1471.   4. 

'Baptifìce  de  Albertis  poeta  laureati  opus  preclarum  in  amorit  remedi» 
feltciter  incipit.   Legitime   amanti  kS'   riconofcendo .    1471.    4. 

"Dialogo  di  Meffer  Leonbatijìa  Alberti  Fiorentino  ,  de  republtca  ,  de  'vi- 
ta ci<vili ,  de  njita  rufiicana  ,  de  fortuna.  Incipit.  Vedo  io  Microtiro  mio, 
forro  per  abbraciarlo ,  o  parte  dell'  anima  mia.  In  Vinegia   1543.  8. 

Opere  dell  '  Alberti  non  mai  Jlampate , 

T>e  iure  traHatus.  Incipit.  Etfi  à  veftris  iureconfultorum  icriptis. 
Tradwtto   Dal   Battoli   con  il  titolo.   Dell'   aminiflrare  la  ragione. 

De  comodis ,  ^  mcomodfs  litterarum  ad  Carolum  fratrem  .  Incipit  . 
Laurentius  Albertus  parens.  Si  legge  però  nella  biblioteca  di  Gefnc- 
ro,  che  quello  trattato  (ìa  iUto  ikmpato  m  Italia,  ma  quando  g 
dove,  non  lo  dichiara. 

Vita  SanEìi  Totiti  martyris . 

Tratìatus  Cifera  infcriptus . 

Trafiatus  M.tthemattca  appellatus . 

Libellus  Statua  diffus  . 

Ve 


DI  LEON  BATTISTA  ALBERTI.  131 

De  Mufca. 

Oratto  fioiebrts  prò   cnve  fuo .    hiap'tt .    Erat    in  more    apud  . 

Lihellus  Apologorum.  Tutti    tradotti,    e  ftampati    dal    Bartoli  . 

Chorographia  urbis  %o)n£  antiqua.  Ne  fa  mentionc  Pocciantio  nel 
catalogo    de'  fcrittori    Fiorentini ,    come    anche   del  fegucnte . 

Liber  Nanjis   vifcriptui .   L'  accenna   il  Gefnero . 

Tre  Libri  delV  ecemmia.  Scrive  Filippo  Valoni  che  lì  confervavano 
manofcritti    in    caia  Tua.    Il  Pocciantio  ne  fa    mentione. 

Vane  opere    dt  Leon    Tjattijlct   Alberti  tradotte  tn   lingua   Italiana. 

L  architettura  di  Leon  "Battijla  Alberti  tradotta  in  lingua  Fiorentina  da 
Cofìmo  Xartoli  gentiluomo  (S'  accademico ,  con  la  aggiunta  de  dijegni .  In 
Firenz.e  1550-/0/.  (^  /';;  Venetia  i')6^.  4.,  e  1'  lilelTo  anno  nel  monte 
Regale .  fol.  con  la  pittura  del  medelìmo  Alberti  tradotta  per  M. 
Ludovico    Domenichi . 

La  pittura  di  Leon  Xattisìa  Alberti  tradotta  per  M.  Ludo'vico  Domeni- 
chi.  In  Vtnegia    1547.   8. 

Opufcoli  Morali  di  Leon  Xattìjla  Alberti  geìitilhuomo  Fiorentino ,  tradotti 
e   parte  corretti  da  M.   Cojìmo   Xartolt .    In   Venetia    1)6%.   4. 

Segue  la  lijia  dt  detti    opufcoli . 

Momo   o^njero  del  principe. 

De  difcorfi  da  Senatori ,    altrimenti   Trinjta . 

"Dello  amminijlrare  la  ragione. 

Delle   comodità  ,    e  delle    incomodità  delle  lettere    a  Carlo  fuo  fratello . 

La  njita    dt   S.    Totito. 

La    Cifra  . 

Le   piace^-volez,'x,e    Matematiche . 

Della  republica ,  della  'vita  cingile  e  rujlicana  ,  e  della  fortuna .  Cre- 
derei che  quello  trattato  fia  ftato  Tofcanamente  fcritto  dall'Alberti  , 
e  l' habbiamo  notato  difopra. 

Della  Statua  . 

Della  Tittura. 

Della   Mofca. 

Del  Cane. 

Cento   Apolngi . 

Hecatompbtla . 

Deiphtra  . 

Quelle  due  ultime  opere  non  fono  (late  tradotte  dal  Bartoli  , 
ma  le  mcdelìme  che  quelle  di  fopra  lì  fono  accennate  fotto  i  titoli: 
de  amore,  &  de  remedio  amoris,  fcritte  in  lingua  Tofcana  dall'Al- 
berti . 

R  2  DELLA 


DELLA 

PITTURA 

D  I 

LEONBATISTA    ALBERTI 

LIBRI      III. 


DELLA    PITTURA 

LEONBATISTA    ALBERTI 

LIBRO     PRIMO. 

H  Avendo  io  a  fcrivere  de  la  Pittura  in  qucfti  breviffimi  com~ 
mentarii,  accioche  il  parlar  mio  (ìa  più  chiaro,  pigli  ero 
primieramente  da  i  Matematici  que'le  cofe  che  mi  parran- 
no a  ciò  a  proposto.  Le  quali  intefe  che  lì  faranno,  dichiarerò  (per 
quanto  mi  fervirà  lo  ingegno)  da  effi  principii  de  la  natura,  che 
cofa  fia  la  Pittura.  Ma  in  tutto  il  mio  ragionamento  voglio  che  fi 
avertifca,  che  io  parlerò  di  qucfte  cofe  non  come  Matematico,  ma 
come  Pittore .  Conciofìa  che  i  Matematici  con  lo  ingegno  folo  con- 
fìdcrano  le  fpezie  &  le  forme  de  le  cofe ,  feparate  da  qual  fi  vo- 
glia materia .  Ma  perche  io  voglio  che  la  cofa  ci  venga  pofta  inan- 
zi  a  gli  occhi,  mi  fervirò  fcrivendo,  come  fi  ufa  dire,  di  una 
più  gralTa  minerva:  &  veramente  mi  parrà  haver  fatto  a  baftanza,  fé 
i  Pittori  nel  leggere ,  intenderanno  in  qualche  modo  quefta  materia 
veramente  difficile,  &  de  la  quale  per  quanto  io  habbia  veduto, 
non  è  flato  alcuno  che  per  ancora  ne  habbia  fcritto .  Chieggio  adun- 
que di  grazia  che  quefti  miei  fcritti  fieno  interpretati ,  non  come 
da  puro  Matematico ,  ma  da  Pittore .  Pertanto  bifogna  primieramen- 
te fapere  che  il  punto  è  un  fegno  (  per  modo  di  dire  )  che  non  fi 
può  dividere  in  parti.  Punto  i  Segno  chiamo  io  in  quefto  luogo, 
qual  fi  voglia  cofa  che  fia  talmente  in  una  fuperficie,  che  cfTìi  fi  pof- 
fa  comprendere  da  lo  occhio .  Però  che  quelle  cofe  che  non  fono 
comprefe  da  lo  occhio,  non  è  alcuno  che  non  confefTì  che  elle  non 
hanno  niente  che  fare  col  Pittore  .  Conciofia  che  il  Pittore  fi  affati- 
ca di  imitar  folamente  quelle  cofe,  che  mediante  la  luce  fi  poffino 
vedere.  Quefti  punti  fé  continovamente  per  l'ordine  fi  porranno 
r  uno  appreiTo  de  lo  altro ,  diftenderanno  una  linea .  Et  la  linea 
appreffo  di  noi  farà  un  fegno ,  la  lunghezza  del  quale  fi  potrà  di- 
videre in  parti,  ma  fiirà  talmente  futtilillìma  che  giamai  non  li  po- 
trà fendere:  &  eccone  lo  efempio.  ---  De  le  linee  alcuna  e  diritta, 
alcuna  e  torta:  la  linea  diritta  è  un  fegno  tirato  a  dirittura  per 
lo  lungo  da  un  punto  ad  un  altro  >  la  torta  è  quella  che  farà  ti- 
rata non  a  dirittura  da  un  punto  ad  un  altro,  ma  facendo  arco  *^ . 
Molte  linee,  come  fili  in  tcla^  fc  adattate  fi  congiugneranno  infic- 
TOc,  faranno  una  (uperficie .  Conciofia  che  la  fuperficie  e  quella  eflrc- 

ma 


1^6  DELLA   PITTURA 

ma  parte  del  corpo  che  fi  confiderà  non  inquanto  a  profondità  al- 
cuna ,  ma  folamente  inquanto  alla  larghezza  &  alla  lunghezza ,  che 
fono  le  proprie  qualità  Tue.  De  le  qualità  ne  fono  alcune  talmente 
infìte  nella  fuperfìcie,  che  fé  ella  non  viene  del  tutto  alterata,  non 
fi  poflono  in  modo  alcuno  ne  muovere  ne  feparare  da  elTa  .  Et  al- 
cune altre  qualità  fon  cofi  fatte ,  che  mantenendofi  la  medefma  fac- 
cia de  la  fuperfìcie ,  cafcano  talmente  fbtto  la  veduta ,  che  la  fu- 
perfìcie pare  a  coloro  che  la  rifguardano ,  alterata .  Le  qualità  per- 
petue de  le  fuperfìcie  fon  due.  Una  è  certamente  quella  che  ci  vie- 
ne in  cognitione  mediante  quello  eftremo  circuito  dal  quale  è  chiu- 
fa  la  fuperfìcie:  il  quale  circuito  alcuni  chiamano  Orizcnte  :  Noi, 
fé  ci  è  lecito,  per  via  di  una  certa  fimilitudine  lo  chiameremo  con 
vocabolo  latino  ora,  o  fé  più  ci  piacerà,  il  d'intorno.  Et  farà  que- 
fìo  d'  intorno  terminato  o  da  una  fola,  o  da  più  linee.  Da  una 
fola  j  come  è  la  circulare  :  da  piuj  come  da  una  torta  &c  da  una 
diritta,  o  vero  ancora  da  più  linee  diritte,  o  da  più  torte.  La  li- 
nea circulare  è  quella  che  abbraccia,  &  contiene  in  fé  tutto  lo  fpaz- 
zo  del  cerchio.  Et  il  cerchio  è  una  forma  de  la  fuperfìcie,  che  e 
circundata  da  una  linea  a  guifa  di  corona.  In  mezzo  de  la  quale 
fé  vi  farà  un  punto  ,  tutti  i  raggi  che  per  lunghezza  fi  partiranno 
da  quefto  punto,  &  andranno  alla  corona  o  circonferentia  a  dirit- 
tura, faranno  ira  loro  uguali  Tan;.  i.  Fig.  i.  Et  quefto  medefmo 
punto  fi  chiama  il  centro  del  cerchio.  La  linea  diritta  che  taglierà 
due  volte  la  circunferentia,  &  pallerà  per  il  centro,  fi  chiama  ap- 
prefTo  i  Matematici  il  diametro  del  cerchio.  Noi  chiameremo  que- 
Aa  medefma  centrica.  Et  fìaci  in  quefto  luogo  perluafo  quel  che 
dicono  i  Matematici,  che  neduna  linea  che  tagli  la  circunferentia, 
non  può ,  in  efla  circunferentia ,  fare  angoli  uguali ,  fé  non  quella 
che  tocca  il  centro .  Ma  torniamo  alle  fuperHcie .  Imperoche  da 
quelle  cofe  che  io  ho  dette  di  fopra ,  fi  può  intendere  facilmente, 
come  mutato  il  tirare  dell'ultime  linee,  ovvero  del  d'intorno  di  u- 
na  fuperfìcie,  e(Ta  fuperfìcie  perda  c(To  fatto  il  nome  &  la  faccia 
fua  primiera,  &  che  quella  che  forfè  fi  chiamava  triangolare,  fi 
chiami  hora  quadrangolare ,  o  forfè  di  più  angoli .  Chiamcrafli  mu- 
tato il  d'  intorno  ogni  volta  che  la  linea ,  o  gli  angoli  fi  faranno 
non  folamente  più ,  ma  più  ottufi  o  più  lunghi ,  o  più  acuti  o 
più  brevi .  Quelfo  luogo  ne  avvertifce  che  fi  dica  qualche  cofa  de 
gli  angoli.  E*  veramente  lo  angolo  quel  che  fi  fa  da  due  linee  che 
lì  inrerfeghino  infieme  ,  fopra  la  eftremità  di  una  fuperfìcie.  Tre  fo- 
no le  forte  de  li  angoli,  a  fquadra,  fotto  fquadra ,  &  fopra  (qua- 
dra Fig.  2.  Lo  angolo  a  fquadra,  o  vogliamo  dir  retto,  è  uno  di 
quei  quattro  angoli ,  che  lì  fa  da  due  linee  diritte  che  fcambicvol- 
mente  fi  interfeghino  inlìeme  talmente  che  egli  fia  uguale  a  qualun- 
que 


LIBRO    PRIMO.  137 

quc  fi  ini  de  gli  altri   tre  che  reftano  :    Et  da   qiiefto  avviene  che  ci 
dicono,    che    tutti   gli   angoli   retti   fono   fra  loro  uguali.    Angolo    fo- 
pra    fquadra  è  quello,    che  è  maggior    de    lo    a    inquadra.    Acuto,  o 
lòtto  (quadra  è  quello,    che    è    minore    de    lo  a  (quadra.    Torniamo 
di   nuovo  alla  fuperfìcie  .  Noi   dicemmo  in  che  modo,    mediante   un 
d'  intorno  ,  fi  imprimeva  nella   fuperfìcie  una  qualità  .    Relìaci  a  par- 
lare dell'altra  qualità  de  le  fuperHcie,   la  quale  è  (perdirco(ì)  quali 
come  una  pelle    diftefa    lopra    tutta    la    faccia    de    la    fuperfìcie.    Et 
quella    fi   divide  in  tre .    Imperoche    alcune  fono  piane  &  uniforme , 
altre  fono  sferiche  &i   gonfiate,  altre  fono  incavate  &   concave.    Ag- 
giunghinfì  a  quelle  per  il  quarto  quelle  fuperfìcie ,    che    de    le   dette 
fi  compongono.    Di  quelle   tratteremo  di  poi:    parliamo    bora    de  le 
prime .  La  fuperfìcie  piana  è  quella ,    fopra    la    quale  portovi  un  re- 
golo,  tocchi  ugualmente  per  tutto  ciafcuna  parte  di   elfe.    Molto  fì- 
mile  a  quefla  farà  la  fuperfìcie  di  una  purillima  acqua  che  flia    fer- 
ma.   La  fliperfìcie  sferica  imita  il  d'intorno  di  una  sfera.    La    sfera 
dicono  che  è  un  corpo  tondo,  volubile  per   ogni  verfo ,    nel    mezzo 
del  quale  è  un  punto,    dal    quale    tutte  le  ultime  parti  di  e(To  cor- 
po   fono    ugualmente  lontane .    La    fuperfìcie    concava    è    quella   che 
dal  lato  di  dentro  ha  la  fua  eflremità,    che    è    fotto,    per    dir  coli, 
alla  cotenna  de  la  sfera,    come    fono    le    intime    fuperfìcie  di  dentro 
ne  gufci  de  gli  vuovi .    Ma  la  fuperfìcie  comporta  è  quella  ,    che  ha 
una  parte  di  (e  fleffa  piana,  &   1'  altra  o  concava,    o  tonda,    come 
fono  le  fuperfìcie  di  dentro  de  le  canne,  o  le  fuperfìcie  di   fuori   de 
le  colonne,  o  de  le  piramidi  {Tav.lFig.2.).  Per  tanto,  le  qualità  che  lì 
truovano  effere  o  nel  circuito,  o  nelle  faccie  de  le  fuperfìcie,  hanno 
importo  diverll  nomi,  come  fi   dille,  alle  fuperfìcie.  Ma    le  qualità, 
le  quali  fenza  altcrarfì  la  fuperfìcie,  variano  i  loro  afpetti,  fono  me- 
defìmamcnte    due.    Imperoche  mutato  il  luogo  o  i  lumi,    appanfco- 
no  variate  a  coloro  che  le  guardano.    Diremo  del  luogo  prima,    &C 
poi   de  lumi.    Et  bifogna  certamente   prima  confìderare  in  qual  mo- 
do, mutato  il  luogo,  eOe  qualitadi  che  fon  nella  fuperfìcie,    paiano 
che  fieno  mutate.    Quelle  cofe  veramente  fi  afpettano    alla    forza    6c 
virtù  de  gli  occhi.    Imperoche  egli  è  di  necellità  che    i    d'  intorni  o 
per  dilcoltarfì  o  mutarli  di  fìto ,  ci  paiano  o  minori,  o  maggiori,  o 
dillimili   al  tutto  di  quel  che  prima    ci  parevano .    O    medefìmamen- 
te  che  le  fuperfìcie   ci  paiano  o  accrefciute  ,  o  defraudate  di  colore. 
Le  quali  cofe  tutte   fon  quelle  che  noi  miliiriamo  o  difcorriamo   con 
lo  fquadro  :    &    come    quello  fquadro    o    veduta    fi    faccia,    andiamo 
hora  invertigando .    Et    cominciamo    da    la  fcntentia  de  Filofofi ,    che 
dicono   che    le    fuperfìcie    fi    efuiiinano    mediante  certi   raggi  minilln 
de  la  veduta ,   che  perciò  gli   chiamano  vifìvi ,    cioè    che    per    clh  fi 
impnmino    i    (ìmulacn  de  le  cofe  nel  fenfo.  Imperoche  quelli  mede- 

S  fimi 


13?  DELLA    PITTURA 

fimi  raggi  fra  lo  occhio  &  la  fuperficie  veduta  ,  intenti  per  lor  pro- 
pria natura ,  &  per  una  certa  mn-abile  fottigliezza  loro  concorrono 
IplendidifTimamente  penetrando  la  aria ,  &  altri  fìmili  corpi  rari  o 
diafani ,  &  havendo  per  guida  la  luce  {ino  a  tanto  che  fi  rifcon- 
trino  in  qualche  corpo  denib ,  &  non  del  tutto  ofcuro  i  nel  quàl 
luocro  ferendo  di  punta,  fuhito  fi  fermano.  Ma  non  fu  apreffo  de 
gii  a'-.tichi  piccola  difputa ,  fé  quefti  raggi  ufcivano  da  gli  occhi , 
o  da  la  fuperficie.  La  qual  difputa  in  vero  molto  difficile,  &  quan- 
to a  noi  non  necelTaria,  la  lafceremo  da  parte.  Et  fiaci  lecito  im- 
maginare che  quelfi  raggi  fieno  quafi  che  fottilifiime  fila  legate  da 
un  capo  dirittiflime ,  come  fattone  un  fafcio ,  &  che  elle  fieno  ri- 
cevute per  entro  lo  occhio  là  dove  fi  forma  o  crea  la  veduta  j  &C 
quivi  fiieno  non  altrimenti  che  un  troncone  di  raggi  :  &  dal  qual 
luogo  ufcendo  a  di  lungo  gli  affaticati  raggi,  come  dirittiffime  ver- 
mene, fcorriro  alla  fuperficie  che  è  loro  a  rincontro:  Ma  infra  que- 
lli raggi  è  alcuna  differentia ,  la  quale  è  bene  che  fi  fappia ,  impe- 
roche  ei  fono  differenti  &  di  forze  6c  di  officio  :  Conciofia  che  al- 
cuni di  loro  toccando  i  d'  intorni  de  le  fuperficie ,  comprendono 
tutte  le  quantità  de  la  fiaperficie.  Et  quefti ,  perche  ei  vanno  volan- 
do &  a  pena  toccando  le  eftreme  parti  de  le  fuperficie ,  gli  chiame- 
remo ra^gi  eftremi  o  ultimi .  Avertifcafi  che  quefta  fuperficie  fi  mo- 
fìra  in  faccia  perche  lì  poffino  vedere  i  quattro  raggi  ultimi  che  van- 
no a  punti,  da  quali  ella  è  terminata.  (Tav.l  Fig-  3.)  Altri  raggi  o  ri- 
cevuti o  ufciti  da  tutta  la  faccia  de  la  fuperficie,  fanno  ancor  effi 
lo  ufficio  loro,  entro  a  quella  piramide,  de  la  quale  a  fuo  luogo 
parleremo  poco  di  fiotto .  Imperoche  ei  fi  riempiono  de  medefimi 
colori  &  lumi  ;  de  quali  rifplende  cffa  fuperficie  .  Et  però  chiamia- 
mo quelli,  raggi  di  mezzo,  o  mezzani.  {Ta^.I.Fig.  ^.)  Tutto  il  quadro 
è  una  fola  fiiperficiej  ma  havendovifi  a  dipigner  dentro  uno  ottango- 
lo  ,  fi  moftrano  i  raogi  che  fi  chiamano  mezzani ,  che  vanno  dall' 
occhio  a  punti  de  lo  fcompartimento  de  lo  ottangolo .  De  raggi  an- 
cora fé  ne  truova  uno  cofi  fatto  che  a  fimihtudine  di  quella  linea 
centrica  che  noi  dicemmo  ,  fi  può  chiamare  raggio  centrico  o  del 
centro,  perciò  che  egli  ftà  di  maniera  nella  fuperficie  che  caufa  da 
ogni  banda  intorno  a  fé  angoli  uguali.  {Tan).lFig.  5.)  Si  che  noi  habbia- 
mo  trovati  i  raggi  effere  di  tre  forte,  gli  ultimi,  i  mezzani,  &  centrici: 
andiamo  hora  invefiigando  quel  che,  qual  fi  fia  1' una  di  quelle  for- 
te di  raggi ,  conferifca  alla  veduta  :  Et  la  prima  cofa  parliamo  de 
gli  ultimi ,  di  poi  parleremo  de  mezzani ,  &  ultimamente  de  centri- 
ci .  Con  gli  ultimi  raggi  fi  comprendono  le  quantità ,  &  la  quantità 
è  veramente  quello  fpatio  che  è  infra  duoi  punti  difgiunti  del  d*  in- 
torno ,  che  paffa  per  la  fuperficie ,  il  quale  fpatio  e  comprefo  da  lo 
occhio  con  quelli  ultimi  raggi ,    quafi  come    per    modo    di  dire  con 

le 


LIBRO    PRIMO.  135, 

le  fefte:  &  fono  tante  quantità  in  una  fuperficie,  quanti  fono  i 
punti  feparati  in  un  d'intorno  che  lì  rifguardano  1'  un  1'  altro.  Im- 
peroche  noi  con  la  veduta  nofìra  riconofciamo  la  longhezza  median- 
te la  Tua  altezza  o  baffezza  :  la  larghezza  mediante  il  da  delira,  o 
da  finillra  :  la  groffezza  mediante  il  da  prelTo  o  da  lontano:  o  vero 
tutte  le  altre  mifure  ancora,  qualunque  elle  fi  fiano,  comprendiamo 
folo  con  quelli  raggi  ultimi  .  La  onde  fi  fiaol  dire  che  la  veduta  fi 
fa  mediante  un  triangolo,  la  bafa  del  quale  è  la  quantità  veduta, 
&  i  lati  del  quale  fi:)no  quei  medefimi  raggi  che  efcc^no  da  i  punti 
de  la  quantità  &  vengono  fino  all'  occhio  .  Et  è  quella  colà  certilfi- 
ma  che  non  fi  vede  quantità  alcuna,  fé  non  mediante  quefto  trian- 
golo. 1  lati  adunque  del  triangolo  vifivo  fi^no  manifelli.  Ma  gli  an- 
goli in  quello  ftello  triangolo  Ibn  dua,  cioè  amendue  quei  capi  da 
la  quantità.  Ma  il  terzo,  &  principale  angolo,  è  quello  che  a  rin- 
contro de  la  ba(a  Ci  fa  neMo  occhio  .'  {Tanj.I.  Ftg.  6)  Ne  in  quello  luogo  fi 
ha  a  difputare  fé  effa  villa  d  quieta,  come  ei  dicono,  in  eflfa  giun- 
tura del  nervo  interiore,  o  fé  pure  fi  figurino  le  imagini  in  elTa  fu- 
perficvc  de  lo  occhio  quafi  come  in  uno  fpecchio  animato.  Ma  non 
fi  devon  in  queflo  luogo  raccontare  tutti  gli  ofìficii  de  gli  occhi 
quanto  al  vedere .  Conciofia  che  fiirà  a  ballanza  mettere  in 
quelli  commentarii  brevemente  quelle  cofe  che  ci  parranno  necella- 
rie  •  Conlillendo  adunque  il  principale  angolo  vifivo  nello  occhio 
ei  fé  ne  è  cavata  quefta  regola,  cioè  che  quanto  lo  angolo  larà  nel- 
lo occhio,  più  acuto,  tanto  ci  parrà  minore  la  quantità  veduta. 
La  onde  fi  vede  manifello ,  perche  cagione  avenga  che  da  un  lun- 
go intervallo,  pare  che  la  quantità  veduta  fi  allottigli,  quafi  che  ella 
venga  ad  un  punto.  Ma  ancor  che  le  cole  fieno  in  quella  maniera, 
avviene  nondimeno  in  alcune  fuperficie,  che  quanto  più  fi  avvicina 
loro  lo  occhio  di  chi  le  riguarda ,  tanto  gli  paiono  minori  :  Et 
quanto  più  lo  occhio  fi  difcolla  da  elle,  tanto  più  li  par  maggiore 
quella  parte  de  la  fuperficie:  il  che  fi  vede  manifello  nelle  fuperficie 
sieriche .  Le  quantità  adunque  mediante  lo  intervallo  paiono  alcuna 
volta  o  maggiori  o  minori  a  chi  le  riguarda .  De  la  qual  cofa  chi 
faprà  bene  la  ragione  ,  non  dubiterà  punto  ,  che  i  raggi  mezzani  al- 
cuna volta  diventano  gli  ultimi,  &  gli  ultimi,  mutato  lo  intervallo, 
diventano  mezzani  .  Et  perciò  harà  da  làpere  che  quando  i  raggi 
mezzani  faranno  diventati  ultimi,  fubito  le  quantità  gli  parranno  mi- 
nori: Et  per  il  centrano  quando  i  raggi  ultimi  fi  raccorranno  entro 
al  d'  intorno  i  quanto  più  ei  faranno  lontani  dal  d'  intorno,  tanto 
apparirà  ella  quantità  maggiore .  Qui  adunque  foglio  10  a  miei  ami- 
ci dcmcllici  dare  una  regola  ,  che  quanti  più  raggi  noi  occupiamo 
con  la  veduta,  tanto  doviamo  penfare  che  fia  maggiore  la  quantità 
veduta,  &:  quanti  ne  occupiamo  manco,  tanto  minore.  Ultimamente 

S    2  quelli 


I40  DELLA    PITTURA 

quefti  raggi  ultimi   abbracciando  a  parte  a  parte  univerfalmentc    tut- 
to il   d*  intorno  di  una  fuperficie,    girano  a  torno  a  torno  quafi  co- 
me una  foHa,  tutta  eHa  fuperficie.   La  onde  ei  dicono  che  la  vedu- 
ta fi  fa  mediante  una  piramide  di  raggi .    Bifogna  adunque  dire  che 
cofa  fia  la  piramide.  La  piramide  è  una  figura  di  corpo  lunga,  da 
la  bafa  de  la  quale  tutte  le  linee  diritte  tirate  allo  in  fu    terminano 
in  una  punta.  La  bafa  de  la  piramide  è  la  fuperficie  veduta,    i  lati 
de  la  piramide  fono  efTì  raggi  vifivi ,    quali    noi   chiamiamo  gli  ulti- 
mi .   La  punta   de  la  piramide  fi  ferma  quivi  entro  allo  occhio  ,  do- 
ve gli   angoli  de  la  quantità  fi  congiungono  infieme.    Et    quello    ba- 
fli  de    raggi  ultimi,    de    quali  fi   fa  la  piramide,    mediante    la  quale 
fi  vede  per  ogni  ragione,    che    egli    importa    grandemente    quali    & 
chenti  intervalli  fiano    fra    lo  occhio  &  la  fuperficie.   ivcfiaci  a  trat- 
tare de   raggi  mezzani .    Sono    i  raggi    mezzani   quella  moltitudine  di 
raggi  ,  la  quale  accerchiata  da  raggi  ultimi   fi  truova  elTer  dentro  al- 
la piramide.    Et  quefti  raggi   fanno  quel,   che  fi   dice   che  fa   il  Ca- 
maleonte,  &    fimili  fiere  sbigottite  per  paura,    che  fogliono  pigliare 
i  colori  de  le  cofe    più    vicine    a    loro ,    per   non    efier    ritrovate    da 
Cacciatori .    Quefto  è  quel  che    fanno    i    raggi    mezzani .    Imperochè 
dal  toccamento  loro  de  la  fuperficie    fino   alla    punta  de   la    pirami- 
de ,  trovata  per  tutto  quello  tratto  la  varietà  de  colori  &   de  lumi , 
fé   ne  macchiano  talmente,  che  in   qualunque    luogo   che    tu  gli  ta- 
gliafli ,    fporgerebbon    di    loro    in    quel   medefimo    luogo    quel    lume 
llefib,  &C  quel  medefimo  colore,  di  che  fi  fono  inzuppati.    Et    que- 
fti  raggi  mezzani    per    il    fatto    lleffo    primieramente  iì  e  veduto  che 
per  lungo  intervallo  mancano,  &  caufano  la  vifia  più    debole»    ulti- 
mamente poi  fi  è  trovata  la  ragione  perche  quefto  avvenga .  Concio- 
fia  che  quefti  fteffi ,  &  tutti  gli  altri  raggi  vilìvi ,  elTendo  ripieni  &  gra- 
vi di   lumi  &  di  colori ,  trapaifando  per  la  aria ,  &C  la  aria  eflendo  an- 
cor efia  ripiena  di  qualche  groflezza  ,  avviene  che  per  la  molta  par- 
te del  pefo ,  mentre  che  efl^  fcorrono  per  la  aria ,    fieno  tirati  come 
fìracchi  allo  in  giù .  Et  però  dicono   bene  ,    che    quanto    la    diftanzia 
è  maggiore ,  tanto    la    fuperficie    pare    più    fcura  ,    &  più    offufcata . 
Reftaci  a  trattare  del  raggio  centrico  .    Noi    chiamiamo    raggio    cen- 
trico quello  ,  che  folo  ferifce  la  quantità  di  maniera ,    che  gli  angoli 
uguali  da  amendue  le  parti  rifpondino  a  gli    angoli    che    fon    loro  a 
canto  :  &  veramente  per    quanto  fi  appartiene  a  quefto    raggio    cen- 
trico ,  è  cofa  verifilma  che  quefto  di  tutti   i  raggi  è  il  più  fiero ,   & 
di  tutti  vivacifi'imo.  Ne  fi  può  negare  che  nefluna  quantità    apparirà 
mai    alla  vifta    maggiore ,    fé    non  quando  il  raggio    centrico    farà   in 
ella .    Potrebbonfi    raccontare    più    cofe    de   la    polTanza  &  dell'  officio 
del  raggio  centrico .    Ma  quefta  fola    cofa  non  fi  lafci    indietro  ,    che 
quefto   raggio   folo  e  fomentato  da    tutti   gli    altri    raggi    che   fé    lo 

han- 


LIBRO     PRIMO.  141 

hanno    mc(To    in  mezzo ,    quafì    che    habbino    fatta    una    certa    unita 
congregatione  per  favorirlo  ,  talmente  che  fi  può  a  ragione  chiamare 
il  capo  de  il  principe  de  raggi .    Lafcinfi  in  dietro    le    altre  cofe  che 
parrebbon  più  torto  appartenerfi  alla  olientatione  de  lo  ingegno  ,  che 
convenienti  a  quelle  cofe  che  noi  abbiamo  ordinato  di  dire:  molte  cofe 
ancora  fi  diranno  de  raggi  più  comodamente  a  luoghi    loro .    I   rag- 
gi mezzani  de  lo  ottangolo  i]  poifon  chiamare  una  piramide  di  otto 
tacce  dentro  ad  una  piramide  di  quattro  facce .  (  Tau.I.  Fig.  7.  )  Et  balii 
in  quello   luogo  haver   racconto  quelle  cofe    per  quanto  comporta  la 
brevità  de  commentari!  ,  per  le  quali  non  è  alcuno  che   dubiti ,  che 
la  cofà  ftà  in  quefto  modo;  il  che  io    credo  ii  fia    moftro  a  baftan- 
za ,    cioè    che    mutatofi    di    intervallo ,    &    mutalafi    la    pofitura    del 
raggio  centrico,  fubito  appare  che    la    Tuperficie  i\  fia    alterata.    Im- 
peroche  ella  apparirà  o  minore ,  o  maggiore ,    o   mutata   fecondo    lo 
ordine  che   havranno  infra  di  loro  le  linee,    o  gli  angoli.    Adunque 
la   pofitura  del  raggio  centrico  ,    &i  la  dillantia    conferifcono    grande- 
mente alla  vera  certezza  de  la  veduta  .  Ecci  ancora  una    ahra    certa 
terza  cofa  ,  mediante  la  quale  le  fuperficie  apparifcono  a  chi    le    riA 
guarda  ,  disformi  &  varie .  Et  quelto  è  il  ricevimento  de  lumi .    Im- 
peroche    ei  fi  può   veder    nella    fuperficie    sferica    &    nella    concava , 
che    fé     ei   vi    farà    un     lume     folo  ,     la     fuperficie     da    una     parte 
apparirà    alquanto    ofcura  ,    &     da    la    altra    parte     piiì   chiara .    Et 
dal     medefimo     intervallo     primiero  ,     OC     ftando     ferma     la     pofi- 
tura    del     raggio      centrico     primiera  ,      pur     che     ella      fuperficie 
venga    fottopoiia    ad    un    lume    diverfo    dal    primo  ,    tu    vedrai    che 
quelle  parti  de  la  fuperficie    che  al  primo    lume    apparivano    chiare , 
hora  mutatofi  il  lume  appariranno  fcure ,    &  le    ofcure    appariranno 
chiare .    Et  oltre  a  quelfo  fc  vi    faranno    più    lumi    attorno ,    appari- 
ranno in  cofi  fatte  fuperficie    diverfe    ofcurità  ,    &  diverfe  chiarezze  , 
&    varieranno    fecondo    la    quantità    &     le    forze    de    lumi  .    Quella 
cofa  fi  pruova  con  la  efperienza  .  (  Ta'v.  IL  Fig.   i.   e   2.  )   Ma    quello 
luogo  ne  avvertifce ,  che  fi  debbino    dire    alcune    cofe    de    lumi  ,    & 
de  colori .  Che  i  colori  fi  variino ,  mediante  1  lumi  ,  è    colà    mani- 
fefta  i  conciofia  che  qual  fi  voglia  colore    non    apparilce    nell'  ombra 
allo  afpetto  noftro  ,  tale  quale  egli  apparifce    quando    egli  e  pollo  a 
raggi  de  lumi .    Imperoche   1*  ombra  moftra    il    colore    otTufcato ,    6c 
il  lume  lo  fa  chiaro  6c  aperto.   Dicono  i  Filofofi ,    che    non    ii    può 
vedere  cofa  alcuna  ,  fé  ella  non  è  vcllita    di  lume  ,  OC  di  colore ,  6c 
però  è  una  gran    parentela    infra  i  colori  &  i  lumi ,    a  far  la  vedu- 
ta i  la  quale  quanto  fia  grande  fi  vede  da  quello ,    che  mancando  il 
lume,  elfi  colori  ancora  diventando  a  poco  a  poco    ofcuri    mancano 
ancor  elfi,  &  ritornando  la  luce  o  il  lume,    ritornano    ancora    infie- 
me  con  quella  i  colori   alla  veduta   noilra   mediante    le  virtù  de  lu- 
mi . 


142  DELLA   PITTURA 

mi .  La  qual   cofà  elTendo  cofi ,  farà  bene  la  prima  cofa    trattare    de 
colori,  &  dipoi  andremo  invejftigando  in   che  modo  i   detti  colori  (ì 
variino  mediante  i  lumi .    Lafciamo    da    parte    quella    difputa  Filofo- 
fìca ,    mediante    la    quale    lì    vanno    inveftigando    i    nafcimenti    &    le 
prime  origini    de    colori  .    Impcroche    che    importa    al    Dipintore    lo 
haver  faputo ,    in    che    modo    il    colore  fi  generi    dal    mefcolamento 
del   raro  &   del  denfo ,    o  da    quel    del    caldo ,    &:    del    lecco ,    o  da 
quello  del  freddo  &   del  humido  ?    Ne  difprezzo  io  però  coloro  che 
fìlofofando  difputano  de  colori  in  tal  modo ,    che   elfi  affermano  che 
le  fpetic  de  colori  fono  fette ,  cioè ,  che  il   bianco   &:    il    nero    fono 
i  duoi  eftremi ,    infra  i  quali  ve  n  è  uno  nel  mezzo ,    &    che    infra 
ciafcuno  di  quefti   duoi  eftremi ,  &  quel    del  mezzo ,    da  ogni    parte 
ve    ne    fono    duoi    altri  :    &    perche    l' uno    di    queftì    duoi  lì  accofta 
pili   allo  ftremo  che  l'altro,  gli  collocano  in  modo  che    pare    che  e' 
dubitino  del   luogo  dove  porli.    Al  Dipintore  è  a    baftanza    il  fàper 
quah  fieno  i   colon  ,  &  in  che  modo  e'  s  abbino  a  fervir  d'  effi    nel- 
la Pittura .    Io  non    vorrei    effer    riprefo    da    quei    che    più    fanno ,  i 
quali    mentre    feguitano    i    Filofofi ,    dicono    che    nella    natura   de  le 
cofe  non  lì  truova  fé  non   duoi  veri   colon  cioè  il    bianco   &    il   ne- 
ro, &  che   tutti   gli  altri   nafchono  dal    mefcolamento    di    quefti .    Io 
veramente  come  Dipintore  la  intendo  in  quefto  modo  quanto  a  co- 
lon  che   per  i    melcolamenti    de    colon    nafchino    altri    colori ,    quafi 
infiniti .   Ma  appreiTo  a  Pittori  quattro  fono  i   veri  generi  de  colon  , 
come  fon   quattro    ancora    gli    elementi  ,    da  i  quali  fi  cavano    m^lte 
&  mo^te  fpecie.  Perciò  che  egli  è  quello  che  par  di   fuoco,    per  dir 
cofì ,  cioè  il   roffo  :    e  poi  quel  da    la    aria    che    fi    chiama    azzurro  : 
quel  ad  la  acqua  è   il  verde  :  &  quel  da  la  terra  ha  il  cenerognolo . 
T  utti   gli   altri   colon  noi   vergiamo    che    fon    fatti    di    mcfcolamenti  , 
non   altrimenti   che    ci    pare    che  fìa    il  Diafpro  &    il  Porfido.    Sono 
adunque   i  generi  de  colori  quattro ,    da  i  quali    mediante    il  mefco- 
lamento   del    bianco    &    del    nero    fi    generano    innumerabili    fpecie . 
Conciofìa    che    noi    vcggiamo    le    frondi    verdi    perdere    tanto    de  la 
loro  verdezza   di  poco    in  poco    fino  a  che    elle    diventano    bianche  . 
11    medelìmo  veggiamo    ancora    nella    aria    ftefla ,    la    quale    talvolta 
prefa  la  qualità  di  qualche  vapore  bianco  verfo  lo  orizzonte  ,  ritorna 
a  pigliare  a  poco  a  poco    il    fuo    proprio    colore.    Oltra    di    queflo 
veggiamo  ancor   quefto  medefìmo  nelle  rofe ,    alcune    de  le  quali  tal 
volta  fon  tante  accefe  di  colore,  che  imitano  il  chermifì ,    altre    pa- 
iono del  color  de  le  guance  de   le  fanciulle ,    &    altre    paiono    bian- 
che come  avorio  .  Il  color  de  la  terra  ancora  mediante  il  mefcuglio 
del  bianco  &  del  nero  ha  le  fue  fpecie .    Non    adunque    il    mefcola- 
mento del   bianco  muta  i  generi  de  colori ,  ma  genera  ,    <!k:  crea  eOe 
fpecie  .  Et  la  medefìma  forza    fìmilmente  ha    ancora  il  color  negro . 

Im- 


LIBRO     PRIMO.  143 

Imperochc    per  il  mefcolamento  del    nero  fi  generano    molte    fpezic . 
Il  che  iìa.  molto  bene  i  perciò  che  eflo  colore  mediante  la  ombra   (ì 
altera ,    dove    prima  (ì  vedea    manifello  :    percioche    crefcendo    T  om- 
bra ,  la  chiarezza ,  &:   bianchezza  del  colore  manca  ,    &  crefcendo    il 
lume   diventa  più  chiara  <!^  più  candida.   Et  però  fi  può  a  baldanza 
perfuadere  al  Pittore  che  il  bianco  &  il  nero  non    fono  veri  colori , 
ma  gli   alteratoti ,    per  dirfi  cofi ,    de  colori ,    Conciofia  che  il  Pitto- 
re non   ha  trovata   cofa  alcuna  più  che  il  bianco  ,  mediante  il  quale 
egli   pofla  efprimere  quello  ultimo  candore  del    lume  ,  ne  cofa  alcu- 
na  con  la   quale   ei  pofla  rapprefentare   la  ofcurità  de  le    tenebre  più 
che    con    il    nero .    Aggiugni    a    quefte    cofe ,    che    tu    non    troverai 
mai  in  alcun   luogo   il    bianco  ò  il  nero  ,  che  egli  ftelTo    non    cafchi 
lotto  alcuno  genere    de    colori .    Trattiamo    hora  de  la   forza    de   lu- 
mi .   I  lumi   fono  o  di  conftellationi ,   cioè   o   del  Sole  ,    o  de  la  Lu- 
na,   &  de  la  Stella  di  Venere ,  o  vero  di  lumi  materiali   &  di   fuo- 
co :    &    infra    quelli  è  una    gran    difterentia .    Imperoche  i  lumi    del 
Cielo  rendono  le  ombre  quali  che  uguali  a  corpi  ;    ma    il    kioco    le 
rende  maggiori  che  non  fono  1   corpi ,    &   la  ombra  fi  caufa    da    lo 
cfler  intercetti  i  raggi  de  lumi .    I  raggi  incercetti ,   o   ei  fono   piega- 
ti  in  altra  parte ,  o  ei  fi   raddoppiano    in   loro   ftelTi .    Pieganfi ,    co- 
me   quando  i  raggi    del    Sole   percuotono   nella   fuperficie    de  la    ac- 
qua ,  &  quindi   poi   fiilgono   ne   palchi  ,  &  ogni   piegamento  de  rag- 
gi fi  fa ,   come    dicono  1    Matematici ,    con    angoli    tra   loro   uguali . 
Ma    quefte    cofe    fi    appartengono    ad    una   altra    parte    di    Pittura  . 
1    raggi  che  fi  piegano  ,  fi  inzuppano    in    qualche    parte    di  quel  co- 
lore ,  che  ei  trovano  in  quella  fuperficie  da  la  quale    ei    fono  piega- 
ti o  riverberati .    Et    quelto    veggiamo    noi    che    aviene ,    quando    le 
faccic  di  coloro  che  caminano  per  i  prati ,  ci  (ì  apprelentano  verdi . 
Io  ho  trattato  adunque  de  le    fuperficie  :    ho    trattato    de    raggi  :    ho 
trattato  in  che  modo    nel  vedere  fi   facci    de    triangoli    la    piramide . 
Io    ho    provato    quanto    grandemente    importi    che    lo    intervallo ,  la 
pofitura  del  raggio  centrico ,  &:  il  ricevimento    de  lumi    fia  determi- 
nato &  certo .   Ma  poi   che  con  un   folo  Iguardo  noi  veggiamo    non 
pur  una    fuperficie    fola ,    ma    più    fuperficie    ad    un    tratto  :    &    poi 
che  fi    è    trattato    &    non    mediocremente    di    ciafcuna    fuperficie  da 
per  fé ,  hora  ci    reità    ad    invcfiigare ,    in    che    modo    più    fuperficie 
congiunte  infieme    ci  fi  apprefentino    alli    occhi .    Ciafcuna    fuperficie 
certamente    gode    particularmente    ripiena    de    fuo»    lumi    &c  de    fuoi 
colon,  fi  cume  fi  è  detto,  de  la  lùa  propria  piramide.    Et    cllendo 
1  corpi   coperti  da  le  fiiperficie  ,  tutte  le  quantità   de  corpi    che    noi 
veggiamo  ,  &  tutte  le   fuperficie  ,  creano  una  piramide  fola  ,    pregna 
(per  modo  di   dire)  di  tante  piramidi  minori,    quante    lòno    le    lu- 
pcrficie    che    mediante     quella   veduta    fon    co0iprefe     da     razzi     di 

detta 


i44  DELLA     PITTURA 

detta  veduta  .  Et  cfTendo  le  cofe  cofi  fatte  ,  dirà  forfè  qualchuno , 
che  ha  bifogno  il  Pittore  di  tanta  confiderazione  ?  o  che  utilità  li 
darà  al  dipingere  ?  Quello  certamente  fi  fa  acciò  che  ei  fàppia 
che  egli  è  per  dover  diventare  uno  ottimo  maertro  ,  ogni  volta 
che  egli  conolcerà  ottimamente  le  differentie  de  le  fi.iperHcie ,  & 
avertirà  le  loro  proportioni  ,  il  che  è  flato  conofciuto  da  pochif- 
(imi .  Imperoche  fé  ei  faranno  domandati ,  qual  fia  quella  cola 
che  ei  cerchino  che  riefca  loro  nel  tignere  quella  fiapeificie ,  pof- 
fon  rifponder  molto  meglio  ad  ogni  altra  cofa ,  che  faper  dir  la 
ragione  di  quel  che  ei  fi  affatichino  di  fare .  Per  il  che  io  prego 
che  gli  ftudiofi  Pittori  mi  ftieno  ad  udire  .  Imperoche  lo  impa- 
rare quelle  cofe  che  giovano  ,  non  fu  mai  male ,  da  qualunchc 
fia  voglia  maeflro .  Et  imparino  veramente  mentre  che  ei  circon- 
fcrivono  con  le  linee  una  fuperficie  ,  &  mentre  che  ei  cuoprono 
di  colori  i  difegnati  &  terminati  luoghi ,  che  nelTuna  cofa  fi  cer- 
ca più  quanto  è  che  in  quella  una  fola  fiaperficie  ci  fi  rapprefen- 
tino  più  forme  di  fuperficie  .  Non  altrimenti  che  fé  quella  iu- 
perficie  che  ei  cuoprono  di  colori ,  fulTi  quafi  che  di  vetro  o  di 
altra  cofa  fimile  trafparente  ,  tal  che  per  effa  pafTade  tutta  la 
piramide  vifiva  a  vedere  i  veri  corpi ,  con  intervallo  determinato 
&c  fjrmo  ,  &  con  ferma  poficura  del  raggio  centrico ,  &  de  lu- 
mi polli  in  aria  lontani  a  lor  luoghi  :  &c  che  quello  fia  cofi ,  lo 
dimoflrano  i  Pittori ,  quando  ei  iì  ritirano  in  dietro  da  la  cofa 
che  ei  dipingono  a  confiderarla  da  lontano ,  che  guidati  da  la 
natura  vanno  cercando  in  quefto  modo  de  la  punta  di  e(Ta  fleffa 
piramide .  La  onde  fi  accorgono ,  che  da  quel  luogo  conliderano 
&  giudicano  meglio  tutte  le  cofe .  Ma  elTendo  quefta  una  fola 
fuperficie  o  di  tavola ,  o  di  muro ,  nella  quale  il  Pittore  lì  affa- 
tica voler  dipignere  più  &  diverfe  fuperficie  &C  piramidi  com- 
prefe  da  una  piramide  fola  ,  farà  di  neceffità  che  in  alcuno  de 
fuoi  luoghi  fi  tagli  quefla  piramide  vifiva ,  accioche  in  quello  luo- 
go il  Dipintore  &  con  le  linee  &  con  il  dipignere  pofTa  efpri- 
mere  i  dintorni  &  i  colori  che  gli  darà  il  taglio .  La  qual  cofa  ef 
fendo  cofi ,  coloro  che  rifguardano  la  fuperficie  dipinta ,  veggono 
un  certo  taglio  de  la  piramide .  Sarà  adunque  la  pittura  il  taglio 
de  la  piramide  vifiva  fecondo  un  determinato  fpatio  o  intervallo, 
con  il  fuo  centro  &  con  i  determinati  lumi ,  rapprefentata  con  li-, 
nee  &  colon  fopra  una  propoflaci  fuperficie .  Hora  da  che  hab- 
biamo  detto  che  la  Pittura  è  un  taglio  de  la  piramide ,  noi  adun- 
que habbiamo  ad  andare  invefligando  tutte  quelle  cole  ,  mediante 
le  quali  ti  diventino  notilfime  tutte  le  parti  di  cofi  fatto  taglio . 
Habbiamo  adunque  di  nuovo  à  parlare  de  le  fuperficie  ,  da  le  qua- 
li il  è  mo(lro  che  vengono  le   piramidi   che  fi  hanno   a  tagliare  con 

la 


LIBRO    PRIMO.  145 

la  Pittura.  De  le  fuperficie  alcune  ne  fono  a  diacere  In  terra,  come 
fono  1  pavimenti,    gli  fpazzi  de  li    edificii:   &  alcune   altre  ne    fono, 
che  fon  ugualmente  lontane    da  gli  fpazzi.  Alcune   fuperficie  fon  rit- 
te,   come   fono  le  mura   ìk  le  altre  fuperficie    che    hanno  le  medefì- 
me   forte  di   linee  che  le   mura:    dicefi    quelle    fuperficie  lì:are  ugual- 
mente lontane  fra  loro,    quando    la    diftantia    che    è    fra  di  loro,    e 
ugualmente  da  per  tutto    la    medefìma .    Le    fuperficie    che  hanno  le 
medefìme  forte  di  linee ,    fon    quelle    che    da  ogni  parte  fono  tocche 
da  una  continovata  linea  diritta  ,    come    fono    le  fuperficie  de  le  co- 
lonne quadre,  che  fi  mettono  a  filo  in  una  loggia.   Quefì:e  fon  quel- 
le cofe   che    fi  hanno  ad   aggiugnere  a  le  cofe   che  difopra   fi  difìono 
de   le  fuperficie  .  Ma    a  quelle   cofe  che   noi   dicemmo   de  raggi ,  cofi 
de  gli  ultimi    come  di  quei   di   dentro  ,   &   del   centrico  ,  &   alle  cofe 
che  fi  fon  raconte  di  fopra  de   la   piramide  vifiva ,  bifogna  aggiugne- 
re quella  fententia  de  Matematici ,    con    la  quale  fi  pruova ,    che    fé 
una  linea  diritta   taglierà     i    duoi    lati    di    alcuno   triangolo ,    &    farà 
quefla  linea  tagliante ,    tale  che  facci   ultimamente  uno  altro  triango- 
lo ,  &C  ugualmente  lontana  da  la  altra  linea    che    è    bafa    del    primo 
triangolo ,    farà  allora  certamente    quello    triangolo    maggiore    propor- 
tionale  di  lati  a  queflo  minore .    Quello    dicono    i    Matematici .    Ma 
noi    accioche   il    parlar  noftro   fia   più  aperto  a   Pittori,    efplicheremo 
più  chiaramente  la    cofa.  Ei  bifogna  che  noi  fappiamo  qual  fia  quel- 
la  cofa  che  noi  in  queflo   luogo  vogliam  chiamare  propurtionale:  noi 
diciamo   che   quegli   fono   triangoli  proportionali,  i    lati  &    gli   angoli 
de  quali   hanno  infia  di   loro  la   medefìma  convenientia:   Che  fé  uno 
de    lati  del  triangolo  fia  più    lungo  de  la  bafa  per  due  volte  &  mez- 
zo ,  o  un  altro  per  tre ,   tutti   i   cofi  fatti    triangoli   fieno  elfi  o  mag- 
giori  o   minori    di    quefto ,    pur  che    eglin  habbino    la  medefìma   cor- 
rifpondentia   de  lati  alla  bafa,    per  dir  cofi,  faranno    fra   loro  propor- 
tionali .    Impcroche   quel   rispetto    che  ha  la   parte   alla   parte  iua   nel 
triangolo    maggiore,    l'avrà  ancora    la    parte    alla    parte  nel  minore. 
Tutti    i    triangoli   adunque   che   faranno  cefi   fatti ,  appreffo    di  noi    fi 
chiameranno    proportionali  :    &:   perche   quefto   fia    intefo   più    aperta- 
mente,  ne  daremo  una  fimilitudine.    Sarà    uno    huomo  piccolo  pro- 
portionale   ad  un  grandiffimo   mediante  il  cubito:    purché    fi    fervi  la 
medefima   proportione   del  palmo,    e  del  piede,  per  mifurare  le  altre 
parti   del  corpo  in  coftui ,  per  modo  di  dire,  cioè  in  Euandro ,  che  fi 
onfervc)    in    colui    cioè    in   Ercole ,    del    quale    Gellio    dille     che     era 
di    flatura  grandifiimo    più  di  tutti   gli   altri    huomini.    Ne  fu   ancora 
altra  proportione  ne  membri   di    Ercole  ,   che  fi   fuffe   quella  del  cor- 
po di    Anteo    Gigante.    Imperoche   cofi  come  la  mano  corrifpondeva 
in    ciafcuno  in  proportione  al   cubito  ,   &   il  cubito    in    proportione  al 
capo  &  a  gU  altri  membri   con  uguale   mifura  infra  di  loro,   il  me- 

1  defimo 


i4<J  DELLA  PITTURA 

defimo  interverrà  ne  noftri  triangoli ,  che  ei  farà  qualche  Torta  di 
mifura  infra  i  triangoli ,  mediante  la  quale  i  minori  corrifponderan- 
no  a  maggiori  in  le  altre  cofe  ,  eccetto  che  nella  grandezza .  Et  fé 
qucfte  cofe  fi  intendono  tanto  che  baftino,  deliberiamo,  mediante 
la  fententia  de  Matematici  tanto  quanto  fa  a  noftro  propofito  ,  che 
ogni  taglio  di  qualunque  triangolo  parimente  lontano  da  la  bafa , 
genera  6ì:  fa  un  triangolo  fimile  fi  come  efì'i  dicono  a  quel  loro 
triangolo  maggiore ,  &  come  lo  diciamo  noi  proportionale  .  E  per- 
che tutte  quelle  cofe  che  fono  fra  loro  proportionali  ,  le  parti  an- 
cor loro  fon  in  e([c  corrifpondenti,  &  in  quelle  cofe,  nelle  quali  le 
parti  fono  diverfe  &  non  corri/pondenti ,  non  fono  proportionali  i 
le  parti  del  triangolo  vifivo  fono  oltre  alle  linee  ,  ancora  eflì  raggi  , 
i  quali  faranno  certamente  nel  rifguardarc  le  quantità  proportionali 
de  la  Pittuta  ,  uguali  quanto  al  numero  alle  vere  ,  &  in  quelle  che 
non  faranno  proportionali ,  non  faranno  uguali .  Imperoche  una  di 
quefìe  quantità  non  proportionali ,  occuperà  o  più  raggi ,  o  manco . 
Tu  hai  conofciuto  adunque  in  che  modo  un  qual  fi  voglia  minore 
triangolo  ,  fi  chiami  proportionale  al  maggiore  ,  &  ti  ricordi  che  la 
piramide  vifiva  fi  fa  di  triangoli.  Adunque  riferifcafi  tutto  il  noflro 
ragionamento  che  abbiamo  havuto  de  triangoli ,  alla  piramide .  Et 
perfuadiamoci  ,  che  neffune  de  le  quantità  vedute  de  la  fuperficie  , 
che  parimente  fien  lontane  dal  taglio ,  faccino  nella  Pittura  altera- 
tione  alcuna .  Imperoche  effe  fono  veramente  quantità  ugualmente 
lontane ,  proportionali  in  ogni  ugualmente  lontano  taglio  da  le  lo- 
ro corrifpondenti  :  la  qual  cofa  ellendo  cofi  ,  ne  lèguita  quefto , 
che  non  ne  fuccede  nella  Pittura  alteratione  alcuna  de  dintorni  , 
&  che  non  fono  alterate  le  quantità ,  da  le  quali  il  campo  o  lo 
fpatio  fi  empie ,  &  da  le  quali  fono  mifurati  o  comprefi  i  dintorni . 
Et  è  manifeito  che  ogni  taglio  de  la  piramide  vifiva ,  che  fia  ugual- 
mente diflante  da  la  veduta  fuperficie ,  è  fimilmente  proportionale 
ad  effa  veduta  fuperficie .  Habbiamo  parlato  de  le  fuperficie  pro- 
portionali al  taglio ,  cioè  de  le  ugualmente  lontane  alla  fuperficie 
dipinta .  Ma  perche  noi  haremo  a  dipignere  più  diverfe  fuperficie 
che  non  faranno  ugualmente  dilfanti  ,  dobbiamo  di  quefte  far  più 
diligente  inveftigatione ,  accioche  fi  efplichi  qual  fi  voglia  ragione 
del  taglio .  Et  perche  farebbe  cofa  lunga  &  molto  difficile  &  ofcu- 
rilfima  in  quelli  tagli  de  triangoli  &  de  la  piramide  narrare  ogni 
cofa  fecondo  le  regole  de  Matematici  5  però  parlando  fecondo  il  co- 
fiume  noftro  come  Pittori ,  procederemo .  Racontiamo  brevifiima- 
mente  alcune  cofe  de  le  quantità  che  non  fono  ugualmente  lontane, 
fàputc  le  quali  ci  farà  facile  intendere  ogni  confideratione  de  le  fu- 
perficie non  ugualmente  lontane.  De  le  quantità  adunque  non  ugual- 
mente lontane  ne  fono  alcune  di  linee  fimili  in  tutto  a  raggi  vifivi , 


LIBRO     PRIMO.  147 

&  alcune,    che    fono   ugualmente    diilanti    da    alcuni   rag^i  vifìvi:    le 
quantità    fimili   in   tutto   a    raggi   vifivi ,    perche    elle  non   fanno  trian- 
golo, &  non  occupano  il  numero  de  raggi,  non  iì  guadagnano  per- 
ciò luogo   alcuno    nel   taglio.    Ma  nelle    quantità   ugualmente    diflanti 
da    raggi    vifivi ,    quanto    quel    angolo    maggior    eh'  è    alla    bafà    del 
triangolo ,    farà    più   ottufo ,    tanto    manco    di    raggi    riceverà   quella 
quantità,  &  però  harà  manco  di  fpatio  per  il  taglio.    Noi    habbiam 
detto  che   la   fuperficie   fi  cuopre   di   quantità,   &C  perche  nelle   fupcr- 
tìcie    fpello  accade ,   che   vi  farà    una   qualche    quantità ,  che  farà    u- 
gualmcnte  lontana   dal  taglio,    &   1'  altre  qualità   de  la   medefìma  fu- 
perficie   non   faranno    ugualmente  diftanti  i    per    quefto    avviene     che 
quelle    fole   quantità   che    fono    ugualmente    diilanti    nella   fuperficie , 
non    patifcono    nella  Pittura    alteratione    a'cuna.    Ma    quelle    quantità 
che  non  faranno  ugualmente  lontane,   quanto  haranno  lo   angolo  più 
ottufo  che  farà  il  maggiore  nel  triangolo    alla  bafa ,    tanto    più    rice- 
veranno di  alteratione  .  Finalmente  a  tutte  quefte  cofe  bifogna  aggiugnc- 
re    quella   opinion    de    Filofofi ,    mediante    la    quale    efli    affermano , 
che   fé    '1    cielo,     le    ftelle,   i    mari,   i    monti,     &    effi    animali,    & 
dipoi    tutti  i   corpi ,    diventafTino   per  volontà    di    Dio ,    la  metà    mi- 
nori   eh'  ei    non    fono,    ci    averebbe    che    tutte    quefte    cofe    non    ci 
parrebbono  in  parte  alcuna  diminuite  da  quel  eh'  elle  hoia  fono ,  pe- 
roche  la  grandezza,  la  piccolezza,  la  lunghezza,  la  cortezza,  l'altezza, 
la  baffezza,  la  Grettezza,  e  la  larghezza,  la  ofcurità,  la  chiarezza,  & 
tutte  l'altre  cofi  fatte  cofe  che  fi  polTon  ritrovare,  &  non  ritrovare  nelle 
cofe,  i  Pilofofi  le  chiamaron  accidenti:  &  fono  di  tal  forte  che  la  inte- 
ra cognition  di  effe  fi  la  mediante  la  comparatione.    Difle  Virgilio  che 
Enea   avanzava   di  tutte    le   fpalle  tutti    gli  altri    huomini .    Ma    fé    fi 
faceffe  comparation  di    coRui  a   Polifemo,    ci    parrebbe    un  Pigmeo. 
Dicono  che  Eurialo  fu  belliifimo ,    il    qual  fé  lì  comparalTe    a  Gani- 
mede rapito  da  Giove,    parrebbe  brutto.    In  Spagna  alcune  fanciulle 
fon  tenute  per  candide ,    le  quali  in  Germania    firebbon    tenute    per 
ulivigne  &  nere .    L'  avorio    e    1'  argento    fon    bianchi    di    colore ,    e 
nondimeno  fé  fene    farà  paragone  con  i  cigni ,    o    con  i  bianchi  pan- 
ni lini,    parranno  alquanto  più  pallidi.    Per  quello  nipetto    ci    appa- 
rifcono  le  fuperficie  nella  Pittura  bellidime  &C  rifplendcntifiime ,  quando 
in  elfe  fi  vede    quella    proportione    dal    bianco    al    nero ,    eh'  e    nelle 
cofe    ftefle  da  i  lumi  all'  ombre.  Si  che  tutte  quelle  cofe  fi  impara- 
no, mediante  il  farne  comparatione.    Conciolia  che  nel  fare  parago- 
ne de  le  cofe,  è  una  certa  lorza,  per  la  qua^e    fi    conolce  quel  che 
vi  fia  di  più,  o  di  meno,  o  d'  uguale.    Per    il    che    noi    chiamiamo 
grande   quella  cofa  eh'  è  maggiore  d'  una  minore  h    grandilTima  quel- 
la  eh'  è  maggiore  de  la    grande  j    luminofi    quella    eh'  è    più    chiara 
che  l'ofcuraj  luminofilTima  quella  che  fia  più  chiara  de  la  luminofa. 

T  2  Et 


DELLA    PITTURA 

Et  fi  fa  veramente  la  comparatione  de  le  cofe  alle  cofe  che  prima 
ci  fieno  manifeflifTime.  Ma  elTendo  1'  huomo  più  di  tutte  1'  altre  co- 
fe al  huomo  notilTimo ,  diffe  forfè  Protagora  che  1'  huomo  era  il 
modello  &  la  mifura  di  tutte  le  cofe,  &  intendeva  per  quefto  che 
gli  accidenti  di  tutte  le  cofe  fi  potevano  &  bene  conofcere ,  &  far- 
ne comparationi  con  gli  accidenti  del  huomo .  Quelle  cofe  ci  amae- 
ftrano  a  quefto ,  che  noi  intendiamo  che  qualunque  forte  di  corpi 
noi  dipigneremo  in  Pittura ,  ci  parranno  grandi  &  piccoli  fecondo  la 
mifura  de  gli  huomini  che  quivi  faran  dipinti.  Et  quefta  forza  de 
la  ccmparationc  mi  par  veder  che  molto  eccellentemente  pia  che 
alcuno  altro  de  gli  antichi  la  intendeffe  Timante ,  il  qual  Dipinto- 
re, dipingendo  fopra  una  piccola  tavoletta  il  Ciclope  che  dormi- 
va ,  ve  li  dipinfe  apprelTo  i  Satiri ,  eh'  abbracciavan  il  dito  groffo 
del  dormiente  ,  acciò  mediante  la  mifura  de  Satiri ,  colui  che  dor- 
miva appariffe  infinitamente  maggiore .  Habbiamo  infin  qui  dette , 
quafi  tutte  quelle  cofe  che  fi  afpettano  alla  forza  del  vedere, 
&c  a  conofcer  il  taglio .  Ma  perche  giova  al  cafo  nollro  il  fapere 
non  folo  quel  che  fia ,  &:  di  che  cole  il  taglio,  ma  come  ancor 
egli  fi  faccia,  ci  refta  a  dire  di  quefto  taglio,  con  qual'  arte  nel 
dipignere  egli  fi  efprima .  Di  quefto  adunque,  lafciate  l'altre  cofe 
da  parte ,  racconterò  io  quel  che  faccia ,  mentre  eh'  io  dipingo . 
La  prima  cofa  nel  dipignere  una  fiiperficie,  io  vi  difegno  un  qua- 
drangolo di  angoli  retti  grande  quanto  a  me  piace ,  il  quale  mi 
ferve  per  un'  aperta  fineftra  da  la  quale  fi  habbia  a  veder  la  hifto- 
ria ,  éc  quivi  determino  le  grandezze  de  gli  huomini  eh'  io  vi  vo- 
glio fare  in  pittura,  e  divido  la  lunghezza  di  queft'  huomo  in  tre 
parti ,  le  quali  a  me  fono  proportionali ,  con  quella  mifura  che  il 
vulgo  chiama  il  braccio.  Imperoche  ella  è  di  tre  braccia,  come  fi 
vede  chiaro  da  la  proportione  de  membri  dell'  huomo ,  perche  tale 
è  la  commune  lunghezza  per  lo  più  del  corpo  humano .  Con  quefta 
mifura  adunque  divido  la  linea  da  baflo  che  ftà  a  diacere  del  dife- 
gnato  quadrangolo,  &  veggo  quante  di  cofi  fatte  parti  entrino  in 
effa  :  &  quefta  fieffa  linea  adiaccre  del  quadrangolo  è  a  me  proportio- 
nale  alla  più  vicina  a  traverfo  ugualmente  lontana  veduta  quantità 
nello  fpazzo.  Dopo  queflo  io  pongo  un  punto  folo  dove  babbi  a 
correre  la  veduta ,  dentro  al  quadrangolo ,  il  qual  punto  preoccupi 
quel  luogo  al  quale  babbi  ad  arrivare  il  raggio  centrico ,  e  però  lo 
chiamo  il  punto  del  centro:  porraffi  quefto  punto  convenientemente, 
ron  più  alto  da  le  linee  che  diace ,  che  per  quanto  è  1'  altezza  del 
huomo  che  vi  fi  ha  a  dipignere  ,  peroche  in  quefto  modo  &  coloro 
che  riguardano,  &  le  cole  dipinte  pare  che  fieno  ad  un  piano  u- 
guale .  Pof^o  il  punto  del  centro  ,  tiro  lince  diritte  da  cffo  punto  a 
ciafcuna  de  le  divifioni  de  la  linea  diritta  che  diace:  Le  quali  linee 

ve- 


LIBRO     PRIMO.  14C; 

veramente  mi   dimolìrano ,   in  che   modo  havendo  10  a  procedere  li- 
no all'  infinità    &C   ultima    lontananza,    &    fi    riftringhino    le  quantità 
da  traverfo  ali*  afpctto  &  veduta  mia.  {Tanj.  II.Fi^.  ^.)  Qui   arieno  al- 
cuni che  tirerebbono  entro  al  quadrangolo  una  linea  ugualmente  di- 
nante da  la  già  divifa  linea,    &    dividerebbon  in  tre  parti   lo  fpatio 
che  farebbe  fra  le  dette  due  linee .    Di    poi    con    quclLi    regola  tire- 
rebbono  un'altra  linea  parimente    lontana    da    quefta    iecunda    linea, 
parimente   lontana,    talmente    che  Io  fpatio  che  infra  la  prima    com- 
partita linea,    &    quefta    feconda    linea  a  lei  paralella,    o    parimente 
lontana,  divifo  in  tre  parti,    ecceda  di  una  parte    di  fé  iìciXo  quello 
fpatio   che    è    fra    la   feconda  &c  la  terza  linea ,    &  di  poi  aggiugne- 
rebbono  1'  altre  linee  ,    talmente  che  fempre  quello  fpatio    che   fegui- 
tafli  manzi  infra  le  linee,    fufle  per  la  metà  puì  ,   per   parlare   come 
i  Matematici.    Si    che    in    quefta  maniera  procederebbono  coftoro,  i 
quali  fé  ben  dicono  di  feguire  una  ottima  via  nel  dipignere,   10  non- 
dimeno penfo  che  efli  errino  non  poco.  Perche  havendo  pofto  a  ca- 
lo la  prima  linea  paralella    alla   principale,    fé    ben    1'  altre   paralelle 
fon  porte  con  regola  &  con  ordine ,    non    hanno   però    cofa   per    la 
quale  effi  habbino  certo  OC  determinato  luogo  de  la  punta  de  la  pi- 
ramide da  poter  bene  vedere  la  cofa  i    dal    che   ne    fuccedono  facil- 
mente  nella  Pittura  non  piccoli  errori.    Aggiugni    a    quello,    che    la 
regola    di   coftoro   faria    molto    falla,    la    dove    il    punto    del    centro 
fulfe   pofto  o  più  alto,  o  più  ballo  de  la  ftatua  del  huomo  dipinto: 
conciofia  che  tutti  quei  che  fanno ,    diranno    che    nefluna    de  le  cofc 
dipinte  ,    conforme  alle  vere ,    fé  ella  non  farà  pofta  con  certa  rego- 
la diftante  dall'occhio,    non  fi  potrà  fguardare,    né    difcernere.    De 
la  qual  cofa  efporremo  la  ragione,    fé  mai  noi  fcriveremo  di   quelle 
dimoflrationi    de    la    Pittura,    le    quali    già    fatte    da  noi,    gH  amici 
noftri    mentre  le  guardavano  con  maraviglia,    le    chiamarono  i  mira- 
coli de  la  Pittura.  Imperoche  tutte  quefte  cofe  che  io  ho  dette  prin- 
cipalmente  fi    afpettano    a    quella  parte  :    ritorniamo  adunque  a  pro- 
pofito .   ElTendo  quefte  cofe   cofi   fatte,    io    perciò    ho    trovato  quello 
ottimo    modo.    In    tutte   le    altre    cofe    io    vo    dietro  alla  medefima 
linea,    &   al   punto    del    centro,    &    alla    divifione    de    la   linea    che 
diace ,   &    al  tirare  dal  punto  le  linee  a  ciafcuna    de   le  divifioni  de 
la    linea   che  diace .    Ma  nelle  quantità  da  traverfo    io    tengo    quefto 
ordine .    Io  ho  uno  fpatio  piccolo ,    nel    quale    io    tiro  una  linea  di- 
ritta :    quefta  divido  in  quelle  parti   che  è  divifa   la  linea,    che  diace 
del  quadrangolo .    Di    poi  pongo    fu    alto    un  punto   fopra  quefta  li- 
nea   tanto    alto  ,    quanto   è    la  altezza  del  punto  del  centro  nel  qua- 
drangolo ,    da    la    linea    diacentq    divifato,    &:    tiro    da    quefto    pun- 
to   a    ciafcuna  divifione  di   effa  linea  le  loro  linee.    Di   poi   determi- 
no quanta  diftantia    io   voglio    che   fia,    infra    lo   occhio    di   chi  ri- 

guar- 


I50  DELLA    PITTURA 

guarda  &  lii  Pittura,  &  quivi  ordinato  il  luogo  del  taglio,  con  una 
linea  ritta  a  piombo ,  fo  il  tagliarnento  di  tutte  le  linee  che  ella 
truova  .  Linea  a  picmbo  è  quella  che  cadendo  fopra  un  altra  linea 
diritta,  cauferà  da  ogni  banda  gli  angoli  a  fquadra  .  [Ta<v.  ll.Fig.  ^) 
Quefta  linea  a  piombo  mi  darà  con  le  fue  interfecationi  adunque 
tutti  i  termini  de  le  diltantie  che  haranno  ad  eflerc  infra  le  linee  a 
traverfo  paralelle  del  pavimento,  nel  qual  modo  io  harò  difegnate 
nel  pavimento  tutte  le  paralelle  i  de  le  quali  quanto  elle  fieno  tirate 
a  ragione,  ce  ne  darà  inditio,  fé  una  medefìma  continovata  linea 
diritta  farà  nel  dipinto  pavimento,  diametro  de  quadrangoli  congiun- 
ti inlìeme  :  Et  è  apprello  a  Matematici  il  diametro  di  un  quadran- 
golo ,  quella  linea  diritta  che  partendofi  da  uno  de  li  angoli  va  ali* 
altro  a  lui  oppoflo ,  la  quale  divide  il  quadrangolo  in  due  parti, 
talmente  che  facci  di  detto  quadrangolo  duoi  triangoli .  Dato  adun- 
que diligentemente  fine  a  quefte  cofe,  io  tiro  di  nuovo  di  fopra  un 
altra  linea  a  traverfo,  ugualmente  lontana  da  le  altre  di  fotto,  la  qua- 
le interfeghi  i  duoi  lati  ritti  del  quadrangolo  grande,  &  paffi  per 
il  punto  del  centro.  Et  quella  linea  mi  ferve  per  termine,  &  coVifì- 
ne ,  mediante  il  quale  nelTuna  quantità  eccede  la  altezza  dell'  occhio 
del  rifguardante .  Et  perche  ella  pafTa  il  punto  del  centro ,  perciò 
chiamafì  centrica.  Dal  che  avviene  che  quelli  huomini  che  faranno 
dipinti  infra  le  due  più  oltre  linee  paralelle,  faranno  i  medefimi 
molto  minori  che  quegli  che  faranno  fra  le  anteriori  linee  paralel- 
le: ne  è  per  qucflo  che  ei  fieno  minori  de  gli  altri,  ma  perche  fo- 
no pili  lontani ,  apparifcono  minori ,  la  qual  cofa  in  vero  ci  dimo- 
flra  mani  fedamente  la  natura  che  cofi  fia .  Percioche  noi  veggiama 
per  le  Chiefe  i  capi  de  gli  huomini  che  fpaffeggiano,  quafi  andare 
fempre  ad  una  medefìma  altezza  uguali ,  ma  i  piedi  di  coloro  che 
fono  affai  lontani ,  ci  pare  che  corrifpondino  alle  ginocchia  di  co- 
loro che  ci  fon  dinanzi  .  Tutta  quefla  regola  del  dividere  il  pavi- 
mento principalmente  fi  afpetta  a  quella  parte  de  la  Pittura,  la  qual 
noi  al  fuo  luogo  chiameremo  componimento.  Et  e  tale,  che  io 
dubito  che  per  effer  cofa  nuova ,  &  per  brevità  di  quefli  miei  com- 
mentarii  ,  ella  habbi  ad  effer  poco  intefa  da  chi  legge  j  imperochc 
fi  come  facilmente  conofciamo,  mediante  le  opere  antiche,  che  el- 
la appreffo  de  noflri  maggiori  per  elìere  ofcura  &  difficile  non  fu 
conofciuta  :  Conciofia  che  appreflo  de  gli  antichi  durerai  una  gran 
fatica  a  trovare  hifioria  alcuna  che  fìa  ben  comporta,  ben  dipinta, 
ben  formata,  o  bene  fcolpita.  Per  la  qual  cofa  io  ho  dette  quefte 
cofe  con  brevità,  &  come  io  penfo,  non  anco  ofcuramente.  Ma  io 
conofco  chente  ,  &  quali  elle  fono,  che  ne  per  loro  potrò  acquiftar- 
mi  alcuna  lode  di  eloquentia,  &  coloro  che  non  le  intenderanno 
alla  prima  vifU,  dureranno  grandiffima  fatica  a  poterle  giammai  com- 

prea- 


LIBRO     PRIMO.  151 

prendere.  Sono  quefte  cofc  facililTime  (?c  helliffime  a  gli  ingegni  fottilif- 
fìmi  &  inclinati  alla  Pittura,  in  qualunque  modo  elle  fi  dichino,  ma 
a  gli  huomini  rozzi  &  poco  atti ,  o  inclinati  da  natura  a  quelle  nohi- 
liffime  arti,  ancorché  di  cÌXq  fi  parlaffe  eloquentiirimamente,    (nricno 
poco  grate,  &  forfè  che  quefte  medefime  cofe  recitate  da  noi   brevif- 
fimamente  fenza  alcuna  eloquentia,  faranno  lette  non   fenza  fartidio. 
Ma  10  vorrei  che  mi   iuffe  perdonato  ,  fé  mentre  che  principalmente 
10   ho  voluto  edere  intefo  ,  10  ho  attefo  a  fare  che  il  mio  fcriver  fia 
chiaro,  più  tofio  che  comporto  ed  ornato,  &  quelle  cofe  che  fegui- 
ranno ,    arrecheranno  per  quanto   io  fpero ,    manco  tedio  a  quei  che 
leggeranno .   Noi  habbiamo  adunque  trattato  de  triangoli ,    della  pira- 
mide,    del  taglio,    &  di  quelle  cofe  che  ci   parevano  da  dire.  De  le 
quali  cofe    nientedimeno  10  ero  folito    ragionare  con    gli  amici    miei 
molto  più  lungamente  con  una    certa    regola    di  geometria ,    &    mo- 
llrar  loro  le  cagioni ,    perche  cofi  avenifle ,    il  che  io  ho  penfato  di 
lanciare  indietro  per  brevità  in    quefti    miei    commentarii .    Perche    io 
in  quefto  luogo  ho  racconto  folamente    i    primi    pnncipii    de  la  Pit- 
tura, &  li  ho  voluti  chiamare  1  primi  principii,    percioche    ei  fono 
i  primi   fondamenti  dell'  arte  per    i  Pittori    che    non    lànno .    Ma    ei 
fon  tali,    che    coloro  che    gli    intenderanno    bene,    conofceranno  che 
gli  gioveranno  non  poco,  quanto  allo  ingegno,    &    quanto    a    cono- 
fcere  la  diffinitione  de  la  Pittura,    &   quanto    ancora    a    quelle    cofe 
che  noi  doviamo    dire .    Et    non    fia    alcuno    che    dubiti ,    che    colui 
non    diventerà    giammai    buon   Pittore,    che    non  intenda    eccellente- 
mente quel  che  nel  dipignere  ei  cercherà  di  fare.    Imperoche  in  va- 
no fi  tira  lo  arco ,    fé    prima    non    hai    deffignato    il    luogo    dove  tu 
VUOI  indirizzare  la  freccia.    Et  vorrei  certamente    che   noi  ci  perfua- 
dedimo  ,  colui  fblo  effere  per  diventare  ottimo  Pittore,  il  quale  bo- 
ra ha  imparato  a  collocare  ottimamente  tutti    i    d*  intorni ,    &  tutte 
le  qualità  de  le  fuperHcie.    Et  per  il  contrario    io    affermo    che  non 
riufcirà  mai  buon  Pittore  colui,  che  non  fàprà  efattamente,  &  di'i- 
gentiffìmamentc  le  cofe  che  habbiamo  dette.    Et  però  è  flato    necef- 
fario    tutto    quello    che    fi    è    detto    de    le    fuperficie ,  &  del  taglio. 
Rella  bora  che  fi  ammaeftri   il  Pittore  ,    del    modo    che    egli    harà  a 
tenere    nello    immitar  con  la  mano,  le  cofe  che  egli  fi  farà  immagi- 
nato prima  nella  mente  . 


DELLA 


DELLA    PITTURA 

D    I 

LEONBATISTA    ALBERTI 

LIBRO     SECONDO. 

MA    perche    quefto    Audio    de    lo    imparare    potrà  forfè  parere 
troppo    faticofo    a    giovani ,    perciò    mi    par    da    moftrar  in 
quefto    luogo  quanto  la  Pittura    fia    non  indegna  da  potervi 
mettere  ogni  noftro  ftudio    Se    ogni   nollra    diligcntia.    Conciona   che 
ella  ha  in  fé  una  certa  forza  divina    tal   che    non    folo    ella   fa  quel 
che  dicono,  che  fa  la  amicitia ,  che  ci  rapprefenta  in  effere  le   perfo- 
ne  che  fono  lontane ,    ma  ella  ci  mette  innanzi    a    gli  occhi    ancora 
coloro ,  che  già  molti  &  molti  anni  fono    fon  morti ,    talché  fi  veg- 
gono con  grandiffima  maraviglia  del   Pittore ,    &    dilettatione    di    chi 
li   riguarda .    Racconta   Plutarco    che  Caffandro    uno    de    Capitani  di 
Alellandro,    nel  vedere    la    effigie  del    già    morto    Aleiìandro,  cono- 
fcendo  in  elTa  quella   maeftà    regale    cominciò    con    tutto    il  corpo  a 
tremare .   Dicono    ancora  che  Agefilao  Lacedemoniefe  fapendo  di  ef- 
fere bruttifTimo,  non  volle  che  la  fua  effigie  Riiìe  veduta  da  defcen- 
denti  ,  &  perciò  non  li  piacque  mal   efler  ne  dipinto ,  ne  fcolpito   da 
nefluno .  Si  che  i  volti   de  morti  vivono  in  un  certo  modo  una  lun- 
ga vita,  mediante  la  Pittura.    Et  che  la  Pittura  ci  habbi  efpreflo  gli 
Dii,  che  fono  reveriti  da  le  genti,    è    da  penfare    che    ciò    fia    llato 
un  grandilTimo  dono  concedo    a    mortali .    Conciofia    che    la  Pittura 
ha    giovato    troppo    grandemente    alla    religione ,    mediante    la  quale 
noi  iìamo  principalmente  congiunti  a  gli   Dii,    &    al    perfeverare  gli 
animi  con  una  certa  intera  religione.   Dicono  che  Fidia  fece  in  Eli- 
de un  Giove ,    la  bellezza  del  quale  aggiunfe  affai  alla  già  concepu- 
ta  religione .    Ma  quanto    la    Pittura    giovi    alli    honoratifj'imi    piaceri 
de  lo  animo ,    &    quanto    ornamento    ella    arrechi    alle  cole ,    iì  può 
d' altronde  &  da  quello  principalmente  vedere ,    che  tu  non  troverai 
quafi  per  lo  più  cola  alcuna  benché  preciofa,    che    per   la  accompa- 
gnatura   de    la  Pittura    non    diventi    molto    più    cara ,    &  molto  più 
pregiata  .    Lo    avorio ,    le    gemme ,    &    le    cofi    fatte    cofc    pregiate , 
diventano,    mediante    la    mano    del    Pittore,    più    preciofc .    Lo    oro 
fteffo    ancora    adornato    da    la    Pittura ,     è     filmato    molto    più    che 
lo   oro.    Anzi    non    che    altro    il    piombo    più  di  tutti    gli  altri    me- 
talli   viliffjmo,    fé   Fidia     o     Praffitele    ne    avellerò    con    le    lor    ma- 
ni  fatto   una   ftatua,    (ària  per   avventura   tenuta  più  in  pregio,  che 

non 


LIBRO     SECONDO.  153 

non  farebbe  altrettanto  argento  rozzo  &C  non  lavorato.  Zeufì  Pitto- 
re haveva  incominciato  a  donare  le  Tue  cofe  ,  perche  come  ei 
diceva  ,  elle  non  fi  potevano  pagare  con  qual  fi  voglia  prez- 
zo .  Conciofìa  che  egli  giudicava  che  non  fì  potelTe  trovar 
prezzo  alcuno ,  che  potelTe  fatisfare  a  colui  che  nel  dipignere ,  o 
icolpirc  gli  animali ,  fufTe  quafì  che  uno  altro  Dio  infra  i  mortali . 
Ha  qudìc:  Iodi  adunque  la  Pittura  ,  che  coloro  che  ne  fono  maeftri , 
non  folamcnte  fi   maravigliano  de  le  opere  loro,  ma  fì  accorgono  ef- 

fcre  fìmililfimi    asli   Dii .    Che  dirò  io  che  la  Pittura  è  o  la  maeftra 

... 
di   tutte  le  arti ,  o  almanco  il    principale    ornamento  ?    Imperoche  lo 

Architettore ,  fé  io  non  mi  inganno  ,  ha  prefo  dal  Pittor  folo  le  ci- 
ma fé  ,  i  capitelli,  le  bafe ,  le  colonne,  le  cornici ,  t?^  tutte  le  altre  co- 
fi  fatte  lodi  degli  ediHzii .  Imperoche  il  Pittore  mediante  la  regola  &C 
la  arte  fua  ha  infegnato  ,  &C  dato  modo  a  gli  fcarpellini  ,  a  gli 
fcultori  ,  (Ik;  a  tutte  le  botteghe  de  fabbri ,  de  legnaiuoli ,  &  di  tutti 
coloro  che  lavorano  di  fabriche  manuali ,  talché  non  fi  ritroverà  fi- 
nalmente arte  alcuna ,  benché  abiettiffima ,  che  non  babbi  riguardo 
alla  Pittura ,  onde  io  ardirò  di  dire  che  tutto  quel  che  è  di  orna- 
mento nelle  cofe,  fìa  cavato  da  la  Pittura.  Ma  principalmente  fu 
da  gli  antichi  honorata  la  Pittura  di  qucfto  honore ,  che  effcndo 
flati  chiamati  quafi  la  maggior  parte  de  gli  altri  artefici ,  Fabbri  ap- 
preffo  de  latini  ,  il  Pittor  folo  non  fu  annoverato  infra  i  Fabbri . 
Le  quali  cofe  cffendo  cofi ,  io  fon  foliro  di  dire  infra  gli  amici 
miei  che  lo  inventore  de  la  Pittura  fu ,  fecondo  la  fententia  de'  Poe- 
ti ,  quel  Narcifo  che  fi  convertì  in  fiore .  Percioche  ellendo  la  Pit- 
tura il  fiore  di  tutte  le  arti  ,  ben  parrà  che  tutta  la  favola  di  Nar- 
cifo fia  bcnillimo  accomodata  ad  ella  cola .  Imperoche ,  che  altra 
cofa  è  il  dipingere,  che  abbracciare  &  pigliare  con  la  arte  quella 
fupcrficie  del  fonte  ?  Penfava  Quintiliano  che  i  Pittori  antichi  fuffe- 
ro  foliti  a  difegnare  le  ombre,  fecondo  che  il  Sole  le  porgeva,  «^ 
che  poi  l'arte  fia  di  mano  in  mano  con  aggiugnimenti  accrcfciuta  . 
Sono  alcuni  che  raccontano  che  un  certo  Filocle  Egittio ,  6c  un 
Cleante  ,  ne  fo  io  quale ,  fuffino  i  primi  inventori  di  quefta  arte  , 
Ci  Egittii  affermano  che  appreffo  di  loro  era  fiata  in  ufo  la  Pittura 
fei  milla  anni  prima  che  ella  fufTe  tranfportata  in  Grecia  ,  &(.  i  no- 
ftri  dicono  che  ella  venne  di  Grecia  in  Italia  dopo  che  Marcello 
hebbe  le  vittorie  di  Sicilia.  Ma  non  importa  molto  il  fapere  1  pri- 
mi Pittori ,  o  gli  inventori  de  la  Pittura .  Conciofìa  che  noi  non 
vogliamo  raccontare  la  hifloria  de  la  Pittura  come  Plinio ,  ma  nuo- 
vamente trattare  de  la  arte .  De  la  quale  fino  a  quefta  età  non  ce 
ne  e  memoria  alcuna  lafciataci  che  io  babbi  villa  da  gli  fcrittori 
antichi  :  Ancor  che  ei  dicono  che  Eufranore  Hifchimio  fenile  non 
fb  che  de  le  mifure  &C    de    colori  :    Et    che    Antigono   &:    Xenocratc 

V  fcrif- 


154  DELLA     PITTURA 

fcriflono  alcune  cofe  de  le  Pitture ,  &:  che  Apelie  ancora  mefìfe  de 
la  Pittura  alcune  cofe  infieme ,  &c  le  mandò  a  Perfeo .  Racconta 
Laertio  Diogene  che  Demetrio  Filofufo  ancora  fcrifìe  alcuni  com- 
menti de  la  Pittura .  Oltra  di  quefto  io  Aimo  ancora  che  efTendo 
da  noftri  paffati  ftate  melTe  in  fcritto  tutte  le  buone  arti ,  che  la 
Pittura  ancora  non  fulTe  ftata  lafciata  in  dietro  da  noflri  fcrittori 
Italiani .  Imperoche  furono  in  Italia  antichifTimi  gli  Etrufci ,  valoro- 
fìfTimi  più  di  tutti  gli  altri  ne  la  arte  de  la  Pittura .  Crede  Trime- 
gifto  antichilTimo  fcrittore  che  la  Pittura  &  la  Scoltura  nafceOero 
mfieme  con  la  religione,  imperoche  egli  difie  coli  ad  Afclepio:  La 
humanità  ricordevole  de  la  natura  &  dell'  origine  Tua ,  figurò  gli 
Dii  da  la  fimilitudine  del  volto  Tuo  .  Et  chi  fia  quello  che  nieghi  , 
che  la  Pittura  non  fi  fia  attribuita  a  fé  flelTa  in  tutte  le  cofe ,  cofi 
publiche ,  come  private  ,  cofi  fecolari ,  come  religiofe ,  tutte  le  più 
honorate  parti  ?  talché  non  troverò  artificio  alcuno  apprelTo  de  mor- 
tali che  da  ciafcuno  ne  fia  fatto  conto  maggiore  .  Raccontonfi  pregi 
quafi  incredibili  de  le  tàvole  dipinte .  Ariltide  Thebano  vendè  una 
Pittura  fi^la  ,  cento  talenti ,  cioè  ,  feflanta  mila  fiorini .  Raccontano 
che  la  tavola  di  Protogene  fu  cagione  che  Rodi  non  fulTe  abbruc- 
ciato  dal  Re  Demetrio ,  perche  non  voleva  che  detta  tavola  arde(^ 
fé .  PofTiamo  adunque  affermare ,  che  Rodi  fu  rifcattato  da  li  ini- 
mici per  una  fola  Pittura .  Sonfi  meffe  infieme ,  oltre  a  quefte , 
molte  altre  cofe  fimili  ,  per  le  quali  potrai  comodamente  intendere  , 
che  i  buoni  Pittori  fono  Itati  fempre  grandemente  lodati,  &  havuti 
in  pregio  da  ciafcuno,  talché  i  nobiliifimi ,  &  preftantiffimi  Citta- 
dini ,  &  i  Filofofi  ,  &  i  Re  fi  fon  dilettati  non  folo  de  le  cofe  di- 
pinte ,  ma  del  dipignere  ancora  .  Lucio  Manilio  Cittadino  Romano , 
&  Fabio  in  Roma  huomo  nobilifi'imo  fumo  Pittori .  Turpilio  Ca- 
valiere Romano  dipinfe  in  Verona .  Sitedio  Pretore  ,  &  Pioconfule 
fi  acquiftò  nome  con  il  dipignere .  Pacuvio  Poeta  Tragico ,  nipote 
di  Ennio  Poeta ,  nato  de  la  figliuola ,  dipinfe  nella  piazza ,  Herco- 
le  .  Socrate ,  Platone  ,  Metrodoro  ,  &  Pirro  Filofofi ,  furono  eccel- 
lenti nella  Pittura.  Nerone,  Valcntiniano ,  &  Aleflandro  Severo  Im- 
peratori ,  furono  fludiofifiimi  del  dipignere .  Sana  coia  lunga  rac- 
contare quanti  Principi ,  &  quanti  Re  fono  ftati  inclinati  a  quella 
nobilifiima  arte  .  Et  non  è  ancora  ragionevole  ftare  a  raccontare 
tutta  la  infinita  moltitudine  de  Pittori  antichi ,  la  quale  quanto  fia 
ftata  grande  ,  fi  può  vedere  da  quello  i  che  in  manco  di  quattro- 
cento giorni  furono  del  tutto  finite  a  Demetrio  Valerio  figliuolo  di 
Fanoftrate,  trecento  feiTanta  ftatue ,  parte  fopra  i  lor  cavalli,  parte 
fopra  ì  carri ,  ài  parte  fopra  i  cocchi .  Et  fé  in  quella  Città  fu  tan- 
to il  gran  numero  de  li  Scultori  ,  flaremo  noi  in  dubbio  che  non 
vi  fuflino  Pittori  infiniti  ?  Sono  veramente  la   Pittura  &   la    Scoltura 

arti 


LIBRO    SECONDO.  155 

arti  congiunte  infieme  di  parentado ,  ài  nutrite  da  un  medefìmo 
ingegno .  Ma  10  anteporrò  Tempre  lo  ingegno  del  Pittore ,  come 
quello  che  fi  apatica  in  cofa  molto  più  difficile .  Ma  torniamo  a 
propofito .  Infinita  fu  la  moltitudine  de  Pittori ,  &  de  li  Scultori 
in  quei  tempi ,  conciofia  che  i  Principi  ,  OC  i  plebei ,  i  dotti  ,  & 
gli  ignoranti  fi  dilettavano  de  la  Pittura .  Et  coftumandofi  infra  le 
prime  prede  che  efli  conducevano  de  le  provincie ,  a  metter  in 
publico  nel  Teatro  le  tavole ,  &C  le  ftatue ,  la  cofa  andò  tanto  in- 
nanzi ,  che  Paulo  Emilio ,  &C  alcuni  altri  non  pochi  Cittadini  Ro- 
mani ,  feciono  infegnare  a  i  figliuoli  per  bene  ,  &  beatamente  vive- 
re infieme  con  le  buone  arti,  la  Pittura.  Il  quale  ottimo  coftume 
appreffo  de  Greci  fi  oiTervava  grandifiimamente ,  che  i  giovanetti 
nobili  &  liberi  bene  allevati ,  imparavano  infieme  con  le  lettere  la 
geometria ,  &  la  mufica ,  &  l' arte  ancora  del  dipigneie .  Anzi  la 
facultà  del  dipignere  fu  ancora  cofa  honorata  alle  donne  :  E  cele- 
brata da  gli  Scrittori  Martia  figliuola  di  Varrone  ,  perche  ella  feppe 
dipignere .  Et  fu  certamente  in  tanto  pregio ,  &  degna  di  tanta  lo- 
de la  Pittura  apprefio  de  Greci ,  che  ei  vietarono  per  publica  deli- 
bcratione ,  che  non  fufie  lecito  a  fervi  imparare  la  Pittura  s  ne  que- 
fto  veramente  fenza  ragione ,  imperoche  la  arte  del  dipignere  è  ve- 
ramente degniifima  de  gli  animi  liberali  &  nobilifiimi  :  &:  quanto  a 
me  è  paruto  fcmpre  uno  inditio  di  ottimo  &  eccellente  ingegno 
quello  di  colui  che  io  ho  faputo  che  fi  diletti  grandemente  de  la 
Pittura.  Et  è  quefta  arte  fola  quella  che  parimente  diletta  grande- 
mente &  a  dotti  &  a  gli  ignoranti ,  la  qual  cofa  non  occorre  mai 
in  alcuna  altra  arte ,  che  quella  cofa  che  diletta  a  quei  che  fan- 
no ,  commuova  ancora  gli  ignoranti .  Et  non  troverai  nelluno 
che  facilmente  non  defiderafie  grandemente  di  haver  fatto  pro- 
fitto nella  Pittura  .  Et  è  manifefto  che  efia  natura  fi  diletta  nel  di- 
pignere .  Conciofia  che  noi  veggiamo  che  la  natura  figura  ne  mar- 
mi ,  i  centauri ,  &C  i  volti  de  Re  con  le  barbe .  Anzi  dicono  che 
in  una  gioia  di  Pirro ,  vi  fur  dipinte  da  la  natura  ftelfa  le  nove 
Mufe  con  le  loro  infegne .  Aggiugni  a  quefte  cofe  che  ei  non  è 
quafi  arte  nefiuna ,  nella  quale  gli  huomini  che  fanno  &:  quei  che 
non  fanno ,  nello  impararla  &  nello  efercitarla  fi  affatichino  con 
tanto  diletto  tutto  il  tempo  de  la  vita  loro  ,  piiì  che  in  qucfia . 
Siami  lecito  di  dire  quel  che  interviene  a  me  :  fé  mai  accade  che 
per  mio  piacere  &  per  mio  diletto  io  mi  metta  a  dipignere ,  il 
che  io  fo  molto  fpefib ,  quando  mi  avanza  tempo  da  le  altre  fac- 
cende ,  io  ito  fifio  con  tanto  mio  piacere  a  far  quella  opera  che  a 
gran  pena  poflo  credere  che  io  vi  fia  ftato  tanto  che  fieno  già  paf- 
fatc  tre  o  quattro  hore  :  fi  che  quefta  arte  apporta  feco  diletto , 
mentre  che  tu  la  honorerai ,  6c  lodi  &  ricchezze,  &  fama  perpetua 

V   2  men- 


155  DELLA     PITTURA 

mentre  che  tu  la  farai  eccellentilTimamente .  La  qual  cofa  cflendo 
cofì  ,  poi  che  la  Pittura  è  un  ottimo  &  antichifTimo  ornamento  de 
le  cofe ,  degna  di  huomini  liberi ,  grata  a  dotti  &  a  gli  indotti  , 
conforto  quanto  maggiormente  pollo  gli  ftudiofi  giovani ,  che  per 
quanto  ei  portino ,  diano  grandemente  opera  alla  Pittura .  Dipoi 
avertifco  coloro  che  fono  ftudiofiO'imi  de  la  Pittura ,  che  vadino 
dietro  ad  imparare  cda  perfetta  arte  del  dipignere ,  non  perdonando 
ne  a  fatica ,  ne  a  diligcntia  alcuna  .  Siavi  a  cura ,  voi  che  cercate 
efier  eccellenti  nella  Pittura ,  la  prima  cofa ,  il  confìderare  che  no- 
mi &  che  fama  fi  acquiiiarono  gli  antichi .  Et  vi  gioverà  di  ricor- 
darvi che  fempre  la  avaritia  è  ftata  inimica  alla  lode  &  alla  virtù . 
Conciofia  che  lo  animo  intento  al  guadagno,  rare  volte  acquifera 
il  frutto  de  la  pofterità .  lo  ho  veduti  alcuni  quafi  in  fu  '1  bello 
de  lo  imparare ,  fubito  enTerfi  dati  al  guadagno  ,  &  perciò  non 
hanno  poi  acquiftatofi  ne  ricchezze  ne  fama  alcuna  ,  i  quali  fé  ha- 
veffino  con  lo  ftudio  avezzato  lo  ingegno ,  farebbon  facilmente  di- 
ventati famofi ,  la  onde  ne  harebbon  cavato  ricchezze  &  diletto  : 
per  tanto  fia  di  loro  infino  a  qui  detto  a  baftanza  .  Hor  torniamo 
a  propofito .  Noi  dividiamo  la  Pittura  in  tre  parti ,  la  qual  divifio- 
ne  habbiamo  cavata  da  effa  natura ,  Imperoche  ingegnandofi  la  Pit- 
tura di  raprefentarci  le  cofe  vedute  ,  confideriamo  in  che  modo  effe 
cofe  venghino  alla  veduta  noftra .  Principalmente  quando  noi  fqua- 
driamo  qualche  coia ,  noi  veggiamo  quella  cofa  effer  un  certo  che , 
che  occupa  luogo.  Et  il  Pittore  circonfcriverà  lo  fpazio  di  quefto 
luogo  i  &  quefto  modo  del  tirare  i  d'  intorni  con  vocabolo  conve- 
niente chiamerà  circonfcrittione .  Dopo  quefto  nel  guardare  noi  con- 
fideriamo in  che  modo  fi  congiunghino  infieme  le  diverfe  fuperfi- 
cie,  del  veduto  corpo,  infra  di  loro,  &  difegnando  il  Pittore  qucfti 
congiugnimenti  de  le  fuperficie  a  lor  luoghi ,  potrà  &  bene  chia- 
marlo il  componimento.  Ultimamente  nel  guardare  noi  difcerniamo 
pili  diftintamente  i  colori  de  le  fuperficie ,  &  perche  il  raprefenta- 
mento  di  quefta  cofa  nella  Pittura ,  riceve  quafi  fempre  tutte  le 
fue  differentie  da  i  lumi ,  commodamente  noi  potremo  ciò  chiama- 
re il  ricevimento  de  lumi ,  1  d'  intorni  adunque  ,  il  componimento  , 
&  il  ricevimento  de  lumi  fanno  perfetta  la  Pittura.  Reftaci  adun- 
que a  trattare  di  quelle  cofe  brevilfimamente ,  &  prima  de  d' intor- 
ni ,  ò  vero  de  la  circonfcrittione ,  la  quale  è  quel  tirare  che  fi  fa 
con  le  linee  a  torno  a  torno  de  d'  intorni ,  da  moderrri  detto  dife- 
gno .  In  quefto  dicono  che  Parrafio  Pittore ,  quello  che  Senofonte 
introduce  a  parlare  con  Socrate  ,  fu  eccellentiffimo  :  Percioche  ei 
dicono  eh'  egli  confiderò  fottilifiimamente  le  linee .  Et  in  quefto 
difegno  penfo  che  principalmente  fi  abbia  a  procurare ,  eh'  egli  fi 
faccia  con  linee  fottililTime ,    &  che    al    tutto   non    fi    difcernino    da 

r  oc- 


LIBRO    SECONDO.  157 

1'  occhio ,  li  come  dicon  che  folcva  fare  Apelle  Pittore  nello  elcr- 
citar(ì  ,  &C  combattere  a  chi  più  fottili  le  faceva ,  con  Protogene . 
Imperoche  il  difegno  non  è  altro ,  che  il  tirare  de  d'  intorni ,  il 
che  fé  fi  farà  con  linee  che  apparifchino  troppo ,  non  parranno 
margini  de  le  fuperticie  in  effa  Pittura ,  ma  parranno  alcune  felTu- 
rc .  Dipoi  io  delìdererei  che  nel  difegno  non  fi  andaffe  dietro  ad 
altro  che  al  circuito  de  d'intorni.  Nel  qual  difegno  io  affermo  che 
ci  bifogni  efercitarvili  vehementemente .  Conciolìa  che  neiìuno  com- 
ponimento ,  nelTuno  ricevimento  di  lumi  mai  farà  lodato  fé  non  vi 
farà  difegno.  Anzi  il  difegno  folo ,  il  più  de  le  volte,  è  gratiffimo. 
Diafi  adunque  opera  al  difegno,  &  ad  imparar  beniflimo  quefto 
non  credo  che  fi  pofla  trovar  cofa  alcuna  più  accomodata ,  che 
quel  velo  che  io  infra  gli  amici  miei  foglio  chiamare  il  taglio ,  il 
modo  del  ufare  il  quale  fono  ftato  io  il  primo  che  lo  babbi  tro- 
vato, &  è  cofi  fatto.  Io  tolgo  un  velo  di  fila  fottiliffime ,  telTuco 
rado,  &  fia  di  qual  fi  voglia  colore,  quello  divido  10  di  poi  con 
fila  alquanto  più  grolTe ,  facendone  quadri  quanti  mi  piace  fopra  un 
telaio  tutti  uguali ,  &  lo  metto  in  fra  lo  occhio  &:  la  cofa  da  ve- 
derfi ,  accio  che  la  piramide  vifiva  penetrando  palli  per  le  rarità 
del  velo .  Ha  veramente  quefto  taglio  del  velo  in  fé  non  poche 
comodità  :  la  prima  cofa  ,  egli  ti  raprefenta  fempre  le  medefime  fu- 
perHcie  immobili  ,  conciofia  che  pollivi  una  volta  1  termini^  trove- 
rai fubito  la  primiera  punta  de  la  piramide  ,  con  la  quale  tu  inco- 
minciarti i  il  che  fenza  quefto  taglio  del  velo  è  cofa  veramente  dif- 
ficiliffima.  Et  fai  quanto  fia  impoffibile  nel  dipignere  ,  mutarfi  ret- 
tamente alcuna  cofa ,  perche  non  mantiene  perpetuamente  a  chi  di- 
pigne il  medefimo  afpetto  &C  veduta  :  &c  da  quello  aviene  che  più 
facilmente  fi  alfomigliano  quelle  cofe  che  fi  ritraggono  da  le  cofe 
dipinte,  che  quelle  che  fi  ritraggono  da  le  fculture .  Sai  ancora 
oltra  di  quefto,  quanto  effa  cofa  veduta,  paia  alterata,  mediante  il 
mutamento  de  lo  intervallo  ,  ò  de  la  pofitura  del  centro .  Per  tanto 
il  velo  o  la  rete  ti  arrecherà  quefta  non  piccola  utilità  che  la  colà, 
fempre  ti  fi  aprefenterà  alla  villa  la  medefima.  L'altra  utilità,  è 
che  tu  potrai  collocare  facilmente  nel  dipignere  la  tua  tavola ,  in 
luoghi  certi iTimi ,  1  fiti  de  dintorni,  &  i  termini  de  le  fuperficie . 
Imperoche  vedendo  tu  in  quella  maglia  de  la  rete  la  fronte ,  &  in 
quella  che  li  è  a  canto,  il  nafo  ,  &  nella  più  vicina  poi  le  gote, 
in  quella  difotto  il  mento  ,  &:  tutte  le  altre  cofe  cofi  fatte ,  dilpolle 
a  loro  luoghi  :  potrai  medefimamente  collocarle  beniflimo  fu  la  tua 
tavola  o  nel  muro  fcompartiti  ancor  elfi  con  una  rete  uguale  a 
quella  .  Ultimamente  quefta  rete  o  velo  porge  grandilTima  comodità 
&  ajuto  a  dar  perfettione  alla  Pittura  i  percioche  tu  vedrai  efta 
cofa  rilevata  &c  gonfiata  difegnata,  &  dipinta    in    quella    pianura    de 

la 


15S  DELLA    PITTURA 

la  rete  .  Mediante  le  quali  cofe ,    poffiamo  facilmente  &  per   il    giù- 
ditio  6c  per   la   efperientia   conofcere,    quanta    utilità   ne    prefti    c(Ta 
rete,    a  bene  &  perfettamente    dipignere.    Ne   mi    piacciono    coloro 
che  dicono  che  ei  non  è  bene    che  i  Pittori  fi  alTuefacclno  a  queftc 
cofe  ,  le  quali  fé  bene  arecano  grandifTimo    aiuto  al  dipignere ,    fono 
nondimeno  tali ,  che  fenza  elle  ,  un  Pittore  a  gran   pena    potrà    mai 
far  da  fé  ftelTo  cofa  alcuna .  Conciofia  che  noi  non  ricerchiamo  che 
il  Pittore ,  fé  io  non  mi  inganno ,  habbi  a  durare  una    fatica   infini- 
ta 3  ma  lodiamo  quella  Pittura  che  ha   gran    rilievo ,   &  che  ci  paia 
molto  fimile  a  corpi  che  ella   ha  a  raprefentare .    La    qual  cofa   cer- 
tamente non    fo   io   vedere    in    che    modo    pofla   riufcire    ad    alcuno 
pur  mediocremente  fenza  lo  aiuto  de   la    rete.    Servinfi   adunque    di 
quefto  taglio  ,    cioè    di    quefta    rete   coloro    che   fi   affaticano   di    far 
profitto .    Che   fé    pure    faranno    alcuni    che    fenza    rete  lì  dilettin  di 
efperimentare  lo  ingegno ,  procaccinfi  con  la  vifta  quefta  fteffa  regola 
de  le  maglie ,  tal  che  fempre  quivi  Ci  immaginino   effer  tagliata    una 
linea  a  traverfo ,    da    una    altra   fatta  a  piombo ,    la  dove  effi  ftatui- 
ranno  il   termine    guardato    nella  Pittura  .   Ma    perche    il    più   de    le 
volte  a  Pittori  non  pratichi    appari fcon    dubij    &    incerti  i  d'  intorni 
de  le  fuperficie,  come  interviene  ne  volti,    ne    quali  non  difcernono 
tal  volta  in  qual  luogo  principalmente   fieno   terminate  le  tempie  da 
la  fronte ,  perciò  bifogna  infegnar  loro ,    in  che  modo  e'  poflino   im- 
parare a  conofcere  quefta  cofa  .  La  natura  veramente    ce  lo    infegna 
benuTimo .  Percioche ,  fi  come   noi  veggiamo   nelle    fuperficie    piane  , 
che  fon    belle    quando    elle    hanno  i  loro    propri    lumi  ,    &C   le    loro 
proprie  ombre  ,  cofi  nelle    fuperficie   sferiche  &  concave  ci  pare  che 
elle  ftieno  bene  quando  che  elle  quafi  divife  in  più  fuperficie  hanno 
diverfe  macchie  di  ombre  &c  di  lumi .  Tutte  le    parti    adunque    cia- 
fi:una  da  per  fé  che    hanno   differenti   lumi    &    differenti   ombre ,    (ì 
hanno  a  confiderare   come  altrettante    fuperficie ,  che    fé    una  veduta 
fiaperficie  continoverà  da   la    fua    ombra    mancando  a  poco    a    poco 
fino  al  fuo  maggior  lume  ,    fi  debbe    alhora   fegnare    con    una    linea 
il  mezzo  che   è   infra  1'  uno    fpatio   &    1'  altro ,    accio    che   fi  habbi 
manco  dubbio  de  la  regola   che    tu    barai  a  tenere    nel    colorire    lo 
fpatio .    Reftaci  a  trattare    ancora    qualche    co(a    del    dife^nq ,    il   che 
fi   afpetta    non    poco  veramente    al    componimento  :    però  e    ben    fa- 
pere  ,  che   cola  fia  il  componimento  nella  Pittura  .    Et  veramente   il 
componimento    quel    modo   o   regola    nel    dipignere  ,     mediante    la 
quale    tutte    le   parti  fi   compongono   infieme    nell'  opera    de   la    Pit- 
tura .    Grandiffima    opera  del   Pittore   è  la   hiftoria  :    le    parti   de   la 
hiftoria  fono    i  corpi  :   le  parti   del  corpo    fono  le  membra  :  le    par- 
ti de   le  membra ,  fono  le  fuperficie .    Et    effendi   il    difegno ,  quel- 
la   regola    o   modo    del    dip'gncre ,    mediante    il    quale    difegnano   i 

d' in- 


LIBRO   SECONDO.  ijp 

d' intorni  a  ciafcuna  de  le  fuperficie ,    &:    de    le    fuperficie    eiTendone 
alcune  piccole ,  come  quelle  de    gli    animali  ,    &    alcune    grandifTime 
come  quelle  de  colofTì  &  de  gli  edifici]  i  del  di.'cgnare    le    fuperficie 
piccole ,  baftino  quegli  ammaellramenti    che    fi    fon    detti  fino  a  qui . 
Conciofia  che  ei  fi  è  dimoftro  come    elle  ii  difegnano    bene    con    la 
rete.    Ma  nel  difegnare  le  fuperficie  maggiori  ci  bifogna    trovare    al- 
tra regola.  Per  il  che  ci  bifogna    ridurre    alla   memoria    tutte    quelle 
cofe  che  fi  Ibno  infegnate  di  fopra  de  le  fuperficie ,  de  razzi ,    de  la 
piramide,  del  taglio.  Finalmente  tu  ti  ricordi    di    quel    che    io    difi'i 
de  le  linee  parallele,  de  lo  fpazo  o  pavimento,    &    del    punto    cen- 
trico ,  &  de  la  linea .  Sopra  del    pavimento    adunque    difegnato    con 
le  linee  parallele,  fi  hanno  a   rizzare  le  alie  de  muri,    &    qual  altre 
cofe    fimili    il  vogliano ,    che    noi    chiamiamo    fuperficie    ritte .    Dirò 
adunque  brevemente  quel  che  io  fo  nel  rizzare  quefi:e  cofe  ,    La  pri- 
ma cola  io  mi  incomincio  da  elfi  fondamenti  ,  6c  difegno    nel  pavi- 
mento la  larghezza  &  la    lunghezza    de    le    mura  ;    nel    difegnare    la 
qual  cofa  io  ho    imparato   da   la   natura ,    che    da    una    veduta    fola 
non  fi    può  vedere    più   che    due    fuperficie    congiunte    infieme    ritte 
dal  piano  di  qual  fi  voglia  corpo    quadrato    fatto  ad    angoli  a  fqua- 
dra .    Nel  difegnare  adunque  i  fondamenti  de    le    mura ,    io    ofiervo 
quefto    di    tirare   folamente   quelle    faccie  o  lati ,    che   mi  f\  aprefen- 
tano  alla  veduta .    Et  la    prima    cofa    io    comincio    da    le    fuperficie 
che  mi  fono  più  vicine ,  &  da  quelle   mafi'imo   che    fono    parimente 
lontane  dal    taglio.    Per    tanto    io    difegno    quelle    inanzi    alle    altre, 
&  delibero  mediante    effe    linee    parallele    difègnate    nel    pavimento , 
quanto  io  voglio  che  effe  mura    fieno    lunghe  &  larghe .    Imperoche 
io  piglio  tante  parallele  quanto    io  voglio  che  elle  fiano  braccia ,    & 
piglio  il  mezo  de  le  parallele  da  la  fcambievole  interfegatione  di  cia- 
scun diametro    di  efie  parallele .  Si  che  per  quefiia  mifura    de  le  pa- 
rallele ,  io    difegno    benifl^imo    la   larghezza   &    la    lunghezza    di    elTe 
mura  che  fi   rilevano    di    fui    piano  .    Dipoi     confeguiico    da     quefio 
non  difficilmente  ancora  la  altezza  de  le  fuperficie.    Imperoche  quel- 
la mifura  che  è  infra  la  linea  centrica  &  quel  luogo    del    pavimento 
donde  incomincia  a  rilevarfi  la  quantità   de  lo  edificio  ,    tutta  quella 
quantità  offerverà  la  medefima  mifura  .    Et  fé    tu  vorrai    che    cotefìa 
quantità    che    è    dal    pavimento    alla    cima ,     fia    per    quattro    tante 
quanto  la  lunghezza  del    huomo    dipinto,    &    la    linea    centrica    farà 
porta    alla   altezza    de   1'  huomo ,     faranno    veramente    allhora    da    la 
più  bafia  parte  de  la  quantità  infino  alla  linea  centrica   tre    braccia . 
IVIa    tu    che    vuoi    che    quefta    quantità    crefca    fino  alle  dodici   brac- 
cia ,     tira    allo     in     fu    per    tre    volte     quella     quantità    che    è    dal 
da    bafi'j    fino    alla    linea   centrica .    Pon"iamo    adunque    mediante   le 
regole   addotte    del    dipignere  ,    difegnare     bene     tutte    le    fuperficie 

ango- 


i6o  DELLA     PITTURA 

anoolari  {Ta<-j.  IL  T'ig.  y).  Reftaci  a  trattare  del  difegnare  con  i  loro 
d"  intorni  le  luperficie  circulari  .  Le  fuperficie  in  cerchio  vera- 
mente fi  cavano  da  le  angolari ,  il  che  io  fo  in  quefto  modo . 
Io  difegno  dentro  ad  un  quadrangolo  di  lati  uguali ,  &  di  an- 
goli a  Iquadra  un  cerchio  ,  &  divido  i  lati  di  quefto  quadrangolo 
m  altretante  parti ,  in  quante  fu  divifa  la  linea  di  fotto  del  qua- 
draroolo  in  la  Pittura  ,  &  tirando  le  linee  de  le  divifioni  da 
ciafcuno  punto  di  effe  all'  altro  a  lui  oppofto  ,  riempio  quello 
fpatio  di  piccoli  quadrangoli  ,  &  fopra  vi  difegno  un  cerchio 
quanto  io  lo  voglio  grande ,  di  maniera  che  elio  cerchio  &  le 
paralelle  fcambievoìmente  fi  interfeghino  infieme ,  &  noto  i  luo- 
ghi di  tutti  1  punti  de  le  interfegationi ,  i  quai  luoghi  fegno 
ancora  in  efTe  paralelle  del  pavimento  difegnato  in  Pittura  ,  o 
Profpettiva  .  Ma  perche  farebbe  una  fatica  ellrema  interfegare  con 
fpefTilTime  ,  &  quafi  infinite  paralelle  tutto  il  cerchio  ,  fino  a 
tanto ,  che  con  un  numerofo  fegnamento  di  punti  ^\  continove- 
rebbe  il  d'  intorno  del  cerchio  :  Et  però  io  noto  folo  con  ot- 
to ,  o  con  quante  più  mi  piaceranno  interfegationi  ,  &  dipoi 
tiro  mediante  lo  ingegno  la  circunferentia  o  ambito  del  cerchio 
alli  già  fegnati  termini  .  Forfè  farebbe  fìrada  più  breve ,  dife- 
gnar  quefto  d'intorno  all'ombra  di  lucerna-,  pur  che  il  corpo, 
che  caufàlTe  l' ombra  ,  ricevefie  il  lume  con  regola  certa ,  &  luffe 
porto  al  fuo  luogo .  (  Ta^.  IL  Flg.  6.  )  Si  che  noi  habbiam  detto , 
come  mediante  gli  aiuti  de  le  paralelle  fi  difegnino  le  fuperficie 
maggiori  angolari ,  &  circolari .  Finito  di  trattare  adunque  di  o- 
gni  forte  di  difegno ,  ci  rerta  a  trattare  del  componimento  .  E 
veramente  il  componimento  quella  regola  del  dipignere  ,  median- 
te la  quale  le  parti  fi  compongono  infiemc  nel  lavoro  de  la 
Pittura .  La  maggior  opera  che  taccia  il  Pittore ,  non  è  una  {ta- 
tua grande  quanto  un  colofio  i  ma  e  una  hiRoria .  Concioha  che 
fi  truova  maggior  Lde  d'ingegno  in  una  hiftoria ,  che  in  un 
Colofìo .  Le  parti  de  la  hiftoria  fono  i  corpi ,  le  parti  de  corpi 
fono  le  membra ,  &:  le  parti  de  le  membra  fono  le  fuperficie , 
perche  di  queRe  fi  fanno  le  membra,  de  le  membra  i  corpi, 
de  corpi  la  hiitoria  ,  de  la  quale  fi  fa  quella  ultima  ,  veramen- 
te &  perfettamente  finita  opera  del  Pittore .  Dal  componimento 
de  le  fuperficie ,  ne  nafce  quella  leggiadria  &  quella  gratia ,  che 
coftoro  chiamano  bellezza.  Conciofia ,  che  quel  vifo  che  harà  al- 
cune fuperficie  grandi  &  alcune  piccole ,  che  in  un  luogo  efchi- 
no  troppo  infuori  ,  &  nell'  altro  d  nafcondin  troppo  adentro ,  co- 
me fi  vede  ne  vifi  de  le  vecchie  ,  farà  quefio  a  vederfi  certa- 
mente cofa  brutta .  Ma  in  quella  faccia  ,  nella  quale  le  fuperfi- 
cie  faranno    di    maniera    congiunte    inficme ,    che    i    dolci    lumi     d 

con- 


LIBRO     SECONDO.  1,^1 

convertmo    a    poco    a    poco    in    ombre    foavi  ,     &C    non    vi    faranno 
alcune    afprezze    di    angoli ,    quefta    chiameremo    noi    a    ragione  fac- 
cia   bella ,  &    che    ha    venufth .    Adunque    in    quefto    componimento 
de    le    fuperficie    bifogna    andar    invcftigando    grandemente    la   gratia 
&:    la    bellezza.     Ma    in    che    modo    noi    poflìamo    ottener    quefto , 
io    non    ho    trovata    via     più     certa  ,     che     andar    a    conllderare    la 
natura    ftelTa ,    &   però    guardiamo    diligentiflimamente    &    per    lun- 
ghiiTimo    tempo ,    in    che    modo    la    natura    maravigliofa   artefice    de 
le    cofe ,    habbi     compofte    le    fuperficie    nelle     bellifTime     membra. 
Ne    lo    imitare    la    quale    bifogna    efercitarlì    con    tutti   i    penfieri    &C 
diligentie    nollre ,    &;    dilettarli    grandemente ,     come     dicemmo     de 
la    rete .    Et    quando    noi    haremo    poi    cavate    le    fuperficie    da  bel- 
lilTimi    corpi ,    &     le     haremo    a    mettere     in     opera ,     delibereremo 
-  Tempre  la  prima  cofa  i  termini ,  mediante  i  quali   noi  polliamo   tira- 
re   le    linee  a  luoghi    loro  deftinati .    Bafti  haver  detto  inlìno    a    qui 
del  componimento  de  le  fuperficie.  (  Ta^.  IL  Fig.  7.  )   Refta  che  noi 
diciamo    del     componimento    de    membri .     Nel     componimento    de 
membri    la    prima    cola     bifogna    procurare    che    tutte    le    membra 
fra    loro    fieno     proportionate .     Dicefi    che    elle    fono    bene    propor- 
tionate  ,    quando    ciìe    corrifpondono    &    quanto    alla    grandezza ,    & 
quanto    allo    officio ,     &    quanto    alla    fpecie  ,     &    quanto    a    colori , 
&    alle    altre    cofe    fimili ,    fé    alcune    più   ce   ne    fono  ,   alla    bellez- 
za  &    alla    maieftà .    Che   fé    in    alcuna    figura   farà    un    capo  gran- 
dilTimo  j    uno    petto     piccolo ,    una     mano     molto    grande ,    un    pie 
enfiato ,     un     corpo    gonfiato ,    quello    componimento    in    vero    farà 
brutto    a    riguardarlo .     Bifogna    adunque ,     quanto     alla     grandezza , 
tenere    una    certa    regola    nel    mifurare ,    la    quale    giova    molto     nel 
dipigncre    gh    animali  :    andar    la    prima    cofa    efaminando     con     lo 
ingegno ,    quali    fieno    1'  oda ,    che    efTì    hanno ,     imperoche     quefte , 
perche    elle    non    fi    piegano  ,    occupano    fempre    una    fede    &    luo- 
go   certo  :    Dipoi    bifogna     porre    a    luoghi     proprii    i    nervi ,     &:    i 
mufcoli    loro:    &C    ultimamente    veftire     di    carne,     &     di    pelle     le 
offa ,     &    1    mufcoli  .     Ma    in     quefto     luogo     ci    faranno     forfè    di 
quelli    che    mi    riprenderanno ,     perche    io    ho  detto    di    fopra ,    che 
al   Pittore    non    fi    afpetta   alcuna    di    quelle   cofe ,  che   non   ii    veg- 
gono .     Diranno    veramente     colloro    bene  ;     ma     come     nel    veftire 
bifogna    difcgnar    prima    fotto    lo    ignudo ,     il    qual    poi    noi    voglia- 
mo   involger   a    torno    di    veftimenti ,    cofi    nel    dipignere    uno  ignu- 
do ,     bifogna    prima     difporre    &    collocare    a    luoghi    loro    le    ofla 
&    I    mufcoli ,    quali    tu    habbi    poi    per    ordine    a    coprire     di    car- 
ne   &    di    pelle    talmente ,    che    non    difficilmente    fi    habbi    a    cono- 
fcere    in    qual    luogo    fieno    fituati    effi    mufcoli  :    Ma    perche    haven- 
do    effa    natura    elplicate    tutte    quefte     mifure    &    poltccele    manzi 

X  a  gli 


i62  DELLA    PITTURA 

a  gli  occhi ,  Io  ftudiofo  Pittore  troverà  non  piccola  utilità  in 
riconofcere  quelle  medefìme  con  la  fatica  Tua  da  elTa  natura . 
Et  però  gli  ftudioiì  piglino  quefta  fatica ,  accioche  tutto  quel 
che  di  ftudio  &  di  opera  elTi  haranno  pofto  in  riconofcere  la 
proportione  de  le  membra ,  ei  conofchino  havergli  giovato  a  te- 
nere ferme  nella  memoria  quelle  cofc  che  cfTì  haranno  imparate. 
Avertifcoli  nondimeno  la  prima  cofa  di  quefto ,  che  nel  mifurare 
lo  animale  ei  fi  pigli  qualcuno  de'  membri  di  cnfo  ftelTo  anima- 
le ,  per  il  quale  fi  mifurino  tutte  le  altre  membra .  Vitruvio  Ar- 
chitettore mifura  la  lunghezza  del  huomo  con  i  piedi .  Ma  io 
penfo  che  fia  cofa  più  degna,  fé  le  altre  membra  fi  rapporte- 
ranno alla  quantità  del  capo.  Ancor  che  io  ho  confiderato  che 
per  lo  più  è  quafi  comune  ne  gli  huomini ,  che  tanta  è  la  mi- 
fiira  del  piede ,  quanto  è  dal  mento  a  tutta  la  tefla  :  Si  che 
prefo  uno  di  quelli  membri ,  tutte  le  altre  fi  hanno  ad  accomo- 
dare a  quefto  ■•>  talmente  che  non  fia  membro  alcuno  in  tutto 
lo  animale ,  che  per  lunghezza ,  o  larghezza  non  corrifponda  a 
gli  altri .  Oltra  di  quefto  fi  ha  ad  haver  cura ,  che  tutte  le 
membra  faccino  li  officii  loro ,  per  quel  che  elle  fon  fatte .  E* 
conveniente  ad  un  che  corre ,  gittar  le  mani  non  meno  che  i 
piedi ,  ma  un  Filofofo  che  facci  una  oratione ,  vorrei  io  che  in 
ogni  fuo  membro  fulTe  più  modefto ,  che  un  giuocatore  di  brac- 
cia .  Demon  Pittore ,  efpreffe  Hoplicite  in  un  combattimento  tal- 
mente che  tu  direfti  che  egli  fudafte ,  &  uno  altro  che  pofava 
talmente  le  armi,  che  tu  direfti,  ei  ripiglia  a  pena  il  fiato.  Fu 
ancora  chi  dipinfe  UlilTe  di  maniera ,  che  tu  riconofcerefti  in  lui 
non  la  vera ,  ma  la  finta ,  &  fimulata  pazzia .  Lodafi ,  apprelTo 
de  Romani ,  la  hiftoria  nella  quale  Meleagro  è  portato  via  mor- 
to ,  &  coloro  che  lo  portano ,  paiono  che  fi  dolghmo ,  &  con 
tutte  le  membra  fi  affatichino  ,  &  in  colui  che  è  morto ,  non 
vi  è  membro  alcuno,  che  non  appaia  più  che  morto,  cioè  ogni 
cofa  cafca ,  le  mani,  le  dita,  il  capo,  ogni  cofa  languida  cion- 
dola .  Finalmente  tutte  le  cofe  convengono  infieme  ad  efprimerc 
la  morte  del  corpo  i  il  che  è  la  più  diffìcile  di  tutte  le  cofe. 
Imperoche  il  raffimigliare  le  membra  ociofe  in  ogni  parte  in  un 
corpo ,  è  cofa  di  eccellentiffimo  maeftro ,  fi  come  è  il  far  che 
tutte  le  membra  vive  faccino  qualche  cofa .  Adunque  in  ogni 
Pittura  fi  debbe  offervare  quefto ,  che  qualunque  fi  fieno  mem- 
bra faccino  di  maniera  lo  officio  per  il  che  effe  fon  fatte ,  che 
neffuna  arteria ,  ben  che  minima ,  manchi  de  lo  officio  fuo , 
talmente  che  le  membra  de  morti  paino  a  capello  tutte  morte, 
&  quelle  de  vivi  tutte  vive .  AUhora  i\  dice  che  un  corpo  vi- 
ve ,    quando    da    fua    pofta    ei     faccia    qualche    moto  .     Et    morto 

di- 


LIBRO     SECONDO.  16^ 

dicono    che    è    quando    le    membra    non    poHbn    più    cfercitare    ^\[ 
officii    de    la    vita,    cioè    il    moto    &    il    fenfo .    Adunque    quelle  im^- 
magini    de    corpi    che    il    Pittore    vorrà    che  apparifchino  vive-,    farà 
che    in    quelle    tutti    i    membri    mettino    in    atto    i    loro    moti  ,    ma 
in   ogni   moto    bifogna    andar    dietro    alla    bellezza   àc    alla     gratta. 
Et     fono     grandemente    vivaci    &     gratiiTimi     quei    moti     de    corpi, 
che    alzandofi   vanno    verfo   1'  aria .    Oltra   di    quefto    dicemmo    che 
nel    comporre    le    membra     bifognava    haver    riguardo    alla    fpecie  . 
Imperoche    faria    cofa    molto    difconveniente  ,    fé    le    mani    di    Elena 
o    di    Ifigenia   apparifTino    mani    di    vecchie    o    di    contadine .    O    fé 
a    Neftore   iì    tacefTe   un    petto    da    giovane,    o    una    tefta    dilicata . 
O    fé    a    Ganimede    fi    facefle     una    fronte    piena    di    crefpe ,    o    le 
gambe    da    un    giucatore    di     braccia,    o    fé    a    Milone     robufìifTimo 
più    di    tutti    gli    altri    fi    facelTero    i    fianchi    fmilzi  &    fottili .  Oltra 
di    quefto    ancora    in    quella    immagine    che    harà    il    volto    pieno  &C 
graflotto    come    fi    dice,     farà    cofa    brutta     far    che    fé    li    vegga   le 
braccia    &    le   mani    ftrutte    &    confumate    da    la    farne.    Et   per   il 
concrario    chi    dipingere    Achemenide    in    quel    modo    &    con    quel- 
la   faccia    che   Virgilio    dice    efler   ftato    trovato    da    Enea    nella   Ifo- 
la,    fé    le    altre     membra     non    corrifpondeflfcro   a    quella    magrezza, 
farebbe    certo    tal    Pittore    ridicolo    &C    pazzo  .    Oltra    di  quefto  vor- 
rei   che    fi    corrifpondelfero     fra    loro    ancor    di    colore  .    Imperoche 
quelle    immagini    che    hanno    i    volti    a   guifa     di     rofe ,    belliflimi , 
&    rugiadofi,    non    è    conveniente    che    habbino    i    petti    6c    le    altre 
membra    fcure   &   horribili  .    Adunque    nel    componimento  de  mem- 
bri   habbiamo    detto    a    baftanza    quel    che    fi    deve    offervare    quan- 
to  alla    grandezza,   allo    officio,    alla    fpecie,  &   a   colon.    Concm- 
fia   che    ei    bifogna    che   ogni    cofa    corrifponda,   fecondo    la    venta 
de   la    cofa.    Et    non   e   conveniente   fare   una   Venere,    0   una   Mi- 
nerva   veftita    di    Pitocchoi   ne   fare    un    Giove,    o    un  Marte  vefti- 
ti    di     una    vefte    da    donna,     fana     conveniente.     I    Pittori    antichi 
nel    dipignere   Caftore    &    Polluce    avvertivano    che    oltre    a    che    e 
pareffero   nati    ad    un    corpo,    in   uno    nondimeno    fi    fcorgeUe    una 
natura     più     robufta ,    nell'altro    una    piti    agile.    Oltra     di     quefto 
volevano     che    Vulcano    fotto     le     fue    veftì    appariOe     zoppicante  . 
Tanto    era    lo    ftudio   che    elfi     ponevano    nello    efprimere    le    cofe 
fecondo    lo    officio,   la    fpezie ,    &    la    dignità    loro.    Seguita    il  com- 
ponimento   de    corpi    nel    quale    confifte    tutto    lo    ingegno    &    tutta 
la    lode    del    Pittore  i    del    qual    componimento    fi    fon    dette    alcune 
cofe    attenenti    al    componimento    de    membri  .    Imperoche    ci     bifo- 
gna   che    quanto    allo    officio    &c    alla    grandezza    tutti    i    corpi   fi  ac- 
cordino   infieme    nella    hiftona .    Conciofia    che    fé    tu     dip-gneffi     in 
-un    convito    i    centauri    che    tumultuaffino    infieme  ,    farebbe  cofa  da 

X   2  paz- 


,5^  DELLA    PITTURA 

fazzi,  in  tanto  sfrenato  &  beftiale  tumulto  che  vi  fufic  alcuno 
che  adormentato ,  mediante  il  vino  diacelTe  .  Oltra  di  quefto  fa- 
rebbe ancora  difetto  fé  gii  huomini  in  uguale  diftantia  apparif- 
fero  maggiori  quefti  che  quelli ,  come  che  fé  in  pittura  fi  faccf- 
fero  i  cani  grandi  quanto  i  cavagli .  Et  non  farebbe  ancor  poco 
da  vituperare ,  che  io  vegho  il  più  de  le  volte  dipinti  in  uno 
edificio  gli  huomini  come  che  rinchiufi  in  un  forziere ,  nel  qua- 
le cappiono  a  gran  pena  a  federe ,  o  riftretti  in  un  cerchio  . 
Tutti  i  corpi  adunque  debbon  confarfi ,  mediante  la  grandezza 
&  mediante  lo  officio  ,  a  quella  cofa  per  la  quale  fon  fatti . 
Ma  la  hiftoria  che  ragionevolmente  fia  da  lodare  &C  guardare 
con  maraviglia ,  bifbgna  che  fia  tale  che  con  alcuni  allettamenti 
fi  dimoftri  elTer  tanta  dilettevole  &  ornata ,  che  intrattenga  lun- 
gamente gli  occhi  di  coloro  che  fanno ,  &  di  quei  che  non 
fanno ,  con  piacere ,  &  con  dilettatione  de  lo  animo .  La  pri- 
ma cofa  che  ne  la  hiftoria  arreca ,  &  ti  porge  piacere ,  è  efìà 
copia  &  varietà  de  le  cofe  .  Imperoche  fi  come  ne  cibi ,  &  ne 
la  mufica  fempre  la  nuova  &  inufitata  abbondantia ,  fi  forfè  per 
le  altre  cofe ,  fi  ancora  diletta  non  fenza  maraviglia  per  quella 
caufa  che  è  diverfii ,  &C  differente  da  le  cofe  antiche  &  confuc- 
te  :  Cofi  in  ogni  varietà  di  cofe ,  &  in  ogni  abbondantia  lo  ani- 
mo fi  compiace ,  &  diletta .  Et  perciò  ne  la  Pittura  la  varietà 
de  corpi ,  &  de  colorì  è  gioconda .  Io  dirò  che  quella  hiftoria 
è  copiofifTima  nella  quale  a  lor  luoghi  faranno  mefcolati  inficme 
vecchi  huomini ,  giovani ,  putti ,  matrone ,  fanciulle  ,  bambini ,  ani- 
mali domeftici ,  cagnoletti  ,  uccelletti ,  cavalli ,  pecore  ,  edificii  , 
&  Provincie  >  &  loderò  qual  fi  voglia  abbondantia,  pur  che  ella 
fi  confaccia  alla  cofa  che  quivi  fi  vuol  raprefentare  .  Conciofia 
che  egli  aviene  che  riguardando,  nel  confiderar  le  cofe,  confu- 
mon  ivi  più  tempo ,  &  la  abbondantia  &  ricchezza  del  Pittore 
acquifta  gratia .  Ma  io  vorrei  che  quefta  abbondantia  fuffe  ador- 
na ,  &  preftaffe  di  fé  una  certa  varietà ,  grave ,  &  moderata , 
mediante  la  dignità  ,  &  la  reverentia  ,  Io  non  lodo  quei  Pittori 
i  quali  per  parere  copiofi ,  &C  perche  non  voglion  che  ne  le  co- 
fe loro  vi  rimanga  punto  di  voto ,  perciò  non  vanno  dietro  a 
componimento  alcuno ,  ma  feminano  ogni  cofa  fcioccamente  & 
confufamenté ,  per  il  che  non  par  che  la  hiftoria  raprefenti  quel 
che  ella  vuol  fare ,  ma  che  tumultui ,  6c  forfè  quel  che  la  pri- 
ma cofa  defidererà  ne  la  fua  hiftoria  ,  la  dignità  .  Imperoche 
fi  come  in  un  Principe  il  parlar  poco  arreca  maieftà  ,  pur  che 
fi  intendino  i  fenfi  de  le  parole ,  &  i  comandamenti  ,  cofi  in 
una  hiftoria  un  ragionevol  numero  di  corpi  arreca  degnità ,  &  la 
varietà   arreca    gratia.    Io   ho   in   odio   ne   la   hiftoria    la    folitudinc, 

nien- 


LIBRO    SECONDO.  1^5 

nientedimeno    non    lodo    anco    la    abbondanti!    che    difconvcnga  alla 
dignità .    Anzi    nella    hiftoria    fole    grandemente    quel    che    io    ve^ho 
cfler    ftato    oflervato     da    Poeti    tragici    &    da     Comici ,     ei    rapre- 
fentino    con   manco    numero    di    perfone    la    favola    loro:    Et    vera- 
mente   fecondo   il    giudicio    mio    non    bifognerà    riempire   una    hillo- 
ria    di   tanta    varietà    di    cofe ,   che    ella   non    polTa   degnamente   ef- 
fer   comporta   di    nove    o    dieci    huomini .   Si    come    io  giudico  che 
a    quello    fi    appartenga    quel    detto    di    Varrone ,    il    quale    volendo 
fchifare    nel   convitare    il   tumulto ,   non   invitava    mai    più    che    no- 
ve .    Ma    effendo    in    qualunque    hiftoria ,    gioconda    la  varietà ,   quel- 
la   Pittura    nondimeno    è    grata    a    tutti ,    nella    quale    le    politure  &C 
le    attitudini    de    corpi    fono    fra  loro  molto  differenti .    Stieno  adun- 
que   alcuni    da    elTere    fguardati    tutti    in    faccia ,    con    le   mani    al- 
te ,    6c    con   le    dita    rifplendenti ,    pofati    fopra     uno    de    li     piedi , 
altri    ftieno   con    la    faccia   in    profilo ,    &   con    le    braccia   a    baflo 
&     con     piedi     del     pari  ,    &     ciafcuno    habbia    da    per    fé    i    fuoi 
piegamenti    &    le    fue    attitudini .    Altri    flieno   a    federe    o    ingino- 
chioni  ,     o    quafi    adiacere  :     fieno    alcuni    ignudi     fé    ciò   è    conve- 
niente ,     alcuni    altri    per    il     mefcolamento    dell'  una    &    dell'  altra 
arte   vi    fiano    parte    ignudi    &:     parte    vefliti  ,     ma    habbifi    fempre 
cura    alla    honeflà    &    alla   reverentia .    Conciofia    che    le    parti   ver- 
gognofe  del  corpo ,  d^  le    altre   fimili    che   hanno    poco    del    gratio- 
fo ,  cuoprinfi  o  con  panni ,  o  con  frondi  ,  o    con    le   mani .    Apellc 
dipigneva     folamente    quella    parte    de    la    faccia    di    Antigono ,    da 
la    quale   non    appariva    il  difetto    de  lo  occhio .    Et  Homero  quan- 
do   defta    UlifTe   nel    naufragio    dal   fonno ,    per   non    fare   che    egli 
andaffe    ignudo    per    la    felva    dietro    alla    voce     de    le    donne ,    fi 
legge ,    che    diede   a   quel    huomo    una   de    le   fronde    de    gli    arbo- 
ri ,    a  ciò    che    fi    copriOe    le    vergogne .    Raccontano     che    Pericle 
havcva     un     capo     lungo   &    brutto ,    &     però    da    Pittori ,    òc    da 
gli    Scultori    non   fu   fatto    mai    a    capo    fcoperto ,    com.e    gli    altri , 
ma    fempre    con   la   celata   in   tefta.    Oltra    di    quefto    Plutarco  rac- 
conta   che    i    Pittori    antichi    ufavano    nel    dipignere    i    Re  ,    fé    egli 
havevano    difetto   alcuno    quanto    alla     forma    loro ,    non     volevano 
che    ei    parclTe   che   eflTi   Io    havedino    lafciato    in   dietro ,   ma   falva- 
ta   la    fomiglianza    lo    emendavano     quanto    più    potevano .     Quefla 
modcftia    &    quella   reverentia ,    defidero    io   che    in    tutta    la    hìiìo- 
ria    fi    offervi ,     a    ciò    che    le   cofe    ofcene    o    fi    lalTino    da    parte , 
o    fi    emendino  .    Finalmente    come    io    diffi    penfo    che    fia    da  afta- 
ticarfi    che    in    neffuna    immagine    fi    vegga    il    medefimo    gerto ,    o 
la    mcdefima    attitudine .    Farà    oltra    di    qucflo    la    hifforia    ftare  gli 
fpettatori  con   gli    animi   attenti ,     quando    quegli    huomini    che    vi 
faranno    quieti  ,    rapprcfenteranno     grandiffimamcnte    i    moti    degli 

ani- 


i66  DELLA     PITTURA 

animi  loro .  Imperochc  ei  avviene  da  la  natura ,  de  Ir  quale  non 
iì  truova  cofa  alcuna  che  fia  più  rapace ,  ne  che  ci  tiri  più 
de  le  cofe  (ìniili ,  che  noi  piangiamo  con  chi  piange ,  ridiamo 
con  chi  ride ,  &  ci  condogliamo  con  chi  fi  rammarica  .  Ma 
quefti  moti  de  lo  animo  fi  conofcono  ,  mediante  i  moti  del 
corpo .  Imperochc  noi  veggiamo ,  come  i  melanconici ,  perche  ei 
fono  afflitti  da  i  penfieri  &  ftracchi  da  la  infermità,  come  ci 
fono  per  modo  di  dire  agranchiati  di  tutti  i  fenfi  &  forze  lo- 
ro, &  come  ei  fi  ftanno  lenti  lenti  con  le  membra  pallide  6c 
che  quafi  cafcano  loro .  Imperochc  coloro  che  f\  rammaricano , 
hanno  veramente  là  fronte  baffa ,  il  capo  languido ,  &  tutte  le 
altre  membra  finalmente  come  ftracche ,  &  abbandonate  gli  ca- 
fi:ano .  Ma  gli  ftizzofi  perche  gli  animi  fé  gli  accendono  per  la 
(lizza,  &  la  faccia  &  gli  occhi  gli  gonfiano,  &  gli  diventano 
rofii  ,  &  i  moti  di  tutti  i  membri ,  mediante  il  furore  de  la 
ftizza ,  fono  velocifTimi  &  fieri .  Ma  quando  noi  fiamo  lieti  & 
allegri ,  allhora  habbiamo  i  moti  fciolti  &  grati  mediante  alcune 
attitudini.  E^  lodato  Eufranore ,  che  in  Aleflandro  egli  dipinfe 
talmente  il  volto  di  Paride ,  &  la  faccia ,  nella  quale  tu  facil- 
mente potevi  riconofcerlo  &  Giudice  de  le  Dee ,  &  innamorato 
di  Elena ,  &  infiemc  ammazzatore  di  Achille .  Maravigliofa  lode 
è  ancora  quella  di  Daemone  Pittore ,  che  nelle  fue  tavole  po- 
tevi riconofcere  eflervi  lo  iracondo ,  lo  iniufto ,  lo  incoftante ,  & 
infiemc  ancora  lo  cforabile  &  il  clemente  &  il  mifericordiofo  & 
il  gloriofo  &  r  humile ,  &  il  feroce .  Ma  infra  gli  altri  raccon- 
tano che  Ariftide  Thebano  pari  ad  Apelle ,  efprefl[c  grandemente 
quefti  moti  de  lo  animo  :  i  quali  è  cofa  certa  che  noi  ancora 
potremo  molto  ben  fare  quando  noi  porremo  in  quefta  cofa, 
quello  ftudio  &  quella  diligentia  che  ci  fi  conviene.  Bifogna  adun- 
que che  il  Pittor  fappia  eccellentemente  le  attitudini  &  i  moti 
del  corpo ,  i  quali  io  giudico  che  fi  habbino  a  cavare  dal  na- 
turale con  infinita  diligentia .  Imperochc  la  cofa  è  difficiliffima 
mediante  gli  infiniti  moti  de  lo  animo ,  per  i  quali  fi  variano 
ancora  i  moti  dal  corpo .  Oltre  di  quefto  chi  crcderia ,  fc  non 
chi  ne  ha  fatto  la  efpericntia ,  che  egli  è  dif^Rciliffimo  quando 
tu  vorrai  dipignere  uno  vifo  che  rida ,  fchifar  quello  per  il  qua- 
le egli  parrà  più  tofto  piangere  che  ridere?  Oltra  di  quefto  chi 
farà  quello  che  pofTa  fenza  grandiffimo  ftudio  òc  diligentia  efpri- 
mere  i  volti ,  ne  quali  &  la  bocca ,  &C  il  mento ,  &  gli  occhi 
&C  le  guance  &c  la  fronte  &  le  ciglia ,  fi  confrontano  &  unifco- 
no  infiemc  &  al  pianto  &  al  rifo  ?  Et  perciò  bifogna  diligentif^ 
fimamente  andarle  ritrovando  dal  naturale ,  &  immitar  fempre  le 
cofe    più    pronte.    Et    principalmente    fi    debboa    dipignere    quelle 

cofc 


LIBRO    SECONDO.  i<?7 

cofe    le    quali    lafcino    agli    animi   più    da    penfare ,    che    quelle    che 
fi    veghon    da    gli    occhi  .     Ma    raccontiamo    noi    alcune    cofe ,    che 
noi    habbiamo    tabricace    con    il    noftro    ingegno    quanto    alle    attitu- 
dini ,    òi    parte    ancora    imparate    da    effa    natura .     La    prima    cofa 
io    credo    che    ei  .bifogni    che    tutti    i    corpi    intra    di    loro    fi    muo- 
vino ,    con    una    certa    gratia    &    convenienza ,    verfo    quella    cofa  de 
la    quale    fi    tratta.    Oltre    di    queflo    mi    piace    che    nella    hiftoria 
fia    qualcuno     che    avvertifca     gli     fpcttatori     chiamandogli     con     la 
mano    a   vedere    quelle   cofe   che    quivi   fi    fanno ,    overo   come    che 
ci    voglia    che    quel    negotio    fia    fegreto ,    minacci    con    volto   crude- 
le   &    con    occhi    fpaventofi    che    tu    non    ti    accorti    là ,    o    ti    dimo- 
ftri    quivi    effere     qualche    gran    pericolo ,     o    qualche     cofa    maravi- 
glio/a .    O    che    con    i    fuoi    gelìi    ti    inviti    o    a    ridere    feco ,  o  for- 
fè   a    piangere.     Finalmente     egli    è    di     necelTità    che     tutte    quelle 
cofe    che    elfi    fanno    infra    di    loro ,    &    con    coloro    ancora    che    le 
guardano,    concorrino    a    fare    &    a    dimoArare    la    hifloria.    E*  loda- 
to Thimante    di  Cipro    in    quella    tavola ,    nella    quale    ei  vinfe  Col- 
loteico  ,     perche     havendo     fatto     Calcante    melanconico  ,     fece    più 
melanconico    Uliffe  :    &    perche    nel    dipignere    Menelao    addoloratif- 
fimo    egli    vi    haveva    pofto    tutto    lo    ingegno    &:    confumata    tutta 
la    arte    Tua ,     havendo    confumati     tutti    gli    affetti ,    non    trovando 
modo   da    poter    dipignere    il    vifo    de    lo    adoloratiffimo    padre ,  in- 
volfe    il    capo    di    quello    in    un    panno    per    lafciare    in    lui    più    di 
quel    fé    li     poteffe    difcerncre     nel    vifo ,     del    dolore     che    haveva 
ne    lo  animo .    Lodafi  la    nave    in    Roma ,     nella    quale    Giotto    no- 
ftro  ,    Pittore    Tofcano ,    efprelTe    talmente    gli    undici    fpaventati  ,    &C 
fìupefatti    difcepoli  ,    mediante    il    compagno    che    caminava    Topra    le 
onde  del  mare ,  che  ciafcuno  da  per  fé  dava  particulare   inditio    del 
turbato  animo  fuo,  &  con  le  attitudini    del    corpo    ancora    tali    che 
ciafcuno    rapprefenta   variamente    lo   fpavento    che    efTì    hanno .    Ma 
è    conveniente    trapafTar    via     brevemente     tutto     queflo     luogo    de 
moti .    Imperoche   de    i  moti   ne  fono    alcuni    de    lo  animo ,  i    qua- 
li  da    i    dotti    fon    chiamati    palTioni  ,    come    è    la    ira ,     il    dolore , 
r  allegrezza  ,  il  timore ,  il  defiderio   &  fìmili  :  ne  fono  ancora  de   gli 
altri  che  fono  de  corpi .  Imperoche  ei  fi  dice  che  i  corpi  fi  muovo- 
no in  molti  modi ,  cioè  quando  ei    crcfcono ,  o  quando  egli    fi:ema- 
no,  o  vero  quando  elTendo  fani  cafcano  in  infermità,    o  quando  da 
le  infermità  ritornano  alla  fiinità  j  quando  anco  fi  mutano  di  luogo  , 
&C  per  fimili  altri   cafi  fi  dice  che  fi  muovono  i  corpi .    Ma  noi  Pit- 
tori che  mediante  i  moti  de    membri    vogliamo    efprimere  gli    affetti 
degli    animi  ,   lafciate    tutte    le    altre    difpute    da     parte ,     tratteremo 
fo\o    di    quel    moto ,    che    noi    diremo    che   fi    fia    fatto     quando    fi 
farà   mutato   il    luogo.    Tutte    le   cofe   che   fi   muovono    di    luogo, 

han- 


i6%  DELLA     PITTURA 

hanno  fette  viaggi  da  muoverfi  ;  imperoche  o  elle  fi  muovono 
allo  in  fu ,  o  allo  in  giù ,  o  vcifo  la  deftra ,  o  verfo  la  fim- 
ftra ,  o  difcoftandofi  o  avicinandofì  a  noi  ,  &  il  fcttimo  viaggio 
è  quando  elle  fi  muovono  girando  a  torno .  Tutti  quefti  moti 
adunque  defìdero  io  che  fieno  nella  Pittura.  Sianvi  alcuni  corpi  che 
venghino  in  verfo  noi,  alcuni  altri  fé  ne  difcollino ,  alcuni  vadi- 
no  verfo  la  deftra  &  altri  verfo  la  finiftra .  Oltra  di  quefto  mo- 
ftrinfi  alcune  parti  di  eflì  corpi  a  rincontro  di  chi  le  riguarda, 
alcune  tornino  indietro ,  alcune  fi  alzino  allo  in  fu ,  alcune  fi  ab- 
balTino .  Ma  perche  nel  difegnare  quefti  moti  fi  palfa  alcuna  vol- 
ta la  regola  &  lo  ordine ,  mi  piace  in  quefto  luogo  raccontare 
alcune  cofe  del  fito  &  de  moti  de  membri ,  che  io  ho  cavate 
dal  naturale ,  accioche  fi  vegha  manifefto  con  che  modeftia  ci 
habbiamo  a  fervire  di  efii  moti .  Io  certamente  ho  veduto  nel 
huomo ,  che  in  ogni  fua  attitudine  egli  fottopone  tutto  il  corpo 
al  capo  ,  membro  più  di  tutti  gli  altri  graviffimo .  Olura  di 
quefto  fé  uno  fi  reggerà  con  tutto  il  corpo  fopra  di  un  pie- 
de folo,  fempre  e(To  piede  come  fé  fufle  bafa  de  la  colon- 
na ,  viene  a  piombo  fotto  al  capo  ,  6c  quafi  fempre  il  vol- 
to di  colui  che  fta  fopra  un  pie  ,  guarda  in  quella  parte 
verfo  la  quale  è  a  diritto  il  piede.  Ma  i  movimenti  del  capo 
ho  io  avvertito  che  mai  fono  a  gran  pena  tali  verfo  una  de 
le  parti ,  che  egli  non  habbia  fempre  fotto  di  fé  alcune  parti 
del  refto  del  corpo ,  da  le  quali  fia  retto  il  gran  pefo ,  overo 
che  ci  non  diftenda  verfo  1'  altra  parte  qualche  altro  membro  a 
guifa  di  una  parte  de  la  bilancia  che  lo  contrapefi .  Imperoche 
noi  veggiamo  il  medefimo  quando  qualcuno  difteia  la  mano  fo- 
fìiene  qualche  pefo ,  che  con  1'  altro  piede  come  fi  fia  fermo  il 
fufo  de  la  bilancia ,  fi  ferma  allo  incontro  con  tutta  la  altra 
parte  del  corpo  per  contrapelar  il  pefo .  Io  ho  avertito  che  il 
capo  di  uno  che  fta  ritto  in  piede ,  non  fi  volta  mai  più  fu , 
che  per  quanto  ci  vega  con  gli  occhi  il  mezzo  del  cielo ,  ne 
fi  volge  anco  mai  in  alcun  degli  lati  più  che  tanto  quanto  che 
il  mento  gli  batterà  fopra  le  offa  de  le  fpalle  ;  &  in  quella 
parte  del  corpo  che  noi  ci  cinghiamo ,  a  gran  pena  ci  volgiamo 
mai  tanto  che  la  fpalla  venga  per  diritta  linea  fopra  il  bellico . 
I  moti  de  le  gambe  &  de  le  braccia  fono  alquanto  più  liberi ,  pur- 
ché non  impedifchino  le  altre  honefte  parti  del  corpo  ,  &:  in 
queftc  ho  confiderato  nella  natura  che  le  mani  per  lo  più  non 
fi  alzano  (opra  il  capo,  ne  il  gomito  fopra  le  fpalle,  ne  fi  alza 
il  piede  fopra  il  ginocchio  ,  ne  il  piede  fi  allontana  mai  dal 
piede ,  fé  non  per  lo  fpatio  di  un  piede .  Ho  veduto  oltra  di 
quefto ,   che ,    fé   noi   alzeremo    in   alto    alcuna    de    le    mani  ,    tutte 

le 


LIBRO    SECONDO.  169 

le  altre  parti  di  quel  lato  infìno  al  piede  van  feguitando  quel 
moto ,  tal  che  fino  al  calcagno  di  quel  piede  fi  rilieva  dal  pa- 
vimento,  mediante  il  moto  di  eflo  braccio.  Sono  infinite  cofe 
fimili  a  quelle ,  le  quali  avertirà  il  diligente  maeftro ,  &C  forfè 
quelle  che  10  ho  racconte  infino  a  qui ,  fono  cofi  manifefte  in- 
fìno ad  hora  ,  che  poffono  parere  fuperflue .  Ma  non  le  ho  la- 
fciate  indietro  perche  io  ho  viftì  molti  errare  in  quefla  cofa 
grandemente .  Le  attitudini  &  i  moti  troppo  sforzati  efprimono 
&  moilrano  in  una  medefima  immagine ,  che  il  petto  &  le  reni 
fi  veggano  in  una  fola  veduta ,  il  che  effendo  impofi*ibilc  a  far- 
fi ,  è  ancora  inconvenientifi'imo  a  vederfi .  Ma  perche  quefti  tali 
fenton  che  quelle  immagini  paiono  maggiormente  più  vive ,  quan- 
to più  fanno  sforzate  attitudini  di  membra ,  però  fprezzata  ogni 
dignità  de  la  Pittura ,  vanno  imitando  in  ciò  quei  moti  de  giu- 
colatori .  La  onde  non  folo  le  opere  loro  fono  ignudc  ,  &  fenza 
jjratia ,  o  leggiadria  alcuna ,  ma  efprimono  ancora  il  troppo  ar- 
dente ingegno  del  Pittore .  Dcbbe  la  Pittura  havcr  moti  foavi 
&  grati  ,  &C  convenienti  a  quel  che  ella  vuole  rapprefentare . 
Apparifca  nelle  fanciulle  il  moto  &  la  habitudine  venerabile  , 
r  ornamento  leggiadro  &  femplice  condecente  alla  età ,  la  pofi- 
tura  fua  babbi  più  tofto  del  dolce  ,  òc  del  quieto ,  che  de  lo 
atto  alla  agitatione .  Ancor  che  ad  Homero  dietro  al  quale  an- 
dò Zeufi  ,  piacque  ancora  nelle  femine  una  bellezza  gagliardifll- 
ma  .  Apparifchino  ne  giovanetti  i  moti  più  leggieri  &  più  gio- 
condi,  che  dien  fegno  di  animo  &  di  forze  valorofe.  Appari- 
fchino ne  gli  huomini  i  moti  più  fermi ,  &  attitudini  belle  , 
atte  ad  uno  veloce  menar  di  braccia  .  Ne  vecchi  apparifchino  tut- 
ti i  moti  tardi  ,  &  fiano  effe  attitudini  ftracche ,  tal  che  non 
folo  fi  reghino  fopra  amenduoi  i  piedi ,  ma  f\  appoggino  a  qual- 
che cofa  con  le  mani:  &  finalmente  riferifchinfi  fecondo  la  di- 
gnità di  ciafcuno  tutti  i  moti  del  corpo  a  quegli  affetti  de  gli 
animi ,  che  tu  vorrai  rapprefentare .  Dipoi  finalmente  egli  è  di 
necefiità  che  le  fignificationi  de  le  grandifi'ime  pafiìoni  de  gli  ani- 
mi apparifchino  &  fi  efprimino  grandifilmamente  in  cfi*i  corpi .  Et 
quefta  regola  de*  moti ,  &  de  le  attitudini  ,  è  molto  commune 
in  qual  fi  voglia  forte  di  animali .  Conciofia  che  non  fla  bene , 
che  un  bue  che  ferve  ad  arare ,  faccia  le  medefime  attitudini  , 
che  il  generofo  cavallo  di  Alcfiandro  ,  Bucefalo .  Ma  quella  tan- 
to celebrata  figliuola  di  Inaco ,  che  fu  convertita  in  Vacca ,  di- 
pigneremo  forfè  noi  comodamente  ,  come  che  ella  corra  con  la 
telta  alta ,  con  i  piedi  alzati  ,  &  con  la  coda  torta .  Bafii  ba- 
vere fcorfe  quefl;e  cofe  brevemente  de  moti  de  gli  animafi .  Ma 
perche    io   penfo ,    che    tutti    quefti    moti ,    de   quah    habbiamo  par- 

Y  lato , 


J7©  DELLA    PITTURA 

Iato ,  fieno  ancora  necefTarii  quanto  alle  cofe  inanimate ,  nella 
Pittura,  io  penfo  che  fia  bene  trattare  in  che  modo  effe  fi  muo- 
vono .  Imperoche  i  moti  &  de  capegli  ,  &  de  le  chiome ,  & 
de  rami ,  &  de  le  frondi ,  &  de  le  vefti  efprefri  nella  Pittura 
dilettano  ancora  effi .  lo  certamente  defidero  ,  che  efli  capegli 
rapprefentino  tutti  a  fette  quei  moti  che  io  ho  racconti .  Impe- 
roche avvolghinfì  in  giro  facendo  un  nodo ,  fparghinfi  in  aria 
immitando  le  fiamme ,  vadino  hora  ferpeggiando  fbtto  altri  ca- 
pelli ,  hora  fi  rilievino  in  verfo  queffa  &  quella  altra  parte  : 
Sieno  ancora  i  piegamenti  de  rami  &  i  lor  concavi  con  arco 
verfo  lo  alto  j  parte  ritornino  in  dentro ,  parte  fi  avvolghino  a 
guifa  di  fune .  Et  quello  medefìmo  ac/caggia  nelle  pieghe  de 
panni  ,  che  fi  come  da  un  troncone  di  uno  albero  nafcono  in 
diverfe  parti  molti  rami  ,  cofì  da  una  piega  nafchino  molte  pie- 
ghe ,  come  dal  troncone  i  rami  :  &C  in  quefle  medefìmamente  fi 
veghino  tutti  i  moti ,  tal  che  non  vi  fia  alcuna  piega  di  pan- 
no nella  quale  non  fi  ritruovino  quali  tutti  i  detti  moti  .  Ma 
fieno  tutti  i  moti ,  il  che  io  avertifco  fpeffo ,  moderati  &  dol- 
ci ,  &  moftrino  più  tofto  di  loro  gratia  che  maraviglia  de  la 
fatica .  Ma  poi  che  noi  vogliamo  che  i  panni  fieno  atti  a  mo- 
ti ,  &  effendo  i  panni  di  lor  natura  gravi ,  &  che  continova- 
mente  cafcando  piombano  a  terra ,  &  perciò  sfuggono  ogni  pie- 
gamento b  bene  perciò  fi  porrà  nella  Pittura  la  taccia  di  zefiro 
o  di  auflro ,  che  foffi  infra  i  nugoli  ad  una  punta  de  la  hifto- 
ria ,  da  la  quale  tutti  i  panni  venghino  fpinti  verfo  la  contra- 
ria parte:  da  la  qual  cofa  ne  verrà  ancor  quella  gratia  che 
quei  lati  de  corpi  ,  che  faranno  battuti  dal  vento  ,  perche  i 
panni  fi  accolleranno  per  il  vento  a  corpi  ,  elfi  corpi  appariran- 
no quafi  ignudi  fotto  il  velamento  del  panno:  &C  da  le  altre 
parti  i  panni  agitati  dal  vento  faranno  pieghe ,  inondando  nelf  a- 
ria,  belliiTime .  Ma  in  quello  battimento  del  vento  bifogna  gUcT- 
darfi  ,  che  neffun  moto  di  alcun  panno  venga  contro  al  vento , 
&  che  le  pieghe  non  fieno  troppo  taglienti  ,  ne  troppo  rotte . 
Quelle  cofe  adunque  che  fi  fon  dette  de  moti  de  gli  animali , 
&  de  le  cofe  inanimate ,  fi  debbono  grandemente  olfervar  da 
Pittori ,  &  metterfi  tutte  1'  altre  cofe  ancora  diligentemente  ad 
cfecutione ,  che  fi  fon  dette  di  fopra  del  componimento  de  le 
fuperficie  de  membri ,  Se  de  corpi .  Si  che  noi  habbiam  deter- 
minate due  parti  de  la  Pittura,  il  difegno,  &  il  componimento. 
Reftaci  a  trattare  de  ricevimenti  de  lumi ,  Ne  primi  principii  fi 
dimoftrò  a  baffanza  che  forza  habbino  i  lumi  in  variare  i  co- 
lori .  Percioche  flando  fermi  i  generi  de  colori  ,  noi  infegnam- 
mo   in    che    modo     effi    parevano    hora    più     chiari ,    &    hora     più 

fcu- 


LIBRO    SECONDO.  171 

fcuri  ,    fecondo    lo    applicamento    de    lumi,    o  de  le  ombre,  &   che 
il     bianco    (5:     il     nero    erano     quei     colori ,     mediante    i    quali    noi 
nella    Pittura    efprimiamo    i    lumi    &     le    ombre  :    &    che     gli     altri 
colori    fono    da    efìere    ftimati    per    la    materia ,    con    i    quali    fi    ag- 
giunghino    le    altcràtioni    de    lumi,     *?>:    de    l'ombre.     Adunque    la- 
Iciate    le    altre    cole    a    dietro    doviamo    dichiarare    in    che    modo   il 
Pittore    fi     ha    da    fervile    del    bianco ,    &    del     nero  .     MaravigHa- 
ronfi    i    Pittori    antichi    che    Polignoto  &  Thimante  fi    fervilfmo  folo 
di    quattro    colori ,    &    che    Aglaofone    fi    dilettaffe    di    un    folo    co- 
lore ,    come    che    fé    in    tanto    numero    che    ei    penfava    efiere    de    i 
colori ,    fufle    poco    che    quegli    ottimi    Pittori    ne    havefl'mo  meffi    fi 
pochi    in    ufo  ,    dove    giudicano    che    ad    un    copiofo    maeftro  fi   ap- 
partenga    metter    in     opera     qual    Ci   voglia    moltitudine    di     colon . 
Io    veramente    affermo,    che    la    varietà    &C    la    abbondantia    de    co- 
lori   arreca    molta    gratia ,    &    molta    leggiadria    alla    Pittura  .    Ma  io 
vorrei    che    i    valenti    Pittori    giudicafiero    che    f]    debbe    porre    ogni 
induftria    &C    ogni    arte    nel    difporrc    &    collocar    bene    il    bianco    & 
il    nero ,    òc    che    in    collocar    quelli    bene  ,     &    ben    accomodargli , 
fi    deve    por    tutto   lo    ingegno ,    &    qual    fi    voglia    eilrema    diligen- 
tia .    Impcroche    fi    come    lo    avvenimento     de    lumi    &     dell'  ombre 
fa    che    ei    fi    vede    in    qual    luogo    le    fuperficie    fi    rilievino ,    &    in 
quali    elle    sfondino ,  &    quanto    ciafcuna    de     le    parti  declini ,    o    fi 
pieghi  i    cofi    lo   accomodar    bene   del    bianco    &    del  nero    fa    quel- 
lo   che    era    atribuito    a    lode    a    Nitia    Pittore    Atheniefe ,    &    quel 
che    la   prima   cofa   ha    da    defiderare    il    macflro ,    che    le    fue    Pit- 
ture   apparifchino    di    gran    rilievo .     Dicono    che    Zeufi     nobililfimo 
&    antichiflimo    Pittore ,    fu    quafi    il    primo    che    feppe    tener    que- 
fta    regola    de    lumi    &  de    le    ombre.    Ma  a  gli    altri    non    è    attri- 
buita   qucfta  lode.    Io  certamente  non  pcnferò  che  nefsuno   fia ,  non 
che    altro    Pittore  mediocre ,    che  non  fippia  molto    bene    che    forza 
habbi  ciafcuna  ombra  &  ciafcun   lume  in  tutte  le  fuperficie .   Io  lode- 
rò   quei  volti    dipinti ,  con  buona  gratia  de  dotti  &   de    gli    ignoran- 
ti,    i    quali    come    che    di    rilievo    paia    che    efchino    fuori    di     elle 
tavole ,    &    per    il    contrario    biafimerò    quegli    ne    quali    non    i]    ve- 
drà   forfè    punto    di    arte ,     fé     non    ne     d'  intorni .     Io    vorrei    che 
il     componimento     fulìe     ben     difegnato     &     ottimamente     colorito  . 
Adunque    perche    ei    non    fieno    vituperati ,    &    perche    ei    meritino 
di     eflcr     lodati  ,     la     prima     cofa     debbono     fegnare     diligentifllma- 
mente    1    lumi    &    le    ombre,    &:    debbono    coniiderare   che  in   quel- 
la   fuj'ci-fìcie    fopra    la    quale    fcrifcono    i    razzi    de    lumi ,     eflo    co- 
lore   fia    quanto    più    fi    può    chiaro    &    luminofo ,    &    che    oltra  di 
quello    mancando    a    poco    a    poco    là    forza    de    lumi    vi    fi    metta 
a    poco    a    poco    il    colore     alquanto    più    fcuro .     finalmente    bifo- 

Y   2  gna 


172  DELLA     PITTURA 

gna    avcrtlrc    in    che     modo    corrifpondino    le    ombre     nclli     parte 
contraria    a    lumi ,    che    non    farà    mai     fuperficie    di     alcun    corpo 
che    fìa    per    lumi    chiara ,    che    nel    medefìmo    corpo    tu    non     ri- 
truovi    la    Tupcrficic    a    quella    contraria    che    non    fìa    coperta ,    &L 
carica    di     ombre.     Ma     per    quanto    appartiene     immitare    i    lumi 
con   il    bianco,    &    le    ombre    con    il    nero,    io    ti    avvertifco    che 
tu    ponga    il    principale    fìudio    in    conofcerc    quelle    fuperficie    che 
fon    tocche   o    dal   lume ,    o    da    la    ombra .     Quello    imparerai    tu 
bene    da    la   natura   &   da   le     cofe    ftefle  :    Et    quando     finalmente 
tu    conofccrai     benilTimo    quefte    cofe  ,    altererai    il    colore    entro    a 
fuoi    d*  intorni    al    Tuo    luogo    quanto    più    parcamente     potrai    con 
pochifìTimo   bianco ,    &    nel    luogo    Tuo    contrario    aggiugnerai    pari- 
mente   in    quello    inftante    un    poco    di    nero .   Imperoche    con    quc- 
fto    bilanciamento  ,    per   dir    cofi ,    del    bianco    &    del    nero ,    il    ri- 
lievo   apparifce    maggiore .    Dipoi    continova    con    gli    accrefcimenti 
con   la    medefima    parfimonia    fino   a    tanto   che    tu    ti    conofca    ha- 
ver    guadagnato    tanto    che    bafti .    Et    ti    farà    veramente  a  conofcer 
quefìo    uno    ottimo     giudice ,    lo    fpecchio .    Et    non    Co    io    in    che 
modo    le    cofe    dipinte    habbino    una    certa    gratia    nello    fpecchio , 
pur    che    elle    non    habbino    difetto .  '  Oltra    di    queflo    e    cofa    ma- 
ravigliofa ,    quanto   ogni    difetto    nella    Pittura   apparifca    più    brutto 
nello    fpecchio.    Emendinfi    adunque    le    cofe   ritratte    dal    naturale, 
mediante   il    giuditio    de    lo   fpecchio .    Ma    fìami    qui    lecito   raccon- 
tare   alcune    cofe    che    io    ho     tratte    da    la    natura .    lo    ho    vera- 
mente   confederato  ,    come    le    fuperficie    piane    mantcnghino  in  ogni 
luogo    di    loi;o    fteffe    uniforme   il   loro    colore  ;   Ma   le    tonde  &  le 
concave  variano  i  colori  s  percioche  da  V  una    parte    fon  chiare  ,    & 
da    la    altra    fcure ,    &    in    uno    altro    luogo    mantengono    un   colo- 
re  mezzano .    Et    quefla   alteratione   del    colore   nelle   fuperficie    non 
piane,    arreca    difficultà    a    Pittori    infingardi:     ma    fé    il    Dipintore 
fegnerà    bene  ,    come     dicemmo ,     i    dintorni     de    le    fuperficie ,    & 
feparerà    le    fedie    de    lumi ,    gli    farà    facile    allhora    il    modo  &  la 
regola    del   colorire .    Imperoche    egli    da    prima    andrà    alterando    o 
con    il   bianco    o    con    il    nero    quella    fuperficie    fecondo    che    bifb- 
gnerà ,    infìno    alla    linea    de    la    divifìone ,    quafì    come    che    fpargà 
una    rugiada  :    Dipoi    fpargerà    per    dir    cofi    una    altra    rugiada    ol- 
tre   alla    linea ,    &    dopo    quefta    un  altra   oltre    a    quefla  ,  &  dopo 
quella    aggiugnendovene    fopra     una     altra ,     gli    verrà    tatto    che    il 
luogo    del    lume   farà   illuminato    di    più     chiaro    colore ,     &    dipoi 
il    medefimo    colore  ,    quafi    come    fumo    sfiimerà    nelle    parti    che 
gli    fono    contigue .    Ma    bifogna    ricordarfi    che    nefluna    fuperficie  fi 
debbe    far   mai    tanto    bianca ,    che    tu    non    poffa    far   la   medefìma 
più    candida .    Nello    efprimcre    ancora    effe    vefti    bianche    bifogna 

riti- 


LIBRO     SECONDO.  17:; 

ritirarli  molto  da  la  ultima  candidezza .  Imperochc  il  Pittore  non 
ha  cofa  alcuna  eccetto  che  il  color  bianco ,  con  il  quale  ei  pof- 
fa  imitare  gli  ultimi  fplendori  de  le  pulitifTime  fuperficie ,  &:  ho 
trovato  folamente  il  negro ,  con  il  quale  egli  polla  rapprefentarc 
le  ultime  tenebre  &  ofcurità  de  la  notte.  Et  però  nel  dipigne- 
re  le  vefti  bianche  ,  bifogna  pigliare  uno  de  quattro  generi  de 
colori ,  che  fìa  aperto  &  chiaro  :  Et  per  il  contrario  far  quel 
medefimo  nei  dipignerc  un  panno  nero ,  fervirfi  de  lo  altro  eitre- 
mo ,  perche  non  è  molto  lontano  da  la  ombra ,  come  Te  noi 
pigliafTìmo  del  profondo  &  ncgreggiante  mare  .  Finalmente  ha  tan- 
ta forza  quefto  componimento  del  bianco  &  del  nero ,  che  fat- 
to con  arte  &C  con  regola  dimoftra  in  Pittura  le  fupsrficie  di 
oro  &  di  argento ,  &C  di  vetro  fplendidiffime .  Sono  adunque  da 
cffcr  grandemente  vituperati  quei  Pittori  che  fi  fervono  del  bian- 
co intemperatamente ,  &  del  nero  fenza  alcuna  diligentia .  Et  per 
quefto  vorrei  io  che  da  i  Pittori  fuffe  comperato  il  color  bian- 
co più  caro  che  le  preziofifTime  gemme  .  Sarebbe  veramente  be- 
ne che  il  bianco  OC  il  nero  fi  facelTe  di  quelle  perle  di  Cleo- 
patra ,  che  ella  inteneriva  cor^  lo  aceto ,  acciocché  effi  ne  diven- 
taffero  più  avari .  Imperoche  le  opere  (arebbono  più  leggiadre , 
&  più  vicine  alla  verità  :  ne  fi  può  cofi  facilmente  dire ,  quan- 
ta bifogna  che  fia  la  parfimon'a  &  il  modo  nel  diftribuire  il 
bianco,  &  il  nero  nella  Pittura.  Per  quello  foleva  Zeufi  ripren- 
dere i  Pittori ,  perche  ci  non  (àpevano  che  cofa  fuife  il  trop- 
po .  Che  fé  ci  fi  debbc  perdonare  alli  errori ,  fon  manco  da 
eder  riprefi  coloro  che  troppo  profu(amente  fi  fervon  del  nero , 
che  quegli  che  troppo  intemperatamente  ufano  il  bianco  .  Noi 
habbiamo  imparato  mediante  lo  ufo  del  dipignere  che  efla  natu- 
ra ha  in  odio  1'  un  di  più  che  lo  altro  la  ofcurità  &  lo  hor- 
rido ,  &  continovamente  quanto  più  fappiamo ,  tanto  più  rendia- 
mo la  mano  inchinata  alla  gratia  &  alla  leggiadria .  Cofi  natu- 
talmente  tutti  amiamo  le  cofe  chiare ,  6c  aperte .  Adunque  ci 
bifogna  riferrar  la  ftrada  da  quella  banda  donde  la  via  del  pec- 
care ci  è  più  aperta .  Quefte  cofe  baftino  che  infino  a  qui  Ci 
fon  dette  del  fervirfi  del  bianco ,  &  del  nero .  Ma  quanto  a  ge- 
neri de  colori  bifogna  ancora  havervi  una  certa  regola .  Seguita 
adunque  che  fi  raccontino  alcune  cofe  de  generi  de  colori .  Non 
come  diceva  Vitruvio  Architettore,  racconteremo  dove  fi  trovi  il 
buon  cinabro  o  i  colori  lodatiiTimi  :  Ma  in  che  modo  gli  fcel- 
tilTimi ,  &  b<n  macinati  colori  fi  habbino  a  mefcolare  &  farne 
le  meftiche  nella  Pittura  .  Dicono  che  Eufranore  Pittore  antico 
fcrilfe  alcune  cofe  de  colorì  :  ma  quefti  fcritti  non  ci  fono  . 
Ma  noi  che  habbiamo  rcnduta  alla  luce  qucfta  arte  della  Pit- 
tura , 


174  DELLA    PITTURA 

tura,  o  come  defcritta  già  da  altri,  richiamatala  dagli  dii  in- 
fernali ,  o  come  non  mai  defcritta  da  neffuno ,  condottala  con 
lo  ingegno  noifro  infin  qui  dal  Cielo ,  tiriamo  dietro  fecondo 
lo  ordine  noftro  ,  fi  come  habbiamo  fatto  fin  qui  .  Io  vorrei 
che  i  generi ,  &  le  fpezie  de  colori  ,  per  infino  a  quanto  fi 
poteffe  fare  ,  fi  vede(Tino  con  una  certa  gratia ,  &:  leggiadria 
nella  Pittura  .  Allhora  vi  farà  la  gratia  quando  i  colon  fa- 
ranno prelfo  a  colori  porti  con  una  certa  eilrema  diligentiaj 
come  che  fé  tu  dipignelTi  Diana  che  guidaffc  un  ballo  ,  faria 
cofa  conveniente  veitir  la  Ninfa  che  le  fulfe  più  aprelìo,  di 
panni  ,  o  drappi  verdi  ,  1'  altra  di  bianchi  ,  1'  altra  poi  di  rol- 
fi ,  &  r  altra  di  gialli  .  Et  oltra  quefio ,  che  mediante  la  di- 
verfità  di  cofi  fatti  colori  elle  fieno  veftite  talmente  ,  che  fem- 
pre  i  colori  chiari  fi  congiunghino  con  alcuni  colori  ofcuri  di  di- 
verfo  genere  da  quello  con  cui  fi  congiungono  .  Imperoche 
quel  congiugnimento  de  colori ,  fi  procaccia  mediante  la  varietà , 
maggior  vaghezza  ,  &  mediante  la  comparatione  maggior  bellez- 
za.  Et  è  veramente  in  fra  i  colori  vma  certa  amicitia ,  che 
congiunti  1'  un  con  1'  altro  accrefcono  la  vaghezza ,  <?<:  la  bel- 
lezza.  Se  fi  mette  il  color  roffo  in  mezzo  allo  azzurro  &  al 
verde ,  fveglia  all'  uno ,  6c  allo  altro  un  certo  fcambievole  de- 
coro :  il  color  candido  non  folamente  porto  al  lato  al  cene- 
rognolo ,  &  al  giallo ,  ma  quafi  arreca  a  tutti  i  colori  allegrez- 
za .  1  colori  ofcuri  ftanno  non  fenza  degnità  in  fra  i  eh  ari  > 
&  medefimamente  i  chiari  fi  collocano  bene  infra  gli  ofcuri  . 
Difporrà  adunque  il  Pittore  per  la  hirtoria  quella  varietà  di  co- 
lori che  noi  habbiam  detta  .  Ma  ci  fono  alcuni  che  fi  fer- 
von  dello  oro  fenza  alcuna  modertia  :  perche  ei  penfano  che 
lo  oro  arrechi  una  certa  maiertà  alla  hirtoria:  io  veramente  non 
gU  lodo .  Anzi  fé  io  vorrò  dipignere  quella  Didone  di  Vergi- 
lio,  che  haveva  la  faretra  di  oro,  &  le  chiome  legate  in  oro, 
&  la  verte  con  i  legami  ,  &:  con  le  cinte  di  oro ,  &  che 
era  portata  da  cavalli  con  freni  d' oro  ,  &  che  tutte  le  cofe 
rif  lendevano  di  oro:  io  non  dimeno  mi  ingegnerò  di  imitare 
con  i  colori  più  torto  che  con  lo  oro  quella  grande  abbon- 
danzia  de  raggi  di  oro ,  che  percuota  da  ogni  banda  gli  oc- 
chi de  riguardanti  .  Imperoche  eQendo  maggior  la  lode  ,  & 
maggior  la  maraviglia  del  maeftro  ne  colon  ,  fi  può  ancora 
vedere  che  mclTo  lo  oro  in  una  tavola  piana,  come  la  mag- 
gior parte  de  le  fuperficie  che  ci  bifognava  rapprefentarle  chia- 
re ,  &  f|.)lendenti  ,  apparifcano  a  riguardanti  ofcure  ,  &  alcu- 
ne altre  che  forfè  doveriano  effer  più  adombrate  ,  ci  Ci  mo- 
ftrano    più     luminofe .     Gli    altri    ornamenti    de   maeltri    che    fi    ag- 

piun- 


LIBRO    SECONDO. 


175 


giungano  alla  Pittura ,  come  fono  le  colonne  ,  le  bafe ,  &  le 
cornici  che  fé  li  fanno  atorno  di  Scoltura  ,  non  biafìmerò  io  , 
fc  elle  non  che  altro  faranno  di  argento  o  di  oro  malTiccio , 
o  almanco  molto  pulito .  Imperoche  una  perfetta ,  &  ben  con- 
dotta hiftoria ,  farà  degniffima  pe  gli  adornamenti  de  le  gem- 
me .  Indno  a  qui  habbiamo  brevifTimamente  dato  fine  alle  tre 
parti  de  la  Pittura .  Noi  habbiam  trattato  del  difegno  de  le 
fuperficie  minori  ,  &  maggiori  .  Habbiam  detto  del  componi- 
mento de  membri  &  de  corpi ,  &  de  colon  ancora  quel  tanto 
che  habbiamo  giudicato  appartener!]  ali*  ufo  del  Pittore .  ElTi  adun- 
que dichiarata  tutta  la  Pittura ,  la  quale  habbiam  detto  di  fo- 
pra  che  conlìfte  in  quefte  tre  cofe ,  nel  dilegno ,  nel  componi- 
mento ,    &   nel   ricevimento    de   lumi . 


Pio  Pa.v/ìlJ Inulti!  1. e  ine. 


DELLA 


DELLA    PITTURA 

V  I 

LEONBATISTA    ALBERTI 

tlBRO    TERZO, 

MA  per  ordinare  un  perfetto  Pittore ,  talmente  che  ei  pof- 
fa  acquiftarfì  tutte  quelle  lodi  che  fi  fono  racconte ,  ci 
reftano  ancora  a  dire  alcune  cofe ,  le  quali  io  non  pen- 
fo  che  fi  debbino  lafciare  in  quefti  miei  commentari!  in  dietro  : 
le  racconterò  più  brevemente  che  mi  farà  pofTibile .  Lo  officio  del 
Pittore  è ,  difcgnare  &  colorire  qualunque  gli  fi  proponghino 
corpi  in  una  fijperficie  con  linee,  &  colori  di  maniera,  che 
mediante  un  certo  intervallo ,  &  una  certa  determinata  pofitura 
del  razo  centrico  ,  tutte  le  cofe  ,  che  fi  vedranno  dipinte ,  ap- 
parifchino  di  rilievo ,  &C  fomigliantiffime  alle  propofteci  cofe .  La 
fine  del  Pittore  è ,  cercar  di  acquiftarfi  lode ,  gratia  ,  &  bene- 
volentia ,  mediante  le  opere  fiie ,  più  tofìo  che  ricchezze  .  Et  ot- 
terrà quefto  mentre  la  Tua  pittura  intratterrà ,  &  commoverà  gli 
occhi  &  gli  animi  de  riguardanti  .  Le  quali  cofe  come  fi  polfi- 
no  fare ,  &  per  qual  via ,  fi  diffe  quando  fi  difputò  del  com- 
ponimento ,  &C  del  ricevimento  de  lumi .  Ma  io  defidero  che  il 
Pittore,  accioche  ei  fappia  &  intenda  bene  tutte  quefté  cofe,  fia 
huomo  6c  buono  ,  &  dotto  de  le  buone  arti .  Imperoche  ei  non 
è  alcuno  che  non  fappia  quanto  la  bontà  poffa  affai  più  che  la 
maraviglia  di  qual  fi  voglia  induftria  o  arte,  ad  acquiftarfi  la 
benevolentia  de  cittadini  •  Oltra  quefto  non  è  alcuno  che  du- 
biti che  la  benevolentia  giova  ad  un  maeftro  grandi ffimamente  ad 
acquifUrfi  laude ,  6c  a  procacciarfi  ricchezze .  Percioche  da  quefta 
benevolentia  aviene  ,  che  tal  volta  i  ricchi ,  fono  mofTì  a  dar  gua- 
dagno principalmente  a  quefto  modefto ,  &  buono ,  lafciando  da 
parte  uno  altro  che  ne  fa  più,  ma  che  è  forfè  manco  modefto. 
Le  quali  cofe  cffendo  cofi ,  il  maeftro  dovrà  haver  gran  diligen- 
za a  coftumi ,  &  alla  creanza ,  e  maffimamente  all'  humanità  & 
alla  benignità ,  mediante  le  quali  cofe  ei  pofTa  procacciarfi  &  la 
benevolentia  fermo  prefidio  contra  alla  povertà  ,  &c  guadagno  ot- 
timo aiuto  a  poter  condur  le  opere  a  perfettione  .  Defidero  ve- 
ramente che  il  Pittore  fia  quanto  ei  più  può  dotto ,  in  tutte  le 
arti  liberali  ,  ma  principalmente  defidero  che  ei  fappia  geometria . 
Piacemi  quel  che  diceva  Panfilo  antichiffimo ,  &  nobililfimo  Pit- 
tore i 


LIBRO    TERZO.  177 

tore  )  dal  quale  1  giovanetti  nobili  primieramente  impararono  la 
Pitturai  imperoche  egli  diceva,  che  ne(rano  poteva  mai  elTere 
buon  Pittore ,  che  non  fapeffe  geometria .  Veramente  i  noftri  pri- 
mi ammaeftramenti ,  da  1  quali  fi  cava  tutta  la  alToluta  &  per- 
fetta arte  de  la  Pittura,  fono  facilmente  intefi  dal  Geometra. 
Ma  chi  non  ha  notitia  di  eifa ,  non  poffo  io  credere  che  inten- 
da i  noftri  ammaeftramenti  ,  ne  a  baftanza  ancora  alcune  regole 
de  la  Pittura  .  Adunque  io  affermo  che  i  Pittori  non  fi  hanno 
a  far  beffe  de  la  geometria .  Di  poi  non  farà  fuor  di  propofì- 
to ,  fé  noi  ci  diletteremo  de  Poeti ,  6c  de  Retorici .  Imperoche 
coftoro  hanno  molti  ornamenti  a  comune  con  i  Pittori .  Ne  ve- 
ramente gli  gioveranno  poco  per  ordinare  eccellentemente  il  com- 
ponimento de  la  hiftoria  ,  quei  copiofì  letterati  che  haranno  no- 
titia di  molte  cofe ,  la  qual  lode  confìfte  tutta  principalmente 
nella  inventione .  Conciona  che  ella  ha  quefta  forza ,  che  clTa 
fola  inventione  fenza  la  Pittura,  diletta.  LodaG  mentre  che  fi 
legge ,  quella  defcrittione  de  la  Calunnia ,  che  Luciano  racconta 
elìere  ftata  dipinta  da  Apelle,  &  il  raccontarla  non  credo  che 
iìa  fuor  di  proposto ,  per  avertire  1  Pittori  ,  che  ci  bifogna  che 
ei  vcghino ,  in  trovare  &  metter  infiemc  cofì  £itte  inventioni . 
Eravi  veramente  uno  huomo  che  haveva  duo  grandifTimi  orec- 
chi,  intorno  al  quale  ftavano  due  donne,  la  Jgnorantia,  &c  la 
Sjfpitione  i  da  la  altra  parte  arrivando  effa  Calunnia,  che  have- 
va forma  di  una  donetta  bella ,  ma  che  in  volto  pareva  pur 
troppo  malitiofa ,  &  aftuta  ,  teneva  nella  man  fìniftra  una  face 
accela ,  &  con  l' altra  mano  tirava  per  i  capelli  un  giovanetto , 
il  quale  alzava  le  mani  al  Cielo .  La  guida  di  coiUii  era  un 
certo  huomo  pallido ,  &  magro ,  brutto ,  &  di  afpetto  crudele  , 
il  quale  tu  affomigliarefti  ragionevolmente  a  coloro  che  la  lunga 
fatica  haveffe  confumati  in  un  fatto  d' arme  ,  &  meritamente  lo 
chiamarono  il  Livore .  Eranvi  ancora  due  altre  donne  compagne 
de  la  Calunnia ,  le  quali  accomodavano  gli  ornamenti  alla  padro- 
na i  la  Infìdia ,  &  la  Fraude .  Dopo  quefta  vi  era  li  Peniten- 
tia  veftita  di  una  vefte  ofcura  ,  &  fordidiffima ,  che  fi  ftracciava, 
&  graffiava  fé  ftefTa ,  feguendole  aprefìo  la  pudica ,  &  vergognofa 
Verità .  La  quale  hiftoria  ancor  che  intrattenga  g'i  animi  mentre 
che  ella  fi  racconta  i  quanto  penfi  tu  che  ella  defie  di  fé  dilet- 
to ,  &  grada  a  vederla  in  efta  pittura  fatta  da  eccellente  mae- 
ftro  ?  Che  direm  noi  di  quelle  tre  fanciullette  forelle ,  alle  quali 
Efiodo  pofe  i  nomi ,  chiamandole  Aglaia ,  Eufrofina ,  &  Talia , 
che  furon  dipinte  prefefi  per  le  man» ,  &  che  ridevano ,  ornate 
di  una  tranfparente  &  fciolta  vefte  ,  per  le  quali  vollono  che  fi 
intendefte    la   Liberalità,    percioche    una    de    le   forelle    dà,    l'altra 

Z  pi- 


1-^%  DELLA    PITTURA 

piglia,  &  la  terza  rende  il  benefitio  j  le  quali  conditioni  veramente 
hanno  da  ritrovarfi  in  ogni  perfetta  liberalità.  Vedi  quanta  gran  lode 
arrecano  al  maeftro  cofi  fatte  inventioni  ?  Et  però  coniglio  io  lo  ftu- 
diofo  Pittore  che  fi  doni  quanto  più  può  a  Poeti  &  a  Retori,  &  a 
gli  altri  dotti  nelle  lettere ,  &  fi  facci  loro  famigliare ,  &  benivolo . 
Imper.;che  da  cofi  fatti  intelligenti  ingegni  ne  caverà  &  ottimi  ornamen- 
ti, &  farà  da  loro  aiutato  veramente  in  quefte  inventioni ,  le  quali 
nella  Pittura  non  hanno  poca  lode.  Fidia  Pittore  eccelientc,  confelTa- 
va  bavere  imparato  da  Homero  il  modo  come  haveife  principalmente 
a  dipignerc  Giove  con  maeflà .  Io  penfo  che  i  noftri  Pittori  fi  faran- 
no ancora  piiì  copiofi ,  ài  più  valenti  nel  leggere  i  Poeti,  pur  che  ei 
fieno  più  ftudiofi  de  lo  imparare  ,  che  del  guadagno .  Ma  il  più  de 
le  volte  i  non  meno  ftudiofi  che  defiderotì  di  imparare,  i\  ftraccano, 
più  perche  ei  non  fanno  la  via  né  il  modo  de  lo  imparare  la  co(a, 
che  ei  non  fanno  per  la  fatica  de  lo  imparare .  Et  perciò  cominciamo 
a  dire  ,  in  che  modo  noi  polliamo  in  quefta  arte  diventar  buoni  mae- 
fìri.  Sia  il  principio  quefto:  tutti  i  gradi  de  lo  imparare  doviamo 
noi  cavare  da  ella  natura,  &  la  regala  del  far  l'arte  perfetta  acqui- 
ftifi  con  la  diligentia,  con  lo  ftudio,  &  con  la  afhduità .  Io  vera- 
mente vorrei  che  coloro  che  incominciano  a  voler  imparare  a  dipigne- 
re  i  faceffero  quel  che  io  veggo  che  olìervano  i  maeftri  de  lo  fcrivere. 
Imperoche  coftoro  infegnano  la  prima  cofa  fare  feparatamente  tutti  i  ca- 
ratteri de  le  lettere,  di  poi  infegnano  far  le  fillabc,  &:  dopo  quello  infe- 
gnano a  mettere  inficme  le  parole  .  Tenghino  adunque  i  nolhi  nel  dipi- 
gnere  quefta  regola:  infegnino  la  primi  cofa  i  d'intorni  de  le  fuperficie, 
quafi  che  ei  fieno  la  a  b  e  de  la  Pittura.  Di  poi  infegnino  i  congiugni- 
menti  de  le  fuperficie .  Dopo  queflo  le  forme  di  tutti  i  membri  dilbnta- 
mente  &  feparatamente,  &  imparino  a  mcnre  tutte  le  dilTerentie  che  pof- 
fon  elTere  ne  membri.  Imperoche  elle  fono  &  molte,  &  notabili.  Saran- 
novi  di  quegli  che  haranno  il  nafo  gobbo,  altri  che  lo  haranno  ftiacciato, 
torto,  largo,  altri  fporgono  la  bocca  inanzi,  come  che  ella  gli  calchi, 
altri  paiono  ornati  mediante  lo  haver  le  labbra  fottili ,  &;  finalmente  tut- 
te le  membra  hanno  un  certo  che  di  loro  proprietà,  il  che  fé  vi  fi  ri- 
troverà ,  o  un  poco  più  o  un  poco  meno,  varierà  allhora  grandifii- 
mamentc  tutto  quel  membro.  Anz.i  veggiamo  oltra  di  quelto  come 
le  medefime  membra  ne  putti  ci  paiono  tonde ,  &  per  modo  di  di- 
re fatte  a  tornio  ,  &  pulite  i  &  crciciute  poi  mediante  la  età  ci  pa- 
iono più  afpre  &  più  terminate.  Tutte  quefte  cofe  adunque  lo  ftu- 
diofo  Pittore  caverà  da  elTa  natura  ,  &:  efaminerà  an"iduamente  da  fé 
fìeffo  come  ciafcuna  di  effe  fia  ,  oc  conuinoverà  con  gli  occhi  &  con 
la  mente  tutto  il  tempo  de  la  vita  fua  in  quefta  inveltigatione .  Con- 
ciofia  che  egli  confidererà  il  grembo  di  coloro  che  feggono  &:  le  gam- 
be quanto  dolcemente  piegandofi  in  un  certo  modo  cafchino.  Confi- 
dererà 


LIBRO     TERZO.  179 

dererà  la  faccia ,    &    tutta    la    attitudine  di   quel  che   ftarà  ritto .   Ne 
farà   finalmente   parte  alcuna    de    la    quale    ei    non  lappi   quale  fìa   lo 
officio  &  la  proportione  di   ella,    &    ami    di   tutte  le  parti  non   (blo 
la  lìmiglianza  ,  ma  principalmente  elTa  bellezza   de  le  cofe.   Demetrio 
quel    Pittore    antico  fu  niolto    più    curiofo    nello    efprimere    la    fomi- 
glianza  de  le  cole,  che  ei   non  fu  nel  conofcere  il   hello.    Dunque  lì 
dchbe  andare  fciegliendo  da  corpi  bellillimi   le   piti  lodate    parti .    Per 
tanto  bifogna  porre  ogni  iludio    &    induitria  principalmente  in  cono- 
fcere,   imparare,    &   efprimere  il  bello.    La    qual    cofa    ancor  che  fìa 
più  di  tutte  l'altre  difficiliHima ,    perche    non    lì    trovino  in  un  luogo 
folo  tutte  le  lodi  de  la  bellezza  ,  eilendo  elle  rare  &  difperfe  ,  fi  debbe 
nondimeno  efporrc  qual  fi  voglia  fatica  in  mveftigarla ,  &  in  impararla, 
imperoche  chi  bara  imparato  le  cofe  più  importanti ,  &  faprà  efercitar- 
{]  in  efle ,  potrà  poi  coffui  molto  più  facilmente  trattar  a  fuo  piacere 
le  cofe  di   minor  importantia.    Ne    ii    trova    finalmenre    cofa    alcuna 
tanto  diffìcile,  che  non   fi  polla  &  con  lo  ftudio,  &  con  la  affiduità 
metter  ad   effetto.    Ma    acciò  che    il    tuo  fludio  non  fìa  difutile,    ne 
in  damo,  bifogna  guardarti  da  quella  confuetudinc  o  ufanza  di  mol- 
ti ,  che  da  loro  fleffi  con  lo  ingegno  loro  vanno  dietro  ad  acquiflar- 
(ì  lode  nella  Pittura,  fenza  volere   ne  con  gli  occhi,  ne  con  la  men- 
te ritrarre  cofa  alcuna  dal  naturale.    Imperoche  coltoro  non  impara- 
no a  dipignere  bene ,    ma  fi  afluefanno    a    gli    errori .    Conciolìa  che 
quella  idea  de    la    bellezza  non  fi  lafcia    conofcere    da  gli    ignoranti , 
la  quale  a  pena  fi  lafcia  difcernere  da  quei  che    fanno .    Zeuli   Pitto- 
re eccellentiffimo  &  più  di   tutti   gli   altri  dotti ifimo  ,  &  valentiffimo , 
quando  hebbe  a  fare  la  tavola  che  fi  haveva  pubblicamente  a  mette- 
re nel  tempio  di  Diana  in  Crotone ,    non    fi    fidando  de  lo    ingegno 
fuo,  come  fanno  quafi  in  quefti  tempi  tutti  i  Pittori,    non    fi    melfe 
pazzamente  a  dipignerla,  ma  perche  ei  pensò  che   per  ritrovare  tutto 
quel  che  ei  cercava  per  farla  quanto  più  fi   poteva  bella,  non   poter- 
lo  ritrovar  con  lo  ingegno  proprio,    ma  ritraendole  ancora    dal   natu- 
rale non  poter  ciò  trovare  in  un  corpo  lolo:  Perciò  fcelfe  cinque  fan- 
ciulle di  tutta  la  gioventù  di  quella  citta ,    le    più    belle    di    tutte   le 
altre,    accioche   egli  poteiTe  metter    poi    in  Pittura    quel,    che    più  di 
bellezza  muliebre  egli  haveffe  cavato   da  loro  .    Et  fece  veramente  da 
favio .  Imperoche  a'  Pittori  quando  non  (ì  mettono  innanzi   le  cofe  che 
ei  vogliono  ritrarre  ,  o  imitare  ,  ma  cercano  fbl  con    lo  ingegno   loro 
trovando  il    bello  acquiftarfi  lode ,    accade    fpeffo    che    non  folo  non 
s'  acquifiano  con  quella  fatica  quella  lode  che  ei   cercano  ,    ma    fi  af- 
fuefanno  ad  una  cattiva  maniera  di  dipingere,    la   qual    poi  non  pof- 
fon  laiciare   fé  non  con   gran  fatica,  ben  che  lo  defidenno.   Ma  chi  u- 
fcrà   a   ntrar  ogni  cofa  dal  naturale  ,    coflui  farà  la  mano    tanto  efer- 
citata  al  bene,  che  tutto  quel  hee  egli  fi  sforzerà  di  fare,    parrà  na- 

Z   2  tu- 


i8o  DELLA    PITTURA 

turale.  La  qual  cofa  veggiamo  quanto  neMa  Pittura  fia  da  cffer  dc- 
fiderata.  Impcroche  fé  in  una  hiftoria  vi  farà  ritratta  la  tefta  di  al- 
cuno homo ,  che  noi  conofciamo ,  ancor  che  vi  fieno  alcune  altre 
cofè  di  più  eccellentia  di  maeftro ,  nondimeno  il  riconofciuto  afpet- 
to  di  qualch'  uno ,  tira  a  fé  gli  occhi  di  tutti  i  ngu  irdanti .  Tanta 
è  &  la  gratia  &  la  forza  che  ha  in  fé  per  efTer  ntrcicto  dal  natura- 
le. Tutte  quelle  cofe  adunque  che  noi  haremo  a  dip^gnere,  rkra- 
ghiamole  dal  naturale,  &  di  quefte  fciegliamo  quelle  che  fon  le  più 
belle ,  &  le  più  degne ,  ma  bifogna  guardare  da  quel  che  fan- 
no alcuni,  cioè  che  noi  non  dipinghiamo  in  tavo'e  troppo  piccole. 
Io  vorrei  che  tu  ti  afìuefaceffi  alle  imagini  grandi ,  le  quali  però  fi 
accollino  per  grandezza  il  più  che  ii  può  a  quel  che  tu  vuoi  fare . 
Imperoche  nelle  figure  piccole  i  ditetti  maggiori  maggiormente  fi 
ralcondono,  ma  nelle  figure  grandi,  gli  errori  ancor  che  piccoli, 
fi  veggono  grandemente.  Senile  Galeno  haver  vifto  fcolpito  in  uno 
anello  Fetone  tirato  da  quattro  cavalli ,  i  freni  &  tutti  i  piedi ,  &c 
tutti  i  petti  de  quali  fi  vedevano  diftintamente .  Concedino  i  Pitto- 
ri quefla  lode  a  gli  intagliatori  de  le  gioie,  &  eTercitinfi  elfi  in  mag- 
gior campi  di  lode.  Imperoche  coloro  che  fapranno  dipignere,  o  far 
di  fcultura  le  figure  grandi,  porranno  facilmente  &  con  un  folo  trat- 
to far  ottimamente  le  piccole .  Ma  coloro  che  haranno  afiueEìtro  la 
mano  &  lo  ingegno  a  quefte  cofe  piccole,  facilmente  erreranno  nel- 
le miggiori.  Sono  alcuni  che  copiano  &  ritraggon  le  cofe  de  gli  al- 
tri Pittori,  &  cercano  acquiftarfi  in  quella  cofa  lode.  11  che  dicono 
che  fece  Camalide  Scultore,  il  quale  fece  due  tazze  di  fcultura, 
imitando  talmente  Zenodoro,  che  non  i\  difcerneva  in  elle  opere  dii- 
ferentia  akuna.  Ma  i  Pittori  fono  in  grandifhmo  errore,  fé  ei  non 
ccnofc*  no ,  che  coloro  che  fon  flati  veri  Pittori,  d  fono  sforzati 
rapprefentare  quella  figura  tale ,  quale  noi  la  veggiamo  dipinta  da  la 
ratura  in  e(Ta  rete ,  o  velo .  Et  fé  ei  ci  gioverà  ritrarre  le  opere  de 
gli  altri ,  come  quelle  che  moftrino  di  fé  fteife  più  ferma  patientia 
che  le  vive  ,  io  vorrei  che  noi  ci  mettefTimo  inanzi  una  cofa  medio- 
cremente fcolpita ,  più  prefto  che  una  eccellentemente  dipinta .  Impero- 
che a  ritrarre  alcuna  cofa  da  le  Pitture  noi  ailuefaaamo  la  mano  a 
rapprefentare  una  qualche  fcmiglianza.  Ma  dalle  cofe  di  Scultura  noi 
impariamo  &  la  fimilitudine,  ik  i  veri  lumii  nel  metter  inlicme  i 
quai  lumi,  giova  molto,  nftrignerc  con  i  peli  de  le  palpebre  l'acutez- 
za della  vifta,  accioche  allora  paiono  i  lumi  alquanto  più  fcuri ,  & 
quafi  velati .  Et  forfè  ci  gioverà ^più  efercitarci  nel  far  di  Scultura  che  nel 
adoperare  il  pennello.  Conciolia  che  la  Scultura  è  più  cerca,  &  più 
facile  che  la  Pittura.  Ne  mai  averrà  che  alcuno  pofla  dipigner  bene 
alcuna  cofa  che  non  (àppia  di  efla  bene  tutti  i  rilievi,  Si  i  rilievi 
più  facilmente  fi  truovano  nella  Scultura  che  nella  Pittura.  Imperoche 

fac- 


LIBRO     TERZO.  i8i 

facci  quefto  non   poco    a    noftro  proposto ,    che    ei    fi    può    vedere , 
come  quafì  in  qualunque  età  fi  fono  trovati  alcuni    mediocri  Sculto- 
ri,  &   Pittori   quafi  neniino  che  non  fieno  da  riderfene ,  &  ignoranti. 
Finalmente  attcndafi  o  alla  Pittura,    o  alla  Scultura,    Tempre    ci  do- 
viamo  metter  inanzi    alcuno    eccellente    &    fingolare    efempio    da  ri- 
guardarlo &  da  imitarlo  :    &  nel  ritrarlo  credo  che  talmente  bisogni 
congiugnere  la  diligentia  con    la    preftezza ,    che    il  Pittore    non    levi 
mai  o  il  pennello ,  o  il  difegnatoio  dal  lavoro  fino  a  tanto  che  egli 
non    fi    fia    prima   rifoluto ,   &    non   habbi   ottimamente  determinato 
con  la  mente ,    quel    che  egli  fia  per  fare ,    dc   in  che  modo  egli  lo 
polTa  condurre  a  buon  fine .    Conciofia  che  è  cofa  più  ficura  emen- 
dare con  la  mente,    che  fcancellar  poi  dal  lavoro    fatto,    gli    errori. 
Oltra  di  quefto  quando  noi  ci  faremo  alTuefatti  a  ritrarre   ogni    cofa 
dal  naturale,    ci  averrà  ,    che  noi  diventeremo    molto    migliori  mae- 
ftri    di  Afclepiodf  ro ,  che  dicono,    che  fu  il  più  velocilfimo    di   tutti 
1  macfìri  nel  dipignere.    Impcroche    in  quella  co(a  in  che  noi   ci  fa- 
remo   efercitati    più    volte,    lo    ingegno  fi  fa  più  pronto,    più  atto, 
&    più    veloce,    &    quella    mano    farà    velociflTima,  la  quale  farà  gui- 
data da  la  certa  regola  de  lo  ingegno  .  Et  fé  alcuni  maeftri  fi^no  pi- 
gri,    non  aviene  loro  da  altro,    fc  non    che  ei  fono  tardi,    &    lenti 
in  tentare  quella  cofa  de  la  quale  elfi  non  hanno  prima    chiaramen- 
te impadronitafi  mediante  lo  ftudio  entro  la  mente.    Et    mentre  che 
fi  efcrcitano  in  quelle  tenebre  de  gli  errori ,  vanno  tentando ,    &  ri- 
cercando come  timorofi ,   &    meri  ciechi    la   ftrada   con    il    pennello, 
come  fanno  i  ciechi  le  vie ,  o  le  ufcite  che  effi  non  fanno  con  i  lo- 
ro baftoncelli.    Non  metta  alcuno    dunque    mai   mano    al    lavoro    fc 
non  con  la  fcorta  de  lo  ingegno,  &  faccia  che  ei  fia  molto  efcrcita- 
to  &  amaefìrato.  Ma  effendo  la  principale  opera    del  Pittore   la   hi- 
ftoria  ,    nella  quale  fi  deve  ritrovare  qual   fi   voglia   abbondantia ,   & 
cccellentia    de    le   cofe ,    bifogna   avertire    che    noi    fapiamo  dipignere 
eccellentemente   per   quanto    può  fare   lo  ingegno,   non   folamente  lo 
huomo ,    ma  il  cavallo  ancora,    et  il    cane,   oc    gli    altri  animali,    &C 
tutte  le  altre  cofe  digniffime    da   cffer    vedute  i    accio    che    nella  no- 
ftra  hiftoria  non  fi  habbia  a  defiderare  la  varietà,    &C    la  abbondantia 
de  le  cofe,  fenza  le  quali  nelTun  lavoro  è  Itimato.  E'  cofa  veramen- 
te grande,    &  a  pena  conceffa  ad  alcuno    de    gli  Antichi,    lo  cffere 
flato  non  vo  dire  eccellente  in  tutte  le  cofe ,    ma    ne  anco  mediocre 
macftro  i    nondimeno  io  giudico  che  fia  bene    sforzandofi    porre  ogni 
fludio  che  per  noflra  ncgligentia  non  ci  habbi  a  mancare ,  quel    che 
ci   può  arrecare  grandiffima  lode ,    &    grandilTimo    biafimo    ancora    fc 
noi  ce   ne  faceffimo  beffe  .    Nicia  Pittore  Atheniefe    dipinfè  le  donne 
diligentiffimamente .    Ma   Zeufi    nel    dipignere    il    corpo    de   le  donne 
dicono  che  avanzò  tutti  gli  altri.  Eraclide  fu  eccellente  nel  dipignere 

le 


i82  DELLA     PITTURA 

le  navi.   Serapione  non   fapeva  dipignere  gli  huomini  ,  &:  nondimeno 
dipjgneva    tutte  le  altre    cofe    molto    bene.    Dionilio    non    fapeva    di- 
pignere altro  che  gli  huomini.   AlelTandro  quel  che  dipinfe  la  loggia 
di  Pompeo ,    faceva  eccellentemente  tutte    le    beftie    di    quattro    gam- 
be   &    maflime  i  cani.    Aurelio    come  quello    che    era    fempre    inna- 
morato,   godeva    follmente    di    dipignere    le    Dee,    ed    efprim.ere    ne 
fuoi   ritratti  gli  amati    volti.    Fidia    lì    affaticava    più    in    dimollrar  la 
majeftà  de  gli   Dii ,    che  la  bellezza  degli   huomini .    Eufranore  bave- 
ra talmente   fantafia  di  raprcfentar  la  degnità  degli  Eroi,  che  in  quel- 
la cofa  fu  più    eccellente  de  gli  altri .    Et  cofi    non    feppon    tutti    far 
bene  tutte  le  cofe ,    conciofìa  che    la  natura    fcompartì  a  ciafcuno  in- 
gegno la    proprietà  de    le    fue    doti  :     alle     quali   cofe    noi    non    do- 
viamo acquietarci  tanto ,    che  noi  habbiamo  a  pretermetter  di    lafciar 
cofa  alcuna  non  tentata    in    dietro.    Ma    le    doti    dateci    dalla    natura 
doviamo  noi  reverire  &    acrefcerle  con  la    indurrla,    con    lo    ftudio , 
&  con  lo  efercizio .    Oltra  di  quefto  non  doviamo    parere    di    preter- 
mettere per  negligentia,    cofa  alcuna  che  appartenga  alla  lode.    Ulti- 
mamente quando  noi   habbiamo  a  dipignere  una  hilloria ,  andremo  la 
prima  cofa  lungamente  penfando  ,    con  che  ordine ,    o  con  quai  mo- 
di noi   polliamo   fare  il  componimento  che  fia  belliflimo,    &  facendo- 
ne fchizzi  &  modelli  fu  per  le  carte  ,    andremo  efaminando  &  tutta 
la  hiftoria,  &  ciafcuna  parte  di  effa,  &  in  ciò  chiederemo  confìlio  a 
tutti  i  noftri  amici  i   finalmente  noi  ci  affaticheremo  che  tutte  le  co- 
fe fieno  da  noi  penfate  &  efaminate  di    maniera,   che  nel  noftro  la- 
voro   non    habbia    ad    effer    cofa    alcuna  ,    che    noi     non     fappiamo 
molto  bene  in  qual  parte   de  la  opera   ella  fi  babbi  a  collocare .    Et 
accioche  noi   fappiamo  quello  più  certo  ,    ci    gioverà   fopra   i   modelli 
tirare  una  rete ,  accioche  poi  nel  metter    in    opera    le    cole    venghin 
pofle  ,  come  cavate  da  gli   efempi   privati ,    tutte  a  luoghi    loro    pro- 
prii .    Et  nel  condurre  a  fine  il  lavoro ,  vi  porremo  quella  diligentia 
congiunta    con    quella    celerità    del    fare ,    che    non    sbigottifca  per  il 
tedio    altrui    dal    finirla ,     ne     il    defiderio    di    finirla    troppo    preffo 
non  ci  precipiti .    Bifogna    talvolta    intralafciare  la  fatica    de    la    ope- 
ra ,    &    recreare    lo    animo ,    ne    fi    deve    far  quel  che  fanno  molti , 
che  fi  metton  a  fare  più    opere  &  incomincian    quella ,    &    la    prin- 
cipiata   lafciano    imperfetta .    Ma  quelle  opere  che  tu  barai    incomin- 
ciate ,  le  debbi   finire  interamente  del  tutto .    Rifpofe  Apelle    ad  uno 
che    gli    moflrava   una    fua    pittura    *3i    diceva ,    io    la    dipinfi    preilo 
bora  bora  :   fenza  che  tu  lo  dicefl'i ,  fi  vedeva    chiaro ,    anzi    mi    ma- 
raviglio che  tu    non    babbi    dipinte    infinite  a  queflo    modo  .    Io    ho 
veduti    alcuni  Pittori  &  Scultori  &  Oratori,  &  Poeti  ancora,  fé  al- 
cuni   però    fi    trovano    in    quella    noftra    età    che  fi    poffino    chiamar 
Oratori  o  Poeti ,  cllerfi  melfi  con    ardentiffim'j    lludio  a  far    qualche 

ope- 


LIBRO     TERZO.  183 

opera ,  i  quali   mancato  poi  quello  ardore    de    lo    ingegno  ,    lafciano 
/tare    la  incominciata  &c  rozza  opera   imperfetta  ,    &    fpinti    da    nuo- 
vo defiderio ,  fi  mettono  a  voler  di   nuovo  fare  qualche  altra  cofa  più 
nuova ,    i    quali    huomini    io    certamente    biafìmo .    Imperoche     tutti 
coloro    che    defìderano    che    le     opere    loro    fieno    grate    &    care    a 
pofleri  ,     bifogna    che    pcnfìno     prima    molto    bene    a    detta    opera  , 
&    la     conduchino    con     grandiiìima     diligentia    a    perfettione .    Con- 
ciofìa    che    in    molte    cofe     non    è     manco     grata    la    diligentia    che 
qual    fi    voglia    ingegno .     Ma    bifogna    fuggire    quella    lupertìua    fu- 
perftitione  di  coloro,    per    chiamarla    coli,  1    quali    mentre    che    vo- 
gliono   che    i    lavori    non    habbino    pur    alcun    minimo     difetto ,    &: 
cercano    che    ei    fieno     pur    troppo    puliti ,     fanno    talmente    che    le 
opere    loro    paino    confumatc    da    la    vecchiezza    avanti    che     finite . 
I  Pittori  antichi    folevano    biafìmare  Protogene    che    non    fapeva    mai 
cavar    le     mani    di    fopra    una    tavola  .     Et    ragionevolmente    certo . 
Imperoche    egli  è  di   necelTità  sforzarfì    di    por    tanta    diligentia    nelle 
cofe ,    quanta    fia    a    baldanza ,    fecondo     il    valore    de     lo     ingegno . 
Ma    il    volere    in    ogni  cofa    più    di    quel    che    tu    pofìa ,    o    che    fi 
convenga ,    è    eofa    da    uno     ingegno     più     tofto     oflinato    che    dili- 
gente .    Bifogna    adunque    por    nelle    cofe    una    diligentia    moderata , 
chiederne    parere  a  gli    amici ,  anzi  nel  metter  in  atto  detto  lavoro , 
è   bene  ftare  ad  afcoltare ,    &  chiamare  a  vederlo  di  tempo    in  tem- 
po quafì  ciafcuno .    Et    in    quello  modo   il  lavoro  del   Pittore    è    per 
dovere    elTcre     grato     alla    moltitudine .    Il    giudicio    adunque    &C    la 
cenfura    de    la  moltitudine    non    farà    allhora    fprezata ,    quando    an- 
cora  tu    potrai    fatisfare    alle    diverfe    opinioni .    Dicono    che    Apelle 
fi  foleva   nafcondere    dietro    alla    tavola ,  accioche    coloro    che    la    ri- 
guardavano poteffero  più  liberamente  parlare ,  &  egli    fìare  ad  afcol- 
tare   più    honeltamente    i    difetti  de  Tuoi    lavori,    che    elfi    racconta- 
vano,   lo    vorrei    adunque    chei    noflri    Pittori    fteflmo    fcoperti    ad 
udire     fpefTo ,     &C    a     ricercare    ogniuno     che    li    diceffe    liberamente 
quel    che    le    ne    pare  >    conciofia    che    quello    giova    ad    intender    la 
varietà  de  le  cofe,  &  ad  acquiflarfi  molto    una   certa    gratia.    Con- 
ciofia che  non  è  nefluno   che  non  fi  attribuifca  a  cofi   honorata  ,  lo 
bavere  a  drre  il  parer  fiio  circa  le  fatiche    d'  altri .    Oltra    di    quefto 
non  fi    ha  punto   da  dubitare ,    che  il  giudizio    di    coloro    che    biafì- 
mano  OC  che   fono    invidiofi ,    poffa    detrarre    punto    de    le    lodi    del 
Pittore .     Stia    adunque    il    Pittore    ad    afcoltare    ogniuno ,    &    prima 
efamini    feco    ftelTo    la    cofa    6c    la    emendi .     Di    poi    quando    harà 
udito    ogniuno ,     facci    a    modo    di    quei    che    più    fanno  .     Queffe 
fon    le    cofe    che    a    me   è   parfo    haver    da    dire    de    la   Pittura    in 
quefli    miei    commentarii .    Et    fé    quefte    cofe    fon    tali    che  elle  ar- 
rechino  a   Pittori    comodità ,   o    utilità    alcuna ,   io  afpetto  per  prin- 

cipal 


15^4 


DELLA    PITTURA. 


cipal  premio  de  le  mie  faticlie ,  che  efTì  mi  ritraghino  nelle  hi- 
ftorie  loro;  accioche  ei  dimoftrino  per  quefta  via  a  quei  che 
verranno ,  di  effer  llati  ricordevoli ,  &  grati  del  beneficio ,  &  di- 
moftrino  che  io  fìa  ftato  fludiofo  di  efla  arte.  Et  Ce  io  non  ho 
fatisfatto  a  quanto  elTi  afpettavano  da  me ,  almanco  non  mi  biafi- 
mino  che  io  habbia  iiavuto  ardire  di  mettermi  a  tanta  imprefa . 
Imperoche  Te  lo  ingegno  mio  non  ha  potuto  condurre  a  fine  ,  quel 
che  è  lodevole  di  tentare,  ricordinfi ,  che  nelle  cofe  grandi  (Time , 
fuole  attribuirfi  a  lode  ,  lo  haver  voluto  metterfi  a  quel  che  è  dif- 
ficilifTimo .  Seguiteranno  forfè  alcuni  che  foppliranno  a  quel  eh'  io  ha- 
vciri  mancato,  &  che  potranno  in  quefta  eccellentifl'ima,  &  degnif- 
{ima  arte ,  giovare  molto  pai  a  Pittori  :  i  quali  fé  per  aventura 
luccederanno ,  io  li  prego ,  quanto  più  fo  &  pofTo ,  che  piglino 
quefta  litica  con  lieto ,  &  pronto  animo  ,  nella  quale  clTi  &  efer- 
citino  gì'  ingegni  loro ,  &C  conduchino  quefta  nobilifi'ima  arte  al 
colmo  de  la  eccellentia .  Io  nondimeno  harò  piacere  di  efiere  i\a.to 
il  primo  ad  havermi  acquiftata  la  palma  in  effermi  affaticato  di 
fcrivere  fopra  quefra  ingegnofilTima  arte.  La  quale  veramente  difficile 
imprefa  ,  fé  io  non  ho  faputo  condurre  a  quella  perfettione  de  la 
cfpettatione  che  ne  havevano  coloro  che  leggono ,  fi  debbe  darne  la 
colpa  alla  natura  più  tofto  che  a  me ,  la  qual  par  che  habbi  impo- 
rta quella  legge  alle  cofe,  che  ei  non  è  arte  nelTuna  che  non  habbi 
prefi  1  fuoi  principii  da  cofe  difettofe .  Imperoche  fi  dice,  che  nef- 
funa  cofa  è  nata  perfetta  .  Et  coloro  che  verranno  dopo  a  me.  Te 
alcuni  ne  verranno,  che  fieno  di  ftudio  ,  &  d'ingegno  più  valenti  di 
me,  doveranno  forfè  condur  quefta  arte  de  la  Pittura  alla  fomma 
perfettione . 


DELLA 


Piitiuuia. 


y  p- 


i>M-   /^V 


rixzu.rz  ^.^^  ■ 


/ 


DELLA 


STATUA 

D  I 

LEONBATISTA    ALBERTI. 


A  * 


DELLA     S  T  AT  U  A 

■D    I 

LEONBATISTA    ALBERTI. 

IO  penfo  che  le  arti  di  coloro ,  che  fi  meffono  a  volere  efpri- 
mere ,  &  ritrarre  con  le  opere  loro  le  effigie ,  àc  le  fomiglian- 
ze  de  corpi  procreati  da  la  natura ,  haveflino  origine  da  que- 
fìo  :  Che  efli  per  aventura  fcorgenfino  alcuna  volta  o  ne  tronconi  , 
o  nella  terra ,  o  in  molti  altri  corpi  cofi  fiitti ,  alcuni  lineamenti  , 
mediante  i  quali  tranfmutando  in  loro  qualche  lìmilitudine ,  cfli  gli 
potefìmo  rendere  limili  a  volti  fatti  da  la  natura ,  Cominciarono 
adunque  a  conlìderare  con  la  mente ,  &  ad  efaminare  ponendovi 
ogni  diligentia  ,  &C  a  tentare  &  a  sforzarli  di  vedere  quel  che  egli- 
no vi  poteiTmo  o  aggiugnere  ,  o  levare,  o  quel  che  vi  fi  arpettalTe, 
per  far  fi ,  &  in  tal  modo  che  ei  non  pareffe  che  vi  mancafle  cofa 
alcuna  da  far  apparir  quafi  véra ,  &  propria  quella  tale  effigie ,  & 
finirla  perfettamente .  Adunque  per  quanto  la  lleda  cofa  gli  avver- 
tiva ,  emendando  in  fimili  apparenze  liora  le  linee ,  &  hoia  le  fu- 
perficie  ,  &  nettandole ,  &  ripulendole ,  ottennero  il  defìderio  loro , 
&  quello  veramente  non  fenza  loro  diletto  .  Ne  è  maraviglia  ,  che 
in  fare  quefte  fi  fatte  cofe  fieno  creiciuti  l' un  dì  più  che  1'  altro 
gli  ftudii  de  gli  huomini  fino  a  tanto ,  che  fenza  veder  pia  nelle 
primiere  materie  alcuni  aiuti  d' incominciate  fimilitudini  ,  efprimino 
in  elle  qual  fi  voglia  effigie ,  ma  altri  in  un  modo ,  &  altri  m  uno 
altro  :  conciofia  che  non  impararono  tutti  a  far  quello  per  una  me- 
defima  via  o  regola  .  Imperoche  alcuni  incominciarono  a  dar  per- 
fettione  a  loro  principiati  lavori  ,  &  con  il  porre  ,  &:  con  il  levare , 
come  fanno  coloro  che  lavorando  di  cera  ,  fìucco ,  o  terra  ,  fono 
da  noftri  chiamati  maftri  di  ftucco .  Alcuni  altri  incominciarono  a 
far  quefto  folo  con  il  levar  via  ,  come  che  togliendo  via  quel  che 
in  detta  materia  è  di  fuperfluo  ,  fcolpifcono ,  6c  fanno  apparir  nel 
marmo  una  forma ,  o  figura  di  huomo ,  la  quale  vi  era  prima  na- 
fcofà  ,  &  in  potentia .  Qucfti  chiamiamo  noi  Scultori  i  fratelli  de 
quali  fono  forfè  coloro ,  che  vanno  fcolpendo  ne  figlili  i  lineamenti 
de  volti  che  vi  erano  afcofi .  La  terza  fpecie  è  quella  di  coloro  che 
fanno  alcuni  lavori  folo  con  lo  aggiugnervi ,  come  fono  gli  argen- 
tieri ,  i  quali  battendo  con  i  martelli  lo  argento ,  &  difendendolo 
o  allargandolo  a  quella  grandezza  di  forma  che  elfi  vogliono ,  vi 
aggiungono  fempre  qualche  cofa  ,  fino  a  tanto  che  ei  faccino   quella 

A  a   2  effì- 


i88  DELLA     STATUA. 

effigie  che  e'  vogliono .  Saranno  forfè  alcuni  che  pcnfcranno  ,  che 
nel  numero  di  cofloro  fi  habbino  a  mettere  ancora  i  Pittori ,  come 
quegli  che  nelle  opere  loro  fi  fervono  ancora  effi  de  lo  aggiungervi  i 
colori  :  Ma  fé  tu  ne  gli  dimandarai ,  ti  rifponderanno ,  che  non 
tanto  fi  sforzano  di  imitare  quelle  linee  ,  &  quei  lumi  de  corpi  che 
efli  veggono  con  lo  occhio  ,  mediante  lo  aggiugnere  ò  il  levare  al- 
cuna cufa  a  loro  lavori ,  quanto  che  mediante  uno  altro  loro  arti- 
ficio proprio  &  peculiare.  Ma  del  Pittore  ne  tratteremo  altra  volta. 
Coftoro  veramente  che  io  ho  racconti ,  vanno ,  ancor  che  per  di- 
verfe  vie  ,  nondimeno  tutti  dietro  a  quefto  :  di  fare  che  tutti  i  lor 
lavori ,  a  far  i  quali  fi  fon  meffi ,  apparifchino ,  per  quanto  ci  pof- 
fono ,  a  chi  gli  riguarda  molto  naturali  &  fimili  a  veri  corpi  fatti 
da  la  natura .  Nel  fare  la  qual  cofa  certamente ,  fé  edi  andranno 
ricercando  &  pigliando  quella  diritta  &  conofciuta  ragione  &  rego- 
la ,  che  noi  defcrivercmo  ,  erreranno  in  vero ,  erreranno  (  dico  )  mol- 
to manco  :  &  i  loro  lavori  riu/ciranno  per  ogni  conto  migliori . 
Che  penfi  tu  ?  fc  i  legnaiuoli  non  haveflino  havuto  la  fquadra , 
il  piombo,  la  linea,  T  archipenzolo ,  le  fefte  da  fare  il  cerchio,  me- 
diante i  quali  inftrumenti ,  effi  poffono  ordinare  gli  angoli,  fpiana- 
re  ,  dirizzare ,  &  terminare  i  loro  lavori ,  credi  tu ,  che  finalmente 
fuffe  riufcito  loro  il  poterli  fare  comodifTimamentc  &  fenzà  errori  ? 
Et  che  lo  Statuario  potelTe  fare  tante  eccellenti  &  maravavigliofc 
opere ,  a  caio  più  toflo ,  che  mediante  una  ferma  regola ,  &  guida 
certa ,  cavata ,  &  tratta  da  la  ragione  ?  Io  mi  rifolvo  a  quef^o , 
che  di  qual  fi  voglia  arte ,  o  difciplina ,  fi  cavino  da  la  natura  certi 
principii  ,  &  perfettioni  ,  &  regole  ■>  le  quali  fé  noi ,  ponendovi  cu- 
ra ,  &  diligentia ,  vorremo  efaminare ,  &  fervircene  ,  ci  verrà  indu- 
bitatamente fatto  benifTimo  tutto  quello ,  a  che  noi  ci  metteremo . 
Imperoche  fi  come  noi  havemmo  da  effa  natura,  che  di  un  tron- 
cone ,  o  di  un  pezzo  di  terra  ,  o  di  altra  materia ,  come  fi  è  det- 
to ,  noi  conofceffimo  ,  mediante  alcuni  liniamenti  che  fi  trovano  in 
erte  materie ,  che  potevamo  fare  alcune  cofe  fimili  alle  fue  i  Cofi 
ancora  la  medefima  natura  ci  ha  dimoif  ri  certi  aiuti ,  &  certi  mez- 
zi ,  mediante  i  quali  noi  potremo  con  via  certa ,  &  ficura  regola  , 
operare  quel  che  vorremo  .  A  quali  quando  noi  avvertiremo  ,  &  ci 
vorremo  di  effi  fervire ,  potremo  facilifiimamente  &  con  grandiffima 
comodità  arrivare  al  fupremo  grado  di  queifa  arte .  Hora  quali  fie- 
no quegli  aiuti  che  fon  dati  da  la  natura  a  gli  Statuarii,  dobbiamo 
noi  dichiarare .  Poi  che  gli  Statuarii  vanno  dietro  ad  immitare  le  fò- 
miglianze ,  o  vero  le  fimilitudini  i  fi  debbe  incominciare  da  efla  fo- 
miglianza  .  Io  potrei  qui  difco/rere  fopra  la  ragione  de  le  fomiglian- 
ze ,  cioè  perche  avvenga  quel  che  noi  veggiamo  avvenire  mediante 
la  natura,  che  ella  in  qualunque  fi^rte  di  animali  è  folita    perpetua- 

men- 


; 


DELLA    STATUA.  189 

mente  offervare  i  che  ciafcuno  cioè  nel   Tuo  genere  fìa  In  qual  fi  vo- 
glia cofa  molto  fimile    all'  altro .    Et    da    altra    parte    non    fi    truova , 
iì  come  fi  dice  ,  alcuno  infra  tutto  il  numero  de    gli    huomini  ,    che 
habbia  la  voce  totalmente  fimile  alla  voce    dell'  altro  ,    o    il    nafo    al 
nafo ,  o  altre  parti,  o  coCc  fimili  .    Aggiungafi  a  quefto    che    i   volti 
di  quelli  che  noi  habbiam  veduti   bambmi  ,    &  che  noi  poi   habbiam 
conofciuti    putti ,     &    dipoi    veduti    giovani ,    &    hora    veggiamo    già 
vecchi ,  noi  non  li  riconofi:iamo  più  ,    elTendofi  ne  volti  loro  mutata 
di  di  in   dì  tanta  &  (ì  fatta   diverfità  di  linee  ,  mediante  le  età  ,    di 
che  noi  polliamo  rifolverci ,  che  in  effe  forme  de  corpi  fi  ritruovino 
alcune  cofe  ,  le  quali    con    fpatio    &    momento    de    tempi    fi   vadino 
variando  :  6c  che  in  dette  forme  vi  fi  truovi  ancora  in  eflfo    un  cer- 
to che  di  naturale  &   proprio  che  continovamente  fi  mantiene  ftabile 
&C  fermo,  quanto    a   prefeverare  la  fbmiglianza  del   Tuo  genere.    Noi 
adunque    lafciando    da    parte    le    a^tre    cofe ,    tratteremo    brevilfima- 
mente    di    quelle ,    che    faranno    a    propofito    noilro ,    per    dichiarare 
quel  che   habbiamo  incominciato  a  trattare  .    Il  modo  &  la  ragione , 
o  regola  di    pigliare    le    fi)miglianze    appreffo    a   gli  Statuarii  ,  fi  fa, 
fc  io  la  intendo  bene  ,  mediante  due  rilolutioni  i    la  una  de  le  qua- 
li è  ,  che  quella  fomiglianza  ,  o  immagine ,    la    qual    noi    finalmente 
haremo  fatta  de   lo    animale  ,   come   per  modo  di    dire    faria    quella 
del    huomo ,  ella  fia  per  quanto  più  fi  può  fimilc   al  detto  huomo  . 
Ne    ci    importi    che    ella    rapprefenti    più   la    effigie    di  Socrate ,    che 
quella  di  Platone  ,    o  d' altro   huomo    da    noi    conofciuto .    Conciofia 
che  aliai  ci  parrà    haver    fatto ,   fé    haremo    confeguito    che    uri    tale 
lavoro  fi  aflomigli  ad    uno    huomo ,   ancor   che    da    noi    non    cono- 
fciuto .    La  altra  rifolutione  è  quella  di  coloro    che  vogliono    rappre- 
lentare  non  tanto  la  fi:)miglianza  di  uno  huomo  in  generale ,  quanto 
quella  di  uno    particolare,    come  farebbe   a    dire    quella    di    Cefàre, 
o  di  Catone ,  ftando    egli  in    quefto    modo    con    quefto    habito ,    fe- 
dendo nel  tribunale  ,    o  concionando  al  popolo  ;    affaticandofi    quefli 
tali   di  imitare  6c  dì  efprimere  tutta  quella  habitudine  ,    o  attitudine 
di  quel  corpo ,  o  la  cofi  fatta  di  alcuno    altro    perfonaggio    da    loro 
conofciuto .   A  quefte  due    rifolutioni  o  deliberationi ,    per    trattar    la 
cofa  fviù  brevemente  che    fia    poffibile ,    corrifpondono    due    cofe ,    la 
mifura  cioè  ,  &  il  por  de  termini .    Di  quefle  cofe   adunque    habbia- 
mo a  trattare  ,  quali  elle  fieno  &  a  che  ci   poffino  fervire ,   per  con- 
dur  r  opera  a   perfettione  :  fé  prima  però  io  dirò  che   utilità  fi  cavi- 
no da  loro .    Percioche    elle   veramente    hanno    una   certa    forza    ma- 
rav'gliofa ,  &  quafi  incredibile .    Perche    colui   che    farà    inflrutto    di 
queffe    cofe ,    potrà    talmente    fcgnare    &    avvertire ,    &    notare    con 
alcuni    fermiffimi    contrafegni  ,    i   liniamenti ,    i    fiti ,    &    le    pofiture 
de  le    parti    di    qual    fi    voglia    corpo  i    che   non    dico    poftdomani , 

ma 


icjo  DELLA    STATUA. 

ma  di  qui  a  mille  anni  ,  pur  che  quel  corpo  fi  ritruovì  in  quel 
luogo  ,  lo  potrà  ftabilire  &  collocare  precifam.ente ,  &  apunto  a  vo- 
glia fua  in  quella  mcdelìma  pofìtura  &  fito  ,  nella  quale  fi  trovava 
la  prima  volta  :  In  maniera  che  non  farà  alcuna  ben  minima  parte 
di  detto  corpo ,  che  non  fia  rimerfa  &  ricollocata  al  fiao  primiero 
fito  &  punto  dell'  aria ,  nel  quale  ella  fi  ritrovava  primieramente . 
Come  fé  per  avventura  diftefo  il  dito  tu  volefTì  accennando  dimo- 
flrare  la  ftella  di  Mercurio  ,  o  la  nuova  Luna  che  fiirgefle  fuora , 
a  qual  punto  dell'  aria  fi  ritrovafìe  quivi  lo  angolo  del  tuo  ginoc- 
chio ,  o  dito ,  o  gomito ,  o  qualch'  altra  fimile  cofa  :  Potrai  cer- 
tamente con  quefti  noftri  aiuti  o  mezzi  farlo  in  maniera ,  che  non 
ne  feguirà  errore  alcuno ,  benché  minimo  i  &  farai  certo  che  non 
barai  dubbio  alcuno ,  che  la  cofa  non  ftia  in  quel  modo .  Oltre 
a  quefto,  fé  per  avventura  avvenilTe  che  io  haveiTi  ricoperta  di  cera, 
o  di  terra  meflavi  fiDpra  ,  una  ftatua  di  Fidia  i  fino  a  tanto  eh'  cC- 
fo  lavoro  fulle  diventato  una  grofia  colonna  :  Tu  potrai  con  quefti 
aiuti ,  e  con  quefte  regole  ,  affermar  querto  certo  ,  di  fapere  ,  dove 
forandola  con  un  fuchiello ,  tu  fia  per  trovare  in  quello  luogo  la 
pupilla  de  lo  occhio ,  &  toccarla  fenza  farli  alcuno  nocumento  , 
&  dove  in  quello  altro  fia  il  bellico,  &C  dove  in  altro  fia  final- 
mente il  dito  groflo,  &  tutte  le  altre  cofe  fimili  a  quefle.  La 
onde  da  quefto  ti  avverrà  che  barai  fatto  una  certilTima  notitia  di 
tutti  gli  angoli ,  &  di  tutte  le  linee ,  quanto  elle  fieno  infra  di  loro 
lontane  ,  &  dove  elle  concorrino  infieme ,  &  potrai  per  ciafcun  ver- 
fo  cavando  dal  vivo  o  da  lo  efemplare ,  non  tanto  ritrarre ,  o  dipi- 
gnere  ,  ma  mettere  ancora  in  fcritto ,  i  tiramenti  de  le  linee ,  le 
circunferentie  de  cerchi ,  le  pofiture  de  le  parti ,  in  maniera ,  che 
tu  non  dubiterai,  che  mediante  quelli  tuoi  mezzi,  &  favori,  non 
fé  ne  polla  fare  un  altra  fomigliantillima  a  quella ,  o  una  mino- 
re ,  o  una  finalmente  di  tanta  grandezza ,  o  una  di  cento  braccia 
ancora ,  o  tale  finalmente  che  io  ardirò  di  dire ,  che  non  dubiterai , 
che  con  quelli  tuoi  aiuti  non  fé  ne  pofTa  fare  una  grande  quanto 
il  monte  Caucafo  j  purché  a  quefte  grandi (Lme  imprefe  non  ti 
manchino  i  mezzi  :  Et  quel  che  forfè  tu  più  ti  maraviglicrai ,  farà  , 
che  fi  potrà  fare  la  metà  di  quefta  tua  ftatua  nella  Itola  di  Paro , 
tornandoti  bene ,  &  1'  altra  metà  potrai  cavare ,  <5<:  finire  ne  mon- 
ti di  Carrara  :  Talmente  che  i  congiugnimcnti ,  6:  le  commet- 
titure di  tutte  le  parti  ,  con  tutto  il  corpo ,  &  faccia  de  la  imma- 
gine ,  fi  uniranno ,  &  corrifponderanno  al  vivo ,  o  al-^Qodello ,  fe- 
condo il  quale  ella  farà  ftata  fatta .  Et  la  regola  ,  &  il  modo,  del 
fare  cofi  gran  cofa ,  barai  tu  tanto  facile  ,  6c  tanto  chiara  &  efpe- 
dita ,  che  in  quanto  a  me  ,  credo  che  a  gran  pena  potranno  erra- 
re ,  fé  non  coloro  che  a  pofta  fatta ,   o  in  prova    non  haranno  volu- 


DELLA    STATUA.  ipi 

to    obbidirc   a    quanto  (ì  è  detto .  Non  dico  già  per  quefto  che  io  ti 
infegni  lo  artificio ,  mediante  il  quale  tu  pofTì  totalmente  fare  tutte  le 
vinivcrfali  fimilitudini  de  corpi  ,  o  che  per  quefto  fi  impari  a  faper  fa- 
re,    6c  a    ritrarre    qualunque  fi  fiano    div^rfità ,   o  fimilitudini  .    Con- 
ciofia  che  io  confeOfo  di  non  fare  profefTione  di  infegnarti  per   quefta 
via ,  il  modo  come    tu    habbi  a  fare  il  volto ,    &    la  faccia  di  Erco- 
le ,  mentre  che  combatte  con  Anteo  ,    fi  che  egli    rapprefenti  quanto 
più  fia  pofTibile    la    bravura  &  la   fierezza    Tua  a  ciò  conveniente ,    o 
vero  come  tu  lo   habbi  a  fare  di  afpetto    benigno  &  giocondo  &  ri- 
dente quando    egli  fa  carezze   alla   fua  Deianira ,    molto  in  vero  d\C- 
fimile    dell'  altro    afpetto ,    fé  ben  rapprefenta    il    medefimo    volto    di 
Ercole .    Ma  occorrendo  in  tutti  quanti  i  corpi  diverfe  &C  varie    figu- 
re ,  &  attitudini ,  mediante  gli  fvolgimenti  o  piegamenti  de  le   mem- 
bra ,  &  le  pofiture  loro  ,  percioche  in  altro  modo  fi  veggono    termi- 
nati   i   lineamenti    &    i    d'  intorni  di   uno  che  ftà   in  piede ,  in  altro 
modo  quelli  di  chi  fiede  i    &    in    altro    quegli   di    chi    fìa    adiacere , 
6c    in    altro    quelli    di    coloro    che    fi    (voltano ,    o   fi  abbaffano ,    in 
verfo    r  una    o   1'  altra   parte  i    &    fimilmente    ancor    quelli   de    le  al- 
tre attitudini .    De  le  quali  cofe  è  noftra  intentione  di  trattare  ,   cioè 
m    che    modo,   con   qual    regola    ferma,    certa,   &    vera,   fi  pofl^ino 
immitare    &    ritrarre    dette    attitudini .     Le     quah    regole ,    come    io 
dilfi ,    fon    due ,    la    mifiira  cioè ,  &  il  porre  de  Termini .    Trattere- 
mo  adunque  primieramente  de  la  mifura ,    la    quale    certamente  non 
è  altro  che  uno  ftabile  &  fermo  &  certo    avvertimento  &  nocamen- 
to ,  per  il  quale  fi  conofce  &  mette  in    numeri  &  mifure ,    la  habi- 
tudine ,    proportione    &    corrifpondentia ,    che    hanno    infra    di     loro 
tutte   le    parti    del   corpo   I*  una    con    1*  altra ,    cofi  per  altezza  come 
per   grolTezza ,    &    quella   che    efle    hanno    ancora   con    tutta   la    lon- 
ghezza   di    effo    corpo .    Et  quefto    avvertimento ,    o    conolcimento  (i 
fa  mediante   due    cofe ,   cioè   con   uno    regolo    grande ,    &    con    due 
fquadre   mobili  :   con    il  detto  regolo    mifu riamo    noi ,     &     pigliamo 
le    lunghezze    de    le    membra  ,  &  con  le  fquadre   tutti  gli   altri   dia- 
metri  de   le    dette   membra .  Per  lo   lungo    di    quefto    regolo   fi   tira 
una   linea    diritta ,    lunga    quanto    farà    la    lunghezza    del   corpo    che 
noi    vorremo     mifurare ,    cioè    da    la    fommità    del    capo     fino    alla 
pianta  del    piede.    Laonde   bifogna   avvertire,  che   per   mifurare   uno 
huomo    di   piccola    ftatura  fi   debbe    pigliare    un    regolo    minore ,    & 
per  uno    huomo   di    grande   ftatura    fé    ne    debbe    pigliare    uno    mag- 
giore ,   cioè  più    lungo  .   Ma  fia  nondimeno  qual  fi  voglia   la    lunghez- 
za   di    tal   regolo ,   noi  la   divideremo   in   fei    parti    uguali ,   &    dette 
parti   chiameremo   piedi ,  &  dal  nome  de    piedi    chiameremo    quefto 
regolo  il    modine    del    piede .    Ridivideremo    poi    di   nuovo    ciafcuno 
di  queftì  piedi  in  dieci  parti    uguali ,   le    quali    parti    piccole    noi    le 

chia- 


i5>2  DELLA    STATUA. 

chiameremo  once.  Sarà  adunque  tutta  la  lunghezza  di  qucfto  medine 
felTanta  di  quefte  once  .  Di  nuovo  ridivideremo  ciafcuna  di  quefìe  once 
in  altre  dieci  parti  uguali,    le  quali  parti    minori,    io   chiamo  minuti. 
Da  quefte    divifioni  ci    averrà  che    tutto  il    modine   farà  di  fei  piedi , 
&  quefti  piedi  faranno  600.  minuti,    &   ciafcun   piede  folo  farà    100. 
minuti .   Di  quefto  modine  ci  ferviremo  noi  in  quefto  modo .    Se  per 
sventura  noi  vorremo  mifurare  un  corpo  umano,    noi  gli  accofteremo 
appreflo  quefto  modine ,  &  avvertiremo ,  &  noteremo  con  eflo  ciafcuno 
termine  de  membri ,    cioè  quanto  egli  fia  alto  da  la  pianta  in  fu  del 
Tuo  piede ,    &    quanto  1'  uno  membro  fia  lontano  da  lo  altro  membro , 
come  per  efempio,  quanto  fia  dal  ginocchio  al  bellico,  o  alla  fonta- 
nella de  la  gola,  o  fimili,  cioè  quante  once  &  quanti  minuti.  De  la 
qual  cofa  non  fi  debbono  far  beffe  ne  gli  Scultori,  ne  i  Pittori,  concio- 
fia   che    ella  è   utililTima ,    &  al    tutto   neceffaria .    Percioche    faputo  il 
numero  de  le  once,  &  de  minuti  di  tutte  le  membra,  haremo  pronta, 
&   efpeditiffima    la     determinatione    di    effe    membra ,     talché    non  fi 
potrà  fare  errore  alcuno.  Ne  ti  curerai  tu  di  ftare  a   udire  quello  arro- 
gante, che  per  avventura  diceffe:  quefto  membro  è  troppo  lungo,  o  que- 
fto altro  è  tmppo  corto.  Conciofia  che  il  tuo  modine  farà  quello,  con 
il  quale  tu  harai  termmato,   &  dato  regola  al  tutto,    che  ti  dirà  più 
il  vero,   che  qual  fi  voglia  altra  cofa.    Et  non  dubito  punto  che  efami- 
nate  bene    quefte  cofe ,    tu  non  ti  fia  da  per  te   fteffo  per  accorgere , 
che  quefto  modine  ti  fia  per  arrecare  infinite  altre  comoditati .  Concio- 
fia che  tu  verrai  per  eflo  in  cognitione    del    modo   che  potrai  tenere 
per  ftabiliie  &  terminare  le  tue  lunghezze  in  una  Statua  minore,    & 
fimilmente   ancora  in  una    maggiore .    Imperoche   fé  tu    havefti  a  fare 
per  avventura  una  ftatua  di  io.  braccia,  farai  di  havere  il  tuo  regolo 
o  modine  di  io.  braccia,  &  divifolo  in  fei  parti  uguali,  che  fra  loro 
fi   corrifpondino    infieme ,    come  fi  corrifpondono  fra  loro  quelle    del 
modine  minore,   &  fatto  il  fimile  delle  once,    &  de  minuti,    vedrai 
che  lo  ufo,  modo,  &  regola  de  lo  adoperarlo  farà  il  medefimo  che 
quello   dello    altro   modine .    Conciofia   che   la   metà   de    numeri    del 
maggiore,  ha  la  medefima  proportione  a  tutto  il  fuo  intero,  che  ha 
la    metà  de  numeri  del    minore,    a    tutto    lo   intero    del  minore.    Et 
però  tale  ti    bifognerà  aver    fatto  il  tuo    modine .    Hora    vegniamo    a- 
trattare  de  le  fquadre:  Noi  ne  facciamo  due,  1'  una  delle  quali  farà  fat- 
ta in  quefto  modo  ,  cioè  di    duoi  regoli   ABC,  chiamiamo  A  B   il 
regolo  ritto  ,    &  B  C  chiamiamo  1'  altro  regolo ,    che  ferve  per  bafa . 
La  grandezza  di  quefti  regoh  ,    bifogna  che  fia    tale  ,   che  ciafcuna  de 
le  fue  bafe  fia  almanco  non  meno  che    15.  enee  del  fuo  genere.  Del 
fuo  genere  intendo  io  di  quella  medelima  forte  di  once  che  tu  hai  fat- 
te   nel  tuo  modine ,    fecondo  quel    corpo    che  tu    vuci    mifurare ,    le 
quali  come  ti  dilfi  di  fopra,  in  un  modine  grande   faranno  grandi,  & 

pie- 


DELLA    STATUA.  193 

piccole  in  un  piccolo .    Quefte    once   adunque ,  venghino  efle  come   fi 
voglino ,    fegnate  dal  modine  con  1  loro  punti  &  minuti ,    incomincie- 
rai   tu    ad    annoverare   nella   hafa   dal    punto    de  lo  angolo  B  andan- 
do  verfo   il  C    uguali   come    fi    dille  alle  once  &  a   minuti  del  mo- 
dine .    Quella    fquadra    legnata  in    quefto  modo ,    come    per  efcmpio 
è    la  A  B  C    Fig.    I.    noi    la    fopraponghiamo    ad    un    altra    fquadra 
limile,    detta  D  F  G   in   maniera   che   tutta  la  G  F  ferva  per  linea 
diritta   &    per   bafa   ad    amendue .    Et    dicafi   che   io   vogli    mifuraré 
il    Diametro   de  la   groffezza   de    la    tefla    A  K  D.    Movendo  adun- 
que  difcofterò,    o    accollerò   a   detta    tefta    i   regoli    diritti    A   B    & 
1)    F ,    di    amendue  k    fquadre ,    fino   a    tanto   che    elfi    tocchino   la 
grodezza    de    la    tefta ,    applicando    fcambievolmente    ad    una    deter- 
minata  &    medefima    dirittura   le  linee  de   le    bafe  di  dette  (quadre. 
In   quefto   modo ,    mediante  i  punti   A  D  de  li    toccamenti    che  fa- 
ranno dette  fquadre ,  o  per  dir  meglio  i    regoli  ritti    de    le    fquadre , 
vedrò    io    quanto    farà    il    diametro    di    detta    tefta .    Et    con    quello 
mcdefmo    ordine    o    regola    potrò    efattiUimamente    pigliare   tutte    le 
groflezze  &  larghezze  di  qualunque  fi  voglia  membro .  Io  potrei  rac- 
contare   molte  comodità  &  molti    fervitii  che  H  potranno    cavare  da 
quefto    modine,    &    da    quefte    fquadre,    fé    io    non    penfafTì    che    ei 
fufle   pili   comodo   lo  ftarmene  cheto:    Et  malTime  eifendo  fimili  co- 
fe   tali,    che    qual   fi    voglia    mediocre    ingegno,    potrà    da    fé  fteffo 
confiderare  &  avvertire  in  che  modo  egli  potrà  mifuraré    quanto   fia 
il    diametro  d'alcuno  membro >  come  farebbe  per  modo  d'  efempio  , 
fé  egli  volefle  fapere  quanto  è  il  diametro,  eh' è   fra  l'uno  orecchio, 
&  r  altro ,  cioè  dal  deftro  al  finiftro  3    &    in  che  luogo  egli  mterfe- 
ghi  r  altro  diametro ,  che  andrà  da  la  tefta  alla  nuca ,  o  fimih .  Ulti- 
mamente  quefto  artefice  s   egli  mi  crederà ,  fi  fervirà  di   quefto  mo- 
dine, &C  di  quefte  fquadre,  come  di  fedelilTime ,  &  fermiOime,  &  ve- 
re guide ,  6c  configlieri ,    non    tanto    quando  ii    metterà  a  lare  il  la- 
voro ,    o  facendolo ,   ma   fi    preparerà  molto  prima    con  gli  aiuti    di 
qucfti  inftrumenti ,    a  metterli  al  lavoro ,  talmente  che  non  fi  ritruo- 
vi    parte  alcuna  de  la  ftatua ,    ancor    che    minima ,    eh*  egli  harà  da 
fare  ,  eh'  elfo  non  1'  habbia  confiderata ,  efaminata ,  <?«:  fattafela  fami- 
liarillima.    Come  per  efempio  gli  fia  quefto:    Chi    faria    quello,    eh' 
ardiffe  di  far  profclfione  di  effer  maeftro    di    far  navi ,    fé    egli    non 
fapeife    &  quali  fono  le  parti  di  una  nave ,  &  in  quel   che  una  na- 
ve fia  differente  dall'  altra  :    Se  quali  fieno  quelle  parti ,    che  a  qua- 
lunque   forte   di  navilj    fi    afpettino  ?    Et    chi    farà    quello    de    noftri 
Scultori,    &  fia  pur  quanto  vuole  confiderato  &  accorto,    che    le  ei 
farà   dimandato  :  per   qual  ragione    hai    tu    fatto    quefto    membro    in 
quefto  modo ,    o    che    proportione    ha    egli  con   quefto  o  con  quello 
altro  membro ,  o  quale  è  la  proportione    di    quefte  membra  a  tutta 

B  b  la 


ip4  DELLA    STATUA. 

la  habitudine  del  corpo  ?  chi  farà  dico  quello  che  fìa  flato  tanto  di- 
ligente &c  accurato,  che  habbia  confiderato  &  avvertito  il  tutto  tan- 
to che  bafti,  o  quanto  è  ragionevole,  &  come  fi  afpetta  a  chi  vuol 
faper  far  bene  la  Tua  arte ,    de    la    quale    egli    fa  profelTione  ?    Impa- 
ranfi   indubitatamente    le    arti ,    principalmente    mediante   la  ragione , 
regola ,    &    ftrada    che  fi  ha   del  farle .   Ne    farà    giamai    alcuno  che 
faccia  bene  alcuna  arte,  &  fia  quale  ella  fi  voglia,  fé  egli  non  harà 
prima  imparate    le    parti   di    efia  arte.    Noi  habbiamo  trattato  de  la 
rnifura,   in  che  modo  altri  la  pigli  bene,   &    con    il  modine  &  con 
le  fquadre  :    Hora  ci  refta    à    trattare    del    porre    i    termini .    Il  porre 
de  termini  è  quel  determinamento  o  ftabilimento  che  (ì  ta  del  tirare 
tutte  le  lince,  OC  de  lo  fvolgerle ,  del  fermare  gli  angoli,  gli  sfondi, 
i  rilievi,    collocandogli  tutti  con  vera,    &    certa   regola   a    luoghi  lo- 
ro. Et  il  determinare   cofi   fitto,  farà   allhora  ecceilente  ^   quando  da 
un  piombo    di    un    certo    centro    pofto    nel    mezzo ,    fi    noteranno  &C 
regneranno  tutte  le  lontananze ,    &    tutte    le    eftremità  di  tutte  le    li- 
nee,  fino  ahi  ultimi  termini  del  detto  corpo.    Infra  la  mifura  adun- 
que detta  di   fopra ,    &  quello  porre  de   termini ,    ci    è    quella  diffe- 
rentia  :    che  la  mifura    va    dietro  :    &    ci  dà  &  pigha,  certe    cofe    più 
comuni    &    univerfali  ,    le    quali    fono    più    fermamente    6c    con    più 
{labilità   infite   da   la  natura   ne    corpi  i    come    fono   le   lunghezze,   le 
groflezze ,    &   le  larghezze    de  le    membra  ;    &    il    por  de  termini  ci 
dà  le  momentanee  varietà  de  le  membra  caulate  da  le  nuove  attitu- 
dini,   &   movimenti  de  le  parti,    &  ce  le  infegna  porre   &   colloca- 
re.  Per  fapere  adunque    far   quefla    cola  bene,  habbiamo  bifogno  di 
uno   inftrumento,   il   quale   inflrumento   è    di    tre    parti,    o   membra i 
cioè  che  egli  è  fatto  di  uno  Orizonte,  di  una  linda,  &  di  un  piom- 
bo .    Ftg.    2.  Lo   Orizonte    è   un    piano   difegnatovi   fopra    un   cerchio 
divifo  in    parti  uguali ,   &  contrafegnatele  con  i  loro   numeri  :   La  lin- 
da  è   un    regolo   diritto ,    che   con  una   delle  fue    tefte   Ila    fermo  nel 
centro   del  detto   cerchio,  &  l'altra  fi   gira  intorno  a  voglia  tua,  tal- 
mente   che    ella  fi  può   transferire  a   ciafcuna  de  le  divifioni  fatte  nel 
cerchio  .    Il  piombo    è  un   filo ,  o   una  linea  diritta  che  cade   a  fqua- 
dra    da   la  cima    de  la   linda   fino   in   terra ,   o   fu  il  pavimento ,    fo- 
pra   il    quale   pofa   la   ftatua ,    o   vero    figura ,  nella    quale    ii   hanno 
a  determinare,    &    a  porre  i  termini   de  le  membra,   &  de  le  linee 
già   dette .  Et    quello    inllrumento    fi   fa   in  quello  modo  :   Pigliafi   u- 
na  tavola   piana  ben  piallata  &   pulita,  &  in   quella  fi    tira   un    cer- 
chio ,    il    diametro    del  quale    fia   tre   piedi ,    &c    la  circunferentia    di 
detto    cerchio,   nella    fua   eflremità,   fi  divida  in    parti   uguali,   fimili 
a   quelle,   che  gli  Aflrologi  difegnano   ne  gli  Afìrolabj  ;    le   quali  par- 
ti   io    chiamo   gradi  ;    E   ciafcuno    di    queftì   gradi   ridivido   di    nuovo 
in    quante   altre  parti   io    voglio,    come  per  efempio    fia  che    ciafcu- 
no 


DELLA    STATUA.  195 

no    fi  ridivida    in   6.   parti  minori ,   le  quali  10   chiamo  minuti  i    &  a 
tutti  i  gradi  aggiungo  1  loro  numeri,    cioè    i.    2.    :.   &:  4. ,    &  gii  al- 
tri  per  ordine  ,    fino  a  tanto  clV  io  harò-  porti  i  loro    numeri  a   tutti 
1   gradi.    Quefto  cerchio  cofi  fatto,  6c  ordinato,  fi  chiama  Orizonte. 
Et  a  querto  cerchio  accomodo,  la  linda  mobile,  la  quale  lì  ta  in  que- 
{\o  modo:  lo  piglio  un  regoletto  fottile  &  diritto,    lungo    tre    piedi 
del  fuo  genere ,   &  con  una  de  le  fue  tcfte  lo  fermo  con  un    perno 
al  centro  del  fuo  Orizonte   o  cerchio  ,    talmente  che  egli  vi  iìh    fal- 
doi  in  modo  pure  che  egli  lì  p.ofla  girare,  &C  con  l'altra  tefta  arri- 
verà fuori  del  cerchio  ,  talmente  che  liberamente    fi    polTa  transferire 
&.  trafportare  allo  intorno.   In  quella  linda  difegno    io    con   i   punti 
quelle  once  che  vi  cappiono,    limili  a  quelle  del  modine,  che  di  fo- 
pra  fi  diffono.  Et  quelle  once  ancora  ridivido  di  nuovo  in  parti  mi- 
nori  pur  uguali,  come  lì  fece  nel  modine „    OC,    incominciandomi  dal 
centro  aggiungo    alle    once    i    loro  numeri,    i.   2.   3.  &:  4.  A  quefta 
linda  attacco  io  un  filo  fottile  con  un  piombinetto  :    Et  tutto   quefto 
inllrumento  fatto  de  lo  Orizonte,    de  la  linda,    &  del  piombo,   io 
lo  chiamo   il  ditìhnitore  j  &  è  tale  quale  io  1'  ho  defcritto .    Di   que- 
fto diffinitore  mi  fervo  io  in  queflo  modo .    Dicafi  che  il  vivo  ^  o  il 
modello,    dal  quale  io  vorrò  pigliare  le  determinationi,    fia  una  fta- 
tua  di  Fidia,  la  quale  a  canto  di  una  carretta    raffreni   con    la  man 
finiftra  un  cavallo.  Io  pongo  il  diffinitore  in  cima,  fopra  il  capo  de 
la  detta  llatua,    in  maniera  che  egli  ftia  per  ogni  verlb  a  piano  del 
Tuo  centro,    pollo   in   cima    de    la   ftatua    dove  io  lo  fermo  con  un 
perno:  &  noto,    &  avvertifco  il  punto,  fopra  del  quale  Ik  in  tella 
di  detta  ftatua,    fermo  il  centro  del  cerchio,  &  lo  legno  mettendo- 
vi  uno  ago,  o  un  perno.  Dipoi  dal  determinato  luogo  nell'  Orizon- 
te,   ftatuifco  6c  pongo,  con  il  voltare  de  lo  inftrumento,  il  già  pri- 
mo difegnato  grado,    tal  che  io  fo  verfo  dove  egli  fia  volto.    Il  che 
li  fa  in  quefto  modo .    Io    conduco    quefto    regolo    mobile ,    cioè    la 
linda,  alla  quale  è  appiccato  il  filo,    o  piombo,    là    dove  egli  arrivi 
al  primo  giado  de  lo  Orizonte,  &  quivi  fermatolo,  lo  volto,  o  giro 
con  tutto  il  cerchio  dell' Orizonte,  attorno,  fino  a  che  il  filo  del  piom- 
bo arrivi,    o  tocchi  qualche  principale  parte  di    qucfta 'ftatua,    come 
farebbe  a   dire    un  membro  più  noto  di  tutti  gli    altri ,    cioè    il   dito 
de    la  mano   delira  :    di  qui  potrò  io ,    5c  come  ,    &    verfo  dove  mi 
piacerà ,    movere  ogni  volta  di  nuovo  quefto  diffinitore  i    &    riducer- 
lo ,  ancora  che  egli  torni  giufto  ,    come  egli  ftava  prima  fopra  detta 
ftatua,    cioè,    che  il  perno  da  la  cima  de  la  tefta  de  la  ftatua,  pe- 
netrando   per    il    centro    del    diffinitore  &  il  piombo  che    dal    primo 
grado  cadeva  de  lo  Orizonte ,   torni   pendendo  a  toccare   quello  ftef- 
lò  dito  grolTo  de  la  man  deftra .    Pofte  &  ordinate  quefte  cofe ,    di- 
cafi che  10  vogli  fegnare,  o  notare  lo  angolo  del  gomito  finiftro,   & 

B  b  2  ina- 


1^6  DELLA    STATUA. 

impararlo  a  mente,  &  feri  ve  rio  ancora:  io  fo  in  quefto  modo:  Io 
fermo  quefto  diflìnitore,  &  inftrumento  con  il  fuo  centro,  pofto  in 
cima  de  la  tefta  de  la  ftatua,  in  quefto  ftato ,  &  luogo  detto,  tal- 
mente che  la  tavola  nella  quale  è  difegnato  lo  Orizontc ,  fìia  del 
tutto  falda  &  immobile i  &  giro  a  torno  la  linda,  fino  a  tanto  che  il 
filo  del  piombo  tocchi  quel  gomito  finiftro  di  detta  ftatua  che  noi  vo- 
levamo notare.  Dal  fare  quefto  in  quefto  modo,  ci  occorreranno  tre 
cofe,  che  faranno  a  nollro  proposto .  La  prima  cofa  avvertiremo  quan- 
to la  linda  nello  Orizonte  iia  lontana  da  quel  luogo  donde  la  hare- 
mo  prima  mofta ,  avvertendo  a  qual  grado  de  lo  Orizonte  batte 
detta  linda,  o  al  ventefimo  ,  o  al  trentèlimo,  o  ad  alcuno  altro  cofi 
fatto.  Secondariamente  avvertirai  nelle  oncie,  &  minuti  fegnati  nella 
linda,  quanto  effo  gomito  fi  difcofti  dal  centro  di  mezo  del  cerchio: 
Dltimamente  per  terzo,  avvertirai  pofto  il  modine  fu  '1  piano  del 
pavimento  di  detta  ftatua,  quante  once,  &  quanti  minuti,  il  detto 
gomito  i]  rilevi  di  fu  il  detto  pavimento .  Et  fcriverai  quefte  mifure 
in  fu  '1  tuo  foglio,  o  libretto  in  quefto  modo,  cioè.  Lo  angolo 
del  gomito  finiftro  nell'  Orizonte  viene  a  gradi  io. ,  &  minuti  5.  nel- 
la linda  a  gradi  7.,  &  minuti  3.,  &  dal  pavimento  nel  modi- 
ne a  gradi  40. ,  &  minuti  4.  Et  cofi  con  quefta  medelima  rego- 
la potrai  notare  tutte  le  altre  parti  più  notabih  de  la  detta  fta- 
tua ,  o  modello ,  come  &  dove  elle  fi  truovino ,  come  per  modo 
di  efempio  fono  gli  angoli  de  le  ginocchia,  &  de  le  fpalle ,  &C 
gli  altri  rilievi,  cofe  fimili .  Ma  fé  tu  vorrai  notare,  o  avvertire 
le  concavità,  o  gli  sfondi,  quando  ei  faranno  tanto  afcofi ,  o  n- 
pofti,  che  non  vi  fi  polfa  accoftare  il  filo  del  piombo,  come  inter- 
viene nilla  concavità ,  che  è  infra  le  fpalle  nelle  reni ,  noterale 
comodamente  in  quefto  modo,  aggiugnerai  alla  linda  uno  altro  fi- 
lo a  piombo ,  che  cafchi  a  detta  concavità ,  &  venga  lontano  quan- 
to fi  voglia  dal  primo  filo,  che  non  importa:  percioche  mediante 
quefte  due  fila  de  piombi  ,  ti  avverrà  che  per  le  loro  diritture ,  co- 
me che  elle  fieno  appiccate  ad  uno  ftile  de  la  fuperficie  piana  di 
fopra ,  che  tagli ,  o  interfeghi  amendue  quefte  linee  de  le  fila ,  & 
vadia  penetrando  fin  dentro  al  centro  de  la  ftatua ,  potrai  dico , 
ritrovare  mediante  il  loro  operare ,  quanto  la  feconda  linea ,  o 
filo  del  fecondo  piombo  fia  più  vicino  del  primo,  al  centro  del 
dilfinitore ,  il  qual  fi  chiama  il  piombo  del  mezzo .  Se  quefte  cofe  fi 
fipranno  a  baftanza ,  tu  potrai  facilmente  bavere  imparato ,  quello 
di  che  ti  avvertimmo  di  fopra:  cioè  che  fé  per  aventura  la  detta 
ftatua  fulfe  ftata  ricoperta  fino  a  certa  groflezza ,  di  cera ,  o  di  ter- 
ra ,  potrai  dico  forandola  con  via  efpedita,  certa  &  comodifiìma, 
andare  a  trovare  fubito  qual  f]  voglia  punto  ,  o  termine  notato  nel- 
la ftatua.  Conciofia  che  egli  è  manifefto ,  che  con  il  girare  di  que- 
fta 


DELLA    STATUA.  197 

fta  linda,   li   fa  un  piombo  tale,    che    fi    difegna    una    linea    curva  a 
guifa  de  la  fuperficie  di  un  cilindro  ,    dal  qual  cilindro  quefta    fktua 
viene  compresa  ,  &  accerchiata  .    Se  qucfto  è  cofi  in  quel   modo  che 
tu   potefH  con  quella  fìelTa  redola  penetrando  la  aria  notare  &  aver- 
tire  il   punto .  T.  K.   mentre  che  la  tua  llatua    non    era    preoccupata 
da  alcuna  cera  o  terra,    che  per  via  di   dire  diciamo  che   kdìe  il    ri- 
.  lievo  del  mento,  tu  potrai  con  la  medefima  regola  far  il  medefimo , 
penetrando  la  cera,   o  la  terra,  come  quando  penetrarti    la  aria,    fa- 
cendo conto  che  la  aria  fi   fia  convertita   in   cera,    o    m    terra.    Me- 
diante queife  cofe  che  fi  fono   racconte ,    ci    avverrà    che    ei    li    porrà 
comodilTimamente    fare    quel    che  poco    di    fopra    fi  dille ,    cioè  fare 
mezza  la  tua  flatua  a  Carrara,   &  l'altra  mezza  finire  nella  Ifola  di 
Paro.   Imperoche  feghifi  per  il  mezzo  la  detta  lìatua  ,  o    modello    di 
Fidia  in  due  parti,    &  fia  quefto  fegamento,    o  tag'io  di  una  fi.iper- 
ficie    piana ,    la    per    modo    di    dire    dove    noi  ci    cinghiamo .    Senza 
dubbio    confidatomi    io    ne    gli    ajuti    di    quefio    noftro    difhnitore,    o 
inrtrumento ,    &    da    efl"i    ajutato ,    potrò    notare    quanti    fi    vogliono 
punti ,    che    io    mi    farò    profi.ippofl:o    di    notare    nel    cerchio    del    dif- 
finitore    attenenti  alla  fi;gata    fuperficie.    Se    tu    mi   concedi  che    que- 
fìe    cofe  fi    pofimo    fare,    tu    potrai    indubitatifilmamente    notare,    & 
legnare    ancora    in    tutto    il    modello ,    qual   fi    vogha    parte    che    tu 
harai    prefa  a    voglia  tua .    Conciofia  che   tu    tirerai  nel  modello  una 
linea    roffa    piccola,    che    in    quel    luogo    ti    fervirà    in   cambio    dell' 
interfegamento   dell'  Orizonte    dove  terminerebbe    quel    fi;gamento ,   fc 
la  ftatua    fuffe    fegatas    &C   ì  punti   notati  in    qucfto  luogo,   ti   darieno 
occafionc   di   poter   finire   il   lavoro.  Le  altre    cofe  ti   verran  fatte  co- 
me  ti  fi    difie.   Finalmente   mediante   tutte    quelle   cofe    che   infino   a 
qui  fi   fon  dette,   fi   vede   afiai  manifefto)   che    fi  poflono   pigliare    le 
mifure ,    &    i    determinamenti    da    un    modello ,    o    dal    vivo    como- 
diffimamente ,    per    fare    un    lavoro   o  una  opera ,    che    fia    mediante 
la  ragione  &C  la  arte  ,    perfetta  .    Io    defidero  che  quefto  modo  di  la- 
vorare fia  famigliare  a  miei  Pittori  &  Scultori  ;  i  quali  fé  mi    crederan- 
no ,    fé    ne  rallegreranno .    Et  perche  la    cofa  fia  mediante    gli    efem- 
pj    pili    manifella,    &    che    le    fatiche    mie   habbino    maggiormente    a 
giovare  ,    ho  prefa  quefta    fatica ,    di    dcfcrivere    cioè  le    mifure   prin- 
cipali   che    fono    nel    huomo .    Et    non    le    particulari    folo    di    quefto 
o    di  quel    altro    huomo  ;    ma    per    quanto  mi   è  itato    poflibile ,    vo- 
glio   porre    quella    efatta    bellezza ,    concefTa    in    dono    dalla    natura , 
Ec    quafi   con    certe    determinate    portioni    donata   a   molti    corpi ,    & 
voglio    metterla    ancora    in    fcritto  j    Immitando    colui  che  havendo    a 
fare    aprelTo    a    Crotoniati    la    ftatua    de    la    Dea  i  andò  fccgliendo  da 
diverfe    Vergini  ,    &    più    di    tutte    1'  altre    belle ,    le    più    eccellenti , 
&    più    rare ,   &c    più    honorate  parti    di    bellezze    che    egli    in    quel- 
le 


ip8 


DELLA    STATUA. 


le  giovane  vedelTe ,  &  le  menfe  poi  nella  fuà  {latua  .  In  quefto  me- 
defimo  modo  ho  io  fcelti  molti  corpi ,  tenuti  da  coloro  che  più 
ianno ,  belhfTimi ,  &  da  tutti  ho  cavate  le  loro  mifurc  &  propor- 
tioni  i  de  le  quali  havendo  poi  infìeme  fatto  comparatione ,  & 
lafciati  da  parte  gli  eccefTì  de  gli  edremi ,  fé  alcuni  ve  ne  fufli- 
no  che  (uperafTino ,  o  fufTmo  fiiperati  da  gli  altri  i  ho  prefe  da 
diverfi  corpi  &  modelli ,  quelle  mediocrità ,  che  mi  fon  parfe  le 
più  lodate  .  Mifuratc  adunque  le  lunghezze  ,  &  le  larghezze ,  &  le 
groflezze  principali  &C  più  notabili ,  le  ho  trovate  che  fono  cefi  fat- 
te .    Conciofìa    che    le   lunghezze    de   le    membra   fono   quelle . 


Altezze  dal  pavimento 

La    maggior   altezza   fino   al 
collo  del  piede ,  è 

La  altezza  di  fuori  del  tal- 
lone 

La  altezza  di  dentro  del  tal- 
lone 

La  altezza  fino  al  ritiramen- 
to fotto  la  polpa' 

La  altezza  fino  al  ritiramen- 
to fotto  il  rilievo  dell'  of^ 
fo ,  che  è  fotto  il  ginoc- 
chio dal  lato  di  dentro 

La  altezza  fino  al  mufcolo 
eh'  è  nel  ginocchio  dal  la- 
to di  fuori 

La  altezza  fino  a  granelli  & 
alle  natiche 

La  altezza  fino  all'  offo  fot- 
to il  quale  fta  appiccata 
la  natura 

La  altezza  fino  alla  appicca- 
tura de  la  cofcia 

La  altezza  fino  al  bellico 

La  altezza  fino  alla    cintura 

La  altezza  fino  alle  pope , 
&  forcella  de  lo    ftomaco 

La  altezza  fino  alla  fontanel- 
la de  la  gola 

La  altezza  fino  al  nodo  del 
collo 

La  altezza  fino  al  mento 


PIEDI   GRADI   MINUTI 


i 

2 


3 

2 

3 
8 


7 
6 


1 
I 

5 


3 
3 

3 

I 
6 

7 

I 
O 

9 

4 

3 

5 

5   > 

o 

o 

5 

5 

I 

2 

o 
o 

La 


DELLA     STATUA.  199 

PIEDI  GRADI  MINUTI. 


La  altezza  fino  all'  orecchio 

La  altezza  lino  al  principio 
de  capegli  in  fronte 

La  altezza  fino  al  dito  di 
mezzo  de  la  mano  fpen- 
zoloni 

La  altezza  fino  alla  congiun- 
tura di  detta  mano  pen- 
dente 

La  altezza  fino  alla  congiun- 
tura del  gomito   pendente 

La  altezza  fino  allo  angolo 
più  alto  de  la  {palla 


5 


5 


8 


Le  larghezze  che  fi  mifurano  da  la  deftra  alla  finift 


La  maggior  larghezza  del  pie- 
de 

La  maggior  larghezza  nel  cal- 
cagno 

La  maggior  larghezza  in  fra 
gli  fporti  de   talloni 

Il  ntiramento,  o  riftrignimen- 
to  fopra  i  talloni 

Il  ritiramento  del  mezzo  de 
la  gamba  fotto  il  mufcolo 

La  maggior  grofTezza  al  muf- 
colo de  la  gamba 

Il  ritiramento  fotto  la  grof- 
fezza  dell*  offo  al  ginoc- 
chio 

La  maggior  larghezza  deli' 
odo  del   ginocchio 

Il  ritiramento  de  la  co(cia 
fopra  il    ginocchio 

La  maggior  larghezza  al  mez- 
zo de  la  colcia 

La  maggior  larghezza  fra  i 
mufcoli  dell'  appiccatura 
de  la   cofcia 

La  maggior  larghezza  fra  a- 
mendui  1  fianchi  fopra  l'ap- 


4 

2 

2 
I 
2 
3 

3 
4 
3 
5 


5 

S 

ra. 

2 

3 

4 


pie- 


200  DELLA    STATUA. 

PIEDI  GRADI  MINUTI. 
piccatura  de  la  cofcia 
La     maggior     larghezza     nel 

DO  p 

petto  fra  V  appiccatura  de 

le  braccia  i  i  5 

La    maggior  larghezza  fra  le 

fpalle  150 

La    larghezza    del    collo 

La  larghezza  fra  le  guance  04  8 

La  larghezza  de  la  palma  de 

la  mano 

Le  larghezze  del  braccio ,  &  le  groiTezze  fono  mediante  1  loro  m.oti , 
diverfe  i    pur   comunemente    fon   quefte . 

La  larghezza  del  braccio  nell* 

appiccatura    de    la   mano  02  3 

La  larghezza  del  braccio  dal 

mulcolo ,    &C  gomito  03  2 

La  larghezza  del  braccio  dal 

mufcolo    di  fopra  fotco  la 

fpalla  040 

Le  groffezze  che  fono  da  le  parti  dinanzi  a  quelle  di    dietro. 

La  lunghezza  che  è  dal  dito 

groRo  al  calcagno  l  o  o 

La  groiTezza  che  è  dal  collo 
del  piede  allo  angolo  del 
calcagno  o 

Il  ritiramento    fotto   il    collo 

del  piede  o 

Il  ritiramento  fotto  il  muf- 
colo a,  mezzo  de  la  gam- 
ba o 

Dove  il  mufcolo  della  gam- 
ba efce  più  in  fuori  o 

Dove    efce    più    in    fuori   la 

padella  del  ginocchio  o 

La    maggior    groflezza    nella 

cofcia  p 

Da  la  natura  allo  fporto  del- 
le mele  o 


4 

3 

3 

0 

3 

6 

4 

0 

4 

0 

6 

0 

7 

5 
Dal 

DELLA    STATUA.  2<^» 

PIEDI  GRADI  MINUTI . 


o 


4 

6  4 


Dal  bellico  alle  rem  ^  6  ^ 

Dove  noi  ci  cinghiamo  o 

Da  le  poppe  a  gU  fporti  de 

le  rem 
Dal    gorgozule   al   nodo   del 

collo 
Da    la    fronte    al    di    dietro 

del  capo  ,    ^  ,  ». 

Da   la    fronte   al   buco    dell 
orecchio  n 

La  grofìezza  del  braccio  alla 
appiccatura  de  la  mano 

La  grofìezza  del  braccio  al 
mufcolo  fotro  il  gomito 

La  grofìezza  al  mufcolo  fot- 
to  r  appiccatura  del  brac- 
cio 

La   maggior   grofìezza   de  la  ^  ^ 

mano  *         *  ^ 

La  grofìezza  de  le  fpallc  o  3 

Mediante  quefte  cofe  (i  potò  facilmente  -f .f^jt  iJ  ^em- 
prop  rtioni  che  habbmo  l"  una  per  1  ^'"^^J"  '  ?  if*.  le  con- 
IZ   a    tutta   la  lunghe.xa   del  corpo  i    *Me    propor  ^ 

venientie  che  elle  habbmo  mfra  '7  "ff  V"^^/,<,  giudico  che 
,n  che   e  fa  elle   var,no      o   fieno    d'ff^^^""  •  j'   ''^^^l  1,^..    Et   fi 

r    j  kk-    Alacre      nerciò   che    tale    fcientia    lata    moitu    ui 

fi    debba    lapere,    perc.o   <-i  ^^^^   jj   ^^^^^o 

potriano   raccontare   molte   cofe      le   quali  m  ■     j^j^fi  ^er- 

^utan.lo ,    &   varando      o   ftando   egli  ^  f^d^J^;  ;^^  P'^-,^,  ^^f,  ,,. 
fo  quefta ,    o    vetfo    quella    altra    parte^  Ma    o  la^  o  q 
la  d.ligentia,    &  alla   accuratezza  d,  ^h'  opera     O.ove 

,,  lapere   .1   n-ero   de  if^^^^^Ji:^^,^,  Je  n/lpe, 
;  cr;uaf  re  X  n^reparlemo  le    -^f^rent.e      ac    le  d,.fion. 

de   corp>    med,ante   le    «^"'^ '/^^ '^J""     ^   mezzo  un   cfmdro 
come    fé  per  avventura  a  cunftgalTeg.u    Pc^   'J  -^^^^  ^„^   ^^^,.^  ^ 

ritto,    talmente    eh:    quella    Pa«e    <^"=    ■='  1'       ,  ^i^    „„(l,„ 

fulfe   d,v,fa,    &   fp,ccata  da   qu^  a    pane   che  ^da^^^^_^_^    ^^^_    ^^  ^  _ 

r;ua,r?r"afa"d'elto';'  fr^h°e  -n  tutto  .per   «tto  fim.le    alla 
^!n.  de  lo  altro      &   harebbe  una  forma   medefima ,    ellendo  11  tut 
':  cotprefo   da'  le   medefime   Imee .    &  cerch, .    che    fono  q^tro. 


202 


DELLA    STATUA 


Simile   a   quefto    adunque  ha  da  e(Tere  il  notamento  o  avvertimento, 
o    feparamento  de    corpi ,  che  fi  fono  detti  j    conciofia    che  il  difegno 
di    quella    linea    da    la    qual    viene     terminata    la    figura ,    &    con    la 
quale    fi    ha    a  feparare  quella  fuperficie  che  ti  fi  apprefenta  allo  oc- 
chio ,    da   quella  altra  che  allo    occhio  è    nafcofa ,    fi    debba    fare  nel 
fopradetto    modo .    Il    quale    difegno    invero    di    linee ,    fé  fi    difegne- 
rà    in    un   muro ,    in    quel    modo    che  fi  ricerca  al  muro ,    rapprefen- 
terà    in    quel    luogo  una  figura    molto    fimile  ad  una  ombra  che  fuf- 
fe  sbattuta  in  eHo    da    un    lume ,    che   per  avventura    vi    fufie    inter- 
pofto ,    &    che    la    illuminale    da    quel    medefimo    punto    della    aria, 
nel    quale   fi  ritrovava    prima  lo    occhio  del    riguardante.    Ma  quefta 
forte    di  divifione ,    o  feparamento ,    &  quella  regola  de  lo  avvertire 
in   quefto   modo   le   cofe    da    difegnarfi,    fi  afpetta    più  tofto  al  Pic- 
tore,    che  allo   Scultore:    <&    di    effe    tratterò    altra    volta.    Oltra    di 
quefto    fi    appartiene    a    chi    vuol    fare    profertlone    di     quefta    arte , 
fapere    principalmente ,     quanto    ciafcun    rilievo ,    o    sfondo    di    qual 
fi    voglia    membro,     fia   lontano    da    una   certa  determinata  poficura 
di    linee . 


J?,o   ^rfii^  BS.'  f. 


Vidh 


Vai-^or7 


Statua.        \ 


Vtdu  V.   Tlnltppus  Mana   Tofelli  Clertcus  T{e.ulans  S    Tauli     t^    '      F    1 
r<  ■  ^fmea    Lardinalt    Joametto    Ovtltmt     <r    To^.^f7- 


T>'te    15.   Mali    1785. 

IMT\IMATU\. 
Fr.  Aloyfiu.  Maria  Ceruti  Vuar^u.  General.  S.  Officli  XomnU , 


'::--«Gair~  cr 


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